La scomparsa del Maestro Ennio Morricone: il ricordo del batterista Giampaolo Ascolese

di Giampaolo Ascolese

Premetto che non ho lavorato moltissimo con il grande Ennio Morricone, o almeno, non quanto ci abbiano lavorato molti miei colleghi, strumentisti, cantanti, operatori dello spettacolo, giornalisti, presentatori e quant’altro ci regali lo stupendo mondo della Cultura musicale, audiovisiva e multimediale.

Ennio Morricone

Questo non fa altro che accrescere, semmai ce fosse bisogno, la grandezza di Ennio Morricone: ha fatto lavorare TUTTI, nel mondo dello spettacolo e in ambiti prestigiosi come teatri auditorium, incontri internazionali e quant’altro ci si possa immaginare di estremamente gratificante per qualsiasi  “operaio” della musica, sia egli  cantante lirico internazionale, direttore d’orchestra, strumentista , concertista, solista, accompagnatore ,  sarto, falegname, muratore o operatore delle pulizie.

Ho avuto il piacere di conoscere il Maestro, in due occasioni ben distinte ed in due mie  “versioni”,  una da batterista di Jazz, presentato da Enrico Pieranunzi, con il quale ho collaborato dal 1982 al 1984 nello “Space Jazz Trio”, assieme ad Enzo Pietropaoli.
Pieranunzi  fu chiamato proprio da Morricone, perché voleva un trio di Jazz in un club di Jazz nel film “C’era una volta in America” e, bontà sua, non poteva far suonare dei professori dell’orchestra con la quale collaborava stabilmente, una musica molto lontana dalla loro corde.
E quindi chiamò Pieranunzi, assieme a me e ad Enzo, argomentando la sua convocazione in maniera, diciamo, “molto romanesca” e molto divertente, facendo chiaramente capire a noi, che conosceva Enrico da tanto tempo.

Il secondo mio incontro con il Maestro, fu più difficile, nel senso che mi presentai come turnista di strumenti  a percussione e batteria, quindi completamente “senza filtri”, come fosse un esame, fresco fresco di Diploma di Strumenti a Percussione, conseguito dopo 10 anni di studi.
Il suo batterista d fiducia, Renzo Restuccia non c’era, e allora venne da me e mi disse: “Maestro, qui ci vuole un tempo di batteria che fa così…” e cantò con la voce il tempo che voleva, così come abbiamo sempre fatto tutti noi in cantina, quando eravamo ragazzi, perché non sapevamo scrivere il tempo sulla partitura.
Io, a quell’epoca, come ho detto, mi ero appena diplomato in percussioni e, quasi offeso ma sicuramente con aria risentita dissi temerariamente: “Maestro… ma io mi sono appena diplomato in Strumenti a Percussione! Mi scriva qualcosa che così la leggo”.
Non l’avessi mai detto! Andò via e dopo 10 minuti tornò con una partitura per batteria di 4 fogli, che indicava anche quando dovessi usare l’apertura dell’hh e quando dovessi usarlo, invece, con la bacchetta, tanto era particolareggiata e piena di musica.
Sbiancai… Pentito, quasi piangente, gli chiesi scusa e lui, bonariamente disse: “allora fai il tempo che t’ho detto io”, lo ricantò e aggiunse: “però mettici tutto il sentimento che hai, come se fosse la cosa più importante della tua vita”.
Andò poi tutto bene e ne rimase contento; lo ringraziai e gli chiesi  ancora scusa, facendolo ridere e poi suonai anche molte percussioni su una colonna sonora di un film che, sinceramente, non mi sono poi posto il problema di sapere quale fosse.

Ero ancora sconvolto dalla lezione che mi diede. Lezione che è valsa più di ogni diploma da me conseguito.
Grazie Maestro Morricone.

Giampaolo Ascolese

Celano Jazz Convention 2020 non si ferma e rilancia con la presenza di Jerry Bergonzi

Dal 23 al 26 luglio 2020, ritornano i seminari di Celano Jazz Convention: una terza edizione particolare, in sintonia con il momento difficile attraversato in questi mesi e attenta a sviluppare le potenzialità del percorso didattico online.

Una scelta nel segno dell’innovazione e della tecnologia per dare un segnale importante in un momento difficile per la cultura e per lo spettacolo dal vivo. Se, come è ovvio, le lezioni tradizionali e la vicinanza tra docente e allievo mantengono la loro specifica importanza, la didattica musicale può essere svolta con lo stesso livello di interazione anche attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla rete e si arricchiscono inoltre di altri mezzi utili per l’apprendimento.

