Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Nico Morelli, pianista

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Nico Morelli, pianista e compositore

-Come sta vivendo queste giornate?
“Mi sto dedicando a tutte quelle cose che avevo tralasciato a causa dei ritmi di lavoro… ad esempio a prendermi cura di me stesso: sport, letture, ascolti, e finalmente a suonare esclusivamente per me stesso”.

-Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Sul mio lavoro ha influito in maniera disastrosa. Concerti e attività in generale annullate per mesi e mesi, si pensa fino a dicembre. Una vera catastrofe”.

-Come riesce a sbarcare il lunario?
“Sto utilizzando i miei risparmi, sperando che mi siano sufficienti. Do lezioni online e spero che presto si torni alla normalità”.

-Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Vivo con la mia compagna ed il mio gatto. Penso che da solo sarei impazzito. Quindi importantissimo”.

-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Probabilmente sì. Ma una volta finito l’isolamento ci sarebbe da verificare se il ritorno alle abitudini del passato sarebbe inevitabile”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“Da musicista, da creatore di musica (più che da fruitore) forse mi è più difficile rendermene conto. Sono in molti a chiedermi di essere presente con video online di mie esecuzioni in diretta, dicendomi che questo aiuterebbe molto e sarebbe di conforto. La gente me lo chiede. Questa cosa mi conforta e un po’ mi sorprende questa grande richiesta. Solo adesso la gente si accorge di questa forza della musica”.

-Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Meditazione?…. Sport?….. Letture?…. Film?…. Arte in generale”.

-Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
Non lo so, ma in questo momento, sembra, dobbiamo agire tutti in un’unica direzione, altrimenti, sembra, sarà difficile uscire da questo problema. Questo è il messaggio che ci viene ripetuto”.

-È soddisfatto di come si stanno muovendo i vostri organismi di rappresentanza?
“Tutto sommato sì”.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal governo, cosa chiederebbe?
“Da musicista, da lavoratore dello spettacolo, chiederei quel che in questi giorni vedo che si sta cercando di chiedere: una presa in considerazione delle difficoltà di tutto il nostro settore, che assieme a quello del turismo sembra essere il più danneggiato da questi avvenimenti”.

-Ha qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Mi piacerebbe poter suggerire a tutti di ascoltare altro, anche ciò che non siamo abituati ad ascoltare…. Di essere un po’ più curiosi riguardo la musica, così come lo possiamo essere riguardo a tutti gli altri aspetti della vita”.

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Pippo Guarnera, organista

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Pippo Guarnera, organista

– Come sta vivendo queste giornate?
“Il fatto di dover formulare la risposta a tale domanda mi risulta piuttosto vago e non ben delineabile in quanto non è chiaro neanche a me stesso, mi sento in uno stato altalenante tra sconforto, pseudo euforia, paura (per i miei cari), rabbia, noia, frustrazione”.

-Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Un nostro illustre, qualificato e talentoso collega ha scovato il termine intermittente per definire il tipo di attività in cui mi muovo seppur goffamente. So solo che, nonostante si siano moltiplicate le iniziative concertistiche “on line”, mi trovo e mi sento orfano del suonare ”live” con altri musicisti, il far succedere delle cose musicali al momento, tramite la complicità di altri musicisti, ciò che nel Jazz e non solo si chiama “cooking” e in più la percezione della presenza del pubblico a qualche spanna da te, dove anche ogni occhiata casuale a qualcuno degli astanti riesce a restituirti una corrente di sensazioni non esprimibili sia nel pensiero che tanto meno nello scrivere, ma che alimenta il processo in atto.
Tutto questo è rimandato a chissà quando, dal momento che se l’interruzione è stata causata inizialmente dai motivi sanitari di cui tutti sappiamo, in seguito verrà protratta da quello che è realistico attendersi come una lunghissima sospensione in attesa di un vaccino che potrebbe non arrivare mai; in più ci sarà da mettere in conto una depressione economica senza precedenti. Così, ciò che si viveva già prima del patatrac come un’attività ingrata, asfittica e magra, da adesso in poi arriverà alla cancellazione del concetto dell’intermittenza, stabilizzando lo switch sulla posizione “OFF” lasciando così lo spazio musicale al buio”.

