PercFest 2015, XX edizione: la serata finale

Una serata finale all’ insegna di grandi nomi del Jazz e della musica. Il primo concerto previsto è quello di Avishai Cohen alla tromba con Roberto Gatto alla batteria e Rosario Bonaccorso al contrabbasso. Subito dopo salirà sul palco la grande interprete Sarah Jane Morris. Già dai sound check si intuisce che la piazza sarà “sold out” . Un gran finale, come è giusto che sia per una edizione importante come la Ventesima. Ma ecco cosa abbiamo ascoltato e visto!
Ore 21:30 Avishai Cohen – Roberto Gatto special Trio

Avishai Cohen: tromba
Rosario Bonaccorso: contrabbasso
Roberto Gatto: batteria
Avishai Cohen è come se quadrasse un cerchio: il suo modo di suonare è modernissimo. Il suo fraseggio è pulito e senza sbavature. Riesce a rendere la pienezza armonica dei brani che esegue atterrando strategicamente su note “chiave” che danno l’ orientamento, nonostante (in questo caso) il trio non preveda né pianoforte né chitarra, ovvero, appunto, la parte “armonica” dell’ ensemble. E’ un trombettista indiscutibilmente innovativo: eppure ha un mood in cui è percepibile un legame (creativo) con la tradizione. Al Percfest esordisce con “Our love is here to stay” e poi continua per un’ ora e mezzo ad incantare il pubblico con brani originali e non. Con lui Roberto Gatto, che è in stato di grazia e interagisce con gusto e con garbo ed energia, a seconda del clima (ed è un clima variabilissimo, per fortuna); e Rosario Bonaccorso, che mostra tutta la sua forza di Jazzista puro e forte nei dialoghi e negli assoli grintosi e negli scambi proficui con quella tromba spettacolare e con la batteria di un vecchio amico come Gatto. La loro intesa è evidente e giova all’ assetto generale del Trio.
L’ equilibrio tra i tre musicisti è perfetto: il che non è facile da ottenere, se pensate proprio a quella “mancanza” del pianoforte. Potrebbe prevalere il suono della batteria: ma non accade. Potrebbe scomparire il contrabbasso: ma non accade. La tromba potrebbe decidere di urlare per prevalere sulla batteria: ma non accade. La musicalità complessiva del trio è costante,  in ogni brano presentato, sia che esso sia malinconico e struggente, sia che prevalga un adrenalinico swing, sia che esso sia centrato in senso “drammatico”: in questo caso abbiamo ascoltato la tromba indugiare sulla dominante, assumendo il timbro di una vera e propria voce umana, per poi cadere in una tonica volutamente non centrata. Il contrabbasso in quel momento ha vibrato di note ribattute per sottolineare la tensione emotiva, in un crescendo in cui la batteria ha centrato il groove perfettamente con battiti destrutturanti ma incalzanti. Questo si chiama “interplay” , e quando lo si ascolta dal vivo, si ha un’ esperienza bellissima.
Di “Peace” di Horace Silver viene centrata l’ essenza emozionale, innanzitutto da Cohen, che con la sua tromba rimane su un volume sommesso e disegna piccoli tocchi intimi e intensi. Durante il complesso e intenso assolo  di contrabbasso, in cui Bonaccorso sfodera tutte le sue doti di jazzista puro, le misurate incursioni della tromba sono volte a centrare totalmente il riferimento armonico. La batteria è elegante e morbida. E la citazione del volo del calabrone è un geniale diversivo per sciogliere la tensione.
Un concerto esaltante, bello da ascoltare, denso di spunti e mai monocorde: la piazza premia il trio con applausi, sorrisi e un’ atmosfera elettrizzante .

