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	<title>A Proposito di Jazz - Di e con Gerlando Gatto &#187; televisione</title>
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	<description>Newsletter dedicata alla musica Jazz, e dintorni. Jazz italiano, jazz svedese, concerti, recensioni di dischi e commenti sul mondo della musica e del Jazz</description>

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		<title>Per combattere l’ignoranza estendere l’educazione musicale</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 08:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Onori</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Non vedo “Amici e, forse, questo non mi autorizzerebbe ad intervenire  a proposito del corsivo che il direttore <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/gerlando-gatto/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con gerlando gatto">Gerlando Gatto</a> ha scritto in merito al “duello” tra Gino Paoli e Fabri Fibra. Per essere più preciso, riesco solo a vedere frammenti di “Amici” perché non ne condivido la filosofia e, soprattutto, vedo gli effetti negativi che ha a livello degli adolescenti e postadolescenti. Da sempre chi scrive lavora nella scuola pubblica (come insegnante di Italiano, Storia-Cittadinanza e Geografia) e si occupa di critica musicale e di storia del <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/jazz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con jazz">jazz</a>. Il mio punto di vista, il mio osservatorio scolastico mi fa toccare con mano come i mass-media (da “Amici” alle radio commerciali)  non contribuiscano ad educare alla musica, piuttosto si adoperino a snaturarla in intrattenimento e, soprattutto, ad alimentare un ‘finto’ scontro generazionale. Il figlio  dodicenne di un amico, tempo fa, mi parlava di Fabri Fibra come fosse un eroe trasgressivo della sua generazione: non sapeva nulla, ovviamente, del rap e della sua storia ma si è dimostrato sinceramente interessato. Nella mia scuola un bravo collega suda sette camice per far capire agli allievi/e undicenni di un coro che cantare insieme non è una diminuzione del proprio “io” ma uno strumento di socializzazione e crescita, sia personale che collettiva.</p>
<p><span id="more-6608"></span></p>
<p>Non mi stupisco, quindi, del risultato della puntata di “Amici” a cui Gatto fa riferimento, né dell’equazione “musica-divertimento”: vari decenni di  Tv privata (anche di stato) hanno portato la diseducazione culturale e musicale a livelli altissimi. Posso dire, però, che messi a contatto diretto con la musica e con i musicisti gli adolescenti sanno ancora capire e sentire chi sa trasmettere e chi no sentimenti reali; certo la nostra società fa poco, nel suo complesso, per cambiare questo stato di cose. C’è un’iniziativa di legge per diffondere la pratica corale in tutte le scuole  (come in Germania e nei paesi dell’Est) e non sarebbe male se ciò avvenisse, come se l’educazione musicale fosse estesa  a tutti i livelli di scuola nel paese del Belcanto ma anche de jazz italiano apprezzato in tutto il mondo come dei canta/autori di sicuro rilievo, dal compianto Enzo Jannacci a Daniele Silvestri. Spero davvero che il nuovo parlamento (più giovane e più ricco di presenze femminili)  sappia incamminarsi su una nuova strada anche in materia musicale e nella comunicazione rivolta alle fasce giovanili che non vanno solo protette ma stimolate da una <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/televisione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con televisione">televisione</a> (e da una musica) all’altezza della loro intelligenza  e sensibilità in  sviluppo.</p>
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		<title>Domenica 21 aprile tutti alla Casa del Jazz</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 14:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2013/04/rangel-boltro_pagina.jpg" rel="shadowbox[sbpost-6564];player=img;"><img class="alignnone size-large wp-image-6565" alt="rangel-boltro_pagina" src="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2013/04/rangel-boltro_pagina-580x331.jpg" width="580" height="331" /></a></p>
<p>La Casa del Jazz festeggia domenica 21 aprile il suo ottavo anno di attività e per l’occasione si terrà una giornata di concerti, ad ingresso gratuito, nel parco con Marcio Rangel /Flavio Boltro duo, la New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini, Le Cardamomò e Nu Indaco.</p>
<p>A dar fuoco alle polveri, quindi, la straordinaria coppia d’assi costituita da Marcio Rangel e Flavio Boltro. Marcio Rangel, compositore di prim’ordine ed eccellente chitarrista mancino (suona la chitarra “al contrario”, proprio come Jimi Hendrix), scrive pagine di rara bellezza, che partono dal suo Brasile per poi abbracciare blues, jazz e flamenco. Flavio Boltro, uno dei massimi trombettisti della scena internazionale, ha condiviso un periodo glorioso del nostro jazz contemporaneo con illustri musicisti come Roberto Gatto, Franco Cerri, Stefano di Battista, Stefano Bollani, Enrico Rava. Ora vive a Parigi e collabora con i protagonisti del jazz mondiale.</p>
<p>La <i>New Talents Jazz Orchestra</i>  è una band formata esclusivamente da ragazzi dai 19 ai 26 anni di età e rappresenta una realtà inedita nel panorama italiano, usualmente popolato di orchestre jazz di età mista. Il progetto nasce da un’ idea di Mario Corvini, già avvezzo ad iniziative dedicate alla creazione di organici nati a scopo didattico e poi affermatisi stabilmente nel panorama jazzistico e istituzionale. Ricchezza della band è l’eterogenea provenienza dei ragazzi da diverse regioni d’Italia ma soprattutto l’entusiasmo e la freschezza che solo le leve più giovani possono conferire a questo tipo di iniziative. Il maestro Mario Corvini e la sua New Talents Jazz Orchestra inviteranno il pubblico ad entrare “dentro” un vero e proprio organico orchestrale e, attraverso l’ascolto di ogni singolo brano, proporranno l’analisi di numerosi aspetti: le sezioni fiati e le sezioni ritmiche, l’orchestrazione, gli arrangiamenti, la stesura, i singoli strumenti, l’analisi musicale. L’obiettivo è quello di far comprendere al pubblico la ricchezza dei brani, sensibilizzandolo ad un ascolto attento e consapevole, attraverso una lezione-concerto allo stesso tempo coinvolgente, accessibile, chiara e divertente. Un tipo di esperienza didattica che si ispira idealmente a quella portata avanti durante gli anni &#8217;60 da uno dei più brillanti musicisti della seconda metà del Novecento, Leonard Bernstein, che accompagnato dalla New York City Symphony Orchestra tenne alla <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/televisione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con televisione">televisione</a> americana una serie di seguitissime “lezioni” sulla musica.</p>
<p><span id="more-6564"></span></p>
<p>Le Cardamomò nascono nel dicembre 2009 da un&#8217;esigenza e una curiosità, quella di proporre un repertorio musicale antico e ricercato, rigorosamente acustico, in una dimensione quotidiana come quella delle strade e delle piazze di Roma. L’utilizzo di organetto e violino, strumenti tipici della tradizione popolare, ha lo scopo di evocare, attraverso melodie antiche e raffinati incastri armonici, atmosfere dal gusto nostalgico e retrò; queste atmosfere avvolgono gli spettatori portandoli in un viaggio metaforico nei porti e nelle piazze, nelle osterie e nelle sale da ballo di un’Europa ormai dimenticata. Il repertorio musicale delle Cardamomò prende spunto dalla tradizione italiana, francese e dell’est Europa e da brani d’autore di diversi artisti contemporanei quali Massimo Ombres, Yann Tiersen, Mario Salvi, Riccardo Tesi, Goran Bregovic, Stefan Delicq. Le Cardamomò hanno partecipato a diversi vernissage di mostre, festival di teatro, musica e arte di strada in giro per l&#8217;Italia tra cui: &#8220;Morg-ex Machina&#8221;, Morgex (AO); &#8220;Scarti di strada&#8221;, Arsoli (RM); &#8220;Festival bizzarro&#8221;, Roccastrada(GR); &#8220;Slow folk&#8221;, Scandicci (FI), &#8220;Ferrara Busker Festival&#8221; 2011-2012. Si sono esibite a Roma in diversi locali tra cui Init club, Locanda Atlantide, Muzak di Testaccio, Beba do Samba. A Napoli al Foyer Bellini, U-Turn e Ferro3; a Firenze al Dolce Vita e La Citè; a Bologna al Teatrino degli Illusi. Le Cardamomò sono: Antonia Harper al violino e voce, Marta Vitalini all’organetto e racconti, Gioia Di Biagio all’organetto e effetti speciali e Ivan Radicioni alla tromba e alle percussioni. Nel dicembre 2012 hanno presentato il loro primo album “Cardamomò” riscuotendo un ottimo feedback in radio, locali, eventi e festival.</p>
