I NOSTRI CD. In primo piano il sound atipico del jazz

Max De Aloe, Baltic Trio – “Valo” – abeat 169
De Aloe, Cominoli, Zanchi – “City of Dreams” for Garrison Fewell – abeat 166
Tromba, pianoforte, sassofono, batteria hanno da sempre connotato il jazz con il loro sound; poi man mano si sono aggiunti altri strumenti con un suono profondamente diverso, tra cui l’armonica a bocca e la fisarmonica, che il vostro cronista apprezza moltissimo. Questa volta abbiamo la fortuna di segnalarvi ben cinque album che evidenziano appunto, questo “sound atipico” del jazz, due di Max De Aloe straordinario armonicista, due della splendida coppia Soscia-Jodice e uno di Vince Abbracciante.
Ma procediamo con ordine. “Valo” è una parola finlandese che significa “Luce” e per questo nuovo progetto De Aloe collabora, infatti, con due musicisti nordici, il chitarrista finlandese Niklas Winter e il contrabbassista danese Jesper Bodilsen. Si trattava di una sfida impegnativa in quanto l’universo musicale di Max non è certo lo stesso degli altri due: intriso di melodia il primo, rarefatto e con grande senso dello spazio il secondo. A ciò si aggiunga il fatto che intenzione di De Aloe, così come da lui stesso esplicitata, era “unire il jazz alla musica antica… o meglio trattare la musica antica come se fosse jazz contemporaneo”. Ecco quindi in repertorio musiche di Claudio Monteverdi e di Henry Purcell nonché due perle tratte dalla Graduale Aboense, una partitura – ci informa ancora De Aloe – in notazione neumatica (che caratterizza tra l’altro i canti gregoriani) risalente al XIV-XV secolo ritrovata nella cattedrale di Turku, antica capitale della Finlandia. Ma a parte queste informazioni, l’album è un vero e proprio atto d’amore che De Aloe dedica alla Finlandia, una sorta di viaggio in cui l’armonicista intende prendere per mano l’ascoltatore e portarlo a godere di quegli spazi, quella luce, quei paesaggi che caratterizzano il profondo Nord e che solo quanti hanno visitato quei luoghi possono capire sino in fondo. E la musica appare perfettamente in linea con quanto detto; De Aloe evidenzia ancora una volta quelle che sono le sue grandi doti: un eccellente senso melodico; una pronuncia sempre diretta, chiara, esplicita; un linguaggio mai banale; un sound del tutto personale; una capacità di creare profonde atmosfere con poche note. Per questa non facile impresa un’importanza determinante l’hanno avuta anche i partners di Max: Niklas Winter e Jesper Bodilsen hanno svolto un prezioso lavoro di supporto e di sottolineatura con il chitarrista spesso in funzione solistica (lo si ascolti ad esempio nella title-track). Un’ultima segnalazione: in questo album De Aloe si è espresso anche in splendida solitudine e oltre all’armonica ha suonato anche la fisarmonica, il sintetizzatore e la viola da gamba coronando così un sogno che ci aveva confidato qualche tempo fa.
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Diversa l’atmosfera del secondo album in cui Max suona in trio con Attilio Zanchi al contrabbasso e Lorenzo Cominoli alla chitarra cui si unisce in “Are You Afraid of the Dark?” Tino tracanna al sax soprano . Si tratta di un concept album dedicato alla figura del grande chitarrista Garrison Fewell scomparso nel 2015 e con il quale avevano collaborato sia De Aloe, sia Cominoli sia Zanchi; non a caso il titolo dell’album è lo stesso di un CD inciso da Fewell in Italia per la Splasc(h) Records con il pianista George Cables, il sassofonista Tino Tracanna, il bassista Steve LaSpina e il batterista Jeff Williams; non a caso dei dieci brani eseguiti da De Aloe e compagni ben sette sono di Fewell con l’aggiunta di “Beatrice” di Sam Rivers, “A Reason to Believe” di Zanchi e “Johnny Come Lately” di Billy Strayhorn. Come si conviene ad un tributo profondamente sentito, la musica risponde ad un solo profondo imperativo: la sincerità dell’espressione, la voglia di ricordare un maestro, un amico e un uomo in cui, come ricorda Max, la prima cosa che riconoscevi era la profonda umanità. Di qui una musica eseguita quasi in punta di piedi, con grande dolcezza e delicatezza, spesso pervasa da una soffusa malinconia, senza per questo trascurare una certa carica di swing e quel terreno improvvisativo che tutti e quattro conoscono assai bene. I brani sono ben strutturati con una preferenza particolare per “Insatiable” impreziosito da uno splendido assolo di Max De Aloe