Anche quest’anno, il direttore artistico dei seminari, il chitarrista Franco Finucci, ha voluto coinvolgere una squadra prestigiosa, con alcuni dei nomi più importanti del panorama jazzistico nazionale: una squadra che conferma i docenti presenti nelle scorse edizioni e si arricchisce di nuove “firme”, con una sorpresa speciale, vale a dire il seminario del grande sassofonista statunitenste Jerry Bergonzi, in programma domenica 26 luglio 2020.

Celano Jazz Convention rinnova la mediapartnership con il webmagazine Jazz Convention.

La squadra di docenti scelta da Franco Finucci presenta, anche in questa terza edizione, una compagine di alto profilo ed è formata da Marco Di Battista (tecniche d’improvvisazione e storia del jazz), Giovanni Falzone (tromba), Max Ionata (sassofono), Umberto Fiorentino (chitarra), Elisabetta Antonini (canto), Luca Mannutza (pianoforte), Gabriele Pesaresi (contrabbasso e basso elettrico), Marcello Di Leonardo (batteria) e Marcello Malatesta (sound engineering).

Inoltre, alle ore relative allo strumento scelto ed alle materie complementari, il programma didattico di Celano Jazz Convention aggiunge delle lezioni interdisciplinari, tenute da docenti di uno strumento diverso da quello scelto: una strada per permettere agli iscritti di apprendere in maniera trasversale, approfondendo gli aspetti dell’interpretazione musicale peculiari di ogni musicista.

L’ospite speciale di questa edizione è il sassofonista Jerry Bergonzi che terrà un seminario riservato a tutti gli iscritti di Celano Jazz Convention, in programma domenica 26 luglio.

Jerry Bergonzi è un musicista e didatta di assoluta fama internazionale. Bergonzi si è esibito nei principali festival e club di tutto il mondo, alla guida delle sue formazioni e al fianco dei più importanti interpreti del jazz. La sua musica è riconosciuta per le sue capacità innovative per la padronanza del linguaggio e per l’integrità espressiva. La sua discografia comprende oltre sessanta titoli. Jerry Bergonzi ha insegnato nei conservatori e nelle scuole di musica statunitensi ed europee. È autore di una serie di libri didattici, tradotti in francese, tedesco e italiano.

Alla luce del successo dell’anno scorso, dal 30 luglio al 2 agosto 2020, torna anche l’esperienza di Jazz for Kids and Juniors, il progetto orchestrale rivolto ai ragazzi diretto da Andrea Gargiulo.

Una terza edizione “particolare”, in linea con la situazione generale del nostro paese e dell’intero pianeta, per mantenere una continuità con il disegno avviato dal direttore artistico Franco Finucci con il progetto Celano Jazz Convention: un percorso di lunga gittata, capace di unire qualità musicale, formazione, inclusione e accoglienza.

Informazioni per le iscrizioni

Il costo dei seminari di strumento è fissato in €200: sono previsti sconti per chi si iscrive entro il 30 giugno 2020, la quota di iscrizione in questo caso si riduce a €180.

Per l’edizione 2020 di Celano Jazz Convention, la quota d’iscrizione è la medesima per tutti gli strumenti e comprende l’accesso a tutte le lezioni, compresa quella che Jerry Bergonzi terrà il giorno 26 luglio 2020.

Le iscrizioni vanno perfezionate entro il 15 luglio 2020.

La scheda di iscrizione si può scaricare dal seguente link:
http://www.jazzconvention.net/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=51&Itemid=28

La mail di riferimento per le iscrizioni e per ogni eventuale informazione è associazionebluenote@gmail.com

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Nico Morelli, pianista

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Nico Morelli, pianista e compositore

-Come sta vivendo queste giornate?
“Mi sto dedicando a tutte quelle cose che avevo tralasciato a causa dei ritmi di lavoro… ad esempio a prendermi cura di me stesso: sport, letture, ascolti, e finalmente a suonare esclusivamente per me stesso”.

-Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Sul mio lavoro ha influito in maniera disastrosa. Concerti e attività in generale annullate per mesi e mesi, si pensa fino a dicembre. Una vera catastrofe”.

