Elisabetta Antonini: una cantante di oggi e il bel jazz di ieri

Di Daniela Floris. Pubblicato in Commenti

All’Alexanderplatz di Roma il 3 maggio
Elisabetta Antonini

Elisabetta Antonini

E’ piacevole di tanto in tanto farsi accarezzare dal classico, quello degli standards, arrangiati alla maniera calda dei club degli anni 50 e 60.  La voce di Elisabetta Antonini c’e’, e’ morbida e persino voluttuosa, e ha quel pizzico di ironia che non guasta e che permette di non scivolare nella replica “tout court”, che non e’ mai auspicabile.

Cosi’, per un’ ora abbondante di , l’ Alexanderplatz si e’ immerso in un’ atmosfera particolare, quella delle canzoni piu’ famose (A foggy Day, I fall in love too easily, In a mellow time, What a difference a day make tanto per citarne alcune), degli arrangiamenti morbidi ed affascinanti, swinganti ma mai trasgressivi, che e’ poi cio’ che la Antonini si e’ riproposta di fare nel suo nuovo cd, “Women next door”, andando a ripescare proprio quel tipo di arrangiamento e di sonorita’.

Il progetto e’ tutto al femminile (peccato per l’ assenza della titolare al sax, Cristiana Polegri, sostituita dal bravo Marco Guidolotti), poiche’ a parte lo special guest Giorgio Cuscito al vibrafono, che ha dato con entusiasmo ed esperienza il tocco giusto nel ricreare quella sonorita’ magica, al c’e’ la brava Federica Michisanti, giovanissima ma grintosa e molto creativa, e al Gaia Possenti, che proprio perche’ e’ brava ed ha una sua bella personalita’ forse avrebbe dovuto suonare meno timidamente.

La Antonini ha una bella voce, sa essere dolce ma e’ capace anche di donare delle asperita’ ad un brano come “Somewhere over the rainbow”, rendendolo sofferto e nostalgico invece che un po’ mieloso come siamo abituati a sentirlo.  Dunque un jazz classico, puramente mainstream, ma bisogna sottolineare niente affatto banale.  L’ intervento finale di Alessandro Contini, di grande esperienza e di grande fantasia, ha dato una ulteriore sferzata di allegria, con il suo scat trascinante e un bel suggestivo duetto “strumentale”  con la Antonini.

Talmente gradevole questo piccolo viaggio indietro nel tempo jazzistico che non vi appaia inappropriata questa considerazione: quasi ci sarebbe voluto un po’ piu’ vocio, un po’ piu’ di tramestio, e persino un pochino di fumo in piu’, perche’ la serata fosse perfetta, come nel jazz club americani di una volta, in cui la cantante si esibiva incurante di tintinnii di bicchieri e commenti ad alta voce… anzi, quasi se ne faceva cullare….

 

Articoli correlati:

Tag:, , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.

© 2007-2012 A Proposito di Jazz