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I nostri libri

I nostri libri

Scritto da Gerlando Gatto on . Postato in I nostri libri, Recensioni

Pino Ninfa – “Jazz Gigs” – CasadeiLibri
Fotografare è impresa tutto sommato semplice: basta una buona attrezzatura, una discreta conoscenza tecnica e un pizzico di buon gusto…e la foto esce.

Fotografare bene è invece tutt’altra cosa: gli elementi sopra indicati non bastano, occorre molto di più, occorrono una sensibilità squisita, la capacità di cogliere la realtà attraverso uno scatto e soprattutto la volontà e l’abilità di raccontare una storia.

Ecco, tutte queste qualità Pino Ninfa le ha e le ha dimostrato attraverso tanti e tanti lavori. Personalmente l’ho conosciuto tanti anni fa quando Pino si dedicava quasi esclusivamente al jazz; adesso i suoi interessi svariano in tanti campi anche se il primo amore mai si dimentica. Ne è la dimostrazione questo ultimo splendido lavoro, un volume che si distacca nettamente dalla normale concezione di un libro: si tratta, infatti, di una cartella contenente 20 foto, misura 35×50, selezionate tra i tanti scatti effettuati in 20 anni come fotografo ufficiale per vari festival e altre committenze.

Le foto sono in singoli fogli da usare a piacimento: o appendere o conservare nella sede originaria. Le 20 stampe ritraggono, tra gli altri, Sonny Rollins , Dave Brubeck , Jonn Lewis , Ornette Coleman , Enrico Rava , Paolo Fresu, Dee Dee Bridgewater, Keith Jarrett, Incognito, Mark Turner, Cameron Brown …in una galleria di straordinari personaggi che evidenziano ancora una volta l’arte – ché di questo bisogna parlare- di Pino Ninfa.

Ogni ritratto ha una storia a sé; ogni volto , scrutato attentamente dall’obiettivo del fotografo, ci racconta della storia non solo e non tanto dell’artista ma anche della sua vita, del suo essere più profondo in un connubio tra uomo e artista che Ninfa ritiene giustamente indissolubile.

Ad esempio nel ritratto di Rollins, Ninfa coglie un’espressione del sassofonista che sembra ripercorre i tanti anni trascorsi a suonare sui palcoscenici di tutto il mondo , nella consapevolezza che il tempo non ritorna; tutta introspettiva la pagina dedicata a Cameron Brown; splendido il gioco di luci e ombre nel lavoro su Bebo Ferra…

Così i vari elementi che compaiono nelle foto nulla hanno di casuale; ogni piccolo particolare – dalla stessa posizione dell’artista a uno strumento che sembra lasciato lì per caso, dal pubblico alla partitura – … tutto contribuisce a creare la scena che Ninfa vuole ritrarre. Insomma sotto certi aspetti Ninfa si comporta come un pittore nella cui opera ogni elemento ha un suo preciso ruolo, una determinata funzione sì da offrire al fruitore la propria, specifica immagine della realtà.

E se tutto ciò si può notare nelle sue opere jazzistiche come questa, risalta ancora di più nei lavori di altra natura. Per esempio ho avuto la possibilità di vedere un suo bellissimo lavoro realizzato in Sud Africa e sono rimasto davvero impressionato di come dietro ogni pagina ci fosse una storia ben individuabile, a tracciare un percorso descrittivo che forse le parole non saprebbero esprimere con eguale efficacia.

Insomma un grande fotografo che dona prestigio al nostro jazz!.

Tanto Jazz nei programmi di “Musica per Roma”

Scritto da Simone Minzi on . Postato in News

Presentata nei giorni scorsi la stagione 2014-2015 all’Auditorium Parco della Musica

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Nei giorni scorsi è stato presentato alla stampa il programma di “Musica per Roma” (leggi Auditorium) per la stagione 2014-2015.

Ancora una volta gli organizzatori hanno predisposto un cartellone ove c’è ampio spazio per le varie manifestazioni artistiche pur cercando di mantenere un qualche filo rosso che le unisca; così, ad esempio, eventi musicali si intersecano con attività teatrali, artistiche e culturali, mentre performance di natura scenica, letteraria o visuale presentano contiguità con il mondo delle sette note.

