I NOSTRI CD

Emanuele Coluccia – “Birthplace” – Workin Label
Emanuele Coluccia, pianista e multistrumentista, presenta “Birthplace”, cd edito da Workin Label in collaborazione con Puglia Sound.  Un disco in cui si relaziona ai validi Luca Alemanno al contrabbasso e Dario Congedo alla batteria, che ha come idea di partenza anzi di ritorno il rientro a casa dopo lo smarrimento del viaggio, l’approdo al luogo di nascita, inteso come proprio presente emotivo, vita interiore, come culla di sentimenti ed espressione creativa. Sono otto suoi brani, a parte “Azzurro” di Paolo Conte, che all’origine si configurano come semplici appunti, idee melodiche affiorate nei momenti più imprevedibili della giornata, non dunque come ci si potrebbe aspettare sollecitate davanti ad un pianoforte, un sax, una chitarra, ma fuori, in movimento, fissate in genere sul cellulare.  Schizzi che poi al momento opportuno vengono organizzati sul piano armonico e inquadrati seguendo una sintassi jazzistica all’interno di una cornice che è appunto quella stilistica del mondo musicale d’appartenenza, formatasi anche tramite la pluriennale esperienza artistica in Europa ed a New York.
L’album si presenta come note di un diario di note, genius loci di storia umana e artistica, in una narrazione fatta di temi (in uno dei quali, “Eagle’s Wish”, c’ė l’apporto della vocalist Carolina Bubbico) costruiti con attenzione al suono, al suo scorrere, resi con un pianismo immediato, dai riflessi coloristici mutevoli, fluido, come la placenta di un grembo materno, sia detto metaforicamente, per indicare quel luogo di provenienza e d’arrivo a cui l’album, tutto, protende.

Double Cut – “Mappe” – Parco della Musica Records
Il quartetto Double cut presenta “Mappe”, secondo album pubblicato da Parco della Musica Records. La formazione, abbastanza inusuale, annovera i due sassofoni di Tino Tracanna e Massimiliano Milesi, con una sezione ritmica composta Giulio Corini al contrabbasso e Filippo Sala alla batteria e affini. Ma perché mai Mappe? Proviamo ad immaginare un navigatore satellitare che non sia ben aggiornato e che porti, si, a destinazione ma attraverso un percorso frastagliato, più lungo, certamente più panoramico e variegato. È così che si passa da un brano alla Ornette Coleman (“Spiritual Legacy”) ad un omaggio a Jimmy Giuffre con la riproposizione della sua “The Train and The River” a mò di boogie-shuffle; dall’omaggio divertito a Tom Waits in “Love and Love Again” ai giochi infantili dell’onirico “Biglie e Castelli di Sabbia”, scritto dal batterista (le altre composizioni sono in alternanza di Milesi e Tracanna). Il sat nav ci porta su e giù per la carta geomusicale, fra esplosioni ritmiche (“Olii esausti”) e contrasti armonici (“Triads”), twist (“Charivari”) e improvvisazioni corali (“Settepersette”) fino a “Pow How”, l’indianino animato dei Caroselli di una volta che diventa titolo per un brano basato su una nota sola (no, la samba omonima non c’entra!) legata ad una sequenza ben ritmicizzata. Buon per Tracanna aver trovato un alter ego ideale in Milesi. C’era gente, nel jazz, come Roland Kirk che i due sax se li suonava da solo! I due musicisti, per quanto di personalità differente, lavorano, è il caso di dire, di concerto, impiegando energia e voglia di sperimentazione in congiunzione. Double Cut, Doppio taglio, allora, per I Due Tenori (ma anche soprano e strumentario vario) sta per questo approccio duplice al materiale da segnare durante il percorso: put on the map.