 

 

 

Ore 2230: Sarah Jane Morris

Sarah Jane Morris, vocals
Tim Cansfiels, chitarra
Tony Remy, chitarra

Quando sale sul palco Sarah Jane Morris emana da subito un carisma che quasi acceca. E’ una questione di personalità, che trapela dallo sguardo, dalle movenze, dal modo di porsi verso il pubblico.. E, non appena comincia a cantare, dalla sua voce possente e dal timbro indimenticabile. Anche perché l’ impianto armonico creato da una simile voce accompagnata da due chitarre è certamente particolare, nonostante sembri il più naturale del mondo: in fondo una cantautrice la immaginiamo accompagnata prima di tutto con la chitarra.
Il realtà la Morris ha una voce talmente potente ed aspra e dal timbro “rotondo” che l’ effetto è tutt’ altro che usuale . Si comincia con “Into my arms” di Nick Cave  e subito salta all’ occhio quanto sia enorme la sua capacità di interpretare il materiale che decide di affrontare. E al di la del suo indiscusso impegno sociale, umano, politico, il messaggio insito nelle sue canzoni esce fuori a colori sgargianti, arriva forte e chiaro anche se non comprendi esattamente il testo della canzone: perché Sarah Jane Morris è espressiva, interpreta, non canta soltanto. La sua voce racconta molto più delle parole.
E forse è anche per questo che quando canta canzoni altrui (che conosciamo benissimo e sentiamo filtrate da quella sua voce) ancora di più capiamo quanto la sua personalità sia forte: riconosciamo quei testi, riconosciamo quella musica, ma capiamo quanto di proprio metta in campo Sarah Jane. Voce incredibile, dinamiche, interazione con i suoi bravissimi chitarristi, musicalità da vendere, tutto parla di una personalità spiccata, di passione, di impegno, di carattere. Quando intona “Take a little piece of my heart” ci si emoziona. Si, abbiamo tutti in mente Janis Joplin. Ma questa è “Take a little piece of my heart” di Sarah Jane Morris, e la cantiamo con lei tutti insieme con lo stupore di ascoltarla quasi per la prima volta. Arriva sul palco Avishai Cohen e i loro duetti sono incredibilmente lirici, fino ad arrivare, al bis, alla lacerante e struggente interpretazione di “Fragile”, alla quale partecipano anche Rosario Bonaccorso e Roberto Gatto. Non capita spesso di ascoltare qualcosa di così intenso, e la piazza intera canta, applaude. Il PercFest arriva al gran finale in un crescendo di pathos comune.
Tutti sul palco, il pubblico ed i musicisti intonato la canzone che tradizionalmente chiude questo Festival e si ha la sensazione netta che ancora una volta Laigueglia parli direttamente con Naco Bonaccorso. Il tutto con gioia e con la bellezza di immaginarsi insieme ancora qui l’ anno prossimo. Il PercFest chiude in bellezza, e l’ estate può cominciare.

 

 

 

 

 

 

 

 

Cueva Summer Jazz 2015

CUEVA SUMMER JAZZ 2015

V Edizione
04 luglio – 22 agosto 2015

L’incantevole giardino estivo del ristorante La Cueva, che vanta una quinta teatrale d’eccezione come la millenaria Abbazia di Pomposa, riapre i battenti pronto a puntare i riflettori su una nuova e coinvolgente edizione di Cueva Summer Jazz.
La rassegna concertistica, giunta quest’anno alla quinta edizione, è realizzata in collaborazione con Jazz Club Ferrara, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Codigoro, dell’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità – Delta del Po e di Ferrara Terra e Acqua.
Saranno sei gli imperdibili appuntamenti ad ingresso gratuito che, tra luglio e agosto, dispenseranno un raffinato connubio fatto di note e alta gastronomia elaborata dall’estro dello chef Luca Agnelli.

Sonorità afro-brasiliane, musica manouche, groove d’autore e tanto jazz costituiscono la miscela esplosiva di questa nuova stagione che aprirà il sipario, in occasione della Notte Rosa, sabato 04 luglio (ore 22.00) con un maestro assoluto del bebop, il trombettista americano Tom Kirkpatrick e la sua Jazz Workshop Orchestra. Formatosi presso la Juilliard School of Music di New York, Kirkpatrick ha collaborato con mostri sacri del jazz quali Chet Baker, Lou Donaldson, George Coleman e Clifford Jordan, solo per citarne alcuni.Purezza del suono, versatilità ritmica e cangianti sfumature timbriche costituiscono la cifra stilistica di Kirkpatrick con cui anche gli standards più battuti vibrano di nuova luce. Il bandleader si esibirà in quartetto affiancato dal sax tenore di Valerio Pontrandolfo, Luca Pisani al contrabbasso e Alberto Chiozzi alla batteria.