Ed è proprio a quest’ultimo settore, con specifico riferimento al jazz, che come al solito si indirizza la nostra attenzione. Dobbiamo, al riguardo, constatare come, dopo un periodo di magra, l’Auditorium torni a riproporci una serie di appuntamenti jazzistici notevoli per numero e qualità.

E’ già ai nastri di partenza l’annuale edizione del “Roma Jazz Festival” condotto more solito, con mano sicura, da Mario Ciampà. Il tema scelto per quest’anno è lo swing in un accostamento con gli USA ove lo swing divenne la colonna sonora di quel “New Deal” con cui si riuscì a superare la gravissima crisi del ’29.

Parallelamente a questo filo conduttore ci sono altri due elementi giustamente tenuti in considerazione da Ciampà: il 40° anniversario della scomparsa di Duke Ellington, considerato uno dei più importanti compositori di tutta la storia del jazz, e i 70 anni della liberazione di Roma da parte delle truppe angloamericane.

Insomma una serie di elementi musicali e non che si incontrano e si intersecano per delineare un momento importante . Il programma si svolge dal 14 al 30 novembre con alcuni appuntamenti davvero degni di rilievo: Dave Holland/Kenny Barron in apertura; 3 Cohen’s Sextet e Jason Moran/Robert Glasper rispettivamente il 16 e 17; Dee Dee Bridgewater il 25 novembre; Bireli Lagrene & Gipsy Project il 27. Anche quest’anno molto spazio ai musicisti italiani: Fabrizio Bosso Quartet & Paolo Silvestri Ensemble in “Swinging Duke” il 19 novembre; Enrico Rava – Parco della Musica Jazz Lab il giorno dopo; Franco D’Andrea/Daniele D’Agaro/Mauro Ottolini il 24 novembre. La chiusura del Festival è affidata all’ Orchestra Operaia “Swing Era”.

Aires Tango

Vent’ anni di musica insieme: Aires Tango all’ Auditorium Parco della Musica

Scritto da Daniela Floris on . Postato in I nostri Eventi, Primo piano, Recensioni

Aires Tango

Venti anni di sodalizio, 590 concerti, il tango, certo, ma anche una poderosa volontà innovativa che porta quel tango a mescolarsi con il Jazz, aprendo ad episodi di improvvisazione ampi e ricchi che trascendono la musica argentina, e a parti di musica scritta raffinata e complessa. Una coesione che non lascia alcuno spazio all’ abitudine o alla mera reiterazione ma che invece dà vita ad un continuo arricchimento sonoro e di idee che, con un tale interplay, possono essere meravigliosamente estemporanee: è la creatività che può contare sulla sicurezza di capirsi al volo, di lanciare idee in maniera incessante senza mai lasciare che esse svaniscano. 
Javier Girotto al sax soprano, Alessandro Gwis al pianoforte, Marco Siniscalco al basso elettrico e Michele Rabbia a batteria e percussioni, hanno ripercorso i brani più significativi di ogni loro disco (raccolti, per la cronaca, in un prezioso cofanetto che li contiene tutti e 11, edito da CAM jazz) , e hanno deliziato il pubblico della sala Petrassi che li ha applauditi, ha cantato con loro, e ha riso ascoltando i racconti bellissimi di venti anni magici raccontati sul palco da Girotto e Gwis.
Temi melodici vibranti e pieni della esplosiva vitalità di Girotto partono sommessi e arrivano a momenti di intensità inarrestabile. Il pianoforte appassionato di Gwis è tango allo stato puro ma anche Jazz allo stato puro: un mix di stilemi armonico ritmici argentini, di, blues , di improvvisazione a tratti dissonante eppure sempre gradevolmente “rotonda” e morbida.

