Florio Laurentaci Fiore Trio live a Milano e Monza

Al via giovedì 8 dicembre dal “Mocambo Art Music Bar” di Inzago (Via Marchesi 16, ore 20.30, Milano), il tour del nuovo progetto jazz che vede coinvolti tre giovani e talentuosi artisti: ALESSANDRO FLORIO (chitarra), GIAMPAOLO LAURENTACI (contrabbasso) e PASQUALE FIORE (batteria). La serie di concerti proseguirà il giorno successivo venerdì 9 dicembre al “Cicco Simonetta” (Via Cicco Simonetta 16, h22, Milano), sarà poi la volta del Circolo Mingus Live di Carnate (Via Roma 27, Monza) dove il trio si esibirà domenica 11 dicembre alle ore 19.00. Il tour si concluderà lunedì 12 dicembre 2016 a “Le Trottoir alla Darsena” sempre a Milano alle ore 22.30 (P.zza XXIV Maggio,1).

Il trio di recente costituzione, riunisce tre artisti che a dispetto della loro giovane età calcano oramai da diverso tempo e con disinvoltura i palchi nazionali ed internazionali.

Tra i nomi più interessanti della nuova leva jazzistica nazionale, Florio, Laurentaci e Fiore, uniscono le loro energie in una formazione che fa della compattezza sonora e dello swing trascinante i principali punti di forza. Il repertorio, interessante e coinvolgente, comprende brani originali che attingono a piene mani dalla più profonda tradizione jazzistica d’oltre oceano e trascinerà il pubblico in un evento live che si preannuncia ricco di carica emotiva.  Il calendario di eventi live dei tre giovani artisti si andrà ad arricchire con altre date previste nel nuovo anno e che saranno il preludio per la realizzazione di un nuovo progetto discografico la cui uscita è prevista nel 2017.

ALESSANDRO FLORIO (chitarra)

Il 2016 ha visto Florio impegnato in numerosi concerti sia in Italia, sia all’estero e per il secondo anno consecutivo, protagonista della rassegna estiva “Amalfi in Jazz” sia affiancando la direzione artistica e l’amministrazione locale nella realizzazione dell’evento sia esibendosi dal vivo al fianco del suo trio americano. Alessandro Florio ha pubblicato due album, “Taneda”, ispirato alla musica di Thelonious Monk, realizzato in duo con il contrabbassista Mattia Magatelli; e “Roots Interchange” realizzato tra l’Italia e gli USA con due tra i più importanti e quotati musicisti della scena jazzistica internazionale: Pat Bianchi all’Hammond e Carmen Intorre alla batteria.

Dopo essersi diplomato diciannovenne alla “Civica Scuola di Jazz” di Milano dove ha studiato tra gli altri con Franco Cerri ed Enrico Intra, importanti musicisti della scena Jazz italiana, Alessandro Florio ha presto intrapreso l’attività concertistica in Italia esibendosi per un breve periodo col Guitar Ensemble di Franco Cerri e per quattro anni con l’Urban Jazz Trio, formazioni basate su repertori di brani originali. Trasferitosi in Olanda nel 2008 per studiare al Prins Claus Conservatorium (prestigioso conservatorio musicale jazz con corpo docente americano) dove ha ottenuto una laurea in chitarra, arrangiamento e composizione, ha poi conseguito un Master in Jazz Performance studiando tra l’Olanda e New York sotto la guida di Freddie Bryant, Mark Whitfield, Paul Bollenback, Ed Cherry, Frank Wingold. Nello stesso periodo ha avuto occasione di collaborare ed esibirsi in Europa e negli USA con musicisti straordinari, tra questi Alex Sipiagin, Mark Gross, David Berkman, Gene Jackson, Don Braden, Pat Bianchi, Carmen Intorre, Bruce Williams, Jerry Weldon e molti altri. Si è esibito, sia in qualità di leader sia di sideman, in USA, Olanda, Belgio, Germania, Austria, Lettonia, Estonia, Lituania, Romania, Svizzera, Grecia e Indonesia.