-Come riesce a sbarcare il lunario?
“Sto utilizzando i miei risparmi, sperando che mi siano sufficienti. Do lezioni online e spero che presto si torni alla normalità”.

-Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Vivo con la mia compagna ed il mio gatto. Penso che da solo sarei impazzito. Quindi importantissimo”.

-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Probabilmente sì. Ma una volta finito l’isolamento ci sarebbe da verificare se il ritorno alle abitudini del passato sarebbe inevitabile”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“Da musicista, da creatore di musica (più che da fruitore) forse mi è più difficile rendermene conto. Sono in molti a chiedermi di essere presente con video online di mie esecuzioni in diretta, dicendomi che questo aiuterebbe molto e sarebbe di conforto. La gente me lo chiede. Questa cosa mi conforta e un po’ mi sorprende questa grande richiesta. Solo adesso la gente si accorge di questa forza della musica”.

-Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Meditazione?…. Sport?….. Letture?…. Film?…. Arte in generale”.

-Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
Non lo so, ma in questo momento, sembra, dobbiamo agire tutti in un’unica direzione, altrimenti, sembra, sarà difficile uscire da questo problema. Questo è il messaggio che ci viene ripetuto”.

-È soddisfatto di come si stanno muovendo i vostri organismi di rappresentanza?
“Tutto sommato sì”.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal governo, cosa chiederebbe?
“Da musicista, da lavoratore dello spettacolo, chiederei quel che in questi giorni vedo che si sta cercando di chiedere: una presa in considerazione delle difficoltà di tutto il nostro settore, che assieme a quello del turismo sembra essere il più danneggiato da questi avvenimenti”.

-Ha qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Mi piacerebbe poter suggerire a tutti di ascoltare altro, anche ciò che non siamo abituati ad ascoltare…. Di essere un po’ più curiosi riguardo la musica, così come lo possiamo essere riguardo a tutti gli altri aspetti della vita”.

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: U.T. GANDHI, batterista, percussionista e compositore

Intervista raccolta da Marina Tuni

U.T.Gandhi (Umberto Trombetta) batterista – foto Luca d’Agostino

-Come stai vivendo queste giornate?
«Da quando siamo tutti a casa a causa della pandemia Covid-19, ho impiegato il mio tempo sia per la musica sia per lavori casalinghi, pulizie, pittura, manutenzioni, ecc. e ho sistemato tutto il mio studio dove lavoro e produco musica».

-Come questo forzato isolamento ha influito sul tuo lavoro?
«Ho cercato di occupare questo tempo di stand-by con filosofia; ciò che è accaduto ci ha reso impotenti cambiando lo stile di vita e abitudini quotidiane. Considera che l’ultimo concerto risale al 21 dicembre 2019, dopo mesi di tour in Cina, Giappone, Vietnam e Brasile, quindi bisogna cercare di inventarsi lavori il più possibile, per non pensare al disagio di questo periodo di inattività e di mancati guadagni».

-Pensi che nel prossimo futuro sarà lo stesso?
«Credo che ci sarà un grande cambiamento, dopo la pandemia non torneranno i tempi passati e recenti, cambierà, non so per quanto, il nostro modo e stile di vita e credo anche per il mio lavoro di musicista… vedremo… secondo me è presto per fare dei pronostici futuri».

-Come riesci a sbarcare il lunario?
«Per il momento va bene, considera (e tu Marina lo sai bene come funzionano i festival, rassegne e istituzioni) che devo ancora ricevere soldi di concerti fatti nel 2019, quindi cerco di risparmiare come tutti quanti noi lavoratori dello spettacolo, in galera forzata».

-Vivi da solo/a o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
«Vivo con mia moglie Tania e mia figlia Irene e per fortuna loro lavorano, mia moglie è infermiera e ha ripreso il lavoro da due settimane, mentre Irene fa l’estetista e dovrebbe riprendere la prossima settimana, io faccio i “Lavori Casalinghi” titolo di un brano di Enrico Rava, e preparo anche pranzi e cene. Mi sento fortunato in questo brutto momento, ho una bella famiglia che mi sostiene e mi aiuta, soprattutto psicologicamente».

-Pensi che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e  professionali sotto una luce diversa?

«Sicuramente si, io ho vissuto il terremoto in Friuli: il 6 maggio 1976 la nostra vita cambiò in un minuto… ma credo non sia paragonabile alla situazione odierna, ci fu molta unità e solidarietà tra le persone.
Questo ci deve fare riflettere perché la natura comanda su di noi e i rapporti umani, se sono veri e sinceri, sono un grande valore aggiunto. Mi auguro che continui così, anche se negli ultimi anni abbiamo vissuto in un mondo superficiale e di fiction, a mio parere qualitativamente di basso livello».

