La poetica straniante di Chet Baker

Ho conosciuto Chet Baker molti anni fa e ne ho sempre ammirato l’enorme statura artistica. Ciò detto però, mi ha colpito l’ammirazione, direi quasi la dedizione che nei suoi confronti dimostrano quanti hanno avuto l’opportunità di suonarci assieme. E non si tratta tanto della stima verso l’artista o della comprensione verso un uomo che ha attraversato periodi non facili, ma di un vero e proprio ‘amore’ – non ci si scandalizzi se uso questo termine – verso un artista che aveva il dono unico di trasportarti altrove, di farti trascendere la realtà del momento. E la cosa più straordinaria è che Chet ha mantenuto e anzi rafforzato queste caratteristiche anche dopo che, per le note vicissitudini inutili da richiamare in questa sede, non era più in grado di suonare la tromba come prima e la sua voce si era fatta più flebile… il tutto coniugato con un carattere non dei più facili che spesso lo faceva platealmente litigare anche con chi lo accompagnava sul palco (in special modo i batteristi).

Proprio a Chet Baker è dedicata la nuova uscita della Hachette per la serie “I capolavori del jazz in vinile- Verve”.

L’album preso in considerazione si intitola “Chet Baker Quartet Vol.1” e, registrato l’11 e il 14 ottobre del 1955 a Parigi, vede il trombettista affiancato da Dick Twardzik al piano, Jimmy Bond al basso, Peter Littmann alla batteria; in repertorio nove brani tutti firmati da Bob Zieff, un allora giovane compositore di Boston, ad eccezione di “The Girl From Greeland” composto da Dick Twardzik   qui colto in una delle sue migliori performance (il pianista sarebbe morto per overdose pochi giorni dopo queste registrazioni il 21 ottobre nella stessa Parigi).

Ma il merito della riuscita dell’album va ripartito tra tutti i membri del quartetto che avevano raggiunto un’alchimia incredibile tanto da far dire al critico Marco Giorgi (curatore delle parti scritte che accompagnano l’LP) che le registrazioni effettuate da Baker “in Francia rappresentano la vetta artistica della sua intera carriera”.

In effetti Chet attraversava un momento artisticamente positivo: ammirato e rispettato in quel di Francia, cosa che non accadeva in patria, il trombettista si rendeva perfettamente conto dell’affetto che riceveva e cerva di ricambiarlo alla sua maniera, suonando bene, benissimo. E ci riusciva. Si ascoltino con attenzione queste registrazioni e si scoprirà un Baker maiuscolo, un Baker perfettamente in grado di muoversi attraverso le complesse partiture di Zieff molto lontane dagli standard spesso da lui eseguiti.

Insomma un album straordinario cui farà seguito un secondo volume, registrato sempre nel 1955, ma con una formazione diversa in quanto al posto di Twardzik   ci sarà Gérard Gustin mentre alla batteria siederà Nils-Bertil Dahlander; il quartetto è completato dall’unico superstite del precedente quartetto, Jimmy Bond al basso.

Guida all’ascolto con Gerlando Gatto e Silvia Manco

Officine San Giovanni, martedì 20 giugno 2017

Silvia Manco, pianoforte e voce

La stagione delle Guide all’ascolto di Gerlando Gatto, prima della pausa estiva, si chiude in bellezza con la pianista e vocalist Silvia Manco, che sceglie di presentare un programma di standard classici, con una caratteristica: tutti i brani selezionati sono armonicamente complessi, o hanno costituito per il mondo del Jazz una novità, un passo in avanti rispetto al passato.
A Silvia Manco dunque piace il Jazz cosiddetto “mainstream” ma piace anche sottolinearne aspetti musicalmente non privi di (bellissime) asperità.
Nelle Guide all’Ascolto la particolarità e quella di poter godere di musica dal vivo intervallata da interventi competenti e anche divertenti ed accattivanti che quella musica non solo spiegano, ma anche contestualizzano.


Non è cosa di tutti i giorni poter ascoltare Old Devil Moon in versione live, cantata con voce profonda e pianoforte swingante, per poi conoscerne la storia, i motivi del raggiunto successo, e dopo poter godere anche magari della versione strumentale di Ahmad Jamal. O Lush Life di Billy Strayhorn nella versione intima, garbata e intensa che ha scelto di eseguire Silvia Manco per poi venire a scoprire che l’autore si arrabbiò moltissimo con Nat King Cole, reo a suo dire di aver stravolto il brano in una sua esecuzione, che a noi alle Officine San Giovanni non è sembrata così disdicevole: lo sappiamo perché Gerlando Gatto dopo averci raccontato l’aneddoto ce l’ha fatta anche ascoltare. Nothing like You, altro brano complesso e affascinante, o Midnight Sun, brano modernissimo di Lionel Hampton. o I’m Hip – “mamma mia questo brano ha mille parole!” – esclama Silvia Manco per poi snocciolarlo con ironia e disinvoltura – si susseguono tra aneddoti e chiacchiere che rendono il pomeriggio un’occasione preziosa per ascoltare, conoscere e divertirsi piacevolmente con il Jazz.


