Lara Iacovini a Londra

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Lara Iacovini è una delle vocalist più interessanti del panorama jazzistico italiano; artista di grande spessore, dotata di notevoli capacità interpretative, ha realizzato alcune produzioni discografiche di indiscusso livello quali “ ‘S Wonderful” e “Right Together”

In questi ultimi giorni ha ottenuto un importante riconoscimento internazionale: le è stata assegnata una borsa di studio nell’ambito del progetto europeo “Leonardo” che prevede un’esperienza lavorativa all’estero, nel caso specifico a Londra.

Lara sta, quindi,  insegnando repertorio jazz, improvvisazione, elementi di tecnica vocale e dovrà altresì aiutare gli studenti nello studio di alcuni Musical che stanno preparando.

ASCOLTA L’INTERVISTA PODCAST CON LARA IACOVINI

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Ferrara in Jazz 2014-2015, al via la seconda parte

Ferrara in Jazz 2014 – 2015
XVI Edizione
18 ottobre 2014 – 27 aprile 2015

Con la partecipazione di oltre tremila visitatori provenienti dall’intera Penisola e da svariate nazioni estere nei primi mesi di programmazione, il Jazz Club Ferrara si appresta ad inaugurare la seconda parte della sedicesima edizione di Ferrara in Jazz, che si svolgerà nell’incantevole cornice del Torrione San Giovanni dal 31 gennaio al 27 aprile 2015 grazie al contributo di Regione Emilia-Romagna, Comune di Ferrara, Banca di Romagna, Endas Emilia-Romagna e del main sponsor Caffè Meseta oltre ad altri partner privati.

La riapertura, fissata per sabato 31 gennaio, è affidata al trio del pianista e compositore statunitense Kenny Werner.Lo splendido bastione rinascimentale patrimonio UNESCO, recentemente incluso tra le prestigiose location per il cinema di Emilia-Romagna Film Commission, riserva ad un pubblico trasversale ed in costante crescita conferme e novità, spettacoli e didattica, nella prospettiva di un ampio sguardo alla musica internazionale con radici saldamente affondate nel territorio.

Lungo ben tre mesi di grande musica, atti a ricreare l’atmosfera di un vero e proprio festival, si rinnovano le co-produzioni con Ferrara Musica e Crossroads – Jazz e altro in Emilia-Romagna unitamente a “The Unreal Book”, nuovo progetto didattico realizzato in collaborazione con Endas Emilia-Romagna.

Con la consueta cadenza di tre concerti settimanali (venerdì, sabato e lunedì), la seconda parte di Ferrara in Jazz 2014-2015 consta di quindici Main Concerts tenuti da grandi nomi del panorama nazionale ed internazionale come Kenny Werner, Roberto Gatto, Craig Taborn, Domenico Caliri, Chris Potter, Javier Girotto, Miguel Zenon, Wayne Escoffery , Jack Walrath e Gary Smulyan, Antonio Faraò, Joey DeFrancesco, Mark Turner, Peter Bernstein, Steve Lehman, Ambrose Akinmusire, Omer Avital, Michael Blake, David King, Billy Drummond e molti altri.

Affiancano gli appuntamenti principali: i lunedì di Happy Go Lucky Local con immancabili jam session, concerti e presentazioni discografiche dei migliori talenti del jazz italiano; i venerdì firmati Somethin’Else caratterizzati da itinerari gastronomico-musicali sempre nuovi e sfiziosi, alla scoperta di suoni e sapori del mondo.

Prosegue anche quest’anno la prestigiosa rassegna OFF, realizzata da Ferrara Musica in collaborazione con Jazz Club Ferrara, che vede esibirsi sul palco del Torrione i solisti della Mahler Chamber Orchestra e della Chamber Orchestra Of Europe, due tra le più importanti orchestre da camera d’Europa.

