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Odwalla (Foto Daniela Crevena)

Odwalla (Foto Daniela Crevena)

E’ DAVVERO UN PECCATO CHE I CIRCUITI PIU’ IMPORTANTI SIANO DESTINATI A QUEI CINQUE O SEI MUSICISTI CHE ORAMAI MONOPOLIZZANO IL MERCATO NAZIONALE

Sono andata da Roma ad Ivrea appositamente per ascoltare il concerto di apertura dell’ Open World Festival, eroicamente organizzato da Massimo Barbiero anche per festeggiare il ventennale del gruppo “ODWALLA”. Mi sembrava ne valesse la pena, avendo io sentito molti cd di questo musicista secondo me non conosciuto quanto meriterebbe – anche se giustamente molto apprezzato da chi lo conosce. Non solo ne e’ valsa la pena, ma sono tornata con la nettissima sensazione che sia quanto meno strano, se non addirittura assurdo, che un gruppo simile (sole percussioni) non riesca a suonare nei festival piu’ conosciuti e comunque in tutta Italia invece che solo all’ estero o al Nord.
Il difficile accesso di Odwalla nei circuiti piu’ noti non vuol dire solamente privare artisti di grande rilievo come Massimo Barbiero, Matteo Cigna, Andrea Stracuzzi, Stefano Bertoli, Alex Quagliotti,Thomas Guey ,Doussu Tourrè, Doudù Kwateh, Lao Kyatè, Nihar Metha di palcoscenici adeguati, ma significa anche privare gli appassionati di jazz (e di musica) della possibilita’ di ascoltare qualcosa di diverso da cio’ che si sente di solito che , seppur validissimo e di alto livello, e’ un po’ sempre la stessa musica, perche’ fatta sempre dagli stessi cinque, sei artisti di cui ometto i nomi per carità di patria.. Mi viene da pensare che forse ha ragione un noto musicista con il quale parlavo di recente e che mi diceva che se un jazzista riesce ad andare in , i cachet immediatamente si alzano e la visibilita’ aumenta esponenzialmente, a prescindere dalla musica che fai.

Massimo Barbiero (Foto Daniela Crevena)

Massimo Barbiero (Foto Daniela Crevena)

Fuori da queste considerazioni, che mi sono scaturite istintivamente, da questa piccola finestra telematica posso sbracciarmi piu’ che posso per dirvi che Barbiero e Odwalla (ma anche i suoi altri progetti come Enten Eller) hanno regalato al numeroso pubblico presente al Teatro Giacosa di Ivrea – pieno fino sopra ai palchi, che inizialmente si volevano chiusi all’ accesso ,cosa che ho da subito trovato assurda – quasi due ore di musica di grandissimo respiro, entusiasmante, ricca di spunti, intensa, variegata, non solo jazz, non solo etno, non solo world music, ma tutto questo sapientemente dosato e mischiato e dunque NUOVO.
Parlare di un gruppo di sole percussioni non deve far pensare alla (gia’ sentita, ovunque) trascinante atmosfera afro, tutto ritmo e poliritmia. Con Odwalla il fortunato spettatore ascolta grandi percussionisti che dai loro strumenti (tanti, tutti) tirano fuori ritmi certo, ma anche melodie, varieta’ timbriche, atmosfere che partono dalla rarefazione piu’ eterea alla potenza piu’ esplosiva, senza mai strafare, senza mai perdere l’ interplay, senza mai smettere reciprocamente di ascoltarsi, divertirsi. Le due batterie hanno valenze sempre diverse (tanto che mi sono chiesta: se un batterista avesse la la fortuna di suonare con Odwalla, potrebbe poi tornare a suonare senza nostalgia in una compagine jazz piu’ tradizionale?).
E cosi’, si viaggia tra brani in 19/4 (“ il morso” , in cui le batterie impostano il battito e garantiscono in maniera spettacolare la inaspettata valenza di circolarita’ di un tempo cosi’ sghembo e in cui la marimba e’ la parte melodica che interagisce con i 2 dijmbe’), ed onde sonore dapprima delicate in cui si sovrappongono gradatamente i vari timbri della compagine in un progressivo intensificarsi e rassottigliarsi . Durante tutto il concerto ogni singolo strumento viene esplorato profondamente in tutte le sue quasi infinite potenzialita’ e in tutte le sue possibili interazioni con gli altri strumenti. Da momenti omoritmici tra timpani e batterie a momenti di suoni “naturali” (compreso quello della zucca riempita d’ acqua), al canto della marimba e del vibrafono, alle ipnotiche steel drums, da brani introspettivi e melodicissimi quale “Cristiana”, alla destrutturazione del ritmo che prelude ad inaspettati cambi di registro, quello che colpisce e’ la continua dell’ impasto timbrico, sia essa per accumulo che per sottrazione. Per due ore, ad Ivrea, si sono aperti gli orizzonti del battito, e le influenze musicali che danno luogo a questi suoni non sono catalogabili perche’ sono punti di inizio di nuovi suoni. Cosi’ la tabla e’ riuscita a diventare africana cosi’ come il dijmbe’ e’ diventato indiano, e le due e bravissime danzatrici Sellou Sordet e Cristina Ruberto hanno permesso in bellissimi momenti di “visualizzare” la musica e di tradurla in spazio e movimento, quasi di finalizzarla.
Questo di Ivrea per il ventennale di Odwalla (sottolineo che la compagine tradizionale di sei sette elementi era allargata a 10, arricchendo il gruppo anche di tabla, kora e dijmbe’ aggiuntivo) e’ stato un concerto che avrebbe acceso ed entusiasmato una delle patinate sale dell’ Auditorium a Roma. In attesa che Barbiero e i suoi musicisti vi approdino, come spero, vi invito davvero a leggere il libro del fotografo “ufficiale” di Odwalla, Luca D’Agostino, “Massimo Barbiero – Odwalla- the world percussion and dance”, per capire di cosa vi ho parlato, e di ascoltare i cd di questo musicista che meriterebbe molta piu’ popolarita’: d’altronde anche gli appassionati di musica meriterebbero di ascoltarlo, dal vivo, piu’ spesso.

Massimo Barbiero: marimba,vibes,steel drum e percussions
Matteo Cigna: vibes, marimba, steel drum , dum dum
Andrea Stracuzzi: percussions, steel drum
Stefano Bertoli: drums
Alex Quagliotti: drums , steel drum
Thomas Guey : dijmbè e tamà
Doussu Tourrè: dijmbè
Doudù Kwateh: percussion
Lao Kyatè: kora
Papis Davo : dijmbè e kora

Sellou Sordet : danza
Cristina Ruberto: danza

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