I nostri Libri

Di Gerlando Gatto. Pubblicato in I nostri libri, Recensioni

Le rotte della musica

Fabio Ciminiera – “Le rotte della musica I suoni del Mediterraneo” – Ianieri Editore pgg.210 €12,50
Fabio Ciminiera, in questo “coraggioso volume”, affronta la vasta e complessa tematica relativa a quel vasto mondo musicale che si è sviluppato attorno alle connessioni sociali, culturali, storiche, ambientali createsi nel tempo tra i popoli “mediterranei”. La chiave scelta è quella giusta: anziché raccontare egli stesso, Fabio preferisce dare la parola ai veri e assoluti protagonisti del libro nonché della musica, vale a dire ottanta artisti provenienti dai vari Paesi mediterranei.
Di qui numerose interviste, dichiarazioni legate da un filo logico che mai viene perso nelle oltre duecento pagine del libro.

Così facciamo la conoscenza di musicisti di cui, personalmente, mai avevo sentito parlare, musicisti dei Balcani piuttosto che dell’Africa del Nord o del Medio Oriente…senza trascurare i jazzisti italiani – questi sì ben noti – che hanno contribuito a lanciare un ponte attraverso le varie culture del Mediterraneo. Tra i nomi che vengono in mente , Riccardo Tesi, Akim El Sikameya, Abaji, Franco Cerri, Perico Sambeat, Ivo Martins, , Baldo Martinez, Gianluigi Trovesi, Ziga Koritnik, Bojan Z …
Ne esce fuori un quadro quanto mai variegato in cui spicca, comunque, la volontà degli artisti di esprimersi attraverso la musica, di emergere dalla barbarie che anche negli ultimi tempi ha flagellato alcuni popoli a noi molto vicini.
Al riguardo particolarmente toccante il capitolo dedicato ai Balcani in cui ,una tantum , senza infingimenti e locuzioni di comodo , si afferma esplicitamente come il regime comunista, ben prima della guerra degli anni Novanta, abbia influito assai negativamente sulla vita culturale di quelle terre: “Quando la Jugoslavia era unita – spiega Ilir Bajri, direttore del Prishtina nato nel 2005 in Kosovo – …l’establishment oscurava tutto e la vita culturale jugoslava era riservata a un’élite legata ai leader politici; inoltre la maggior parte degli artisti sviluppava una cultura di regime e ogni tentativo di cambiare qualcosa veniva bollato come degenerato, imperialistico, improprio e pericoloso”..parole che non hanno certo bisogno di alcun commento.
E di queste dichiarazioni, così aperte e se volete anticonvenzionali, nel volume nel troviamo molte, così come molte sono le sorprese riservate a chi – cambiando argomento – ama gli strumenti musicali: ne vengono citati moltissimi, alcuni assolutamente sconosciuti che, personalmente, mi hanno incuriosito non poco.
Ma, proprio a questo elemento, si collega una delle poche critiche che ritengo di dover formulare sul libro di Ciminiera: oggi è sempre più frequente che ad un volume si accompagni un supporto di tipo sonoro o audiovisivo, supporto ad onor del vero quasi mai essenziale. Viceversa, questa volta, sarebbe stato davvero opportuno che alle parole facessero seguito i fatti , vale a dire la possibilità di ascoltare queste musiche così particolari descritte nel volume e di cui sicuramente non si troverà traccia nei nostri negozi di dischi . Certo, mi rendo conto delle difficoltà insite nell’operazione ma resta il fatto che un supporto sonoro sarebbe stato il benvenuto.
Un’ultima cosa: dato il gran numero di musicisti citati sarebbe stato assai gradito anche un indice dei nomi.
E se il tutto fosse rimandato ad una seconda edizione?

Articoli correlati:

Tag:, , ,

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.

© 2007-2012 A Proposito di Jazz