E poi con l’occasione Gerlando Gatto presenta anche il suo libro, edito da Kappavu – Euritmica, “Gente di Jazz – interviste e personaggi dentro un festival jazz“, da poco presentato con successo al Salone del Libro di Torino. Interviste a Jazzisti (con le bellissime foto di Luca D’Agostino) che l’autore ha incontrato negli anni durante il Festival Udin&Jazz. Ventitre jazzisti italiani e internazionali (Bollani, Fresu, D’Andrea, Rava, Battaglia, Bearzatti, Petrucciani, Rubalcaba, Solal, Tyner, tanto per citarne alcuni) che rappresentano un vero e proprio interessante ed istruttivo viaggio nel Jazz.
Le Guide all’Ascolto riprenderanno dopo l’estate e Gerlando Gatto ci sta già lavorando. Silvia Manco chiude questo primo ciclo con grazia, eleganza e bravura.
Ci rivediamo a settembre!

Donatella Luttazzi e Riccardo Biseo ricordano Lelio Luttazzi

Ricordare un personaggio poliedrico come Lelio Luttazzi, attraverso i racconti e i live in sala della figlia Donatella, ha fatto sì che la Guida all’ Ascolto di Gerlando Gatto prendesse una particolare piega di piacevolezza. Perché anche nell’ipotetico caso che qualcuno non conoscesse questo eclettico personaggio della musica italiana, e della radio e della televisione, il salto non è stato propriamente in un passato iconico, vetrificato, inattuale. Di certo ascoltare questi brani eseguiti in duo dal vivo rinascere dalla voce emozionata di Donatella Luttazzi ha creato un’atmosfera particolarmente vivida, non certo un malinconico revival. Per di più l’ironia, e l’intelligenza di Luttazzi (da Donatella ereditate in toto), e la sua musicalità, risultano assolutamente moderni: tanto che le versioni registrate scelte da Gatto per affiancarle ai live di Chiedimi Tutto, Souvenir d’Italie, Legata ad uno scoglio sono state quelle di interpreti a noi contemporanei, rispettivamente Fiorello, Karin Mensah e Fabio Concato.  E’ opportuno a questo punto che io vi riporti il testo di Legata ad uno scoglio, una delizia gioiosamente e volutamente surreale, resa mirabilmente dalla Luttazzi e anche ben sottolineata musicalmente da Biseo.

Legata ad uno scoglio
ti voglio baby
così quando mi sveglio
col sorgere del dì
ti trovo che aspetti
legata a quello scoglio lì
Oh sì, sì, sì, sì, sì.

Fidarmi dei tuoi baci
non posso credi,
perchè se c’è la nebbia
sparisci lì per lì,
per questo ti tengo
legata ad uno scoglio così,
oh sì, sì, sì.

Forse sarà un po’ scomodo,
ma l’amore è anche sacrificio.
Non ti ho portata al mare
per lasciarti sbaciucchiare
dal giovane leone
Bevilacqua Vinicio.

Legata ad uno scoglio
mi piaci baby
è già trascorso luglio
e siamo ancora qui.
Io serio che guardo,
tu forse un po’ seccata,
legata
legata a quello scoglio lì

Ascoltando i live e le versioni scelte da Gatto, sono emersi in maniera evidente il Jazz e dello swing sempre sottesi in questo artista attualissimo e mai abbastanza rimpianto: a questo proposito vi consiglio di ascoltare la versione della canzone qui sopra interpretata da Stefano Bollani. Una guida all’ascolto gioiosamente anomala, dunque, in cui si è spaziato dalla musica “leggera” (che così leggera non è – Luttazzi era un musicista eccellente sotto quella “crosta” di ottimo varietà televisivo) al Jazz, con la Luttazzi e Biseo impegnati anche a reinterpretare brani leggendari quali Samba de una nota di Jobim (autore adorato da Donatella, per sua stessa ammissione)  o ‘Round Midnight di Monk. Gerlando Gatto ha così, con le sue interviste ed i suoi brani scelti, ripercorso non solo un particolare periodo d’oro della tv e della musica italiana, sollecitando Donatella Luttazzi a raccontare pezzetti della vita privata con un padre così “importante” ed esplosivo”, ma anche, più tradizionalmente, quella storia del grande Jazz americano che tanto aveva influenzato Lelio Luttazzi.
La serata si chiude con il delizioso Orango Tango, brano ironico a firma Donatella Luttazzi, che ha una vena comica impareggiabile e che ha scatenato risate ed applausi del pubblico.
I pomeriggi alle Officine San Giovanni continuano, sempre a martedì alterni, viaggiando attraverso le mille possibilità del Jazz. Prossimo appuntamento martedì 4 aprile con il pianista Andrea Zanchi.