Atmosfere straight ahead e un’aura di elegante classicità trovano un ideale compendio espressivo nel timbro fluido e intenso di Chiara Pancaldi (sabato 11 luglio, ore 22.00), la cui scioltezza nella tecnica scat e la versatilità con cui passa dallo swing al bop, ne fanno una delle voci emergenti più interessanti del panorama jazz. Già al fianco di artisti del calibro di Cyrus Chestnut e Kirk Lightsey, la giovane cantante bolognese parteciperà a breve alla competition indetta dal prestigioso Montreaux Jazz Festival. Affiancata da Giancarlo Bianchetti alla chitarra, Mirko Scarcia al contrabbasso e Andrea Nunzi alla batteria, la Pancaldi presenterà I Walk A Little Faster, cd edito da Challenge Records (Aprile, 2015) che sancisce il debutto internazionale dell’apprezzata jazz singer.

Ma Cueva ama anche spaziare lungo le rotte musicali più variegate, alla scoperta delle matrici primigenie e delle contaminazioni che rendono il jazz materia assolutamente fluida e permeabile. È per questo che, sabato 25 luglio (ore 22.00), seguendo le orme del celebre Quintette du Hot Club de France formato da Django Reinhardt, la rassegna propone le travolgenti sonorità manouche del Gipsy Strike Quintet che, oltre al contrabbasso magistralmente ‘manipolato’ da Pietro Cavalieri D’Oro, vede ben tre chitarre imbracciate rispettivamente da Martino Salvo, Diego Rossato e Carlo Stupiggia, atte a sostenere le rapinose iperboli del clarinetto di Michele Uliana in prima linea. La serata sarà arricchita da un menù degustazione dei prodotti Andalini, pasta dal 1956.

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Corinaldo Jazz Festival 2015 – XVII Edizione

L’Associazione culturale Roundjazz, con la collaborazione del Comune di Corinaldo – Assessorato alla Cultura presenta :

CORINALDO JAZZ FESTIVAL 2015 – XVII Edizione
Dal 3 all’ 11 agosto

Con l’aria d’estate arriva come ogni anno, puntuale e sempre ricco di stile, il calendario dei concerti di Corinaldo Jazz, l’amato festival organizzato dall’associazione culturale Round Jazz nello scenario di uno dei borghi più belli d’Italia.
Siamo alla diciassettesima edizione e le serate da segnarsi sull’agenda sono tre, nel mese di agosto, tutte con inizio alle 21.45 e, come tradizione vuole, seguite da jam session imperdibili per gli appassionati di jazz e di buona musica in generale, ai 9 Tarocchi.

La rassegna si apre lunedì 3 agosto nel luogo più scenografico di Corinaldo, la scalinata della Piaggia, con ingresso libero: l’affascinante pianista e cantautrice Mala Waldron si esibirà con Alessandro Napolitano alla batteria e Maurizio Rolli al basso elettrico. La Waldron, newyorkese con radici che affondano nell’R&B, porterà sul palco l’eredità del padre recentemente scomparso, il grande Mal Waldron, leader e pianista nelle formazioni di miti del jazz come Charles Mingus e John Coltrane. Mala, nuova al palco europeo, omaggerà il grande jazz, la madrina Billie Holiday e regalerà alcuni inediti di grande intensità.

Il 5 agosto, mercoledì, presso la Piazza del Terreno, il concerto del Joey Calderazzo Trio, con Joey al piano, Justin Faulkner alla batteria ed Jasper Somsen al contrabbasso (ingresso 10€). Di origini calabresi, Calderazzo è nato negli Stati Uniti nel 1965 e a sette anni già muoveva i primi passi musicali: la vera rivelazione per lui, dopo anni di rock, fu ascoltare la musica di Oscar Peterson e Chick Corea. Negli anni 80 si rivela uno dei migliori talenti del piano jazz, collabora con i migliori musicisti fino a quando Brandford Marsalis lo chiama per sostituire il leggendario Kenny Kirkland. Il suo stile spettacolare, di classe, mescola grande lirismo e profondità, soprattutto nei pezzi a piano solo, a uno swing istintivo e deciso. Da segnalare alla batteria il funambolico Faulkner, giovanissimo ma adorato dalla critica internazionale.