GIAMPAOLO LAURENTACI (contrabbasso)

Giampaolo Laurentaci contrabbassista e compositore Jazz ha il suo primo contatto con la musica all’età di sette anni quando intraprende se lo studio del violino sotto la guida del M° Stefan Biro. All’età di quindici anni grazie all’interesse per la musica afroamericana, intraprende lo studio del basso elettrico frequentando seminari con Lincoln Goines, Marco Siniscalco, Vito di Modugno, Leopoldo Sebastiani e Massimo Moriconi. Affascinato dalla musica Jazz, inizia a suonare e studiare il contrabbasso. Ha frequentato numerosi seminari tra cui quello di Perugia (Umbria Jazz), Roma (St. Louis school of music) e l’Orsara Jazz Festival, dove ha vinto una serie di concerti presso la Cantina Bentivoglio di Bologna e l’ammissione presso Il Prins Claus Conservatorium qualificandosi come miglior contrabbassista del seminario. Nel 2007 si trasferisce in Olanda a Groningen per frequentare il corso di Musica Jazz presso il Prins Claus Conservatorium. In quel periodo ha avuto la possibilità di ricevere lezioni e di esibirsi con musicisti quali: Joris Teepe, Alex Sipiagin, Paul Burner, Mark Gross, Don Braden, David Berckman, Freddy Briant, Dena De Roese e Ralph Peterson. Nel 2009 si trasferice a Barcellona in Spagna dove consegue la laurea in Musica Jazz presso l’ESMUC (Escola Superior de Musica de Catalunya). In questo periodo Giampaolo è stato membro della Big Band dell’ESMUC diretta dal noto sassofonista iberico Perico Sambeat.

Durante la sua carriera artistica, ha avuto la possibilità di esibirsi in svariati contesti internazionali in Paesi come Italia, Olanda, Russia, Romania, Inghilterra, Germania, Turchia, Belgio e Spagna collaborando con musicisti del calibro di: Bill McHenry, Jorge Rossy, Kekko Fornarelli, Albert Vila, Marco Mezquida, Enrico Intra, Roger Mas, Raffaele Casarano, Francesco Bearzatti, Ettore Carucci, Marcello Nisi e molti altri.

PASQUALE FIORE (batteria)

Dal 2009 al 2013 studia batteria jazz tra gli altri con Gregory Hutchinson, Antonio Sanchez e Roberto Gatto.

Pasquale Fiore vanta numerosi concerti in Italia e all’estero: nel 2007 si esibisce con l’orchestra ritmico sinfonico lucana in una tournée in Portogallo e Francia suonando a Coimbra, O’porto, Nimes, Saint Germain. Nel 2008 si esibisce con la stessa ad Aosta e Bolzano. Nel 2008 vince con la band Linea D’ombra il festival “Tolve Live” e nello stesso anno prende parte al tour music festival. Durante il suo percorso artistico partecipa e vince il Concorso Nazionale di Caramanico Terme (Pescara) suonando con Brass Jazz Quintet, suona con la big band jazz del Conservatorio di musica di Matera a Villa Celimontana (Roma). Di particolare rilievo è la sua partecipazione al Jazz festival degli Alburni suonando con la Big Band diretta da Attilio Troiano. Vince il Basilijazz music contest 2013 con Nicola Pannarale quartet e a marzo 2013 partecipa al Tuscia jazz festival di Ronciglione (VT), tenendo seminari con Gegè Munari, Giorgio Rosciglione, Rita Marcotuli e Nunzio Pietropaoli. Nel 2014 vince il I° premio al Tuscia in Jazz Summer.  Ha partecipato come sideman ai più importanti festival jazz italiani (Pozzuoli Jazz Festival, Umbria Jazz, Orsara Jazz Festival, Peperoncino Jazz Festival, BasiliJazz Festival). Nel 2016 ha suonato in Albania e India (Tour con Giuliana Soscia nelle ambasciate italiane di Kolcata, Mombai, New Dheli) ed è stato docente di batteria jazz per Orsara Jazz Festival 2016.  Ha collaborato con: Enrico Rava, Scott Hamilton, Fabrizio Bosso, Dado Moroni, Anita Wardell, Antonio Faraò, Tino Tracanna, Paolo Belli, Marco Armani, Silvia Mezzanotte, Thomas Kircpatrick, Stepko Gut, Daniele Scannapieco, Giovanni Amato, Tommaso Scannapieco, Dario Deidda, Michael Supnik, Guido Di Leone, Joy Garrison, Federico Malaman, MIchel Pastre e molti altri ancora.

