Pino Minafra e la banda di Ruvo di Puglia al Teatro “La Seine Musicale” di Parigi

Vorrei iniziare questo 2018 condividendo con i lettori di “A proposito di jazz” una bellissima notizia: la banda di Ruvo di Puglia diretta da Pino Minafra insieme al figlio Livio e (nella parte classica e tradizionale) a Michele Di Puppo, suonerà domenica prossima – 14 gennaio – in quel di Parigi, al Teatro “La Seine Musicale”, per concludere la rassegna “Ilot la France et l’Italie”.

Più volte, in questo stesso spazio, ho avuto modo di sottolineare l’importanza della bande di paese, non solo come fucina di nuovi talenti, ma anche – e forse soprattutto – come elemento di conservazione dell’identità di una comunità, di un luogo… per non parlare di quanto le bande siano state importanti per la nascita e lo sviluppo del jazz.  In questo ambito oramai da molti anni un ruolo di primissimo piano è ricoperto dal musicista pugliese Pino Minafra che ha cercato in ogni modo di portare all’attenzione degli appassionati e delle pubbliche autorità l’importanza della banda. Di qui il progetto “La Banda” che nasce nel 1993 proprio per cercare di salvare dall’oblio una grande tradizione musicale tipica del Sud Italia che ha prodotto un suono originale e unico al mondo. L’intento del compositore e trombettista ruvese è stato da un canto quello di documentare su supporto sonoro la tradizione musicale classica della banda – arie d’opera, marce sinfoniche e musiche della settimana santa – dall’altro quello di proiettare la banda nel suono contemporaneo, facendola confrontare con i linguaggi musicali più innovativi grazie alla presenza di compositori e solisti di valore internazionale. Il percorso trasversale fra “Tradizione e Innovazione”  fatto dalla Banda di Ruvo di Puglia, ospite dei più importanti festival europei di jazz, musica classica e contemporanea – Londra (Queen Elisabeth Hall), Parigi, Donaueschingen, Monaco di Baviera, Saalfelden, Graz, Les Mans, Lille, Huddersfield, Kendal, Brighton, Basingstoke, Munster, Berlino e altri – ha pienamente dimostrato l’attualità e la freschezza di questo suono caldo, vivo e generoso, ancora tutto da esplorare oltre che proteggere.

Nel 2012, un grandissimo musicista e compositore come David Byrne, fondatore dello storico gruppo Talkin’ Heads, dichiarò di essere stato ispirato, per la realizzazione del disco Love This Giant con la cantante St. Vincent, proprio dal suono della banda, e in particolare dall’ascolto di un disco di «una banda che suonava su una facciata musica operistica e sull’altra jazz e musica di Nino Rota», verosimilmente corrispondente alla Banda di Ruvo di Puglia diretta da Pino Minafra e al doppio “Traditional Italian Banda / Banda And Jazz” (Enja, 1997). Insomma un’iniziativa meritevole e non a caso l’Unesco ha riconosciuto il fenomeno delle Bande al Sud Italia come Patrimonio Immateriale Mondiale dell’Umanità.

A conferma del tutto il concerto di cui in apertura. In scaletta convivranno la Sivigliana di Adolfo Di Zenzo, celebri arie di Giuseppe Verdi, Georges Bizet, Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi, Vincenzo Bellini, Giacomo Puccini, Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi, alcune colonne sonore di Nino Rota e il brano originale Pinocchio firmato da Livio Minafra.

La Banda è attualmente composta da Vincenzo Mastropirro, Francesco Di Puppo (flauto), Dominga Damato (oboe), Angelo Giodice (clarinetto piccolo), Giambattista Ciliberti, Leonardo Cattedra, Vito Di Cintio, Gianluigi Caldarola, Giuseppe De Michele, Rocco Di Rella, Vincenzo Di Puppo, Giuseppe Dicorato (clarinetto), Nicola Puntillo (clarinetto basso), Massimo Cianciaruso (sax soprano), Paolo Debenedetto (sax alto), Francesco Loiacono (sax tenore), Michele Marzella (sax baritono), Simone Lovino, Vito Vernì, Vito Lamanna (corno), Vito Francesco Mitoli, Luciano Palmitessa, Pino Minafra (tromba), Luciano Pischetola, Biagio De Michino (trombone), Emanuele Maggiore, Vincenzo Bucci (flicornino), Antonio Cicerone (flicorno soprano), Salvatore Barile (flicorno tenore), Nicola Valenzano (flicorno baritono), Giuseppe Scarati, Pasquale Di Muro, Sebastiano Lamorte, Michele Cantatore (tuba), Vincenzo Mazzone, Giuseppe Tria, Simone Salvatorelli e Tommaso Summo (percussioni), Livio Minafra (fisarmonica).