-Credi che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
«La musica esiste da quando esiste l’uomo, ne ha visti di cambiamenti nei millenni… sono sicuro che la buona musica ci darà la forza giusta per superare questo difficile momento».

-Se non la musica a cosa ci si può affidare?
«Personalmente mi affido solo alla musica, che fin da bambino è la mia grande passione e in seguito è diventata anche il mio lavoro, con tante soddisfazioni, delusioni e quant’altro… ma non mi ha mai tradito e mai lo farà… sono sempre stato certo di questo e mi affido a mia moglie, a mia figlia e ai miei genitori che sono persone meravigliose».

-Quanto c’è di inutile retorica in questi continui richiami all’unità?
«Quando si raggiungono i sessanta anni, l’esperienza ci insegna a filtrare le notizie in maniera più obbiettiva. L’unità proclamata dai media, talvolta non è credibile… vogliamoci bene, sì, è importante come lo è la solidarietà, ma credo che bisogna volerlo tutti insieme, come quando ci fu il terremoto del 1976… a proposito di questo ricordiamoci che il Friuli Venezia Giulia è sempre stato preso come modello ».

-Sei soddisfatto di come si stanno muovendo i vostri organismi di rappresentanza?

«Per alcune cose si, ma siamo lontani anni luce rispetto a come dovrebbe essere, siamo alla deriva… senza molte speranze, non vedo ancora la luce in fondo al tunnel».

-Se avessi la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederesti?
«Visto che noi musicisti Italiani rappresentiamo il nostro paese all’estero – nel mio caso, con concerti, festival e rassegne importanti svoltesi in tutto il mondo – al Governo Italiano chiederei di riconoscere il valore del nostro lavoro artistico… semplicemente questo, come succede in alcuni paesi del Nord Europa, che sostengono i loro artisti e li ritengono un patrimonio e un valore aggiunto al loro paese».

-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
«Ascoltate musica di tutti, siate avidi di informazioni musicali e di ogni genere… l’importante è ascoltarla, qualsiasi essa sia… ma con il cuore».

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Antonella Vitale, vocalist

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Antonella Vitale, vocalist – foto Víctor Sokolowicz

-Come stai vivendo queste giornate?
“Non è stato facile accettare una condizione così “surreale”. Ricordo che dopo il primo Decreto restrittivo dell’8 Marzo sono stata sopraffatta dall’ansia, dall’incredulità, poi come tutti mi sono dovuta adattare alla nuova condizione cercando di mettere a fuoco l’unico aspetto positivo e anche anomalo della quarantena, cioè il “tempo libero”, pare assurdo ma la sensazione di avere 12 ore libere a disposizione senza nessun impegno mi ha spiazzata!  Il grande silenzio per le strade completamente svuotate dalla routine giornaliera, che magari in altri momenti sarebbe   stato un fantastico generatore di creatività, questa volta suonava strano e un po’ inquietante, così la capacità di concentrazione è venuta meno anche solo per leggere la pagina di un libro. Adesso va meglio, riesco a ritagliarmi i miei spazi, non vedo i TG, ho la giornata scandita da incombenze familiari e domestiche, dipingo, canto e registro video con amici musicisti (ognuno rigorosamente a casa propria) e cerco di non pensare. L’amara consapevolezza di quanto il famoso delirio di onnipotenza dell’uomo in circostanze come questa esca di scena per lasciare posto al sentimento della paura che forse è più pandemica di ogni altro virus,  mi passa nella testa come insidiose interferenze radio”.

