Posts Taggati ‘pianista’

romajazz

Bosso, Silvestri ed…Ellington: grande Jazz all’ Auditorium

Scritto da Daniela Floris on . Postato in I nostri Eventi, Primo piano, Recensioni

romajazz

Fabrizio Bosso Quartet & Paolo Silvestri Ensemble “Swinging Duke”
Auditorium Parco della Musica – Roma
SALA SINOPOLI ore 21.00

Fabrizio Bosso, tromba, flicorno; Julian Oliver Mazzariello, pianoforte; Luca Alemanno, contrabbasso; Nicola Angelucci, batteria;
Claudio Corvini, tromba; Fernando Brusco, tromba; Mario Corvini, trombone; Gianni Oddi, sax alto; Michele Polga, sax tenore; Marco Guidolotti, sax baritono. Arrangiamenti e direzione Paolo Sivestri.

 

DSC_4754

Cominciamo col dire che va dato il merito a questo Roma Jazz Festival di un cartellone estremamente vario che davvero percorre tutte le strade possibili dello swing. Ogni serata ne propone un aspetto e questo viaggiare per le mille possibilità è bellissimo. Mercoledì è stata la volta del Fabrizio Bosso quartet & Paolo Silvestri ensemble Swinging Duke. Ascoltare la musica di Duke Ellington è vivificante, quasi terapeutico per chi, appassionato di Jazz , ne ascolta tutte le innumerevoli strade , alcune piene di bellissime sorprese, altre un po’ meno, a dire la verità. E’ una sorta di ritorno benefico in un luogo conosciuto ma per certi versi inesplorato: non un passato vetrificato o iconografico, ma l’ affascinante, vitale, inesauribile riscoperta di un patrimonio musicale che non appartiene oramai solo al Jazz, ma alla musica tutta.

Perché avvenga questo, ci vogliono musicisti all’ altezza di tale repertorio, che può essere base feconda, ma purtroppo anche oggetto di esile ripetitiva banalizzazione, che è sempre in agguato quando si propongono brani stranoti come “Caravan”, o “In a sentimental mood”. Ma in questo caso la band è di altissimo livello: Fabrizio Bosso alla tromba , Julian Oliver Mazzariello al pianoforte, Luca Alemanno al contrabbasso e Nicola Angelucci, unita all’ ensemble “Swingin’ Duke” diretto da Paolo Silvestri, che ha curato anche tutti gli arrangiamenti.

Spazi Jazz al Bomben 2014 – dal 10 novembre all’11 dicembre a Treviso

Scritto da Alessandra Trevisan on . Postato in Comunicati stampa

Fondazione Benetton Studi Ricerche in collaborazione con Caligola Circolo Culturale

SPAZI JAZZ al BOMBEN
novembre-dicembre 2014

spazi jazz al bomben 1

lunedì 10 novembre
GENESIS PIANO PROJECT
ADAM KROMELOW pianoforte
ANGELO DI LORETO pianoforte

spazi jazz al bomben 2

martedì 25 novembre
MARCELLO BENETTI TRIO
PASQUALE MIRRA vibrafono
SILVIA BOLOGNESI contrabbasso
MARCELLO BENETTI batteria

Spazi Jazz al Bomben 3

giovedì 11 dicembre
MARCO PONCHIROLI TRIO
MARCO PONCHIROLI pianoforte
MARCO PRIVATO contrabbasso
MAURO BEGGIO batteria

Auditorium della Fondazione Benetton Studi Ricerche
Palazzo Bomben
Via Cornarotta 7, Treviso

Inizio concerti ore 21.00.
Biglietti: intero € 10, ridotto € 5 (studenti fino a 25 anni)

Addio anche a Renato Sellani

Scritto da Gerlando Gatto on . Postato in News

Un’altra grave perdita per la musica di tutto il mondo

Renato Sellani Senigallia

La doccia fredda è arrivata nel modo più inopinato: avevo appena finito di ascoltare il suo ultimo album, il doppio “Glad there is you”, inciso tra l’aprile e il maggio scorsi per la “ponderosamusic&art” quando decisi di chiamare Tullio De Piscopo per avere qualche chiarimento sul suo recente libro (“Tempo! La mia vita” Hoepli editore).