<p>“Nu Indaco” nasce dall’incontro tra Mario Pio Mancini, storico fondatore degli Indaco e tra i maggiori esponenti della world music italiana, con un’esperienza discografica ventennale (ha collaborato con Lester Bowie, Mauro Pagani, Andrea Parodi,  Raiz, Daniele Sepe,  Eugenio Bennato, <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/paolo-fresu/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Paolo Fresu">Paolo Fresu</a>,  Francesco Di Giacomo) e Antonio Nastasi, tastierista e arrangiatore, una delle figure più “anomale” del rock indipendente italiano. L&#8217;idea alla base del progetto è una musica“world” nel senso etnico ma anche attuale del termine, coniugando la continuità con il passato attraverso alcuni elementi sonori dei vecchi Indaco, con una decisa sterzata verso un impatto più elettrico e moderno. La ricerca di compattezza sonora porta necessariamente alla formazione di un vero e proprio gruppo, grazie all&#8217;arrivo di (in ordine cronologico): Alessandro Severa, fisarmonicista con robusto background folk-popolare; Martino Cappelli  chitarrista in grado di far convivere elettricità distorta e delicatezza evocativa di strumenti come oud e bouzouki; Monica Cucca, <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/cantante/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cantante">cantante</a> lirica di grande versatilità, Christian De Gori batterista esploratore di sonorità eterogenee, Matteo Pezzolet bassista di vasta esperienza nonostante la giovane età. Il primo capitolo di questa storia è l’album “SU MUNDU”, cui segue una lunga serie di concerti grazie a cui il gruppo ottiene notevoli apprezzamenti. Adesso presentano il loro ultimo lavoro “Hibiscus”.</p>
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		<title>Armando Trovajoli: un grande del jazz, un grande della musica</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 19:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerlando Gatto</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2013/03/trovajoli1-592x608.jpg" rel="shadowbox[sbpost-6395];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-6396" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" alt="Armando Trovajoli" src="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2013/03/trovajoli1-592x608-243x250.jpg" width="243" height="250" /></a>Un altro grande della musica se n’è andato per sempre cogliendoci tutti di sorpresa: nonostante avesse già 95 anni la morte di Armando Trovajoli è caduta come un fulmine a ciel sereno sulla platea dei suoi tantissimi estimatori. Armando, era, infatti uno di quei rari personaggi la cui arte mette tutti d’accordo: amanti del jazz, della musica popolare nell’accezione più nobile del termine, delle colonne sonore, del musical. La sua musica ci ha accompagnati per tanti anni e talune sue composizioni fanno oramai parte del patrimonio musicale italiano.</p>
<p>Non ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente ma ricordo quando, ancora ragazzino, lo vidi in televisione al <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/festival/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con festival">Festival</a> di Sanremo e mi colpì per il modo assolutamente nuovo con cui suonava l’orchestra da lui diretta. Era il 1957 e Trovajoli era già alla sua seconda partecipazione alla manifestazione sanremese: la prima l’aveva vinto dirigendo e arrangiando il pezzo “Viale d&#8217;autunno” nel ’53.</p>
<p>Ma erano solo i primi, seppur importanti, fuochi di una carriera che nel corso degli anni avrebbe raggiunto vertici di assoluta eccellenza.</p>
<p>Ripercorrere in questa sede le tappe principali della vita musicale di Trovajoli è perfettamente inutile…anche perché molti lo hanno già fatto in questi giorni. A noi, preme, invece, sottolinearne il latto jazzistico, quel coté che rimasto spesso in ombra costituiva invece un elemento determinante della sua poetica. In effetti i primi passi importanti li fa proprio nel mondo del jazz: così nel 1937 entra nell&#8217;orchestra di Rocco Grasso, e nel 1939 in quella di Sesto Carlini. Finita la guerra lavora sia nel campo del jazz sia in quello della musica leggera e, contemporaneamente, perfeziona i suoi studi musicali diplomandosi al Conservatorio <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/santa-cecilia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con santa cecilia">Santa Cecilia</a> di Roma (1948). Nel 1949 rappresenta l&#8217;Italia al Festival du Jazz de Paris suonando nella celebre Salle Pleyel, con Gorni Kramer allora al contrabbasso e Gil Cuppini alla batteria.</p>
<p><span id="more-6395"></span>Di grande importanza anche il suo ruolo di divulgatore: nel 1950 lavora, con Piero Piccioni, ad un ciclo di trasmissioni radiofoniche dal titolo “Eclipse” e considerando quanto ci propina oggi mamma Rai in fatto di jazz, si può ancor meglio comprendere il valore di iniziative come queste.</p>
<p>Negli anni cinquanta guida l&#8217;orchestra della Rai con una impostazione jazzistica. e collabora con jazzisti del calibro di Duke Ellington, Chet Baker, Miles Davis, Louis Armstrong, Stephane Grappelli e Django Reinhardt.<br />
A partire dagli anni ’60 la sua attività si rivolge soprattutto alle musiche per film e alle commedie musicali per cui scrive pagine assolutamente indimenticabili, ma il mondo del jazz mai l’abbandona. Da musicisti oramai affermati come Lanfranco Malaguti, Roberto Gatto, <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/enrico-rava/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Enrico Rava">Enrico Rava</a>, Antonio Faraò, Dino e Franco Piana, Fabrizio Bosso, Antonello Salis (tanto per fare qualche nome) a giovani quali i componenti dei “Bumps” e della “Banda degli Onesti”, tutti traggono ispirazione dalle sue musiche e continuano a riproporle senza soluzione di continuità.</p>
<p>Il fatto è che le musiche di Trovajoli suonano ancora oggi fresche, caratterizzate da belle linee melodiche ed eleganti armonizzazioni che ben si prestano ad elaborazioni jazzistiche, il tutto corroborato da una vera, grande passione per il jazz, sempre dichiarata anche in tempi recenti. E vogliamo concludere riportando proprio una frase di Trovajoli pronunciata in occasione dei festeggiamenti che gli furono dedicati nel 2008 in occasione del suo novantesimo compleanno: “Il jazz è come una bella donna – afferma il Maestro – lo incontri una volta e non vuoi più lasciarlo. Per me è stato fondamentale perché mi ha insegnato cosa sia la libertà soprattutto in considerazione del fatto che io ho una formazione classica. Ho avuto la fortuna di suonare e conoscere alcuni grandissimi quali Duke Ellington, Miles Davis, Louis Armstrong ma io in confronto a questi qui sono un poveraccio”.</p>
<p>Come a dire che qualche volta anche i grandi come Trovajoli sbagliano nei loro giudizi!</p>