XYQuartet riparte per l’Oltrejazz tour: 5 concerti tra Svizzera e Italia

Scritto da Alessandra Trevisan on . Postato in Comunicati stampa

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PROSEGUE L’OLTREJAZZ TOUR DI XYQUARTET.
“XY”, IL SECONDO ALBUM, SARÀ PRESENTATO DAL 23 OTTOBRE IN SVIZZERA E IN ITALIA
XYQuartet è un progetto nato nel 2011 a Nordest, tra Veneto e Friuli, dall’incontro di due identità artistiche complementari, quelle del sassofonista Nicola Fazzini e del bassista Alessandro Fedrigo che creano, con il vibrafonista Saverio Tasca e il batterista Luca Colussi, una musica scritta, originale e innovativa, provvista di profonda coerenza e omogeneità.
XYQuartet, «tra le formazioni italiane più personali di questi anni» secondo Stefano Merighi, attraversa diversi linguaggi musicali e artistici aggiornandoli alla contemporaneità, esplorando nuove strade compositive con un approccio curioso che si può definire ‘oltrejazzistico’. La X di Fazzini e la Y di Fedrigo costituiscono due sensibilità musicali e due idee come due sono i loro strumenti, il sax alto e il basso acustico.
A maggio 2014 è uscito il secondo omonimo album, “XY” (nusica.org), realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding sul web e presentato in anteprima a “Piazza Verdi” Radio3.
Questo secondo lavoro sviluppa la duplice progettualità musicale dei leader, autori di tutte le composizioni; è disponibile online e scaricabile gratuitamente a questo link: www.nusica.org/it/o5_xyquartet.html.
Plurirecensito, l’album è stato definito, tra gli altri dal musicologo Mario Evangelista: “Un lavoro molto complesso che ha veramente come obiettivo la ricerca di nuovi stilemi espressivi.”
La musica di XYQuartet acquisisce sul palco una propria tridimensionalità, rendendosi coinvolgente e trascinante all’ascolto: dopo le numerose date estive, da Nord a Sud, XYQuartet è ora pronto a ripartire per l’Oltrejazz tour toccando, questa volta, 5 tappe tra Svizzera e Italia.

I NOSTRI CD. Uno sguardo oltre confine

Scritto da Gerlando Gatto on . Postato in I nostri CD, Primo piano, Recensioni

I NOSTRI CD

In queste ultime settimane molti lettori ci hanno scritto chiedendoci perché non appariva la rubrica dedicata alle recensioni discografiche. Il perché è molto semplice: mancanza di tempo. Recensire i dischi è una delle attività che richiede maggiore se non altro per rispetto nei confronti dei musicisti: per parlare di un album occorre ascoltarlo almeno due volte con attenzione e già se ne vanno circa due ore. Poi bisogna scrivere e di solito ci si mette un’oretta. Insomma per presentarvi un disco sono necessarie in linea di massima almeno tre ore di lavoro. Ora voi conoscete benissimo la struttura (si fa per dire) di “A proposito di jazz” per cui onestamente più di così non si riesce a fare. Comunque adesso vi presentiamo una selezione di album incisi da artisti stranieri. Buona lettura ed eventualmente buon ascolto!

Brian Blade

La batteria armonica di Brian Blade incanta l’ Alexanderplatz

Scritto da Daniela Floris on . Postato in I nostri Eventi, News, Recensioni

Il concerto nel jazz club romano il I ottobre

Brian Blade

Riprende dopo varie vicissitudini la stagione all’ Alexanderplatz di Roma e uno dei primi concerti dopo l’ apertura è un vero e proprio evento, che ha attirato un folto pubblico di appassionati e moltissimi musicisti. Il batterista Brian Blade insieme a Scott Colley al contrabbasso e Benjamin Koppel al sax hanno incantato con un concerto intenso, interessante, suggestivo, originale. In pochi possono permettersi di suonare in formazione che non preveda il supporto armonico di un pianoforte, o di una chitarra senza che l’ effetto sia ostico, e acusticamente esiguo. Se poi il musicista leader della formazione è un batterista che non sia di alto livello, il rischio di ascoltare musica solo aspra, o scarna, sale. Ma Brian Blade dell’ espressività del suo strumento ha fatto la sua caratteristica fondamentale, ed è riuscito a portare il suo drumming a livelli poetici indiscussi, costruendosi uno stile riconoscibile tra mille. Dunque, nel silenzio di un club che si è quasi trasformato in auditorium, i fortunati che c’erano, tanti, hanno ascoltato un Jazz affascinante, energico, ma anche morbido, melodico, e fortemente “musicale”.

Vittorio Franchini

La scomparsa di Vittorio Franchini

Scritto da Gerlando Gatto on . Postato in News, Primo piano

Vittorio Franchini

Certo che questo 2014 non sarà ricordato come uno dei migliori anni per il jazz! Dopo la dipartita di Gian Mario Maletto, Giorgio Gaslini e Kenny Wheeler, ad andarsene, nella notte tra il sei e il sette ottobre a Milano, è stato il noto giornalista, scrittore e critico jazz Vittorio Franchini.