-Come ha influito tutto ciò sul tuo lavoro? Pensi che in futuro sarà lo stesso?
“Non credo che tutto ritorni come prima, per un buon periodo le misure restrittive impediranno sicuramente che le nostre abitudini tornino alla normalità. L’allontanamento sociale cui siamo sottoposti avrà delle conseguenze future e per tutto il settore artistico rappresenterà un problema serio. Proprio giorni fa in una conversazione telefonica io e te caro Gerlando, ci chiedevamo come potranno in futuro riempirsi nuovamente le platee dei teatri, dei cinema, dei Festival… saremo tutti condizionati dal “contagio” dal mantenimento delle distanze almeno fino a che non troveranno delle cure mirate… e che questo virus non scompaia del tutto.
I social come FB, Instagram,  in giornate così particolari, permettono a tutti, specie a chi è costretto a vivere questi giorni in solitudine, di sentirsi in compagnia. Il musicista poi ha  bisogno di quel pizzico di visibilità che rappresenta un nutrimento necessario per vivere, vedo molte dirette FB in cui chi può organizza delle piccole session o delle brevi interviste… insomma cerchiamo tutti  di mantenere alto lo stato vitale e per il momento ci adattiamo  così. Io stessa ogni tanto pubblico dei video “#ai tempi del coronavirus” registrati a casa con mezzi rudimentali, insieme ad  amici musicisti,  è un modo per sentirsi  in una collettività dove come sempre la Musica fa da collante e panacea per l’anima”.

-Come riesci a sbarcare il lunario?
“Io fortunatamente ho un impiego part-time che mi permette un minimo garantito, i concerti rappresentavano un piccolo incentivo in più (l’esiguo cachet degli ultimi anni,  non permette certo un’agiatezza economica) ma il punto è che noi  musicisti  abbiamo la sindrome da “palco”, e questo non perché siamo malati, anzi! Le esibizioni live rappresentano l’unico momento di contatto reale con il pubblico con il quale  dialoghi attraverso la tua musica le tue emozioni, la tua espressività. Questa è la vera magia”.

-Vivi da solo o con qualcuno. E quanto ciò risulta importante?
“Vivo con mio marito e mio figlio. Ho dato sempre alla famiglia la priorità assoluta. Ho costruito qualcosa di importante cui non posso prescindere. Mio marito è un uomo che stimo molto anche per le sue qualità professionali, Oltre ad essere un docente di Storia dell’arte è anche un eccellente fonico con il quale ho realizzato praticamente tutti i miei lavori discografici. La musica ti accende, ti nutre ma spesso può anche spegnerti e interferire nei tuoi stati d’animo, la famiglia è il mio angolo protetto dove trovare rifugio nella routine quotidiana e dove ritrovare un po’ di me stessa”.

-Pensi che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa? 

“Credo proprio di sì. Abbiamo bisogno delle relazioni senza di cui la vita non avrebbe senso. Attraverso gli altri abbiamo modo di conoscere meglio noi stessi e credo che un evento come questo ci stia facendo riflettere. Vedo i segnali ovunque… ci telefoniamo… ci video-chiamiamo… ci scriviamo… abbiamo bisogno di conforto reciproco e di sapere che non siamo soli. Non saprei se i rapporti professionali subiranno dei cambiamenti, al momento c’è un grande spirito di collaborazione che speriamo continui anche in futuro con lo stesso entusiasmo”.

-Credi che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“Come ogni forma d’arte la musica è molto importante perché lavora sulle emozioni attraverso i suoni, smuove l’immaginazione, attiva la corteccia cerebrale, il pensiero, insomma è terapeutica, universale e non lo affermo io ma lo hanno  da sempre dichiarato filosofi, musicologi  e scienziati. Cosa potrei dire di più? È evidente che se oggi la musica nel nostro Paese venisse considerata un elemento di alto valore educativo e culturale per la nostra società, probabilmente sarebbe di grande aiuto sotto tanti aspetti primo tra tutti quello di fungere da supporto psicologico in un momento così particolare in cui il nostro stato d’animo è stato messo a dura prova”.

-Se non la musica a cosa ci si può affidare?

“Ci si può affidare a noi stessi, alla nostra umana capacità di resistere ai cambiamenti. È sempre stato cosi, abbiamo risorse infinite, i nostri antenati vivevano nelle caverne e si trovavano in un habitat sconosciuto in balia di ogni pericolo. Ne è passato del tempo, tra glaciazioni, carestie guerre… insomma la specie umana è ancora qui e siamo miliardi di persone, forse un motivo ci sarà”.

Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“La retorica è diventata d’uso comune, si parla per stereotipi, c’è l’appello continuo rivolto ai cittadini di restare uniti, compatti, si tira spesso in ballo il termine “resilienza”. Va tutto bene, in Italia vivono circa 60 milioni di persone ed è giusto uniformarsi a delle direttive prese dal governo per arginare la pandemia, ma l’unità fino a quando? Cosa accadrà dopo questo lockdown? E soprattutto quanto durerà?”.