Ultimo appuntamento quello di martedì 11 agosto, sempre nella Piazza del Terreno, ingresso a 10€, con Steve Kuhn al piano, Steve Swallow al basso elettrico e Joey Baron alla batteria. La serata finale, notte di stelle, vedrà brillare Kuhn e i suoi 55 anni di carriera, un vero maestro (come disse Gary Burton: “Due musicisti mi hanno veramente illuminato: Miles Davis e Steve Kuhn”), scelto nel 1960 da John Coltrane per il suo quartetto e uno dei massimi esponenti della new thing degli anni 60. Genialità e classe in lui si sposano con uno stile che parte dal classico per lanciarsi in un’esplorazione musicale senza limiti. Ottimi, ovviamente, i suoi partner sul palco, entrambi americani, che vantano collaborazioni con i migliori jazzisti viventi.

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PERCFEST XX edizione – seconda serata

Ore 21:30 Concerto a sorpresa “All Stars”

Il sabato sera siamo al centro del Festival ed il primo concerto è una vera festa . Un “All stars” tutti sul palco, per suonare 5 brani e festeggiare il 20simo anno di musica qui a Laigueglia. L’ atmosfera è gioiosa, la piazza pienissima ed ecco arrivare Ellade Bandini, Bebo Ferra, Dado Moroni, Riccardo Fioravanti, Marco Fadda, e naturalmente Rosario Bonaccorso, che intona la “Canzone di Laigueglia”, scritta con Gino Paoli.
Dado Moroni  abbraccia il suo pianoforte e inventa migliaia di note, si diverte e diverte, Bebo Ferra alla chitarra stupisce con i suoi soli morbidi e creativi, Bonaccorso accarezza ed abbraccia il suo contrabbasso e canta , canta ancora. Poi è la volta di un brano di Bebo Ferra, “Adele”: batteria e le percussioni si intrecciano e anch’ esse cantano: soprattutto quando sale sul palco Gilson Silveira , e si prosegue così per quasi un’ ora in cui arrivano anche Giorgio Palombino e Nicola Angelucci. “I wanna tell you I love you” conclude questo spettacolo che contagia la piazza. Swing, melodia, Jazz, batteria, percussioni, momenti energici e momenti di dolcezze sonore: sono concerti che si incontrano qui a Laigueglia, generati dalla voglia di suonare insieme e di festeggiare con tutta la gente possibile, sul palco e fuori del palco.

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Moroni Ferra Bonaccorso Angelucci

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Angelucci – Fioravanti

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Riccardo Fioravanti

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Ferra – Moroni

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Riccardo Fioravanti

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Bebo Ferra

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Marco Fadda

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Fadda – Ferra

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Ellade Bandini

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Gilson Silveira

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Giorgio Palombino

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Ore 22 : Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazziariello incontrano Fabio Concato .

Fabrizio Bosso: tromba
Julian Oliver Mazziariello: pianoforte
Fabio Concato: voce