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		<title>Con il Jazz la Rai fa ancora cilecca</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2013 08:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerlando Gatto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella di martedì 12 febbraio è stata una serata davvero pesante per il vostro cronista. Dapprima mi sono dovuto sorbire la prima serata del Festival di Sanremo e vi assicuro non è stato facile (comunque ci ritornerò in sede di commento finale). Poi speravo che le cose sarebbero andate meglio con la trasmissione dedicata al [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quella di martedì 12 febbraio è stata una serata davvero pesante per il vostro cronista.</p>
<p>Dapprima mi sono dovuto sorbire la prima serata del Festival di <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/sanremo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con sanremo">Sanremo</a> e vi assicuro non è stato facile (comunque ci ritornerò in sede di commento finale).</p>
<p>Poi speravo che le cose sarebbero andate meglio con la trasmissione dedicata al <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/jazz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con jazz">jazz</a> in programma sul terzo canale RAI all’incirca verso mezzanotte. “Crossover-Jazzology”, questo il titolo del programma curato da Rai Edu, si sostanziava in diverse interviste ad alcuni rappresentanti italiani e stranieri per commentare gli stili, le forme e le influenze del <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/jazz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con jazz">jazz</a>.</p>
<p>Insomma un miscuglio senza capo né coda che davvero fa rimpiangere i programmi sul jazz che la “vecchia” <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/televisione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con televisione">televisione</a> italiana mandava in onda alcuni decenni fa.</p>
<p><span id="more-6324"></span></p>
<p>Ora io penso che quando si studia un qualsivoglia evento di comunicazione bisogna aver ben presente quello che si chiama “target” ossia il pubblico cui ci si riferisce. Ebbene se il pubblico di riferimento di “Jazzology” doveva essere un insieme di persone che poco o nulla sanno di jazz e che quindi abbisognano di essere informati, ebbene dal programma in oggetto poco o nulla si capiva circa l’essenza del jazz, la sua storia, le sue attuali tendenze… anche perché i personaggi scelti non erano tutti particolarmente significativi… così come i brani mandati in onda, nessuno fino alla fine e tutti senza indicazione di titolo. Così abbiamo visto, tra gli altri,molti amici alcuni noti, altri meno noti quali Xavier Girotto, Nicola Mingo, Gegé Telesforo, Gegé Munari, Giorgio Rosciglione, Natalio Mangalavite, Antonio Onorato, Marco Zurzolo ma senza un minimo di descrizione su chi fossero i personaggi mandati in onda.</p>
<p>Se invece il pubblico di riferimento doveva essere composto da appassionati e intenditori, le cose vanno ancora peggio. Come si diceva tutti i brani interrotti, le interviste veloci ma niente affatto esaurienti, nessun discorso che avesse un inizio logico, uno sviluppo ed una conclusione.<br />
Ma è davvero così difficile mettersi attorno ad un tavolino, stabilire un argomento che merita di essere trattato e comportarsi di conseguenza facendo capire al telespettatore di che stiamo parlando tramite, ovviamente, l’ausilio della musica (eseguita da artisti degni di tal nome dato che siamo nelle Televisione di Stato) ed interviste che però siano degne di tal nome?</p>
<p>Evidentemente in casa Rai, almeno per il Jazz, è davvero impossibile… e la cosa fa ancora più indispettire ove si pensi che subito dopo, sempre su RaiTre, è andato in onda un ottimo programma dedicato alla lirica in cui Bronzetti ci ha portato dietro le quinte del Teatro Massimo di Palermo per Das Rheingold (L&#8217;Oro del Reno) di Richard Wagner.</p>
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		<title>Il Folkstudio fucina di talenti</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 13:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Minzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 16 novembre, presso “L’Asino che vola”, a Roma, un gruppo di musicisti e, speriamo, un pubblico numeroso si riuniranno per celebrare quella che è stata una delle più belle realtà musicali del panorama romano e nazionale: il “Folkstudio”. Il locale, gestito con grande amore – è proprio il caso di usare questo termine – [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5892" class="wp-caption alignnone" style="width: 590px"><a href="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2012/11/Massimo-Urbani.jpg" rel="shadowbox[sbpost-5891];player=img;" title="Massimo Urbani"><img class="size-large wp-image-5892" title="Massimo Urbani" src="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2012/11/Massimo-Urbani-580x372.jpg" alt="Massimo Urbani" width="580" height="372" /></a><p class="wp-caption-text">Massimo Urbani</p></div>
<p>Venerdì 16 novembre, presso “L’Asino che vola”, a Roma, un gruppo di musicisti e, speriamo, un pubblico numeroso si riuniranno per celebrare quella che è stata una delle più belle realtà musicali del panorama romano e nazionale: il “Folkstudio”.<br />
Il locale, gestito con grande amore – è proprio il caso di usare questo termine – da Giancarlo Cesaroni, ha rappresentato moltissimo per l’evolversi della musica nel nostro Paese. Situato in un palazzo nel cuore di Trastevere, non si può certo dire che fosse un luogo particolarmente lussuoso. Si entrava attraverso una scalinata stretta e si accedeva al bar, uno stanzone con un grande bancone dietro il quale l’accogliente Gabriella serviva le bevande richieste. Una tenda ed eccoci all’interno dello spazio-musica: le pareti insonorizzate con sacchi di iuta, una pedana alta una quindicina di centimetri e poche panche dove accomodarsi alla meglio. Ma quando iniziava la musica, potevi davvero sentir volare una mosca.<br />
L’atmosfera era straordinaria, raccolta, di vera partecipazione: i giovani musicisti avevano la possibilità di esprimersi in totale libertà e il pubblico era consapevole di assistere, comunque, a degli sforzi sinceri che poco o nulla avevano a che fare con le mode imperanti; insomma una sorta di rifugio dove fare ed ascoltare una musica diversa da quella che impazzava per radio e <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/televisione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con televisione">televisione</a>. Non bisogna dimenticare che si era agli inizi degli anni ’60 quando ancora cuore faceva rima con amore… e via di questo passo.</p>
<p><span id="more-5891"></span>A questo punto interviene la grande intuizione di Giancarlo Cesaroni: dedicare espressamente il locale agli esordienti della canzone d’autore: così, nell’arco di poco tempo, al Folkstudio suonano e si formano alcuni dei nomi più significativi del cantautorato italiano, da Francesco De Gregori ad Antonello Venditti, da Ernesto Bassignano a Edoardo De Angelis, da Renzo Zenobi a Stefano Rosso, da Sergio Caputo a Grazia Di Michele… a Rino Gaetano; eguale attenzione alla musica popolare e quindi grande spazio a Giovanna Marinuzzi, Maria Carta Matteo Salvatore… sino alle nuove proposte di musica sudamericana con i Quilapayun o i Condores nel 1968-1969, sino a Daniel Viglietti nel 1976, con i Black Jack David irlandesi del 1977.<br />
Sempre nel tentativo di presentare un’ alternativa alla banalità della musica di consumo, nel ’75 nasce l&#8217;etichetta discografica il cui catalogo, alla fine dell’avventura, conterrà registrazioni di Mimmo Locasciulli, Chalot, Infantino, Harman, Sannucci, Folk Magic Band, i Tarantolati, Schiano, Guaccero e Nacchere Rosse.<br />
