“Jazz Loft”: una riuscita contaminazione tra musica e fumetto

Jazz Loft

di Marina Tuni – E se il tanto atteso rinascimento culturale partisse da una piccola regione che giace nell’estremo nord-est dell’Italia, il Friuli Venezia Giulia? E se tra i flussi fecondi che lo alimentano, il jazz fosse tra i più vitali?

Affermazione azzardata? Non più di tanto, visto che la regione sta vivendo un momento di straordinario fermento artistico e numerosi sono i riconoscimenti nazionali e internazionali tributati ai jazzisti che vi sono nati.

Certo è che sabato 16 gennaio, a Pordenone, ho avuto una piccola conferma di quel che dico assistendo a Jazz Loft, momento primigenio di un convivio nel quale, come nel più celebre simposio platoniano, hanno dialogato e si sono confrontati interlocutori che fanno parte, nei rispettivi campi, dell’élite culturale friulana.

Innanzitutto va detto che Jazz Loft è un progetto edito dal Circolo Culturale Controtempo di Cormòns (infaticabile organizzatore di rassegne quali Jazz&Wine of Peace, Il Volo del Jazz, Le Nuove Rotte del Jazz e Piano Jazz), che racchiude nel suo scrigno una splendida graphic novel, un noir metropolitano i cui testi sono scritti dal giornalista e critico musicale Flavio Massarutto, le illustrazioni sono dell’artista Massimiliano Gosparini, la grafica di Marco Tonus e le musiche, composte ad hoc per quest’opera, di Massimo De Mattia e Bruno Cesselli (il cd, realizzato da Artesuono, è allegato alla pubblicazione).

Massarutto parte da una storia realmente accaduta, quella del fotografo William Eugene Smith, che fotografa e registra per otto anni (dal 1957 al 1965) tutto quello che accade nei locali di un edificio della Sesta Avenue, a New York, un luogo nel quale gravitano artisti come Roy Haynes, Sonny Rollins, Bill Evans, Roland Kirk, Alice Coltrane, Don Cherry, Paul Bley e molti altri personaggi del mondo dell’arte. L’enorme quantità di materiale diventa, nel 2009, un volume che è il frutto di un accurato lavoro di catalogazione e ricerca, confluito poi, l’anno successivo, in una esaustiva mostra allestita dalla New York Public Library for the Performing Arts. Nella nostra Jazz Loft, l’autore sposta la scena in un periodo che va dagli anni Settanta all’epoca attuale, citando nel titolo il nome di una tra le correnti più innovative del jazz americano: il Loft Jazz di Coleman e Ayler – tra gli altri – oltre l’avanguardia, oltre il free jazz, una new new thing che si suonava, appunto, nei loft del sassofonista Sam Rivers o del batterista Rashied Alì e dove muoveva i primi passi un giovane contrabbassista, William Parker, al quale è ispirato uno dei personaggi del fumetto. I rimandi storico-politici, nel racconto di Massarutto, riguardano anche la corsa elettorale che vede contrapposti quello che sarà il primo Presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti e un candidato (di fantasia) appoggiato dalle frange più conservatrici e populiste appartenenti al movimento del Tea Party. Eric, il protagonista della graphic novel, è un giornalista musicale che scopre un omicidio, avvenuto anni prima nel mondo del jazz, le cui implicazioni condurranno ad un finale a sorpresa.

La serata pordenonese inizia al Museo Civico d’Arte, con l’inaugurazione della mostra “Jazz Loft”, alla presenza degli autori e introdotta dal disegnatore pordenonese Giulio De Vita. Qui sono esposte le tavole originali ed alcune tele di grande formato, realizzate da Gosparini appositamente per l’esposizione. Queste ultime sono davvero di grande effetto, con intense sfumature che vanno dal grigio al nero e che rendono pienamente l’atmosfera cupa in cui si muovono i personaggi della storia, ottenuta anche grazie ad un sapiente uso dell’illuminazione drammatica, con contrasti di luce e di buio e vedute “a reticolato” (l’artista cosparge la tela di cenere, appoggiandovi sopra una rete sulla quale dipinge. Alla fine della sua azione pittorica, sollevandola, ottiene quel particolare risultato). (altro…)