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Micaela Martini a Mocambo in Jazz

Micaela Martini a Mocambo in Jazz,
in cartellone con alcuni dei più grandi jazzisti italiani

17 novembre 2016 ore 21 Mocambo Art Music Bar, Inzago (MI)

Giovedì 17 novembre 2016 alle ore 21.00, Micaela Martini, chitarrista, cantante, compositrice milanese, sarà tra le protagoniste di Mocambo in Jazz, la rassegna musicale che vede alternarsi sul palco del Mocambo Art Music Bar a Inzago (MI), i più grandi nomi del panorama jazz italiano.

L’iniziativa in corso da settembre e in programma fino al 22 dicembre 2016 è organizzata da Mocambo e Associazione Culturale Quintospazio, ed ha l’obiettivo di portare la musica jazz sul- le sponde della Martesana.
La kermesse, che avrà ospite la giovane strumentista ed interprete Micaela Martini, vanta in car- tellone artisti affermati quali Guido Bombardieri, Eleonora D’Ettole e Dario Faiella Trio.

Micaela Martini salirà sul palco dello storico locale come chitarra e voce dei Wild and kind souls, quartetto formato con Mirko Cantù (chitarra), Piero Pasini (basso) e Joshua Tancredi (batteria), con i quali si esibirà in alcuni brani della tradizione jazz con incursioni soul e blues.
In programma anche un secondo concerto in duo con Max Caronia, già chitarrista dei Maisie, che chiuderà la rassegna il 22 dicembre, dove per l’occasione sarà presentato in anteprima il singolo “Pois” inserito nel loro album di debutto atteso per il 2017.

“Sono davvero felice – racconta Micaela Martini, – di poter condividere il cartellone con artisti di questo calibro, alcuni di loro sono stati dei grandi maestri per me. Inoltre mi rende orgogliosa partecipare ad una rassegna che porta la musica jazz nei luoghi dove sono nata e cresciuta”.

Micaela Martini, chitarrista, vocalist e band leader, si affaccia al panorama jazz italiano contemporaneo come giovane strumentista ed interprete per giungere recentemente alla composizione e all’arrangiamento. Da sempre interessata all’approccio spirituale nella musica, si avvicina alla concezione musicale di John Coltrane, che la ispira nel suo percorso di ricerca poetica e umana.
Studia chitarra e canto jazz con Silvia Infascelli e Eleonora D’Ettole e contemporaneamente si dedica allo studio del pianoforte e della batteria.
Approfondisce il linguaggio jazz e frequenta corsi e stage con Peter Bernstein, Kurt Rosenwinkel, Fabio Zeppetella, Scott Henderson, oltre a partecipare ad alcuni workshop ad Umbria Jazz. Si occupa a sua volta di didattica musicale, idea e organizza laboratori per bambini con giochi ed esercizi propedeutici.
Le sue esibizioni sul palco la vedono impegnata con diverse formazioni, sia in qualità di strumentista sia di vocalist, e si sviluppano in contesti differenti quali rassegne, teatri e locali. Sin dagli esordi si esibisce in diversi duo, trio e quartetti con artisti locali quali Stefa- no Capomagi e Piero Pasini e più recentemente con i promettenti artisti esordienti Mirko Cantù e Joshua Tancredi. Con Max Caronia, suo partner decennale, è attualmente in studio per la registrazione del loro primo album, la cui uscita è attesa per il 2017. www.micaelamartini.com