Il concerto più emozionante.
Sono sempre sincera quando scrivo e dunque dico che sono approdata a questo concerto un po’ prevenuta:  ho, in modo snobistico,  immaginato una musica che non mi avrebbe convinta più di tanto, nonostante il grande valore che da sempre attribuisco a due musicisti come Bosso e Mazzariello e ancora, nonostante abbia sempre cantato le canzoni più note di Concato e anche riconosciuta la sua indubbia musicalità.
E’ una sorta di colpevole e vacuo pregiudizio del quale mi accollo tutta la responsabilità, forse dato dal fatto che di “progetti” a cavallo tra il pop ed il Jazz (o tra i cantautori e il jazz, o tra la musica tradizionale ed il Jazz) ne è piena la scena in Italia, e non tutti sono  validi. Alcuni fanno si che ognuno dei  due generi in scena ne perda irrimediabilmente.
Quando Bosso e Mazzariello introducono il concerto con due brani tratti dal loro cd Tandem, noto quell’ affiatamento che questo duo ha avuto sin dai primi concerti insieme. Mazzariello ha il suo tocco così intenso e personale, ci sono i suoi arpeggi che rendono indefinita e suggestiva la base su cui entra la tromba di Bosso, da subito tarata su un timbro morbido e caldo che supporta un’ esposizione del tema netta e pulita. Domande e risposte, l’ aria carica di suono per quegli accordi al pianoforte di Mazzariello così pieni.
Ed ecco salire sul palco Concato.  Intona “Gigi”, e la sua voce è bella. Ha quel timbro inconfondibile, ha una musicalità anche nel sussurare le frasi che è talmente intensa e trasparente che anche quando la voce si smorza ha una forza espressiva tale che emerge potente come quando dispiega la voce. Accenti, sottigliezze, dinamiche, che si intersecano con il pianoforte di Mazzariello, che attende la fine delle frasi per ricamare un dialogo struggente con la voce.  Quando è il momento dell’ assolo di Bosso, è come se la voce della tromba raccontasse da capo la storia, in un’ altra lingua, che si capisce nel suo senso come se fosse cantata a parole.
Mazzariello e Bosso impregnano di Jazz le canzoni di Concato. Lui dona  canzoni belle a  Mazzariello e Bosso, su cui creare.  E’ una complementarietà che frutta musica fatta di emozioni, ma non “da poco.”  Alle note lunghe della tromba corrispondono piccoli tocchi del pianoforte.  Al dispiegarsi della voce di Concato corrispondono accordi e arpeggi che creano uno spessore sonoro intenso ma mai sopra le righe.
Il bello di un concerto come questo è che si ascoltano canzoni ben scritte, ben concepite, e che queste vengono interpretate, passate al vaglio, rilette, da tre musicisti che creano un’ atmosfera particolare e che ha bisogno di tutti e tre per ottenere quell’ effetto così coinvolgente ed emozionante.
La stessa “Anna Verrà” non è un tributo a Pino Daniele, come i mille che sono stati resi, un po’ opportunisticamente, in questi mesi. Anna Verrà è una canzone , toccante di per sé, viene eseguita senza annunci, e Pino Daniele è lì con la sua bella canzone, riletta dal pianoforte delicato ma palpitante di Mazzariello, dalla voce di Concato e dal suo improvviso accendersi e poi sparire, e dalla tromba fremente di note di Bosso.
Poi c’è anche l’ ironia e la leggerezza: lo swing di “Mille lire al mese” e il ritmo latin della celebre “Rosalina”, che tutto il pubblico canta insieme a Concato. E poi “Non smetto di aspettarti”, dall’ impianto armonico semplice che diventa un ricamo di accordi e frasi per Bosso e Mazzariello, mentre la voce di Concato tiene in punto con un’ interpretazione commovente. Anche questo è Jazz, si, lo è. O mettetela come volete, è bello.

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Mazzariello – Bosso- Concato

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Julian Oliver Mazzariello

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Fabio Concato

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Concato – Mazzariello

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Mazzariello – Concato

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Fabio Concato

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Julian Oliver Mazzariello

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Fabrizio Bosso

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Concato – Mazzariello

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Fabio Concato

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Fabio Concato

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Fabrizio Bosso

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Fabio Concato

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Fabio Concato

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Bosso – Concato

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Fabio Concato

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Fabio Concato

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PercFest XX edizione : non solo percussioni!

Il PercFest dedicato da Rosario Bonaccorso al fratello Naco è arrivato alla XX edizione, e camminando per il “budello”, la stradina principale del paese “vecchio”, chi si affaccia nelle piazzette antistanti al mare, si capisce che in questo borgo oramai il Festival delle Percussioni fa parte dell’ estate. E’ una tappa attesa e vissuto dalla popolazione di locali e villeggianti con una intensità ed una gioia che si percepiscono fortissime durante i lunghi pomeriggi in cui battiti e suoni si librano nell’ aria.
Il pubblico (passanti e partecipanti attivi) è incuriosito, e nulla è percepito come frastuono, nemmeno i workshop più sonori che si immaginerebbero magari ardui per anziane coppie che si rilassano al mare, o per bambini piccolissimi nei passeggini. Ciò che si percepisce è energia, gioia, e musica.
E’ un po’ la cifra di questo festival  particolare, poiché nasce da una nostalgia decifrata in chiave allegra ed energica: che è evidentemente ciò che Bonaccorso ha nel cuore di Naco.
I  workshop sono stati ad opera di batteristi e percussionisti impegnati anche nei concerti serali ( in veste di leader, sidemen o come ospiti) . Abbiamo visto sui mini palchi delle piazzette di Laigueglia Alessandro Paternesi, Nicola Angelucci, Gilson Silveira, Marco Fadda, Giorgio Palombino, Santo Florelli, Gianpaolo Petrini, Giorgio Bellia, Marco Maggiore,  e musicisti come Bebo Ferra. Abbiamo ascoltato un giovanissimo talento della chitarra, Matteo Prefumo. E poi ancora l’ Accademia di studi, la novità di questa ventesima edizione, con i corsi di Efrai Toro, Gilson SIlveira, Giorgio Palombino, Ellade Bandini, Danila Satragno. Musica ovunque, fino a tarda notte, con Jam Session dell’ Albatros che sono veri e propri concerti .