Giuliana Soscia &Pino Jodice 4tet meets Tommy Smith – “North Wind” – Cose
Orchestra Jazz Parthenopea di Pino Jodice e Giuliana Soscia – “Megaride” – Cose
Pino Jodice, pianista, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra, didatta e Giuliana Soscia fisarmonicista, pianista, compositrice, arrangiatrice e direttore di orchestra oramai da molti anni costituiscono una coppia di straordinaria efficacia nell’arte e nella vita. Di qui un’empatia, un’intesa, un idem sentire che si evidenziano in tutte le loro performances sia live sia discografiche. A quest’ultimo riguardo, le loro produzioni si mantengono tutte su altissimi livelli e a questa regola non sfuggono questi due ultimi CD. Nel primo, “North Wind”, i due, in quartetto con Luca Pirozzi al contrabbasso e Valerio Vantaggio alla batteria, incontrano Tommy Smith sassofonista scozzese di grande talento, compositore/arrangiatore, e direttore della SNJO Scottish National Jazz Orchestra ed anche Artistic Director del Royal Conservatoire of Scotland in Glasgow; personaggio di primissimo piano sullo scenario internazionale Smith ha inciso per varie etichette tra cui ECM, Blue Note , la sua personale Spartacus, e ha collaborato con musicisti di caratura internazionale quali Gary Burton, Chick Corea, Jack DeJohnette, Kenny Barron, Arild Andersen, John Scofield, Trilok Gurtu, Kurt Elling e tantissimi altri. Questo album è quindi il frutto di una amicizia profonda, che ha già visto momenti di collaborazione, declinata nell’occasione in nove brani originali equamente divisi, tre a testa. Ciò nulla toglie all’omogeneità dell’album che si snoda con grande musicalità ponendo in evidenza non solo la maestria strumentale di tutti e cinque i musicisti ma soprattutto la capacità di Soscia, Jodice e Smith di far coesistere un linguaggio (quello di Smith) chiaramente improntato al jazz più propriamente europeo, con la matrice italiana, mediterranea, del pianista e della fisarmonicista. Non c’è un solo passaggio, un solo attimo in cui la musica non appia ben strutturata, ben arrangiata, in cui i tre non dialoghino con grande libertà coadiuvati da una sezione ritmica di assoluta eccellenza. E le atmosfere dell’album sono ben delineate dai primi tre pezzi: in “Body or Soul” brano d’apertura di Tommy Smith, prevalgono gli “ingredienti” nordici mentre in “The Old Castle” di Giuliana Soscia approdiamo a momenti più soft, rilassati, con il sassofonista ad interpretare magnificamente il clima voluto e disegnato dalla Soscia la quale si produce in un assolo delicato e coinvolgente, clima che, però, nelle altre sue composizioni la Soscia abbandona per una scrittura più vicina al free; in “Freedom’s Sword”, così come in tutti gli altri suoi brani, Pino Jodice offre un saggio delle sue capacità di compositore e arrangiatore disegnando un ricco tappeto sonoro su cui si inseriscono gli assolo dei solisti (si ascolti il contrabbasso di Vantaggio e la batteria di Pirozzi nella title track). E via di questo passo fino all’ultimo brano, “Sun” di Tommy Smith, introdotto da una magnifico assolo dell’autore allo shakuhachi, sorta di flauto giapponese e impreziosito tra l’altro da un trascinante assolo di Pino Jodice.
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Di natura completamente diversa il secondo album, registrato dal vivo durante il concerto al Volcano Solfatara il 22 giugno del 2016, nell’ambito del “Pozzuoli Jazz Festival”. Protagonista una “creatura” fortemente voluta da Pino Jodice e Giuliana Soscia, l’ “Orchestra Jazz Parthenopea” che raccoglie 20 musicisti provenienti dal Sud Italia cui si è aggiunto , nell’occasione, Paolo Fresu. Il risultato è davvero notevole: certo, probabilmente i due direttori d’orchestra si saranno rivolti a qualche esempio del passato, ma l’orchestra è riuscita ad ottenere un sound assolutamente personale grazie sia ai preziosi arrangiamenti sia all’utilizzo di strumenti meno usuali, come la fisarmonica di Giuliana Soscia, i tamburi etnici, l’ uso del canto del percussionista Giovanni Imparato, il basso tuba. La band, in tal modo, ha potuto avvalersi di sonorità diverse ampliando la gamma timbrica, nel tentativo, ben riuscito, di coniugare sperimentazione e tradizione, elemento che oramai costituisce una sorta di marchio di fabbrica della coppia Soscia-Jodice essendo già numerosi gli esempi in cui i due hanno evidenziato particolari doti in tal senso. Ma torniamo all’album declinato in sette brani di cui due scritti da Pino Jodice, due da Giuliana Soscia ed uno a testa da Paolo Fresu, Pino Daniele e Joe Zawinul. L’elemento che maggiormente risalta negli oltre 75 minuti di musica è la contaminazione, intesa nell’accezione più nobile del termine. Così ecco il lungo brano d’apertura di Pino Jodice, “Feste popolari in Sardegna”, in cui echi della musica folcloristica sarda si fondono con il jazz canonico rappresentato nell’occasione dagli assolo di Nicola Rando al sassofono, di Paolo Fresu, di Alessandro Tedesco al trombone e di Giuliana Soscia; ecco la più classica delle ballad, “Inno alla vita” , scritta da Fresu per il figlio con due toccanti assolo dello stesso Fresu e di Giuliana Soscia; ecco l’originale approccio al pop con la riproposizione di “Chi tene ‘o mare” di Pino Daniele che ottiene il Riconoscimento di Eccellenza Certificata dalla Fondazione “Pino Daniele Trust Onlus”; ecco reminiscenze della musica classica far capolino nella composizione della Soscia “Variazioni – Sonata per luna crescente” con gli assolo di Enzo Amazio alla chitarra e Pino Jodice al pianoforte; ecco l’omaggio ad uno dei gruppi più importante della storia del jazz, i “Weather Report” con “Volcano for Hire” di Joe Zawinul, introdotto dalla batteria di Pietro Iodice e sviluppato dall’intera orchestra con gli assolo di Virzo al sax, Fresu e Soscia.

Vince Abbracciante – “Sincretico” – Dodicilune 370
Il fisarmonicista pugliese si ripresenta alla testa di un organico composto da Nando Di Modugno chitarra, Giorgio Vendola contrabbasso e dagli archi dell’Alkemia Quartet ovvero Marcello De Francesco e Leo Gadaleta violino, Alfonso Mastrapasqua viola e Giovanni Astorino violoncello. Otto i brani, tutti composti da Abbracciante, attraverso cui il fisarmonicista dà libero sfogo alle sue capacità inventive mescolando le varie influenze che contribuiscono a forgiare il suo stile , e cioè il jazz in primo luogo, e poi la musica popolare brasiliana, la canzone italiana, il tango, la musica classica, le colonne sonore, la musica balcanica… il tutto condito da un virtuosismo mai fine a sé stesso ma funzionale a meglio esprimere le idee del compositore. Così la fisarmonica del leader veleggia sicura sulle delicate tessiture armoniche intrecciate dall’Alkemia Quartet mentre la sapiente chitarra di Di Modugno e il basso preciso di Vendola sostengono la parte ritmica in un continuo gioco di tensione e distensione, di alternanza tra dimensione materica e atmosfere più eteree che tengono viva l’attenzione dell’ascoltatore. Si ascolti, ad esempio, la formidabile carica melodico-ritmica del brano d’apertura “Equinozio” con un violino in bella evidenza, mentre la title track pone in primo piano le doti strumentali del leader ben sostenuto dal contrabbasso di Vendola; in “Elementi” sono i “ricordi” classici ad avere la meglio con un bell’assolo di Di Modugno; in “Anelito” la musica si fa più materica a richiamare atmosfere più familiari subito contraddette dal successivo “Mistico” in cui la musica si libra leggera nell’aria con un intenso dialogo tra fisarmonica e archi. Insomma un susseguirsi di situazioni quanto mai variegate che rendono l’album godibile dal primo all’ultimo istante.

