CORINALDO JAZZ FESTIVAL 2019

Tutto pronto per la ventunesima edizione del “CORINALDO JAZZ FESTIVAL” che si terrà dall’1 al 3 Agosto a Corinaldo (An).
In 20 anni di attività,l’associazione culturale Round jazz,con la collaborazione del Comune di Corinaldo – Assessorato alla Cultura , si è ritagliato un importante ruolo culturale e artistico nella regione Marche realizzando un significativo programma di concerti.
Lunga è la lista dei musicisti italiani e internazionali che vi hanno partecipato ed anche la nuova edizione assicurerà la qualità di sempre con la promessa di mantenere il meraviglioso stile e la magica atmosfera che ormai caratterizza il festival del nostro pittoresco borgo.

Il programma :

GIOVEDI 1 AGOSTO Piazza Il Terreno ore 21:45

KURT ROSENWINKEL 4tet

Kurt Rosenwinkel – chitarra
Aaron Parks – piano
Eric Revis – C.basso
Jeff “tain” Watts – batteria

VENERDI 2 AGOSTO Piazza Il Terreno ore 21:45

EGM (Erskine-Gomez-Moroni)

Peter Erskine – batteria
Eddie Gomez – C.basso
Dado Moroni – piano

SABATO 3 AGOSTO Piazza Il Terreno ore 21:45

HORACIO ‘el negro’ HERNANDEZ “ITALUBA 4tet”

Horacio “el Negro” Hernandez – batteria
Ivan Bridon – piano
Daniel Martinez – basso el.
Amik Guerra – tromba

Dopo ogni concerto, Jam Session presso il “I 9 Tarocchi”: ingresso libero
Mostra Fotografica di VIVIANA FALCIONI.

INFO & BIGLIETTI:
Posto unico € 15,00
Abbonamento per tre concerti € 30

E’ possibile assicurarsi un posto numerato acquistando preventivamente il singolo biglietto/abbonamento nel sito LiveTickets o direttamente su questo link https://www.liveticket.it/corinaldojazz.

In prevendita saranno venduti SOLAMENTE 150 POSTI.

I restanti biglietti potranno essere acquistati la sera del concerto, a partire dalle ore 20:00 direttamente nella biglietteria della Piazza il terreno.

In caso di cattivo tempo i concerti si terranno presso il Teatro Goldoni di Corinaldo

Informazioni: tel. 071-7978636 (Uff. turistico iat) – 329 4295102
Associazione Culturale ‘ROUND JAZZ : roundjazz@gmail.com
Sito ufficiale :www.corinaldojazz.com
Facebook : www.facebook.com/pages/Corinaldo-Jazz-Aspettando-il-festival

 

( Cinzia Sabbatini – Responsabile della Comunicazione Corinaldo Jazz Festival )

Sarah Stride al TrentinoInJazz 2019

TRENTINOINJAZZ 2019
e
TrentinoIn Jazz Club

presentano:

Domenica 23 giugno 2019
ore 19.00
Circolo Operaio Santa Maria
Via Santa Maria 18
Rovereto

SARAH STRIDE DUO

Terzo concerto estivo per il TrentinoInJazz 2019, giunto alla sua ottava edizione, in una location ormai fedelissima come il Circolo Operaio Santa Maria di Rovereto. Nel cartellone del TrentinoIn Jazz Club – ideato da Emilio Galante – domenica 23 giugno torna Sarah Stride in duo con il chitarrista Frank Martino. E un atteso ritorno per la vocalist protagonista di un’intensa attività live, tanto da aver aperto concerti di importanti artisti (Morcheeba, Television, Morgan, Joan as Police Woman…)

Con uno stile cantautorale unico nel suo genere, Sarah Stride ha dato un assaggio della sua singolarità artistica con il nuovo album Prima Che Gli Assassini, realizzato con Kole Laca (Il Teatro degli Orrori, 2Pigeons) e Manuele Fusaroli (The Zen Circus, Nada, Andrea Mirò). Insieme ai precedenti lavori, il disco ha messo in risalto le sonorità personali dell’artista: rock, elettronica e industrial a fare da tappeto a una voce che riporta alla memoria i timbri tipici delle grandi interpreti anni ’60 – Mina, Ornella Vanoni, Nada – e che a tratti rimanda anche agli anni ’80 della Bertè. Una voce, quella di Sarah, che in alcuni momenti, d’un tratto, quasi nevroticamente, si comprime e si scurisce, per poi esplodere in sprazzi di suoni dal sapore internazionale. Il duo riproduce le sonorità granitiche dell’album attraverso un’elettronica asciutta e minimale e un uso della voce e delle chitarre onirico e rarefatto.

