Luigi Onori recensisce il concerto dei tre musicisti, tenutosi alla Casa del Jazz di Roma

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“Tre per una” (Warner) è il titolo di un album uscito nell’autunno scorso. A inciderlo Danilo Rea (pianoforte), Massimo Moriconi (contrabbasso) e Alfredo Golino (batteria) negli studi della Pdu di Lugano, con in repertorio solo brani resi celebri dalla voce di Mina. I tre “moschettieri sonori” da alcuni decenni (dal 1996, in particolare per gli album acustici) costituiscono una sorta di nucleo-base per le registrazioni della cantante, curate dal figlio arrangiatore-produttore Massimiliano Pani, in un’intesa che si è affinata nel tempo “perché i fuoriclasse si assomigliano” afferma Pani.

Già nel novembre scorso l’album era stato presentato al Blue Note di Milano (e in Sicilia) ma nell’estate 2020 – con le restrizioni imposte dall’epidemia del Covid19 –  quel progetto ha ripreso a circolare, arricchito dalla presenza narrante di Pani e da una serie di documenti video di grande interesse.

La prima di “Tre per una” live si è tenuta il 21 luglio alla Casa del Jazz (per la rassegna “I Concerti nel Parco”), seguirà il 23 una data a Ravenna ed altre (tra cui il 17 agosto a Tagliacozzo, l’Aquila). Nell’esibizione capitolina il pubblico era numerosissimo e variegato, a testimonianza di come la fama e l’amore per Mina e la sua siano radicati e trasversali. La presenza di Massimiliano Pani, poi, rendeva l’appuntamento più interessante e lo spettacolo, in effetti, è stato all’altezza delle aspettative; forse solo l’alternanza delle sequenze narrate e suonate andrebbe messa a punto a favore di una maggiore integrazione, invece di una strutturazione a grandi blocchi.

Il produttore-arrangiatore – con l’aiuto del computer e di vari filmati – è stato molto efficace nel sintetizzare in apertura le peculiarità della carriera della cantante (nei suoi rapporti con la TV e con i grandi musicisti come Astor Piazzolla, con l’immagine, con il repertorio, con la produzione discografica). In questo ambito si è parlato – e si è visto – Gianni Ferrio, all’opera in sala di registrazione con Mina ed un’orchestra d’archi. Illuminante inoltre uno spezzone di un documentario del 2001 che ha fatto vedere come si lavora in studio con la cantante e introdotto la presenza di Danilo Rea, Massimo Moriconi e Alfredo Golino, la cui creatività e plasticità sonora è stata precocemente intuita da Mina e coltivata nel tempo.

A questo punto i tre jazzisti sono entrati in scena ed hanno eseguito “Sei grande, grande, grande”, “Io e te da soli”, “Amor mio”, “Insieme”, “La banda” nel loro primo set. Strategie sonore? Il trio ha agito sui parametri dell’armonia, del ritmo, del tempo e del timbro mantenendo intatta (godibile e “leggibile”) la melodia. Così, anche in sua assenza, Mina ha “cantato” mentre i suoi brani venivano trasformati come e più di standard jazz. Spazio al virtuosismo e al solismo senza, però, mai perdere il contatto profondo con il mood del brano anche se veniva, almeno in apparenza, stravolto.

Secondo intervento di Massimiliano Pani che, attraverso aneddoti e immagini spesso inedite e particolari, ha tracciato le biografie di Moriconi, Rea e Golino, vite intrecciate allo svilupparsi della canzone e del jazz in Italia.  Una cavalcata dai tardi anni Settanta, con personaggi evocati come Chet Baker e Massimo Urbani. Ritorna la musica con una “scala reale” di brani quali “E se domani”, “Non credere”, un medley di Lucio Battisti, “Vorrei che fosse amore”, “Tintarella di Luna”, “Che cosa sei (Parole parole parole)”. Le tecniche di trasformazione, ripeto, non sono mai le stesse: per “Tintarella di Luna” si rallenta il ritmo di twist e si accentua l’andamento soul della melodia, melodia che viene come trattenuta per essere, poi, rilanciata. Ne “La banda” il fondamentale ritmo di samba compare solo nella seconda parte del brano. A guidare è spesso il rapsodico Danilo Rea (la sua prima collaborazione con Mina risale al 1985, a 21 anni), la cui tecnica sublime è sempre in funzione dell’intento espressivo e la cui fantasia è instancabile e spiazzante.

A conclusione il filmato di Gianni Ferrio con Mina ed archi in studio cui si accennava, un direttore d’orchestra-compositore-arrangiatore di grandissima levatura a cui, giustamente, Massimiliano Pani ha voluto rendere omaggio (davvero lunga la sua collaborazione con Mina).

Né recital teatrale né spettacolo, “Tre per una” unisce le due tipologie restituendo la grandezza di una delle artiste più visionarie e più creative che la musica italiana abbia mai avuto declinandola in jazz; il jazz che – in quanto ad apertura mentale e sonora nonché capacità di improvvisazione – è profondamente nelle corde della cantante.

Luigi Onori

 

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