“OPEN IMPROVISATION” WORKSHOP + CONCERTO con Elena Camerin e Khabu Young. Il 15 febbraio presso Spazio Aereo, Mestre (VE)

La Scuola di musica “Thelonious Monk” di Mira (VE) in collaborazione con Spazio Aereo presenta un doppio appuntamento all’insegna del jazz con due musicisti e docenti d’eccezione che si muovono tra l’Italia e gli USA: Elena Camerin e Khabu Young.

Inserito nel ciclo “Power Acoustic Sunday” (https://www.facebook.com/events/317860588418420/), il workshop+concerto si terrà domenica 15 febbraio presso la sede di Spazio Aereo (Mestre, via Industrie 27/5) alle ore 13.00.

“Open Improvisation” verterà sull’improvvisazione libera. Il corso-seminario è rivolto non solo a musicisti, ma anche ad attori, poeti e danzatori, a chiunque voglia potenziare la propria libertà espressiva e condividerla con un gruppo più ampio ed eterogeneo. I partecipanti, provenienti da ambiti ed esperti di discipline diverse possono trovare così un terreno comune per approfondire e far nascere momenti di libera espressione attraverso la consapevolezza del flusso creativo.

Il workshop terminerà con un concerto di corsisti e docenti alle ore 18.00.

Seguiranno
*alle 19.00 il live-set di Sho-Shin, duo composto da Riccardo Marogna (clarinetto, clarinetto baso, electronics) e Riccardo La Foresta (batteria) – http://riccardomarogna.tumblr.com/post/102607881441/sho-shin
**alle 21.00 il concerto del duo Camerin-Young e jam session fino a tarda notte, come di consueto!

Per iscrizioni e informazione riguardanti il workshop, contattare la segreteria della Scuola di musica “Thelonious Monk” (3460809542, Pascale).

Ingresso a Spazio Aereo riservato ai soci ARCI.

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Alessandro Florio Trio feat. Alberto Gurrisi & Bill Panagiotopoulos

Il trio guidato dal chitarrista Alessandro Florio, arriva sulla Costiera Amalfitana con due straordinari e talentuosi musicisti, Alberto Gurrisi all’organo hammond e il greco Bill Panagiotopoulos alla batteria.

I tre musicisti martedì 5 agosto, saliranno sul palco di Largo Duchi Piccolomini di Amalfi in occasione dell’Amalfi Young&Jazz Festival 2014 (ingresso libero). Mercoledì 6 agosto, invece, tappa a Ravello, città della musica, dove l’Alessandro Florio Trio si esibirà nel celebre Club “Le Mosaique”, al bordo della piscina dell’hotel Giordano, per una serata da non perdere (inizio ore 21,30 – ingresso 15 euro comprensivo di consumazione). Unito dall’amore per il Soul Jazz americano e dalle comuni radici mediterranee dei tre musicisti, il trio esplora in maniera swingante brani originali e standard con un approccio tradizionale e allo stesso tempo innovativo. Tre giovani musicisti con percorsi professionali internazionali che straordinariamente in questa occasione incrociano le proprie strade e i propri progetti da solisti per dare vita ad una serata di grande jazz proponendo famosi standard di Thelonious Monk e brani originali di impronta Monkiana a firma di Alessandro Florio, tratti dal suo ultimo album intitolato “Taneda”.

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In ricordo di Horace Silver e Gian Mario Maletto

Horace Silver

E’ capitato più volte – su questo sito – di scrivere di musicisti o critici (o operatori, amici del jazz) scomparsi, da Ravi Shankar a Roberto Capasso, da “Butch” Morris ad Aldo Sinesio. Non lo si fa per un dovere di cronaca astratto quanto, e soprattutto, per evidenziare la ricchezza del contributo alla musica di matrice afroamericana da parte di chi non c’è più, quindi con un taglio che guarda maggiormente alla vita che alla morte, ad un’eredità viva che va, forse, al di là del tempo.

Oggi è necessario parlare del pianista Horace Silver e del giornalista e collaboratore per decenni di “Musica Jazz” Gian Mario Maletto, scomparsi nei giorni scorsi.