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Ici France, Ici Paris. I festival del jazz del 2015, le prime date da ricordare

DidierTraduzione: Gerlando Gatto - Anthony Braxton, i cui concerti in Francia sono estremamente rari, sarà la principale vedette della 24° edizione dei “Sons d’Hiver” (Val-de-Marne – regione parigina – dal 23 gennaio al 15 febbraio). Poli-sassofonista (suona praticamente tutti gli strumenti inventati da Adolphe Sax) e multistrumentista (flauto, piano) questo membro fondatore dell’AACM di Chicago, la città ove è nato circa 69 anni fa, è anche un compositore inclassificabile che, attraverso brani dai titoli talvolta esoterici, è riuscito ad abbattere i limiti della creazione e soprattutto dell’improvvisazione.
Il suo concerto (in apertura il 23 gennaio al Kremlin-Bicêtre) preceduto da quello del pianista Matthew Shipp (in trio), sarà l’evento clou della manifestazione. Tanto più che si esibirà con molto materiale elettronico: Il festival, che si propone come vetrina d’un jazz concettualmente libero e avanguardista, ospiterà anche Graig Taborn (piano), Nicole Mitchell (flauto), James “Blood” Ulmer (chitarra), il gruppo sperimentale americano “Massacre”, guidato da Bill Laswell (contrabbasso) e Fred Frith (chitarra), Archie Shepp alla guida dell’”Attica Blues Big Band” e uno dei cantori del free jazz, il tedesco Petr Brotzmann (sax in trio con Hamid Drake alla batteria e Williams Parker al contrabbasso). Senza dimenticare una delle stelle più luminose del jazz odierno, il trombettista Ambrose Akinmusire o ancora la Compagnie Lubat condotta dal batterista francese Bernard Lubat.

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I nostri CD. Drumpet: l’eleganza e l’efficacia del nuovo

drumpet copertina“Talking drums”: potrebbe essere il titolo di questa recensione oltre che del primo brano di questo cd in cui Lorenzo Tucci dispiega tutte le sue qualità tecniche ed espressive facendo parlare davvero il suo strumento. Insieme a lui l’ amico di una vita, il trombettista Fabrizio Bosso, che decide di assecondare un progetto ardito: un progetto pianoless senza nemmeno il contrabbasso è una sfida. Ma Tucci ama le sfide, e di certo sceglie bene il suo compagno di viaggio, che con lui ha suonato, improvvisato, creato per un’ intera vita artistica. Il titolo riassume questa fusione: Drum + Trumpet = Drumpet. I risultati si ascoltano, evidenti, in un lavoro che è connotato da energia, creatività, musicalità. E non ultimi una grande varietà stilistica, buon gusto, costante eleganza, percettibili nella scelta efficace di brani originali molto brevi in cui accadono musicalmente cose inaspettate, emozionanti, nelle quali non c’è tempo di assuefarsi. Poco più di 40 minuti: Tucci ha pensato fosse il tempo giusto, data la sonorità particolarissima che deve essere goduta appieno, a piccole ma intense ed appaganti dosi.

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I nostri CD. Dall’Italia e dall’estero

I NOSTRI CD

Piero Bittolo Bon – “Iuvenes Doom Sumus” –
IuvenesAncora un album interessante del sassofonista veneziano (nonché clarinettista e flautista) Piero Bittolo Bon alla testa del suo progetto “Jump The Shark” con il vibrafonista Pasquale Mirra, il chitarrista Domenico Caliri, Danilo Gallo al contrabbasso, Federico Scettri alla batteria ed il trombonista e sousaphonista tedesco Gerhard Gschlössl. Per chi conosce il mondo del jazz sa perfettamente che si tratta di un gruppo di musicisti votati all’avanguardia, alla sperimentazione, all’improvvisazione. Ed in effetti l’album si gioca quasi totalmente sull’improvvisazione e l’interazione tra i musicisti anche se in qualche momento è possibile individuare una qualche linea melodica. Ma al di là di questo – a nostro avviso – trascurabile aspetto, quel che maggiormente impressiona è l’intesa, l’empatia che regna tra i musicisti. A tenere in mano il pallino della situazione è molto spesso il leader (autore di tutti e nove brani) che sembra divertirsi a stupire i suoi stessi compagni di viaggio: ci si aspetta qualcosa e invece Bittolo Bon prende una direzione del tutto diversa, ma i suoi compagni riescono a leggerne le intenzioni, a seguirlo su qualsivoglia terreno. Di qui una musica ironica, ricca di umori, di input provenienti da mondi diversi tra cui il rock, il jazz più moderno, le “lezioni” di Ornette Coleman ed Eric Dolphy), l’inventiva di Henry Threadgill, le sperimentazioni di Tim Berne … anche se, a mio avviso, la matrice più importante deve sempre farsi risalire al free storico. Insomma una musica complessa, spesso non facile, ma porta con garbo e soprattutto senza alcun sussiego…come se i sei musicisti volessero evidenziare il loro divertimento nell’esprimersi senza prendersi troppo sul serio.