Workshop Percussioni

Workshop Percussioni

Prefumo 2

Matteo Prefumo

 

Matteo Prefumo - Riccardo Fioravanti

Matteo Prefumo e Riccardo Fioravanti

Gilson Silveira

Gilson Silveira

E ben due eventi a sera. Noi ci siamo state dal venerdì ! E questo è ciò che abbiamo ascoltato, la prima serata.
Venerdì 19 Giugno ore 21:30

Adrienne West Dado Moroni 4tet

Adrienne West (voce)
Dado Moroni (pianoforte)
Rosario Bonaccorso (contrabbasso)
Nicola Angelucci (batteria)

E’ un evento particolare questo, poiché esattamente venti anni fa questa formazione, con Naco alla batteria, apriva il festival Jazz di Laigueglia. E nel ricordo dolce e gioioso di Naco Bonaccorso questi artisti (con la new entry del bravissimo Nicola Angelucci alla batteria) si ritrovano per un concerto improntato su un Jazz caldo, immediato, suggestivo. Una bella voce black, un pianista, Dado Moroni, che non smette mai di stupire per bravura, fantasia, stile, e che è non a caso conosciutissimo all’ estero, che suona impeccabilmente e che tramuta tutto in Jazz. Al contrabbasso Bonaccorso è propositivo e non solo sideman, Angelucci crea il groove giusto con fantasia. Insieme il quartetto lavora bene per creare un Jazz fatto di accenti sincopati, di ballad soffici e intriganti , di improvvisi cambi di ritmo, di bacchette leggere sul  charleston e soli di contrabbasso morbidi, e di accordi pieni, e di blues trascinanti.
Siamo a Laigueglia davanti al mare ma sembra di essere ai tavolini di un club a NY, sorseggiando un cocktail e schioccando le dita per seguire lo swing. E la platea applaude tantissimo, per un concerto stilisticamente impeccabile e un’ atmosfera davvero molto suggestiva.