Anche se Vittorio aveva superato da un pezzo gli ottanta ed il suo stato di salute precario era conosciuto nell’ambiente, tuttavia la sua scomparsa ci ha colti egualmente di sorpresa, quasi increduli dinnanzi all’ennesima perdita.

Il fatto è che Vittorio ha rappresentato una sorta di faro, di modello per quanti nel corso degli anni si sono impegnati a studiare e a scrivere di jazz.
Lui l’ha fatto sempre in modo mirabile, non accontentandosi di seguire il solo fatto musicale, ma inserendo lo stesso nell’ambito di un contesto molto più ampio che comprendeva studi di etnologia ed archeologia, una approfondita osservazione della società statunitense (che conosceva assai bene) e soprattutto un attento studio dell’Africa e della sua cultura come testimoniano le bellissime opere sul popolo dei Dogon (“La casa delle stelle”, Jaca Book 1984; “Mali. Viaggio tra i Dogon il Popolo delle stelle”, Polaris 1999).

Ferrara in Jazz 2014 – 2015

Scritto da Eleonora Sole Travagli on . Postato in Comunicati stampa

Ferrara in Jazz 2014 – 2015
XVI Edizione
18 ottobre 2014 – 30 aprile 2015

Fervono i preparativi di una nuova vibrante edizione di Ferrara in Jazz, la sedicesima, che si svolgerà nella meravigliosa cornice del Torrione San Giovanni dal 18 ottobre 2014 al 30 aprile 2015.
Quest’anno lo splendido bastione rinascimentale, iscritto nella lunga lista del patrimonio UNESCO e sede dell’Associazione Culturale Jazz Club Ferrara, sarà sottoposto a lavori di consolidamento e adattamento alle norme in materia di sicurezza e antisismica. Il restyling della prestigiosa sede comporterà un leggero slittamento dell’inizio della stagione concertistica che verrà inaugurata sabato 18 ottobre dal trombettista statunitense Ambrose Akinmusire.
Ferrara in Jazz, organizzata da Jazz Club Ferrara con il contributo di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ferrara, Comune di Ferrara, Banca di Romagna, Endas Emilia-Romagna e del main sponsor Caffè Meseta, si appresta ancora una volta a tessere la trama di un vero e proprio festival della durata colossale di ben sei mesi, lungo i quali sarà possibile fruire della musica afroamericana in tutte le sue possibili accezioni.

Si rinnovano i gemellaggi e le co-produzioni con Ferrara Musica, Bologna Jazz Festival, Crossroads Jazz e altro in Emilia-Romagna grazie a cui la stagione si inserisce in una rete di ampio respiro regionale e nazionale. Con la consueta cadenza di tre concerti settimanali (venerdì, sabato e lunedì) il palinsesto di Ferrara in Jazz si fregia di oltre trenta Main Concerts tenuti da grandi protagonisti del panorama internazionale: Ambrose Akinmusire, Lou Donaldson, Anat Cohen, Uri Caine e Han Bennink, John Taylor, Steve Kuhn, John Abercrombie, George Cables, Chris Speed e John Hollenbeck, Toninho Horta e Ronnie Cuber, Fabrizio Bosso, Shawnn Monteiro, Marc Turner, Peter Bernstein, Kenny Werner e molti altri.
Ad arricchire questo ghiotto elenco sono due appuntamenti in ‘trasferta’ al Teatro Comunale Claudio Abbado con il piano solo di Hiromi e il duo Kenny Barron - Dave Holland.
Immancabili i lunedì firmati Happy Go Lucky Local caratterizzati da esplosive jam session e dedicati ad artisti emergenti e a protagonisti della scena musicale regionale e nazionale. Torna inoltre la golosa cornice di Somethin’Else con l’esplorazione di itinerari etnici gastronomico-musicali lungo nuove rotte geografiche per gli orecchi e i palati più curiosi.
Spazio anche all’arte contemporanea con You Ain’t Gonna Know Me ‘Cos You Think You Know Me, personale del giovane fotografo emiliano Matteo Mangherini.