Marco Magnelli – “Dress Code” – Nusica.org
In diverso modo legata allo stato d’animo degli artisti è la proposta discografica del chitarrista trentaseienne Marco Magnelli, cosentino di nascita, bolognese d’adozione, che licenzia in Trio, per i tipi musicali di Nusica.org, l’album “Dress Code”. Titolo che dà l’idea di una musica che “veste” la nudità del vuoto, con una chitarra struccata che abbiglia il suono in modo circolare, lo avvolge di accessori funk e rock, lo avviluppa entro collane di note e si mostra, come in un fashion show, su una pedana dove una compiacente sezione ritmica ne sostiene il passo a volte felpato altre volte calcato con decisione. I modelli, in senso musicale, sono Brill Frisell e Esbjörn Svensson ma la trama del tessuto è di conio artigianale, preparata in team con Federico Gueci al contrabbasso e Simone Sferruzza alla batteria. Il “Dress Code” di Magnelli and partners è casual, nelle parti improvvisate; sofisticato, nei momenti più soft dell’esecuzione; a tratti di taglio semiformale. La scaletta si alterna fra “Ironic Smile” e “Piccoli Idilli” per trasformarsi infine in “Wild”, che è il brano in cui partecipa l’ospite Mariolino Stancati, musicista sperimentale conterraneo di Magnelli. Quasi come se il cerchio si facesse quadrato per occupare integralmente l’habitus entro cui i musicisti si son mossi fino a qualche momento prima.

Federica Michisanti – “Silent Rides“ – Filibusta Records
Stefano Bonnot di Condillac riconduceva le facoltà attive dell’anima alle sensazioni.
Le quali, secondo il filosofo, si trasformavano in azione attraverso fibre nervose e movimenti non essendo l’anima, senza il corpo, in grado di generare alcuno sviluppo. Questo è quanto ricordava, nel 1832, lo storico della filosofia Guglielmo Tennenmann nel suo manuale storico-filosofico. E questo è quanto è venuto in mente al cospetto dell’album “Silent Rides”, del Federica Michisanti Horn Trio, edito da Filibusta Records. In effetti la giovane contrabbassista romana potrebbe esser vista come una ideale continuatrice di Condillac per il rilievo che l’impulso delle sensazioni assume nella sua pratica musicale. Fatta di un jazz molto “a pelle” in cui lo strumento ė funzionale ad “animare” armonie attraverso contrappunti, fraseggi in sequenza, linee improvvisative… qualità che si vanno sempre più riscontrando nella consolidanda tradizione del contrabbassismo femminile. In questa direzione l’essere affiancata, nella suite in otto tracce, dal sax e clarinetto di Francesco Bigoni e dalla tromba di Francesco Lento, la affranca ulteriormente da quei compiti canonici che di norma vengono assegnati ai bassisti. Per girare o meglio viaggiare (Rides) verso territori espressivi già silenti, senza ostruzioni e paletti stilistici e, con tono discorsivo e tocco leggero, cesellare il proprio percorso ricucendone le trame creative unificandoci gli interessanti spunti dei due fiati, spesso intersecati, protagonisti per niente complementari del progetto.

Fazzini-Fedrigo XY Quartet @ Zingarò Jazz Club, Faenza

Le nuove strade compositive del Fazzini-Fedrigo XY Quartet in concerto allo Zingarò Jazz Club di Faenza.

Fazzini-Fedrigo XY Quartet
Nicola Fazzini. sax alto
Alessandro Fedrigo. basso acustico
Saverio Tasca. vibrafono
Luca Colussi. batteria

Mercoledì 26 ottobre 2016. ore 22

Zingarò Jazz Club
Faenza (RA). Via Campidori, 11.
web: www.twitter.com/zingarojazzclub ; www.ristorantezingaro.com

Mercoledì 26 ottobre 2016, il concerto settimanale dello Zingarò Jazz Club di Faenza avraà come protagonista il Fazzini-Fedrigo XY Quartet. Il quartetto è composta da Nicola Fazzini al sax alto, Alessandro Fedrigo al basso acustico, Saverio Tasca al vibrafono e Luca Colussi alla batteria. Il concerto avrà inizio alle 22 ed è ad ingresso libero.

Il Fazzini-Fedrigo XY Quartet attraversa diversi linguaggi musicali e artistici per aggiornarli alla contemporaneità: i brani originali dei due leader esplorano nuove strade compositive con un approccio curioso che si può definire “oltre-jazzistico”. Il progetto è nato nel 2011 tra Veneto e Friuli, dall’incontro di due identità artistiche complementari: il sassofonista Nicola Fazzini e il bassista Alessandro Fedrigo autori di una musica scritta, originale e innovativa, provvista di profonda coerenza e omogeneità. (altro…)