eMPathia Jazz Duo – Mafalda Minnozzi e Paul Ricci in Concerto / Giovedì 28 dicembre – Teatro storico “Subasio di Spello” ore 21:30

Evento speciale di solidarietà presentato da Tamat in collaborazione con Donne Insieme Onlus e  “Donne in Jazz” di DOT Radio con il contributo e il patrocinio del Comune di Spello

Interculturalità, bossa nova, canzone d’autore italiana e impegno sociale: ovvero, il jazz che unisce dell’eMPathia Jazz Duo di Mafalda Minnozzi e Paul Ricci, in concerto giovedì 28 dicembre, con inizio alle 21:30, nello storico Teatro Comunale Subasio di Spello, un evento speciale dedicato alla solidarietà.

 Il concerto è presentato dalla ONG Tamat in collaborazione con Donne Insieme Onlus e  DOT Radio, all’interno della trasmissione “Donne In Jazz”, con il contributo e il patrocinio del Comune di Spello.

Una collaborazione tra associazioni no-profit regionali e l’amministrazione comunale di Spello, che intende dare un respiro diverso a queste festività con un’iniziativa culturale che metta al centro impegno civile e attenzione sociale, donne e benessere, lungo le latitudini della voce di Mafalfa Minnozzi e della chitarra di Paul Ricci, con i suoi particolari arrangiamenti.

Dura da oltre vent’anni il sodalizio artistico di Mafalda Minnozzi, interprete della  bellezza e della tradizione musicale italiana e napoletana in Brasile e in altri paesi del mondo e artista impegnata in progetti educativi nelle periferie di Rio de Janeiro, e Paul Ricci, compositore e produttore newyorkese in costante evoluzione e sempre alla ricerca del suono nella “voce” della chitarra jazz. Lo stile che caratterizza la loro unione musicale è molto personale e di forte impatto emotivo e usa il ritmo come linguaggio universale per valorizzare la potente e “atletica” voce dell’artista italiana.

A Spello il duo jazz darà vita ad una serata straordinaria portando, per la prima volta in Umbria, l’ultimo dei tanti progetti musicali che portano la loro firma: “eMPathia”, con influenze e incursioni nella musica brasiliana, latina, jazz, africana, non dimenticando i grandi classici del repertorio autoriale italiano.

L’ingresso al concerto è ad offerta libera e il ricavato sarà devoluto a supporto delle attività e dei servizi delle associazioni promotrici.

“eMPathia” Jazz Duo – Mafalda Minnozzi e Paul Ricci in concerto è  un’iniziativa Tamat con Donne Insieme Olus, DOT Radio e il supporto del Comune di Spello, DIVA International e Drinking Wine. Media partner  Subasio TV

Per informazioni: Colomba Damiani / Tamat / m: +39 347.976.2589 comunicazione@tamat.org

comunicato stampa

#empathiajazzduoplusfriends #mafaldaminnozzisolidarity #ricominciamodaljazz #sulpalcoperunpalco

 Note a margine: Tamat: Organizzazione non governativa riconosciuta dal Ministero degli Affari esteri e dalla Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo: dal 1995 ha sviluppato progetti in Albania, Bolivia, Bosnia, Burkina Faso, Mali, Perù, Suriname oltre che Italia nelle regioni di Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Piemonte e Puglia.  I suoi partner europei per l’attuazione dei progetti UE sono basati in: Austria, Belgio, Cipro, Francia, Grecia, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Polonia, Portogallo, Puglia, Slovenia e Spagna.  “Lavoriamo su sovranità alimentare, sicurezza alimentare, agro-ecologia e agri-cultura. Crediamo nelle persone e nel rafforzamento delle competenze personali, per il miglioramento delle condizioni di vita di ognuno. Sosteniamo le organizzazioni locali, facendo in modo che ogni persona in ogni luogo possa vivere di risorse e competenze proprie. Supportiamo le popolazioni locali e la società civile per implementare soluzioni di sviluppo sostenibile in ambito sociale, ambientale, culturale ed economico. Cooperiamo in Africa, America Latina e Balcani. Lavoriamo in Italia con le associazioni locali, la società civile, le istituzioni e università sui temi e le sfide legate a sviluppo e processi di interdipendenza globale. Siamo per un mondo più equo, più giusto e più vicino alle donne”.

