Dalla Puglia all’Africa con Nico Morelli e Oumou Sangaré

Musica di spessore all’Auditorium in due concerti del tutto differenti: intendiamo riferirci al trio italiano di Nico Morelli in scena il 12 settembre e al progetto “Mogoya” della vocalist Oumou Sangaré presentato al pubblico italiano il 22 settembre.

Ma procediamo con ordine.

Pugliese di nascita ma oramai parigino d’adozione, Nico Morelli è artista completo che oramai da anni tiene ben alta la bandiera del jazz italiano oltre confine. Nel concerto romano Nico ha evidenziato molti aspetti della sua poliedrica personalità: esecutore, compositore, arrangiatore che pur traendo ispirazione sia dal jazz propriamente detto sia da alcune atmosfere tipiche della musica colta del secolo scorso, rimane comunque con il cuore e la mente ben ancorati nella tradizionale musicale della sua terra. Non a caso il “Nico Morelli Trio” nasce dall’incontro di musicisti per l’appunto pugliesi – Nico di Taranto, Camillo Pace al contrabbasso anch’egli di Taranto e Mimmo Campanale alla batteria di Andria – tutti di grande esperienza testimoniata tra l’altro dalle numerose prestigiose collaborazioni con artisti del calibro di Bobby Watson, Bobby McFerrin, Randy Brecker, Bob Mintzer e, in ambito Pop, Lucio Dalla. E sempre non a caso buona parte del repertorio è focalizzata proprio sulle melodie popolari pugliesi sia rivisitate in chiave moderna sia considerate motivo ispiratore per composizioni nuove di zecca.

Di qui una musica materica, spesso trascinante in cui la ricerca sonora di Nico si coniuga perfettamente con una concezione del trio che fa dell’interazione la sua carta vincente. Quindi scambi frequenti tra pianoforte e gli altri due strumenti, bellezza delle linee melodiche e grandi capacità improvvisative nella tradizione del migliore linguaggio jazzistico.

Ecco quindi una personale interpretazione di un classico del jazz quale “Honeysuckle Rose” di Fats Waller, ma ecco anche alcuni brani della tradizione pugliese quali “Stu pettu é fattu cimbalu d’amuri” e “Tarantella del Gargano” cui si accompagnano un brano pop moderno quale “A me me piace o blues” di Pino Daniele e un pezzo del grande Carlos Jobim “Agua de beber”.

Ma, come si accennava in precedenza Nico è anche un fertile compositore e quindi non potevano mancare sue composizioni quali “Marocco Feel”, “Pezzo X”, “Taranté” e soprattutto uno splendido “New Song” offerto come bis.

 

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Il 22 settembre eccoci ancora all’Auditorium per un concerto molto atteso programmato nell’ambito del RomaEuropa Festival 2018: Oumou Sangaré con il suo nuovo progetto “Mogoya”.

Nata a Bamako, (25-2-1968) capitale del Mali, Sangaré ha conquistato le platee internazionali grazie alla sua musica da sempre indirizzata alla lotta contro la discriminazione delle donne e in particolare contro i matrimoni combinati e la poligamia. Attività che nel 1998 le è valsa la nomina di commendatore dell’Ordre des Arts et des Lettres, e nel 2010 un Grammy Award.

Per il concerto romano la vocalist si è presentata alla testa di un ensemble composto da Abou Diarra al kamele n’goni (una piccola arpa a sei corde con la cassa in legno, ricoperta da pelle di capra), Alexandre Millet alle tastiere, Elise Blanchard al basso Guimba Koyate nella duplice veste di direttore musicale e chitarrista, Jon Grandcamp batteria e percussioni, Emma Lamadji e Kandy Guira coriste, vale a dire quattro musicisti africani e tre francesi.

Dotata di una voce scura, possente, in perfetta aderenza con la statuaria presenza scenica, la Sangaré ha condotto con mano sicura lo show portandolo laddove voleva che arrivasse. Vale a dire a coinvolgere il pubblico e farlo danzare al suono di ritmi africani. In effetti l’artista, nel corso di una intervista rilasciata prima della tournée, aveva esplicitamente affermato di voler “portare un pezzo di Africa in Italia”, di voler comunicare con il suo pubblico attraverso la musica e invitarlo a danzare, portare un messaggio di unità.

