Salis e Marchitelli ipnotizzano il pubblico

Da ventinove anni si svolge la rassegna “Musica & Musica” presso la Scuola Popolare di Musica di Testaccio. Con la direzione artistica di Paolo Cintio e Vincenzo Russo, la manifestazione si propone di offrire musicisti ed incontri tra artisti al di fuori della “routine” concertistica, contribuendo così ad alimentare la stagione dei recital capitolini (non troppo florida) in orario pomeridiano (dalle 18) ed in uno spazio “recuperato” (la Sala Concerti SPMT, all’interno del vecchio Mattatoio) che – per quanto suggestivo esempio di recupero “industriale” – comincia ad essere insufficiente per il pubblico.

Siamo ormai giunti al quarto appuntamento, quello di domenica scorsa (12 febbraio: Yellow Squeeds con Francesco Diodati, Enrico Zanisi, Glauco Benedetti, Enrico Morello e Francesco Lento) dopo il Generation Quartet (5 febbraio) che univa due sassofonisti fuori dal comune come Eugenio Colombo e Sandro Satta (forse il vero ed originale erede di Massimo Urbani per l’unione felice ed inquieta tra urgenza espressiva e tecnica) e l’inedito duo tra Antonello Salis e Egidio Marchitelli (29 gennaio scorso).

Celebrato nel nome di Frank Zappa e Jimi Hendrix, l’incontro tra i due artisti non si è in realtà basato sulla rivisitazione del repertorio dei due grandi chitarristi-compositori, anche se non sono mancata gustose ed irriverenti “cover”. Quello che ha ipnotizzato gli spettatori per circa due ore è stato l’incontro/scontro tra due poetiche e due filosofie del suono diverse ma aperte nella ricerca di terreni comuni, attente a riprendere e rilanciare  suggerimenti melodici, ritmici, armonici, timbrici che provenivano – a volte come sussurri, altre come venti impetuosi – ora dal piano/tastiera/fisarmonica di Antonello Salis ed altre dalle chitarre elettriche (con “batteria” di effetti) di Egidio Marchitelli. Semplificando si può parlare di incontro tra rock e jazz improvvisato (informale), tra elettrico ed acustico; in realtà i termini dello scambio e dell’invenzione sono stati più ricchi e sfumati, più contraddittori ed ambigui, senza tralasciare i terreni della musica popolare e della canzone brasiliana (Hermeto Pascoal). Tanto per cominciare si è frantumata e frammentata l’idea di “brano” cui sono state sostituite lunghe sequenze spesso confluenti l’una nell’altra (chi scrive ne ha contate orientativamente otto). In esse variava la presenza delle componenti, con una naturale tendenza in Salis  per quella ritmica e melodica (a volta doppiando gli strumenti con il fischio). Marchitelli ha saputo con intelligenza e sensibilità scandagliare la gamma amplissima dello strumento, facendosi ora accompagnatore ora solista ora un mix tra i due ruoli. Qua  là temi hendrixiani ed armonie zappiane, evocazioni non paralizzanti che sono a volte sfociate in fasi di intensa manipolazione sonora (come nella musica contemporanea ma con uno slancio ritmico tutto jazz-rock).

Chi si aspettava “standard” rock (o jazz) è rimasto deluso, perché la musica del duo è opera aperta o – per meglio dire – “action painting”: come i quadri di Jackson Pollock in cui il colore veniva colato, sparso e reso segno davanti agli spettatori, in una “diretta artistica” rischiosa e sfidante; così Antonello Salis ed Egidio Marchitelli hanno portato avanti la loro performance, aggiungendovi una dimensione ed un sapere di street-art, di graffito che può far pensare a Basquiat. Il segreto per apprezzarli è di rimuovere aspettative e canoni critici e lasciarsi andare al flusso della musica che – pur con gli inevitabili “scarti” – conserva una sostanziale potenza espressiva e tenuta, evidente anche nello sforzo fisio-psichico dei due artisti. Musica di performance, impensabile se non nella dimensione del concerto dove tutti si è parte di un rito di creativa liberazione.

Luigi Onori 

“A ROMA HANNO RAPITO IL JAZZ.. RINGRAZIAMO SENTITAMENTE.. MA ANCHE NO!