I NOSTRI CD. Novità dall’Italia e dall’estero

a proposito di jazz - i nostri cd

Matteo Addabbo – “Bugiardi nati” – abeat 550
bugiardi-natiAtmosfere d’antan ma assolutamente gradevoli quelle ricreate dal trio composto da Matteo Addabbo all’organo Hammond, melodica e voce, Andrea Mucciarelli alle chitarre elettrica e acustica, Andrea Beninanti alla batteria e al violoncello con la vocalist Giulia Galliani ospite d’onore nel solo brano “Sempre le solite frasi”. Il gruppo si misura su un repertorio di dieci pezzi tutti originali composti dallo stesso Addabbo eccezion fatta per “Remember Sammy Jankis” e “Un altro principio” firmati da Andrea Mucciarelli. Come accennato, il clima che si respira è quello che caratterizzava l’opera di celebri organisti americani quali Jack McDuff , Larry Young e ovviamente Jimmy Smith. Quindi un ‘soul’ a tratti trascinante in cui l’organo Hammond si carica sulle spalle la parte della tastiera e del basso. A questo punto sorge spontanea una domanda: ha ancora senso proporre una musica del genere? So bene di attirarmi le critiche dei “modernisti” a tutti i costi ma la mia risposta è SI’ a patto che siano rispettate alcune condizioni: l’onestà intellettuale di chi questa musica propone e la volontà di introdurre un quid di personale. Nell’album in oggetto queste due condizioni mi sembrano rispettate: in particolare, per quanto concerne gli elementi di originalità, gli stessi vanno ritrovati nel fatto che nello stile, nelle composizioni di Addabbo si notano riferimenti sia ad organisti più moderni sia a quella ricerca melodica che da sempre caratterizza la musica made in Italy.

Luca Aquino & Jordanian National Orchestra – “Petra” – Talal Abu-Ghazaleh International Records
petraCapita raramente… ma capita che un album si qualifichi non solo per il suo contenuto musicale ma anche e soprattutto per i suoi significati che vanno ben al di là del fatto squisitamente musicale. E’ il caso di questo “Petra” prodotto dalla Talal Abu-Ghazaleh International Records, una nuovissima etichetta fondata con lo scopo di sviluppare e sostenere l’industria musicale in Giordania e presentato il 23 luglio, insieme all’Orchestra Nazionale Giordana, diretta da Sergio Casale, nel sito archeologico di Petra. Il progetto è promosso dalla campagna globale UNESCO #Unite4Heritage e i ricavati della sua vendita andranno al sito Unesco di Petra e alla JOrchestra.‬‬ E non credo ci sia bisogno di ulteriori parole per sottolineare l’importanza di una iniziativa del genere. Dal punto di vista squisitamente artistico, si tratta di un’ulteriore prova di grande maturità del trombettista Luca Aquino sempre alla ricerca di situazioni e soluzioni che possano dar risalto alla propria musica. Di qui la scelta di ‘Piccola Petra’, parte del Parco Archeologico di Petra, quale sito ove effettuare una registrazione. E i risultati sono sorprendenti: il potenziale acustico del sito si rivela davvero superbo fornendo alla tromba del leader tutta una serie di riverberi che conferiscono all’ensemble una ineguagliabile peculiarità. Anche perché nella musica proposta da Aquino e compagni si mescolano, in un unicum di grande originalità, echi provenienti da varie realtà: l’organico comprende il trio italiano composto da Luca Aquino (tromba e musiche), Carmine Ioanna (fisarmonica), Sergio Casale (flauto e arrangiamenti), i musicisti dell’ensemble della Jordanian National Orchestra, la violinista tedesca Anna Maria Matuszczak, il contrabbassista siriano Bassem Al Jaber, il percussionista Brad Broomfield di New Orleans, il violista armeno Vardan Petrosyan e l’oboista rumeno Laurentiu Baciu. In programma nove brani tutti scritti dallo stesso Luca Aquino con l’eccezione di “Smile” di Charlie Chaplin la cui interpretazione è forse una delle pagine più belle dell’intero album.