-Come riesci a sbarcare il lunario?
“In queste condizioni il lunario non si riesce e non si riuscirà a farlo sbarcare in nessun porto. L’unica mia fortuna è quella di avere un pochino di denaro da parte, cosa che mi sta permettendo di non attaccarmi alla canna del gas (almeno per adesso) come invece tanti miei colleghi in sofferenza stanno purtroppo facendo, tanto che mi sento anche abbastanza colpevole a causa del mio temporaneo privilegio”.

Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Sarei dovuto partire il 10 marzo scorso per gli USA dove ho mia moglie (a Chicago) che sta facendo da badante a mia suocera, andare a visitare successivamente mio figlio, il maggiore, ad Atlanta GA e andare a visitare mia figlia con annessi genero e due nipotini (già… sono nonno) a Honolulu HI. Ovviamente tutto è stato cancellato quasi una settimana prima di quella data, di fatto bloccandomi a casa in provincia di Bologna. Diciamo che non sono contento, l’unica salvezza sta nella comunicazione tramite WhatsApp … Per il resto, stare in lockdown per me non è un gran sacrificio, anche prima di tutto questo uscivo da casa solo per andare a suonare e procurarmi il cibo, per tutte le altre cose non mi estraevano da casa neanche col forcipe. Diciamo che l’essere e vivere da solo rende più facile l’isolamento sanitario pur pesandomi in maniera considerevole la separazione dalla famiglia, magari sarà una questione di karma e chi lo sa. Ultimamente prendo anche della vitamina D3 come integratore e sembra giovi all’umore, a volte abissalmente tetro”.

– Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Praticamente inevitabile la rimodulazione dei rapporti umani a seguito di questi eventi, anche se non so quanto sarebbe corretto aspettarsi una maggiore apertura nei rapporti interpersonali dell’eventuale dopo; comunque c’è maggior voglia di “chiacchiera” tra la gente, avverto però anche molto nervosismo e tensione. Per quanto riguarda gli altri musicisti c’è il macigno della separazione fisica, molti dei miei amici e colleghi non abitano vicino per niente. In Italia, a differenza degli Stati Uniti, non abbiamo mega centri urbani con larghe comunità di musicisti dove puoi sostenere un’attività musicale restando sempre nell’ambito dell’area cittadina. I colleghi con i quali interagisco abitano distanti da me, batterista a Pistoia oppure a Forlì, chitarrista a Napoli oppure a Padova e così via … Nel quadro della limitazione degli spostamenti questo stato di cose diventa praticamente atroce”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“La musica potrebbe dare forza sì, però è anche vero che ciò che ti rende sensibile alla musica – ed anche la musica stessa – ti renderà indifeso e cagionevole di fronte alla follia di un mondo che sembra uniformarsi sempre più al vecchio mito di Babele. In effetti non ho neanche la più vaga idea di come potrebbe essere il mio esistere senza la musica. La percezione della musica anche la più casuale, cosa che non puoi mai spegnere, il tuo essere e tutto ciò che ti circonda.  La musica si fonde con la tua vita come una sorta di benevola metastasi che rende indistinguibili e inseparabili entità, pensiero, musica, quotidiano … tutto”.

Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Per le ragioni espresse al punto precedente non ho risposta a questo, ma non sono di sicuro il tipo da impugnare il rosario (abbiamo tristissimi esempi)”.

– Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità? E’ soddisfatto di come si stanno muovendo i vostri organismi di rappresentanza?
“L’insopportabile retorica chiamata in causa ultimamente dai media e autorità varie mi ricorda il ritrovarsi a nuotare nel Mar dei Sargassi dove, al posto delle omonime alghe, si trovano a galleggiare masse di deiezioni di tutti i generi.
Abbiamo semplicemente raccolto ciò che abbiamo seminato negli ultimi 30/40 anni, come Italiani (chi si ricorda della barzelletta dove all’inferno l’organizzazione viene affidata agli Italiani?) senza quasi alcun senso civico e appestati dall’analfabetismo funzionale (credo che ne possiamo vantare il primato in Europa). Qui è costume che il merito venga deriso ed evitato come la peste, in seguito a questo ci gestiamo malissimo e affidiamo i nostri voti per il 99% dei casi ad emeriti e pomposi imbecilli, con le varie cariche istituzionali ridotte a vuoti contenitori di stupidaggini. In più abbiamo un nostro sotterraneo sentimento antiscientifico che finisce per condurre le cose pubbliche ad usare la rudimentale irrazionale logica della convenienza e della scorciatoia illetterata al posto del cuore e dell’intelligenza. Inoltre quando sento rivisitato in varie salse l’inno di Mameli (che personalmente trovo musicalmente orrido, non so neanche se dovrei scusarmi per questo) mi sale la rabbia e m’incazzo, mi ricordano quelli che pensano che mettere il rossetto ad un maiale lo possa elevare ad uno status superiore, azione vana… sempre maiale resta. In questa ottica mi aggrappo a quello che “passa il governo”, tutti in ordine ben sparso con poche idee e ben confuse. Praticamente non ho scelta”.

– Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe?
“La domanda è forse un po’ surreale, non ho alcunché da chiedere. Mi potrei augurare che l’immaginario collettivo possa cambiare verso zone più artisticamente frequentabili. Dove l’onestà, la curiosità, l’intelligenza e i valori umani possano avere un peso maggiore nella conformazione del quotidiano, anche se questo purtroppo sarà difficilmente realizzabile nella pratica e restare una dolce utopia”.

-Ha qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Duke Ellington: “Harlem Airshaft”; Thelonious S. Monk: “Crepuscule With Nellie”; John Adams: “Harmonium – Part 2 — Because I Could Not Stop For Death”; Evan Ziporyn: “Frog’s eye”; John Corigliano: “Symphony No. 2 For String Orchestra – II. Scherzo”; Andrew Hill: “Ball Square” – “Shades”; Horace Silver:  “Sister Sadie”; Pergolesi: “Stabat Mater” – “Stabat Mater dolorosa”.

 

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Nico Catacchio, contrabbassista

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Nico Catacchio, contrabbassista

-Come sta vivendo queste giornate?
“Cercando di lavorare e studiare il più possibile. Diciamo che non mi annoio e anzi, alla fine il tempo non è mai abbastanza”.

-Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Azzeramento completo del lavoro didattico (non faccio lezioni on line) e dei concerti.
Il futuro è veramente oscuro, anche perché il governo, che nell’emergenza ha operato buone scelte (abbastanza obbligate), ora si è perso e ha istituito commissioni e task force nelle quali alla fine tutti dicono e nessuno decide. Nessuna strategia. E invece, come per l’emergenza, l’uscita ha bisogno di velocità di pensiero e velocità decisionale. Qui mi sembra che non ci sia né l’una né l’altra”.

-Come riesce a sbarcare il lunario?
“Per una di quelle cose che sembrano coincidenze qualche mese fa ho preso un lavoro extra musicale da fare a casa. La didattica per il mio strumento (il contrabbasso) non permette grandi numeri e i concerti si sa che non danno da mangiare se non a pochi. Quindi mi sono organizzato e alla fine questo mi ha parzialmente salvato in questo momento”.

-Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Vivo con la mia compagna e, anche qui per una coincidenza, con mia figlia che vive a Roma e che era venuta a trovarmi. Dopo si è trovata bloccata qui con me. Si certo è importante avere rapporti personali. Ma immagino la difficoltà invece di chi è da solo o viceversa di chi si trova a dover vivere in un ambiente ristretto con molte persone senza avere possibilità di un suo spazio. Non è banale. E le pubblicità dei divi della TV che ridacchiando invogliavano a restare a casa fanno solo irritare”.

