La tromba di Fabrizio Bosso, il sax argentino di Javier Girotto e il pianoforte di Massimo Giuseppe Bianchi protagonisti a Musica a Rima 2016

Manifesto 001

Giunge alla tredicesima edizione la rassegna musicale estiva “Musica a Rima”, organizzata dall’Associazione Turistica Pro Loco di Rima.
Rima è un piccolo paese di origine Walser ai piedi del Monte Rosa, in Valsesia, ed è una frazione del bellissimo comune di Rima San Giuseppe (VC), situato a ben 1417 metri di altitudine.

Questa stagione musicale, che in ogni edizione ha ottenuto un grande successo sia di critica che di pubblico, ha ospitato negli anni passati musicisti jazz come Enrico Pieranunzi, Fabrizio Bosso, Rosario Giuliani, Luciano Biondini, il pianista americano Jed Distler, Rita Marcotulli, Paolo Damiani, Paolino Dalla Porta, Bebo Ferra, Guido Manusardi, Sandro Gibellini, Pietro Tonolo, Peo Alfonsi e musicisti classici come Cristina Dancila, Antonio Ballista, Massimo Giuseppe Bianchi, l’orchestra d’archi Interpreti Italiani e altri ancora.

Ogni anno numerosi appassionati si ritrovano qui accomunati dalla passione per la montagna ma, soprattutto, da quella per la grande musica della quale la rassegna “Musica a Rima” è un’assoluta garanzia da tanti anni ormai.

Il programma completo prevede:
Domenica 7 agosto, concerto di musica classica con Massimo Giuseppe Bianchi al pianoforte
In programma: L. van Beethoven Sonata Op.13 “Patetica” R. Schumann Papillons Op. 2
 F. Chopin Scherzo n. 3 Op. 39 R. Schumann Carnaval Op. 9

Domenica 14 agosto, concerto jazz con il grande sassofonista argentino Javier Girotto e Claudio Farinone alla chitarra classica e baritono

Domenica 21 agosto concerto jazz con Fabrizio Bosso, premiato nel 2009 e 2010 come miglior trombettista jazz nel “Top jazz” , il premio della critica nazionale annualmente indetto dalla rivista “Musica Jazz”; al suo fianco suonerà il giovane e talentuoso pianista anglo-italiano Julian Oliver Mazzariello

I concerti si terranno nella Chiesa Parrocchiale di Rima con inizio alle ore 17.30 e ingresso a 10 euro. Ingresso gratuito ai minori di 16 anni.
L’organizzazione intende ringraziare sin d’ora gli sponsor che hanno aderito all’iniziativa ed in particolar modo la Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, sponsor principale.
Per qualsiasi informazione telefonare al numero 345 8095160 oppure scrivere a prolocorima@gmail.com
www.prolocorima.it

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Udin&Jazz 2016 obiettivi raggiunti

Udine, 18/06/2016 - Udin&Jazz 2016 - Associazione Euritmica - Corte Palazzo Morpurgo - Antonio Onorato Trio feat. Joe Amoruso - Antonio Onorato, chitarre - Joe Amoruso, tastiere - Simone Serafini, contrabbasso - Luca Colussi, batteria - Foto Elia Falaschi/Phocus Agency © 2016

Udine, 18/06/2016 – Udin&Jazz 2016 – Associazione Euritmica – Corte Palazzo Morpurgo – Antonio Onorato Trio feat. Joe Amoruso – Antonio Onorato, chitarre – Joe Amoruso, tastiere – Simone Serafini, contrabbasso – Luca Colussi, batteria – Foto Elia Falaschi/Phocus Agency © 2016