Dopo avermi fornito le spiegazioni richieste, De Piscopo ad un certo punto mi dice: “Hai saputo di Renatino?” lui lo chiamava affettuosamente così… e immediatamente realizzai: anche Renato Sellani se n’era andato. Era successo che mi ero preso un week end sabatico: niente giornali, niente radio, niente telegiornali, e così mi ero perso la notizia della morte del grande pianista.

Inutile dire che ci sono rimasto di stucco: un altro pezzo importante della storia del jazz italiano che se ne va per sempre. Ovviamente conoscevo Sellani da tempo, l’avevo ascoltato tante volte eppure quando si esibiva a Roma (non troppo spesso purtroppo) se potevo andavo a sentirlo. Nel mio immaginario l’ho sempre accostato alla figura di Franco Cerri per le innate doti di cordialità , eleganza, raffinatezza che accomunano questi due grandi artisti. Ed in effetti non si tratta di un accostamento del tutto arbitrario dal momento che effettivamente i due hanno avuto modo di collaborare a lungo. Fu infatti Cerri che alla fine degli anni Cinquanta convinse Sellani a venire a Milano; da qui una lunghissima collaborazione che si è protratta sino a ieri: un concerto in Toscana, l’11 agosto, li aveva visti per l’ultima volta assieme mentre, in occasione dell’ultima uscita del pianista il 14 ottobre al Piccolo Teatro di Miano in occasione della presentazione del già citato album “Glad There Is you”, il chitarrista non aveva potuto esserci per motivi di salute: “Purtroppo quel giorno non stavo bene e non sono potuto andare a sentirlo. Questo sarà sempre un mio grande rammarico e dispiacere” ha dichiarato a caldo ; “era una di quelle persone con cui si stava bene, con cui ho condiviso tanti anni e tanta amicizia, un uomo dalla vitalità trascinante”, aggiunge Cerri… e come non essere d’accordo su questa valutazione!
Sellani, morto a Milano nella notte di venerdì 31 ottobre, aveva 88 anni e come accennato, aveva continuato ad esibirsi fino a due settimane prima.

PORTRAITS

ICI PARIS. FESTIVAL PER TUTTI I GUSTI

Scritto da Didier Pennequin on . Postato in Ici Paris, Primo piano, Rubriche

PORTRAITS

Trad. Gerlando Gatto - Nella storia del jazz, la label americana « Blue Note » ha un posto del tutto particolare. Creata nel 1939 a New York da Alfred Lion, che era fuggito dalla Germania nazista, è divenuta rapidamente leggendaria grazie ai più importanti jazzisti del dopoguerra che hanno inciso nei suoi studi, in particolar modo tutti gli hard-boppers, e alla grafica così particolare delle foto di Francis Wolff, l’altro cofondatore, che oggi si comprano sul mercato a prezzi assai elevati.

Al fine di celebrare degnamente questo 75° anniversario, l’Universal Music France, che gestisce la casa di dischi, ha deciso di organizzare un festival, « Blue Note Xperia Lounge Festival » (Parigi dal 18 al 23 novembre – www.bluenotefestival.fr) che riunisce qualcuno dei più emblematici artisti dell’ attuale catalogo. Diamo quindi un’occhiata al programma: il sempre sorprendente cantante Gregory Porter, i pianisti sperimentali Robert Glasper e il suo alter ego Jason Moran (che hanno appena reso un omaggio del tutto personale alla musica di Fats Waller in « All Rise : A Joyful Elegy for Fats Waller ») con, in qualità di invitati, Lionel Loueke (chitarra) e Ambrose Akinmusire (tromba) – e soprattutto il multi-strumentista (chitarra basso / clarinetto basso) e compositore Marcus Miller, che è appena entrato a far parte della celeberrima “scuderia”.