Nella sua immaginifica visione della musica, Cesaroni non trascurò il <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/jazz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con jazz">jazz</a> cui anzi fornì un contributo tutt’altro che trascurabile: nel 1963 presentò al pubblico romano TommasoVittorini e Massimo Urbani due artisti che avrebbero conquistato vertici internazionali. E poi ancora Maurizio Giammarco, Michele Ascolese… e molti, molti altri.<br />
Insomma una vera e propria fucina di talenti; venerdì, come si accennava in apertura, molti musicisti hanno già dato la loro adesione alla serata-evento, artisti quali Ernesto Bassignano, Edoardo De Angelis, Giovanna Marinuzzi, Francis Kuipers, Ugo Mazzei, Sandro Petrone, Erica Boschiero, Peppe Fonte, Francesco Di Vicino, Mimmo Cavallo, Tony Cercola, Paola Donzella, Anna Maria Castelli, Banda Jorona.<br />
In conclusione consentitemi un ricordo del tutto personale: quando arrivai a Roma, nel ’70, cominciai a lavorare per un quotidiano economico e riuscii a piazzare una rubrica di jazz in terza pagina. Grazie a questo “spazietto”, mi presentai a Cesaroni e da quel momento il “Folkstudio” divenne per me una sorta di seconda casa dove andare a trascorrere buona parte delle mie serate, accolto sempre con grande affetto nonostante non avessi in tasca il becco di un quattrino.</p>
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		<title>Se ne va Donna Summer, la regina della disco-music</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 19:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerlando Gatto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiunque durante gli anni ’70 avesse meno di 50 anni non può non averla sentita in discoteca o alla radio o alla televisione: stiamo parlando di Donna Summer una delle voci “nere” più personali ed entusiasmanti ascoltate negli ultimi decenni che purtroppo la mattina del 17 maggio ci ha lasciati dopo una lunga, impari lotta [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2012/05/200px-Nobel_Peace_Price_Concert_2009_Donna_Summer3.jpg" rel="shadowbox[sbpost-5254];player=img;" title="donna summer"><img class="alignleft size-full wp-image-5256" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="donna summer" src="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2012/05/200px-Nobel_Peace_Price_Concert_2009_Donna_Summer3.jpg" alt="donna summer" width="200" height="288" /></a>Chiunque durante gli anni ’70 avesse meno di 50 anni non può non averla sentita in discoteca o alla radio o alla <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/televisione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con televisione">televisione</a>: stiamo parlando di Donna Summer una delle voci “nere” più personali ed entusiasmanti ascoltate negli ultimi decenni che purtroppo la mattina del 17 maggio ci ha lasciati dopo una lunga, impari lotta contro un male incurabile.</p>
<p>Il mondo della musica perde così un’ altra protagonista di livello assoluto, un’artista che sapeva sempre dare il meglio di sé e che, nella sua lunga carriera, ha frequentato territori diversi, dalla disco-music al R&amp;B, dal rock a gospel, categorie, queste, che le valsero tutte un Grammy award a dimostrazione di quanto poliedrica fosse la sua arte canora.</p>
<p><span id="more-5254"></span></p>
<p>Dotata di una voce quanto mai flessibile, che sapeva modulare con grazie estrema, e di una presenza scenica semplicemente straordinaria, Donna Summer (nata LaDonna Andre Gaines ) seppe ammaliare i pubblici più diversi che unanimemente l’acclamarono «Queen of the Disco», ovvero regina della disco music. Ed in effetti la Summer raggiunse il massimo della popolarità proprio grazie a questo genere da lei interpretato con quel gusto e quella raffinatezza che solitamente mancavano agli altri “colleghi” di quel periodo, raffinatezza che, come si accennava in precedenza, derivava da una carriera quanto mai variegata ed iniziata ben prima dell’affermarsi della disco-music. In effetti già nel 1968 Donna si trasferisce in Germania per lavorare nella versione tedesca del celebre musical “Hair” e questa esperienza le sarà molto utile quanto a capacità di stare sul palco. Nel 1974, con la collaborazione di Giorgio Moroder, produttore che resterà al suo fianco fino alla fine degli anni ‘70, incide il suo primo successo europeo, The Hostage, incluso nell&#8217;LP Lady of the Night.</p>
<p>L’anno dopo bissa il successo negli States con l&#8217;album Love to Love You Baby, la cui title track dura ben diciassette minuti; è una sorta di dichiarazione di intenti: da questo momento Donna preferirà incidere album a lunga durata, piuttosto che molti singoli, anche se anni dopo dichiarerà che quella canzone era diventata una sorta di marchio di fabbrica difficilmente sopportabile, anche perché, sostanzialmente, le era stata imposta. Dopo A Love Trilogy (1976) e Four Seasons of Love (1976), incide I Remember Yesterday nel 1977, il cui singolo I Feel Love, decreta il suo successo a livello internazionale. Nella seconda metà degli anni ’70 donna è una diva acclamata da un pubblico sempre più vasto e raggiunge il massimo della popolarità proprio nel 1979 quando registra Bad Girls, ancora una volta impreziosito da un singolo, Hot Stuff, che la porta a conquistare il Grammy come miglior <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/cantante/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cantante">cantante</a> femminile rock. Poco dopo esce On the Radio e a questo punto la <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/cantante/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cantante">cantante</a> diventa la prima artista a piazzare tre album doppi consecutivi al primo posto.</p>
<p>Dopo alterne vicende per tutti gli anni ’80, nel 1989 il singolo This Time I Know It&#8217;s for Real è un successo internazionale. Negli anni novanta preferisce esibirsi in duetti (celebre quello con Liza Minnelli) e in cover (tra cui Con te partirò di Andrea Bocelli). In questo stesso periodo vengono pubblicati alcuni singoli come Love is The Healer, e Carry On, canzone con cui vince il primo Grammy come miglior singolo dance.</p>
<p>Intanto anche il cinema si interessa alla sua arte: nel 2000, è la voce della colonna sonora del film “Pokèmon 2000 -la forza di uno-“ con il brano &#8220;The Power of One&#8221; distribuita da Warner Bros Records mentre già qualche anno prima, nel 1997, un suo brano “Hot Stuff” è il pezzo forte della colonna sonora del fortunato “Full Monty”.</p>
<p>Insomma una carriera straordinaria che si può riassumere in poche ma eloquenti dati: nel 2004 entra per prima nella Dance Music Hall of Fame, insieme ai Bee Gees e a Barry White; ha vinto 5 Grammy award e 6 American Music Awards, 24 dischi d&#8217;oro e di platino negli USA e 19 dischi d&#8217;argento in Gran Bretagna; ha venduto oltre cento milioni di copie in tutto il mondo ed è stata insignita di una stella alla Hollywood Walk of Fame nel 1994… e questo palmarés era destinato ad allungarsi ulteriormente in quanto dopo aver pubblicato nel maggio del 2008, dopo 17 anni, un nuovo album “Crayons” che include 13 canzoni inedite tra cui The Queen Is Back (&#8220;la regina è tornata&#8221;) sembra che nonostante la grave malattia stesse lavorando ad un nuovo progetto discografico… che purtroppo mai ascolteremo.</p>