Prossimo appuntamento: venerdì 28 giugno Tino Tracanna Double Cut a Villa Lagarina (TN).

Nei luoghi storici della suggestiva città di Gubbio torna il Festival Jazz Gubbio No Borders

Nella città ducale di Gubbio dal 17 agosto al 1 settembre 2019 si terrà la 18esima edizione del Festival jazz  Gubbio No Borders.
Organizzato dall’Associazione Jazz Club Gubbio con la direzione artistica di Luigi Filippini, la manifestazione è divenuta uno degli eventi più attesi dell’estate umbra, con una notevole affluenza di pubblico e ospitando ogni anno grandi esponenti del jazz nazionale. Protagonisti di questa edizione 2019 saranno sicuramente i luoghi storici della Città grazie alla preziosa partnership con il Polo Museale dell’Umbria: il Palazzo Ducale, antica residenza estiva di Federico da Montefeltro, luogo dalla straordinaria bellezza rinascimentale che spicca nell’architettura prevalentemente medievale di Gubbio, il suggestivo Teatro Romano che risale al 20 a.c., il Cortile della Società Generale Operaia di Mutuo Soccorso del Palazzo Benvenuti nel quartiere San Martino, il più antico della Città. Varie ere storiche esaltate architettonicamente che svettano sul paesaggio naturalistico di Gubbio, luogo dal fascino irresistibile che ogni anno richiama nell’Alta Umbria migliaia di turisti.
Fondamentale il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che ha finanziato l’alta qualità di questa 18 esima edizione, che presenta in cartellone nomi illustri tra cui il pianistaDanilo Rea, il trombettista Fabrizio Bosso, il sassofonista Javier Girotto, il batterista Lorenzo Tucci e il bassista Massimo Moriconi.

Dopo il grande successo e il tutto esaurito dello scorso anno, con studenti provenienti da tutta Italia, tornano le No Borders Masterclass dirette da Leonardo Radicchi e Andrea Angeloni, che si sono distinte sia per l’illustre corpo docenti formato da alcuni tra i jazzisti di punta del panorama nazionale, tra cui Francesco Diodati, Cristiano Arcelli e Gabriele Evangelista, sia per l’elemento distintivo della didattica strutturata in lezioni individuali, che consente ad ogni studente una esperienza personalizzata sulle singole esigenze di apprendimento e perfezionamento.
Il programma completo è presente al link http://www.facebook.com/nobordersmasterclass
Per info e iscrizioni (costo agevolato fino al 15 giugno): masterclass.noborders@gmail.com – tel. 342.6858424 oppure 334.8534002.

Riconosciuto a livello nazionale, il Gubbio No Borders negli anni ha portato nella Città di Gubbio tanti protagonisti del panorama jazz italiano e internazionale.
Quest’anno ad aprire la manifestazione, sabato 17 agosto alle 21.30 nella splendida cornice del Teatro Romano, sarà Danilo Rea, uno dei pianisti più amati in Italia in ambito jazz e pop: lo hanno voluto accanto a sé celebri artisti come Mina, Gino Paoli, Pino Daniele, Domenico Modugno, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Gianni Morandi e Adriano Celentano. Il suo talento lo ha portato ad affermarsi anche sulla scena internazionale suonando in tutto il mondo al fianco dei più grandi nomi del jazz come Chet Baker, Lee Konitz, Steve Grossman, Phil Woods, Michael Brecker, Joe Lovano, Gato Barbieri, Brad Mehldau, Michel Camilo e il Premio Oscar Luis Bacalov.
Insieme al trio completato dal noto contrabbassista Ares Tavolazzi e dal batterista Ellade Bandini, Rea interpreterà con il suo inconfondibile stile melodico alcuni brani celebri – tra cui alcune “perle” dei Beatles, e darà prova della sua grande raffinatezza come improvvisatore.