Alter & Go – “Alter & Go” – Filibusta 1704
“Alter & Go” è un gruppo composto da Roberto Bottalico al sax tenore, Pietro Ciancaglini al contrabbasso, Augusto Creni alla chitarra e Pietro Fumagalli alla batteria, cui si aggiunge in due brani Tiziano Ruggeri alla tromba. Nel marzo 2017 il quartetto ha pubblicato il disco omonimo con l’etichetta Filibusta Record, album che rappresenta anche l’esordio discografico del gruppo. La cifra stilistica della formazione va ricondotta a quel modern mainstream ( o se preferite a quell’hard-bop) che caratterizza buona parte del jazz prodotto in questo periodo. Si tratta, quindi, di un jazz che, pur restando fortemente ancorato alle proprie radici, presenta tuttavia elementi di novità che si possono ritrovare – nell’album in oggetto – nelle composizioni originali di Roberto Bottalico (ben otto su un totale di dieci), nel sapore vagamento funky di “A. plays B.” una sorta di mini suite composta da due brani con il tema A eseguito dai fiati di ispirazione jazz messengers e il tema B caratterizzato da un assolo del chitarrista e da un giro armonico particolarmente coinvolgente, nelle capacità improvvisative dell’intera band evidenti soprattutto in “What’s”, nel tentativo di avvicinarsi al jazz più moderno in “Aka Waltz” tutto giocato sulle dinamiche e sulle potenzialità del sax tenore, “cercando di creare – spiega lo stesso Bottalico – un crescendo emotivo fino all’esplosione finale caratterizzata da un solo di batteria”. Tutt’altro che casuale la scelta dei due standard: “Well You Needn’t” di Thelonious Monk è arrangiata in modo da mettere in primo piano il contrabbasso di Ciancaglini che espone il tema mentre “Intermission Riff” (che alcuni ricorderanno come sigla del programma TV7) è stato scelto a chiusura del programma anche in modo simbolico a rappresentare quello che per Bottalico e compagni è un vero e proprio punto di partenza.

Roberto Bonati, Bjergsted Jazz Ensemble – “Nor Sea, Nor Land, Nor Salty Waves” – A Nordic Story” – Parma Frontiere
Questo CD è il frutto della collaborazione tra la rassegna Parma Frontiere, il conservatorio dipartimento di jazz della città (ambedue diretti da Roberto Bonati) e l’università di Stavanger, meravigliosa cittadina della Norvegia meridionale dove il vostro cronista ha trascorso uno dei periodi più entusiasmanti della sua vita. Questo per dire che conosco molto bene il fervore culturale che anima questa cittadina e l’amore per il jazz coltivato per tanti anni attraverso il locale “jazzklubb” diretto con passione e competenza dall’amico Terry Nilssen-Love padre del mitico batterista Paal Nilssen-Love che tanti successi sta ottenendo in tutto il mondo. Ma veniamo all’album per sottolineare come le doti compositive del nostro contrabbassista – nel caso specifico una suite in otto sezioni – abbiano trovato nella formazione norvegese composta da diciotto elementi (voce esclusa) un’interprete ideale per più di una ragione. Innanzitutto la scrittura di Bonati veleggia sempre in quel territorio di confine che sta tra jazz e musica contemporanea ed in genere i musicisti nordici ( e norvegesi in particolare) sono oramai da tempo tra i più significativi esponenti di questo linguaggio; in secondo luogo perché il bilanciamento tra parti corali e parti in assolo ha dato l’opportunità ad alcuni giovani musicisti di mettersi particolarmente in luce come la sopranista Camilla Hole, il clarinettista basso Mathias Aanundsen Hagen, la splendida vocalist Signe Irene Strangborli Time. In definitiva una musica non facile ma proprio per questo da ascoltare con attenzione.

Felice Clemente – “Mino Legacy” – Crocevia di suoni – cofanetto con cd, dvd e libro
Progetto complesso ed ambizioso questo concepito dal sassofonista Felice Clemente, dedicato allo zio Mino Reitano, personaggio di primo piano della musica leggera italiana. Per omaggiare l’ex ragazzo di Fiumara, Clemente ha realizzato un cofanetto contenente un CD, un DVD e un libretto. Esaminiamo, quindi, brevemente tutti e tre questi elementi. Il CD costituisce, a nostro avviso, il punto di forza vero e proprio dell’intera realizzazione: undici brani (tra cui un inedito, “Mino Legacy” di Felice Clemente e Fabio Nuzzolese) che in qualche modo ripercorrono la carriera di Mino Reitano reinventando le melodie che Mino portò al successo. Sotto la sapiente regia di Felice Clemente al sax tenore e soprano, ottimamente coadiuvato da Fabio Nuzzolese al pianoforte (responsabile degli arrangiamenti), Giulio Corini al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria, i brani acquistano un sapore nuovo, fresco, originale tanto che non si farebbe fatica a considerarli scritti ad hoc per un disco jazz. In effetti mentre basso e batteria macinano ritmo a tutto spiano, Clemente e Nuzzolese si spartiscono le parti solistiche in un equilibrio tra scrittura e improvvisazione non facile da raggiungere; si ascolti ad esempio, con quanta naturalezza Clemente improvvisa sulla melodia di “Era il tempo delle more” senza che lo spirito originario del brano venga minimante messo in discussione. Altro pezzo di bravura “Eduardo” in cui Felice Clemente si produce in un convincente assolo al sax soprano. Il CD si conclude con il già citato “Mino Legacy” introdotto ancora da un bell’assolo di Clemente al soprano e poi sviluppato dall’intero quartetto.
IL DVD contiene immagini di backstage della registrazione dei brani, un’intervista a Felice Clemente e alcuni filmati di Mino Reitano ivi compreso il commovente discorso che Mino pronunciò al suo ritorno a Fiumara, dopo venti anni di assenza, nel 1998 e che da l’esatta dimensione della statura umana del personaggio.Statura umana lumeggiata a 360 gradi dal libro cui prima si faceva riferimento, curato dal critico musicale Andrea Pedrinelli che ripercorre e approfondisce la carriera di Mino non mancando di sottolineare come la sua musica facesse storcere il naso ai tanti radical-chic a corrente alternata che mal sopportavano il suo stile così popolare eppure di così tanto meritato successo. (altro…)

Summertime in Jazz: dal 2 luglio al 2 agosto si illumina l’estate piacentina

Si conferma anche quest’anno l’appendice estiva del Piacenza Jazz Fest che ravviva l’estate piacentina con tanta ottima musica, grazie a un cast composto da nomi di richiamo del panorama jazzistico italiano e internazionale. Protagonisti saranno ancora una volta i paesi delle due vallate insieme alla città capoluogo, valorizzati grazie ad un circuito di concerti che farà tappa di volta in volta nei luoghi più rappresentativi della storia, delle tradizioni e del paesaggio locali, con un’offerta molto varia, perfetta per vivere in serena armonia le sere d’estate.