Il concerto si può dividere in due parti: nella prima la vocalist ha intonato le sue canzoni (peccato non capirne i testi) ottimamente coadiuvata da tutto il gruppo, con le due coriste particolarmente brave non solo a cantare ma anche a muoversi all’unisono sempre con il sorriso sulle labbra. La musica è sempre coinvolgente sorretta da ritmi per noi occidentali non proprio usuali.

A metà concerto si aggiunge al gruppo, per un solo brano, il francese Émile Parisien che al sax soprano dà una dimostrazione della sua bravura e si tratta del momento, musicalmente parlando, forse più felice dell’intero concerto ad evidenziare, se pur ce ne fosse stato bisogno, di come il linguaggio jazzistico possa magnificamente integrarsi con ritmi africani.

Ma, oltre ad essere il momento musicalmente più riuscito del concerto, il brano ha segnato il punto di svolta ché successivamente la Sangaré ha invitato il pubblico ad alzarsi e ballare. Ed è stato un altro momento magico. Alcuni africani, presenti in sala, sono saliti sul palco e hanno cominciato a danzare così bene che chiunque fosse entrato in teatro in quel momento avrebbe potuto scambiarli per parte integrante dello spettacolo, ad ulteriore dimostrazione di come la musica sia vissuta e sentita in modo completamente diverso in Africa e qui in Europa.

E così il concerto è proseguito sino alla fine in un tripudio di applausi e di pubblico festante a danzare sotto il palco.

Talos, un festival a sud-est del mondo

La musica ha una qualità: può migrare senza incorrere nel freno di frontiere, muri, fili spinati. Può cioè spostarsi liberamente ed, in alcuni casi, trovare l’accoglienza più calda.
Ecco. Il Talos Festival suggerisce quest’idea, di una rassegna aperta e inglobante per arti musica danza e in genere spettacolo. Il tema principale resta quello delle bande, grazie alla cui folta presenza, per citare Mascagni, la Puglia è una terra benedetta da Dio. E Pino Minafra, condirettore con suo figlio Livio della kermesse, da combattivo pronipote del mitico Talos qual ė, ha affermato che si sta finalmente concretizzando un importante traguardo legislativo regionale per la tradizione bandistica per come emerso nello specifico convegno interno alla manifestazione (che ha ospitato peraltro la presentazione del libro di Ugo Sbisá, “Puglia: le etá del jazz”).
Le bande hanno una tradizione forte nella regione – un paragone possibile le fanfare che eseguivano Sousa negli USA di inizio novecento – che risulterebbe di denominazione d’origine (non) protetta se non esistessero iniziative come quella ruvese la cui mission è tenerle in vita, consolidarle, rilanciarle.
Alle bande è stata, come da consuetudine, riservata un’ampia vetrina nella settimana di anteprima (1-5 settembre) a base di concerti, masterclass, flash mob, mostre fotografiche (Talosart a cura di Raffaele Puce), laboratori coreografici.
Talos è ancora La Melodia, La Ricerca, la Follia. Ma il tema sottotraccia rimane quello della rivendicazione della ricchezza artistica del territorio che si estende attorno a Ruvo verso varie latitudini e longitudini.

La notte della tammurriata offerta da Enzo Avitabile con i Bottari di Portico, che ha inaugurato a piazzetta Le Monache la sezione internazionale del Festival (6-9 settembre), va in tale direzione, in cui Suono Parola Danza si incontrano, per come statuito dal leader, profeta della ‘disamericanizzazione’, pur mantenendo l’influsso di black music (slang e tamburi compulsivi richiamano il rap); ed omaggiando, alla sua maniera, il Chain Of Fools di Aretha Franklin con lo stesso spirito devoto con cui rinnovare il canto accorato di Terra Mia di Pino Daniele. Il sassofonista di Soul Express ha maturato una propria poetica di “Paisá” che è sintesi profetica di linguaggi, come il griko, e ritualitá afro/mediterranee, rafforzate da collaborazioni come con la cantante palestinese Amal Murkus e col francese Daby Tourè, immortalato nel documentario ” Enzo Avitabile: Music Life” (2012) di Jonathan Demme: tutto nel segno della condivisione-senza/divisione e del recupero unitario e identitario di comuni radici ritmiche, sonore, idiomatiche.