Mercoledì 21 agosto alle 21.30 nel celebre Palazzo Ducale di Gubbio un altro appuntamento con i grandi del jazz italiano: il batterista Lorenzo Tucci, il trombettista Fabrizio Bosso, il sassofonistaJavier Girotto e l’hammondista Luca Mannutza. Quattro musicisti d’eccezione e molto amatidal grande pubblico: Lorenzo Tucci ha suonato in tutto il mondo collaborando con i migliori musicisti jazz contemporanei (tra cui Tony Scott, George Garzone, Mark Turner, Emmanuel Bex, Danilo Rea, Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, Stefano Di Battista, Dado Moroni, Rosario Giuliani); l’acclamato Javier Girotto è il fondatore degli amatissimi Aires Tango, e Fabrizio Bosso è uno dei trombettisti di punta della musica italiana: più volte è stato invitato a calcare il palco del Festival di Sanremo insieme aSergio Cammariere, Nina Zilli, Simona Molinari e Raphael Gualazzi,e si è esibito nelle location più prestigiose a livello internazionale sia come solista insieme a grandi direttori d’orchestra come Wayne Marshall o Maria Schneider, sia con la London Symphony Orchestra, sia con formazioni a suo nome.
Il bellissimo Palazzo Ducale ospiterà anche il concerto di mercoledì 28 agosto, sempre alle 21.30: sul palco Massimo Moriconi, una vera e propria icona della musica italiana, e “the new voice talent” Emila Zamuner, con il progetto “Duets” che celebra le canzoni tratte dal songbook americano ed italiano, esaltando la maestria musicale dei due musicisti.
Celebre bassista di Mina, con cui ha inciso ben 34 album, Massimo Moriconi è uno dei musicisti più richiesti in Italia.Oltre ad aver vinto il referendum nazionale di Guitar Club come miglior contrabbassista e come miglior bassista di sala di registrazione, si è aggiudicato anche il referendum della rivista “Chitarre” come miglior bassista jazz-fusion. Nella sua carriera ha registrato oltre 350 dischi, e si è interfacciato con autentici miti tra cui Chet Baker, Billy Cobham, e Lee Konitz. In Italia conta moltissime collaborazioni tra cui quelle con Armando Trovajoli, Lelio Luttazzi, Fabio Concato, Fiorella Mannoia e Franco Califano.

Sarà il quartiere storico di San Martino, ubicato nel cuore della Città, ad ospitare l’ultimo concerto dell’edizione 2019 del Festival: domenica 1 settembre alle 21.30 nel Cortile della Società Generale Operaia di Mutuo Soccorso si terrà il concerto “No BordersMeet Up” con i 9 docenti delle No BordersMasterclass: i chitarristi Francesco Diodati e Paolo Ceccarelli, i sassofonisti Cristiano Arcelli e Leonardo Radicchi, il trombonista Andrea Angeloni, il contrabbassista Gabriele Evangelista, la cantante Marta Raviglia, il batterista Marco Valeri, il pianista Alessandro Giachero. Insieme a loro, si esibiranno gli studenti delle Masterclass.

Info e biglietteria: Associazione Jazz Club Gubbio: tel. 347.8283783 – 075.9220693.

