Chick Corea: ovvero jazz senza se e senza ma

Chic Corea e Gary Burton

A 73 anni Chick Corea si è presentato all’Auditorium Parco della Musica di Roma in forma smagliante: fisico asciutto (frutto evidente di una robusta cura dimagrante), capelli naturalmente ricci e screziati di bianco, abbigliamento casual… ma soprattutto una gran voglia di divertire e divertirsi facendo musica. E quando si avvertono immediatamente queste sensazioni, significa che la serata sarà memorabile. E così è stato!

Certo per chi conosce bene il pianista di Chelsea non è si è trattato certo di una sorpresa: Chick oramai da tempo abita le altissime sfere del jazz essendo considerato uno dei più grandi jazzisti ancora in attività. Eppure raramente mi è capitato di vederlo così simpatico – sì credo proprio sia il caso di usare questo termine – come l’altra sera. Pronto al sorriso, pronto a dialogare con il pubblico, pronto a fare qualcosa di assolutamente inedito (almeno per il vostro recensore) di cui parlerò più avanti. Il fatto è che dopo tanti anni di attività e di successi, Corea è ben consapevole di non dover dimostrare alcunché e, al contrario di qualche suo illustre “collega”, evidenzia con in fatti come suonare sia sempre una festa, un rito collettivo in cui il pubblico ha un suo ruolo ben preciso dal momento che proprio dal pubblico ti giunge il feedback su ciò stai facendo. E a Roma il feedback è stata una sorta di continua e entusiastica ovazione.

Ovazioni che sicuramente Chick raccoglierà a piene mani nel corso di questo suo lungo Piano Solo Word Tour che lo vede protagonista in oltre trenta performances in tutto il mondo. Questi concerti si svolgono in concomitanza con l’uscita della sua ultima fatica discografica, “Portraits”, un doppio CD registrato dal vivo che può considerarsi una sorta di summa della straordinaria carriera di Corea come interprete e come compositore.

A Roma Corea ha presentato un repertorio godibilissimo in cui, pur non rinunciando alla propria specifica cifra stilistica, ha indagato territori ben noti al pubblico come quelli di Duke Ellington, Bill Evans, Thelonious Monk, Stevie Wonder… senza trascurare il proprio coté compositivo e i suoi amori della sponda “classica” quali Chopin e Mozart.

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Pozza Ghiglioni Zunino e Angelucci presentano a Genova ‘Four Streams’ Sabato 12 aprile 2014

Sabato 12 aprile, la cantante Tiziana Ghiglioni, Andrea Pozza al piano, Aldo Zunino al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria, presenteranno al Borgoclub di Genova (Via Vernazza 7/9r San Martino), il nuovo progetto live intitolato “Four Streams”. “Quattro fiumi” in piena, quattro personalità carismatiche di altissimo livello del panorama jazzistico nazionale che si sono unite per passione e affinità musicali e che proporranno composizioni di Thelonious Monk, Mal Waldron, Cedar Walton ed altri famosi standards.

Tiziana Ghiglioni è considerata una delle più importanti cantanti jazz italiane di sempre, vanta collaborazioni con personaggi di spicco della storia del jazz come Mal Waldron, Steve Lacy, Kenny Drew e molti altri. Torna a Genova, al Borgoclub dopo tanti anni e accompagnata da una ritmica d’eccezione.

Andrea Pozza ha una solida carriera nazionale ed internazionale ed è riconosciuto dalla critica e dal pubblico come una delle personalità più rappresentative in ambito jazz attualmente in circolazione. Pianista eclettico capace di affrontare con grande disinvoltura qualsiasi repertorio, è sia leader carismatico sia partner ideale per grandi artisti che trovano in lui empatia e innato interplay. Tra le sue collaborazioni spiccano quelle con George Coleman, Enrico Rava, Steve Grossman, Scott Hamilton (col quale ha recentemente inciso in duo “I Could Write a Book” super audio cd e vinile edito da Fonè Jazz), Franco Ambrosetti, Fabrizio Bosso e tanti altri.

Aldo Zunino intraprende la carriera professionale a 18 anni esibendosi in tutto il Nord Italia con i musicisti più rappresentativi del territorio. La sua attività concertistica si estende rapidamente in vari paesi: Francia, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Slovenia, Croazia, Spagna. Lunghissimo è l’elenco delle sue collaborazioni: Gianni Basso, Franco D’Andrea, Enrico Rava, Pietro Tonolo, Benny Golson, Harry Sweets Edison, Clark Terry, Ben Riley, Albert Heath, Cedar Walton, Nat Adderley, Clifford Jordan, Horace Parlan, Shirley Scott,  Joe Newman , Lew Tabakin e molti altri.

Nicola Angelucci, sicuramente uno dei batteristi più richiesti in Italia in questo momento per le sue doti di accompagnatore, di solista e per la musicalità, pertinenza e duttilità che rende il suo supporto ritmico insostituibile. Oltre alle prestigiose collaborazioni con importanti jazzisti  come Dave Kikosky, Jeremy Pelt, Enrico Pierannunzi è leader anche di proprie formazioni con cui ha inciso numerosi cd.

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Alla scoperta dell’Africa

Duke_Ellington

Luigi Onori, firma che conoscono senz’altro i lettori di questo sito, ha iniziato il 5 aprile scorso una serie di quattro incontri alla Casa del Jazz (ogni sabato dalle 12 alle 13,15 ; prossimi appuntamenti il 12, il 19 ed il 26 di questo mese).