 Donne Insieme Onlus: è un’associazione di persone che mettono in comune la loro esperienza e le loro difficoltà nell’ affrontare la malattia aiutandosi a vicenda per superare questo evento difficile, “un gruppo di donne che come te”, hanno avuto problemi al seno. “Ci siamo riunite, perchè insieme possiamo combattere la malattia, la depressione ed il disagio emotivo che ne consegue. Insieme sulla strada della conoscenza e della prevenzione”. L’associazione nasce l’ 8 marzo giorno in cui si festeggia la giornata internazioanale della donna.

DOT Radio è stata fondata nel 2009 . E’ una web-radio indipendente, che trasmette 24 ore su 24 con una redazione attenta e appassionata. “Si dà largo spazio alla musica italiana e straniera di vario genere oltre a radiogiornali, informazioni meteo e programmi culturali,  portivi, di attualità e intrattenimento, che danno un carattere preciso al canale e costituiscono una alternativa di alta qualità ai contenuti radiofonici mainstream”.

Un(Folk)ettable Two di Nico Morelli all’Auditorium Parco della Musica

Foto di Adriano Bellucci

Roma, 14 settembre, ore 21
Sala Teatro Studio Luigi Borgna

Un(Folk)ettable two

Nico Morelli, pianoforte
Camillo Pace, contrabbasso
Mimmo Campanale, batteria
Davide Berardi, voce e chitarra
Barbara Eramo, voce
Paolo Innarella, sax soprano

Il Jazz ospita la pizzica, anzi no. La pizzica ospita il Jazz: si incontrano in campo neutro e si avvicendano prendendosi per mano e rimanendo ognuno ben saldo nel proprio mondo. Non “contaminazione”, piuttosto il coesistere di due generi che per contrasto esaltano reciprocamente bellezza e la forza dei punti in comune.
Nico Morelli è un jazzista, italiano, che vive e suona a Parigi oramai da un po’. Nico Morelli è anche pugliese di origine, un pugliese che con  “Un(Folk)ettable two edito da Cristal Records e Puglia Sounds, decide per la seconda volta di riappropriarsi delle proprie origini e di esprimersi attraverso due linguaggi apparentemente lontani e così profondamente radicati in lui: il Jazz, appunto, e la musica tradizionale della sua Puglia.

Per realizzare questo progetto un po’ visionario sceglie di avere con sé musicisti pugliesi: decisione importante, visto il risultato della performance percettibilmente autentica, dal punto di vista squisitamente emotivo. Pianoforte, contrabbasso, batteria, voci e l’incursione, una sola purtroppo, di Paolo Innarella con il suo sax soprano, un vero cameo, lirico come non mai, e un’energia notevole del gruppo dal primo all’ultimo minuto.
E’ proprio il contrabbasso che introduce la pizzica, percuotendo ritmicamente le corde con l’archetto: è una specie di evocazione suggestiva che apre il concerto, fino a quando il suono non si riempie anche di accordi del pianoforte e del groove della batteria.

I ritmi cambiano quasi improvvisamente e si viene trascinati nel Jazz, nell’improvvisazione, nello swing.
Da questo inizio incalzante fino al termine del concerto si oscilla di continuo dalla musica tradizionale al Jazz con una particolarità: lo stacco da una all’altra non crea traumi, non provoca scossoni: a stupire è la naturalezza con cui i due generi si avvicendano, trascinando chi ascolta in un flusso continuo di ritmi ed armonie cangianti, eppure mai in contrasto netto tra loro.
La pizzica è lo spunto per arrivare al Jazz. Il Jazz è lo spunto per tornare alla pizzica. La pizzica può essere anche in 5/4 e il jazz può avere la scansione ritmica della pizzica. Senza mischiarsi, ma scambiandosi suggestioni reciproche che vanno a permeare un tessuto sonoro ricco, connotato dal sommarsi di episodi colmi di pathos. Un pathos a volte garantito dalle due bellissime voci di Barbara Eramo e Davide Berardi, splendidi interpreti di questa musica così legata alle loro stesse origini, altre dal drumming multiforme e trascinante di Mimmo Campanale altre ancora del contrabbasso vivido, espressivo, basilare di Camillo Pace.