Quattordicimila presenze spalmate su quindici concerti, di cui molti gratuiti: questa, in estrema sintesi, i lusinghieri risultati della 26° Edizione di Udin&Jazz, svoltasi dal 15 al 23 giugno, con una coda il 28 giugno: concerto finale di Ezio Bosso al Piazzale del Castello.
L’ennesimo successo di Udine&Jazz conferma l’intelligenza programmatica del direttore artistico e vero e proprio motore della manifestazione, Giancarlo Velliscig, che ancora una volta ha puntato su un giusto equilibrio tra l’esigenza di richiamare pubblico e quella di valorizzare il territorio attraverso i musicisti locali. In effetti – non è la prima volta che lo scriviamo – in un periodo di profonda crisi come l’attuale un Festival del jazz si giustifica solo nella misura in cui non si limita a mettere assieme un cast di grossi nomi con l’unico intento di fare cassa, ma, forte di una studiata progettualità, cerca di porre in evidenza i talenti locali contribuendo in maniera determinante alla loro crescita e quindi in qualche modo anche alla valorizzazione e alla crescita dell’ambiente circostante. Tanto per essere ancora più espliciti non capiamo a cosa serva un Festival come Umbria Jazz, lungo magari una diecina di giorni con gli stessi musicisti che si esibiscono più volte e senza che in tutto ciò si riesca a cogliere un pur minimo senso, un pur esile fil rouge. Ma tant’è e siccome la gente anche quest’anno ci andrà, secondo la logica corrente hanno ragione loro e quindi nulla cambia.
Ma torniamo a Udine.
Il vostro cronista, per una serie di precedenti impegni, ha potuto seguire il Festival solo dal 17 al 21 giugno, in tempo comunque per assistere a performances di rilievo ed anche ad una cocente, seppur in qualche modo attesa, delusione.
Si accennava in precedenza al ricercato equilibrio tra grandi stelle e talenti locali; ecco quindi il venerdì 17 giugno, alle 18,30 alla Corte di Palazzo Morpurgo, una splendida location al centro della città, il duo costituito dal giuliano Giorgio Pacorig al pianoforte e dal veronese Zeno De Rossi alla batteria; in programma la presentazione del loro ultimo CD “Sleep Talking” registrato per l’etichetta “artesuono” di Stefano Amerio giustamente considerato oggi uno dei più importanti “ingegneri del suono” a livello mondiale. Presi singolarmente Pacorig e De Rossi non hanno certo bisogno di ulteriori presentazioni: il primo è uno dei più acclamati e personali pianisti italiani mentre De Rossi è stato a più riprese giudicato il miglior batterista italiano. Ma non è detto che due spiccate individualità formino un combo altrettanto valido, occorre altro, occorrono un repertorio ad hoc e soprattutto che scatti quella scintilla in grado di unire i due in un unicum inscindibile. Ebbene questa scintilla è scattata sia in sala di incisione (il disco è superlativo, ne consigliamo vivamente l’ascolto) sia sul palcoscenico di Udine, anche perché Pacorig e De Rossi sono legati da una profonda amicizia e da una comune visione musicale. Senza alcunché concedere al facile ascolto, i due hanno eseguito la loro musica con grande trasporto emotivo, coinvolgendo man mano il pubblico in un ascolto meditato e partecipato. Il pianismo così essenziale, misurato di Pacorig ha sempre trovato il giusto supporto nelle pelli e nei piatti di De Rossi tanto che mai si è avvertita l’esigenza di un basso che armonizzasse o dettasse i tempi dell’esecuzione. Di qui un dialogo intimista, alle volte quasi sussurrato ma che mai ha indotto nell’ascoltatore un senso di noia o peggio ancora di frigido distacco.
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Carla Bley : ottant’anni e non sentirli

