Tecnica ed espressività nella musica di Mirabassi

Di Daniela Floris. Pubblicato in Commenti

Gabriele Mirabassi

Gabriele Mirabassi

Ancora un’altra serata di grande musica nell’ambito del 33° Roma quella di venerdì 13 novembre
Gabriele Mirabassi tutt’ altro che appannato dalla stanchezza per il rientro la mattina stessa dal Brasile – sua terra quasi di adozione – ha dato fiato a tutte le note ed i colori possibili del suo clarino, interagendo intensamente con il di Salvatore Maiore e la di Peo Alfonsi ma anche duettando appassionatamente con la grande voce di Cristina Zavalloni nella serata dedicata alla casa discografica Egea.

Il primissimo disco Egea è stato un cd di Mirabassi, e lui stesso lo ricorda sorridendo dopo una travolgente esecuzione del brano  “Chisciotte” (tratto dallo spettacolo con  Erri De Luca “Chisciotte e gli invincibili”):  l’ atmosfera un po’ spagnola ma anche un po’ araba, in sintonia con lo spirito di questa prestigiosa etichetta musicale così imprescindibilmente legata al mondo mediterraneo è stato un caldo e trascinante inizio per un non solo impeccabile ma anche variegato:  commovente (nella intensa interpretazione della Zavalloni della struggente e quanto mai attuale canzone “O Gorizia tu sei maledetta”, amara e disperata protesta contro la guerra); virtuosistico (nella strabiliante “Pieno di dita” del grande ); malinconico ed introspettivo (“Eu Quero E Sossego”, sempre di ); divertente (dalla giocosissima esecuzione di una song americana della ironica e in questo caso persino comica Zavalloni , al brano di commiato “Grazie e arrivederci).
In ogni episodio Mirabassi ha dimostrato di essere un virtuoso con l’ anima, e l’ anima trapela da quelle note acute che sanno essere laceranti urli o soffi delicati ma densi di suono, o dalla espressione che si ascolta anche negli arpeggi piu’ frenetici, in cui le dinamiche sono sempre curatissime ma mai solo artifizi per stupire.
Maiore ed Alfonsi hanno con grande sensibilità raccolto ogni piu’ piccolo spunto e hanno creato e non solo accompagnato.
Ascoltare Mirabassi è sempre una sorpresa perché mentre ci si stupisce della tecnica stupefacente si rimane meravigliati dell’ espressività profonda a cui quella tecnica è, in ogni istante, asservita.

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