La rassegna è organizzata dall’associazione culturale Piacenza Jazz Club che si avvale del determinante sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano, e può contare inoltre sul patrocinio e la collaborazione di ben nove enti comunali piacentini: in primis Piacenza, poi Castell’Arquato, Cortemaggiore, Lugagnano, Morfasso e Vernasca per la Val d’Arda; Bobbio, Rivergaro e Travo per la Val Trebbia. La rassegna si fregia inoltre del patrocinio e sostegno della Regione Emilia-Romagna e del patrocinio della Provincia di Piacenza.

Si sottolinea che l’ingresso ai concerti è completamente gratuito.

Paesaggi sonori e visivi sempre diversi sono le caratteristiche principali di questa rassegna itinerante che ha individuato i luoghi più belli della provincia di Piacenza e li ha resi palcoscenico di altrettanti concerti. Dodici quelli principali, ai quali si aggiungeranno quelli nelle cantine, accompagnati da degustazioni dei prodotti del territorio piacentino con la rassegna collaterale Jazz Summerwine, che già nelle precedenti edizioni ha riscosso notevole consenso e ampia affluenza.

Altra peculiarità di Summertime in Jazz è l’attenta cura con la quale si cerca il perfetto connubio tra l’ambientazione del concerto e gli artisti che ne saranno protagonisti. A guidare questi abbinamenti, in primo luogo vi è la radicata consapevolezza che non tutta la musica può essere suonata ovunque, ma anche la profonda convinzione che la sintonia che si crea nel corso dell’esibizione tra il luogo e la performance musicale diventa qualcosa di unico ed è un privilegio potervi assistere.

Ecco che allora la passione del tango si sposa perfettamente con la Piazza Monumentale di Castell’Arquato, così come il ritmo incalzante del Blues e dello Swing accenderà la piazza IV Novembre di Lugagnano e ancora il tocco della fisarmonica che riecheggerà sul sagrato dell’Antica Pieve di Vernasca, fin giù lungo la scalinata che porta in paese. Ogni concerto sarà incastonato nella sua cornice ideale che lo impreziosirà valorizzandolo e trasformando ogni serata in un raro gioiello per qualità e bellezza.

Il programma di questa quarta edizione parte la sera di domenica 2 luglio da Bobbio. Nell’incantevole Piazza Duomo, situata proprio nel cuore del centro storico della cittadina, con alle spalle la cattedrale di Santa Maria Assunta, si esibirà un gruppo di ragazzi giovanissimi, formatosi attorno ad una delle più importanti scuole italiane di musica, la Civica intitolata alla memoria di Claudio Abbado, a Milano. Il gruppo composto da ben diciotto elementi, di grande affiatamento, suona con un groove che trova la sua principale ispirazione in gruppi jazz con un imponente organico, come gli Snarky Puppy. Il loro nome richiama un gioco di parole nonsense divertente e irriverente: Deaf Kaki Chumpy.

Mercoledì 5 luglio nel cortile di Palazzo Rota Pisaroni, sede della Fondazione di Piacenza e Vigevano, per il primo dei due appuntamenti della rassegna che si terranno in città, a presentarsi al pubblico sarà il trio di “all stars” che vede schierati Dado Moroni al pianoforte, Eddie Gomez al contrabbasso e Joe La Barbera alla batteria. Il trio omaggerà il grande pianista americano Bill Evans con il tributo “Kind of Bill”. Sia Gomez che La Barbera hanno suonato a lungo con Bill Evans che, nonostante sia mancato già da molti anni ormai, non smette di essere un punto di riferimento per tutti i pianisti del mondo. Tra gli altri, da Bill Evans ha tratto enorme ispirazione anche Dado Moroni, che ha voluto creare questo progetto che alterna brani di Evans stesso, standard e composizioni originali successive, suonate però con il suono e l’originalità che il grande Bill ha saputo creare e ha poi infuso alla musica venuta dopo di lui.

La serata di Lugagnano di venerdì 7 luglio sarà animata dalla verve incontenibile e dalla voce graffiante del crooner pavese Sergio Tamboo Tamburelli. Insieme alla sua band, Blues & Jazz Society, composta da altri cinque elementi oltre a lui, Mr. Tamboo coinvolgerà tutto il pubblico presente con un repertorio che combina i due generi con grande sapienza di arrangiamenti e che spazia dallo Swing al Dixieland, alla Jazz Song italiana di Buscaglione e Natalino Otto, dai classici standard di Louis Armstrong al Blues di Kansas City, per uno show scoppiettante, ricco di trovate divertenti e di ironia.

Ai piedi della Rocca di Castell’Arquato domenica 9 luglio si avrà l’occasione di apprezzare un concerto di altissima qualità artistica, tutto giocato sul Tango, il genere che meglio di ogni altro riesce ad esprimere il sentimento della nostalgia, della passione e del ricordo. A condurre il pubblico in questo viaggio, il violoncellista Jorge Andrés Bosso con il suo Ensemble BossoConcept che, oltre a essere l’ideatore dell’ensemble che infatti porta il suo nome, è anche compositore di alcuni dei brani che verranno eseguiti nel corso della serata, oltre a quelli di alcuni tra i più noti autori al mondo. Il titolo del progetto è Tangos at an Exhibition!

Alla seconda tappa in città di Summertime in Jazz martedì 11 luglio faranno da sfondo i chiostri della Galleria d’Arte Moderna “Ricci Oddi”, che ospiterà un particolare progetto il cui leader è il pianista Riccardo Arrighini, dal titolo “Trio in Opera”. Da anni Arrighini si sta muovendo sul piano della ricerca di una fusione di mondi musicali tra loro apparentemente distanti, quali il Jazz e l’Opera Lirica. La sua ricerca, partita qualche anno fa con Puccini, ma poi estesa a un repertorio sempre più vasto, che comprende i più grandi maestri, italiani e non solo, lo ha portato a far dialogare costantemente l’anima più passionale della Lirica con quella più innovativa del Jazz, sia dal punto di vista dell’armonizzazione sia rispetto all’improvvisazione.

Si cambia location e si cambia di nuovo anima musicale. Per il concerto di Travo in piazza Trento del 12 luglio, l’ispirazione arriva direttamente dal Sud America, in particolare da quei Paesi con una forte tradizione musicale, come il Brasile, Cuba, l’Argentina, il Perù e Puerto Rico. I brani in programma sono tutti permeati delle energiche sonorità afrocubane con contaminazioni jazz, gli estrosi arrangiamenti di questi brani immortali, rendono omaggio alle più grandi personalità del Latin Jazz internazionale; certo non mancheranno anche composizioni originali del trio che ha all’attivo diversi album. In occasione del concerto della rassegna, il suono degli Iguazù Acoustic Trio avrà delle venature più morbide e sensuali grazie alla presenza sul palco della cantante Paola Folli, vero “pezzo da novanta” nel panorama vocale italiano.