Horace Silver è morto il 18 giugno scorso nella sua casa di New Rochelle (NY). Il suo nome richiama alla mente subito una serie di effervescenti e, in genere, ritmicamente esuberanti brani scritti dal pianista, nato nel 1928 a Norwalk (Connecticut): “The Preacher” che evoca la responsorialità degli spirituals, “Señor Blues” che coniuga ‘spanish tinge’ ed Afroamerica, “Doodlin’”, “Opus De Funk”, “Nica’s Dream” dedicato alla baronessa protettrice dei jazzisti, “Song for My Father” che reinventa ritmiche delle isole di Capoverde (da cui proveniva il padre, mentre la madre era irlandese) ed ancora “Sister Sadie”, “Blowin’ the Blues Away”, “Fifty McNasty”, “Peace”, “Serenade to a Soul Sister”… Horace Silver ha avuto tra gli altri il merito di costruire, a partire dagli anni ’50, un nuovo repertorio che ha avuto una lunga tenuta. Sono anni in cui il mondo è sotto l’incubo della guerra fredda, gli Usa vivono la caccia alle streghe, il movimento per i diritti civili muove i suoi primi passi mentre, in ambito sonoro, nasce il 33 giri, si affermano il rhythm and blues ed il rock and roll. Il nome di Silver è, inoltre, collegato a quello del batterista Art Blackey ed alla nascita dei Jazz Messengers agli inizi di quel decennio, gruppo seminale che i due diressero in tempi diversi e da cui il pianista si staccò nel 1956. Quel gruppo sarà per decenni una sorta di “nave-scuola”, il paradigma vivente di uno stile nato in un preciso contesto storico-sonoro ma divenuto, dopo il revival degli anni ‘80, una sorta di icona del jazz tout-court.

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SILE JAZZ 2014. “SUONI ALTRI” – Storie di affluenti musicali. A Treviso e in provincia dal 13 giugno al 25 luglio

“SILE JAZZ 2014”
III edizione
Percorso musicale sul fiume
“SUONI ALTRI” – Storie di affluenti musicali

“Sile Jazz” è una rassegna di concerti nata nel 2012 con l’intento di offrire alla comunità un momento di aggregazione a valenza culturale, creando una sinergia tra la scoperta del territorio bagnato dal fiume Sile e l’esplorazione del panorama jazzistico contemporaneo.
La rassegna è organizzata dall’etichetta trevigiana nusica.org con direzione artistica del bassista Alessandro Fedrigo, in collaborazione con la Scuola di musica “Thelonious Monk” di Mira e studio_15 design di Preganziol (TV). Ha come partner Provincia di Treviso, Rete Eventi Cultura 2014, Parco del Sile, e si realizza con il sostegno dei Comuni aderenti ossia Quinto di Treviso, Casier, Treviso, Morgano, Casale sul Sile, Vedelago, Silea. Partecipano anche alcuni sponsor privati: main sponsor Sun 68 e studio_15 design; sponsor: Alchèmia enatura, Confcommercio Ascom Treviso, Barchiamo, Home Design, Pànchic, Perlage, Sparkasse Cassa di Risparmio; con il concorso di BHR Treviso Hotel, DiVino Osteria Trevigiana, Gioja Lounge Bar, Salumeria Eustacchio.

Dopo due edizioni che hanno ottenuto un grande successo di pubblico e di critica, “Sile Jazz” proporrà per i mesi di giugno e luglio un nuovo ciclo di live ricco di novità, mantenendo la formula dei 7 concerti in 7 venerdì estivi all’interno di location sempre suggestive lungo il corso del fiume Sile e nei centro storici cittadini della Marca.
La manifestazione si svolgerà dal 13 giugno al 25 luglio. I concerti saranno rigorosamente a ingresso libero e gratuito, e avranno inizio alle 21.00; ospiti della manifestazione, alcuni tra i più importanti jazzisti italiani.

