Intervista raccolta da

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Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Nico Catacchio, contrabbassista

-Come sta vivendo queste giornate?
“Cercando di lavorare e studiare il più possibile. Diciamo che non mi annoio e anzi, alla fine il tempo non è mai abbastanza”.

-Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Azzeramento completo del lavoro didattico (non faccio lezioni on line) e dei .
Il futuro è veramente oscuro, anche perché il governo, che nell’emergenza ha operato buone scelte (abbastanza obbligate), ora si è perso e ha istituito commissioni e task force nelle quali alla fine tutti dicono e nessuno decide. Nessuna strategia. E invece, come per l’emergenza, l’uscita ha bisogno di velocità di pensiero e velocità decisionale. Qui mi sembra che non ci sia né l’una né l’altra”.

-Come riesce a sbarcare il lunario?
“Per una di quelle cose che sembrano coincidenze qualche mese fa ho preso un lavoro extra musicale da fare a casa. La didattica per il mio strumento (il ) non permette grandi numeri e i concerti si sa che non danno da mangiare se non a pochi. Quindi mi sono organizzato e alla fine questo mi ha parzialmente salvato in questo momento”.

-Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Vivo con la mia compagna e, anche qui per una coincidenza, con mia figlia che vive a Roma e che era venuta a trovarmi. Dopo si è trovata bloccata qui con me. Si certo è importante avere rapporti personali. Ma immagino la difficoltà invece di chi è da solo o viceversa di chi si trova a dover vivere in un ambiente ristretto con molte persone senza avere possibilità di un suo spazio. Non è banale. E le pubblicità dei divi della TV che ridacchiando invogliavano a restare a casa fanno solo irritare”.

-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Sicuramente non si torna indietro. C’è un solco profondo tra il prima e il dopo. E come per tutto c’è qualcosa di positivo (la riscoperta che la libertà è un bene prezioso, che non tutto va dato per scontato, che è importante coltivare le competenze, la professionalità, la profondità) e di negativo (economia a picco, ritorno importante di disoccupazione e povertà)”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“La musica è importante. Accompagna l’umanità da sempre o almeno da quando l’uomo è riuscito ad uscire dalla fase animale di pura sopravvivenza. Ma alla gente (mediamente) questo non arriva. Pensa che la musica debba essere gratis perché chi la fa si diverte. Non riesce nemmeno a capire il lavoro che c’è dietro. E anzi, se qualcuno di noi si azzarda a dire che bisogna fare qualcosa in fretta per ricominciare a suonare in concerto, ci sono gli haters che ci si scagliano contro, pronti a dire che è l’ultima delle priorità. Ma se ora è così lo è sempre: perché si muore tutti i giorni. Tanta, tantissima gente muore tutti i giorni e non di coronavirus. È un fatto. La morte è un evento naturale che lo si voglia o meno. Solo che ora, essendo più vicina e pubblicizzata, in tanti si sono accorti di non essere immortali. Ma la musica accompagna la vita e una vita senza colonna sonora è una vita ben povera. Anche qui forse la gente se ne accorgerebbe se la musica smettesse di colpo di esistere. È  come per il mio strumento. Scherzando dico spesso che il contrabbasso è uno strumento di cui si avverte l’esistenza solo nel momento in cui non suona!”.

– Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Arte, musica, conoscenza. Sono i pilastri di una civiltà. Togli una di queste cose e il tetto crolla”.

– Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“Si, all’improvviso tutti si sono scoperti patrioti. All’inizio del lockdown tutti alle finestre con le bandiere e l’inno di Mameli. Ma la cosa è durata ben poco. Il patriottismo non è una cosa molto radicata nell’italiano medio”.

-È soddisfatto di come si stanno muovendo i vostri organismi di rappresentanza?
“Grazie ad alcuni musicisti c’è un movimento. Certo anche qui si è dovuti arrivare alla crisi per correre ai ripari. E ora molti musicisti sono nei guai perché non esistono sulla carta”.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe?
“Inquadramento professionale, ammortizzatori sociali e anche quello che in altri Paesi civili si fa da molto e cioè sovvenzioni agli artisti e ai musicisti perché possano svolgere il loro lavoro di ricerca senza doversi sentire degli emarginati”.

-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Ascoltare. Cosa che ormai nessuno fa più. Fermarsi e ascoltare musica senza fare altro. Non è una perdita di tempo ma un arricchimento importante e sostanziale”.

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