La fisarmonica di Giuliana Soscia protagonista dello “Stabat Mater da Giovanni Sebastiano a Giovanni Battista”” di Roberto De Simone

Giuliana Socia

Il 3 aprile al Teatro San Carlo andrà in scena la prima assoluta dello “Stabat Mater da Giovanni Sebastiano a Giovanni Battista” di Roberto De Simone per coro, complesso di voci bianche, quartetto gospel, tre fisarmoniche e complesso strumentale, con la partecipazione fondamentale della fisarmonicista Giuliana Soscia.

In effetti è proprio a lei che il maestro De Simone ha affidato la realizzazione della trascrizione per le tre fisarmoniche e l’organizzazione del trio come prima fisarmonica; di qui la scelta, da parte della stessa Soscia, di due collaboratori d’eccezione e specializzati nel settore classico e contemporaneo come Ivano Battiston e Francesco Gesualdi. Per cui avremo un trio di fisarmoniche davvero ben articolato ed in perfetto stile del maestro De Simone con due musicisti di estrazione colta ed una specializzata nella fisarmonica jazz, ma con solide basi classiche (è nata come pianista concertista).

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Ici France – Ici Paris. Vento di freschezza sul jazz francese

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trad. Gerlando Gatto - I successi del rock saranno i nuovi standards degli anni 2000 per le nuove generazioni di jazzmen? Sembrerebbe proprio di sì. Dopo Coldplay, Portishead e altri gruppi ecco i successi dei Doors ripresi nel jazz grazie a Samy Thiébault. Il giovane sassofonista-tenore nonché flautista si è appena appropriato in “« A Feast of Friends » (Gaya Music Production/Socadisc) alla testa del suo quartetto (Adrien Chicot, piano ; Sylvain Romano, contrabbasso ; Philippe Soirat, batteria) dell’universo musicale così particolare d’uno dei gruppi più importanti del rock psichedelico americano degli anni ’60. In effetti si tratta di tre riprese del repertorio della formazione di Jim Morrison, tra cui il famoso « Riders On The Storm », mescolati a composizioni originali, il tutto convogliato su aspetti musicali assai innovativi, coniugando rock underground, jazz binario e intonazioni blues-rock. Un bell’omaggio ad una musica divenuta senza tempo.

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Nicolas Folmer

Il jazz binario, detto jazz-rock o jazz fusion, non ha segreti per Nicolas Folmer. Trombettista, co-fondatore della Paris Jazz Big Band (con il sassofonista Pierre Bertrand), direttore artistico di parecchi festival e allo stesso tempo insegnante, ben conosciuto per le sue molteplici collaborazioni, ha appena licenziato un CD, « Horny Tonky » (Création Jazz – Cristal Records/Harmonia Mundi), che è risolutamente un ritorno verso il futuro … del jazz ritmato ed elettrico degli anni ’70! Ascoltando i temi originali dovuti alla sua penna si ha come la sensazione di essere tornati ai bei vecchi tempi dei « Weather Report “, “Return To Forever” (di Chick Corea), “Spectrum” (del batterista Billy Cobham) et altri gruppi come gli Headhunters (di Herbie Hancock). In definitiva una musica caratterizzata da una tromba le cui sonorità evocano quelle di un certo Miles Davis, con riffs di chitarra e di tastiera particolarmente funky, ottoni in abbondanza e un gioco di batteria iper-rockizzante. Del jazz che cambia casa!

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Classica. Alvin Curran: ecstatic love calls

alvin curran

Non so se siete come me appassionati di cinema. Spero di si, perché la settima arte è, insieme alla musica se non di più, la nostra grande consolazione.

Se mi chiedessero di descrivere il mio ideale di cinema, piuttosto che pensare a un autore specifico o a un film, cosa per me  troppo difficile – me ne verrebbero in mente  almeno venticinque tutti insieme – ricorrerei alla seguente immagine.

Riuscite a figurarvi la fine del mondo? Che sembri tratta da un racconto di Philip K. Dick: deserto, improvvisamente sono tutti scomparsi. Immaginiamo di trovarci in una grande città, come all’inizio di “Abre los ojos” di Alejandro Amenábar…

Forte vento ovunque e non un uomo in giro… soltanto animali a scorrazzare, liberi, per strade fantasma. Una vetrina di schermi televisivi però continua, finché resterà energia sufficiente, a trasmettere un film. Alcuni di essi (daini, cervi, fate voi) si fermano incantati di fronte a quelle immagini che continuano a scorrere, incuranti del disastro avvenuto nel mondo reale: come calamitati, lì rimangono, incapaci di proseguire.