Rino Arbore – “The Roots of Unity” – Dodicilune 345
the-roots-of-unityIn questo nuovo progetto discografico, il compositore e chitarrista pugliese Rino Arbore è affiancato da Mike Rubini (sax e flauti), Pippo D’Ambrosio (batteria e percussioni) e da Michel Godard (tuba e serpentone). L’album indaga sul concetto di unità prendendo spunto dalla “coincidenza” iconografica della madonna addolorata con la donna musulmana. In senso musicale, la sovrapposizione di queste due immagini porta, secondo Arbore, all’identificazione di un linguaggio che muovendo dalle tradizioni popolari si muove verso un futuro incerto che comunque tende ad unificare le influenze della religiosità araba e bizantina presenti in Puglia con la religiosità e i riti di matrice cattolica. Di qui una musica di certo non semplice, che nulla concede al facile ascolto, con sonorità alle volte stranianti prodotte da un organico inusuale data la copresenza di chitarra, tuba e serpentone. Le composizioni, tutte di Rino Arbore, prendono spunto dalla tradizione popolare ma vengono elaborate in modo tale che, come accennato, il risultato finale, oramai lontano dal jazz, si avvicina molto da un canto alla musica da camera dall’altro a quella che comunemente si definisce ‘libera improvvisazione’, nonostante la presenza di strutture alle volte ben definite. Si ascolti, al riguardo, “Mother (Addolorata)”, un brano complesso, caratterizzato dalle libere improvvisazioni di Rubini, del leader e soprattutto di Godard che alla tuba riveste il duplice ruolo di solista e poi di strumento ritmico insieme alla batteria di D’Ambrosio . Ed in effetti in tutto l’album appare particolarmente significativo il contributo di Michel Godard , da anni tra i più importanti ed attenti studiosi dei rapporti tra musica popolare e improvvisazione jazzistica. Ciò, ovviamente, senza alcunché togliere agli altri musicisti con Rubini che si conferma uno degli “altisti” più originali del panorama sassofonistico non solo italiano (lo si ascolti specialmente in “Flowers (to Ornette Coleman)” e Arbore la cui chitarra costituisce il vero e proprio collante dell’intero album.

Jesper Bodilsen – Acouspace Plus – “TID” – Family Music Production 201601
acouspace-plusPer questo album di debutto di “Acouspace Plus” il contrabbassista danese Jesper Bodilsen ha chiamato a collaborare due sassofonisti, Claus Waidtløw e Joakim Milder, e Spejderrobot all’elettronica. Una tantum particolarmente significativi sia il nome del gruppo sia il titolo dell’album: in effetti lo Spazio-Acustico collocato nel Tid (Tempo) è forse la chiave di lettura più appropriata per gustare la musica di Bodilsen e compagni. Una musica in cui l’elettronica gioca sì un ruolo importante ma non di primissimo piano: è lì, in sottofondo, a costruire, un tappeto su cui si inseriscono gli interventi degli altri tre che in uno spazio acustico costruiscono linee improvvisate che non disdegnano una certa cantabilità. Il tutto esaltato da un sound particolare determinato dall’originalità dell’organico, senza pianoforte e batteria. Così Bodilsen ha modo di evidenziare la sua sapienza strumentale che gli consente di legare il tutto senza far rimpiangere l’assenza di strumenti armonici e percussivi non rinunciando, per questo, a interventi solistici. Le atmosfere sono spesso rarefatte, alle volte oniriche, influenzate da una certa malinconia sin dal brano di apertura, “Snowland” in cui si apprezza, tra l’altro, il sound pieno, corposo, chiaro del contrabbasso di Bodilsen mentre i due sassofoni iniziano quel dialogo che sarà costante per tutta la durata dell’album. A chiudere una riproposizione di “Blue Monk” che riesce a dire qualcosa di nuovo e personale su un brano che è stato interpretato davvero centinaia di volte.

Till Brönner – “The Good Life” – Okeh 88875187202
the-good-lifeAmate un tipo di jazz di non difficile lettura, che non sperimenti alcunché ma che si proponga con una serie di standard ottimamente eseguiti? Se la risposta è affermativa, questo è un album imperdibile. Vi si ascolta colui che a ben ragione è il musicista jazz tedesco più noto in Europa. Trombettista dalla raffinata tecnica e dal suono particolarmente coinvolgente, nonché vocalist di rara sensibilità, Till Brönner ha vinto il prestigioso premio tedesco Echo Jazz ed è stato nominato svariate volte per i Grammy. In questa sua fatica discografica si presenta alla testa di un quintetto completato da John Clayton al contrabbasso, Anthony Wilson alla chitarra, Larry Goldings al piano e Jeff Hamilton alla batteria a costituire una sezione ritmica da sogno. In repertorio due sue composizioni originali – “Her Smile” e “The Good Life” – e ben undici gemme del songbook americano, brani celebri portati al successo da artisti del calibro di Frank Sinatra, Nat King Cole, Billie Holiday. Brönner non ha paura di confrontarsi con simili modelli e sciorina tutte le sue capacità sia di arrangiatore sia di esecutore. Riascoltiamo così, ad esempio, “Sweet Lorraine”, “For all we know”, “Love Is Here To Stay”, “I Loves You Porgy” , “I’m Confessin’ that I Love You” in versioni che, nulla perdendo dell’originario fascino, trovano nuova linfa nelle eleganti e sofisticate interpretazioni di Brönner che, con questo album, si iscrive definitivamente nella grande tradizione dei cantanti-strumentisti, alla Nat King Cole tanto per intenderci.