Carla Bley

Le ricorrenze anagrafiche forniscono talvolta l’occasione per illuminare la parabola artistica di un(a) jazzista. Nel caso della pianista, tastierista, compositrice, arrangiatrice e band-leader di Oakland ci si accorge che la sua carriera – iniziata nel 1959 – non è ancora finita, anche se molti frutti sono maturati dai semi che ha saputo coltivare. Per evitare un semplice riassunto della vita e delle opere, proverei a parlare di quest’eclettica e singolare artista seguendo – dopo una breve introduzione – un ipotetico programma radiofonico con l’ascolto (purtroppo immaginario ma facilmente realizzabile, anche attraverso la rete web) di sue composizioni, differenti per organico e data d’esecuzione.
Piena di mille impegni la sua vicenda fin dall’inizio: arrangiamenti per cantanti folk, lavori nei piano-bar, venditrice di sigarette nei jazz club, costumista in teatro, compositrice, cantante, tastierista… Trasferitasi a New York dalla natìa California, incontra il pianista Paul Bley che ventunenne sposa, incrementando il lavoro di scrittura: i suoi brani iniziano a piacere a musicisti di valore come Art Farmer, Jimmy Giuffre e George Russell. La musica diverrà il suo unico lavoro dal 1964, quando aderirà al Jazz Composer’s Guild creato dal visionario trombettista e compositore Bill Dixon. Insieme ad un altro trombettista – Michael Mantler – diventa codirettrice della Jazz Composer’s Orchestra Association, l’anomala big-band autogestita dai musicisti della fervente scena d’avanguardia newyorkese. E’ in questa temperie artistica “alternativa”, dove il free incontra la musica europea ed in cui i jazzisti più creativi incrociano i propri linguaggi, che si collocano l’esistenza e l’opera di Carla Bley. La jazzista sposa Mantler in seconde nozze e si getta nel magmatico progetto di “Escaletor Over the Hill” (1968-1972).
“Hotel Ouverture” da “Escaletor Over the Hill” (JCOA Records, 1971). E’ il fiammante prologo di un’opera su testo di Paul Hines, musica della Bley, coordinamento e produzione di Mantler. Tre album per una ciclopica esecuzione registrata in varie sedute tra il 1968 ed il ’71. Un orchestra di diciassette elementi (da Jimmy Lyons ad Enrico Rava) si muove su scuri fondali, illuminati da due strumenti che saranno basilari nella poetica della compositrice: il trombone (Roswell Rudd) ed il sax tenore (Gato Barbieri). Altre parti solistiche sono per l’aspro clarinetto di Perry Robinson e per il plastico contrabbasso di Charlie Haden. Preludio dagli accenti ora epici ora strazianti di un’opera complessa e visionaria anche per il rapporto tra testo e musica.
“Liberation Music Orchestra” (Impulse, 1969). Tra Haden e la Bley c’era già una forte empatia sonoro-politica. Nella foto con striscione rosso che campeggia sulla copertina dell’album i due sorreggono, da lati opposti, quella sorta di coraggiosa bandiera. Gli arrangiamenti sono dell’artista di Oakland come tutti i brani che connettono le riletture da pagine della guerra civile in Spagna e le composizioni del contrabbassista e di Ornette Coleman. Nell’orchestra spiccano Barbieri e Rudd, Dewey Redman, Don Cherry e Sam Brown: una vera “all stars” del free unita da un impegno politico nettissimo e sincero (siamo nel 1969). E’ il primo di una lunga serie di album della Liberation Music Orchestra di fatto codiretta con Charlie Haden, formazione a cui Carla Bley darà costantemente, e creativamente, il suo apporto: tra i più recenti “Dream Keeper” (1994, Polydor) e “Not in Our Name” (2005, Universal France) in cui l’artista è anche direttrice. Perché l’orchestra era e sarà la sua dimensione preferita ed il suo vero strumento.
“Ad Infinitum” da “Dinner Music” (Watt, 1976). L’etichetta nasce nel 1973 perché la Bley e Mantler vogliono documentare la propria musica in totale libertà. Il brano ha un semplice tema e vede l’artista all’organo – sua grande passione alla testa di un tentetto ricco soprattutto di ottoni (elemento che la avvicina a Gil Evans) e con due chitarre. Su un lungo pedale c’è vasto spazio per il trombone di Roswell Rudd in una temperie sonora a cavallo tra jazz e progressive rock, una “terra di mezzo” molto frequentata negli anni ’70 (del resto la Bley nel 1974-’75 suona con il gruppo del bassista inglese Jack Bruce, conosciuto ai tempi di “Escletor…”).
“Musique Mecanique III” da “Musique Mecanique” (Watt, 1978). Solo un paio d’anni separano le due partiture ma qui la big-and di tredici elementi (tra cui la figlia Karen al glockenspiel e Steve Swalow al basso elettrico che diventerà il compagno musicale ed esistenziale della sua vita) evoca altri mondi sonori. Ci sono riferimenti all’Europa e il brano alterna un tema onirico e inquieto (con sfumature circensi) a sezioni in cui l’organico si impunta come se la puntina di un giradischi non andasse avanti, con uno straordinario effetto straniante. Tromba, trombone (Rudd), corno (John Clark) e tuba (Bo Stewart) appaiono fondamentali nella policromia dell’orchestra, come l’organo suonato con originalità dalla leader. (altro…)