-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Sicuramente non si torna indietro. C’è un solco profondo tra il prima e il dopo. E come per tutto c’è qualcosa di positivo (la riscoperta che la libertà è un bene prezioso, che non tutto va dato per scontato, che è importante coltivare le competenze, la professionalità, la profondità) e di negativo (economia a picco, ritorno importante di disoccupazione e povertà)”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“La musica è importante. Accompagna l’umanità da sempre o almeno da quando l’uomo è riuscito ad uscire dalla fase animale di pura sopravvivenza. Ma alla gente (mediamente) questo non arriva. Pensa che la musica debba essere gratis perché chi la fa si diverte. Non riesce nemmeno a capire il lavoro che c’è dietro. E anzi, se qualcuno di noi si azzarda a dire che bisogna fare qualcosa in fretta per ricominciare a suonare in concerto, ci sono gli haters che ci si scagliano contro, pronti a dire che è l’ultima delle priorità. Ma se ora è così lo è sempre: perché si muore tutti i giorni. Tanta, tantissima gente muore tutti i giorni e non di coronavirus. È un fatto. La morte è un evento naturale che lo si voglia o meno. Solo che ora, essendo più vicina e pubblicizzata, in tanti si sono accorti di non essere immortali. Ma la musica accompagna la vita e una vita senza colonna sonora è una vita ben povera. Anche qui forse la gente se ne accorgerebbe se la musica smettesse di colpo di esistere. È  come per il mio strumento. Scherzando dico spesso che il contrabbasso è uno strumento di cui si avverte l’esistenza solo nel momento in cui non suona!”.

– Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Arte, musica, conoscenza. Sono i pilastri di una civiltà. Togli una di queste cose e il tetto crolla”.

– Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“Si, all’improvviso tutti si sono scoperti patrioti. All’inizio del lockdown tutti alle finestre con le bandiere e l’inno di Mameli. Ma la cosa è durata ben poco. Il patriottismo non è una cosa molto radicata nell’italiano medio”.

-È soddisfatto di come si stanno muovendo i vostri organismi di rappresentanza?
“Grazie ad alcuni musicisti c’è un movimento. Certo anche qui si è dovuti arrivare alla crisi per correre ai ripari. E ora molti musicisti sono nei guai perché non esistono sulla carta”.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe?
“Inquadramento professionale, ammortizzatori sociali e anche quello che in altri Paesi civili si fa da molto e cioè sovvenzioni agli artisti e ai musicisti perché possano svolgere il loro lavoro di ricerca senza doversi sentire degli emarginati”.

-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Ascoltare. Cosa che ormai nessuno fa più. Fermarsi e ascoltare musica senza fare altro. Non è una perdita di tempo ma un arricchimento importante e sostanziale”.

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Enrico Intra, pianista e compositore

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Enrico Intra, pianista e compositore

-Come sta vivendo queste giornate?
“Le mie giornate, dentro o fuori casa, sono sempre troppo corte, indipendentemente da questa clausura. Ho molte cose da fare: organizzare la scuola in questo frangente che è il periodo delle lauree; pensare alla mia musica, scriverla e analizzare quella dei compositori che mi sono più affini”.

-Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Il lavoro dei cosiddetti creativi ha tratto vantaggio dal lungo lockdown. Non si hanno distrazioni e ci si concentra di più su ciò che ci sta a cuore. Mi diverte giocare con i miei pensieri, con certe idee appena abbozzate e poi trascurate per mancanza di tempo. Certo, penso al futuro mio e dei miei nipoti.  In un certo senso lo stiamo già vivendo. Abbiamo fatto una specie di corso accelerato di ciò che domani ci aspetterà. Io credo che il futuro sarà semplicemente una sintesi in progress tra passato e presente, come del resto la storia della nostra presenza su questo pianeta ci ha insegnato”.

