Il Jazz in Sicilia: a Puntalazzo risplende la stella di Rosalba Bentivoglio

Questa estate ho deciso di trascorrere alcune settimane nella mia “Sicilia”, approfittando anche del fatto che il 28 luglio il mio libro “L’altra metà del jazz” sarebbe stato presentato durante il Festival Jazz di Puntalazzo. Avrebbe dovuto essere il mio unico appuntamento “di lavoro” ma come ben sa chi ama il jazz, questa sorta di “sfrenata passione” non ti abbandona mai e così ho raccolto un po’ di materiale che vi proporrò in questo reportage sul jazz siciliano.

Iniziamo con la recensione dei due concerti che ho ascoltato durante il Festival di Puntalazzo cui seguiranno due lunghe interviste con Francesco Branciamore e Stefano Maltese e alcune recensioni discografiche.

Ma andiamo per ordine e cominciamo con il Festival di Puntalazzo in programma dal 24 luglio al 9 agosto presso l’Azienda Costa Sovere di Puntalazzo di Mascali in provincia di Catania. Oramai da tempo sostengo che i festival jazz hanno ragion d’essere solo se concorrono in misura determinante a valorizzare le bellezze naturali e le valenze artistiche delle località in cui si svolgono. Ebbene il Festival di Puntalazzo si iscrive perfettamente in questa cornice dal momento che, fin dagli inizi, ha puntato quasi esclusivamente su alcuni tra i più rappresentativi musicisti siciliani, che hanno singolarmente al loro attivo una intensa carriera artistica e percorsi professionali che li portano ad essere tra i più interessanti nel panorama nazionale.

L’apertura del festival è stata affidata all’Orchestra Jazz del Conservatorio di Stato A. Corelli di Messina, diretta da Giovanni Mazzarino, con special guest la compositrice e cantante Rosalba Bentivoglio (ambedue Docenti nel Conservatorio). Ed è stata una scelta più che azzeccata per vari motivi: innanzitutto proporre un’orchestra è sempre impresa meritoria dato che, per evidenti problemi di costo, è sempre più difficile avere l’occasione di ascoltare una big-band. In secondo luogo proporre ad un pubblico non particolarmente “versato” una formazione a largo organico è uno dei modi più intelligenti per avvicinare il pubblico alla musica afro-americana. Infine se a tutto ciò si aggiungono la bravura dei musicisti selezionati e la bontà del direttore il gioco è fatto. Così l’orchestra messinese si è mossa con grande compattezza evidenziando un sound trascinante e alcune individualità di spicco come quelle del sassofonista Orazio Maugeri e del batterista Giuseppe Tringali.

Dal canto suo Mazzarino ha diretto con verve e mano sicura, conducendo l’orchestra là dove voleva che andasse, senza un attimo di stanca, anche quando i brani proposti necessitavano un rilevante sforzo interpretativo. In effetti la scelta del repertorio è stata un’altra carta vincente dal momento che accanto ad alcuni classici quali “But Not For Me” di George Gershwin, nell’arrangiamento di Bob Mintzer,  “My Funny Valentine” di Richard Rodgers, arrangiato da Giovanni Mazzarino e “The Song Is You” di Jerome Kern, l’orchestra ha poi rivolto la propria attenzione ad autori italiani; così abbiamo ascoltato “Night Bird” di Enrico Pieranunzi, “Miss Bo” di Gianni Basso arrangiato da Dusko Goykovich, “Muorica” e “Springtime” dello stesso Mazzarino, “Spider Blues” di Enrico Rava arrangiato da Paolo Silvestri.

Quasi inutile sottolineare l’eccellente qualità interpretativa di Rosalba Bentivoglio che ha proposto un suo brano “Fragments of Smile”.

La stessa vocalist è stata poi la protagonista, il 28 luglio, della serata più interessante dell’intero festival: in scena “Gli affreschi del mio giardino” spettacolo musicale realizzato su testi di Emily Dickinson, già rappresentato nella chiesa S.M. Alemanno a Messina e con la recitazione di Mariella Lo Giudice. Accompagnata da Valerio Rizzo al piano, Samyr Guarrera al sax e samflute, Carmelo Venuto al contrabbasso, Emanuele Primavera alla batteria e Andrea Liotta ai tamburi, la Bentivoglio è stata straordinaria nel costituire il punto focale attorno a cui si è imperniato uno spettacolo complesso impreziosito da una danzatrice butoh, Valeria Geremia. Il tutto condotto con maestria dal regista Enrico Guarrera. Così la splendida voce della Bentivoglio ha illuminato ogni singola sillaba, andando al di là della parola, per improvvisare con quei vocalizzi che costituiscono parte integrante della sua cifra stilistica, a costruire architetture sonore ben coadiuvata soprattutto da Samyr Guarrera, che al sax soprano e al samflute (strumento costruito artigianalmente per lui: sam flute) intesseva un onirico tappeto sonoro ideale per le improvvisazioni della vocalist.

Gerlando Gatto

“L’altra metà del Jazz” risuona alle falde dell’Etna

Nel meraviglioso scenario naturale di Puntalazzo, in una grotta alle falde dell’Etna con in basso il panorama di una Catania riccamente illuminata, il nostro direttore Gerlando Gatto ha presentato, il 28 luglio scorso,  la sua recente creatura editoriale “L’altra metà del Jazz” edito da KappaVu/Euritmica.

La serata è stata semplicemente perfetta, a momenti anche toccante quando in apertura Gatto ha sfiorato le corde degli affetti. In realtà, per lui siciliano di Catania, “emigrato” a Roma all’inizio degli anni ‘70 per l’impossibilità di trovare lavoro in Sicilia, tornare nei luoghi che l’hanno visto crescere, forte di una prestigiosa realizzazione (è il secondo volume in due anni dopo “Gente di Jazz”, edito sempre da KappaVu/Euritmica) è stato un evento emozionante. Anche perché nell’occasione è stato circondato dall’affetto delle persone (parenti e amici) che non hanno voluto mancare all’appuntamento, contribuendo così all’ottima riuscita della serata. Al riguardo, determinanti gli apporti di Francesco Vaccaro, musicista ben noto, che ha introdotto e guidato la serata, e di Rosalba Bentivoglio, una delle  grandi vocalist italiane la cui intervista figura nel libro. Si è così sviluppato un intenso e interessante colloquio a tre voci incentrato sul ruolo e l’importanza del jazz al femminile.

ph: Enrico Guarrera“Ruolo e importanza” – ha sottolineato Gatto – “che oramai nessuno osa mettere in discussione dal momento che mentre prima la musicista jazz era quasi esclusivamente una cantante, oggi le donne suonano qualsivoglia strumento, compongono e dirigono esattamente come un uomo”. Allora non c’è più alcuna differenza? Su questo eterno interrogativo è intervenuta la Bentivoglio, sottolineando come le donne abbiano una sensibilità sicuramente diversa rispetto a quella di un uomo, differenza che quindi si manifesta anche nella musica.

 

ph: Enrico GuarreraLa presentazione si è chiusa con note non proprio ottimistiche sul futuro del jazz e sul ruolo dei mass media.

Giusto il tempo di un cambio d’abito e la Bentivoglio è riapparsa sul palco per dar vita ad uno splendido concerto su cui a breve ci riferirà lo stesso Gatto.

da Redazione

La Redazione di A Proposito di Jazz ringrazia Enrico Guarrera per la concessione delle immagini.