Nicola Mingo a Roma all’Alexanderplatz il 27 aprile

Nicola Mingo 6

 

Nicola Mingo SWINGING Quartet il 27 aprile prossimo sarà all’Alexanderplatz Jazz Club di Roma.

Il progetto Swinging rievoca un modo di fare jazz che si usava negli anni Cinquanta e Sessanta ed in particolare rappresenta un omaggio allo swing di quel periodo storico e, più nello specifico, un tributo al big sound dei grandi chitarristi dell’epoca come Wes Montgomery, il tutto filtrato alla luce della contemporaneità, con riferimenti al sound di chitarristi come George  Benson.

La scaletta prevede l’esecuzione integrale del suddetto CD: 10 composizioni originali del chitarrista in chiaro stile modern mainstream e alcuni celeberrimi standard quali SO WHAT, MOODY’S MOOD FOR LOVE, BAYOU e ROAD SONG.

Il chitarrista, compositore ed arrangiatore napoletano, si avvale di uno straordinario trio  del Jazz Italiano ed internazionale formato da Giorgio Rosciglione al Contrabbasso Gege’ Munari alla Batteria e Andrea Rea al pianoforte

Chitarrista, compositore e arrangiatore nato a Napoli nel 1963, Nicola Mingo è uno dei maggiori esponenti europei della chitarra modern mainstream jazz. Diplomato al Conservatorio S. Pietro a Maiella nel 1985, si perfeziona attraverso stage e seminari con i più importanti esponenti della chitarra jazz (Joe Pass, Jim Hall, Joe Diorio), suonando anche con Bill Pierce, Terence Blanchard, Cedar Walton, Billy Higgins e Paul Jeffrey. Inizia la sua attività discografica in qualità di leader e produce nel 1994 “Walking” (Pentaflowers), con Flavio Boltro, Dario Deidda, Amedeo Ariano, Valerio Silvestro, presentandolo all’Umbria Jazz Festival ’94. Nel 1996 produce il suo secondo album da solista: “Modern age” (Pentaflowers), inciso con il Nicola Mingo Quartet, presentandolo al Festival Jazz di Iseo. L’anno successivo è inserito nell’album “Blues for Bud” (CDpM Lion), che raccoglie il meglio del panorama jazz italiano.

