Ricomincia “Amici”, purtroppo è sempre la solita minestra
Se il mondo del jazz piange (come ho cercato di illustrare in un recente articolo) quello del pop di certo non ride. I concerti – è vero – sono seguiti ma quando sul palco ci sono i grandi nomi; i dischi si vendono poco e, soprattutto, non c’è un ricambio generazionale degno di questo nome: all’orizzonte appaiono molti nomi che, immancabilmente, uno dopo l’altro, vengono bruciati nell’arco di qualche anno in quanto di realmente artistico c’è ben poco…. per usare un eufemismo. Come sottolineato altre volte in questa stessa sede, una grande responsabilità di tutto ciò ricade sui reality musicali che hanno una duplice colpa: da un canto spacciare per grandi artisti cantanti che non lo sono e in secondo luogo influenzare pesantemente i gusti del pubblico non certo in modo positivo. Di qui l’attenzione che ogni anno riserviamo alla trasmissione principale in questo campo, vale a dire Amici di Canale 5.
Quest’anno i prof. sono rimasti sostanzialmente quelli dello scorso anno ma con un cambio di atteggiamento: così la parte degli “antipatici” spetta a Cannito (che sembra aver seguito le indicazioni della Celentano per quanto riguarda la perfezione dei corpi dei ballerini) e a Garrison spesso inutilmente polemico e aggressivo specie nei confronti della ballerina Junieska.
Per quanto concerne il canto, stranamente e giustamente silente Rudi Zerbi che sta facendo un ottimo lavoro, mentre francamente troppi i battibecchi tra Mara Maionchi e Grazia Di Michele, quest’ultima come al solito troppo spesso “acida” nei confronti di chi lei non stima, poco importando il parere degli altri; emblematico al riguardo l’atteggiamento con Gerardo cui non perde occasione di ricordare che sostanzialmente non sa cantare (opinione rispettabilissima, ma pur sempre opinione). Ora io vorrei chiedere alla Di Michele dove sta scritto che uno debba saper eseguire tutto, quando, invece, per un artista è importante se non determinante la riconoscibilità ovvero la costruzione di un proprio stile… e secondo noi, a questo dovrebbe servire la scuola di Amici, vale a dire a valorizzare i talenti (pochissimi) che esistono senza necessariamente portarli su strade diverse da quella in cui sono già incanalati. E non servono a contestare questa tesi le considerazioni di Mauro Coruzzi – in arte Platinette – di cui davvero non si sentiva la mancanza, specie quando viene in studio quasi unicamente per suffragare le posizioni della Di Michele. Ma, a proposito di quest’ultima, vedendo Amici mi ero abituato a considerarla personaggio assai scomodo; viceversa un amico jazzista della cui buona fede non ho ragione di dubitare, mi ha invece riferito che si tratta di persona dolcissima, affabile e pronta al dialogo… allora, sig.a Di Michele, perché non si mostra così anche durante la trasmissione di Amici? Ne saremmo tutti più contenti… probabilmente anche Lei.
E veniamo agli alunni. Purtroppo anche quest’anno presunzione tanta… educazione poca; solidarietà e spirito di squadra nulli. Qualche consiglio soprattutto a due elementi della squadra gialla: a Ottavio consiglierei di ascoltare per ore ed ore Frank Sinatra e Tony Bennett per capire che almeno per ora c’è ben poco da montarsi la testa; quantunque dovesse vincere “Amici” perché mai si dovrebbero comprare i dischi di una copia quando sul mercato ci sono gli originali? Ciò per dire che Ottavio, pur bravo quanto si vuole, deve trovare una propria cifra stilistica se vuole andare avanti.
Quanto a Carlo Alberto “ricciolino” anche se qualche volta non è d’accordo con la Di Michele non casca il mondo… e poi azzeccare tutte le note può significare cantar bene, ma non necessariamente emozionare: per questo ci vuole altro, molto altro!
Semplicemente disgustoso, poi, l’atteggiamento di tutti i concorrenti nei confronti di Alessia e Gerardo, atteggiamento giustamente stigmatizzato dal solo Zerbi: sembra che pur di vincere siano disposti a tutto; se questi sono i modelli di società che ci vengono proposti, allora siamo messi davvero male!
Per quanto concerne la formula del programma, sgradevole appare il fatto che un ragazzo prima venga selezionato e poi debba uscire per effetto di una sfida persa magari perché in quel giorno non era particolarmente in forma: avete fatto delle selezioni, operato delle scelte? Portatele avanti fino in fondo, fino a quando non si giungerà al serale.
Infine un’ultima considerazione; lo diciamo ogni anno e naturalmente nessuno ci da ascolto ma noi insistiamo: accanto alla categoria del canto e del ballo perché non istituire una terza categoria dedicata agli strumentisti: sicuramente sarebbe una bella vetrina per molti ragazzi talentuosi che esistono nel nostro Paese e che non hanno praticamente occasione di mettersi in mostra.
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