Sei soddisfatta di come si stanno muovendo i Vostri organismi di rappresentanza?
“Al momento quello che noto è una grande confusione. La quarantena dura da più di un mese e la mancanza a tutt’oggi di terapie per sconfiggere il virus ci lasciano timorosi, preoccupati, stanchi del distanziamento imposto. La politica dovrebbe essere coesa a garantire a tutti un sostegno immediato veloce, lasciando da parte la burocrazia farraginosa. Il governo manterrà l’impegno di tutelare tutte le classi lavorative più fragili e colpite, nessuna esclusa? Il settore “Cultura e spettacolo” per il quale la conta dei danni è una voragine enorme, lascia sospesi nel vuoto della precarietà artisti di ogni categoria e purtroppo sento sollevare pochissimo il problema da parte dei vari ministri. Questo mi spiace, perché siamo un paese che ha insegnato l’arte al mondo e non dovremmo dimenticarlo mai”

Se avessi la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederesti?
“È partita una petizione  #velesuoniamo, diretta al Governo proprio per chiedere un tavolo interministeriale tra MiBACT, Inps e Ministero del Lavoro per la tutela previdenziale e la protezione per tutto il settore dei lavoratori dello spettacolo promossa da Paolo Fresu, Ada Montellanico e Simone  Graziano e sono state già raggiunte quasi 60.000, firme… speriamo bene. Chiederei a questo al Governo di prendere in seria considerazione gli incentivi e gli aiuti alla Cultura e al mondo dello Spettacolo e siccome sono una musicista lo farei citando una bellissima frase di Nietzsche che recita…”Senza la musica la vita sarebbe un errore” “.

 

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Maria Pia De Vito, cantante, compositrice

Foto di Gianfranco Rota

Intervista raccolta da Daniela Floris

 

Come stai vivendo queste giornate?

Dopo una prima fase di incredulità / imbambolamento, adesso approfitto della possibilità di stare a lungo a casa mia; per me è una novità. Studio molto, scrivo e leggo molto, mi occupo della manutenzione della casa, del corpo, delle orecchie e della testa! Sono serena, ma anche inquieta, come credo sia normale.

 

Tutto ciò come ha influito sul tuo lavoro?

Ovviamente è un cambiamento radicale. Fermo il lavoro dei concerti, in stallo l’uscita di un disco pronto. Ho iniziato l’insegnamento online con gli studenti del Conservatorio. E’ impegnativo, devi fare quasi un viaggio extra-corporeo per far passare l’energia a distanza… ma è bellissimo. E sono contenta che in questo momento di sperdimento con gli allievi  stiamo riuscendo a mantenere  un filo rosso di motivazione e apprendimento.
Il contraccolpo per lo spostamento in avanti  del Festival Bergamo Jazz,con la mia prima direzione artistica, dopo un anno intenso di lavoro con il bel team della fondazione Teatro Donizetti, e un programma di cui ero fiera, è stato straniante. Ma di fronte alla tragedia immensa che ha travolto  Bergamo, Brescia, tutta la Lombardia, e pian piano il resto del mondo, francamente il rammarico personale è passato decisamente in secondo piano.
Devo dire che con il team di Bergamo Jazz abbiamo avviato in questa clausura una cosa bella:una campagna di raccolta fondi per l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, tramite la Onlus Cesvi, tramite una serie di Concerti online, iniziata con un mio mini concerto e contributi di Tino Tracanna e altri musicisti bergamaschi.  L’associazione dei Festival Jazz  I-jazz ha subito aderito e rilanciato, ed è nata la campagna #iljazzitalianoperbergamo, una catena bellissima. Il concerto di Noa , che ha poi spontaneamente aderito all’iniziativa, è stato una bomba mediatica: la campagna durerà fino a fine maggio, con la massima collaborazione di tanti promoter e tantissimi musicisti che si sono messi a disposizione. Un altra possibilità di lavoro online.

 

Pensi che nel prossimo futuro sarà lo stesso?