Il garante del flusso di questa bella performance che è quasi anche un flusso narrativo è Nico Morelli, che firma i brani, li riempie di vitalità e di vita vissuta e li materializza in un pianoforte che diventa di volta in volta (non vi paia strano) anche organetto, o  tamburello, persino, ma anche elemento fondamentale di un notevolissimo trio Jazzistico.


Ascoltare Un(Folk)ettable rivela che il Jazz e la Pizzica non sono mondi poi così distanti. Che è benefico, ad ascoltare un tale scorrere di suoni, scoprire punti in comune coltivando le differenze. Un messaggio importante al di là della musica e che arriva alla mente ed al cuore d’istinto, solamente ascoltando: l’unione di due culture, di due mondi lontani è possibile ed è una ricchezza. Un pensiero a cui se non arriviamo con il raziocinio possiamo arrivare con la musica. E gli applausi entusiasti alla fine del concerto lo hanno dimostrato.

IL VOLO DEL JAZZ – SACILE: MICHAEL NYMAN, VINCENT PEIRANI, BRAD MEHLDAU & CHRIS THILE TRA I GRANDI OSPITI DELLA XIII EDIZIONE

Michael Nyman, Vincet Peirani, il duo Brad Mehldau – Chris Thile (solo due date in Italia: Sacile e Milano), Simona Molinari, Dave Holland Trio, il progetto Spiritual Galaxy capitanato da Conte-Petrella-Casarano.

È un cast di livello internazionale quello che dal 21 ottobre al 2 dicembre salirà sui palcoscenici della Fazioli Concert Hall e del Teatro Zancanaro di Sacile per la XIII edizione de Il Volo del Jazz, il festival creato da Circolo Controtempo di Cormòns e diventato negli anni uno degli appuntamenti più seguiti del panorama jazzistico, in grado di radunare migliaia di spettatori provenienti da nord Italia, Germania, Austria e Slovenia.

Anche per questa edizione, Sacile, il “Giardino della Serenissima”, diventa il teatro ideale per coniugare la classe e l’esperienza delle stelle del jazz mondiale e il talento di giovani promesse del territorio, tra nuove sonorità, avanguardie e sperimentazioni di livello assoluto.

Come nello stile dei progetti di Controtempo, la proposta è arricchita da un calendario di eventi collaterali, con film-concerto, dj set, visite guidate, incontri con gli artisti e degustazioni. Inoltre è stata posta particolare attenzione ai progetti multidisciplinari, con Cover Jazz (evento che incrocia musica, fotografia e pittura), la promozione del jazz nelle scuole del territorio e il calendario solidale Un segno jazz per la solidarietà. (altro…)

Nico Morelli il 14 all’Auditorium

 

Pianista, compositore di rara sensibilità e grande tecnica, Nico Morelli oramai da anni vive a Parigi dove si è costruito una solida reputazione sia come leader di interessanti progetti, sia come side-man di lusso. Domenica 3 settembre ha partecipato alla grande giornata de L’Aquila che il mondo del jazz ha voluto dedicare ai terremotati di quelle zone. Il 14 Nico si esibirà all’Auditorium ove presenterà il suo nuovo album, “Un(Folk)ettable Two”, prodotto in collaborazione fra Puglia Sounds e la casa discografica francese Cristal Records e registrato a Bari il 2 marzo del 2016.

Noi lo abbiamo intervistato alla vigilia del concerto di Roma.

 

 

  • Nico, in questi giorni ti trovi in Italia per presentare il tuto ultimo disco. Ce ne vuoi parlare?