Ed anche quando, poche ore prima, si esibiva, nello spettacolo Notturni, il trio italo-franco-austriaco composto da Livio Minafra al piano (degno di sviluppi il suo fischio che raddoppia le note della mano destra, alla Salis), Michel Godard a tuba e serpentone e Roland Neffe a vibrafono e marimba, la cifra stilistica era di quel taglio, con una musica leggera, variante, emotiva, inerpicantesi su immaginari Balcani con affacciata su New Orleans ma anch’essa radicata nella vasta area sull’asse tirreno/jonio/adriatica.
Sulla traccia dell’album Campo Armonico (Quinton) vi si è costruita la dimensione scenica dell’Adagio alla Finestra di giovani ninfe e mature driadi che, affacciate sulla corte della Pinacoteca d’Arte Contemporanea-ex Convento, gesticolano acclamano chiacchierano, bocche della verità e follia maldicente, tarantolata, mentre lasciano scivolar giù brandelli di carta, vox populi (o vox dei?) nella visione dell’ideatore Giulio De Leo che “ribalta il luogo comune teatrale e letterario del balcone come simulacro del femminile”.

Giorno 7 il vento dell’est ci porta in direzione Egeo, verso la Grecia di Xenakis e Vangelis, sulle ali del pianoforte di Sakis Papadimitriou, giá visto alla prima edizione del festival di Noci nel 1989. Ed ancora in spolvero nel prodigarsi nella ricerca modale di echi classici, agli albori del pensiero occidentale, fino al I secolo a.c., e riportare in vita aforismi, epitaffi, odi poetiche grazie al canto di Georgia Sylleou, incorniciato dalle figurazioni coreutiche di De Leo e Compagnia Menhir, con l’apporto di interpreti diversamente abili. Titolo della coreografia ‘Passionale’, dove il gesto, privo di illusioni estetiche, è strumento di relazione, vicinanza, ascolto.

Poi la zolla musicale indoeuropea tracima ancora verso oriente, sulle rotte di Marco Polo, fino all’India di Trilok Gurtu. Il percussionista, con un set strumentale che è un arsenale, si esibisce in un “solo” in cui prevalgono tablas e voce, in una congiunzione meditativa trasmessa agli spettatori che partecipano, a fine concerto, all’ esecuzione creando collettivamente un bordone tipo tampoura con un riff ripetuto ad accompagnare il musicista sul palco. Il cui sargam recita il ritmo, lo melodizza. E dà il meglio di sé quando si trasforma in un intona rumori concreti, creando vibrazioni da un secchio d’acqua, agitando oggetti, soffiando nel microfono per generare echi apocalittici, bacchettando cose per scovarne risonanze, in una sfida alle leggi dell’acustica quasi fosse un Cage venuto dall’Asia più tradizionale.

Est, est ancora est con The Bulgarian Voices “Angelitas”, polifonia di schietta matrice popolare, la loro, resa attraverso il sapiente gioco delle sezioni soprano-mezzosoprano-alto-contralto che si intrecciano e si riuniscono in accordi inconsueti per noi, talora misteriosi da decifrare, in cui pesa l’ utilizzo dei quarti di tono proprio della musica folklorica. Applauditi i canti a dispetto e quelli a risposta ma soprattutto bissata, su richiesta di un pubblico divenuto maggioranza bulgara, una originalissima versione di Bella Ciao.

Le due giornate finali hanno registrato la produzione La notte delle bande con Pino Minafra & La Banda, diretta da Michele Di Puppo, in repertorio Rossini, Bellini, vari autori fra cui compositori bandistici pugliesi, e con la partecipazione fra gli altri del poeta Vittorino Curci. Una formazione eccellente, sicuramente da “esportare”.