CONTATTI
Facebook: Gubbio No Borders – No Borders Masterclass
Associazione Jazz Club Gubbio: tel. 347.8283783 – 075.9220693
Ufficio Stampa: Fiorenza Gherardi De Candei – tel. 328.1743236 e-mail info@fiorenzagherardi.com

La pianista e direttore d’orchestra Cettina Donato premiata all’Università di Messina

Il 28 giugno nell’Aula Magna dell’Università di Messina, la compositrice, pianista e direttore d’orchestra Cettina Donato riceverà dall’Associazione Alumni ME, con il patrocinio dell’Università di Messina, il Premio speciale Alumni Eccellenti dedicato agli ex studenti dell’Ateneo peloritano che si sono distinti in Italia e all’estero per le loro eccellenti doti artistiche.
Con una carriera parallela tra Europa e Stati Uniti – e reduce da una serie di concerti in Giappone – Cettina Donato è riuscita a distinguersi nel panorama internazionale ottenendo ottimi consensi di pubblico e critica per i diversi ruoli artistici che ricopre: è la prima donna italiana direttore d’orchestra e arrangiatrice ad avere diretto orchestre sinfoniche classiche con repertorio jazzistico, rock e popular e allo stesso tempo riscuote ampi riconoscimenti come pianista jazz, compositrice e arrangiatrice.

Le sue spiccate doti di versatilità musicale le permettono di dedicarsi con disinvoltura alla produzione musicale concertistica e teatrale.

Sul palco di teatri celebri come il Petruzzelli di Bari, il Teatro Antico di Taormina e il Teatro Di Verdura di Palermo, ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, l’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, la Lucca Jazz Donna Orchestra, la New Talents Jazz Orchestra di Roma, l’Orchestra Giovanile “Città di Molfetta”, la Late Night Jazz Orchestra di Los Angeles.  A Boston ha fondato un’orchestra a suo nome, la “Cettina Donato Orchestra”, composta da musicisti provenienti dai cinque continenti, con cui ha inciso a Boston un album dal titolo “Crescendo” pubblicato in Italia dall’etichetta Jazzy Records.
Negli ultimi anni il Jazzit Award la annovera tra i migliori arrangiatori jazz di nazionalità italiana.

Nel corso della sua carriera, si è esibita con alcuni tra i jazzisti più importanti, tra cui Eliot Zigmund, Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso, Ray Santisi, Laszlo Gardony, Joanne Brackeen, Greg Hopkins, Jackson Schultz, Ken Pullig, Dick Lowell, David Santoro, Adam Nussbaum, Ron Savage, Scott Free, Ken Cervenka, Marcello Pellitteri, Marco Panascia, Matt Garrison.
Ha portato il suo stile pianistico e le sue composizioni in importanti festival italiani, e negli USA si è esibita in vari contesti tra cui il Blue Note di New York City, il South By Southwest di Austin, il Regattabar di Boston.

Sarà l’Aula Magna del Rettorato ad ospitare la cerimonia di premiazione: Cettina Donato ha conseguito proprio all’Università di Messina, sua città natale, la Laurea in Scienze dell’Educazione con una tesi in Psicologia Sociale, un percorso di studi completato con due Master sulla didattica speciale, che ha tradotto in una grande passione per la didattica musicale, insegnando nei Conservatori di Livorno, Alessandria e Messina. Attualmente è docente di Pianoforte jazz al Conservatorio “N. Piccinni” di Bari.

In ambito sociale, da anni è impegnata nella realizzazione della Residenza artistica “VillagGioVanna” dedicata all’accoglienza di ragazzi autistici www.villaggiovanna.org, a cui ha devoluto l’intero ricavato della vendita del suo quarto album “Persistency – The New York Project” (ed. Alfa Music) e cui testimonial è il noto attore e regista Ninni Bruschetta.
Proprio con Ninni Bruschetta è nato un sodalizio artistico che l’ha portata a calcare le scene teatrali in qualità di direttore d’orchestra, pianista, arrangiatrice e compositrice per produzioni teatrali “I Siciliani di Antonio Caldarella”, Il Giuramento” (Claudio Fava) e “Il mio nome è Caino” (Claudio Fava), attualmente in tour nei teatri italiani.

Nella sua formazione musicale, oltre alla Laurea in Pianoforte classico al Conservatorio di Messina, ha conseguito la Laurea al Berklee College of Music dove è stata nominata “Best Jazz Revelation Composer and Performer” e ha ricevuto l’ambito Carla Bley Award for “Best Jazz Composer.
Ha ricoperto il ruolo di International President of Women in Jazz del South Florida, associazione volta alla promozione di musiciste e compositrici di tutto il mondo. Attualmente, è membro del Worldwide Association of Female Professionals di New York.