Adrienne West

Adrienne West

Dado Moroni

Dado Moroni

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Nicola Angelucci

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Rosario Bonaccorso

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Ore 22:30

Rosario Bonaccorso: Viaggiando

Rosario Bonaccorso: contrabbasso e voce
Fabrizio Bosso: tromba
Javier Girotto: sax soprano
Roberto Taufic: chitarra
Un concerto drumless al PercFest, in cui il direttore artistico Rosario Bonaccorso presenta il nuovo disco uscito a Marzo per Jandomusic e Via Veneto Jazz, intitolato “Viaggiando”.
Indiscutibilmente composto con la precisa volontà di essere un racconto melodico, dal vivo questo progetto si presenta come un piacevole percorso di temi destinati a rimanere subito impressi, e che passano da uno strumento all’ altro arricchendosi delle improvvisazioni e dei timbri di ognuno di questi musicisti che, a loro modo, compiono anch’ essi un viaggio ideale tra luoghi e ricordi, entrambi evocati da un’ ambientazione che vira spesso su sonorità latin o mediterranee. E così la tromba di Bosso si apre in un timbro chiaro ed aperto ricordando il Messico, o diventa morbida e tonda così come vuole la bossanova. Girotto porta quelle melodie un po’ nostalgiche del tango ma anche la parte sanguigna e ritmica della musica sudamericana. Taufic è la parte fondante ritmica del gruppo che come abbiamo detto non prevede né batteria né percussioni, ma poi si scioglie anche in assoli rimarchevoli per lirismo ed intensità, e non manca di presentare i temi in modo poetico, come siamo abituati ad ascoltare da lui. Bonaccorso, che  è ideatore e regista di tutto questo viaggiare, segue un percorso costruito, già a livello compositivo,  per essere fluido, garbato, emozionale. Si alternano parti scritte, in cui non di rado si ascoltano unisoni che vibrano per la differenza di timbri tra gli strumenti , e parti improvvisate. I musicisti si alternano scambiandosi i ruoli, suonando di volta in volta anche in duo o in trio. La varietà dell’ ascolto è data dall’ alternarsi dei ruoli di ognuno che diventa solista o solido accompagnamento melodico ritmico (nel qual caso tromba e sax producono background obbligati d’ effetto). E poi vi è un quinto strumento, costante, la voce di Bonaccorso che rende ancora più evidente la scelta voluta della cantabilità dei brani: e il pubblico per questo viene coinvolto, e con entusiasmo partecipa, cantando i suoi riff accattivanti accompagnato da un quartetto d’ eccezione.

La serata non finisce qui perché tutti i musicisti si  spostano all’ Albatros e fino a notte fonda suonano in una Jam Session di eccezione: pensate ai musicisti di cui vi ho parlato in questi due articoli e provate ad immaginare il clima e la bellezza di questa notte a Laigueglia.

 

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Bonaccorso – Bosso

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Javier Girotto

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Roberto Taufic

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Fabrizio Bosso

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Rosario Bonaccorso

Nicola Angelucci

Nicola Angelucci

Rosario Bonaccorso

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Jam Session

Jam Session Moroni Bosso Fioravanti Bandini

I nostri CD. Dall’arpa alla voce è tutto un bel sentire

I NOSTRI CD

Marcella Carboni – “Still Chime” – abeat 540
Still CimeAlbum assolutamente godibile non fosse altro che per la presenza di due artisti eccellenti sia per la sagacia strumentale sia per il coraggio avuto nell’imbracciare ed affermare due strumenti che nel campo del jazz hanno sempre goduto di poca popolarità: l’arpa e l’armonica. E a questo punto molti avranno già capito che si sta parlando di Marcella Carboni e Max De Aloe. In effetti oggi l’arpa-jazz in Italia è rappresentata quasi unicamente da questa gentile artista la cui disponibilità e bravura abbiamo avuto modo di constatare personalmente nel corso di una breve ma fruttuosa collaborazione. Max lo conosciamo da tanto tempo e mai abbiamo nascosto la stima che nutriamo nei suoi confronti per il modo assolutamente originale con cui affronta ogni brano, ogni partitura, indipendentemente dalle difficoltà esecutive. In questo album il gruppo è completato dalla vocalist Francesca Corrias , dal contrabbassista Yuri Goloubev e dal batterista e percussionista Francesco D’Auria. A ben vedere, eccezion fatta per D’Auria, gli altri tre si conoscono abbastanza bene: Carboni e la Corrias avevano collaborato una decina d’anni fa quando iniziarono una carriera che le avrebbe portate lontano; la stessa Carboni e Max De Aloe hanno di recente firmato assieme l’eccellente album “Pop Harp”. Logico, anche se non del tutto scontato, il fatto che in questo “Still Chime” si avverta immediatamente una bella intesa tra i cinque specie quando dalla pagina scritta si passa all’improvvisazione, vissuta da tutti come un momento particolarmente creativo. In quest’ambito è d’obbligo segnalare l’assoluta globale aderenza al progetto: dalla Carboni che disegna con la sua arpa melodie di rara intensità, a De Aloe che non si limita ad un gioco di preziosi contrappunti disegnando cromatismi di grande suggestione, da Goloubev davvero magistrale sia per il sostegno incessante e preciso sia per gli interventi solistici a D’Auria che sa trovare il giusto colore per ogni brano… a finire con la Corrias vocalist dalle mille possibilità, in grado di ben eseguire brani dalla più diversa connotazione.

