Ici France, Ici Paris. Accordéon! Il momento d’oro del piano dei poveri

Luc Galliano

Traduzione di Gerlando Gatto - Nell’inconscio tricolore, l’accordeon è immancabilmente legato al musette e ai balli popolari. Ciononostante, dopo parecchi decenni, alcuni accordeonisti di grande talento hanno voluto far uscire questo strumento da un tale recinto.

Il primo in ordine di tempo, Richard Galliano. Vincitore del premio Django Reinhardt dell’Académie du jazz nel 1992, questo virtuoso ha lavorato così bene con l’élite della canzone francese – Claude Nougaro, Barbara, Juliette Gréco, Charles Aznavour – così come con alcuni grandi jazzmen quali il pianista Martial Solal, e il trombettista Chet Baker, da conferire allo strumento una nuova nobiltà, nel solco tracciato da Marcel Azzola o da Gus Viseur considerato il primo accordeonista di jazz negli anni 1930/40. E come per chiudere il cerchio, Galliano, in duo con il chitarrista Sylvain Luc, ha appena reso un omaggio nel suo ultimo album “La vie en rose” (Mila Music), a due mostri sacri : Edith Piaf, della quale si celebrerà quest’anno il 100° anniversario della nascita, e l’accordeonista belga Gus Viseur che accompagnò proprio la cantante negli anni 40. In programma alcuni brani del repertorio della “monella” Piaf che sono divenuti dei veri e propri standard e che hanno costituito per i due musicisti il terreno ideale per magnifiche improvvisazioni, in duo o in solo, magiche, ricche e sottili. Una grande complicità e un desiderio di dialogo attorno ad un patrimonio della canzone francese oramai immortale.

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Ici France, Ici Paris. I festival del jazz del 2015, le prime date da ricordare

DidierTraduzione: Gerlando Gatto - Anthony Braxton, i cui concerti in Francia sono estremamente rari, sarà la principale vedette della 24° edizione dei “Sons d’Hiver” (Val-de-Marne – regione parigina – dal 23 gennaio al 15 febbraio). Poli-sassofonista (suona praticamente tutti gli strumenti inventati da Adolphe Sax) e multistrumentista (flauto, piano) questo membro fondatore dell’AACM di Chicago, la città ove è nato circa 69 anni fa, è anche un compositore inclassificabile che, attraverso brani dai titoli talvolta esoterici, è riuscito ad abbattere i limiti della creazione e soprattutto dell’improvvisazione.
Il suo concerto (in apertura il 23 gennaio al Kremlin-Bicêtre) preceduto da quello del pianista Matthew Shipp (in trio), sarà l’evento clou della manifestazione. Tanto più che si esibirà con molto materiale elettronico: Il festival, che si propone come vetrina d’un jazz concettualmente libero e avanguardista, ospiterà anche Graig Taborn (piano), Nicole Mitchell (flauto), James “Blood” Ulmer (chitarra), il gruppo sperimentale americano “Massacre”, guidato da Bill Laswell (contrabbasso) e Fred Frith (chitarra), Archie Shepp alla guida dell’”Attica Blues Big Band” e uno dei cantori del free jazz, il tedesco Petr Brotzmann (sax in trio con Hamid Drake alla batteria e Williams Parker al contrabbasso). Senza dimenticare una delle stelle più luminose del jazz odierno, il trombettista Ambrose Akinmusire o ancora la Compagnie Lubat condotta dal batterista francese Bernard Lubat.

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“A proposito di jazz” sul tetto del mondo

aNTTI sARPILAJukka Linkola

Cari Amici,

una bella sorpresa: il vostro cronista, unico giornalista italiano invitato, dal 20 al 23 prossimi sarà nella Lapponia finlandese per assistere al “KaamosJazz” 2014.La rassegna è del tutto particolare: innanzitutto per motivi geografici dal momento che si tratta del festival più “nordico” del mondo svolgendosi al di sopra del circolo polare artico…ma non basta ché si tratta altresì del Festival più “buio” del mondo. “Kaamos” , parola assolutamente assente nel vocabolario italiano, significa infatti buio e proprio il mese di novembre è quello in cui le ore di luce, nella Lapponia finlandese, sono davvero pochissime, per non dire nulle, per cui si resta immersi nelle profondità delle notti polari 24 ore su 24. I concerti avranno, quindi, luogo in quest’ angolo del pianeta davvero straordinario, il mondo del lungo inverno e del sole a mezzanotte…nonché patria di babbo Natale; in particolare quattro le locations interessate dal Festival: Saariselkä Village, Kakslauttanen, Inari e Ivalo.