Una ventata di leggerezza consapevole, fatta di sostanza, sicuramente di buona musica, e lontana dalla superficialità, è quella che porteranno con sé lunedì 17 luglio a Rivergaro in piazza S. Agata, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, in arte Musica Nuda. Oltre ai brani più famosi che li hanno resi celebri anche presso il grande pubblico, non solo a livello nazionale ma anche all’estero, il duo voce e contrabbasso con quattordici anni di collaborazione alle spalle, presenterà per l’occasione l’ultimo album uscito all’inizio di quest’anno dal titolo “Leggera”, che raccoglie dodici brani inediti di grandi autori cantati tutti per la prima volta in italiano.

Se è sempre ricercata l’assonanza tra il luogo e la musica che vi si suonerà, ci sono casi dove il connubio diventa particolarmente felice. Pare creato apposta per la platea naturale su all’Antica Pieve di Vernasca il programma del concerto del Renzo Ruggieri Group, che vi si esibirà mercoledì 19 luglio. Il fisarmonicista ha coinvolto un quartetto di straordinari musicisti, tutti virtuosi del proprio strumento, quali Claudio Filippini al pianoforte, Massimo Moriconi al contrabbasso e Massimo Manzi alla batteria, in un progetto dinamico ed elegante che oscilla tra standard e composizioni originali e sa toccare le corde più profonde.

Una notte tra il Tango e il Jazz è quella in programma a Morfasso sabato 22 luglio ideata da Max De Aloe che suonerà con suo storico quartetto. L’armonicista, sicuramente uno tra più autorevoli sulla scena jazz, proporrà un progetto di largo respiro, tipico del suo modo di intendere la musica, grazie a un repertorio che spazia dai classici della tradizione jazzistica afroamericana, con brani famosi di Duke Ellington, Miles Davis, Thelonius Monk, fino a brani della tradizione del Tango di Carlos Gardel e del Tango Nuevo di Astor Piazzolla.

Altro cambio di scenario per la tappa a Cortemaggiore, che vedrà salire sul palco di Piazza Patrioti mercoledì 26 luglio gli Amelia Smooth Jazz. Si tratta di un gruppo con un organico nutrito, composto da sei elementi che alla classica sezione ritmica aggiunge i fiati (flauto, tromba e flicorno) e che prende il nome dalla figura femminile di Amelia, una cantante di grande carisma e dall’intensa timbrica vocale, nonostante la giovanissima età.

Tra le tappe più amate quella completamente immersa nel verde alla Pietra Perduca, un luogo già di per sé molto bello della Val Trebbia, dato che dalla cima della Pietra si può godere di un panorama mozzafiato, intriso inoltre di una forte sacralità, luogo di antichi culti pagani. Sul sagrato della chiesetta medievale di S. Anna nel tardo pomeriggio di domenica 30 luglio suoneranno in acustico i BS Gypsy Trio guidati da Luciano Poli. Due chitarre, una solista e l’altra ritmica e un contrabbasso ad accompagnare gli astanti nelle atmosfere della “Belle Époque” anni Trenta attraverso il gypsy manouche creato e portato al successo dal grande Django Reinhardt.

A chiudere la rassegna 2017, sarà mercoledì 2 agosto il Gypsy Katch Quartet che si esibirà sul sagrato della chiesa di S. Maria delle Grazie nell’elegante borgo di Vigoleno, classificato a ragione come uno tra i più belli d’Italia. Come s’intuisce dal nome del gruppo, siamo di fronte ad quartetto nato dall’estro creativo del polistrumentista Hillary Katch con l’intento di avvicinare il pubblico, nella semplicità e spensieratezza, alla caratteristiche sonorità del Jazz Manouche. Ovvero di quel genere che ha reso possibile l’unione tra l’antica tradizione musicale zingara del ceppo dei Manouches e il Jazz americano.

L’inizio dei concerti è sempre previsto per le ore 21.30, tranne quello sulla Pietra Perduca, che inizierà nel tardo pomeriggio, alle ore 18.30.

In programma dal 30 giugno al 13 luglio un “Ethnoshock” illuminante per Udin&Jazz 2017

“Ethnoshock” è il titolo scelto per la 27° edizione di Udin&Jazz in programma dal 30 giugno al 13 luglio, un titolo estremamente chiaro che illustra al meglio gli intenti degli organizzatori, guidati con la passione di sempre da Giancarlo Velliscig.

Il jazz nasce come musica meticciata, vale a dire dall’incontro di più culture che si fondono per dar vita a qualcosa di assolutamente nuovo che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare sotto il nome di jazz. Questa musica, facilmente identificabile, ha caratterizzato tutto il secolo scorso. Adesso la situazione è cambiata: morti tutti (o quasi) i capiscuola, molti non riescono più a distinguere cosa sia jazz e cosa no… come se fosse poi così importante etichettare la musica. Il fatto è che oggi, così come ieri, il jazz è innervato da input provenienti da mondi completamente diversi e Udin&Jazz ci propone, quindi, uno straordinario viaggio attraverso musiche e culture che influiscono sempre di più nello sviluppo del jazz e della musica moderna globale, fra sperimentazione e ritmi ancestrali, fra scenari metropolitani e retaggi tribali.

Di qui un cartellone ricco di “stelle” estere di primaria grandezza senza, però dimenticare, così com’è nel DNA del Festival, i musicisti locali: decine di eventi animeranno, quindi, le vie e le piazze di Udine e non solo, per l’organizzazione dell’Associazione Culturale Euritmica, in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, i Comuni di Udine, Cervignano del Friuli e Tricesimo, la Fondazione Friuli e l’Agenzia PromoTurismoFVG.

L’apertura, il 30 giugno a Cervignano, è appannaggio, per l’appunto, di musicisti friulani, il nuovo progetto dei B4Swing Vocal 4et & Renato Strukelj Big Band, mentre in chiusura, il 13 luglio al Castello di Udine, presentata da Max De Tomassi, conduttore del programma radiofonico “Brasil”, e trasmessa in diretta su Radio Rai 1,  una straordinaria “brazilian night”; protagonisti Toquinho e la cantante e chitarrista Maria Gadù. In due diversi set, gli artisti proporranno uno straordinario repertorio della nuova generazione cantautorale brasiliana e i successi di oltre 50 anni di carriera di Toquinho; aprirà la serata il trio di Letizia Felluga.