Santi Costanzo – “Deeprint” – Improvvisatore Involontario 048
deeprintcopertina-1E’ una sorta di miracolo che una terra come la Sicilia in cui le opportunità di lavoro non abbondano (per usare un eufemismo) continuino a germogliare tanti artisti talentuosi anche nel campo del jazz. A questa nutrita schiera si iscrive di diritto il catanese Santi Costanzo al suo album di debutto. Alla testa di un quartetto del tutto inusuale con Alessandro Borgia alla batteria, Carlo Cattano alto flauto e sax baritono e Fabio Tiralongo flauto, sax soprano e tenore, Costanzo – alla chitarra elettrica – ci presenta otto sue composizioni innervate da un linguaggio che nulla concede al facile ascolto. Siamo in territorio “free” o se preferite di composizione estemporanea in cui l’artista ha modo di evidenziare la sua conoscenza dell’universo musicale globalmente inteso, con assonanze non secondarie con la musica classica contemporanea. Affascinante il sound che Costanzo è riuscito a creare con un organico contrassegnato dall’assenza del contrabbasso per cui molta responsabilità è ricaduta sulle spalle dei due ‘fiatisti’ e dello stesso leader che si è assunto l’ingrato compito, oltre che di compositore dell’intero repertorio, di ricondurre ad unità quelle varie influenze cui prima si faceva riferimento. Altra notazione tutt’altro che secondaria: pur dopo diversi ascolti è difficile distinguere tra improvvisazione e parte scritta e questo va a tutto merito di chi queste pagine ha scritto e arrangiato.

Miles Davis – “Miles Ahead – Original Motion Picture Soundtrack” – Columbia 88985306672
miles-aheadEcco uno di quegli album che non esiterei a definire imperdibile: contiene, infatti, la colonna sonora del film “Miles Ahead” del 2015 diretto da Don Cheadl che narra la vita di Miles Davis. Il film è uscito nella sale statunitensi nell’aprile scorso ottenendo riscontri piuttosto positivi. Comunque, al di là delle valutazioni che si possono esprimere sul film, la colonna sonora è semplicemente superba non fosse altro che per la presenza di molti brani incisi dallo stesso Davis, brani che nel film rispettano un ordine cronologico, cosa che nel CD non avviene. Le 24 tracce documentano l’ arte di Miles dal 1953 al 1981 con 11 titoli, con l’aggiunta di otto brevi parti recitate da Don Cheadle che ricrea la voce rauca di Davis e cinque titoli di Glasper con ospiti tra gli altri Herbie Hancock, Wayne Shorter, Esperanza Spalding, Antonio Sanchez… Così, mentre il film si apre con “Prelude (Part 2)” dall’ album Agharta del 1975, la prima traccia del CD è “Miles Ahead” inciso nel 1953 con John Lewis (p), Percy Heath (cb), Max Roach (d), dopo di che si affrontano i vari periodi della vita di Miles contrassegnati da diversi episodi musicali, tra cui “So What” da “Kind of Blue” del 1959, “Nefertiti” dall’album omonimo del 1967 che rappresenta l’ultima fatica del quintetto acustico di Miles prima della “svolta elettrica”, “Frelop Brun” da “Filles de Kilimanjaro” ambedue del 1968, “Duran” e “Go Ahead John” da “The complete Jack Johnson Sessions” del 1970. Le composizioni di Robert Glasper nulla tolgono all’omogeneità dell’album … anche perché in questo periodo Glasper sta molto studiando la musica di Davis tanto da registrare un album a lui dedicato e di cui parliamo in questa stessa rubrica.