Quest’anno la programmazione degli eventi cittadini non solo non ha dato il minimo spazio al Jazz, ma è andato oltre “scippando” un luogo, la Casa del Jazz, per anni propagandato come fiore all’occhiello della programmazione culturale dell’amministrazione capitolina. Si penalizzano così musicisti, Jazz club sia d’inverno che d’estate, operatori culturali di settore, scuole di musica e artisti, ma anche il pubblico che soprattutto a Roma ha sempre seguito con trasporto e passione suoni fuori dalle logiche commerciali. Il Jazz indipendente ha fatto ancora una volta da solo: lo scorso inverno è stato organizzato un parterre a proprie spese attraverso,  Jazz-itClub, AgusCollective, Orchestra Operaia, le Scuole di Musica e tutto quel microtessuto creativo che non ci sta ad avere le orecchie e la bocca tappate. Oggi la comunità jazzistica ha deciso di riunirsi per dare un attestato della propria esistenza e della propria vitalità, nonostante lo scarso interesse delle istituzioni. L’ esigenza è ribadire : “Ci siamo, esistiamo, produciamo ci organizziamo” . In pochissimi giorni un vasto movimento spontaneo ha ripreso la parola sui social network per discutere di musica, ribadirne l’importanza e il valore. Abbiamo avuto adesioni e proposte da tutt’Italia con il supporto empatico e solidale di organizzatori che ci offrono spazi per riunirci, con il sostegno dei media, club, radio,  la rivista Jazz-It, associazioni e tanti, tanti musicisti jazz . Adesioni da Siena Guitar Festival, Festival Jazz Liri, Najma Bari ed molte altre sigle.

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Festival Jazz EU 2013 – Santiago del Cile

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Ho colto con entusiasmo l’invito di Gerlando Gatto a scrivere del recente tour che ha visto protagonisti me ed Eugenio Colombo in Cile. L’occasione è d’oro per ricordare e condividere con i lettori, una delle rare volte in cui, nella movimentata carriera di un musicista (specie se dedito al Jazz ed Improvvisazione), ci si trova a viaggiare ancora una volta, per andare a suonare lontano la propria musica.

Dal 2009 collaboro stabilmente in Duo con Eugenio Colombo. Tutto è nato grazie ad un casuale incontro su un treno di ritorno da Siena Jazz nel 2005, in cui ci siamo trovati seduti uno di fronte all’altro. L’allievo ed il maestro. Poi un cenno a sedersi vicini ed una chiaccherata su “Brillant Corners” di T.Monk, è stata la scintilla iniziale di un incontro umano che è diventato anche un sodalizio musicale. Con Eugenio abbiamo viaggiato moltissimo in Europa, Africa e Sud America. Suonando sempre quello che ci piaceva suonare, improvvisando e leggendo, quasi sempre senza parlare mai di cosa si sarebbe suonato una volta saliti sul palco. Quattro anni fa, un’occasione (quasi) irripetibile: il lungo tour in Sud America lungo il Guatemala, Brasile, Colombia, Cile, Perù ed Argentina.

Un Tour di un mese e mezzo con più di 20 concerti  quasi del tutto improvvisati, durante i quali  quali è stato registrato il disco “Sud America” (Zonedimusica 2009). Potete leggere il “diario” che Eugenio aggiornava ogni giorno su http://www.zonedimusica.com/index.php?option=com_content&view=article&id=147&Itemid=163 .

Chi fa il musicista, sa che viaggiare e suonare sono i due capisaldi di una condizione ideale. Il viaggio è parte integrante dei concerti. E’ quello spazio di tempo fuori dal palco in cui, in realtà, si preparano i presupposti per la performance musicale vera e propria. Si parla moltissimo, si tace, si dorme molte ore in aereo e si mangia insieme ed ovviamente di suona. Eugenio fa parte di quei musicisti che in Italia, ed in Europa, hanno fatto grande la parola Improvvisazione. E’ sempre un po’ importante ricordare che In Italia abbiamo una generazioni di Maestri in giro per lo stivale, qui vicino senza andare oltreoceano, che sono musicalmente attivi e ricchi di un patrimonio da passare alle generazioni come la mia. Non accorgersene è un vero peccato. Per questo motivo quando, tramite l’Istituto Italiano di Cultura di Santiago del Cile ,io ed Eugenio siamo stati invitati a suonare al Festival Jazz EU 2013 ( http://www.goethe.de/ins/cl/prj/jaz/esindex.htm ), per me è stato un bel momento da cogliere a pieno.