Questo il mio ideale di cinema: immagini tanto forti da poter vivere a prescindere dal corredo della prosa, capaci di suscitare emozioni da cui persino gli animali non possano distogliere lo sguardo.

Questa premessa per spiegare l’impressione che suscita in me la musica di Alvin Curran e la sua poetica. Esse vanno in questa direzione.

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I nostri CD. In giro per l’Italia a caccia di novità

I NOSTRI CD

Dario “Rainote” Chiazzolino – “Paint your life” – TU KOOLJ
paint“Credo di essere stato da sempre mosso dalla melodia e da tutte le sue forme e combinazioni con il ritmo e l’armonia. Quando scrivo cerco di metterci il cuore. Ho sempre creduto che la musica più che stupire debba emozionare” . Sono parole pronunciate dallo stesso chitarrista torinese nel corso di una recente intervista e fotografano al meglio il contenuto dell’album. Otto brani di cui sette originali da lui scritti cui si affianca lo standard “There is no greater love” di Isham Jones in cui Chiazzolino evidenzia tutto il suo amore per le belle linee melodiche e tutta la sensibilità di un artista che vive la musica a tutto tondo, come un aspetto della vita di tutti i giorni. Ad esempio la title-track per chitarra solo è nata da un’evenienza dolorosa, la morte del padre durante la masterizzazione del disco: Dario ne ha scritto di getto le note dedicandole per l’appunto al padre. Ma è tutto l’album a risultare ben costruito anche perché il gruppo è di assoluto rilievo, costituito com’è dal pianista Taylor Eigsti , dal grandioso batterista Willie Jones e dal contrabbassista, oramai stabilmente a New York, Marco Panascia determinante – come afferma ancora Chiazzolino – nella realizzazione del progetto. E così ognuno ha la possibilità di mettersi in evidenza (si ascolti, ad esempio Eigsti nel brano d’apertura “Precious things”) con interventi sempre congrui rispetto ad un contesto che presenta un’indubbia omogeneità. Ad assicurare questa unitarietà è soprattutto il fraseggio del chitarrista, preciso, misurato, espressivo con un tocco sempre ben definito e declinato attraverso una profonda conoscenza della musica tout-court. Da musicista giovane Dario ha infatti introitato le varie influenze derivanti dai diversi generi musicali che sicuramente avrà ascoltato, dal jazz, al rock, dal pop alla world music…Insomma un album ben riuscito che non a caso è entrato nella sezione Best Release su Itunes.

Luca Ciarla Quartet – “Violinair” – violipiano records
violinairViolino e fisarmonica: due strumenti solitamente collegati al folk ma che, in questo caso, con l’ausilio di batteria e contrabbasso escono dal su citato recinto per avventurarsi su territori molto più ampi e difficilmente etichettabili. Luca Ciarla è il violinista, Vince Abbracciante il fisarmonicista, Nicola Di Camillo il contrabbassista e Francesco Savoretti il batterista…ma in realtà tutti suonano diversi strumenti nell’ambito di una visione musicale di largo respiro. Registrato nel 2012 in gran parte in Thailandia durante l’ultimo tour del Quartetto, l’album alterna brani originali , dovuti soprattutto alla penna del leader, con rivisitazioni di classici quali “Caravan”, “A Night in Tunisia”, “Round Midnight”. Ascoltare il gruppo nell’interpretazione dei su citati standards è straniante…ma nello stesso tempo rivitalizzante, come se una serie di fuochi si accendesse improvvisamente nell’alveo di una sconcertante omogeneizzazione. Ma c’è di più, ché, pur conservando una sua intima omogeneità,
l’album si caratterizza per repentini cambi d’atmosfera sì da ricordare esperienze ora free, ora folk senza disdegnare, ovviamente, il jazz canonicamente inteso. Insomma quello di andare al di là di certe regole è un obiettivo ben preciso nella testa di Ciarla il quale ricerca con il suo violino un sound affatto particolare: “Ero alla ricerca di un suono diverso. L’utilizzo dell’elettronica, della voce, degli strumenti giocattolo o del violino baritono, a volte anche insieme, mi ha permesso di scoprire combinazioni timbriche inaspettate” ha dichiarato di recente il violinista. E così proprio la ricerca di nuove possibili sonorità dello strumento e quindi un sound del tutto originale può a ben ragione essere considerato una delle caratteristiche peculiari del combo, caratteristica che ben si evince dall’ascolto del disco.