“Certo; si tratta dell’episodio n.2, della logica prosecuzione del precedente album “Un(Folk)ettable Pizzica&Jazz Project”: non a caso si chiama “Un(Folk)ettable Two”. Sto, insomma, proseguendo questa straordinaria avventura di fondere jazz e musica folcloristica del Sud Italia. Io vengo dal Sud Italia, sono pugliese, e proprio da ciò nasce questa idea di mettere assieme queste mie due anime. E credo che lo stesso titolo spieghi bene le mie intenzioni, da un canto l’esplicito richiamo al folk, dall’altro il riecheggiare di un brano che rappresenta uno standard nel mondo del jazz. In repertorio ci sono brani della tradizione folk, che ho riarrangiato in chiave jazzistica con parti improvvisate, parti scritte su cui ho costruito delle sequenze armoniche per improvvisarci su, ci sono delle voci che rappresentano al meglio il folk, la musica popolare, ci sono degli strumenti di estrazione popolare come il tamburello, la chitarra battente, percussioni varie… ci sono poi brani di più chiara estrazione jazzistica… queste due musiche a volte le metto assieme, a volte le metto in contrasto, alcune sequenze con sonorità jazzistiche realizzate magari in trio con improvvisazioni di pianoforte, alcune sequenze con delle voci dove le sonorità sono più propriamente della musica popolare”.

 

  • Quali sono – se ci sono – le differenze rispetto al precedente album?

“Nel primo disco ci sono due musicisti che venivano dal mondo del folk con una caratterizzazione ancora più forte: Tonino Cavallo che era un musicista popolare a tutti gli effetti, Mathias Duplessy musicista francese che ha fatto questo difficile lavoro di immedesimazione nella musica popolare pugliese riuscendoci magnificamente, addirittura aveva imparato i testi, non si sentiva alcun accento, utilizzava strumenti popolari e il tutto produceva sonorità ancora più crude rispetto a quest’ultimo album. In “Un(Folk)ettable Two” ci sono le voci di Barbara Eramo e di Davide Berardi più eleganti, raffinate rispetto al primo disco. Forse la prima differenza sostanziale è propria questa qui, in aggiunta al fatto che in questo secondo disco ho preso delle musiche tradizionali e le ho riarrangiate in misura superiore rispetto al primo album ove avevo scritto dei brani di sana pianta, miei, con dei riferimenti, delle sonorità che facessero pensare alla musica tradizionale del Sud Italia. Adesso, invece, ho preso proprio dei brani folk e li ho riadattati dando loro una nuova chiave di lettura “.

 

  • Quali sono gli altri musicisti che ti accompagnano in questa impresa?

“Oltre ai già citati Barbara Eramo e Davide Berardi voci, chitarre e percussioni

, ci sono Raffaele Casarano al sax soprano, Vito De Lorenzi percussioni, e

una sezione ritmica più chiaramente jazzistica, tutta pugliese, con Camillo

Pace   basso e  Mimmo Campanale batteria”.

 

  • Come mai hai aspettato quasi dieci anni per realizzare questo secondo capitolo?

Ho aspettato che arrivasse il suo momento. In realtà la genesi di questo secondo album è avvenuta in maniera fortuita, anche se c’è da dire che io sono di quelli che credono all’importanza delle coincidenze e non alla fortuna. Il primo album infatti aveva suscitato la curiosità di una mia amica musicologa, Flavia Gervasi, (Docente di musicologia presso l’Università di Montreal Canada) che per molto tempo mi ha parlato di una sua idea di rifare una puntata numero 2 “riveduta e corretta” riguardo al primo lavoro. Le era piaciuto il mio modo di mettere insieme le due anime folk e jazz ma da musicologa e conoscitrice della musica popolare pugliese trovava che alcuni abbinamenti ed alcune idee compositive ed estetiche avrebbero funzionato meglio con altre soluzioni che mi ha suggerito. A me è piaciuta l’idea di lavorare in tandem con lei e lasciarmi contaminare dalle idee di un’altra persona. Spesso in queste circostanze, quando si lascia la “guida” ad una seconda “anima artistica” come quella di Flavia, possono nascere delle opere bellissime ed ho accettato la sfida. Flavia si è adoperata molto per ottenere la collaborazione di Puglia Sounds e di questo devo darle atto e ringraziarla. Senza il suo apporto, le sue idee e la sua tenacia questo album probabilmente non esisterebbe. Io, in tutti i modi, non avevo messo in conto di fare una puntata numero 2, sebbene non ne escludessi la possibilità. Aspettavo semplicemente gli eventi…… e gli eventi sono arrivati con Flavia”.