E’ il caso di sottolineare come, a margine di questa manifestazione, è stato appena pubblicato « Blue Note. Le meilleur du jazz depuis 1939 » (Les Editions Textuel – 416 pag. – 59 euro), un libro assolutamente indispensabile, scritto da Richard Havers, che servendosi anche di una sontuosa iconografia (450 foto & fac-simili) traccia la ricca storia della mitica etichetta e da la parola a quanti (artisti, produttori, critici etc…) continuano attualmente a giocare un ruolo capitale ed essenziale per la sua rinomanza internazionale.

Guillaume Perret

ICI PARIS. IL JAZZ COLORE BLU ORIZZONTE

Scritto da Didier Pennequin on . Postato in Ici Paris, Primo piano, Rubriche

La scena francese del jazz è ricca della sua diversità musicale… e della sua giovinezza

Guillaume Perret

Trad. Gerlando Gatto - Trovare la propria voce nel mondo del jazz, anche se si è all’interno delle frontiere dell’Esagono (Francia), non è cosa facile. Guillaume Perret ha definitivamente scelto di marcare con una impronta assai personale la sua musica, lontano dai canoni abituali. Il sassofonista-tenore savoiardo, di 34 anni, e il suo gruppo elettrico “The Electric Epic”, (Jim Grandcamp, chitarra elettrica ; Philippe Bussonnet, basso elettrico ; Yoann Serra, batteria/ sampler) hanno risolutamente fatto la scelta d’uno stile aperto e particolarmente attraente. Neo jazz-rock o jazz fusion, neo jazz-elettrico, neo jazz-funk: basta ascoltare il suo nuovo album, “Open Me” (Kakoum ! Records/Harmonia Mundi), per rimanere colpiti dalla vitalità, l’energia e la potenza, anche ritmiche e armoniche, che emanano da questo ensemble. La musica, fortemente caratterizzata da ritmi binari ed elettrici, fa l’effetto di un pugno: spinge, picchia, esplode. E quando la voce “elettrica” del sassofono del leader s’invola, portata dagli altri membri del gruppo, lo charme si avverte in tutta la sua evidenza. Anche nel tumulto di una musica viva che fa un discorso assolutamente nuovo.

Emile Parisien Quartet

Questa volontà pervicace di far avanzare le cose in modo differente si ritrova egualmente nei discorsi di un altro sassofonista (tenore e soprano), Emile Parisien. A 32 anni, diplomato della prima classe di jazz a Marciac, può vantare un curriculum di tutto rispetto : l’anno scorso ha costituito un duo con Vincent Peirani (accordéon), e da circa una dozzina d’anni dirige un Quartetto solido, caratterizzato da grande empatia (Julien Touéry, piano ; Ivan Gélugne, basso ; Sylvain Darrifourcq, batteria & percussione). Musicisti perfettamente rodati che praticano una musica saldamente ancorata alla liberta d’improvvisazione europea e al free jazz, come dimostra il loro ultimo lavoro “Spezial Snack” (Act Records/Harmonia Mundi). Siamo in presenza di un laboratorio di idee, di esplorazioni e di rotture, tutte estremamente libere, lontano dagli standard, intelligentemente deregolate. Insomma del jazz senza freni.

Tanto Jazz nei programmi di “Musica per Roma”

Scritto da Simone Minzi on . Postato in News

Presentata nei giorni scorsi la stagione 2014-2015 all’Auditorium Parco della Musica

3Cohens_Katz_0282c_8X12

Nei giorni scorsi è stato presentato alla stampa il programma di “Musica per Roma” (leggi Auditorium) per la stagione 2014-2015.

Ancora una volta gli organizzatori hanno predisposto un cartellone ove c’è ampio spazio per le varie manifestazioni artistiche pur cercando di mantenere un qualche filo rosso che le unisca; così, ad esempio, eventi musicali si intersecano con attività teatrali, artistiche e culturali, mentre performance di natura scenica, letteraria o visuale presentano contiguità con il mondo delle sette note.