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		<title>Sabatini: la melodia fa parte del mio DNA</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 14:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerlando Gatto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono seduto davanti a Stefano Sabatini alla vigilia della presentazione, alla &#8220;Casa del Jazz&#8221; (sabato 14 aprile) della sua ultima fatica discografica, &#8220;Heart and soul&#8221;, prodotta da &#8220;Alfa Music&#8221;. Allora Stefano, dinnanzi a quest&#8217;ultima creatura, sei soddisfatto del tuo attuale status di musicista? &#8220;Direi di sì… abbastanza… certo si impara sempre ma credo aver raggiunto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5095" class="wp-caption alignnone" style="width: 318px"><a href="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2012/04/sabatini_pagina.jpg" rel="shadowbox[sbpost-5094];player=img;" title="Stefano Sabatini"><img class="size-large wp-image-5095" title="Stefano Sabatini" src="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2012/04/sabatini_pagina-308x450.jpg" alt="Stefano Sabatini" width="308" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Stefano Sabatini</p></div>
<p>Sono seduto davanti a Stefano Sabatini alla vigilia della presentazione, alla &#8220;<a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/casa-del-jazz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con casa del jazz">Casa del Jazz</a>&#8221; (sabato 14 aprile) della sua ultima fatica discografica, &#8220;Heart and soul&#8221;, prodotta da &#8220;Alfa Music&#8221;.</p>
<p><strong>Allora Stefano, dinnanzi a quest&#8217;ultima creatura, sei soddisfatto del tuo attuale status di musicista?</strong><br />
&#8220;Direi di sì… abbastanza… certo si impara sempre ma credo aver raggiunto un buon livello almeno per quelle che sono le mie possibilità, specie a livello compositivo&#8221;.</p>
<p><strong>Ma questo livello corrisponde, poi, alle effettive occasioni di lavoro che riesci a trovare?<br />
</strong>&#8220;Direi di no. Purtroppo questo è un periodo particolarmente brutto ma sono ottimista per cui cercare di adoperarsi, di mettere in cantiere delle iniziative aiuta sempre&#8221;.</p>
<p><span id="more-5094"></span></p>
<p><strong>A tuo avviso cosa bisognerebbe fare per rivitalizzare questo mercato del jazz che in Italia appare oggi particolarmente asfittico?</strong><br />
&#8220;Innanzitutto più attenzione da parte delle istituzioni. Ti ricorderai come una ventina d&#8217;anni fa la situazione era totalmente diversa; c&#8217;era la Rai dove si facevano spesso concerti dal vivo, la <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/televisione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con televisione">Televisione</a> trasmetteva spesso concerti a cui io stesso ho partecipato, i media seguivano con più attenzione la nostra musica ma soprattutto c&#8217;erano un sacco di locali dove si poteva suonare. Non trascurerei, poi, la spinta venuta dai due film che uscirono in quel periodo, &#8220;Bird&#8221; e &#8220;Round about midnight&#8221; che probabilmente hanno prodotto un processo di identificazione tra i giovani. Insomma una serie di elementi che hanno portato ad un vero e proprio momento d&#8217;oro. A Roma c&#8217;erano almeno una quindicina di locali dove si faceva jazz con una programmazione straordinaria… sembrava quasi di essere a New York. Poi piano pano tutto questo è andato scemando per cui si è arrivati alla situazione attuale in cui la cultura si è quasi dileguata. Io a Roma faccio fatica a suonare nei locali sia perché oramai ce ne sono pochissimi sia perché non hanno un pianoforte degno di questo nome per cui ti passa la voglia di suonare. Ad esclusione – è ovvio – della Casa del Jazz e dell&#8217;Auditorio, l&#8217;unico posto a Roma dove ancora si suona bene, quando il piano è accordato, è l&#8217;Alexanderplatz. Fuori è ancora più difficile a causa dei costi a meno che non ti chiami qualche festival, eventualità, questa, non certo assai frequente&#8221;.</p>
<p><strong>Ma, a parte questo, c&#8217;è anche l&#8217;altro problema dei soldi… mi risulta che i club romani paghino davvero una miseria…</strong></p>
<p>&#8220;Pagano molto meno di quello che pagavano una decina d&#8217;anni fa. Ma ti assicuro che non è tanto un fatto di soldi; qualunque sia la cifra io mi rifiuto se devo avere davanti uno strumento assolutamente improponibile&#8221;.</p>
<p><strong>In questo clima tutt&#8217;altro che positivo, tu hai realizzato un bel disco; da cosa è scaturita questa tua esigenza dato che vai in sala di incisione con molta parsimonia: l&#8217;ultimo album da te firmato, se non sbaglio, risale a cinque anni fa.</strong><br />
&#8220;Vorrei precisare che fare un disco è sempre una bella cosa in quanto è un modo di lasciare una testimonianza di quello che fai. Quanto ai cinque anni hai ragione: io dedico molto tempo all&#8217;insegnamento ed inoltre per un periodo mi sono sentito vagamente demotivato… poi per fortuna è prevalsa in me l&#8217;idea di lottare ed eccomi qui. Oltre ciò che ho detto, va considerato che impiego molto tempo a scrivere i miei pezzi cosicché in ogni caso tra un album e l&#8217;altro passa un bel lasso di tempo; comunque quando ne ho un certo numero sento l&#8217;esigenza di inciderli. Ecco cosa mi ha portato ad incidere questo mio ultimo album. E non è stato facile trovare una situazione discografica idonea&#8221;.</p>
<p><strong>Eppure il mercato del jazz in Italia è letteralmente invaso da una pletora di album di jazzisti italiani…</strong><br />
&#8220;E&#8217; vero ma piuttosto che fare tre dischi di cui non si trova traccia nei negozi, che non vengono minimamente promossi è meglio aspettare un attimo e trovare una situazione idonea. Ad esempio mi pare che l&#8217;Alfa music lavori bene.E un&#8217;etichetta che crede nelle cose che fa.Con Fabrizio Salvatore e Alessandro Guardia,i due responsabili,ho anche un ottimo rapporto a livello umano.</p>
<p><strong>C&#8217;è in questo tuo nuovo lavoro una qualche caratteristica che lo distingua dai precedenti album?</strong><br />
&#8220;Innanzitutto è di nuovo un disco in trio e può considerarsi la logica prosecuzione del primo inciso con Roberto Gatto e Furio Di castri in quanto c&#8217;è molta attenzione alla melodia, cosa che è in me è del tutto naturale, unitamente ad un certo romanticismo che credo faccia parte del mio dna: Questi elementi si ritrovano anche nelle improvvisazioni: quando suono &#8220;libero&#8221; mi piace tracciare delle melodie piuttosto che fare sfoggio di virtuosismo, pur rispettando quanti, viceversa seguono questa linea. Per me la tecnica deve essere al servizio della creatività&#8217; e non viceversa&#8221;.</p>
<p><strong>Si può dire che questo tuo modo di sentire il jazz si inserisce in quel filone che comunemente si definisce come &#8220;Jazz Italiano&#8221;?</strong><br />
&#8220;Credo proprio di sì; se c&#8217;è una cosa che abbiamo di bello noi musicisti italiani è il calore e la ricerca della melodia e quando, poi, a questa melodia si può abbinare una raffinatezza ed una eleganza armonica allora sei già a buon punto. Noi possiamo competere nel mondo con gli altri musicisti proprio con queste armi. Ad esempio se la mettiamo puramente sul piano dello <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/swing/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con swing">swing</a> è chiaro che diventa molto difficile superare i musicisti americani&#8221; .</p>
<p><strong>Senza pensarci troppo: mi fai il nome di un musicista che per te rappresenta un punto di riferimento?</strong><br />
&#8220;Bill Evans senza dubbio; credo sia stato il pianista più importante. Dopo di lui, fermo restando che io adoro Chick Corea e Herbie Hancock che considero due artisti eccezionali, un altro punto di riferimento per me è Keith Jarrett che trovo sia assolutamente geniale&#8221;.</p>
<p><strong>Sono assolutamente d&#8217;accordo: credo che oggi come oggi Jarrett sia semplicemente inarrivabile in quanto le sue idee sono avanti nel tempo…</strong><br />