 

  • Quando e dove è stata la prima presentazione ufficiale del disco e che tipo di reazione hai avuto?

“Al momento l’album l’ho presentato in Francia al Sunset che è il jazz club più conosciuto, più frequentato di Parigi, e poi all’Istituto Italiano di Cultura sempre a Parigi; le reazioni sono state entusiastiche; la gente in Francia accoglie molto bene questi tentativi di fusione tra linguaggi diversi… c’è stato sempre il sold out. Continuiamo questa scia positiva che spero trovi continuità anche in Italia”.

 

  • Oltre a Roma, il 14, dove vi esibirete?

“Al momento, oltre Roma, abbiamo il 13 ottobre Milano, il 22 novembre Torino, il 23 Bologna, il 24 Monza, il 25 Verona”.

 

  • E per quanto riguarda l’estero?

“Ci sono delle date ancora non confermate… forse in Australia a Melbourne, in Belgio a Bruxelles e poi anche Marsiglia… questo è un piccolo tour tra gli Istituti Italiani di Cultura che spero sia confermato al più presto…”

 

  • Adesso lasciamo da parte il disco e veniamo a Nico Morelli artista italiano residente in Francia. Come vanno le cose?

Direi abbastanza bene: ho diversi progetti che curo contemporaneamente. E’ ancora in piedi quel progetto con Emmanuel Bex all’organo Hammond e Mike Ladd alla voce di cui abbiamo parlato qualche tempo fa…”

 

  • Quello dedicato a Bill Evans…

“Certo. Abbiamo fatto un bel po’ di concerti tutti con esito molto, molto positivo. Come ricorderai è un omaggio a Bill Evans rivisitato alla luce di una moderna cultura elettronica in quanto nel disco oltre al pianoforte e all’organo Hammond ci sono diverse macchine come loop, vocoider, effetti elettronici e in più c’è la voce hip-hop di Mike Ladd per cui la musica di Bill Evans viene rivisitata con apparecchiature moderne…chissà cosa avrebbe detto lui sentendo queste nostre interpretazioni. Comunque devo dire che abbiamo inviato il nastro alla moglie di Bill (anche per avere l’autorizzazione sulla pubblicazione) che ci ha risposto in maniera entusiastica dicendoci che avevamo fatto un bel lavoro, e questo ci ha confortati non poco. Io continuo la mia attività di side-man in vari progetti con musicisti francesi, così ad esempio a ottobre abbiamo dei concerti con questo contrabbassista molto bravo che si chiama Regis Igonnet che ha messo su un quintetto con me al pianoforte, Silvan Del Campo al sax, Aurelian Holl alla chitarra e Clement Cliquét alla batteria… suono anche in trio, faremo una tournée con i musicisti italiani con cui suono adesso vale a dire Camillo Pace  basso e  Mimmo Campanale batteria e sono previste due date a Parigi a fine Ottobre, poi la partecipazione al Festival Jazz di Waivignes e poi torniamo nella periferia di Parigi per altri due concerti… inoltre sto preparando il mio piano-solo, il mio primo piano-solo che dovrebbe uscire alla fine del 2018: è un progetto molto impegnativo su cui sto lavorando da un po’ di tempo che prevede l’uso di macchine elettroniche e che sto sviluppando assieme ad un tecnico del suono per dare origine ad un’idea che ho in testa da un po’ di tempo”.

 

  • Su che tipo di repertorio?

Il repertorio sarà semplice; visto che le macchine aggiungeranno elementi di complessità, per contrasto il repertorio sarà semplice ossia musiche molto conosciute che rivisiterò e su cui improvviserò”.

 

  • Se non sbaglio tu non suonavi a Roma da molto tempo. Ecco, tornato in Italia, che tipo di impressione hai avuto?