Ed è proprio a quest’ultimo settore, con specifico riferimento al jazz, che come al solito si indirizza la nostra attenzione. Dobbiamo, al riguardo, constatare come, dopo un periodo di magra, l’Auditorium torni a riproporci una serie di appuntamenti jazzistici notevoli per numero e qualità.

E’ già ai nastri di partenza l’annuale edizione del “Roma Jazz Festival” condotto more solito, con mano sicura, da Mario Ciampà. Il tema scelto per quest’anno è lo swing in un accostamento con gli USA ove lo swing divenne la colonna sonora di quel “New Deal” con cui si riuscì a superare la gravissima crisi del ’29.

Parallelamente a questo filo conduttore ci sono altri due elementi giustamente tenuti in considerazione da Ciampà: il 40° anniversario della scomparsa di Duke Ellington, considerato uno dei più importanti compositori di tutta la storia del jazz, e i 70 anni della liberazione di Roma da parte delle truppe angloamericane.

Insomma una serie di elementi musicali e non che si incontrano e si intersecano per delineare un momento importante . Il programma si svolge dal 14 al 30 novembre con alcuni appuntamenti davvero degni di rilievo: Dave Holland/Kenny Barron in apertura; 3 Cohen’s Sextet e Jason Moran/Robert Glasper rispettivamente il 16 e 17; Dee Dee Bridgewater il 25 novembre; Bireli Lagrene & Gipsy Project il 27. Anche quest’anno molto spazio ai musicisti italiani: Fabrizio Bosso Quartet & Paolo Silvestri Ensemble in “Swinging Duke” il 19 novembre; Enrico Rava – Parco della Musica Jazz Lab il giorno dopo; Franco D’Andrea/Daniele D’Agaro/Mauro Ottolini il 24 novembre. La chiusura del Festival è affidata all’ Orchestra Operaia “Swing Era”.

I NOSTRI CD. Uno sguardo oltre confine

Scritto da Gerlando Gatto on . Postato in I nostri CD, Primo piano, Recensioni

I NOSTRI CD

In queste ultime settimane molti lettori ci hanno scritto chiedendoci perché non appariva la rubrica dedicata alle recensioni discografiche. Il perché è molto semplice: mancanza di tempo. Recensire i dischi è una delle attività che richiede maggiore se non altro per rispetto nei confronti dei musicisti: per parlare di un album occorre ascoltarlo almeno due volte con attenzione e già se ne vanno circa due ore. Poi bisogna scrivere e di solito ci si mette un’oretta. Insomma per presentarvi un disco sono necessarie in linea di massima almeno tre ore di lavoro. Ora voi conoscete benissimo la struttura (si fa per dire) di “A proposito di jazz” per cui onestamente più di così non si riesce a fare. Comunque adesso vi presentiamo una selezione di album incisi da artisti stranieri. Buona lettura ed eventualmente buon ascolto!

Ferrara in Jazz 2014 – 2015

Scritto da Eleonora Sole Travagli on . Postato in Comunicati stampa

Ferrara in Jazz 2014 – 2015
XVI Edizione
18 ottobre 2014 – 30 aprile 2015

Fervono i preparativi di una nuova vibrante edizione di Ferrara in Jazz, la sedicesima, che si svolgerà nella meravigliosa cornice del Torrione San Giovanni dal 18 ottobre 2014 al 30 aprile 2015.
Quest’anno lo splendido bastione rinascimentale, iscritto nella lunga lista del patrimonio UNESCO e sede dell’Associazione Culturale Jazz Club Ferrara, sarà sottoposto a lavori di consolidamento e adattamento alle norme in materia di sicurezza e antisismica. Il restyling della prestigiosa sede comporterà un leggero slittamento dell’inizio della stagione concertistica che verrà inaugurata sabato 18 ottobre dal trombettista statunitense Ambrose Akinmusire.
Ferrara in Jazz, organizzata da Jazz Club Ferrara con il contributo di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ferrara, Comune di Ferrara, Banca di Romagna, Endas Emilia-Romagna e del main sponsor Caffè Meseta, si appresta ancora una volta a tessere la trama di un vero e proprio festival della durata colossale di ben sei mesi, lungo i quali sarà possibile fruire della musica afroamericana in tutte le sue possibili accezioni.