-Stando così le cose, da dove trae i mezzi di sostentamento?
“Il sostentamento, questo è un drammatico problema. Per tutti, i giovani in particolare, non soltanto per i musicisti o artisti in genere. Un dramma per tutti: lavoratori, commercianti, liberi professionisti, titolari di Aziende. Io mi ritengo fortunato perché alla mia vetusta età ricevo una pensione, modesta ma che mi consente di sopravvivere dignitosamente”.

-Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Vivo da oltre mezzo secolo con Fiorenza, mia moglie. Mai come ora ci sentiamo vicini. E non intendo fisicamente. Fiorenza è una giornalista svizzera. Si è sempre occupata di cultura e per un certo periodo ha collaborato con la Televisione della Svizzera Italiana. Le giornate sono ricche. Leggiamo, ascoltiamo musica. Ci concediamo una breve pausa per giocare piacevolmente a carte, ma vince sempre lei. Io non cucino, non so fare nulla in questo campo. Però collaboro con i lavori casalinghi di “bassa manovalanza” “.

-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“I rapporti tra persone si modificheranno per chi ha memoria del passato. Per chi non ha cura dei beni comuni che ci circondano e attenzione verso il prossimo non cambierà nulla. Lo dico per esperienza. Ho vissuto da bambino quel drammatico periodo della seconda guerra mondiale, la povertà del dopoguerra e certi avvenimenti tragici che hanno segnato la nostra Repubblica qualche decennio dopo”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“Certo la musica – le arti in genere – la cultura, hanno una forza straordinaria. Sono un bene indispensabile, come l’acqua e l’aria per il nostro organismo”.

-Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Problemi, gravi e meno, ce ne saranno sempre su questo pianeta da noi violentato con frequenza. A cosa ci si può affidare? Alla Memoria per non essere impreparati, alla Scienza, alla nostra esperienza. E, soprattutto, alla volontà di cambiare noi stessi e non alla pretesa di cambiare il mondo che ci circonda”.

-Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“La retorica è di casa ovunque. Se vuoi, anche le mie risposte navigano in acqua contaminate dalla retorica. Ma la retorica del richiamo all’unità è sacrosanta”.

-È soddisfatto di come si stanno muovendo i vostri organismi di rappresentanza?
“Non è questione di essere soddisfatto. Chiunque al Governo, in un momento come questo, avrebbe avuto problemi. Criticare è più facile. È il fare che è difficile… Ci sono miliardi di persone sul pianeta. Credo sia molto difficile accontentare tutti. Mi chiede se sono soddisfatto di come si stanno muovendo gli organismi istituzionali? Stanno cercando di fare del loro meglio. Assurda la polemica divisionista e antieuropea”.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe?
“Al governo chiederei quello che stanno chiedendo tutti. Attenzione a tutte le categorie, compresa quella dei musicisti, da non confondere con i bravi cantanti fortunati. I quali, a loro volta, raggiungono il successo grazie al contributo degli arrangiatori, degli strumentisti, delle orchestre”.

-Ha qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Quest’ultima domanda è un optional. Ascoltate chi ha buon senso e lo sa usare, e poi , se vi va, il mio ultimo CD/LP  Sound Planets”.

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Pino Jodice, pianista e compositore

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Pino Jodice, pianista e compositore

Come sta vivendo queste giornate?
“In realtà nulla è cambiato dal punto di vista creativo… un pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra vive da sempre solo con se stesso, il pianoforte, la partitura e la sua anima… vivo solo male la mancanza di libertà e l’incognita del domani…”.

-Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Dal punto di vista professionale, come concertista, mi manca il contatto umano con i musicisti e con il pubblico, come docente riesco da casa a non abbandonare i miei allievi del conservatorio di Milano, facendo lezione on line più del dovuto e cercando di iniettare loro con convinzione più dose possibile di positività, coraggio e speranza per il futuro. Il futuro per ora è una incognita… ma la prima cosa per la quale combatterò in prima linea sarà una campagna “Anti-Distanziamento-Sociale” per riportare la gente a Teatro… senza questo non ci sarà mai una ripresa del nostro settore, incluso tutto l’indotto dell’industria culturale che è immensa e non sacrificabile…”.

-Come riesce a sbarcare il lunario?
“Io sono tra i fortunati che dopo 14 anni di precariato è riuscito a diventare di ruolo come docente di Composizione Jazz al Conservatorio di Milano. Ricevo comunque lo stipendio, sebbene sia nel nostro settore in Europa il più basso… comunque arriva… e non risento in maniera particolare questa crisi… ma la sento come concertista… poiché, se pur docente, la mia attività si estende prevalentemente nei teatri “affollati” e come direttore e  pianista non ho mai smesso, né ho voglia di smettere di suonare… ho iniziato la mia carriera per il piacere di suonare e continuerò a farlo per tutta la mia vita…”.

-Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Ho appena divorziato a Natale e quindi vivo da solo. In questo periodo avrei voluto condividere la quarantena con chi ti è caro… ma la vita ti mette sempre alla prova e nei momenti difficili ancora di più… noi Artisti, però, abbiamo riserve di Amore infinite… e sappiamo focalizzare e concentrare nella giusta direzione le nostre energie positive, con l’aiuto della Musica, per superare i momenti più complessi della nostra vita”.

-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Non voglio neanche immaginarlo… e non ci penso nemmeno. Se tutto non tornerà come prima… andremo tutti a casa…perché la nostra attività senza le relazioni umane “Vere” non può andare avanti…. e tra l’altro non è tutelata da nessuno e poi, che facciamo con il Teatro San Carlo di Napoli, L’Arena di Verona, La Scala di Milano, La Fenice di Venezia, Il Massimo di Palermo… insomma li facciamo andare in malora? Non ci penso neanche! Tutto deve tornare come e meglio di prima… anzi si dovrà pensare di investire di più in Cultura, Ricerca, Sanità ecc…”.

-Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“Ne sono pienamente convinto!!! Senza Se e senza Ma!!!”.

-Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Al buon senso… ma senza la Musica non ha “senso” “.

-Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“La Politica!”.

-È soddisfatto di come si stanno muovendo i vostri organismi di rappresentanza?
“In parte… ma comprendo il peso e la responsabilità di scelte difficili e della ricerca disperata di soluzioni plausibili ed efficaci”.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe?
“La Tutela economica e la considerazione professionale del nostro settore e di tutto l’indotto culturale, che serve a rendere grande l’Italia nel Mondo!”.

-Ha qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Si. Ho 3 ascolti che coprono 3 generi musicali: Musica Jazz: Bill Evans Trio with Symphony Orchestra diretto e arrangiato da Claus Ogerman.
Musica Classica: Il Concerto in FA per pianoforte e orchestra di George Gershwin
Musica Pop: Mark Ronson – Uptown Funk ft. Bruno Mars (un Groove della Madonna e un Bruno Mars unico…)

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Andrea Beneventano, pianista

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Andrea Beneventano, pianoforte

