Il jazz a Villa Carpegna

Di Daniela Floris. Pubblicato in Commenti

Roberta Gambarini

Roberta Gambarini

“Odio L’ estate” ’s Cool, 30 agosto – 6 settembre 2010

Non sono cosa da poco due settimane di concerti in una splendida Villa a Roma, concerti che hanno spaziato tra la musica leggera di alto livello (Simone Cristicchi, Joe Barbieri) della prima settimana, al jazz propriamente detto, di alto livello anch’esso, per di piu’ ad ingresso libero (a parte il di Gino Paoli).  E poi presentazioni di libri, armonizzazioni dal vivo di film d’ epoca…. Una opportunita’ imperdibile per le serate di fine estate, ed infatti il riscontro del pubblico c’e’ stato, ed e’ stato molto positivo.

Noi di “A proposito di jazz” abbiamo seguito per voi quattro dei concerti dedicati al jazz, ed eccone il resoconto di Daniela Floris, nostra inviata.


Lunedi’ 30 agosto 2010, ore 21

Clarence Penn, batteria
Ramberto Ciammarughi,
Dario Deidda,
Rosario Giuliani, sax alto

Ci sono formazioni che, anche se si creano il giorno stesso dell’ evento, sembrano aver dialogato per una vita, su quei brani, su quel repertorio. Il segreto è semplice: perseguire, semplicemente, la volontà di fare musica insieme, respingendo la tentazione di emergere l’ uno a discapito dell’ altro. Questa operazione dell’ “unione che fa la forza” non è facile proprio in occasioni come in questa produzione originale di Villa Carpegna. I musicisti in questione si sono amalgamati da subito in un unico flusso sonoro mai uniforme né omologato, perchè nessuno ha rinunciato alla propria personalità artistica, e le peculiarità di ognuno sono diventate preziosi stimoli creativi reciproci. Si potrebbe usare l’ (abusato) termine “interplay”, diventato oramai quasi stucchevole, ma quello non dà l’ idea della varietà quasi disarmante di impulsi ritmici, melodici, di fraseggi e battiti che questo quartetto di grandi jazzisti è riuscito a liberare nell’ aria. Ramberto Ciammarughi è pianista raffinato e geniale, che ha contemporaneamente senso della misura ma grande intensità emotiva; Rosario Giuliani ha energia da vendere ma anche una poeticità di fondo che non lo fa mai virare verso il tecnicismo fine a se stesso, e soprattutto ha una tale attenzione ai suoni degli artisti che suonano con lui da divenire ogni volta un sassofonista diverso pur rimanendo se stesso. Dario Deidda ha solidamente mantenuto le fila dell’ impianto ritmico, in modo creativo e divertente insieme al virtuoso ma morbidamente emotivo Clarence Penn. Suggestivi, ricchi e coinvolgenti, la speranza è che questo ensemble di Villa Carpegna si possa ricostituire in altre occasioni.

Giovedi’ 2 settembre 2010, ore 21
Roberta Gambarini quartet

Roberta Gambarini, vocals
Dado Moroni, pianoforte
Rosario Bonaccorso, contrabbasso
Dario Angelucci, batteria

Ovvero, quando la tecnica e gli anni di studio su tutte le potenzialita’ della voce non rimangono solamente una caratteristica, ma (come sempre dovrebbe essere) servono alla musica, all’ espressivita’. Dunque, ascoltando la Gambarini cantare senza neanche uno strumento dietro, con gli i propri armonici come unico accompagnamento, si capisce quanto controllo ha quella voce strepitosa, ma e’ un controllo che e’ tutt’ altro che una gabbia. E’ talmente acquisito da ridiventare istinto: cosicche’ a chi ascolta arrivano emozioni. Cio’ che a Villa Carpegna ha stupito, oltre a questa grande capacita’ interpretativa e’ stato il feeling con Dado Moroni, che e’ pianista anche egli istintivo e che ama il jazz tutto, ma che con il mainstream si appassiona, si emoziona e si diverte moltissimo. I due hanno dialogato con una grande ricchezza di spunti reciproci, e bisogna notare anche con una grande autoironia, cosa importante per Moroni, certo, ma soprattutto per una cantante che di sicuro sa molto bene di essere brava. Bonaccorso ed Angelucci si sono inseriti a loro volta con un loro scambio ritmico intenso, divertente (suonano insieme da molto tempo e si sente), stimolando il mood ritmico giusto, in crescendo, creando scambi strumentali con piano e voce anche inusuali o inaspettati. Un concerto di grande impatto emotivo, ma anche divertente, perche’ gli stessi artisti sono apparsi per primi essersi molto divertiti tra loro.