La programmazione 2014-2015 riallaccia fin da subito quello straordinario ponte musicale che congiunge ormai da diverse stagioni Ferrara alla Grande Mela.
Il taglio del nastro di questa nuova ricchissima edizione spetta, come già accennato, al quintetto del talentuoso trombettista statunitense Ambrose Akinmusire che, sabato 18 ottobre, presenterà al Torrione The Imagined Savior is Far Easier to Paint, secondo episodio discografico edito da Blue Note Records.
Continuando sul versante dell’attualità jazzistica a cui il Jazz Club Ferrara riserva da sempre un occhio di riguardo troviamo, venerdì 31 ottobre, il quartetto guidato da Anat Cohen (in collaborazione con Bologna Jazz Festival). Decretata “miglior clarinettista dell’anno” dai Jazz Journalists Awards, Anat è testimone della vitalità del folto gruppo di artisti israeliani che hanno eletto New York quale patria adottiva.
Di taglio contemporaneo sono anche gli altri due appuntamenti in collaborazione con la prestigiosa kermesse bolognese: lunedì 3 novembre il palco del Torrione innescherà la miccia di Sonic Boom con la vulcanica creatività di due inesauribili improvvisatori come Uri Caine e Han Bennink; mentre The Claudia Quintet, formazione guidata da Chris Speed e John Hollenbeck e completata da Matt Moran, Red Wierenga e Robert Landfermann si esibirà venerdì 7 novembre.

Parecchia carne al fuoco anche per gli amanti del jazz tout court; sul palco del Jazz Club infatti si avvicenderanno figure di spicco che ne hanno scritto la storia.
Si parte venerdì 24 ottobre con il collaudatissimo Organ Quartet guidato da una leggenda vivente del jazz: Lou Donaldson il cui groove avvolgerà il Torrione con un tributo a quei mitici anni ’60 e ’70 che hanno catapultato il leader in vetta alle classifiche a fianco di Art Blackey, Jimmy Smith e Clifford Brown. Lunedì 10 novembre (in collaborazione con Bologna Jazz Festival) è di scena il trio di Steve Kuhn completato da Palle Danielsson e Billy Drummond. Kuhn è iscritto di diritto nell’alveo dei migliori artisti che hanno contribuito all’evoluzione del linguaggio pianistico della tradizione. Venerdì 21 novembre (in collaborazione con Bologna Jazz Festival) largo ad un altro quartetto straight ahead, quello guidato da una punta di diamante del pianismo USA come George Cables al cui repertorio, denso di swing, contribuirà la verve di un ospite speciale, Piero Odorici ai sassofoni. Sconfinati territori musicali si plasmano nel lirismo magnetico e struggente del pianista John Taylor. Icona del modern jazz d’oltre Manica, sabato 8 novembre (in collaborazione con Bologna Jazz Festival), Taylor presenterà in solo In Two Minds ultimo disco edito da Cam Records (2014). Dai tasti avorio ed ebano si passa alle sei corde, sabato 15 novembre (in collaborazione con Bologna Jazz Festival), con un chitarrista di culto come John Abercrombie che si esibirà in trio con Gary Versace e Adam Nussbaum; mentre sabato 29 novembre, in collaborazione con Caffè Meseta, grandi classici del jazz samba godranno degli arrangiamenti e reinterpretazioni di uno straordinario duo: Toninho Horta e Ronnie Cuber. Sin dai primi giorni di dicembre, infine, si respira aria di festa con il soul e il gospel del Fabrizio Bosso Spiritual Trio (sabato 06 dicembre) all’insegna di un viaggio nel profondo delle origini della musica nera. Lo swing e il funk più travolgenti vibrano invece nelle serate di domenica 7 e sabato 13 dicembre quando il Torrione ospiterà rispettivamente i Mob Peppers featuring Pee Wee Ellis (sax tenore della storica band di James Brown) e The Unusual Suspects, inedita formazione guidata dall’organista Pat Bianchi e completata da Massimo Faraò al pianoforte e Byron Landham alla batteria. A chiudere i Main Concerts di questa prima parte di Ferrara in Jazz spetta ad una delle grandi voci del jazz, quella di Shawnn Monteiro in compagnia del suo Christmas Quartet, che abbraccerà in un’unica serata swing, latin, blues e gospel ripercorrendo celebri brani che costituiscono la storia della musica afroamericana.