Nel 2001 per la Red Records pubblica “Talkin’ jazz”, un omaggio ai musicisti che hanno reso grande la storia del jazz, ponendo l’accento sul lavoro dei chitarristi. Nel 2004 esce il suo quarto lavoro “Guitar Power” edito da (Philology), tributo a Wes Montgomery. Nel giugno 2007 pubblica “Parker’s Dream” (Rai Trade). Nello stesso anno Mingo collabora ad un progetto didattico, il dvd “Suonare nello stile di Wes Montgomery”. Nel 2009 il suo brano “Blues for Grant Green” è inserito nella compilation “Guitares Jazz”, edita dalla casa discografica francese Wagram Music. Con “We remember Clifford” (2011) giunge alla sua sesta esperienza discografica in qualità di leader, la prima su etichetta EmArcy, la stessa su cui Clifford Brown ha inciso più di mezzo secolo fa una storica serie di capolavori. Il 13 maggio 2014 esce “Swinging” , presente su Spotify e sulle maggiori piattaforme streaming.

Seminario con Massimo Manzi -“La storia e l’evoluzione della batteria, dallo swing alla fusion”

Sabato 9 Aprile, nei locali CORILAB (presso la sede del Comune di Corinaldo -An ), dalle ore 15:00 in poi, Massimo Manzi terrà un workshop sulla batteria: “La storia e l’evoluzione della batteria, dallo Swing alla Fusion”

Un incontro speciale con uno dei più grandi batteristi del panorama internazionale ! Un’occasione unica per scoprire i segreti di un grandissimo musicista che ha fatto la storia della batteria in Italia e non solo.

Evento in collaborazione con il Comune di Corinaldo , CorinaldoJazz, Astralmusic e l’Associazione Culturale “La voce del cuore”, all’interno del progetto “Famiglia in forma”.

Quote di partecipazione:
€ 20 euro
Per i giovani corinaldesi minori di 18 anni:
€ 10 euro
Batteristi allievi Astralmusic school:
€15 euro

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Le “Essenze Jazz” di De Crescenzo conquistano il pubblico romano

Eduardo De Crescenzo 3

Presentando il concerto di Eduardo De Crescenzo di sabato 20 all’Auditorium di Roma, avevamo usato il termine “emozioni” e mai scelta fu più indovinata. De Crescenzo rimane un interprete di assoluto rilievo, capace di trasmettere quelle stesse emozioni che con tutta evidenza egli stesso prova quando si esibisce. Di qui un reticolo fitto di comunicazioni, di trasmissioni attraverso cui il pubblico recepisce perfettamente ciò che l’artista sul palco cerca di trasferirgli. Ed una conferma si è avuta chiara, limpida, durante il concerto cui si accennava in apertura.
Con la sala Sinopoli abbastanza piena, il cantautore partenopeo ha ripresentato il suo “Essenze Jazz” ed è stato ancora una volta un grande successo. Il progetto è stato presentato in anteprima nel 2012: il 24 aprile al Blue Note di Milano, il 4 maggio alla Casa del Jazz di Roma e l’11 giugno al Teatro San Carlo di Napoli. Successivamente nel 2013: il 21 marzo al Teatro Sistina a Roma; il 22 giugno al Ravello Festival, Villa Rufolo; il 7 luglio a Umbria Jazz, Teatro Morlacchi. Personalmente avevamo ascoltato questa performance sia alla Casa del Jazz sia al Teatro San Carlo e ne eravamo rimasti particolarmente colpiti. Sensazione che si è rinnovata sabato scorso al termine di due ore di concerto in cui Eduardo ha veramente dato tutto se stesso, accolto con calore ed affetto da un pubblico particolarmente recettivo che, caso più unico che raro, applaudiva nei momenti giusti, batteva le mani a tempo e intonava le melodie senza gravi stonature e quel che più conta senza disturbare le atmosfere che i musicisti sul palco disegnavano con perizia.
E parlando dei musicisti occorre ancora una volta sottolineare come De Crescenzo abbia saputo circondarsi di elementi di particolare caratura: Stefano Sabatini al pianoforte, Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Marcello Di Leonardo alla batteria, Daniele Scannapieco ai sassofoni e Lamberto Curtoni al violoncello, insomma gli stessi dell’album ‘Essenze Jazz’ cui si è aggiunto di recente Enrico Rava tromba e flicorno. (altro…)