L’impressione principale è che ci sono moltissimi musicisti bravi, ben preparati a volte abbandonati in un sistema lavorativo che in Italia non ha una vera organizzazione…. Non è un sistema appunto. Non esiste a livello governativo un sistema che supporti il musicista e lo porti in maniera fluida nel mondo del lavoro una volta che ha terminato la sua formazione. C’è da dire che questo non accade solo in campo musicale purtroppo. Indubbiamente l’Italia e la Francia sono i due Paesi che oggi offrono il meglio almeno per quanto concerne il jazz europeo. Certo, c’è dell’ottimo jazz anche nel Nord Europa ma l’impressione è che il jazz che più ci emoziona rimane quello che si suona in Francia e in Italia. Tornando al nostro Paese, le difficoltà del mondo lavorativo musicale-artistico mi sembrano  essere il logico riflesso delle difficoltà di un Paese che di problemi ne sta attraversando tanti, anche al di fuori della musica. Mi pare di vedere un Paese in un momento molto difficile proprio dal punto di vista della gestione della cosa pubblica, governativo, politico… questo sistema elettorale che non riesce ad andare in porto, l’organizzazione quotidiana della vita. Poi è vero che i giornali enfatizzano sempre le cose brutte ed io ho la cattiva abitudine a Parigi di leggere soprattutto i giornali italiani… forse dovrei cambiare sistema, altrimenti continuerò a pensare che in Francia le cose vanno meglio che qui… ma non penso che in realtà sia così”.

 

  • Per quanto concerne la musica e il jazz in particolare penso proprio di sì… A questo riguardo noti qualche differenza tra il pubblico francese e quello italiano?

“In Francia mi sembra ci sia più organizzazione. Quando c’è un concerto, di solito il pubblico si mobilita, si organizza e prenota con molto anticipo. Questo è importante perché permette a chi organizza di poter lavorare con più serenità e quindi di poter programmare gli eventi con continuità, senza dover sperare che lo spirito santo sia con lui anche per la rassegna della edizione successiva. In Italia non vedo queste abitudini nel pubblico…… a meno che forse non si tratti di concerti Rock o Pop dove il pubblico giovane non può mancare per questioni di vita o di morte.  Io penso, e mi spiace ammetterlo perché ancora non accetto questo stato di fatto, che in Italia ci sia soprattutto un problema di organizzazione, ma non nella musica, in generale!… Il guaio è che questa disorganizzazione fa comodo a molti…… organizzarsi costa fatica, e l’italiano che si organizza passa per il tipo pedante rompiscatole”

 

  • E hai detto poco!!!

“Ecco, l’ambito musicale paga le conseguenze di questo, di questa disorganizzazione che si riflette su ogni ramo di attività, ivi compreso quello artistico. E devo riconoscere – anche se non spetta certo a me dirlo – che quello musicale non è l’ambito più importante com’è, ad esempio, quello della vita quotidiana”.

 

  • Da quanto mi dici, intenzione di lasciare la Francia poco o niente…

“No, per ora non lo penso. Lì sto bene. Forse in pensione… una bella casa sulla spiaggia… certo potrei pensarci anche in Francia ma sull’Atlantico l’acqua è fredda e non c’è molto sole… forse nella Francia del Sud… vedremo”.

 

  • Insomma ti senti realizzato, come uomo e come musicista?

“Realizzato mi sembra una parola grossa. Realizzato… non lo so… mi sembra difficile anche perché io sono uno di quelli che appena realizzata qualcosa già ne sto pensando un’altra, sono un’anima irrequieta. Arrivare un giorno a dire che sarò realizzato mi sembra improbabile”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Melodia, ricerca, follia: questo il focus che caratterizza il ritorno alle origini del Talos Festival. A Ruvo di Puglia (Bari) dal 3 al 10 settembre

Erasmo da Rotterdam diceva che la follia è capace di prolungare la giovinezza. Figuriamoci quali miracoli può fare se la si accosta alla musica e alla ricerca, che tengono accesa la mente! Al Talos Festival 2017, dal 3 al 10 settembre a Ruvo di Puglia (Bari), melodia, ricerca, follia sono gli elementi che caratterizzano l’intero programma di una delle manifestazioni più apprezzate e conosciute a livello nazionale e internazionale, ideata e diretta dal trombettista e compositore Pino Minafra.