In pinacoteca poche ore prima era stato presentato il disco Sincretico (Dodicilune) del fisarmonicista Vince Abbracciante con Alkemia 4et nonché In The Middle, atelier coreografico curato da Sanna Myllylahti su musica del contrabbassista Giorgio Vendola oltre a Giardini famigliari, con commento sonoro affidato alla tromba di Giuliano De Cesare, con la danzatrice Mimma Di Vittorio in bella evidenza.
Nell’ultima serata la performance dei Fratelli Enzo e Lorenzo Mancuso, seguita da Ciclopica, dei salentini di BandAdriatica diretta da Claudio Prima, con brani del nuovo album Odissea (Finisterrae), ha chiuso in bellezza il palinsesto dopo le sonorizzazioni di Nicola Pisani e Michel Godard sulle figure di Arcipelago.

È tutto, da Ruvo di Puglia, la cittå del “Jatta”, il Museo; la città del “Jezz”, meticcio con sponde a Levante oltre che con i Sud del mondo.

Amedeo Furfaro

Pino Minafra e la banda di Ruvo di Puglia al Teatro “La Seine Musicale” di Parigi

Vorrei iniziare questo 2018 condividendo con i lettori di “A proposito di jazz” una bellissima notizia: la banda di Ruvo di Puglia diretta da Pino Minafra insieme al figlio Livio e (nella parte classica e tradizionale) a Michele Di Puppo, suonerà domenica prossima – 14 gennaio – in quel di Parigi, al Teatro “La Seine Musicale”, per concludere la rassegna “Ilot la France et l’Italie”.

Più volte, in questo stesso spazio, ho avuto modo di sottolineare l’importanza della bande di paese, non solo come fucina di nuovi talenti, ma anche – e forse soprattutto – come elemento di conservazione dell’identità di una comunità, di un luogo… per non parlare di quanto le bande siano state importanti per la nascita e lo sviluppo del jazz.  In questo ambito oramai da molti anni un ruolo di primissimo piano è ricoperto dal musicista pugliese Pino Minafra che ha cercato in ogni modo di portare all’attenzione degli appassionati e delle pubbliche autorità l’importanza della banda. Di qui il progetto “La Banda” che nasce nel 1993 proprio per cercare di salvare dall’oblio una grande tradizione musicale tipica del Sud Italia che ha prodotto un suono originale e unico al mondo. L’intento del compositore e trombettista ruvese è stato da un canto quello di documentare su supporto sonoro la tradizione musicale classica della banda – arie d’opera, marce sinfoniche e musiche della settimana santa – dall’altro quello di proiettare la banda nel suono contemporaneo, facendola confrontare con i linguaggi musicali più innovativi grazie alla presenza di compositori e solisti di valore internazionale. Il percorso trasversale fra “Tradizione e Innovazione”  fatto dalla Banda di Ruvo di Puglia, ospite dei più importanti festival europei di jazz, musica classica e contemporanea – Londra (Queen Elisabeth Hall), Parigi, Donaueschingen, Monaco di Baviera, Saalfelden, Graz, Les Mans, Lille, Huddersfield, Kendal, Brighton, Basingstoke, Munster, Berlino e altri – ha pienamente dimostrato l’attualità e la freschezza di questo suono caldo, vivo e generoso, ancora tutto da esplorare oltre che proteggere.

Nel 2012, un grandissimo musicista e compositore come David Byrne, fondatore dello storico gruppo Talkin’ Heads, dichiarò di essere stato ispirato, per la realizzazione del disco Love This Giant con la cantante St. Vincent, proprio dal suono della banda, e in particolare dall’ascolto di un disco di «una banda che suonava su una facciata musica operistica e sull’altra jazz e musica di Nino Rota», verosimilmente corrispondente alla Banda di Ruvo di Puglia diretta da Pino Minafra e al doppio “Traditional Italian Banda / Banda And Jazz” (Enja, 1997). Insomma un’iniziativa meritevole e non a caso l’Unesco ha riconosciuto il fenomeno delle Bande al Sud Italia come Patrimonio Immateriale Mondiale dell’Umanità.

A conferma del tutto il concerto di cui in apertura. In scaletta convivranno la Sivigliana di Adolfo Di Zenzo, celebri arie di Giuseppe Verdi, Georges Bizet, Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi, Vincenzo Bellini, Giacomo Puccini, Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi, alcune colonne sonore di Nino Rota e il brano originale Pinocchio firmato da Livio Minafra.