Ananda Gari – “T-Duality” – Auand AU9041
T-DualityAl suo disco d’esordio, il giovane batterista pugliese si è recato a New York dove è riuscito ad assemblare un quartetto di notevole livello con Tim Berne al sax alto, Rez Abbasi alla chitarra, Michael Formanek al contrabbasso. Un repertorio di sette composizioni tutte originali del leader e il gioco è fatto: ecco servito agli appassionati un album interessante sia per la qualità della composizioni sia per l’interpretazione che ne danno quattro jazzisti di grande spessore. Da questo punto di vista, la parte del leone spetta, quasi automaticamente, al sax alto di Tim Berne che si muove con grande disinvoltura tra le pieghe delle strutture proposte con sagacia da Gari. In effetti uno dei meriti dell’album sta proprio nel modo in cui Ananda ha scritto il repertorio: si tratta di pezzi tutti ben congegnati, in cui il batterista mostra di saper ben dosare apporto ritmico e linea melodica in un mix caratterizzato altresì da un giusto equilibrio tra pagina scritta e improvvisazione. Insomma soprattutto i due solisti – Berne e Abbasi – sono messi nelle condizioni ideali per esprimere appieno la loro inventiva…cosa che puntualmente accade durante tutta la durata dell’album, in un alternarsi di situazioni sonore spesso entusiasmanti. Si ascolti al riguardo la splendida “Never late” in cui sia Abbasi sia Berne si producono in lunghi, coinvolgenti assolo, con un fraseggio sempre fluido, pertinente, perfettamente in linea con le emozioni che si vogliono esprimere. Ovviamente superlativo come sempre l’apporto di Formanek, un vero asso del contrabbasso, mentre il leader dimostra di aver raggiunto una piena maturità dopo i lunghi anni di apprendistato trascorsi suonando, tra gli altri, con Stefano Battaglia, Mark Turner, Mike Melillo…: lo si ascolti, tra l’altro, impegnato in un entusiasmante dialogo con Berne in “Are you kidding me?” e poi, nel lungo “Fields”, forse uno dei brani meglio riusciti dell’intero album.

Manu Katché – “Touchstone for Manu” – ECM 2419
2419 XEcco un album che farà felici i tanti estimatori del batterista francese: una compilation, in edizione limitata, tratta da quattro splendidi album targati ECM (“Neighborhood” del 2004, “Playground” del 2007, “Third Round” del 2009 e “Manu Katché” del 2012) . Insomma una sorta di passerella per evidenziare il talento di questo personaggio che possiamo ritrovare accanto ad altri grandi solisti quali, tanto per fare qualche nome, Jan Garbarek, Tomasz Stanko, Nils Petter Molvӕr, Trygve Seim, Mathias Eick, Marcin Wasilewski, Tore Brunborg, Jacob Young…Le tracce non seguono un ordine cronologico ma questo non inficia l’unitarietà dell’album in cui si evidenzia, tra l’altro, la grande abilità di Katché nello scegliere, di volta in volta, i vari compagni di viaggio. Così, se per il suo album d’esordio in casa ECM, nel 2004, aveva puntato su una front-line di grande respiro internazionale grazie alla presenza del trombettista polacco Tomasz Stanko e del sassofonista norvegese Jan Garbarek, già nel successivo CD del 2007 lo ritroviamo accanto a musicisti completamente diversi quali il trombettista Mathias Eick, il tenor-sassofonista Trygve Seim e soprattutto il pianista polacco Marcin Wasilewski. Nell’album del 2009 ancora un mutamento d’organico con Tore Brunborg, Jason Rebello, Pino Palladino e Jacob Young. Infine, nell’ultima produzione del 2012 Manu chiama accanto a sé Nils Petter Molvær alla tromba e Jim Watson al piano e tastiere mantenendo Tore Brunborg. E sarà, per tre quarti, questa la formazione con cui inciderà il nuovo album per la ACT (che vi abbiamo segnalato in questa stessa rubrica) con Luca Aquino al posto di Molvær. Ovviamente tutti i brani sono ben scelti a comporre, come si accennava in apertura, una compilation davvero esplicativa dell’arte di Katché.

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