Miles Davis & Robert Glasper–“Everything’s Beautiful” – Columbia 88875157812
everythings-beautiful-glasperIl titolo del disco, così come scritto, potrebbe trarre in inganno qualche lettore più giovane: in realtà l’album contiene composizioni di Davis ma non da lui interpretate, anche se quello del trombettista resta l’universo di riferimento. Da tenere presente che l’album esce subito dopo il successo del film Miles Ahead della cui colonna sonora parliamo in precedenza. Qual è, dunque, il senso dell’operazione portata a compimento da Robert Glasper pianista che ben conosce la storia del jazz? A nostro avviso quello di realizzare una produzione che potesse accontentare allo stesso tempo gli appassionati del jazz e il pubblico più giovane. Obiettivo raggiunto solo a metà. In effetti la musica di Davis resta un capolavoro così come è stata scritta e certe rivisitazioni, per quanto cerchino di introdurvi elementi di novità, mai raggiungono la bellezza dell’originale. E questo album non fa eccezione. Invece, per quanto concerne i gusti del pubblico giovane, siamo sicuri che Glasper avrà fatto centro anche perché è stato capace di radunare alcuni degli idoli della moderna musica nera (che come ben sappiamo è ben diversa dal jazz propriamente detto); abbiamo quindi l’opportunità di ascoltare, tra gli altri, Bilal, Illa J, Erikah Badu, gli australiani Hiatus Kaiyote, Stevie Wonder… accanto ad alcuni campionamenti del Miles periodo Columbia e di Joe Zawinu. L’esito del tutto è un album sicuramente ben studiato, ben ‘suonato’, sotto certi aspetti accattivante ma, ovviamente, ben distante dall’originale. (altro…)

Jam Festival 2016

Prende il via venerdì 11 marzo 2016 il Jam Festival, manifestazione che coinvolgerà un vasto territorio della Riviera del Brenta e di parte del Miranese in due weekend pensati come una grande festa musicale da vivere insieme.

Giunto alla sua dodicesima edizione JAM, “Jazz a Mira” diventa infatti qualcosa di nuovo rispetto alla storia recente: un vero e proprio festival diffuso: al Comune di Mira e alla Fondazione Riviera Miranese si sono infatti ora aggiunti i Comuni di Dolo, Stra e Martellago nonché istituzioni importanti come San Servolo Servizi Metropolitani, l’Università Ca’ Foscari di Venezia e Banca Santo Stefano, nell’obbiettivo comune di offrire al territorio un grande progetto culturale che sia sempre di più un punto di riferimento prezioso per chi ha a cuore cultura, musica, innovazione, divertimento e quel senso di comunità che il jazz come poche altre cose sa fornire.

Più di dieci concerti (tra quelli nei teatri e quelli diffusi per il territorio) in due fine settimana (quello tra l’11 e il 13 marzo e quello tra il 17 e il 20 marzo), più di cinquanta musicisti coinvolti, gruppi internazionali (Claudia Quintet, Mission Formosa) e italiani (Francesco Diodati & Yellow Squeeds), progetti originali in residenza (JAM Lab) e un’attenzione alle migliori orchestre del jazz veneto (Lydian Sound Orchestra e Keptorchestra), workshop e incontri, tutto nel segno di una condivisione delle migliori tendenze del nuovo jazz contemporaneo.

Il festival è organizzato dall’Associazione Culturale Keptorchestra e dalla Associazione Culturale nusica.org, con la direzione artistica di Nicola Fazzini.

Si parte venerdì 11 Marzo alle 21, all’Auditorium di Villa Widmann di Mira con i Mission Formosa, gruppo in cui il Made in Italy incontra il Made in Taiwan, all’insegna dell’alta qualità e del grande jazz.

Nel sestetto si incontrano infatti tre musicisti italiani e tre provenienti dall’isola asiatica, nota anche appunto con il nome di Formosa. A gettare questo eccellente ponte musicale è stato il contrabbassista pugliese Giuseppe Bassi, che ha voluto due connazionali di grande valore come Francesco Lento e Gaetano Partipilo per questo dialogo senza confini con tre colleghi taiwanesi altrettanto bravi ed entusiasti, tra cui il pianista virtuoso Tseng Tseng Yi e la giovanissima batterista Kuan Liang Lin.

Sabato 12 Marzo alle 9:45, presso la Biblioteca di Oriago di Mira, appuntamento con l’atteso incontro “JJU Session – Cultura, rete, comunità. Musica nel territorio, risorsa per il turismo”.

Momento di grande importanza all’interno di un festival per il confronto sulle strategie culturali del territorio, già sperimentato positivamente nella scorsa edizione di Jam, l’incontro è un’occasione di condivisione sui temi del rapporto tra programmazione e turismo tra amministrazioni locali, organizzatori ed esperti del settore al fine di conoscere le strategie culturali in atto sul territorio e capire quali possano essere le prospettive future.