Barbara Casini – “Uma Mulher” – Philology 470.2
Uma MulherBarbara Casini è considerata all’unanimità una delle migliori interpreti italiana di musica brasiliana e questo album ne è l’ennesima conferma. Così come è la conferma delle possibilità compositive della vocalist dal momento che accanto ad alcune perle della musica brasiliana figurano ben otto suoi original. Per affrontare questo variegato repertorio, la Casini si presenta alla testa di due formazioni, due trii composti rispettivamente da Alessandro Lanzoni (piano), Gabriele Evangelista (contrabbasso) e Bernardo Guerra (batteria) l’uno e Seby Burgio, Marco Siniscalco e Enrico Morello l’altro. Ovviamente le atmosfere sono diverse: il trio con Lanzoni è più squisitamente jazzistico mentre quello con Burgio si avvicina più al sound brasiliano. Comunque si potrebbe dire, ricorrendo alla matematica, che l’ordine dei fattori non modifica il prodotto.. ovvero sia con l’uno sia con l’altro gruppo la Casini conserva una propria ben precisa individualità caratterizzata soprattutto dall’eleganza e dal rigore con cui la vocalist affronta le diverse partiture. Ed è questa una caratteristica che la Casini ha saputo coltivare nel tempo e che oggi la pone ai vertici del canto jazz italiano, unitamente a poche altre elette. Dell’album in oggetto particolarmente convincenti appaiono le interpretazioni di due brani brasiliani, “Cartomante” di Ivans Lins e Vitor Martins e “Rana de nuvens” di Danilo Caymmi. Quanto alle composizioni della Casini, le stesse si fanno apprezzare sia per la struttura spesso anomala, sia per il bel connubio tra linea melodica e andamento ritmico; da ascoltare con particolare attenzione la title track, il brano più intimista e soffusamente malinconico dell’intero album e la splendida e delicata ballad “Respira piano” impreziosita dal trio di Lanzoni a far da cerniera tra i due interventi vocali della leader. .Una menzione la merita pure l’unico brano con i testi in inglese della stessa Casini, “Life Reassurance” di Paolo Silvestri.

Collettivo T. Monk – “Ugly Beauty” – honolulu records
UglyForse mai come in questo periodo assistiamo ad una messe di omaggi a Thelonious Monk; eppure c’è ancora qualcuno che si sveglia la mattina e chiede: ma ha ancora senso eseguire la musica di Monk così come quella di Ellington o di Coltrane? Domanda francamente stupida…anche perché non si sente alcuno che si chiede se sia ancora il caso di eseguire la musica di Bach. Ciò detto non si può non apprezzare il lavoro svolto dal Collettivo T. Monk ovvero un organico di dodici elementi sorto nel 2013 per iniziativa del chitarrista e arrangiatore Daniele Trapani, in cui spiccano tra gli altri i nomi di Andrea Dulbecco al vibrafono e Francesco Lento alla tromba. Registrato nel gennaio del 2014, l’album presenta un repertorio incentrato prevalentemente su brani di Monk, cui si affiancano pochi original e alcune composizioni di Coltrane e Joe Henderson. L’album parte subito forte con una bella interpretazione prima del brevissimo “Abide with me” di William Henry Monk ( organista e musicista di chiesa nonché compositore e editore musicale vissuto in Inghilterra nel XIX secolo) quindi di “Teo” di Monk in cui ascoltiamo una serie di assolo tutti perfettamente centrati: Francesco Lento alla tromba, Nicolò Ricci al sax tenore, Dario Trapani alla chitarra, Riccardo Chiaberta alla batteria. E la sapienza degli arrangiamenti è tale che in ogni brano c’è spazio per gli assolo dei vari musicisti che hanno così modo di farsi apprezzare. A nostro avviso, la carta vincente dell’album è da ricercarsi proprio da un lato nella perfetta aderenza degli arrangiamenti alle possibilità espressive dei singoli e dall’altro alla compattezza dell’organico che si muove con grande disinvoltura anche di fronte a partiture di certo non facilissime. Partiture che ci riportano i vari brani in una veste che pur aderendo all’originale è tuttavia caratterizzata da sicura originalità ad esempio nella strutturazione degli unisono dei fiati così come nella ricerca timbrica. (altro…)