Marilena Paradisi: comunicare il proprio essere attraverso l’improvvisazione
Intervista con la vocalist alla vigilia dell’uscita del suo ultimo album
Siamo nel salotto di casa e seduta sul divano, accanto a me, c’è Marilena Paradisi splendida protagonista, assieme a Michiko Hirayama, del suo quinto CD (“Prelude For Voice and Silence”) che uscirà alla metà di maggio e che inaugura una nuova serie della Silta, la “SILTACLASSICS ”. Ed è proprio dall’ascolto di questo straordinario album che prende il via la nostra intervista.
- Marilena, innanzitutto complimenti per questa realizzazione anche se penso sarai consapevole ch,e data la complessità dei contenuti , questo progetto potrebbe non essere compreso. Ma cosa spinge un’artista a realizzare un disco ben sapendo che lo stesso difficilmente raggiungerà i gusti del pubblico?
“ In primo luogo occorre inquadrare la situazione in cui attualmente si vive nel nostro paese, una situazione in cui è difficile esprimersi compiutamente. Ebbene, in tale contesto, io ho sentito la necessità di manifestare quanto mi urgeva dentro… d’altra parte, senza presunzione alcuna, un artista se sente di fare qualcosa deve farlo senza preoccuparsi troppo se verrà capito, se piacerà oppure no… anche perché con la mia voce se avessi voluto guadagnare molti soldi avrei fatto piano bar o pop, e non certamente jazz. Nell’arco di poco tempo ho fatto due dischi di improvvisazione totale – questo e il precedente “Rainbow Inside” – perché sentivo che, in caso contrario, qualcosa mi sarebbe morta dentro… come se volessi, in altri termini, tenere acceso questo mio fuoco interiore”.
- Tu ritieni che la situazione cui fai riferimento sia una caratteristica tutta italiana o una crisi generalizzata a livello internazionale che investe sia la sfera economica sia quella artistico-creativa?
“ In Italia e’ sicuramente il momento peggiore, ma penso che si tratti di una crisi di carattere globale. Di recente sono stata in India, e per motivi di lavoro vado spesso a Berlino… sì, si lavora un po’ di più, ma le cose stanno andando un po’ nello stesso modo: sempre più spazio alla musica commerciale e meno a quella d’arte. Se continua così penso che la vera arte sia destinata a morire: è come se ci fosse una degenerazione del pensiero che spinge l’uomo a ricercare la mediocrità, ad accontentarsi di ciò che ci viene propinato anziché cercare le cose migliori”.
- Hai fatto riferimento alla “vera arte”. Ma cos’è la vera arte, come si fa a definirla quali sono i parametri cui fare ossequio?
“ Definire cos’è la vera arte è impresa molto difficile!!! Cercherò, quindi, di fornirtene una mia umile percezione, fermo restando il fatto che, ovviamente, non mi riferisco ai miei dischi. Certo non affido all’arte una funzione consolatoria per cui sono stanca, arrivo a casa, ho bisogno di rilassarmi e metto un disco… oppure ho bisogno di distrarmi e vado al cinema. In questi casi siamo dinnanzi a forme di intrattenimento, indubbiamente normali e indiscutibili, ma per me questa non e’ arte. L’arte è qualcosa che ti smuove dentro, che porta in primo piano quella parte dell’essere umano oggi troppo spesso compressa, sopita, spingendoti così a cercare qualcosa di nuovo, fantasioso, positivo, valido, lontano dalla routine e dalla facile accettazione”.
- Torniamo adesso a “Prelude for voice and silence”, che riscontro speri di avere dal punto di vista diciamo di vendita, per un Cd così “estremo” ??
“Ma non saprei, si tratta oggettivamente di musica non facile, sperimentale, totalmente improvvisata, di ricerca. Quindi con tutta probabilità sarà apprezzato da un canto da chi ama lo Strumento Voce, e le sue possibilità, da chi capisce profondamente il senso dell’Improvvisazione totale. Dall’altro forse, da chi segue la musica contemporanea, dato che in questo caso non si può certo parlare di jazz, se vogliamo far ricorso a vecchie e logore etichettature. Oppure spero ne possa essere colto il senso anche da persone che non abbiano grande cultura musicale , ma a cui magari arriva “ qualcosa”. Comunque non mi interessa granché se il disco si venderà o meno; una cosa è certa, un disco quando e’ stampato rimane, e resta quindi testimonianza di un mio preciso momento storico, di uno stadio della mia ricerca musicale”.