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Cecilia Sanchietti con il fotografo Pino Ninfa per “Circle Time & Life”

cecilia sanchietti

La musica si fonde alle immagini: sabato 14 marzo alle ore 21 al Teatro Il Cantiere di Roma (via Gustavo Modena 92) la batterista e compositrice Cecilia Sanchietti presenta il suo album “Circle Time”, appena uscito con Alfa Music, insieme al fotografo Pino Ninfa, noto per la sua grande attività internazionale sia in ambito musicale (Heineken Jammin Festival, Blue Note, Time in Jazz, Vicenza Jazz Festival, Roccella Jonica, Valtellina Jazz, Prato Jazz Festival, Padova Jazz Festival, Nuoro Jazz) sia nel sociale (Emergency, Amani, CBM Italia e Cesvi).

La loro collaborazione nasce come frutto dell’esperienza parallela di entrambi in ambito interculturale, con viaggi di solidarietà e reportage in progetti di cooperazione. Le foto che Pino Ninfa ha selezionato per questo progetto, dal titolo “Circle Time & Life”, così come i brani del disco parlano di interazione, società, rapporti interpersonali, relazione con il diverso. In “Circle Time” ritroviamo infatti il grande percorso umano e professionale di Cecilia, parallelo a quello musicale: volontaria, educatrice e organizzatrice di eventi a sfondo sociale, Cecilia ha avuto esperienze in Serbia, Bosnia, Kossovo, Senegal, Chiapas, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda e nei Municipi della Capitale raccogliendo esperienze e volti umani che si ritrovano tra i brani e tra le dediche del disco. Un lavoro dalla forte identità mista a volte a richiami etnici.

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Classica. La “Buona Scuola”, Patricia Pagny e le sue allieve

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C’era una volta “La Buona Scuola”.

In questa favola moderna abbiamo un’insegnante di pianoforte alla quale, per valorizzare e promuovere i propri allievi, viene un’idea: un’incisione discografica.

Lei, che è una nota pianista, suonerà accanto ai propri allievi; non pezzi qualunque ma programmi molto raffinati, persino prime incisioni assolute di brani scritti per l’occasione, con un filo conduttore stimolante. Programmi, insomma, che non riusciresti ad ascoltare altrove.
L’impresa, alla fine, riesce: i dischi non soltanto vengono prodotti, ma risultano due gioielli.

Non ci troviamo in un film di Frank Capra né dalle parti dell’ Esclusa di Pirandello, neppure in un’opera della narrativa italiana post unitaria, nei romanzi di Edmondo de Amicis o di Giovanni Verga dove i maestri sono i protagonisti dell’epopea risorgimentale. Siamo in Svizzera, al Conservatorio di Berna, negli anni dieci del ventunesimo Secolo, epoca in cui nel panorama musicale viene dato ampio spazio a dischi ‘imperdibili’ che non è, spesso, indispensabile ascoltare o a “star” magari discutibili, simili in tutto al Gatto di Alice.

Assordati da un grande rumore di fondo, accecati dal baluginio di giostre sonanti, è bello poter scoprire un angolo nascosto dove abbandonarsi in silenzio ad una contemplazione primaverile ed ascoltare dei talenti intatti!

Patricia Pagny, per chi non la conoscesse, è una magnifica pianista con al suo attivo diverse prestigiose incisioni, una vittoria al concorso “Casagrande” di Terni e collaborazioni con grandi musicisti tra cui Sir Georg Solti.

Per valorizzare e promuovere i propri studenti (in questo caso, singolarmente, tutte allieve) ella ha pensato, come dicevamo poc’anzi, ad un’impresa discografica. E’ cosa comune fare dischi con gli allievi? Specie se si è musicisti importanti?

Ciò che è vieppiù ammirevole, e mi muove a segnalarvi l’operazione, non è però tanto il cosa quanto come essa è stata concepita; l’insegnante infatti non si è limitata ad un’operazione tipo saggio scolastico tradizionale, ma ha cucito sulle proprie allieve, come un abito di sartoria, due programmi diversissimi e culturalmente molto stimolanti, mettendosi in gioco in prima persona come pianista ma dando anche dando spazio alle bravissime comprimarie.
Come non bastasse, ha scritto delle belle note di copertina, utilissime.

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