Saariselkä Village , con le sue strutture recettive, rappresenta il centro turistico per eccellenza del territorio; Kakslauttanen, ubicata nella zona montana di Saariselkä, è impreziosita da un albergo unico nel suo genere (camere a forma di igloo ma di vetro, quindi totalmente immerse nella bellezza della natura, e con la sauna a fumo più grande al mondo); Inari comune assai importante per l’allevamento delle renne e centro di residenza di oltre 2.000 sami ovvero i discendenti della popolazione indigena di circa 75.000 persone stanziata nella parte settentrionale della Fennoscandia; Ivalo piccolo insediamento, di circa 4000 abitanti, nello stesso comune di Inari.

Ma come è nata questa idea, sotto certi aspetti, bizzarra di organizzare un Festival Jazz al di sopra del Circolo Polare Artico?

La manifestazione ha una lunga storia: la prima volta che si suonò jazz in queste località fu nel 1981 in occasione della “Polar Night”. L’idea nacque quasi casualmente a Helsinki a cavallo tra gli anni 70 e ’80: Kauko Launonen, divenuto poi patron del Kaamosjazz, si trovava in un jazz-ristorante della capitale finlandese e, tra una birra e l’altra, ascoltava l’orchestra di Olli Ahvenlahti. Quasi improvvisamente l’intuizione: ma perché non permettere anche a quanti abitano nell’estremo Nord di ascoltare jazz dal vivo? Immediatamente, nei giorni successivi, l’idea incontrò il favore di alcuni importanti personaggi del jazz finlandese tra cui il celebre giornalista, scrittore, produttore radiofonico-televisivo e discografico Matti Kontinen.

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ICI PARIS. FESTIVAL PER TUTTI I GUSTI

PORTRAITS

Trad. Gerlando Gatto - Nella storia del jazz, la label americana « Blue Note » ha un posto del tutto particolare. Creata nel 1939 a New York da Alfred Lion, che era fuggito dalla Germania nazista, è divenuta rapidamente leggendaria grazie ai più importanti jazzisti del dopoguerra che hanno inciso nei suoi studi, in particolar modo tutti gli hard-boppers, e alla grafica così particolare delle foto di Francis Wolff, l’altro cofondatore, che oggi si comprano sul mercato a prezzi assai elevati.

Al fine di celebrare degnamente questo 75° anniversario, l’Universal Music France, che gestisce la casa di dischi, ha deciso di organizzare un festival, « Blue Note Xperia Lounge Festival » (Parigi dal 18 al 23 novembre – www.bluenotefestival.fr) che riunisce qualcuno dei più emblematici artisti dell’ attuale catalogo. Diamo quindi un’occhiata al programma: il sempre sorprendente cantante Gregory Porter, i pianisti sperimentali Robert Glasper e il suo alter ego Jason Moran (che hanno appena reso un omaggio del tutto personale alla musica di Fats Waller in « All Rise : A Joyful Elegy for Fats Waller ») con, in qualità di invitati, Lionel Loueke (chitarra) e Ambrose Akinmusire (tromba) – e soprattutto il multi-strumentista (chitarra basso / clarinetto basso) e compositore Marcus Miller, che è appena entrato a far parte della celeberrima “scuderia”.

E’ il caso di sottolineare come, a margine di questa manifestazione, è stato appena pubblicato « Blue Note. Le meilleur du jazz depuis 1939 » (Les Editions Textuel – 416 pag. – 59 euro), un libro assolutamente indispensabile, scritto da Richard Havers, che servendosi anche di una sontuosa iconografia (450 foto & fac-simili) traccia la ricca storia della mitica etichetta e da la parola a quanti (artisti, produttori, critici etc…) continuano attualmente a giocare un ruolo capitale ed essenziale per la sua rinomanza internazionale.
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ICI PARIS. IL JAZZ COLORE BLU ORIZZONTE

La scena francese del jazz è ricca della sua diversità musicale… e della sua giovinezza

Guillaume Perret

Trad. Gerlando Gatto - Trovare la propria voce nel mondo del jazz, anche se si è all’interno delle frontiere dell’Esagono (Francia), non è cosa facile. Guillaume Perret ha definitivamente scelto di marcare con una impronta assai personale la sua musica, lontano dai canoni abituali. Il sassofonista-tenore savoiardo, di 34 anni, e il suo gruppo elettrico “The Electric Epic”, (Jim Grandcamp, chitarra elettrica ; Philippe Bussonnet, basso elettrico ; Yoann Serra, batteria/ sampler) hanno risolutamente fatto la scelta d’uno stile aperto e particolarmente attraente. Neo jazz-rock o jazz fusion, neo jazz-elettrico, neo jazz-funk: basta ascoltare il suo nuovo album, “Open Me” (Kakoum ! Records/Harmonia Mundi), per rimanere colpiti dalla vitalità, l’energia e la potenza, anche ritmiche e armoniche, che emanano da questo ensemble. La musica, fortemente caratterizzata da ritmi binari ed elettrici, fa l’effetto di un pugno: spinge, picchia, esplode. E quando la voce “elettrica” del sassofono del leader s’invola, portata dagli altri membri del gruppo, lo charme si avverte in tutta la sua evidenza. Anche nel tumulto di una musica viva che fa un discorso assolutamente nuovo.