&#8220;E&#8217; proprio così. Lui a quelle doti che molti posseggono, vale a dire maestria tecnica, senso del tempo, della costruzione dell&#8217;assolo, facilità improvvisativa, abbina anche un gusto straordinario,una profondità&#8217; interpretativa e una capacità di emozionare l&#8217;ascoltatore assolutamente unica…insomma per me è un vero genio&#8221;.</p>
<p><strong>Andando indietro nel tempo, qual è l&#8217;episodio che ricordi con maggiore emozione?</strong><br />
&#8220;Probabilmente suonare con Chet Baker; ogni volta che mettevo le mani sul piano e lui era accanto a me mi rendevo conto di suonare con un pezzo di storia del jazz. Io ho suonato con molti grandi musicisti americani e italiani ma l&#8217;emozione che mi dava Chet, soprattutto quando cantava, è assolutamente ineguagliabile&#8221;.</p>
<p><strong>Quanto dici non mi stupisce in quanto ho trovato che moltissimi musicisti sono attratti dalla personalità di Chet… anche se dal punto di vista umano non è che si concedesse più di tanto.</strong><br />
&#8220;Hai perfettamente ragione. Chet era un tipo taciturno, parlava poco, pochissimo… mi ricordo che una volta facemmo assieme un tragitto in treno di circa quattro ore e riuscii a strappargli solo qualche frase. Ma dal punto di vista musicale ti comunicava un quid che non è facile descrivere a parole&#8221;.</p>
<p><strong>C&#8217;è un qualche artista che oggi, dal punto di vista emozionale, potresti paragonare a Baker?</strong><br />
&#8220;Torniamo a Jarrett e dopo a Corea ed Hancock&#8221;.</p>
<p><strong>Ma siamo su un altro piano…</strong><br />
&#8220;Certamente&#8221;</p>
<p><strong>Qual è il tuo prossimo obiettivo?</strong><br />
&#8220;Fare un disco in trio ma con un&#8217;orchestra d&#8217;archi. Brani di mia composizione, arrangiamenti miei o di altri poco importa… credo che sia molto emozionante lavorare con sotto questo meraviglioso tappeto d&#8217;archi&#8221;.</p>
<p><strong>Ci stai già lavorando?</strong><br />
&#8220;No, siamo ancora allo stato di idea… ma tornando alla tua domanda di prima, spero ovviamente di suonare di più col mio trio.</p>
<p><strong>Prima di lasciarci vorrei, però, che ci parlassi di questo progetto, intrigante, con Eduardo De Crescenzo a mio avviso uno dei migliori artisti in assoluto della canzone d&#8217;autore.</strong><br />
&#8220;Sì, con piacere. Con De Crescenzo, che io reputo davvero un grande, riproponiamo brani del suo repertorio riarrangiati in versione jazzistica e &#8220;unplugged&#8221;. Abbiamo costituito un bellissimo gruppo comprendente Daniele Scannapieco al sassofono,Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Marcello di Leonardo alla batteria , un giovane violoncellista, Lamberto Curtoni, e naturalmente il sottoscritto che suono e curo gli arrangiamenti. Il 24 suoneremo al Blue Note di Milano, il 4 maggio alla Casa del Jazz , l&#8217;11 giugno al San Carlo di Napoli che apre le porte a questa musica &#8220;profana&#8221; e speriamo di lavorare molto con questo progetto&#8221;.</p>
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		<title>Al Top Jazz questa volta non vincono i &#8220;soliti noti&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 23:11:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerlando Gatto</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4696" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2012/01/20120111-001057.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4697];player=img;" title="Franco D’Andrea (foto R. Cifarelli)"><img class="size-large wp-image-4696" title="Franco D’Andrea (foto R. Cifarelli)" src="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2012/01/20120111-001057-300x450.jpg" alt="Franco D’Andrea (foto R. Cifarelli)" width="300" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Franco D’Andrea (foto R. Cifarelli)</p></div>
<p>Allora è proprio vero: il jazz italiano non si limita ai quei tre &#8211; quattro nomi che dominano il mercato, ma è molto più complesso. La conferma, se pur ce ne fosse stato bisogno, arriva comunque, clamorosa, dal recente “Top Jazz” il referendum indetto dalla rivista “Musica Jazz” tra i giornalisti “specializzati”. Ebbene, sorpresa delle sorprese, nessuno dei “soliti noti” ha vinto questa volta in alcuna categoria.<br />
<span id="more-4697"></span><br />
Tutto ciò dimostra quanto sostenuto in <a title="Il jazz in Italia, un mondo ingessato" href="http://www.online-jazz.net/wp/2011/12/15/il-jazz-in-italia-un-mondo-ingessato/">un nostro recente articolo dedicato alla situazione del jazz italiano</a>: purtroppo, anche nel nostro microcosmo, il grande successo è determinato non solo dalla bravura ma anche – e forse soprattutto – da una serie di altri fattori (organizzazione, ufficio stampa influente, rilevanza mediatica) comunque legati al mercato. E che, come si accennava nel già citato articolo, l’eccellenza artistica spesso non fa premio su altri elementi si evince dal fatto che il personaggio risultato vincitore di questa tornata è Franco D’Andrea, giustamente considerato dalla stampa specializzata secondo a nessuno… e non solo a livello italiano.</p>
<p>Quest’anno il pianista di Merano ha vinto in due categorie (miglior formazione e miglior tastierista/pianista), si è classificato secondo come musicista dell’anno, terzo nella categoria dedicata al miglior album con “Sorapis”, quarto come compositore/arrangiatore, e – caso più unico che raro – nella classifica dei gruppi oltre al primo posto ha occupato anche il quinto con il trio.</p>
<p>Eppure D’Andrea non suona spessissimo, eppure D’Andrea non è molto conosciuto al di fuori dell’ambiente jazzistico, eppure D’Andrea non va in <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/televisione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con televisione">televisione</a>. A quest’ultimo riguardo, ci si aspettava che Bollani vincesse in carrozza in parecchie categorie (musicista dell’anno, miglior disco, miglior pianista) dato che è stato praticamente l’unico jazzista italiano ad aver ottenuto spazi (e che spazi…) in <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/televisione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con televisione">televisione</a> da Mamma Rai. Ciò non è accaduto perché ancora oggi i gusti del pubblico spesso non coincidono con quelli dei critici dal momento che necessariamente si usano parametri diversi senza che per questo si gridi allo scandalo.</p>
<p>In linea con queste considerazioni anche la vittoria del chitarrista Lanfranco Malaguti; da anni sulla cresta dell’onda, responsabile di un percorso stilistico quanto mai originale e personale, documentato da tutta una serie di album, Lanfranco non è certo artista da grandi numeri: dopo aver vinto il referendum quale miglior nuovo talento nel 1989, ha dovuto aspettare più di vent’anni per ottenere quest’ulteriore prestigioso riconoscimento.</p>
<p>Un’altra piacevole <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/novita-2/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con novità">novità</a> viene, questa volta, dalla classifica dedicata al musicista dell’anno, a prevalere Rita Marcotulli che corona così un periodo d’oro avendo vinto, nel recente passato, il Premio Ciak D’Oro, il Nastro D’Argento e il David di Donatello per la Miglior Colonna Sonora per il film Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo. Tornando al “Top Jazz” era dal 1982 che tale riconoscimento non andava ad una donna e se in Italia c’è una jazzista che merita questo premio, per l’originalità dell’ispirazione, la costanza, la serietà che ha sempre messo nella sua musica, questa è certamente Rita Marcotulli. Non è questa la sede per ripercorrere la ricca carriera artistica di Rita ma egualmente piace ricordare come ancora giovanissima venne chiamata nel 1988 da Billy Cobham a far parte delle sue formazioni.</p>
