Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Pasquale Innarella, sassofonista

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Pasquale Innarella, sassofonista – ph: Adriano Bellucci

-Come sta vivendo queste giornate?
“Come ci consigliano i medici stando a casa e uscendo il meno possibile”.

-Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Questo accadimento improvviso ha stravolto completamente il mio lavoro, sia per quanto riguarda i concerti sia per quello che riguarda la parte didattica”.

-Come riesce a sbarcare il lunario?
“La caduta è molto forte, per quanto riguarda i concerti, quelli nei club del nord Italia (Torino, Milano e dintorni e Brescia) sono saltati e non so se e quando ne riparleremo, per quel che riguarda il “Katowice JazzArt Festival” in Polonia mi hanno assicurato che il concerto e il workshop sono rinviati all’autunno prossimo. Lo spero.

Per quel che riguarda la parte didattica. da 3 anni ho lasciato tutti gli insegnamenti (conservatori e scuole di musica private) che avevo per concentrarmi esclusivamente sulla mia creatura musicale che è la “RusticaXBand”: si tratta di un laboratorio dove facciamo le prove 2 pomeriggi a settimana tutti insieme (sono 35 ragazzi circa) e 2 giorni sono dedicati alle lezioni individuali oppure di piccoli gruppi (massimo 3 ragazzi contemporaneamente). La parte del laboratorio e delle prove tutti insieme è sospeso ma riesco a portare avanti via Internet le lezioni e la conoscenza del jazz, tutti i giorni mando una foto di un musicista di cui abbiamo uno o più brani in repertorio e ogni ragazzo a partire da quel brano deve ascoltare almeno 3 dischi completi a partire dal brano in repertorio.
Le lezioni individuali le sto portando avanti con le video chiamate WhatsApp”. Assegno un esercizio da fare con lo strumento e loro hanno 2 giorni di tempo per studiarlo, videoregistrarlo e inviarmelo, se va bene ok altrimenti faccio un video dove segnalo le parti sbagliate da migliorare, loro correggono e mi rimandano il video. Così con tutti e 35 i ragazzi”.

-Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Vivo con mia moglie e mio figlio che ha 30 anni e che abita sul mio stesso pianerottolo; quindi comunque viviamo insieme e dato che non stiamo lavorando né io né lui questi giorni ci stiamo frequentando molto, come penso non sia accaduto prima, per ovvi motivi di lavoro”.

-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa? 

-“La sostanza che questo improvviso accadimento possa far cambiare in meglio i nostri rapporti umani e professionali lo spero ma temo che non sia così”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento? 
“Sicuramente la musica è di grande aiuto sempre, a maggior ragione in questi momenti di clausura forzata per tutti. Io ne sto approfittando anche per studiare tra una lezione e l’altra”.

-Se non la musica a cosa ci si può affidare? 
“Non saprei, ognuno di noi ha le sue personali risorse, io mi rifugio nella musica, nell’arte e nella cultura”.

-Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unita? 
“Penso molta retorica, se non seguiranno fatti concreti per migliorare la vita di tutte le persone e per ridurre o eliminare del tutto la parola competizione dal vocabolario di tutta la nazione, la competizione bisogna dirlo forte è una pessima cosa che dà via libera ad ogni uomo di tirare fuori il peggio di sé.
Io resto convinto che per migliorare la vita di tutti sia più utile una sana relazione tra le persone e una sana condivisione di beni e saperi”.

-È soddisfatto di come si stanno muovendo i vari organismi di rappresentanza nazionale?

“Il governo nazionale si sta muovendo come può, con qualche incertezza ma giustificata, visto l’enorme meteorite che gli è toccato in sorte ricevere. Certo si può sempre fare di più e meglio ma non lancerei la croce su questo governo che trovo il migliore possibile oggi in Italia”.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe? 
“Chiederei, come prima cosa, di rendersi conto di quanto è potente il mezzo televisivo che se utilizzato bene potrebbe innescare in Italia un processo di crescita e di conoscenza culturale enorme, che è proprio quello che serve a questo Paese: una grande iniezione di sviluppo culturale individuale delle persone”.

-Ha qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Sì; ovviamente consiglio di ascoltare i miei due cd “Ayler’s Mood” e “Go_Dex” a cui ho lavorato con tantissimo amore e poi c’è talmente tanto da ascoltare… io sto ascoltando “Changes 1” e “Changes 2” di Mingus, in più sto riascoltando “Ascension” e “Interstellar Space” di John Coltrane, alcuni dischi di Pharoah Sanders e sto approfondendo l’ascolto di tutti i  musicisti del periodo del free jazz storico che ritengo sia stato buttato via tutto in un blocco unico, senza guardare in modo specifico i dettagli  dove si trovano delle perle fantastiche tutte da scoprire”.

Gerlando Gatto