CONTATTI
www.cettinadonato.com

Ufficio Stampa: Fiorenza Gherardi De Candei
tel. 3281743236 – email info@fiorenzagherardi.com

 

 

La Banda dei Carabinieri a Roma con Paolo Fresu e Caroline Campbell: le affascinanti contaminazioni sinestetiche della musica

L’arte e le emozioni rappresentano un connubio inscindibile e potrebbe sembrare quasi un’ovvietà dire che, tra tutte le arti, la musica è forse quella che più riesce ad indurre ciò che Aristotele definiva gli “accadimenti dell’anima”.
Di qualunque genere le emozioni siano, nella paletta di colori della musica non ne manca nessuna!

Certo, la musica mette in moto la Mnemosine (figura della mitologia greca, madre delle Muse e personificazione della memoria) che è in noi ed accende i nostri ricordi, evocatori primari di emozioni, ma non sempre.
Accade, a volte, che ciò avvenga per una sorta di misteriosa, quanto affascinante contaminazione sinestetica, che si compone sullo spartito della nostra psiche.

Lunedì 27 maggio 2019, nello splendido e neo-rinascimentale Teatro dell’Opera di Roma, in occasione del concerto che la Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri, diretta con la consueta, energica verve dal M° Massimo Martinelli, le emozioni sono giunte da più fronti. Quando parlo di contaminazioni sinestetiche, infatti, non mi riferisco soltanto a quelle di genere, avendo il repertorio spaziato dalla classica, al jazz, dalle marce militari alle colonne sonore da film, dal pop (si, avete letto bene!) alla musica tradizionale sarda, grazie anche ai contributi di due musicisti di vaglia quali la violinista americana Caroline Campbell e il “nostro” – ma di levatura altrettanto internazionale – trombettista Paolo Fresu; ciò di cui desidero rendervi partecipi è il mio percepire le emozioni della serata attraverso impulsi sensoriali inusuali, propri della sinestesia, come vedere il suono, sentire i suoi colori, assaporare l’emozione estetica delle forme…

Kandinsky, nel 1911, presenziò a Monaco ad un concerto di Arnold Schönberg, tra i padri della musica del Novecento. Il “Quartetto per archi op.10” e i “Klavierstücke op.11” divennero, il giorno dopo, un quadro: “Impressione III” o “Konzert”. Kandinsky aveva visto la musica, trasformandola in colore.

La ricchezza dei colori sinfonici di Rossini apre, dunque, la serata, presentata con eleganza dalla giornalista e conduttrice Rai Barbara Capponi, con l’esecuzione della Sinfonia dell’Otello, opera che il compositore amava più di ogni altra. Un bel duello a colpi di virtuosismo, dei legni soprattutto, che hanno sfoderato un gran carattere timbrico e ritmico; la musica rossiniana è un turbinio di rosso, il colore della passione, il cui eccesso sfocia ineluttabilmente nella gelosia, e che si fonde con quello dei pennacchi e delle strisce delle uniformi degli strumentisti e dei tanti carabinieri presenti in sala.

Purtroppo ancora oggi, quando si parla di “banda”, il pensiero corre immediatamente ad una musica che sta a metà strada tra le melodie popolari e le marcette militari. Ma la verità è molto più complessa, più articolata… e non sempre facile da decifrare. Per non parlare di quanto le bande siano state determinanti per la nascita e lo sviluppo del jazz!
Identica importanza rivestono le bande militari, che nel nostro Paese godono di un grande prestigio per aver mantenuto, nel tempo, un eccelso livello artistico. In particolare la Banda dell’Arma dei Carabinieri si è fatta apprezzare in tutto il mondo con svariate esibizioni e tournée, la prima nel 1916 a Parigi.
Attualmente è composta da 102 elementi, secondo i dettami della riforma varata nel 1901 dal maestro Alessandro Vessella, il quale prevedeva tre differenti organici a seconda che si trattasse di piccola banda (35 esecutori), media banda (54 esecutori) e grande banda (per l’appunto 102 esecutori). A dirigerla, dal 2000, è il Maestro Massimo Martinelli al quale va dato atto di saper imbastire un programma variegato ed interessante e di invitare, di volta in volta, degli ospiti di assoluto livello internazionale.