In mezzo una serie di altri appuntamenti da non perdere. Venerdì 7 luglio al Castello di Udine, unica data in Italia, il concerto di Mulatu Astatke. Grande musicista etiope, Astatke è considerato il padre del genere “Ethio-Jazz”; con il suo progetto dal titolo “Sketches of Ethiopia”, l’artista presenta una straordinaria miscela di suoni jazz e afro, arricchita con elementi di musica latina.

Di stampo diverso ma di assoluto livello sarà l’evento, in programma il 6 luglio, sempre al Castello di Udine, con protagonisti due grandi interpreti della scena musicale italiana contemporanea, Remo Anzovino e Roy Paci. Sul palco assieme alla loro band, i due proporranno, in anteprima assoluta, il potente, emozionate e sentito “Tribute to Muhammad Ali”.

L’8 luglio, ancora al Castello di Udine, appuntamento di spicco con la stella del “desert blues”, artista capace di stregare i grandi della musica mondiale: stiamo parlando di Bombino, nato e cresciuto in Niger, membro della tribù Tuareg Ifoghas e affermatosi nel mondo come straordinario chitarrista. Le sonorità di Bombino, riconducibili a quelle dei Tinariwen, i suonatori del deserto, a cui si aggiungono melodie elettrizzanti, racchiudono lo spirito della resistenza, della ribellione e della libertà, trasudando un groove irresistibile.

Fra gli italiani grande attesa per il duo Musica Nuda, composto dalla cantante Petra Magoni e dal contrabbassista Ferruccio Spinetti. Il duo proporrà, il 6 luglio in Corte Morpurgo a Udine, il nuovo progetto “Leggera”, album composto e cantato per la prima volta interamente in italiano.

Dopo il “la” di Cervignano con i già citati B4Swing Vocal 4et & Renato Strukelj Big Band, sabato 1 luglio a Tricesimo (un ritorno del festival nella splendida piazza della cittadina) andrà in scena lo spettacolo “Over Miles” di Gianluca Mosole, dedicato alla figura di Miles Davis.

Martedì 4 luglio, a partire dalle 18.00, in Piazza Matteotti a Udine, il concerto del Ludovica Burtone 4et. A seguire, sempre in Piazza Matteotti, il progetto dal titolo “SuonoMadre” del Massimo De Mattia 4et. In serata in Corte Morpurgo ecco “We like it hot”, con Vanessa Tagliabue Yorke, concerto dedicato alla musica newyorkese dei secondi anni venti del novecento.

©_ANGELO_TRANIMercoledì 5 luglio, alle 18.00 in Piazza Matteotti, il chitarrista Gaetano Valli presenta, in anteprima per Udin&Jazz, “Hallways”, spettacolo tributo a Jim Hall. Alle 19.30, il sassofonista Francesco Bearzatti sarà protagonista di un personale omaggio al grande Coltrane da tiolo “Dear John”. Spettacolo molto atteso è poi quello delle 21.30 in Corte Morpurgo con il sassofonista londinese Shabaka Hutchings and The Ancestors in “Wisdom of Elders”, progetto che arriva per la prima volta in Italia.

La giovane Udin&Jazz Big Band, orchestra nata un anno fa riunendo molti tra i migliori giovani professionisti del jazz del triveneto, si esibirà il 6 luglio sotto la Loggia del Lionello con “Sounds Across Boundaries”, concerto che vedrà la partecipazione straordinaria del sassofonista Francesco Bearzatti.

Altra storica presenza a Udin&Jazz è quella del pianista Claudio Cojaniz, che con il suo quartetto Second Time presenterà in prima assoluta il progetto “Songs for Africa”, il 7 luglio alle 18.00, spettacolo con il quale l’artista porterà la sua musica alla Caserma Cavarzerani. L’evento vuole costituire un segnale forte di incontro e solidarietà con popoli migranti che stanno vivendo, accolti spesso con ostilità, una fase drammatica della loro storia. Il jazz ribadisce la sua essenza di musica dell’accoglienza e dell’incontro.

In serata in Corte Morpurgo il live di Adnan Joubran, definito dal The Guardian come uno dei musicisti più innovativi del mondo arabo. Questo straordinario suonatore di oud, presenterà al pubblico di Udin&Jazz lo spettacolo “Borders Behind”.

Sabato 8 luglio, alle 17.00 in Piazza Matteotti sarà la volta della marching band Bandakadabra. Alle 18.30 in Corte Morpurgo la cantante Giorgia Sallustio e il suo quintetto proporranno il progetto dal titolo “Around Evans”, appassionato omaggio al pianista Bill Evans.

Come sempre il festival non propone solo musica ma anche incontri, workshop e seminari; così il 5 luglio presso la Galleria di Corte Morpurgo, ci sarà la presentazione ufficiale del libro del vostro cronista “Gente di Jazz”;  il 6 luglio sempre in Corte Morpurgo alle 17.00, Mulatu Astatke risponderà alle domande sulla sua straordinaria esperienza artistica e umana da parte di Marcello Lorrai. Dedicato al cinema è l’incontro di venerdì 7 luglio, ancora in Corte Morpurgo alle 17.00, con la presentazione dei film di Gianni Amico ”We Insist – Noi Insistiamo! Suite per la libertà subito” (1964) e “Appunti per un film sul jazz” (1965).

Da martedì 4 luglio a sabato 8 luglio in Galleria di Corte Morpurgo verrà allestita la mostra dal titolo “Udin&Jazz Rewind”, viaggio a ritroso nel festival attraverso filmati raccolti, nella lunga storia del festival, da Mauro Bardusco e Davide Morandi e fotografie di Luca d’Agostino. In collaborazione con Unidea invece è l’iniziativa “Un viaggio nella storia del sax”, esposizione nelle vetrine dei negozi del centro di Udine di alcuni sassofoni della collezione di Mauro Fain, appassionato cultore di questo strumento.

I NOSTRI CD

Rosario Di Rosa – “Composition And Reactions” – Deep Voice Records.

