Addio a Rino Zurzolo

A Napoli, alla chiesa di San Ferdinando, nota anche come Chiesa degli artisti, c’era una folla commossa di amici musicisti studenti appassionati rappresentanti delle istituzioni e semplici cittadini a salutare per l’ultima volta Rino Zurzolo, storico contrabbassista di Pino Daniele.
Un artista la cui immagine è appunto legata a filo doppio alla figura dell’autore di “Napule è”. Memorabile una versione live di “Jo So Pazzo” datata 2007 che circola in rete in cui il binomio voce-double bass è la prova provata di un forte feeling personale e musicale maturato in tanti live oltre che in diverse registrazioni in studio.
Qualche nome di album: Terra mia, del ’77; Vai mo’; Musicante; Ferryboat: siamo ai capisaldi della storia della Nuova Canzone Napoletana!
Ma essendo il 30 aprile, il giorno in cui Zurzolo ci ha lasciati, il “giorno del jazz”, non si può non rilevare in questa sede che Zurzolo aveva una propria autonoma identità jazzistica. Una sponda comune con altri musicisti partenopei come Tullio De Piscopo, Amoruso, Avitabile, Sepe, Senese… Il suono che produceva col suo 4 corde era pieno, presente, dalla timbrica bluesy con frequenti sconfinamenti fusion, dalle atmosfere latine e mediterranee.
Zurzolo poteva vantare collaborazioni con Chet Baker, Toots Thielemans, Don Cherry, Billy Cobham, Trilok Gurtu, Bob Berg, Karl Potter, Nana Vasconcelos, Steve Gadd, Gato Barbieri. Diverse le partecipazioni ai festival ed i progetti come il Rino Zurzolo Jazz da Camera in cui si sposavano le sue ascendenze jazzistiche e cameristico/conservatoriali.

Tutto ciò riassume l’idea della vasta dimensione musicale di Gennaro, nome di battesimo, Zurzolo, che nel jazz aveva trovato un terreno fertile in cui misurare la propria creatività e, perché no, la propria abilità.
Non a caso nel 1990 era stato votato come il miglior contrabbassista italiano nel referendum indetto dalla rivista “Guitar Club”. Nella mappa geojazzistica italiana, che potrebbe prevedere una scuola romana come
quella milanese, un po’ come avviene con i cantautori (genovesi, torinesi etc.) Zurzolo rappresentava senza ombra di dubbio il fior fiore del sud, dei sud musicali. L’averlo perso a soli 58 anni determina un vuoto, non solo nella sua famiglia e fra gli allievi del conservatorio di Benevento dove insegnava, ma in tutto il mondo musicale italiano.
Perché è un protagonista ad essersene andato lasciandoci una discografia preziosa – Fuorlovado, Rua Catalana, Alchimusa, WunderKammer, Live in concerto del 2014 – ma soprattutto un compositore ed interprete di livello pari alla sua elevata professionalità artistica ed alla sua impareggiabile discrezione umana. Da un messaggio di suo fratello Marco, anch’egli musicista “senza musica sarebbe stato tutto inutile…timidi come siamo non ci sarebbe stato spazio per due sognatori”.