Tornando alla serata romana, lo stretto rapporto tra immagini e suoni ritorna con il medley dedicato al genio del M° Nino Rota, del quale ricorre il quarantennale della scomparsa, il cui talento ha dato vita a capolavori sempervirens e ad un vero e proprio genere, non catalogabile banalmente come “musica da film”. Nella mente, grazie al magico potere evocativo e di suggestione della musica, si affacciano a forti tinte le gelsomine, i clown, le angeliche, le saraghine, le gradische, le cabirie e tante altre figure create dai grandi Maestri del cinema italiano e mondiale.

La prima ospite internazionale, la violinista americana Caroline Campbell, irrompe sulla scena di rosso vestita e con la sua fisicità scultorea. Dotata, oltre che di straordinaria tecnica e squisita sensibilità, anche di una completa padronanza scenica, la Campbell si è fatta conoscere soprattutto come primo violino del Sonus Quartet, un quartetto d’archi costituito a Los Angeles nel 2003. Se non l’avete mai ascoltata, come primo approccio vi consiglio un inizio soft ma molto intenso: “Oblivion”, stupendo brano di Astor Piazzolla, in duetto con il trombettista Chris Botti. Nell’esiguo spazio del proscenio, concessole dalla mastodontica presenza dell’orchestra che riempie tutto il palcoscenico, la Campbell propone “America” di Leonard Bernstein, da “West Side Story”. L’intro è affidata al suo violino, e sono subito fuochi d’artificio multicolori!
Coinvolgenti, come sempre, i ritmi frammentati, d’ispirazione stravinskijana e intrigante l’hand clapping di parte dei musicisti.

Quanto a Paolo Fresu, credo che per i lettori di “A proposito di Jazz”, come si diceva una volta, “basta la parola!”. Eppure, nella mia particolare lettura pluri-sensoriale della serata, mi sento di dire che Paolo è riuscito a trasportarci, con la sensibilità che gli è propria, in un emozionante sorvolo sulla sua Sardegna, terra dai sorprendenti contrasti cromatici che vanno dalle gradazioni di azzurro del cielo e del mare a quelle del verde della macchia mediterranea, con gli ocra delle rocce a fare da sfondo. Bastava chiudere gli occhi e attraverso la musica si sentiva anche il profumo degli oleandri.

In “Sardinia Incanto”, arrangiata dal M. Martinelli, le anime dell’orchestra – più classica – e quella di Paolo – più jazz – si sono amalgamate in una sequenza di brani della tradizione popolare: “Deus ti salvet Maria” (più celebre come Ave Maria sarda), “Ballo sardo” e la toccante “A Diosa” (No Potho Reposare). Fresu termina l’esecuzione con il suo flicorno che emette una nota prolungata, una corona… un suono meccanico e ipnotico al contempo. Poesia jazz per cuori curiosi (calza alla perfezione il titolo del recente libro di Paolo!)

Dalla Sardegna alle cascate dell’Iguazù ci si arriva in un attimo, in una piovosa serata romana!
Per “Gabriel’s Oboe” di Morricone, la main track del film “Mission”, ritorna sul palco la bionda violinista statunitense, che duetta con Francesco Loppi, 1° oboe della Banda dei Carabinieri. Performance impeccabile, come lo stile della Campbell, la sua intonazione e l’abilità negli incroci di corde con il suo strumento.