La terza edizione s’intitola “Suoni Altri” – Storie di affluenti musicali e presenterà al pubblico gruppi atipici e insoliti che spiccano originalità, e che proporranno progetti musicali ‘di confine’.
Il titolo rappresenta la metafora del jazz come ‘grande fiume’, qual è anche il Sile. Il fiume accoglie le acque di tante provenienze e le nobilita, così il jazz è una musica sempre ‘vitale’, che può rinnovarsi dal suo interno accogliendo cambiamenti e alterazioni provenienti da generi diversi, modificando di continuo il proprio ‘status’.

I MUSICISTI
Gli artisti coinvolti provengono da vari luoghi d’Italia; il loro intento è quello di attribuire un nuovo significato musicale alla matrice jazzistica, di fatto reinterpretandola in modo nuovo e coinvolgente all’ascolto.
Apre la rassegna venerdì 13 giugno a Quinto di Treviso il quintetto del vibrafonista trentino Mirko Pedrotti, che strizza l’orecchio al jazz degli ultimi vent’anni servendosi di armonie modali e tempi dispari. Il 20 giugno invece, a Casier, il quartetto dell’armonicista lombardo Max De Aloe, che rivisita audacemente la musica polimorfa di Björk. A Treviso, il 27 giugno, “TRE” con Giancarlo Bianchetti alle chitarre, Silvia Donati alla voce, Roberto Rossi alle percussioni e batteria, trio che allarga i contorni della musica brasiliana di ieri e oggi. Quarto live a Badoere di Morgano, il 4 luglio, con il duo “Skinshout”: Gaia Mattiuzzi alla voce e Francesco Cusa alla batteria lavorano su materiali di Alan Lomax, filtrati con uno stile del tutto personale. Sul palco di Casale sul Sile l’11 luglio Debora Petrina, al piano e alle tastiere, incontra la batteria e l’elettronica di Gianni Bertoncini, per raccontare di mondi autobiografici surreali. Il quartetto del violinista Carmelo Emanuele Patti affronta invece, il 18 luglio ad Albaredo di Vedelago, un viaggio di commistione fra jazz, musica classica, rock e pop. A chiudere il ciclo di live, il 25 luglio a Silea, il trio “Impronte Mediterranee” del chitarrista – a 10 e 12 corde – Gionni Di Clemente, con il sassofonista sudafricano Mike Rossi e il percussionista Francesco Savoretti; la loro musica risente di influenze etniche di varia provenienza.

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Jacky Terrasson è sempre un grande

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Davvero atipica la parabola artistica – e fors’anche umana – di Jacques-Laurent Terrasson, ovvero Jacky Terrasson. Nato a Berlino nel 1965 da padre francese e da madre afroamericana, Jacky cresce a Parigi e comincia a studiare pianoforte all’età di cinque anni. Trasferitosi negli USA, studia al Berklee College of Music di Boston e successivamente ritorna a Parigi, dove lavora tra gli altri con Dee Dee Bridgewater, Barney Wilen e Ray Brown. Tornato negli States si esibisce nei locali di Chicago e di New York, quindi si fa apprezzare come accompagnatore di Betty Carter e nel 1993 ottiene il primo importante riconoscimento, il premio Thelonious Monk come miglior pianista. Nel 1994 firma un contratto discografico per la Blue Note Records e incide l’album che porta come titolo semplicemente il suo nome; all’album, che esce nel gennaio 1995, faranno seguito altri nove produzioni per la Blue Note. Poi firma per Concord Music e quindi per EmArcy, etichetta sotto cui è appena stato pubblicato il nuovo album “Gouache”.

Insomma negli anni a cavallo tra gli ’80 e i ’90 Terrasson si presenta sulla scena jazzistica internazionale, assieme a Brad Mehldau, come uno dei talenti più puri, proprio per questo, naturale erede di Keith Jarrett.

Poi inspiegabilmente perde terreno, i suoi dischi sempre eccellenti non riescono più a trovare un grandissimo successo almeno di pubblico e la sua notorietà scema. Prova ne sia che il concerto cui abbiamo assistito, il 20 maggio scorso, si è svolto al “Teatro Studio” dell’Auditorium Parco della Musica, ovvero nella sala più piccola che per giunta presentava posti vacanti.

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