Tra i partecipanti annunciati: Raffaele Bertoldo (Pres. Fondazione Riviera Miranese), Daniele Goldoni e Jan Van Den Borg (Università Ca’ Foscari), Nicola Crivellaro (Ass. Cult. Comune di Mira), Matteo Bellomo (Ass. Cult. Comune di Dolo), Alessandro Fantini (Fondazione Teatro La Fenice), Cristina Borgato (Ass. Cult. Comune di Stra), Marco Cominato (Ass. Cult. Comune di Fiesso D’Artico), Monica Barbiero (Sindaco del Comune di Martellago), Michela Guggia (San Servolo Servizi Metropolitani), Marco Palazzo (Direttore Ente Bilaterale Veneto)

Sempre sabato 12 alle 21, al Teatro di Villa dei Leoni di Mira, uno dei concerti più attesi del festival, quello del Claudia Quintet.

Un misterioso nome di donna. Cinque musicisti tra i più originali della scena downtown newyorkese. Una musica affascinante in grado di andare oltre i confini delle definizioni, capace di unire jazz e musica da camera, fantasia improvvisativa e rigore compositivo, atmosfere post-rock e minimalismo.

Guidato dal percussionista John Hollenbeck, il Claudia Quintet, formazione attiva dalla fine degli anni Novanta, sul palco di Mira presenterà un repertorio che include anche, in anteprima, alcune composizioni che saranno incluse nel prossimo disco del quintetto, previsto per maggio.

Dopo il concerto del sabato sera, Hollenbeck e il Claudia Quintet saranno anche protagonisti, domenica 13 marzo all’Auditorium di Villa Widmann di un workshop dal titolo “Organic Composition”, in cui si affronteranno da un lato aspetti teorico pratici relativi a composizione e arrangiamento, dedicando poi il pomeriggio a una parte pratica con tutta la band dove si affronteranno aspetti relativi a performance e improvvisazione. Il seminario prevede la possibilità di partecipare sia come uditori che come strumentisti.

Uno dei più apprezzati talenti del giovane jazz italiano, il chitarrista Francesco Diodati (non a caso componente indispensabile del quartetto di Enrico Rava), porta al Jam Festival il suo quintetto Yellow Squeeds, formazione che è l’unione di tante anime e stili diversi e che fornisce alle composizioni di Diodati una gamma di timbri e colori dalle innumerevoli possibilità espressive.

Accade domenica 13 Marzo alle 12 alla Pizzeria al Giardinetto di Mira, per un brunch d’eccezione nel quale si potranno ascoltare, in un clima di rilassata quanto attenta convivialità, le splendide musiche del disco Flow, Home, pubblicato dalla Auand Records e tra gli album più acclamati del 2015.

Tra le tante collaborazioni di questa edizione di Jam va segnalata quella con Spazio Aereo di Marghera (Ve), un luogo che si sta sempre più caratterizzando per l’ottimo lavoro fatto a sostegno del jazz italiano. Sul palco del locale salirà infatti, domenica 13 marzo alle 19, una delle orchestre storiche del nostro territorio (nasce negli anni Ottanta), la Keptorchestra, ricca di solisti di valore, da Pietro Tonolo a Roberto Rossi, da Giampaolo Casati a Piero Odorici.

Il secondo weekend di Jam 2016 (da giovedì 17 a sabato 19 marzo) sarà caratterizzato da JAM LAB, un progetto di residenza creativa che coinvolge alcuni musicisti provenienti da diverse zone d’Italia.

Artisti con un bagaglio di esperienze diverse, staranno insieme per tre giorni per dar vita ad un laboratorio in cui ciascuno contribuirà portando le proprie composizioni.

Dopo una jam session serale giovedì 17, questo scambio creativo darà vita a una serie di performance in luoghi, anche inusuali (bar, negozi, uffici), del centro di Stra e di Dolo dove gli artisti si esibiranno in solo, rispettivamente il venerdì e il sabato pomeriggio; il weekend si concretizzerà poi sabato alle 21 in un concerto finale presso la Barchessa di Villa Concina a Dolo.