- Qual è stata l’urgenza espressiva che ti ha condotta ad incidere questo disco?
“ Da vari anni sognavo di fare un disco di voce sola in rapporto alla poetica del silenzio. Poi al momento di realizzarlo, ho chiesto alla Hirayama se voleva partecipare come special guest. Ne è nata un’unione, un’intesa che non esiterei a definire magica… anche perché tutte e due ci siamo trovate d’accordo su un presupposto di fondo, come dice la Hirayama nelle note di copertina, “una intesa profonda sul significato dello Strumento Voce”, e questa presenza del silenzio come nostro unico accompagnamento. Così abbiamo inciso oltre che molti assolo miei e suoi, anche 12 tracce in duo. Ma la tua domanda vuole una risposta più profonda: forse c’era in me una esigenza forte di libertà espressiva, e chissà anche un lanciare una provocazione, un messaggio, che le cose si possono fare “nonostante” tutto il negativo che ci gira intorno.
Comunque ti assicuro che stare davanti ad un microfono e realizzare una serie di tracce di sola voce, senza alcun accompagnamento strumentale, è stata per me una grandissima realizzazione, ha aperto in me mille possibilità, mi sono fatta un grande regalo!”.
- Devo dirti che quando ho ascoltato per la prima volta il tuo album ne sono rimasto davvero scioccato; poi l’ho risentito una seconda, una terza volta e alla fine mi è entrato dentro e mi ha prodotto uno stato di pace davvero incredibile. E’ una reazione che ti aspetti dall’ascoltatore o la ritieni una reazione affatto atipica?
“ Vedi, mi stai dando delle conferme! L’ abbiamo riascoltato proprio ieri io e Michiko assieme ed è strano perché anche nelle tracce più radicali, per intenderci quelle improvvisate sui quadri di due pittori – Picasso e il giapponese Kasumasa Nakagawa – era come se a quei fonemi così particolari corrispondesse una sorta di linguaggio , ignoto ma egualmente significante. Era, insomma come se attraverso le nostre voci stessimo comunicando qualcosa ed evidentemente quel qualcosa arriva se in te si sono prodotte quelle sensazioni cui accennavi”.
- Ci vuoi parlare di questa straordinaria tua partner?
“ Michiko Hirayma vive a Roma oramai da più di cinquant’anni e si tratta, come saprai, di una delle più affermate vocalist nel campo della musica contemporanea, punto di riferimento delle avanguardie musicali degli anni 70. Lei ha collaborato con tutti i nomi più illustri del settore, da Cage a Xenakis, a Berio, e a Giacinto Scelsi di cui è l’interprete per antonomasia. Scelsi è quel compositore italiano osannato oggi e deriso quando era ancora in vita,( come capita spesso per un innovatore ) non capito dai suoi contemporanei, per la sua ricerca sulla micro tonalità , sullo sviluppo dei tanti armonici che compongono una sola nota, famoso il suo “Concerto su una nota sola”, e i “Canti Del Capricorno”, un vero e proprio capolavoro scritto da lui per la Hirayama , che ne rimane unica interprete mondiale.
Michiko è una persona straordinaria, sia umanamente che artisticamente, e la cosa più incredibile è questa sua estrema modernità, questa spregiudicatezza espressiva che la porta ad affrontare qualsivoglia prova. Sono stata molto fortunata ad avere la possibilità di collaborare con lei”.
- Progetti?
“ A questa domanda e’ sempre difficile rispondere. Soprattutto quando si e’ appena realizzato qualcosa. Vorrei godermi un po’ la vita aspettando nuove ispirazioni. Scherzi a parte, come tu sai, io canto jazz , e vorrei tornare all’interpretazione, all’importanza del testo, al peso delle parole, ma questa volta, il mio vero sogno è quello di presentarmi in quartetto ed eseguire musica totalmente improvvisata, ….ma improvvisando anche le parole. Sembrerà pazzesco ma ti assicuro che questo è il mio prossimo obiettivo”.
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Tag:concerto, jazz, quartetto, vocalist
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