Si rinnovano i gemellaggi e le co-produzioni con Ferrara Musica, Bologna Jazz Festival, Crossroads Jazz e altro in Emilia-Romagna grazie a cui la stagione si inserisce in una rete di ampio respiro regionale e nazionale. Con la consueta cadenza di tre concerti settimanali (venerdì, sabato e lunedì) il palinsesto di Ferrara in Jazz si fregia di oltre trenta Main Concerts tenuti da grandi protagonisti del panorama internazionale: Ambrose Akinmusire, Lou Donaldson, Anat Cohen, Uri Caine e Han Bennink, John Taylor, Steve Kuhn, John Abercrombie, George Cables, Chris Speed e John Hollenbeck, Toninho Horta e Ronnie Cuber, Fabrizio Bosso, Shawnn Monteiro, Marc Turner, Peter Bernstein, Kenny Werner e molti altri.
Ad arricchire questo ghiotto elenco sono due appuntamenti in ‘trasferta’ al Teatro Comunale Claudio Abbado con il piano solo di Hiromi e il duo Kenny Barron - Dave Holland.
Immancabili i lunedì firmati Happy Go Lucky Local caratterizzati da esplosive jam session e dedicati ad artisti emergenti e a protagonisti della scena musicale regionale e nazionale. Torna inoltre la golosa cornice di Somethin’Else con l’esplorazione di itinerari etnici gastronomico-musicali lungo nuove rotte geografiche per gli orecchi e i palati più curiosi.
Spazio anche all’arte contemporanea con You Ain’t Gonna Know Me ‘Cos You Think You Know Me, personale del giovane fotografo emiliano Matteo Mangherini.

La programmazione 2014-2015 riallaccia fin da subito quello straordinario ponte musicale che congiunge ormai da diverse stagioni Ferrara alla Grande Mela.
Il taglio del nastro di questa nuova ricchissima edizione spetta, come già accennato, al quintetto del talentuoso trombettista statunitense Ambrose Akinmusire che, sabato 18 ottobre, presenterà al Torrione The Imagined Savior is Far Easier to Paint, secondo episodio discografico edito da Blue Note Records.
Continuando sul versante dell’attualità jazzistica a cui il Jazz Club Ferrara riserva da sempre un occhio di riguardo troviamo, venerdì 31 ottobre, il quartetto guidato da Anat Cohen (in collaborazione con Bologna Jazz Festival). Decretata “miglior clarinettista dell’anno” dai Jazz Journalists Awards, Anat è testimone della vitalità del folto gruppo di artisti israeliani che hanno eletto New York quale patria adottiva.
Di taglio contemporaneo sono anche gli altri due appuntamenti in collaborazione con la prestigiosa kermesse bolognese: lunedì 3 novembre il palco del Torrione innescherà la miccia di Sonic Boom con la vulcanica creatività di due inesauribili improvvisatori come Uri Caine e Han Bennink; mentre The Claudia Quintet, formazione guidata da Chris Speed e John Hollenbeck e completata da Matt Moran, Red Wierenga e Robert Landfermann si esibirà venerdì 7 novembre.