E’ di nuovo la volta di Fresu con un suo classico: “Fellini”, arrangiato per banda (e non so quanto sia stato facile)… eseguito in versione ballad, dolce, onirica. Il brano ha come sottotitolo “Elogio alla lentezza” e ascoltandolo comprendiamo che abbiamo bisogno anche del silenzio per apprezzare di più la musica, e di lentezza per riappropriarci del nostro tempo. Suggerimenti poetici.
Il sogno non finisce qui. Nel teatro spunta la luna, l’astro più celebrato dai poeti, la musa, per definizione, degli innamorati. Con “Moonlights”, una compilation dedicata al simbolo del romanticismo ma anche ai 50 anni dal primo sbarco dell’uomo sulla luna, con la Banda, il suo 1° Trombone tenore, Massimo Panico, il 2° Sax Baritono, Alessio Porcello, la Campbell e Fresu  ascoltiamo in successione: “Moonlight Serenade” di Glenn Miller, “Blue Moon” di Rodgers e Hart, “Tintarella di Luna”, portata al successo nel 1959 da Mina, l’incantevole “Moon River” di Mercer e Mancini, dal film “Colazione da Tiffany” e, dulcis in  fundo, la magnificamente ricca di significato e di metafore “La settima luna” di Lucio Dalla. Il teatro non è più un luogo ma un altrove opalino… sospeso tra la luna e il tempo.

Il tempo è ora quello della Csárdás, celeberrimo brano di Vittorio Monti, che inizia con un mood struggente e prosegue in un crescendo rapsodico di grande tensione emotiva, dove la talentuosa Campbell avrebbe potuto farci saltare sulle poltrone per il suo virtuosismo; invece l’ha “solo” suonata bene, con grande pulizia ma senza quelle ardite digressioni che fanno la differenza e che lei, peraltro, sarebbe stata in grado di eseguire. Colore associato? Kandinsky l’avrebbe inserita nella sua opera sperimentale “Der Gelbe Klang”, il suono giallo!
Prima della chiusura con “La Fedelissima”, ovvero la marcia d’ordinanza dell’Arma dei Carabinieri, scritta nel 1929 dal maestro Luigi Cirenei, cui è seguito il sempre emozionante inno di Mameli, intonato da tutto il pubblico in piedi a celebrare l’omaggio alla Repubblica… ma anche alla bella musica offertaci dal maestro Martinelli e dalla sua Banda, è salito sul palco il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, il Gen. di C.A. Giovanni Nistri.

Il massimo vertice dell’Istituzione, con il suo solito forbito e brillante eloquio, ha ringraziato le varie Autorità militari e civili presenti, un vero e proprio parterre de roi, congratulandosi con i musicisti e, soprattutto, richiamando alla memoria i valori dei Carabinieri ed il loro ruolo, citando momenti tristi, come il sacrificio dei tanti uomini caduti nell’espletamento delle proprie funzioni, e quelli felici. Tra questi, il salvataggio dei 51 studenti della scuola media di Crema, tenuti in ostaggio su uno scuolabus dirottato e incendiato e le parole del Presidente Mattarella, che nel suo discorso di fine anno ha ricordato l’anziana signora che la notte di Capodanno ha chiamato i carabinieri, presenza capillare e amica, per lenire la sua solitudine.

Come bis, una musica che è entrata nel cuore di tutti, il tema di “Nuovo Cinema Paradiso” di Ennio Morricone. Il bianco, che racchiude in se l’intera gamma delle frequenze cromatiche, è il colore perfetto, il colore della fiducia e dei sentimenti nobili.

Se siete arrivati fino a qui, leggendo il racconto di una giornalista “sinesteta” in balia di flussi sensoriali mutevoli, sperando non vogliate bollare questa esperienza come una sorta di antropoformismo musicale, sappiate che i confini della sinestesia si fanno sempre più ampi e che le emozioni più profonde e viscerali e gli accadimenti dell’anima più intensi vengono percepiti attraverso l’ascolto; tanto da farne materia di studi scientifici che hanno permesso di sviluppare tecnologie che consentono ai non vedenti di “guardare” un’opera d’arte associando i suoni ai colori, per rendere visibile l’invisibile.

Marina Tuni

A Proposito di Jazz ringrazia il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri, il Maestro Direttore della Banda, Colonnello Massimo Martinelli, l’Ufficio Cerimoniale e l’Ufficio Stampa per la collaborazione.

Photo courtesy: Fototeca Ufficio Cerimoniale Arma dei Carabinieri