 

Siamo partiti il 26 di Novembre e siamo tornati il 3 Dicembre. Una settimana di musica, decine di ore in volo, tre concerti, un workshop ed incontri importanti. Potrebbe essere la semplice storia di un tour qualsiasi se non fosse che siamo stati chiamati a partecipare, con altri sei paesi europei (Belgio, Germania, Svizzera, Norvegia, Francia e Polonia) , ad un festival di Jazz ed Improvvisazione in cui ci siamo esibiti anche in formazione mista con improvvisatori Cileni. Significativa la cerimonia di apertura del festival svoltasi la sera del 27, in una piazza di Santiago con tanto di discorso del sindaco della città, direttori di Istituti di Cultura dei paesi ospiti, Ambasciatori e direttori Artistici del festival. Il clima era quello delle belle feste di popolari (dando alla parola “popolare” il senso più alto del suo significato), molto sereno e senza l’ombra di un vigile o una guardia del corpo. Non è un dettaglio da poco in un festival gratutito che ha visto una grande affluenza di pubblico.

Il nostro primo “impegno musicale” è stato il 28 Novembre. Io ed Eugenio siamo stati baciati dalla fortuna avendo avuto modo di suonare, presso il club Thelonious, con il RAM Trio, formato da Ramiro Molina (chitarra elettrica), Angelo Cassanello (trombone) e Isidora O’Ryan (violoncello). Un Trio giovane molto maturo, attento ai silenzi e ad una gestione dei ruoli molto equilibrata. Negli ultimi anni ho vissuto e suonato molto in Scandinavia, ed ho trovato quel genere di maturità espressiva, molto genuina, contemporanea, rilassata e musicalmente valida.

Al concerto di giovedi 28  è seguito il live in Duo presso il “Projazz”, una bella scuola di Jazz di Santiago, ed il 30 sera un house concert presso il “Piso3” con altri validissimi giovani musicisti improvvisatori Cileni.

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In Italia anche nel jazz non c’è meritocrazia

Venanzio Venditti

Venanzio Venditti

Intervista al sassofonista Venanzio Venditti

Musicista di indubbie qualità, Venanzio Venditti inizia lo studio di sassofono e pianoforte da privatista presso il conservatorio “A. Casella” di L’Aquila. Dopo gli studi classici il suo interesse vira verso il jazz per cui inizia a frequentare i corsi della Scuola Popolare di Musica di Testaccio (Roma) e, al contempo, partecipa a numerosi seminari tenuti sia nella Capitale che altrove da musicisti di fama internazionale come George Garzone, Bob Berg, Rick Margitza, Jerry Bergonzi, Michael Brecker e David Liebman. Attualmente guida un proprio quartetto ma non è ancora riuscito ad ottenere i riconoscimenti che merita, caso purtroppo non isolato nel panorama jazzistico nazionale.

Ma come si è formato musicalmente Venditti? Quali musicisti lo hanno influenzato? E come vede la situazione del jazz italiano? .. su questi ed altri temi lo abbiamo lungamente intervistato.

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“COSE” 4ª edizione

Javier Girotto

Javier Girotto

Dal 3 Marzo al 12 Maggio 2010

Dopo il successo della passata stagione, torna COSE l’appuntamento settimanale più irriverente e abrasivo della Capitale con i suoi eventi che si succederanno dal 3 marzo al 12 maggio 2011 tutti i giovedì dalle ore 21,30 presso la Sala Mangiatoia (sala concerti della Scuola Popolare di Musica di Testaccio di Roma).

Si parte il 3 Marzo, viaggiando tra la Sardegna e l’Argentina trasportati dal duo Bebo Ferra e Javier Girotto, due fra i più grandi nomi del jazz italiano, che in esclusiva per “COSE” presenteranno il loro nuovissimo lavoro discografico “KALEIDOSOPIC ARABESQUE”.

Il 10 Marzo i suoni incontreranno il movimento grazie alle due compagnie di danza finaliste dell’ultima edizione di MARTELive, mentre nei giovedì successivi si susseguiranno tre generazioni di jazz italiano e internazionale con tre appuntamenti nel segno della musica creativa, della scena dell’improvvisazione radicale, dell’altro jazz.

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Concerti per bambini

Xu Liping

Xu Liping

SCUOLA POPOLARE DI MUSICA DI TESTACCIO
Concerti dal mondo

Continua alla Scuola Popolare di Musica di Testaccio la rassegna Concerti per bambini (concerti dal mondo) che si tiene da domenica 6 a domenica 26 febbraio in Piazza Giustiniani, 4/a (ex Mattatoio) alle ore 11,00 e in replica alle ore 17,00

I concerti per bambini sono un punto fermo della programmazione della scuola, attivi ormai da 26 anni e sempre molto seguiti.

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