MOCAMBO IN JAZZ

10 settembre – 22 dicembre 2016
Mocambo Art Music Bar
Via Marchesi, 16, 20065 Inzago (MI)
Organizzazione | Mocambo e Associazione Culturale Quintospazio

Ingresso gratuito

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Il Roma Jazz Festival ripercorre 40 anni di vita

roma-jazz-festival

Una splendida ottobrata romana e i magnifici giardini pensili dell’Auditorium Parco della Musica hanno fatto da cornice, mercoledì 5 ottobre, alla presentazione del Roma Jazz Festival (6-23 novembre) giunto alla sua quarantesima edizione.
Nel corso della sua breve esposizione, il patròn del Festival, Mario Ciampà, ha sottolineato come per il secondo anno consecutivo, dal Comune di Roma non è giunto alcun finanziamento per cui non è difficile ipotizzare che, rebus sic stantibus, l’anno prossimo il Festival non ci sarà. E sarebbe davvero un peccato in quanto, nei suoi quarant’anni di vita, il Festival ha rappresentato un punto di riferimento per i molti appassionati romani presentando artisti di assoluto livello, mai scendendo a compromessi con la musica commerciale solo per fare cassetta e soprattutto sforzandosi ogni anno di trovare un fil rouge che legasse le varie serate anziché affastellare una serie di nomi più o meno importanti senza una logica precisa. (Umbria Jazz docet).
E alle difficoltà del momento si è pure agganciato Jose Ramon Dosal Noriega, lo spagnolo ad dell’Auditorium, il quale, giunto per parlare del Festival, non si è lasciato sfuggire l’occasione per ribattere alle accuse di un giornale della Capitale che sostanzialmente gli addebitava una gestione fallimentare. Noriega ha sostenuto da un canto che le presenze si sono mantenute sugli stessi livelli degli anni scorsi, dall’altro che il deficit è dovuto in buona parte agli interventi di solidarietà dell’Auditorium nei confronti di altre istituzioni della Capitale. Ora, senza entrare nel merito, le spiegazioni dell’ad saranno pure esaurienti ma resta il fatto che le produzioni originali dell’Auditorium sono crollate e che spesso, in questi ultimi mesi, l’Auditorium si è limitato ad affittare le sale, il che non mi pare un grosso contributo alla crescita culturale della Città.
Ma lasciamo questa polemica, e torniamo al Festival di Roma che si apre con “Gioca Jazz” condotto da Massimo Nunzi che presenterà due appuntamenti domenicali dedicati ai bambini, per stimolarli alla scoperta degli strumenti musicali, mettendo in relazione arte e creatività.

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La tromba di Fabrizio Bosso, il sax argentino di Javier Girotto e il pianoforte di Massimo Giuseppe Bianchi protagonisti a Musica a Rima 2016

Manifesto 001

Giunge alla tredicesima edizione la rassegna musicale estiva “Musica a Rima”, organizzata dall’Associazione Turistica Pro Loco di Rima.
Rima è un piccolo paese di origine Walser ai piedi del Monte Rosa, in Valsesia, ed è una frazione del bellissimo comune di Rima San Giuseppe (VC), situato a ben 1417 metri di altitudine.

Questa stagione musicale, che in ogni edizione ha ottenuto un grande successo sia di critica che di pubblico, ha ospitato negli anni passati musicisti jazz come Enrico Pieranunzi, Fabrizio Bosso, Rosario Giuliani, Luciano Biondini, il pianista americano Jed Distler, Rita Marcotulli, Paolo Damiani, Paolino Dalla Porta, Bebo Ferra, Guido Manusardi, Sandro Gibellini, Pietro Tonolo, Peo Alfonsi e musicisti classici come Cristina Dancila, Antonio Ballista, Massimo Giuseppe Bianchi, l’orchestra d’archi Interpreti Italiani e altri ancora.