Parecchia carne al fuoco anche per gli amanti del jazz tout court; sul palco del Jazz Club infatti si avvicenderanno figure di spicco che ne hanno scritto la storia.
Si parte venerdì 24 ottobre con il collaudatissimo Organ Quartet guidato da una leggenda vivente del jazz: Lou Donaldson il cui groove avvolgerà il Torrione con un tributo a quei mitici anni ’60 e ’70 che hanno catapultato il leader in vetta alle classifiche a fianco di Art Blackey, Jimmy Smith e Clifford Brown. Lunedì 10 novembre (in collaborazione con Bologna Jazz Festival) è di scena il trio di Steve Kuhn completato da Palle Danielsson e Billy Drummond. Kuhn è iscritto di diritto nell’alveo dei migliori artisti che hanno contribuito all’evoluzione del linguaggio pianistico della tradizione. Venerdì 21 novembre (in collaborazione con Bologna Jazz Festival) largo ad un altro quartetto straight ahead, quello guidato da una punta di diamante del pianismo USA come George Cables al cui repertorio, denso di swing, contribuirà la verve di un ospite speciale, Piero Odorici ai sassofoni. Sconfinati territori musicali si plasmano nel lirismo magnetico e struggente del pianista John Taylor. Icona del modern jazz d’oltre Manica, sabato 8 novembre (in collaborazione con Bologna Jazz Festival), Taylor presenterà in solo In Two Minds ultimo disco edito da Cam Records (2014). Dai tasti avorio ed ebano si passa alle sei corde, sabato 15 novembre (in collaborazione con Bologna Jazz Festival), con un chitarrista di culto come John Abercrombie che si esibirà in trio con Gary Versace e Adam Nussbaum; mentre sabato 29 novembre, in collaborazione con Caffè Meseta, grandi classici del jazz samba godranno degli arrangiamenti e reinterpretazioni di uno straordinario duo: Toninho Horta e Ronnie Cuber. Sin dai primi giorni di dicembre, infine, si respira aria di festa con il soul e il gospel del Fabrizio Bosso Spiritual Trio (sabato 06 dicembre) all’insegna di un viaggio nel profondo delle origini della musica nera. Lo swing e il funk più travolgenti vibrano invece nelle serate di domenica 7 e sabato 13 dicembre quando il Torrione ospiterà rispettivamente i Mob Peppers featuring Pee Wee Ellis (sax tenore della storica band di James Brown) e The Unusual Suspects, inedita formazione guidata dall’organista Pat Bianchi e completata da Massimo Faraò al pianoforte e Byron Landham alla batteria. A chiudere i Main Concerts di questa prima parte di Ferrara in Jazz spetta ad una delle grandi voci del jazz, quella di Shawnn Monteiro in compagnia del suo Christmas Quartet, che abbraccerà in un’unica serata swing, latin, blues e gospel ripercorrendo celebri brani che costituiscono la storia della musica afroamericana.

Tradizione e futuro viaggiano paralleli anche sul prestigioso palcoscenico del Teatro Comunale Claudio Abbado dove Ferrara Musica, in co-promozione con Jazz Club Ferrara, ospiterà (martedì 28 ottobre) il talento unito all’estro vulcanico della pianista nipponica Hiromi Uehara in piano solo, per cedere il passo, lunedì 17 novembre, all’esclusivo dialogo tra due giganti del jazz internazionale: Kenny Barron e Dave Holland.

Con Ferrara in Jazz si rinnova altresì la vivace vetrina musicale della scena jazzistica italiana firmata Happy Go Lucky Local. La serata, ad ingresso gratuito per i soci Endas, ha inizio alle ore 20.00 con uno stuzzicante aperitivo a buffet accompagnato dalla selezione musicale di Andreino Dj che, a ritmo del miglior soul jazz, introduce il concerto in prima serata. A seguire, funamboliche jam session si configurano come luogo di incontro privilegiato per molti allievi dei conservatori e musicisti professionisti di base a Ferrara o provenienti da diverse città limitrofe, facendo del Torrione una vera e propria palestra di jazz su scala regionale.

Oltre all’udito il Jazz Club solletica anche gusto ed olfatto con Somethin’Else, golosa cornice che esplora itinerari etnici gastronomico–musicali in cui suoni e sapori del mondo si fondono non solo per soddisfare gli orecchi e i palati più curiosi, ma per rivelare quanto mondi apparentemente così distanti abbiano nel proprio dna comuni matrici genetiche.