L’ album Composition e Reactions (Deep Voice Records) di Rosario Di Rosa, in solo pianistico, presenta essenzialmente un’unica opera che si “sfasa”in 12 cosidette Reactions.
Nasce nel solco del precedente già maturo Pop Corn Reflection (NAU) in un percorso artistico i cui riferimenti stilistici arrivavano a Steve Reich e Schoenberg.
Stavolta il jazzista offre una versione ulteriormente aggiornata della propria musica.
Nella struttura d’insieme affiora una certa affinità con le arti visive, le tecniche grafiche nell’uso di forme e colori per il gusto di “rappresentare” spazi e figure, nel definirne i passaggi.
E c’è poi una dichiarata apertura agli effetti elettronici e un recupero del datato MIDI. In dettaglio le Reactions sono 12 frammenti liberi della Composition n.26, questa, si, scritta, non improvvisata.
Ognuna di esse ha una propria specifica caratterizzazione. Si comincia con Variation e Morphing ovvero trasformazione dei lineamenti iniziali in quelli del tutto nuovi del punto d’arrivo. La successiva, e suggestiva Phasing e’ l’attuazione per gradi della cellula sonora selezionata attraverso sequenze di tipo minimalista laddove Density, giocando su “l’interdipendenza dei vari parametri musicali” (Harrington), percorre in lungo e largo una tastiera che pare non pesata.
La Reaction n. 4, Spaces, è la più onirica, gravida di silenzi astrali. Seguono, appesi/sospesi nel pentagramma, Intervals, in due takes, il primo dei quali a momenti si adagia melodicamente liberandosi dal senso di tensione che li contrassegna.
La n. 6, Tuning, e’ il ritorno alla culla tonale dopo varie scorribande fuori dal seminato. E se nella n. 7, Sampling And Loops, sopravviene la techné di una voce metallica che comprime le note del pianoforte, in Strings lo strumento ritorna percussione pura. Di Rosa espone poi in Clusters grappoli di note grumose del ricorrente sapore monkiano reso contemporaneo che in Textures rivela trame di puro tessuto non tappezzeria musicale.
Lo (s)compositore insomma assembla e sfaccetta, anatomizza e ricuce, spostandosi dal concreto all’astratto mosso da un impulso espressivo forte. Verificando dinamicamente come alla azione (compositiva) possa corrispondere una reazione (improvvisativa).

Federica Gennai, Filippo Cosentino – “Come Hell Or High Water” – Naked Tapes 01
C’e’ modo e modo di combinare e disporre corde e corde vocali, nel jazz.
Petra Magoni si fa accompagnare da Ferruccio Spinetti al contrabbasso. Claudio Lodati non disdegna loop ed elettronica creativa nel seguire la voce di Rossella Cangini. Il melodizzare di Patty è armonizzato dalla chitarra di Tuck così come il bel canto, fra etno e classica, di Noa trova nella chitarra di Gil Dor una piattaformasonora che è un riferimento più che costante. E c’è chi, come Filippo Cosentino, nel seguire volute ed evoluzioni canore, alterna diverse soluzioni di strumento, orientando così ovviamente la prospettiva musicale.
Assieme alla vocalist Federica Gennai annovera nel proprio armamentario sonoro sia chitarra acustica sia elettrica sia, spesso con funzione di “basso armonico”, la chitarra baritona. La cantante, come del resto lui stesso, si serve spesso di effettistica, ma il dato saliente della loro ricerca sonora sono i colori variopinti della timbrica da una parte, dall’altra un ondeggiare fra atmosfere mediterranee e climi musicali tipici del jazz contemporaneo europeo in un comporre del tutto originale.
Nel cd Naked Tapers 01 intitolato Come Hell Or High Water la proposta dei due musicisti evidenzia in modo abbastanza nitido la propria dimensione ispirativa. Beninteso, fra i brani eseguiti si ritrovano Avalanche di Leonard Cohen e Footprints di Wayne Shorter quasi come due fari del folk-blues e dei ’60s jazzistici a cui guardare e riprendere con rispetto e partecipazione. Ma ecco la musica popolare, la propria, in senso strettamente culturale, affiorare in Tramuntanedda (il chitarrista piemontese ha origini siculo-calabre) brano che, ne siamo sicuri, sarà stato fra i più apprezzati nei suoi tour estivi fra Centroeuropa ed Asia per l’abile coniugare linee melodiche southern con improvvisazioni su base spanish. Peraltro ogni brano in scaletta ha una propria connotazione ben definita. Loneliness per il tema trattato della solitudine “nel cuore della terra” affrontato consuadente poesia dalla Gennai. E se No Solution Re Solution è ancora un meditare, essenziale e spoglio, che si adagia su reverberi di arpeggi come stesi sotto la luce solare e Lullaby in Blue è viaggiointrospettivo… bifronte insomma dai due poli, a Baritona e Crescendo, un nome un programma, segue Every Moment Is A Gift (SongFor Paola) con quello strano sapore di istantaneo come il momento in cui il pezzo è nato. Resalio ha un attacco che ricorda Non dire No diBattisti ma è solo un’impressione; lo sviluppo prende una piega bluesy che si trasforma strada facendo, strato per strato di accordi.
Infine il brano che da il titolo all’album è un rientro in quella confidenziale intimità che costituisce la principale cifra stilistica del progetto discografico del duo. Meglio dire della Coppia, per sinergia, musicale e interpersonale.
Umberto Tricca – “Moksha Pulse” – Workin’ Label

Curioso il titolo del disco di esordio del chitarrista Umberto Tricca, Moksha Pulse, edito da Workin’ Label e distribuito da I.R.D.   Moksha, in sanscrito, significa liberazione, emancipazione, affrancamento dalle limitazioni. E la cosa ci può stare, col jazz, visto che anche l’Asia, oltre l’afroamericanità, può rivendicare vicinanze con questo tipo di musica. Pensiamo all’improvvisazione della musica indiana tradizionale. E già nell’intro dell’album, Slow Passacaglia, il chitarrista appare slegato da contorni e margini canonici occidentali.
Non si pensi a influssi etnici spinti alla Remember Shakti per intenderci. Gli strumentisti che lo accompagnano, Achille Succi (sax, clarinetto basso), Giacomo Petrucci (sax baritono), Nazareno Caputo (vibrafono), Gabriele Rampi Ungar (contrabbasso) e Bernardo Guerra (batteria) producono con lui un magma sonoro che afferisce a modalità più di jazz contemporaneo che parajazz o metafolk che dir si voglia.
Pulse, l’altro termine del titolo, non c’entra con i Pink Floyd ne’ con Roger Waters. Nessuna parentela rock (semmai la 6 corde pare richiamare a volte certa sgorgante limpidezza accordale di Larry Coryell). Pulse è il polso, il battito, semplicemente. Seguendolo il sestetto si prodiga in una ricerca di gruppo consistente nell’interfacciare linguaggi musicali anche eterogenei nelle 6 composizioni del chitarrista (la settima, Lude, e’ dell’indiano Vijay Iyer). E se Jhumara Tal pare riecheggiare Sue’s Changes di Mingus, contrattempi ostinati e complesse sincopi contrassegnano in stile Metrics di Steve Coleman il brano che da titolo all’album. Che poi, nell’incedere inventivo si allarga, scopre spazi nuovi, si diversifica. Empty Sky, ballad legata idealmente a Burning in Varanasi, ha un attacco scofieldiano che lascia insinuare, come un serpente dal cesto, l’alto sax di Succi, sorretto da vibrafono e double bass, musica allo statu nascenti dalle estreme radici est/ovest.
Chango Rebel ha per finire una lenta struttura ciclica con un crescendo che deborda in una caleidoscopica poliritmicità afrocubana, con relativa esplosione della sezione ritmica.
L’opera prima di Tricca, sia come compositore che leader, si presenta insomma come un buon viatico verso i prossimi lavori, si spera sempre a 360 gradi di latitudine geomusicale.