La Banda è attualmente composta da Vincenzo Mastropirro, Francesco Di Puppo (flauto), Dominga Damato (oboe), Angelo Giodice (clarinetto piccolo), Giambattista Ciliberti, Leonardo Cattedra, Vito Di Cintio, Gianluigi Caldarola, Giuseppe De Michele, Rocco Di Rella, Vincenzo Di Puppo, Giuseppe Dicorato (clarinetto), Nicola Puntillo (clarinetto basso), Massimo Cianciaruso (sax soprano), Paolo Debenedetto (sax alto), Francesco Loiacono (sax tenore), Michele Marzella (sax baritono), Simone Lovino, Vito Vernì, Vito Lamanna (corno), Vito Francesco Mitoli, Luciano Palmitessa, Pino Minafra (tromba), Luciano Pischetola, Biagio De Michino (trombone), Emanuele Maggiore, Vincenzo Bucci (flicornino), Antonio Cicerone (flicorno soprano), Salvatore Barile (flicorno tenore), Nicola Valenzano (flicorno baritono), Giuseppe Scarati, Pasquale Di Muro, Sebastiano Lamorte, Michele Cantatore (tuba), Vincenzo Mazzone, Giuseppe Tria, Simone Salvatorelli e Tommaso Summo (percussioni), Livio Minafra (fisarmonica).

eMPathia Jazz Duo – Mafalda Minnozzi e Paul Ricci in Concerto / Giovedì 28 dicembre – Teatro storico “Subasio di Spello” ore 21:30

Evento speciale di solidarietà presentato da Tamat in collaborazione con Donne Insieme Onlus e  “Donne in Jazz” di DOT Radio con il contributo e il patrocinio del Comune di Spello

Interculturalità, bossa nova, canzone d’autore italiana e impegno sociale: ovvero, il jazz che unisce dell’eMPathia Jazz Duo di Mafalda Minnozzi e Paul Ricci, in concerto giovedì 28 dicembre, con inizio alle 21:30, nello storico Teatro Comunale Subasio di Spello, un evento speciale dedicato alla solidarietà.

 Il concerto è presentato dalla ONG Tamat in collaborazione con Donne Insieme Onlus e  DOT Radio, all’interno della trasmissione “Donne In Jazz”, con il contributo e il patrocinio del Comune di Spello.

Una collaborazione tra associazioni no-profit regionali e l’amministrazione comunale di Spello, che intende dare un respiro diverso a queste festività con un’iniziativa culturale che metta al centro impegno civile e attenzione sociale, donne e benessere, lungo le latitudini della voce di Mafalfa Minnozzi e della chitarra di Paul Ricci, con i suoi particolari arrangiamenti.

Dura da oltre vent’anni il sodalizio artistico di Mafalda Minnozzi, interprete della  bellezza e della tradizione musicale italiana e napoletana in Brasile e in altri paesi del mondo e artista impegnata in progetti educativi nelle periferie di Rio de Janeiro, e Paul Ricci, compositore e produttore newyorkese in costante evoluzione e sempre alla ricerca del suono nella “voce” della chitarra jazz. Lo stile che caratterizza la loro unione musicale è molto personale e di forte impatto emotivo e usa il ritmo come linguaggio universale per valorizzare la potente e “atletica” voce dell’artista italiana.

A Spello il duo jazz darà vita ad una serata straordinaria portando, per la prima volta in Umbria, l’ultimo dei tanti progetti musicali che portano la loro firma: “eMPathia”, con influenze e incursioni nella musica brasiliana, latina, jazz, africana, non dimenticando i grandi classici del repertorio autoriale italiano.

L’ingresso al concerto è ad offerta libera e il ricavato sarà devoluto a supporto delle attività e dei servizi delle associazioni promotrici.