A chiudere questa edizione di Jam nel bellissima Barchessa Meeting di Villa Ca’ Della Nave di Martellago, arriva domenica 20 marzo alle 18.00 una delle più prestigiose piccole orchestre del jazz italiano, la Lydian Sound Orchestra diretta da Riccardo Brazzale, che presenterà le musiche del nuovo disco in uscita, Music for Lovely Souls (Beloved by Nature), con temi di Duke Ellington, Eric Dolphy, Max Roach, George Gershwin, oltre che originali

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Fazzini-Fedrigo XY Quartet @ Zingarò Jazz Club, Faenza

Nicola Fazzini. sax alto
Alessandro Fedrigo. basso acustico
Saverio Tasca. vibrafono
Luca Colussi. batteria

Mercoledì 28 ottobre. ore 22

Zingarò Jazz Club
Faenza (RA). Via Campidori, 11.
web: www.twitter.com/zingarojazzclub ; www.ristorantezingaro.com

Mercoledì 28 ottobre, alle 22, il Fazzini-Fedrigo XY Quartet sarà protagonista del nuovo appuntamento con lo Zingarò Jazz Club di Faenza. Il quartetto è composta da Nicola Fazzini al sax alto, Alessandro Fedrigo al basso acustico, Saverio Tasca al vibrafono e Luca Colussi alla batteria. Il concerto avrà inizio alle 22 ed è ad ingresso libero.

Il Fazzini-Fedrigo XY Quartet attraversa diversi linguaggi musicali e artistici per aggiornarli alla contemporaneità: i brani originali dei due leader esplorano nuove strade compositive con un approccio curioso che si può definire “oltre-jazzistico”. Il progetto è nato nel 2011 tra Veneto e Friuli, dall’incontro di due identità artistiche complementari: il sassofonista Nicola Fazzini e il bassista Alessandro Fedrigo autori di una musica scritta, originale e innovativa, provvista di profonda coerenza e omogeneità.

La musica del Fazzini-Fedrigo XY Quartet acquisisce sul palco una profondità tridimensionale, coinvolge e trascina l’ascoltatore. Il quartetto ha pubblicato il suo primo album, Idea F, edito dall’etichetta trevigiana nusica.org e presentato dal vivo in un lungo tour nei migliori club italiani e nei più prestigiosi festival. (altro…)

primavera 2015: nusica.org “on tour”. Ecco tutte le date!‏

Siamo lieti di annunciare che, per nusica.org, questa primavera sarà un periodo ricco di eventi, che vedranno partecipi i nostri progetti, i cd, le band in numerosi appuntamenti in Italia.Sarà un’occasione per incontrarti e conoscerti, farti scoprire chi siamo, presentarti la nostra realtà e ascoltare la nostra musica dal vivo.
Ecco dove saremo: vieni a vedere! Ti aspettiamo.

30 aprile, ore 14.00 @ Sala Petrarca, Teatro MPX, PadovaInternational Jazz DayBig Band Unipd (Università degli Studi di Padova)

diretta da Alessandro Fedrigo

MusiCafoscari Ensemble (Università Ca’ Foscari di Venezia)

diretto da Nicola Fazzini

Maggiori info: http://m.unipd.it/ilbo/international-jazz-day

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1 maggio, ore 21.00 @ Spazio Aereo, Marghera, Venezia

nusica.org dal vivo per “Power Acoustic Sunday”

Luigi Vitale and Luca Colussi “Stilelibero” 

HYPER+ 

Info sull’evento qui e qui

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4 maggio @ Radio Veneto Uno, Treviso

HYPER+ a “Garage Music”, live e intervista

Info qui: http://www.venetouno.it/ e qui

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16 maggio, ore 21.00 @ Museo Toni Benetton, Mogliano Veneto, Treviso

Luigi Vitale e Luca Colussi “Stilelibero”

Info qui

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23 maggio, ore 11.30

XYQuartet dal vivo @ “Young Jazz Festival”, Foligno (PG) Info: http://www.youngjazz.it/programma-young-jazz-2015-foligno-umbria.html
23 maggio, ore 21.00
nusica.org presenta
XYQuartet
Alessandro Fedrigo Solitario
Nicola Fazzini “Minimum Sax” Random2 (anteprima nuova uscita)
@ Casa del Jazz, Roma
Info: http://www.casajazz.it/pagine/eventi-000

il quartetto e il progetto;

su Facebook: https://www.facebook.com/XyQuartet

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10 giugno, ore 21.30 @ Vitraria Glass +A Museum, Venezia

Nicola Fazzini – Minimum Sax

Random2

Info qui: http://explore.vitraria.com e qui