Tradizione e futuro viaggiano paralleli anche sul prestigioso palcoscenico del Teatro Comunale Claudio Abbado dove Ferrara Musica, in co-promozione con Jazz Club Ferrara, ospiterà (martedì 28 ottobre) il talento unito all’estro vulcanico della pianista nipponica Hiromi Uehara in piano solo, per cedere il passo, lunedì 17 novembre, all’esclusivo dialogo tra due giganti del jazz internazionale: Kenny Barron e Dave Holland.

Con Ferrara in Jazz si rinnova altresì la vivace vetrina musicale della scena jazzistica italiana firmata Happy Go Lucky Local. La serata, ad ingresso gratuito per i soci Endas, ha inizio alle ore 20.00 con uno stuzzicante aperitivo a buffet accompagnato dalla selezione musicale di Andreino Dj che, a ritmo del miglior soul jazz, introduce il concerto in prima serata. A seguire, funamboliche jam session si configurano come luogo di incontro privilegiato per molti allievi dei conservatori e musicisti professionisti di base a Ferrara o provenienti da diverse città limitrofe, facendo del Torrione una vera e propria palestra di jazz su scala regionale.

Oltre all’udito il Jazz Club solletica anche gusto ed olfatto con Somethin’Else, golosa cornice che esplora itinerari etnici gastronomico–musicali in cui suoni e sapori del mondo si fondono non solo per soddisfare gli orecchi e i palati più curiosi, ma per rivelare quanto mondi apparentemente così distanti abbiano nel proprio dna comuni matrici genetiche.

Spazio infine all’arte contemporanea (dal 01 al 26 dicembre) con You Ain’t Gonna Know Me ‘Cos You Think You Know Me, personale del giovane fotografo emiliano Matteo Mangherini ideata e curata da Eleonora Sole Travagli in esclusiva per Jazz Club Ferrara con la collaborazione di Endas Emilia-Romagna. Destreggiandosi nella caleidoscopica moltitudine di rivelazioni svelate dai musicisti che hanno risposto a questa chiamata alle arti, Mangherini ha elaborato il proprio originale omaggio alla musica jazz e ai molti ‘eroi’ che calcano il palcoscenico del Torrione mettendo a nudo le passioni che contribuiscono inequivocabilmente alla cifra stilistica di ognuno di essi.La personale, iscritta nel progetto “Vetrina giovani artisti” patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna, sarà inaugurata lunedì 01 dicembre nell’ambito di Happy Go Lucky Local.

L’Associazione culturale Jazz Club Ferrara consente di ampliare la propria base sociale attraverso il tesseramento a Endas che riserva ai propri soci numerose agevolazioni su scala nazionale insieme alla possibilità di fruire di un sempre crescente numero di appuntamenti di indiscusso valore culturale. Nell’ambito specifico di Ferrara in Jazz, anche quest’anno sarà possibile abbonarsi all’intera stagione concertistica o sottoscrivere speciali formule carnet.
Il Jazz Club Ferrara è inoltre parte integrante del circuito MyFe, la carta turistica della città di estense.

OGUN RECORDS: Quarant’ anni ben portati

Scritto da Luigi Onori on . Postato in News

Harry Miller Hazel Miller

“Sono stata fortunata a prendermi cura di artisti che facevano una musica incredibilmente bella”. Chi parla, in modo laconico quanto sentito, è Hazel Miller fondatrice dell’etichetta Ogun assieme al marito Harry Miller, contrabbassista di origine sudafricana. La sua figura e le sue parole sono state il fulcro della celebrazione romana del quarantennale della label inglese indipendente.

“Union Special. Serata per il quarantesimo anniversario della Ogun Records” si è svolta a Roma (4 ottobre), nello spazio di Blutopia, negozio di dischi e “centro culturale” animato dalla passione di Fabrizio Spera. La Miller è stata introdotta da Riccardo Bergerone (da decenni sostenitore e divulgatore del jazz sudafricano ed inglese) e intervistata da Pino Saulo ed Antonia Tessitore di RadioTre: dalla serata sarà ricavata una puntata speciale della trasmissione notturna “Battiti”, da sempre attenta ai linguaggi d’avanguardia.