Venerdi’ 3 settembre 2010, ore 21

Ben Allison, contrabbasso
Claudio Filippini, pianoforte
Fabrizio Bosso,
Roberto Cecchetto, chitarra
Marcello di Leonardo, batteria

E’ doveroso scrivere prima di tutto un’ impressione subitanea emersa gia’ dopo i due primi brani di questa ora e mezzo di musica. Claudio Filippini ha certamente avuto una bella opportunita’ ad entrare nel novero dei musicisti che seguono il bravissimo : ma bisogna dire che di sicuro la star ha la fortuna di avere un pianista, anzi un jazzista di tale livello ad accompagnarlo nel suo (meritato) successo. Filippini ha un suo stile preciso, un modo di improvvisare ricco ma netto, essenziale, con le due mani spesso vicine tra loro sulla tastiera e la destra che snocciola note mentre la sinistra ne regolamenta il flusso con pochi tocchi essenziali. Ha un forte senso del ritmo che ottiene non solo in modo rigidamente percussivo, ma per mezzo della sua… musicalita’, di accenti raffinati e, sembrerebbe, istintivi. E’ bravo, molto. Dopo questa premessa, c’e’ da sottolineare che Ben Allison e’ un contrabbassista poderoso, e che il concerto si e’ imperniato, anche dal punto di vista della strutturazione dei brani, proprio sul contrabbasso, spesso con incipit ostinati in duo con la batteria a cui progressivamente si sono uniti gli altri strumenti . In piu’ di una occasione la tromba di Fabrizio Bosso e’ stata preziosa per dare lo spunto melodico a musica che per scelta partiva da battiti e ritmo, e Bosso di fantasia ne ha da vendere, e’ eclettico, crea sui due fronti tematico e timbrico, cambiando le carte in tavola ed increspando le sollecitazioni (positive) di chitarra (Cecchetto) , batteria (Di Leonardo, molto a suo agio) e contrabbasso. In totale, il concerto per la verita’ un po’ troppo uniforme come struttura (incipit ostinati – spazi improvvisativo – conclusioni pianissimo per contrabbasso e batteria), dunque pensato fortemente dal punto di vista contrabbassistico, cosi’ uniforme non e’ stato, forse proprio perche’ su questa base cosi’ “strategica” sono venute fuori le caratteristiche creative dei singoli artisti. Filippini e Bosso sono stati addirittura decisivi in alcuni momenti, e Di Leonardo e Cecchetto affidabili ed intensi nel ricamare bei dialoghi con Allison.

Sabato 4 settembre 2010, ore 21

Jonathan Kreisberg, chitarra
Danilo Rea, pianoforte
Aldo Romano, batteria
Ares Tavolazzi, contrabbasso

Jonathan Kreisberg e’ un chitarrista dall’ espressivita’ delicata e morbida, e improvvisa con una fantasia sorridente, quasi leggiadra ma mai “leggera” nel senso deteriore del termine. Questa particolarita’ ha dato un sapore unico ad un concerto veramente bello, in cui la chitarra ha accarezzato i temi iniziali con una accentuazione particolarmente raffinata, impeccabile, che ha portato la batteria di Aldo Romano ad essere, in alcuni momenti, quasi “onirica”. Dall’ altro lato, Danilo Rea, in questa occasione piu’ “jazzistico” che mai, e’ uscito allo scoperto con una capacita’ di swingare mantenendo la sua caratteristica (bellissima) di creativita’ melodica, trovando in Ares Tavolazzi un interlocutore perfetto, perche’ e’ uno dei contrabbassisti piu’ “mediterranei” in circolazione, se cosi’ lo possiamo definire. E’ proprio il contrasto con l’ improvvisazione piu’ accennata e di intenzione di Kreisberg che ha deciso il sapore di questo concerto che ha presentato momenti di vera bellezza sonora. Ritardi sapienti nel concludere episodi melodici, dinamiche progressivamente crescenti, assottigliamenti o accumuli graduali degli strumenti, leggiadria ma anche momenti sanguigni (anche per merito di trascinanti walkin’ bass di Rea o dei soli travolgenti di Aldo Romano) e brani obiettivamente accattivanti (vedi “Il cammino” di Aldo Romano, o “Oleo” di Charlie Parker” , l’ evergreen “Night and Day”): queste, e forse non solo, perche’ nel jazz il fascino e’ anche un po’ insito nel mistero imprescrutabile dell’ improvvisare, le chiavi di una serata di musica “fascinosa”, e non certo solo dal punto di vista estetico.

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