Emile Parisien Quartet

Questa volontà pervicace di far avanzare le cose in modo differente si ritrova egualmente nei discorsi di un altro sassofonista (tenore e soprano), Emile Parisien. A 32 anni, diplomato della prima classe di jazz a Marciac, può vantare un curriculum di tutto rispetto : l’anno scorso ha costituito un duo con Vincent Peirani (accordéon), e da circa una dozzina d’anni dirige un Quartetto solido, caratterizzato da grande empatia (Julien Touéry, piano ; Ivan Gélugne, basso ; Sylvain Darrifourcq, batteria & percussione). Musicisti perfettamente rodati che praticano una musica saldamente ancorata alla liberta d’improvvisazione europea e al free jazz, come dimostra il loro ultimo lavoro “Spezial Snack” (Act Records/Harmonia Mundi). Siamo in presenza di un laboratorio di idee, di esplorazioni e di rotture, tutte estremamente libere, lontano dagli standard, intelligentemente deregolate. Insomma del jazz senza freni.

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Ici Paris

Didier1

Da oggi inizia la sua collaborazione con “A proposito di jazz” Didier PENNEQUIN, uno dei più quotati giornalisti francesi di jazz. Giornalista di “France Press” dal 1977, attualmente è incaricato di seguire, per conto dell’Agenzia, tutti i festival che si svolgono in Costa Azzurra durante l’estate.
Dal 1993, è il responsabile della rubrica « Jazz & Rock » presso il «  Quotidien du Médecin » (giornale specializzato per le professioni mediche).
Sempre occupandosi di jazz ha lavorato altresì per:
– Dernières Nouvelles d’Alsace à Strasbourg (quotidiano)
– “Quotidien de Paris” dal 1974 fino alla sua chiusura nel 1994
– Numerose riviste spcializzate come « Rock & Folk », « Jazz Magazine » e più recentemente(2013) il mensile “JazzNews” .
Con cadenza quindicinale, Didier ci informerà su quanto accade nel mondo del jazz a Parigi con un occhio di riguardo verso la realtà italiana.

LO SWING ALL’ITALIANA

Riccardo De Fra

Per molti musicisti italiani, Parigi e la Francia sono divenute tappe obbligate per presentare la loro musica. Installato a Parigi dal 1981 il contrabbassista e didatta – dirige da dieci anni il “Département Jazz et Musiques improvisées du Conservatoire nationale supérieur de musique et de danse de Paris » Riccardo Del Fra, nato a Roma 58 anni or sono, premiato numerose volte, è stato l’accompagnatore preferito di musicisti del calibro di Barney Wilen, Johnny Griffin e Bob Brookmayer. Ma soprattutto, e per ben nove anni, è stato il bassista di Chet Baker (1979-1988) che aveva incontrato a Roma. In tutti questi anni Del Fra ha tenuto viva la memoria di colui che veniva chiamato “l’angelo del jazz” quando era giovane e bello sulle rive della West Coast in California e che viene riproposto all’attenzione generale grazie al nuovo album, inciso da Del Fra, “My Chet, My Song” (Cristal Records/Harmonia Mundi).

Al di là del semplice omaggio attraverso i numerosi standard che Chet amava eseguire e di alcune sue composizioni originali, questo CD presenta sia il lavoro in quintetto sia le composizioni per grande orchestra a corde, nell’occasione i “Deutsches Filmorchester Babelsberg”. E nel quintetto due giovani personalità del jazz francese si mettono in particolare luce: la trombettista/flicornista Arielle Besson, meravigliosamente aerea e lirica, e l’alto-sassofonista Pierrick Pédron il cui linguaggio si rifà a quello dei grandi hard-boppers. A costoro s’aggiunge il pianista Bruno Ruder e un maestro assoluto della batteria moderna quale Billy Hart. Né pomposa né patetica, questa musica – che riprende dei temi cari al repertorio di Chet Baker come « My Funny Valentine » o ancora « Love For Sale » – somiglia molto alla colonna sonora di un film romantico. (Il quintetto sarà in concerto dal 2 al 4 novembre al Sunside di Parigi con invitati a sorpresa).

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