Ogni anno numerosi appassionati si ritrovano qui accomunati dalla passione per la montagna ma, soprattutto, da quella per la grande musica della quale la rassegna “Musica a Rima” è un’assoluta garanzia da tanti anni ormai.

Il programma completo prevede:
Domenica 7 agosto, concerto di musica classica con Massimo Giuseppe Bianchi al pianoforte
In programma: L. van Beethoven Sonata Op.13 “Patetica” R. Schumann Papillons Op. 2
 F. Chopin Scherzo n. 3 Op. 39 R. Schumann Carnaval Op. 9

Domenica 14 agosto, concerto jazz con il grande sassofonista argentino Javier Girotto e Claudio Farinone alla chitarra classica e baritono

Domenica 21 agosto concerto jazz con Fabrizio Bosso, premiato nel 2009 e 2010 come miglior trombettista jazz nel “Top jazz” , il premio della critica nazionale annualmente indetto dalla rivista “Musica Jazz”; al suo fianco suonerà il giovane e talentuoso pianista anglo-italiano Julian Oliver Mazzariello

I concerti si terranno nella Chiesa Parrocchiale di Rima con inizio alle ore 17.30 e ingresso a 10 euro. Ingresso gratuito ai minori di 16 anni.
L’organizzazione intende ringraziare sin d’ora gli sponsor che hanno aderito all’iniziativa ed in particolar modo la Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, sponsor principale.
Per qualsiasi informazione telefonare al numero 345 8095160 oppure scrivere a prolocorima@gmail.com
www.prolocorima.it

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Udin&Jazz 2016 obiettivi raggiunti

Udine, 18/06/2016 - Udin&Jazz 2016 - Associazione Euritmica - Corte Palazzo Morpurgo - Antonio Onorato Trio feat. Joe Amoruso - Antonio Onorato, chitarre - Joe Amoruso, tastiere - Simone Serafini, contrabbasso - Luca Colussi, batteria - Foto Elia Falaschi/Phocus Agency © 2016

Udine, 18/06/2016 – Udin&Jazz 2016 – Associazione Euritmica – Corte Palazzo Morpurgo – Antonio Onorato Trio feat. Joe Amoruso – Antonio Onorato, chitarre – Joe Amoruso, tastiere – Simone Serafini, contrabbasso – Luca Colussi, batteria – Foto Elia Falaschi/Phocus Agency © 2016