“eMPathia” Jazz Duo – Mafalda Minnozzi e Paul Ricci in concerto è  un’iniziativa Tamat con Donne Insieme Olus, DOT Radio e il supporto del Comune di Spello, DIVA International e Drinking Wine. Media partner  Subasio TV

Per informazioni: Colomba Damiani / Tamat / m: +39 347.976.2589 comunicazione@tamat.org

comunicato stampa

#empathiajazzduoplusfriends #mafaldaminnozzisolidarity #ricominciamodaljazz #sulpalcoperunpalco

 Note a margine: Tamat: Organizzazione non governativa riconosciuta dal Ministero degli Affari esteri e dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo: dal 1995 ha sviluppato progetti in Albania, Bolivia, Bosnia, Burkina Faso, Mali, Perù, Suriname oltre che Italia nelle regioni di Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Piemonte e Puglia.  I suoi partner europei per l’attuazione dei progetti UE sono basati in: Austria, Belgio, Cipro, Francia, Grecia, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Polonia, Portogallo, Puglia, Slovenia e Spagna.  “Lavoriamo su sovranità alimentare, sicurezza alimentare, agro-ecologia e agri-cultura. Crediamo nelle persone e nel rafforzamento delle competenze personali, per il miglioramento delle condizioni di vita di ognuno. Sosteniamo le organizzazioni locali, facendo in modo che ogni persona in ogni luogo possa vivere di risorse e competenze proprie. Supportiamo le popolazioni locali e la società civile per implementare soluzioni di sviluppo sostenibile in ambito sociale, ambientale, culturale ed economico. Cooperiamo in Africa, America Latina e Balcani. Lavoriamo in Italia con le associazioni locali, la società civile, le istituzioni e università sui temi e le sfide legate a sviluppo e processi di interdipendenza globale. Siamo per un mondo più equo, più giusto e più vicino alle donne”.

 Donne Insieme Onlus: è un’associazione di persone che mettono in comune la loro esperienza e le loro difficoltà nell’ affrontare la malattia aiutandosi a vicenda per superare questo evento difficile, “un gruppo di donne che come te”, hanno avuto problemi al seno. “Ci siamo riunite, perchè insieme possiamo combattere la malattia, la depressione ed il disagio emotivo che ne consegue. Insieme sulla strada della conoscenza e della prevenzione”. L’associazione nasce l’ 8 marzo giorno in cui si festeggia la giornata internazioanale della donna.

DOT Radio è stata fondata nel 2009 . E’ una web-radio indipendente, che trasmette 24 ore su 24 con una redazione attenta e appassionata. “Si dà largo spazio alla musica italiana e straniera di vario genere oltre a radiogiornali, informazioni meteo e programmi culturali,  portivi, di attualità e intrattenimento, che danno un carattere preciso al canale e costituiscono una alternativa di alta qualità ai contenuti radiofonici mainstream”.

Un(Folk)ettable Two di Nico Morelli all’Auditorium Parco della Musica

Foto di Adriano Bellucci

Roma, 14 settembre, ore 21
Sala Teatro Studio Luigi Borgna

Un(Folk)ettable two

Nico Morelli, pianoforte
Camillo Pace, contrabbasso
Mimmo Campanale, batteria
Davide Berardi, voce e chitarra
Barbara Eramo, voce
Paolo Innarella, sax soprano

Il Jazz ospita la pizzica, anzi no. La pizzica ospita il Jazz: si incontrano in campo neutro e si avvicendano prendendosi per mano e rimanendo ognuno ben saldo nel proprio mondo. Non “contaminazione”, piuttosto il coesistere di due generi che per contrasto esaltano reciprocamente bellezza e la forza dei punti in comune.
Nico Morelli è un jazzista, italiano, che vive e suona a Parigi oramai da un po’. Nico Morelli è anche pugliese di origine, un pugliese che con  “Un(Folk)ettable two edito da Cristal Records e Puglia Sounds, decide per la seconda volta di riappropriarsi delle proprie origini e di esprimersi attraverso due linguaggi apparentemente lontani e così profondamente radicati in lui: il Jazz, appunto, e la musica tradizionale della sua Puglia.

Per realizzare questo progetto un po’ visionario sceglie di avere con sé musicisti pugliesi: decisione importante, visto il risultato della performance percettibilmente autentica, dal punto di vista squisitamente emotivo. Pianoforte, contrabbasso, batteria, voci e l’incursione, una sola purtroppo, di Paolo Innarella con il suo sax soprano, un vero cameo, lirico come non mai, e un’energia notevole del gruppo dal primo all’ultimo minuto.
E’ proprio il contrabbasso che introduce la pizzica, percuotendo ritmicamente le corde con l’archetto: è una specie di evocazione suggestiva che apre il concerto, fino a quando il suono non si riempie anche di accordi del pianoforte e del groove della batteria.