-Come stai vivendo queste giornate?
“In queste giornate bisognerebbe distinguere le cose negative da quelle positive (quest’ultime non troppe per la verità..); l’aspetto che viene subito in mente è la monotonia delle giornate scandite da elementi tristemente ripetitivi, ci si alza, poi la colazione, studio del pianoforte, verso mezzogiorno pausa, si esce a comprare qualcosa per il pranzo, si cucina, si pranza davanti al TG1 delle 13.30, ogni tanto rispondi a un messaggio sui social (il più delle volte , video e amenità idiote che sottolineano ancora di più la vuotezza delle giornate delle persone, ma forse anche la vuotezza delle persone? O forse anche un bisogno di comunicare anche a costo di mandare baggianate) poi quasi sempre pennichella dopo pranzo, 15.30 circa si fanno i piatti, poi ci si rimette a studiare il piano con qualche pausa qua e là.. Nel frattempo si sono fatte le 19.30 circa, bisogna farsi qualcosa per la cena! E allora vai in cucina a cucinare… Ore 20.00 telefonata ai genitori in Sicilia, poi cena davanti al TG delle 20.30. Poi se c’è un bel film me lo vedo altrimenti si spegne la TV e si ascolta un po’ di musica tra cd Youtube etc. Più o meno a mezzanotte/l’una a letto. Le varianti sono leggere qualche libro, annaffiare le piante nel balcone, pulire la casa, fare la lavatrice etc. Come vedi il quadro non è esattamente il massimo. La cosa più positiva è avere tantissimo tempo a disposizione per suonare e studiare lo strumento, sto anche componendo qualcosa. L’altra cosa positiva sono le lezioni su Skype che faccio tre volte a settimana agli allievi del conservatorio di Latina dove attualmente insegno, quello è un momento bello”.

-Come ha influito tutto ciò sul tuo lavoro? Pensi che in futuro sarà lo stesso
“Per il lavoro è un disastro! A parte l’insegnamento sulle piattaforme digitali, che non è sicuramente la stessa cosa delle lezioni tradizionali, il musicista non suonando più in giro non solo non ha più le gratificazioni del pubblico ma non guadagna! Non vorrei essere oggi nei panni di chi lavora soltanto con i concerti… Sono ottimista per il futuro ma chissà però QUANDO si ritornerà esattamente come prima!! nessuno può dirlo”.

Stando così le cose, da dove trai i mezzi di sostentamento?
“Sbarco il lunario con lo stipendio del conservatorio (…che fortuna oggi)”.

Vivi da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Vivo da solo e questo mi sembra una “dura prova” in questo periodo”.

Pensi che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
Non sono sicuro che questa situazione porterà a particolari cambiamenti nelle persone, se non per la capacità di gestire il lavoro da casa e qualche altra cosa.  Ma quando ci saremo lasciati tutto alle nostre spalle ognuno sarà quello di prima con pregi e difetti”.

Credi che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
La musica per me è forse una delle pochissime cose che mi sta tirando fuori dalla tristezza e negatività di questo periodo, penso che per molti sia così, anche non musicisti”.

Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“Ci si può affidare solo a sé stessi, alle proprie passioni da coltivare e alla speranza che tutto finisca al più presto”.

-Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“L’unità tra la gente per me non è una finzione. Lo vedi anche quando esci e incroci lo sguardo di qualcuno, sotto le mascherine si avverte la condivisione purtroppo e la sensazione che stare nella stessa barca ci avvicini l’uno all’altro… Forse è solo una mia sensazione. Se poi ti riferisci all’unità nazionale mi sembra che ci sia abbastanza, ma dove lo trovate un ottimista cosi?? L’Italia si è dimostrata abbastanza unita anche nei comportamenti. Senza parlare dei medici e infermieri che tutti noi dobbiamo ringraziare e che in molti hanno sacrificato la loro vita”.

Sei soddisfatto di come si stanno muovendo i vostri organismi di rappresentanza?
“Non molto a dire la verità. È pur vero che gestire una situazione del genere non è per niente facile, comunque bisogna aspettare i risultati per poter giudicare”.

Se avessi la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederesti?
“Personalmente chiederei visibilità alla categoria dei musicisti e degli artisti in generale e sensibilizzerei il Governo a considerare negli aiuti non solo le fabbriche, gli imprenditori con partita Iva etc. ma tutto il sommerso che non si vede, i musicisti che lavorano senza essere riconosciuti, che non hanno contributi previdenziali e adesso sono letteralmente in ginocchio! Ho aderito anch’io, ultimamente, a lettere indirizzate agli organi competenti che affrontano queste problematiche”.

-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
Nessun suggerimento in particolare”