Gianni Gebbia in trio giovedì 17 a Milano

Giovedì, 17 novembre, presso la Cascina Autogestita Torchiera Senzacqua, concerto dell’ Elettromagnetico Trio di Gianni Gebbia al sax soprano con Luca La Russa basso elettrico e Carmelo Graceffa batteria e live electronics.
Gianni Gebbia è musicista straordinario che ama ricercare costantemente nuove strade, nuove vie attraverso cui esprimere le proprie potenzialità. Nell’intervista che ci ha concesso poco tempo fa, Gianni ci ha parlato con particolare entusiasmo di questa sua nuova iniziativa tesa, riportiamo le sue parole, a studiare ed esplorare “tutte le mie melodie e composizioni che ho maturato a partire degli anni Ottanta sino ad oggi e che sono basate su due elementi principali: da un lato l’utilizzo estensivo della respirazione circolare (che imparai a contatto con i grandi maestri delle launeddas sarde da ragazzo) e delle influenze della mia terra più l’inserimento di suoni e tessiture provenienti dalle mie esperienze nel campo della musica improvvisata o del jazz classico. (altro…)

Il jazz degli Oregon apre la stagione musicale del Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli (Ud)

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La stagione musicale 2016-2017 del Teatro Pasolini di Cervignano, curata da tredici anni dall’Associazione Culturale Euritmica di Udine e con la direzione artistica di Giancarlo Velliscig, riparte giovedì 17 novembre, alle 21:00, con il jazz libero e avvolgente degli Oregon, la band di Ralph Towner, chitarrista statunitense dal talento prodigioso. Il gruppo è impegnato, dall’11 novembre, in un tour europeo che prevede due sole date in Italia: la prima a Cervignano e la seconda a Napoli.
Nel corso della sua lunghissima carriera, la formazione ha subito diverse variazioni e con grande piacere vediamo ora farne parte un vecchio amico di Euritmica, Paolino Dalla Porta, raffinato interprete del contrabbasso più affidabile e moderno. Accanto a lui e a Ralph Towner, un altro dei  fondatori degli Oregon: l’oboista e sassofonista Paul McCandless, vere istituzioni del jazz degli ultimi decenni; completa la sezione ritmica Mark Walker, alle percussioni e batteria. (altro…)

Francesco Cafiso. La musica è la mia vita

Francesco Cafiso è senza dubbio alcuno uno dei musicisti più interessanti che il jazz italiano – e quello siciliano in particolare – abbiano espresso in tutti questi anni.
Francesco è stato quel che si dice un bambino prodigio; comincia a suonare il sassofono a sei anni e a nove già si esibisce in un’orchestra di tutti adulti. Ben presto la sua fama travalica i confini nazionali tanto che a quattordici anni viene invitato da alcuni dei festival jazz più importanti del mondo; nel 2002 viene chiamato da Wynton Marsalis per un tour europeo; memorabile il 19 gennaio del 2009, a vent’anni, l’esibizione di fronte al presidente americano Barack Obama, su segnalazione dello stesso Marsalis. Il successo non lo distoglie, comunque, dalla serietà che lo ha sempre contraddistinto: così nel 2010 consegue la laurea specialistica di II livello in jazz presso il Conservatorio Corelli di Messina.
Oggi, come si accennava, viene giustamente considerato una stella di primaria grandezza.