<p>Un altro elemento che si può trarre da questo referendum è l’ottimo stato di salute del jazz romano; due musicisti che vivono nella Capitale vincono il TOP JAZZ : oltre a Rita Marcotulli, c’è anche Enzo Pietropaoli, miglior bassista. Tra i vincitori anche musicisti prodotti da Etichette romane: miglior disco «Around Ornette», Giovanni Falzone Quintet (Parco della musica Records); migliori ance : Francesco Bearzatti (Parco della Musica Records); Giovanni Falzone, miglior ottone (Parco della Musica Records); miglior nuovo talento Fulvio Sigurtà (CamJazz); <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/maria-pia-de-vito/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con maria pia de vito">Maria Pia De Vito</a>,miglior voce (Parco della Musica Records). Enzo Pietropaoli è prodotto da Jandomusic,altra etichetta romana. Anche l’ultimo cd di Rita Marcotulli,la colonna sonora di “Basilicata Coast to Coast” è prodotto da un’etichetta romana, Alice Records.</p>
<p>Ciò detto diamo ora uno sguardo più da vicino alle varie classifiche. Il “Premio Arrigo Polillo” – miglior disco dell’anno – è andato ad “Around Ornette” del Giovanni Falzone Quintet; la scelta non è stata facile in quanto l’annata era stata contrassegnata da molti album di sicuro interesse tra cui “Tribe” di Enrico Rava classificato secondo, il già citato “Sorapis” e “In Sicilia una suite” di Giovanni Mazzarino.</p>
<p>La classifica del musicista dell’anno è una sorta di gota del jazz italiano presentando nell’ordine, alle spalle della Marcotulli, D’Andrea, Bollani, Fresu, Rava, Petrella, Bosso, Danilo Gallo, Falzone e Ottolini.</p>
<p>Per la formazione dell’anno, il primo premio è andato ex aequo ad un veterano (il più volte citato D’Andrea) e ad un giovane vale a dire Livio Minafra con il suo quartetto, che hanno preceduto “Tinissima” e il “Falzone quintet”.</p>
<p>Ancor più difficile la scelta del nuovo talento : l’ha spuntata per pochi volti Fulvio Sigurtà su Mattia Cigalini; più distanziato Claudio Filippini che, a nostro avviso, meriterebbe di più… così come Dino Rubino.</p>
<p>Nella classifica dedicata al miglior/compositore/arrangiatore non c’è stata invece storia: Dino Betti Van Der Not ha vinto con 138 punti mentre il secondo classificato, Maurizio Giammarco, ne ha avuti solo 44. Terzo Riccardo Brazzale.</p>
<p>Tra gli ottoni vittoria non scontata di Giovanni Falzone a precedere Petrella, Bosso e Aquino mentre Rava e Fresu sono stati un po’ abbandonati dai rispettivi sostenitori rispettivamente con 29 e 21 voti.</p>
<p>Nel comparto ance vittoria scontata di Francesco Bearzatti su Max Ionata e Francesco Cafiso mentre tra i tastieristi alle spalle di D’Andrea si sono classificati nell’ordine Giovanni Guidi, Stefano Bollani e Dado Moroni; in questa categoria figura anche Rita Marcotulli con 19 preferenze.</p>
<p>Tra i chitarristi bella affermazione del già citato Malaguti che ha preceduto altri due eccellenti musicisti quali Roberto Cecchetto e Maurizio Brunod, mentre qualcosa in più era attesa per Nicola Mingo autore di un eccellente album dedicato a Clifford Brown.</p>
<p>Giusto riconoscimento anche ad Enzo Pietropaoli che ha vinto tra i bassisti con largo margine su Rosario Bonaccorso e Paolino Dalla Porta mentre tra i batteristi il dominio di Roberto Gatto (per altro secondo) è stato infranto da Zeno De Rossi mentre un bel terzo posto è andato a Fabrizio Sferra a parere di chi scrive uno dei batteristi più immaginifici e originali che il jazz europeo possa vantare.</p>
<p>Tra i cantanti scontata affermazione di Maria Pia De Vito che si riconferma giustamente ai vertici dato che mai si è fermata sugli allori andando sempre a cercare nuove e più ardue vie espressive.<br />
Infine nella categoria miscellanea primo il violinista Stefano Pastor sull’armonicista Max De Aloe e il flautista Massimo De Mattia; ottima quinta l’arpista Marcella Carboni.</p>
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		<title>CHAT NOIR e MARIO RAJA al Music Inn</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 13:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4402" class="wp-caption alignnone" style="width: 111px"><a href="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2011/10/Raja.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4400];player=img;" title="Mario Raja"><img class="size-full wp-image-4402" title="Mario Raja" src="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2011/10/Raja.jpg" alt="Mario Raja" width="101" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Raja</p></div>
<p>Prosegue con una serie di concerti interessanti la programmazione del Music Inn, lo storico Club della Capitale alla sua seconda “nuova” stagione<strong>.<br />
</strong>Venerdì 28 ottobre saranno di scena “Chat Noir” ovvero Michele Cavallari al pianoforte, Caterina Palazzi al contrabbasso, Giuliano Ferrari alla batteria.<strong> </strong>Dopo i primi due album <em>Decoupage</em> e <em>Difficult to see you</em>, il titolo del nuovo lavoro – “<em>Weather Forecasting” -</em> prende spunto dalla pietra dotata della proprietà magica di prevedere le condizioni meteorologiche. Uno strumento rudimentale e concreto solo in apparenza, che costituisce il connubio tra cielo e terra, materiale ed immaginario, presente e futuro.</p>
<p><span id="more-4400"></span></p>
<p>Sebbene la line-up sia quella di un classico piano trio, il sound si discosta dai canoni del <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/jazz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con jazz">jazz</a> tradizionale: l’architettura sonora dei brani privilegia gli aspetti compositivi e di arrangiamento, con l’intento di esaltare il lirismo delle composizioni piuttosto che le doti tecniche dei singoli musicisti. Il suono degli strumenti acustici è arricchito dall’utilizzo di effetti, in una sintesi elettro-acustica che ha come interlocutoriil <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/jazz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con jazz">jazz</a> nordeuropeo e il post-rock.</p>
<p>Sabato 29 ottobre sarà la volta del  quartetto del sassofonista Mario Raja con Luca Fattorini al contrabbasso, Enrico Bracco alla chitarra, Armando Sciommeri alla batteria<strong>. </strong>Il Mario Raja 4tet<strong> </strong>è un gruppo dal suono moderno e originale. Il repertorio è basato su composizioni dei quattro musicisti e su una scelta di standards molto particolare. La musica è arrangiata in modo da assicurare un bilanciamento fra strutture e libertà dell’improvvisazione.</p>
<p>Mario Raja sassofonista, arrangiatore e compositore, ha esordito professionalmente a Roma nel 1977. Attivo nei contesti musicali più diversi, dal quartetto jazz all’orchestra sinfonica, ha collaborato e registrato con musicisti come Mel Lewis, Bob Brookmeyer, Joe Lovano, Luciano Berio, Sal Nistico, Daniel Oren, Gunther Shuller, Stevie Wonder, Phil Woods, Massimo Urbani, Giuseppe Sinopoli, Don Moye. E’ stato primo sax tenore dell’orchestra della RAI di Roma e direttore dell&#8217;Orchestra Nazionale di Jazz dal ‘96 al ‘98. Dirigela PERUGIA JAZZ ORCHESTRA, l’ORCHESTRA NAPOLETANA DI JAZZ e dall&#8217;88la MARIO RAJA BIGBANG, vera e propria “all star” del <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/jazz-italiano/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con jazz italiano">jazz italiano</a>. Insegna al Conservatorio di Perugia.</p>
<p>Enrico Bracco chitarrista e compositore romano fra i più interessanti della nuova generazione. Ha al suo attivo collaborazioni con musicisti come Rick Margitza, Tony Scott, Eddie Henderson, Pietro Lussu, Vince Benedetti, Maurizio Giammarco.<br />
Ha pubblicato vari CD fra cui due a suo nome per la Philology. Ha composto musica per teatro e cinema e televisione. Insegna a seminari estivi di Viggiano Jazz.<br />