Nel centro storico della bella cittadina pugliese, adagiata tra uliveti e vigneti, si alterneranno circa 500 ospiti, tra cui Michel Godard, John Surman, Peppe Barra, Ihab Radwan, Ernst Reijseger, Faraualla, Roberto Ottaviano, Canzoniere Grecanico Salentino, Eugenio Colombo, Dario Cecchini, Evan Parker, Michel Portal, Vincent Peirani, Nicola Pisani, Livio Minafra, l’Orchestra Sinfonica della città Metropolitana di Bari; inoltre Il Talos Festival propone anche quest’anno un articolato programma dedicato al fenomeno culturale della banda con concerti, produzioni originali, presentazioni di dischi, masterclass. Tra gli eventi collaterali anche le mostre fotografiche di Enzo Paparella e Raffaele Puce e una proiezione a cura di Michele Pinto. Grande novità di questa edizione è l’incontro tra musica e danza contemporanea, con le coreografie curate da Giulio De Leo e dalla Compagnia Menhir per regalare un carattere multidisciplinare nella progettualità già ricca del festival.

Il Talos Festival nasce nel 1993 dall’idea del Maestro Pino Minafra, jazzista di fama mondiale e docente di tromba presso il conservatorio Piccinni di Bari, con l’intento di creare un meltin pot nel quale i suoni della tradizione pugliese, mediterranea ed europea si incontrano in una feconda contaminazione multiculturale; di fatto realtà di un’Europa sempre più grande e unita pur nelle sue diversità. Da subito si realizza una forte sinergia con l’Amministrazione Comunale di Ruvo, che sostiene la manifestazione, dimostrando una grande apertura e sensibilità.

Questi elementi hanno fatto nascere in Puglia un festival/laboratorio internazionale di grande spessore qualitativo e progettuale, che si è svolto ininterrottamente dal 1993 sino al 2008.

La direzione artistica, dal 1993 al 2000 e nel 2004 è stata del Maestro Minafra, mentre sino al 2008 tale ruolo è stato ricoperto da altri musicisti che, modificando la ratio alla base del progetto ne hanno comportato una modifica del presupposto fondante il festival e con una conseguente riduzione dell’attenzione del pubblico europeo e nazionale. L’Amministrazione Comunale, detentrice del marchio depositato “Talos Festival”, ha inteso quindi riavviare e rilanciare tale prodotto culturale di elevato prestigio internazionale riaffidando la direzione artistica al Maestro Minafra e ripristinandone il filone primigenio della produzione progettuale legata all’attualità. Caratteristica che peraltro antesignanamente ha contribuito a far nascere moltissimi festival jazz in molti comuni pugliesi.

L’obiettivo principale della ripresa è dunque non solo rimettere in continuità la manifestazione riportandola agli antichi fasti ma anche di legare la presenza di jazzisti di spessore internazionale al territorio e alle sue espressioni. Scelta cardine, non a caso, è l’idea di puntare il tema del festival sulla BANDA: la storia musicale più rappresentativa del Sud.

Il festival, organizzato come detto dal Comune di Ruvo di Puglia, gode della collaborazione di una ricca rete di partner che si sono incontrati intorno alla co-progettazione di un importante percorso di rilancio pluriennale del progetto Talos e della sua governance. Ci saranno dunque il Conservatorio di Musica Niccolò Piccinni di Bari, l’Associazione Culturale Terra Gialla, l’Associazione Menhir con l’omonima compagnia di danza contemporanea diretta da Giulio de Leo e la cooperativa Doc Servizi. Fondamentale poi il supporto di Camera di Commercio di Bari, Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Confcommercio Ascom di Ruvo di Puglia, Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana di Bari e Itel Telecomunicazioni; la collaborazione del Forum GiovanIdee, della rete Ruvo Solidale, dell’associazione Proloco di Ruvo di Puglia e degli sponsor Tipografia De Biase, Cantina di Ruvo di Puglia, Talos Viaggi e Hotel Pineta.

Talos Festival è diviso, come da tradizione, in due sezioni: un’anteprima (dal 3 al 6 settembre) dedicata alle esperienze che si sono formate all’interno di istituzioni culturali, conservatori, scuole e molto altro e il Festival internazionale (dal 7 al 10) con grandi ospiti di respiro nazionale ed internazionale e alcune produzioni originali realizzate espressamente per il Talos che dimostrano il ruolo di ecletticità, poliedricità e innovazione che la banda può svolgere nel panorama musicale in tutto il mondo.

Info e programma completo: www.talosfestival.it