 

 

Note di Settembre 2016

Comacchio dispiega il red carpet per accogliere le stelle che animeranno la seconda edizione di Note di Settembre, prestigiosa rassegna concertistica organizzata dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo in collaborazione con Produzione Culturale. Due fine settimana per quattro appuntamenti ad ingresso gratuito (il 2 e 3 settembre ed il 9 e 10 settembre alle ore 21.30 all’Arena di Palazzo Bellini) che accenderanno le notti della romantica cittadina lagunare attraverso una commistione di generi che spazia dal pop al rock, dal folk al cantautorato più raffinato, con uno spiccato accento di matrice jazzistica.
Puntando la lente sui singoli protagonisti, cosa accade se lo “Zio Rock”, anima eclettica che risponde al nome di Omar Pedrini (ex Timoria), finisce nelle grinfie dell’imprevedibile attore, autore, cantante e conduttore Franz Campi? Lo si potrà scoprire solamente partecipando a questo atipico “incontro con l’autore” che aprirà l’intera rassegna venerdì 2 settembre (ore 21.30). In un costante scambio di parole e note, Pedrini – mediato dalla verve di Campi – ripercorrerà il suo articolato percorso artistico che lo ha visto combattere in prima linea per il sociale e accogliere a braccia aperte i linguaggi più svariati – dall’arte contemporanea al cinema, dalla tv alla radio – uniti da un imprescindibile fil rouge: la musica. Cantautore, chitarrista, poeta e showman, Pedrini – alla soglia dei 50 anni – ha all’attivo 18 album e oltre un migliaio concerti. A suo dire, sta vivendo una sorta di terza vita lungo la quale ha condiviso il palco con artisti come Jovanotti e i Nomadi, o pubblicato per Universal come nel caso del suo ultimo album “Sorridimi”.
Possiamo asserire che quello tra Petra Magoni e Ferruccio Spinetti è un incontro fortuito, voluto dal destino. Cantante solista con all’attivo già quattro album, nel gennaio 2003 Petra Magoni aveva in programma un mini-tour in alcuni piccoli club della “sua” Toscana con un amico chitarrista. Proprio il giorno del loro primo concerto, quest’ultimo si ammala. Petra, invece di annullare la data, chiede a Ferruccio – già contrabbassista degli Avion Travel – di sostituirlo all’ultimo minuto. Nasce così Musica Nuda, voice’bass combo che animerà la serata di sabato 3 settembre (ore 21.30) con l’ultima tappa del loro “Little Wonder Tour”. In dodici anni di intensa attività concertistica Musica Nuda ha messo a segno oltre mille concerti intorno al globo, dall’Olympia di Parigi all’Hermitage di San Pietroburgo, proponendo, con sorprendente immediatezza e dirompente energia, un’originalissima rilettura di brani che hanno fatto la storia della musica: da Monteverdi a Sting, passando per i Beatles, Edith Piaf , Bob Marley…
Venerdì 9 settembre (ore 21.30) il palcoscenico dell’Arena di Palazzo Bellini ospiterà Antonella Ruggiero, una delle voci che ha attraversato gli ultimi venticinque anni della musica italiana, raccontando e seguendo in parallelo con le sue canzoni l’evoluzione dei costumi e del gusto del grande pubblico. Voce dei Matia Bazar che ha intrapreso, dagli anni Novanta, una straordinaria carriera solista grazie alla sua abilità di interprete, intrecciata a una naturale curiosità e al desiderio di spaziare oltre i confini dei linguaggi tradizionali, la Ruggiero ha saputo toccare campi distanti tra loro. Il suo percorso non si è fermato al pop: negli ultimi anni ha abbracciato la musica legata alla cultura religiosa occidentale, indiana e africana, per poi spingersi fino alle atmosfere di Broadway, al fado portoghese e alla canzone d’autore. “Concerto Versatile” raccoglie tutto ciò insieme ai suoi più grandi successi, da “Vacanze romane” al più recente “Echi d’infinito”. Ad accompagnare la Ruggiero in questo emozionante viaggio, sarà il tastierista, compositore e arrangiatore statunitense Mark Harris al pianoforte e armonium.
Spetta infine al cantautore siciliano Mario Venuti, sabato 10 (ore 21.30), a chiudere Note di Settembre. Autore di brani come “Fortuna” e “Mai come ieri” (in duetto con Carmen Consoli) divenuti in brevissimo tempo delle vere e proprie hit radiofoniche, Venuti veste ora, divertito, i panni del crooner con “Mario Meets Jazz”, nuovo progetto live in cui classici della canzone italiana ed internazionale, come “Night And Day” di Cole Porter, si alternano a brani del suo repertorio rivisitati in chiave jazz. Ad accompagnarlo in questa nuova avventura è infatti una classica sezione ritmica costituita da pianoforte, contrabbasso e batteria formata rispettivamente da Seby Burgio, Peppe Tringali e Alberto Fidone, alias Urban Fabula, sorprendente trio jazz in cui spiccano l’esuberante pianismo, ricco d’inventiva, del poco più che ventenne pianista e la solidità di una ritmica fluida e mai scontata, consolidata da quasi dieci anni di collaborazioni a fianco di artisti del calibro di Fabrizio Bosso, Javier Girotto, Rosario Giuliani, Steve Grossman, Michael Rosen, Gegè Telesforo e Barbara Casini.
Tutti i concerti si svolgeranno all’Arena di Palazzo Bellini (Via Agatopisto, Comacchio – FE). In caso di maltempo saranno trasferiti alla Sala Polivalente, all’interno del palazzo. Per informazioni 0533 314154, www.comunecomacchio.fe.it, www.turismocomacchio.it (altro…)