 

Una Guida all’ascolto – concerto con Mingo e Carucci

Officine San Giovanni, martedì 7 marzo, ore 19:15

Nicola Mingo, chitarra
Ettore Carucci pianoforte

Foto di Fabrizio Sodani (cliccare sulle foto per espanderle)

Guida anomala per vari problemi tecnici quella di martedì scorso, tra cui alcuni che hanno impedito purtroppo a Gerlando Gatto di proporre l’ascolto di brani della tradizione jazzistica alternati ai live sul palco delle Officine San Giovanni. Non ci si è persi d’animo e prontamente Nicola Mingo ed Ettore Carucci hanno trasformato in concerto live l’intera ora e mezza prevista dal programma.
Musiche di Wes Montgomery (era questo l’argomento della terza guida all’ascolto alle Officine) ma anche brani originali di Mingo, il duo ha mostrato di avere una coesione notevole, e con grande professionalità è riuscito a catalizzare l’attenzione del pubblico (anche stavolta la sala era sold out) nonostante i diversi guai dell’impianto tecnico. E’ per merito dell’energia, della musicalità e della disponibilità di questi due musicisti che i suddetti problemi sono passati in secondo piano:  fluidità e inventiva nel fraseggio bop per Mingo, grande creatività nell’improvvisazione di Carucci, sempre più bravo, non sono mai venuti meno lo swing, l’interplay, la capacità di proporre e di reinterpretare in maniera originale brani celeberrimi come Road Song o Gjingles, ma anche di presentare “nuove creature” in stile come My Bop  o Black Horse.
Gerlando Gatto è riuscito con pochi interventi a tenere saldo il filo conduttore della serata. Per i prossimi martedì l’impianto sarà a posto: molte le sorprese previste da qui a maggio!

La ripresa positiva delle Guide all’Ascolto di Gerlando Gatto

Riprendono a Roma le Guide all’Ascolto in uno spazio accogliente, le Officine San Giovanni di Largo Brindisi: una bella abitudine, quella dei tardi pomeriggi infrasettimanali, durante i quali si può ascoltare musica dal vivo, entrare nel linguaggio del Jazz, ed ascoltando musica selezionatissima da un esperto, Gerlando Gatto, che del Jazz sa spiegare le origini, le caratteristiche, l’evoluzione, le regole non scritte.
Ieri, martedì, alle 19,15 in punto hanno preso posto sul palco due ottimi musicisti, in una sala sold out: Antonella Vitale, vocalist e Andrea Beneventano, pianista, duo collaudatissimo, di grande esperienza e versatilità, che forti del loro interplay hanno interpretato gli standard scelti come oggetto di studio per l’occasione, e dei quali Gerlando Gatto ha poi fatto ascoltare altre esecuzioni . Versioni contrastanti, simili, irriconoscibili o dalle atmosfere inusuali: perché il Jazz è questo, è variazione, improvvisazione, composizione estemporanea. Quando spiegato, mostrato nella sua ricchezza di spunti e soluzioni, storicizzato, diventa tutt’altro che un genere di nicchia.
Un’ora e mezza passata ad ascoltare e a capire la musica, a Roma, è una occasione preziosa che è un peccato perdere. Sono in programma almeno altre tre incontri, per i prossimi martedì. Il consiglio, per chi vuole conoscere un po’ meglio il Jazz attraverso un contatto diretto con i musicisti e i racconti affascinanti di un vero esperto del genere, è quello di non perderne nemmeno uno.

Antonella Vitale e Andrea Beneventano martedì a Officine San Giovanni

 

La vocalist Antonella Vitale e il pianista Andrea Beneventano, eccellenze del jazz italiano, martedì 21 febbraio, saranno gli ospiti della seconda serata ad “Officine San Giovanni” in Largo Brindisi, per le guide all’ascolto coordinate e condotte dal sottoscritto.
I due si muovono all’interno di un percorso dove le note predominanti del jazz tradizionale e quelle di estrazione più moderna si incontrano e si armonizzano , lasciando ampio spazio all’improvvisazione tra swing e ballades.
I due artisti interpretano con grande interplay frutto di un lungo e consolidato connubio artistico che li ha visti esibirsi sia sul palco sia in sala di registrazione.
Così non è un caso che il pianista figuri in alcuni degli album incisi dalla Vitale come solista, vale a dire “The look of love “ del 2003, “Raindrops” del 2007, “Songs in my heart” del 2013.
Alle Officine San Giovanni i due presenteranno un programma tutto basato sugli standards tra cui “For Heaven’s Sake di Meyer-Bretton-Edwards, “What Is Thing Called Love” di Cole Porter, “Yardbird Suite” di Charlie Parker, “With A Song In My Heart” di Richard Rodgers, “My Foolish Heart” di  Washington /Young.