Luca Fattorini contrabbassista romano giovanissimo. Suona il contrabbasso dall&#8217;età di 17 anni, dopo una lungo periodo come bassista elettrico funk. Ha esordito a Roma nel 2008 col quintetto di giovanissimi talenti  &#8221;Penta Rei&#8221; esibendosi alla Casa del Jazz. Da allora ha iniziato a collaborare con alcuni fra i migliori jazzisti italiani, da Maurizio Giammarco a Daniele Tittarelli. Ha avuto occasione di suonare con grandi jazzisti come Sheila Jordan, George Garzone, Bill Smith. Ha appena registrato col nuovo gruppo &#8220;Fresh Fish&#8221; insieme a Domenico Sanna e Marco Valeri.<br />
Armando Sciommeri batterista fra i più in vista della scena romana. Ha suonato con musicisti come Tony Scott, Eddie Henderson, Harvie Swartz, George Garzone, Antonello Salis, Gabriele Mirabassi, Daniele Tittarelli, Matt Renzi, Pietro Lussu e Maurizio Giammarco. Fa parte del trio di Alessandro Gwiss e dell’Orlando Johnson Groovy Organ Band e del Dan Kinzelman Quartet.<br />
Lavora in teatro con Giorgio Albertazzi e Alessandro Haber. Ha inciso molti dischi e partecipato a Festival internazionali.</p>
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		<title>&#8220;Delitti Rock&#8221; e &#8220;Sostiene Bollani&#8221; in onda sulle reti RAI</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 14:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gerlando Gatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[contrabbasso]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4279" class="wp-caption alignnone" style="width: 220px"><a href="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2011/09/Michael_Jackson.jpg" rel="shadowbox[sbpost-4278];player=img;" title="Michael Jackson"><img class="size-full wp-image-4279" title="Michael Jackson" src="http://www.online-jazz.net/wp/wp-content/uploads/2011/09/Michael_Jackson.jpg" alt="Michael Jackson" width="210" height="275" /></a><p class="wp-caption-text">Michael Jackson</p></div>
<p>Incredibile ma vero: la Rai ha deciso di mandare in onda, nello stesso periodo, due programmi dedicati ad una musica che non  sia di semplice intrattenimento; così su RaiTre sta andando in onda “Sostiene Bollani” e su RaiDue “Delitti Rock”. Lunedì è andata in onda la seconda puntata di quest’ultimo programma e devo dire che le cose sono sostanzialmente migliorate rispetto alla prima. Innanzitutto per l’argomento scelto. Questa volta si parlava delle vite incrociate di Elvis Presley e di Michael Jackson. E bene hanno fatto gli autori ad insistere sulle consonanze tra i due personaggi, due grandi artisti che, però, fragili dal punto di vista esistenziale, non hanno retto il peso di una certa vita rifugiandosi spesso nei farmaci.</p>
<p><span id="more-4278"></span></p>
<p>Di qui il mistero, questo sì tutto da scoprire, che ancora oggi circonda la morte dei due grandi artisti venuti meno in giovane età. In effetti se la vicenda di Presley può oramai considerarsi archiviata senza che si sia raggiunta una plausibile verità, per Jackson le cose stanno in maniera ben diversa tanto che proprio in questi giorni è iniziato il processo a carico del dott. Conrad Munray che ha avuto in cura Jackson negli ultimi anni. E’ c’è da scommetterci che ne vedremo delle belle! Su questo canovaccio, è stato costruito un racconto ben equilibrato, esauriente, corredato da importanti testimonianze e filmati e “recitato”, sempre con un pizzico di enfasi in più, da Massimo Ghini.</p>
<p>Anche dal punto di vista musicale un bel salto in avanti: sempre pochi i filmati ma in compenso la performance live è stata affidata al duo Musica Nuda – vale a dire Petra Magoni voce e Ferruccio Spinetti contrabbasso – che, invece di eseguire pedissequamente brani di Presley o di Jackson,  ha magnificamente stravolto due brani.</p>
<p>E veniamo a “Sostiene Bollani”.</p>
<p>Evidentemente i dirigenti di “Mamma Rai”, ed in particolare quelli di RaiTre, hanno deciso che se in <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/televisione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con televisione">televisione</a> si parla di <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/jazz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con jazz">jazz</a>, l’unico musicista deputato a farlo è Stefano Bollani. Così dopo le tutt’altro che irresistibili puntate di “Dottor Djembé” domenica 18 settembre è partito, sempre su RaiTre in seconda serata, un nuovo programma dal titolo “Sostiene Bollani” condotto dall’eccellente pianista.</p>
<p>Il programma andrà avanti fino al 23 ottobre per un totale di sei puntate.</p>
<p>Abbiamo volutamente atteso la seconda puntata prima di parlarne per verificare che tipo di indirizzo la trasmissione volesse prendere e adesso le cose appaiono piuttosto chiare. Innanzitutto c’è un abisso tra “Dottor Djembé” e “Sostiene Bollani”  nel senso che questa volta il tutto si tiene in maniera organica. Si sceglie un argomento – domenica era l’incipit – e Bollani si profonde in una serie di spiegazioni e divagazioni  condite dalle solite gag in un mix di serio e faceto che tuttavia non sempre convince appieno. Accanto a lui, nella veste di stralunata apprendista, Caterina Guzzanti ultima arrivata della ben nota famiglia. In siffatto contesto si inserisce la musica con interpretazioni dello stesso Bollani domenica coadiuvato dal solo bassista Jesper Bodilsen mentre mancava il batterista Morten Lund (musicisti che costituiscono il celebrato “Danish trio”) e gli interventi degli ospiti che sia l’altra volta sia domenica scorsa sembrano essere stati scelti con il criterio di accontentare allo stesso tempo il pubblico “pop” e quello jazz: Irene Grandi e Gabriele Mirabassi la prima puntata, Beppe Servillo e il duo Petra Magoni – Ferruccio Spinetti il 25.</p>
<p>Scopo del programma –come si accennava – è divulgare la conoscenza musicale con un approccio piano, in cui pop, jazz, “classica” si mescolano in nome della Musica con la M maiuscola. Importante, quindi, il ruolo del “presentatore” che, tra l’altro, si trova ad agire  in diretta con un pubblico vero, non composto, cioè, da innocui figuranti. A questo proposito Bollani ha le idee chiare: “Mi ispiro indegnamente – ha dichiarato a Leonard Bernstein e a Dudley Moore… ma penso anche a Lelio Luttazzi e a Enrico Simonetti, due ottimi musicisti, due signori della tv che sapevano fondere con eleganza intrattenimento e buona musica”.</p>
<p>E come dargli torto? Il fatto è che proprio nel coniugare intrattenimento e buona musica il programma mostra qualche crepa nel senso che, a nostro avviso, la parte dedicata al parlato sovrasta di troppo quella squisitamente musicale. Bollani spiega e spiega e spiega e va tutto bene (anche perché non dice sciocchezze) ma forse parla un tantino troppo cosicché il programma perde un po’ di tensione, che viene immediatamente riacquisita quando entra in gioco la Musica “suonata”. Ecco allora che il programma vola alto grazie  allo stesso Bollani e alla bravura degli ospiti che in  quest’ultima puntata sono apparsi davvero bravi: straordinario, in particolare, il già citato duo costituito dalla <a href="http://www.online-jazz.net/wp/tag/vocalist/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con vocalist">vocalist</a> Petra Magoni e dal contrabbassista Ferruccio Spinetti mentre Beppe Servillo ha riaffermato quelle doti di raffinato interprete-dicitore che ben conoscevamo. Quanto a Bollani gradiremmo che parlasse di meno e suonasse di più dal momento che quando decide di esprimersi in musica i livelli raggiunti sono sempre altissimi come dimostra anche il recentissimo cd ECM, registrato live a Orvieto nel2010, incui il pianista toscano suona assieme a Chick Corea.</p>
<p>Un’ultima considerazione: va bene che, come già detto, in “Sostiene Bollani” si parla tanto ma non vi sembra che sei autori siano un po’ troppi?</p>
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