La tematica, a cui lo studioso ha dedicato due libri, è “Il Jazz e l’Africa. Radici, Miti, Suoni”. Ha disegnato un viaggio in quattro tappe nell’immaginario africano presente nel jazz, sotteso alla sua secolare vicenda. Non un itinerario musicologico quanto una ricerca per trovare nella musica afroamericana le molte, vivide e preziose tracce di un’Africa che si è voluta spesso dimenticare e rimuovere. Così si viaggerà dallo “stile giungla” di Duke Ellington e degli anni Venti fino ai jazzisti africani del XXI secolo.

Il primo appuntamento (quello del 5 aprile) è stato dedicato ad una mappa sonora che ha toccato New Orleans, i legami tra l’Islam, Cuba ed il bop, Louis Armstrong in Ghana, Archie Shepp ed il jazz vicino al Black Power ad Algeri nel 1969, gli incontri tra kora (Foday Musa Suso) e sintetizzatore (Herbie Hancock) degli anni ’80, le narrazioni di Hannibal Lokumbe, il chitarrista del Benin Lionel Loueke. Insomma. un rapido affresco per una trama densa e complessa, spesso poco conosciuta.

I prossimi due appuntamenti sono dedicati a Duke Ellington e Randy Weston. Ecco le relative schede di presentazione. Si tornerà tra qualche tempo a parlare dell’ultimo appuntamento (26 aprile) dedicato al jazz sudafricano.

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I nostri CD. Un salvifico salto nel passato grazie a sette titoli ECM

I NOSTRI CD

Come tutti i diversi comparti dell’arte anche il jazz sta attraversando un momento non particolarmente felice attraversato com’è da una serie di paradossi che non si riesce a sciogliere. Così, tanto per citarne alcuni, alla sempre più marcata carenza di fondi fa da contraltare un numero enorme di festival, i musicisti invece di coalizzarsi non si risparmiano frecciatine spesso non innocue, i dischi non si vendono eppure si continuano a produrre in quantità industriale, i media mostrano un crescente disinteresse verso questa musica. Ci si potrà obiettare: tutto questo è vero, ma è altrettanto vero che fior di talenti si evidenziano un po’ ovunque… ma è proprio qui, a nostro avviso, che casca il classico asino. E’ indubbio che talenti in giro ce ne siano moltissimi ma nessuno di questi è in grado di apparire il leader del domani, colui che effettivamente sappia indicare una nuova strada. Così, per ascoltare dei veri capolavori, bisogna volgere la testa all’indietro, verso il passato.

In questo quadro si inserisce l’iniziativa della ECM che ha deciso di proporci, nell’ambito di una nuova collana, sette titoli, incisi tra il 1969 e il 1981, che costituiscono una vera e propria gioia per l’ascolto.

L’offerta della casa tedesca si articola, questa volta, su tre piani: vinile da 180 grammi, cd e files scaricabili.

Lasciamo a colleghi più esperti la disamina tecnica sulle varie caratteristiche della triplice offerta e soffermiamoci, invece, sui sette titoli che presentiamo in ordine cronologico.

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Il 30 marzo a Venezia CREI, il nuovo ensemble fondato dal sassofonista Nicola Fazzini debutta al MusiCaFoscari Jazz Fest

Una grande attenzione alla contemporaneità, all’innovazione e alla ‘costruzione’ musicale: sono questi alcuni tra i caratteri di CREI (Composizione, Ricerca e Improvvisazione) neonato ensemble a geometria variabile, fondato e diretto dal sassofonista Nicola Fazzini in collaborazione con il progetto MusiCafoscari dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’etichetta musicale nusica.org, che vede una nutrita front-line di strumenti a fiato e una vigorosa sezione ritmica a ‘creare’ (come già dice il nome) un suono che evoca sì il jazz ma che ha l’ambizione di rappresentare e interpretare il luogo, il tempo e la realtà in cui viviamo e in cui siamo quotidianamente immersi.
Il gruppo è formato da alcuni tra i migliori e caparbi esecutori e compositori del Nordest Italia ossia, Ettore Martin al sax tenore, Gianluca Carollo e Daniele Goldoni alla tromba, Federico Pierantoni al trombone, Alberto Prandina al corno, Glauco Benedetti alla tuba, Saverio Tasca al vibrafono, Alessandro Fedrigo al basso elettrico e Luca Colussi alla batteria.
Questa formazione esordirà domenica 30 marzo (ore 21.00) presso il Teatro Ca’ Foscari Santa Marta di Venezia (Dorsoduro 2137), nell’ambito e a chiusura della seconda edizione del MusiCaFoscari Jazz Fest, una tre giorni di concerti gratuiti dentro e attorno al jazz e alla musica d’improvvisazione contemporanei.

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Andrea Pozza Mattia Cigalini Duo a La Moscabianca di Ventimiglia. Mercoledì 19 marzo

Mercoledì 19 marzo  il pianista jazz Andrea Pozza e il sassofonista Mattia Cigalini si esibiranno in duo a La Moscabianca di Ventimiglia (Via Varaldo zona biscione, ore 21.30). La loro formula vincente consiste in un interplay disinvolto ed innato capace di dare risalto all’ispirazione del momento, nella migliore delle tradizioni jazz. Pozza e Cigalini proporranno brani di loro composizione oltre che una selezione di standard da Thelonious Monk a Billy Strayhorn, omaggiando così artisti che sono stati per entrambi fonte di ispirazione.

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