-Cominciamo dalla strumentazione: che sassofono, che ancia e che bocchino usi e perché queste scelte?
Ho sempre utilizzato un contralto Selmer ma recentemente ho iniziato una collaborazione con una ditta austriaca, Schagerl, di cui sono adesso endorser, e che mi sta costruendo un sassofono ad hoc che porterà la mia firma. Ne sono entusiasta: uno strumento bellissimo che, sono convinto, mi accompagnerà in giro per il mondo per un bel po’ di tempo. Inoltre, suono un bocchino Meyer G e delle ance Vandoren Jazz ZZ 3. Questi ultimi due elementi fanno parte del mio set up già da qualche anno e sono molto soddisfatto del tipo di suono che riescono a produrre.
-Leggo che hai cominciato a suonare il sax a sei anni; cosa ti ha spinto a farlo?
Suonare è sempre stata un’esigenza per me, un istinto irrefrenabile. A soli sei anni chiesi a mio padre di poter avere un sassofono e imparare a suonarlo, non so perché scelsi proprio quello strumento, più inusuale. Mi affascinava tantissimo e il mio maestro di musica non riuscì a farmi cambiare idea quando mi suggerì un soprano ricurvo, che, date le dimensioni più ridotte, mi avrebbe consentito di suonare meglio a quell’età. C’è tuttavia un aneddoto che avvenne alla mia nascita che ha il sapore di profezia: il mio designato padrino mi regalò una spilla raffigurante un sassofono.
-Come ricordi l’esperienza con l’Orchestra Jazz del Mediterraneo ancora bambino?
È un ricordo indelebile per me. L’Orchestra Jazz del Mediterraneo è stata la mia prima famiglia musicale. Un organico composto da persone a me molto care che mi hanno incoraggiato e sostenuto sin dall’inizio e che ancora oggi sono grandi amici. Era la mia prima esperienza musicale con una grande orchestra formata da professionisti adulti e questo richiedeva grande attenzione e impegno ma ricordo anche con molto piacere le risate e i momenti meno impegnativi. Inoltre, all’interno di questa big band ho capito l’importanza del polistrumentismo perché il sax contralto, il mio strumento, aveva delle parti per flauto: è lì che ho iniziato a suonarlo, studiarlo al conservatorio per poi diplomarmi.
-Come vivi il fatto di essere divenuto una star ancora giovanissimo?
Ho sempre vissuto il mio successo con serenità perché migliorare e andare avanti sono sempre state le cose più importanti per me. C’è sempre una voglia irrefrenabile di novità in me e questo mi spinge a essere curioso, a scrivere musica, a studiare, a ricercare e a definire sempre di più la mia voce e la mia direzione. Tutto il resto viene dopo: il successo è importante perché mette nelle condizioni di poter concretizzare idee e progetti, cosa che altrimenti sarebbe difficile fare in termini di visibilità e perché no, anche economici.
-Il fatto di aver abbracciato la musica ti ha inevitabilmente portato a condurre una infanzia diversa dal normale; hai qualche rimpianto al riguardo?
Nessun rimpianto. Sin da piccolo, ho sempre studiato tanto, fatto concerti, viaggiato ma questo non mi ha impedito di svolgere anche le normali attività che fanno parte dell’infanzia e dell’adolescenza. Andavo a scuola regolarmente, facevo sport, giocavo e uscivo con gli amici… anche quando mio padre non voleva perché riteneva dovessi studiare.
-Pensi che la musica meriti tutta l’attenzione di cui sei capace?
Penso che la musica sia la più grande tra tutte le arti. Merita più di tutto ciò che io possa darle. Ogni cosa nella mia vita tende alla musica, traggo ispirazione da ogni cosa che mi succede. Per me è un’esigenza: starei male se non dessi tutto me stesso per questa passione così grande che mi spinge a fare tantissimi sacrifici ma che, allo stesso tempo, mi gratifica e mi appaga.
-Nella tua famiglia c’era qualcun altro appassionato di musica che in qualche modo ti ha influenzato?
Mio padre suona la chitarra, il pianoforte e dirige un coro. Sicuramente mi ha trasmesso la sua passione ma sono io ad avergli fatto conoscere il jazz. Quando ho iniziato ero troppo piccolo per scegliere un genere musicale e per questo credo che sia stato il jazz a scegliere me…
-Continui a vivere a Vittoria la tua città natale?
Finora ho sempre fatto base a Vittoria, mia città natale e luogo dei miei affetti. Mi piace tornare in Sicilia dopo i miei viaggi, è la mia terra, ritrovo tutto ciò che mi è più caro e mi fa stare bene. Tuttavia, spesso vivo lunghi periodi all’estero. Recentemente per esempio sono stato a New York tre mesi e un anno in Francia.
-Che significa essere jazzista in Sicilia?
Penso che il Jazz sia una musica calda, pulsante, con forte carattere, ingredienti che fanno parte del DNA dei siciliani. Essere jazzista in Sicilia è un privilegio se si pensa che proprio questa terra ha dato un grande contributo al linguaggio jazzistico e che inoltre ci si può lasciare ispirare dal mare, dai sapori, dagli odori tipici e dalle sue suggestioni che a me, per esempio, hanno suggerito ben undici composizioni che formano uno dei miei tre ultimi album: “La Banda”.Tuttavia, la realtà siciliana a livello politico, burocratico e istituzionale, non è sicuramente un terreno fertile su cui coltivare la propria passione quindi bisogna essere bravi nel prendere quello che di buono questa terra ha da offrirti, cercare di dare un contributo per migliorare il contesto che ti circonda (io lo faccio con il Vittoria Jazz Festival, dove ogni anno metto a disposizione la mia musica e la mia passione per divulgare la musica jazz) e allo stesso tempo concepire quest’isola come metafora del mondo, punto di arrivo a partenza e non di chiusura e isolamento. Il mio ponte ideale l’ho costruito tra New York e la Sicilia, proprio in mezzo c’è la mia musica.
-Quali sono o sono stati i tuoi musicisti di riferimento?
Quelli più affini al mio gusto dai quali mi sono lasciato influenzare per filtrare tutto con la mia personalità e dar vita ad una concezione che mi identificasse. Mi riferisco ai grandi del Jazz: da Armostrong a Duke Ellington a Monk… e molti altri. (altro…)