Quattordicimila presenze spalmate su quindici concerti, di cui molti gratuiti: questa, in estrema sintesi, i lusinghieri risultati della 26° Edizione di Udin&Jazz, svoltasi dal 15 al 23 giugno, con una coda il 28 giugno: concerto finale di Ezio Bosso al Piazzale del Castello.
L’ennesimo successo di Udine&Jazz conferma l’intelligenza programmatica del direttore artistico e vero e proprio motore della manifestazione, Giancarlo Velliscig, che ancora una volta ha puntato su un giusto equilibrio tra l’esigenza di richiamare pubblico e quella di valorizzare il territorio attraverso i musicisti locali. In effetti – non è la prima volta che lo scriviamo – in un periodo di profonda crisi come l’attuale un Festival del jazz si giustifica solo nella misura in cui non si limita a mettere assieme un cast di grossi nomi con l’unico intento di fare cassa, ma, forte di una studiata progettualità, cerca di porre in evidenza i talenti locali contribuendo in maniera determinante alla loro crescita e quindi in qualche modo anche alla valorizzazione e alla crescita dell’ambiente circostante. Tanto per essere ancora più espliciti non capiamo a cosa serva un Festival come Umbria Jazz, lungo magari una diecina di giorni con gli stessi musicisti che si esibiscono più volte e senza che in tutto ciò si riesca a cogliere un pur minimo senso, un pur esile fil rouge. Ma tant’è e siccome la gente anche quest’anno ci andrà, secondo la logica corrente hanno ragione loro e quindi nulla cambia.
Ma torniamo a Udine.
Il vostro cronista, per una serie di precedenti impegni, ha potuto seguire il Festival solo dal 17 al 21 giugno, in tempo comunque per assistere a performances di rilievo ed anche ad una cocente, seppur in qualche modo attesa, delusione.
Si accennava in precedenza al ricercato equilibrio tra grandi stelle e talenti locali; ecco quindi il venerdì 17 giugno, alle 18,30 alla Corte di Palazzo Morpurgo, una splendida location al centro della città, il duo costituito dal giuliano Giorgio Pacorig al pianoforte e dal veronese Zeno De Rossi alla batteria; in programma la presentazione del loro ultimo CD “Sleep Talking” registrato per l’etichetta “artesuono” di Stefano Amerio giustamente considerato oggi uno dei più importanti “ingegneri del suono” a livello mondiale. Presi singolarmente Pacorig e De Rossi non hanno certo bisogno di ulteriori presentazioni: il primo è uno dei più acclamati e personali pianisti italiani mentre De Rossi è stato a più riprese giudicato il miglior batterista italiano. Ma non è detto che due spiccate individualità formino un combo altrettanto valido, occorre altro, occorrono un repertorio ad hoc e soprattutto che scatti quella scintilla in grado di unire i due in un unicum inscindibile. Ebbene questa scintilla è scattata sia in sala di incisione (il disco è superlativo, ne consigliamo vivamente l’ascolto) sia sul palcoscenico di Udine, anche perché Pacorig e De Rossi sono legati da una profonda amicizia e da una comune visione musicale. Senza alcunché concedere al facile ascolto, i due hanno eseguito la loro musica con grande trasporto emotivo, coinvolgendo man mano il pubblico in un ascolto meditato e partecipato. Il pianismo così essenziale, misurato di Pacorig ha sempre trovato il giusto supporto nelle pelli e nei piatti di De Rossi tanto che mai si è avvertita l’esigenza di un basso che armonizzasse o dettasse i tempi dell’esecuzione. Di qui un dialogo intimista, alle volte quasi sussurrato ma che mai ha indotto nell’ascoltatore un senso di noia o peggio ancora di frigido distacco.
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Carla Bley : ottant’anni e non sentirli