Spazio infine all’arte contemporanea (dal 01 al 26 dicembre) con You Ain’t Gonna Know Me ‘Cos You Think You Know Me, personale del giovane fotografo emiliano Matteo Mangherini ideata e curata da Eleonora Sole Travagli in esclusiva per Jazz Club Ferrara con la collaborazione di Endas Emilia-Romagna. Destreggiandosi nella caleidoscopica moltitudine di rivelazioni svelate dai musicisti che hanno risposto a questa chiamata alle arti, Mangherini ha elaborato il proprio originale omaggio alla musica jazz e ai molti ‘eroi’ che calcano il palcoscenico del Torrione mettendo a nudo le passioni che contribuiscono inequivocabilmente alla cifra stilistica di ognuno di essi.La personale, iscritta nel progetto “Vetrina giovani artisti” patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna, sarà inaugurata lunedì 01 dicembre nell’ambito di Happy Go Lucky Local.

L’Associazione culturale Jazz Club Ferrara consente di ampliare la propria base sociale attraverso il tesseramento a Endas che riserva ai propri soci numerose agevolazioni su scala nazionale insieme alla possibilità di fruire di un sempre crescente numero di appuntamenti di indiscusso valore culturale. Nell’ambito specifico di Ferrara in Jazz, anche quest’anno sarà possibile abbonarsi all’intera stagione concertistica o sottoscrivere speciali formule carnet.
Il Jazz Club Ferrara è inoltre parte integrante del circuito MyFe, la carta turistica della città di estense.

OGUN RECORDS: Quarant’ anni ben portati

Scritto da Luigi Onori on . Postato in News

Harry Miller Hazel Miller

“Sono stata fortunata a prendermi cura di artisti che facevano una musica incredibilmente bella”. Chi parla, in modo laconico quanto sentito, è Hazel Miller fondatrice dell’etichetta Ogun assieme al marito Harry Miller, contrabbassista di origine sudafricana. La sua figura e le sue parole sono state il fulcro della celebrazione romana del quarantennale della label inglese indipendente.

“Union Special. Serata per il quarantesimo anniversario della Ogun Records” si è svolta a Roma (4 ottobre), nello spazio di Blutopia, negozio di dischi e “centro culturale” animato dalla passione di Fabrizio Spera. La Miller è stata introdotta da Riccardo Bergerone (da decenni sostenitore e divulgatore del jazz sudafricano ed inglese) e intervistata da Pino Saulo ed Antonia Tessitore di RadioTre: dalla serata sarà ricavata una puntata speciale della trasmissione notturna “Battiti”, da sempre attenta ai linguaggi d’avanguardia.

Nel piccolo, caratteristico spazio al Pigneto era stata anche allestita una policroma mostra di Lp del catalogo Ogun (curata da Roberto Corinaldesi e dallo stesso Spera) e – mentre le parole rievocavano i decenni, la Londra e l’Europa affascinate e contagiate dal jazz sudafricano – scorrevano foto inedite selezionate da Bergerone e Roberto Ottaviano (già presentate durante il recente Talos Festival). In conclusone video scelti da Claudio Fusacchia.

La serata ha avuto un grande successo di pubblico, con il doppio delle persone che sarebbero potute entrare a Blutopia. L’incontro, durato circa un’ora, si è dipanato davanti a spettatori attentissimi, motivati e appassionati, con un intervento del chitarrista Mike Cooper (che ebbe modo di suonare con Harry Miller) ed una conclusione affidata alla musica di Kenny Wheeler, da poco scomparso: anch’egli ha fatto parte di quella originalissima famiglia di artisti che ruotava attorno all’etichetta Ogun, nata nel settembre 1974 per documentare una musica straordinaria in periodi straordinari, di estrema apertura, passione, ansia di libertà e sperimentazione.