Fare una previsione sui tempi e i modi dell’uscita dall’emergenza è impossibile. Ma è proprio su come si uscirà da tutto ciò che dipende il futuro di tante persone: bisogna capire subito come ricominciare.
La categoria dei musicisti, degli artisti dello spettacolo, senza distinzione di genere, è colpita in maniera drammatica: sappiamo  che i guadagni da vendite di musica online sono irrisori, il vero indotto per la maggioranza dei musicisti è il Live. I limiti imposti dalla sicurezza agli “assembramenti”, le distanze di sicurezza imposte nella fruizione dei concerti saranno un problema per  tutta la filiera: musicisti, organizzatori di festival, promoters, agenzie. Bisogna che qualcosa in questa Nazione cambi, in rapporto ai propri artisti e ai lavoratori della cultura. Per il resto  dobbiamo sperare nella scienza , che un vaccino venga fuori presto, i danni sono già incalcolabili.

 

Come te la cavi senza poter suonare?

Ho di base le  entrate derivanti dal mio insegnamento in Conservatorio, e mi sento già fortunata così. Sono molto preoccupata per i tanti colleghi le cui entrate dipendono esclusivamente dai concerti.

 

Pensi che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?

Credo  che da questa quarantena  usciremo  tutti senz’ altro diversi, più consapevoli sul piano personale e su quello del rispetto dell’ambiente, perché  la paura e l’istinto di sopravvivenza ci stanno facendo,nell’immediato, correre ai ripari. Si stanno attivando moltissime catene di solidarietà, ed è una bella cosa. Per chi riesce a mettersi in “pausa” nella pausa, è come un ritiro spirituale, una grande pulizia interna.
Ma non ho molte  illusioni sulle dinamiche dei “poteri” che ritroveremo all’ uscita da tutto questo. Quello che stavamo vivendo prima del Covid non è mica sparito da un giorno all’ altro. E’ solo tutto congelato dalla pandemia e dal lockdown. E la “promiscuità psichica” dei social  è un’arma così facilmente a portata di mano per chiunque voglia manipolare… bisognerà  partecipare e combattere molto .

 

Credi che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?

La musica, la poesia, l’arte, il pensiero e la memoria,  sì, possono aiutare molto.

 

Se non alla musica a cosa ci si può affidare?

Al nutrimento della propria anima. La meditazione , la lettura, l’arte praticata o fruita, la condivisione della bellezza, la solidarietà vera, pratica.

 

Mi racconti una tua giornata tipo?

Al mattino, lettura dei giornali, un po’ di lavoro online , pulizie di casa a tempo di musica, un po’ di  warm up fisico, tecnica vocale, e un po’ di spazio “creativo“,ogni giorno diverso. Dopo pranzo studio  al piano e composizione, un po’ di Tai – Chi sulla terrazza  condominiale del mio palazzo, e lezioni online nel pomeriggio avanzato fino a sera.  Dopo cena mi aspetta qualche buon libro o qualche film e qualche raro talk show per aggiornarmi, ma non allo spasimo.


Se avessi la possibilità di essere ricevuta dal Governo, cosa chiederesti?

Tante cose, che si possono riassumere in questo: in generale, massimi investimenti su Sanità, Cultura, Istruzione e Ricerca. L’istruzione e la diffusione della cultura sono la  nostra assicurazione sulla vita
E in questo momento in particolare chiederei un trattamento previdenziale meno iniquo di quello che il nostro paese ha finora offerto ai propri artisti. Un riconoscimento vero, pratico, dell’importanza del nostro lavoro.  Chiederei di guardare al modello francese, o tedesco, o scandinavo.

 

Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?

Come sempre ascolto di tutto, nella mia maniera magmatica e seguendo i fili della ricerca… suggerisco pertanto di ascoltare di tutto, ma con una raccomandazione: esplorare  il presente .
La musica è cosa viva,e va tenuta viva col nostro ascolto del nuovo.

 

Quale tuo progetto è rimasto incastrato in questa emergenza e che invece vuoi segnalare?

Ho un disco appena finito,con Julian Oliver Mazzariello, Enzo Pietropaoli e Alessandro Paternesi, che si chiamerà “ Dreamers”, e uscirà per i tipi della Jando records. Un disco sui grandi songwriter che dagli anni 60/70 in poi hanno scritto e  sognato di un mondo decisamente migliore di quello che stavamo vivendo prima del Covid;  capaci di  parlare di intimità e tenerezza ma anche di esprimere in musica il loro  sguardo critico sulla storia, la politica, le istanze sociali dei loro e dei nostri tempi. Da Paul Simon, Bob Dylan, David Crosby, alla mia amata Joni Mictchell a Tom Waits.  Appena si riapriranno le porte lo daremo alle stampe, e  spero al più presto potremo tornare ai concerti dal vivo.