Carla Bley

Le ricorrenze anagrafiche forniscono talvolta l’occasione per illuminare la parabola artistica di un(a) jazzista. Nel caso della pianista, tastierista, compositrice, arrangiatrice e band-leader di Oakland ci si accorge che la sua carriera – iniziata nel 1959 – non è ancora finita, anche se molti frutti sono maturati dai semi che ha saputo coltivare. Per evitare un semplice riassunto della vita e delle opere, proverei a parlare di quest’eclettica e singolare artista seguendo – dopo una breve introduzione – un ipotetico programma radiofonico con l’ascolto (purtroppo immaginario ma facilmente realizzabile, anche attraverso la rete web) di sue composizioni, differenti per organico e data d’esecuzione.
Piena di mille impegni la sua vicenda fin dall’inizio: arrangiamenti per cantanti folk, lavori nei piano-bar, venditrice di sigarette nei jazz club, costumista in teatro, compositrice, cantante, tastierista… Trasferitasi a New York dalla natìa California, incontra il pianista Paul Bley che ventunenne sposa, incrementando il lavoro di scrittura: i suoi brani iniziano a piacere a musicisti di valore come Art Farmer, Jimmy Giuffre e George Russell. La musica diverrà il suo unico lavoro dal 1964, quando aderirà al Jazz Composer’s Guild creato dal visionario trombettista e compositore Bill Dixon. Insieme ad un altro trombettista – Michael Mantler – diventa codirettrice della Jazz Composer’s Orchestra Association, l’anomala big-band autogestita dai musicisti della fervente scena d’avanguardia newyorkese. E’ in questa temperie artistica “alternativa”, dove il free incontra la musica europea ed in cui i jazzisti più creativi incrociano i propri linguaggi, che si collocano l’esistenza e l’opera di Carla Bley. La jazzista sposa Mantler in seconde nozze e si getta nel magmatico progetto di “Escaletor Over the Hill” (1968-1972).
“Hotel Ouverture” da “Escaletor Over the Hill” (JCOA Records, 1971). E’ il fiammante prologo di un’opera su testo di Paul Hines, musica della Bley, coordinamento e produzione di Mantler. Tre album per una ciclopica esecuzione registrata in varie sedute tra il 1968 ed il ’71. Un orchestra di diciassette elementi (da Jimmy Lyons ad Enrico Rava) si muove su scuri fondali, illuminati da due strumenti che saranno basilari nella poetica della compositrice: il trombone (Roswell Rudd) ed il sax tenore (Gato Barbieri). Altre parti solistiche sono per l’aspro clarinetto di Perry Robinson e per il plastico contrabbasso di Charlie Haden. Preludio dagli accenti ora epici ora strazianti di un’opera complessa e visionaria anche per il rapporto tra testo e musica.
“Liberation Music Orchestra” (Impulse, 1969). Tra Haden e la Bley c’era già una forte empatia sonoro-politica. Nella foto con striscione rosso che campeggia sulla copertina dell’album i due sorreggono, da lati opposti, quella sorta di coraggiosa bandiera. Gli arrangiamenti sono dell’artista di Oakland come tutti i brani che connettono le riletture da pagine della guerra civile in Spagna e le composizioni del contrabbassista e di Ornette Coleman. Nell’orchestra spiccano Barbieri e Rudd, Dewey Redman, Don Cherry e Sam Brown: una vera “all stars” del free unita da un impegno politico nettissimo e sincero (siamo nel 1969). E’ il primo di una lunga serie di album della Liberation Music Orchestra di fatto codiretta con Charlie Haden, formazione a cui Carla Bley darà costantemente, e creativamente, il suo apporto: tra i più recenti “Dream Keeper” (1994, Polydor) e “Not in Our Name” (2005, Universal France) in cui l’artista è anche direttrice. Perché l’orchestra era e sarà la sua dimensione preferita ed il suo vero strumento.
“Ad Infinitum” da “Dinner Music” (Watt, 1976). L’etichetta nasce nel 1973 perché la Bley e Mantler vogliono documentare la propria musica in totale libertà. Il brano ha un semplice tema e vede l’artista all’organo – sua grande passione alla testa di un tentetto ricco soprattutto di ottoni (elemento che la avvicina a Gil Evans) e con due chitarre. Su un lungo pedale c’è vasto spazio per il trombone di Roswell Rudd in una temperie sonora a cavallo tra jazz e progressive rock, una “terra di mezzo” molto frequentata negli anni ’70 (del resto la Bley nel 1974-’75 suona con il gruppo del bassista inglese Jack Bruce, conosciuto ai tempi di “Escletor…”).
“Musique Mecanique III” da “Musique Mecanique” (Watt, 1978). Solo un paio d’anni separano le due partiture ma qui la big-and di tredici elementi (tra cui la figlia Karen al glockenspiel e Steve Swalow al basso elettrico che diventerà il compagno musicale ed esistenziale della sua vita) evoca altri mondi sonori. Ci sono riferimenti all’Europa e il brano alterna un tema onirico e inquieto (con sfumature circensi) a sezioni in cui l’organico si impunta come se la puntina di un giradischi non andasse avanti, con uno straordinario effetto straniante. Tromba, trombone (Rudd), corno (John Clark) e tuba (Bo Stewart) appaiono fondamentali nella policromia dell’orchestra, come l’organo suonato con originalità dalla leader. (altro…)