Nel piccolo, caratteristico spazio al Pigneto era stata anche allestita una policroma mostra di Lp del catalogo Ogun (curata da Roberto Corinaldesi e dallo stesso Spera) e – mentre le parole rievocavano i decenni, la Londra e l’Europa affascinate e contagiate dal jazz sudafricano – scorrevano foto inedite selezionate da Bergerone e Roberto Ottaviano (già presentate durante il recente Talos Festival). In conclusone video scelti da Claudio Fusacchia.

La serata ha avuto un grande successo di pubblico, con il doppio delle persone che sarebbero potute entrare a Blutopia. L’incontro, durato circa un’ora, si è dipanato davanti a spettatori attentissimi, motivati e appassionati, con un intervento del chitarrista Mike Cooper (che ebbe modo di suonare con Harry Miller) ed una conclusione affidata alla musica di Kenny Wheeler, da poco scomparso: anch’egli ha fatto parte di quella originalissima famiglia di artisti che ruotava attorno all’etichetta Ogun, nata nel settembre 1974 per documentare una musica straordinaria in periodi straordinari, di estrema apertura, passione, ansia di libertà e sperimentazione.

Didier

Ici Paris

Scritto da Didier Pennequin on . Postato in Appuntamenti, Editoriali, Primo piano

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Da oggi inizia la sua collaborazione con “A proposito di jazz” Didier PENNEQUIN, uno dei più quotati giornalisti francesi di jazz. Giornalista di “France Press” dal 1977, attualmente è incaricato di seguire, per conto dell’Agenzia, tutti i festival che si svolgono in Costa Azzurra durante l’estate.
Dal 1993, è il responsabile della rubrica « Jazz & Rock » presso il «  Quotidien du Médecin » (giornale specializzato per le professioni mediche).
Sempre occupandosi di jazz ha lavorato altresì per:
– Dernières Nouvelles d’Alsace à Strasbourg (quotidiano)
– “Quotidien de Paris” dal 1974 fino alla sua chiusura nel 1994
– Numerose riviste spcializzate come « Rock & Folk », « Jazz Magazine » e più recentemente(2013) il mensile “JazzNews” .
Con cadenza quindicinale, Didier ci informerà su quanto accade nel mondo del jazz a Parigi con un occhio di riguardo verso la realtà italiana.

LO SWING ALL’ITALIANA

Riccardo De Fra

Per molti musicisti italiani, Parigi e la Francia sono divenute tappe obbligate per presentare la loro musica. Installato a Parigi dal 1981 il contrabbassista e didatta – dirige da dieci anni il “Département Jazz et Musiques improvisées du Conservatoire nationale supérieur de musique et de danse de Paris » Riccardo Del Fra, nato a Roma 58 anni or sono, premiato numerose volte, è stato l’accompagnatore preferito di musicisti del calibro di Barney Wilen, Johnny Griffin e Bob Brookmayer. Ma soprattutto, e per ben nove anni, è stato il bassista di Chet Baker (1979-1988) che aveva incontrato a Roma. In tutti questi anni Del Fra ha tenuto viva la memoria di colui che veniva chiamato “l’angelo del jazz” quando era giovane e bello sulle rive della West Coast in California e che viene riproposto all’attenzione generale grazie al nuovo album, inciso da Del Fra, “My Chet, My Song” (Cristal Records/Harmonia Mundi).

Al di là del semplice omaggio attraverso i numerosi standard che Chet amava eseguire e di alcune sue composizioni originali, questo CD presenta sia il lavoro in quintetto sia le composizioni per grande orchestra a corde, nell’occasione i “Deutsches Filmorchester Babelsberg”. E nel quintetto due giovani personalità del jazz francese si mettono in particolare luce: la trombettista/flicornista Arielle Besson, meravigliosamente aerea e lirica, e l’alto-sassofonista Pierrick Pédron il cui linguaggio si rifà a quello dei grandi hard-boppers. A costoro s’aggiunge il pianista Bruno Ruder e un maestro assoluto della batteria moderna quale Billy Hart. Né pomposa né patetica, questa musica – che riprende dei temi cari al repertorio di Chet Baker come « My Funny Valentine » o ancora « Love For Sale » – somiglia molto alla colonna sonora di un film romantico. (Il quintetto sarà in concerto dal 2 al 4 novembre al Sunside di Parigi con invitati a sorpresa).