I ritmi cambiano quasi improvvisamente e si viene trascinati nel Jazz, nell’improvvisazione, nello swing.
Da questo inizio incalzante fino al termine del concerto si oscilla di continuo dalla musica tradizionale al Jazz con una particolarità: lo stacco da una all’altra non crea traumi, non provoca scossoni: a stupire è la naturalezza con cui i due generi si avvicendano, trascinando chi ascolta in un flusso continuo di ritmi ed armonie cangianti, eppure mai in contrasto netto tra loro.
La pizzica è lo spunto per arrivare al Jazz. Il Jazz è lo spunto per tornare alla pizzica. La pizzica può essere anche in 5/4 e il jazz può avere la scansione ritmica della pizzica. Senza mischiarsi, ma scambiandosi suggestioni reciproche che vanno a permeare un tessuto sonoro ricco, connotato dal sommarsi di episodi colmi di pathos. Un pathos a volte garantito dalle due bellissime voci di Barbara Eramo e Davide Berardi, splendidi interpreti di questa musica così legata alle loro stesse origini, altre dal drumming multiforme e trascinante di Mimmo Campanale altre ancora del contrabbasso vivido, espressivo, basilare di Camillo Pace.


Il garante del flusso di questa bella performance che è quasi anche un flusso narrativo è Nico Morelli, che firma i brani, li riempie di vitalità e di vita vissuta e li materializza in un pianoforte che diventa di volta in volta (non vi paia strano) anche organetto, o  tamburello, persino, ma anche elemento fondamentale di un notevolissimo trio Jazzistico.


Ascoltare Un(Folk)ettable rivela che il Jazz e la Pizzica non sono mondi poi così distanti. Che è benefico, ad ascoltare un tale scorrere di suoni, scoprire punti in comune coltivando le differenze. Un messaggio importante al di là della musica e che arriva alla mente ed al cuore d’istinto, solamente ascoltando: l’unione di due culture, di due mondi lontani è possibile ed è una ricchezza. Un pensiero a cui se non arriviamo con il raziocinio possiamo arrivare con la musica. E gli applausi entusiasti alla fine del concerto lo hanno dimostrato.

IL VOLO DEL JAZZ – SACILE: MICHAEL NYMAN, VINCENT PEIRANI, BRAD MEHLDAU & CHRIS THILE TRA I GRANDI OSPITI DELLA XIII EDIZIONE

Michael Nyman, Vincet Peirani, il duo Brad Mehldau – Chris Thile (solo due date in Italia: Sacile e Milano), Simona Molinari, Dave Holland Trio, il progetto Spiritual Galaxy capitanato da Conte-Petrella-Casarano.

È un cast di livello internazionale quello che dal 21 ottobre al 2 dicembre salirà sui palcoscenici della Fazioli Concert Hall e del Teatro Zancanaro di Sacile per la XIII edizione de Il Volo del Jazz, il festival creato da Circolo Controtempo di Cormòns e diventato negli anni uno degli appuntamenti più seguiti del panorama jazzistico, in grado di radunare migliaia di spettatori provenienti da nord Italia, Germania, Austria e Slovenia.

Anche per questa edizione, Sacile, il “Giardino della Serenissima”, diventa il teatro ideale per coniugare la classe e l’esperienza delle stelle del jazz mondiale e il talento di giovani promesse del territorio, tra nuove sonorità, avanguardie e sperimentazioni di livello assoluto.

Come nello stile dei progetti di Controtempo, la proposta è arricchita da un calendario di eventi collaterali, con film-concerto, dj set, visite guidate, incontri con gli artisti e degustazioni. Inoltre è stata posta particolare attenzione ai progetti multidisciplinari, con Cover Jazz (evento che incrocia musica, fotografia e pittura), la promozione del jazz nelle scuole del territorio e il calendario solidale Un segno jazz per la solidarietà. (altro…)