I NOSTRI CD. BUON ANNO Con la musica italiana

I NOSTRI CD

Stefano Battaglia – “In The Morning” – ECM 2429
inthemorningCe l’aveva annunciato nel podcast pubblicato a giugno del 2013, ed ecco quindi l’album dedicato alle musiche di Alec Wilder , compositore, afferma esplicitamente Battaglia, “che, così come Gershwin, teneva il piede in diverse scarpe – musica popolare, musica colta, canzone di Broadway, di Hollywood, le arts song come le aveva catalogato lui – ma per ragioni a me misteriose è un autore quasi del tutto ineseguito, ci sono solo un vecchio disco di Marian McPartland , un doppio degli anni ’60, un vecchio album di Frank Sinatra che fa tutte canzoni di Wilder”. Con “In The Mornong”, sesto album per la ECM, il pianista colma questa lacuna con una prestazione che non esiteremo a definire superlativa: assieme ai suoi abituali partners, Salvatore Maiore al contrabbasso e Roberto Dani alla batteria, Battaglia è registrato dal vivo nell’aprile del 2014 al Teatro Vittoria di Torino. Ed ecco un Battaglia che non ti aspetti, un artista completamente concentrato sull’aspetto melodico delle composizioni di Wilder. Di qui una serie di interpretazioni che scavano a fondo nelle pieghe dei sette brani presentati, cercando di estrarne tutto il potenziale melodico, armonico, ritmico sì da far rivivere, al meglio, le composizioni di Wilder. Ad un ascolto superficiale, disattento potrebbe apparire carente l’aspetto ritmico ed invece la carica ritmica è li, che viaggia quasi in sottofondo ma che caratterizza ogni singolo brano grazie alla squisita fattura del tappeto intessuto da Maiore e Dani . Dal canto suo Stefano Battaglia si conferma quel grande artista che abbiamo imparato a conoscere nel corso degli anni, un artista mai pago dei risultati raggiunti, che ama mettersi in gioco, differenziarsi pur restando sempre a livelli di assoluta eccellenza. E questo grazie ad una preparazione tecnica ineccepibile che gli consente una modalità di tocco straordinaria, ma soprattutto grazie ad una squisita sensibilità che l’accompagna in ogni impresa.

Francesco Bearzatti Tinissima 4ET – “This Machine Kills Fascists” – Cam Jazz 7893-2
ThisMachineKillsFascists-coverBearzatti non è certo nuovo a concepire e realizzare ‘album con dedica’, tendenza che altre volte non avevamo particolarmente apprezzato in quanto ci sfuggiva il nesso tra il titolo e la musica contenuta nell’album. Questa volta invece il nesso c’è e ben evidente. L’album è dedicato a Woody Guthrie personaggio di fondamentale importanza nella storia della musica statunitense: Woody fu infatti tra i primi a mettere in musica le angosce dell’America della Grande Depressione, le lotte sindacali, le speranze legate al New Deal segnando un punto di non ritorno: non è un caso che a lui si siano ispirati molti grandi artisti come, tanto per fare qualche nome, Bob Dylan, Joan Baez e Bruce Springsteen. Come si accennava, ad omaggiare cotanto artista è l’oramai ben noto Tinissima 4ET ovvero Bearzatti sassofono e clarinetto, Giovanni Falzone alla tromba, Danilo Gallo al basso elettrico e al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria cui si aggiunge in “One for Sacco e Vanzetti” la voce di Petra Magoni. I brani sono tutti di Bearzatti eccezion fatta per il pezzo di chiusura , “This Land Is Your Land” scritto dallo stesso Guthrie. Intendiamoci, non si tratta di una pedissequa rilettura della musica di Guthrie, quanto di una intelligente e coraggiosa operazione tendente a ricreare quelle atmosfere attraverso cui si possa in qualche modo ritrovare lo spirito del grande cantautore e attivista politico. Tratti direttamente dalla vita artistica di Guthrie ci sono, quindi, soltanto il titolo del disco (ovvero la frase scritta sulla sua chitarra) e il già citato “This Land Is Your Land”. Di qui una sorta di viaggio imbastito da Bearzatti che partendo dal paese natale di Guthrie, Okemah in Oklahoma ci porta fino all’opera forse più emblematica dell’intellettuale Americano – “ This land is your land, this land is my land / From California to the New York Island/ From the Redwood Forest to the Gulf Stream waters / This land was made for you and me” frasi che illustrano al meglio le concezioni politiche e sociali dell’artista. La musica composta da Bearzatti si attaglia perfettamente alle tematiche che si volevano illustrare, con un andamento che , dopo un inizio pacato, diventa sempre più trascinante grazie ad un mix di jazz, blues , folk e rock che, ne siamo sicuri, coinvolgerà l’ascoltatore così come ha coinvolto il vostro recensore.

Maurizio Brunod, Garrison Fewell – “Unbroken Circuit” – Caligola 2199
Unbroken CircuitUn duo costituito da chitarristi, anche se in realtà multi-strumentisti, non è facile da incontrare per cui ben venga questo album che presenta due artisti di assoluto livello quali Maurizio Brunod (classe 1968) e l’americano Garrison Fewell, recentemente scomparso, ambedue non certo nuovi ad esperienze di duo. In particolare Garrison, vero e proprio punto di riferimento per tutti i chitarristi grazie alla sua attività didattica, ha formato un duo molto apprezzato con il pianista Alex Ulanowsky (ex direttore del dipartimento di Armonia del Berklee e autore dei libri di testo di armonia del Berklee), mentre Brunod si è già fatto apprezzare con Stefano Bollani, con Claudio Lodati, con Giovanni Palombo… per non parlare dell’album “Duets” in cui dialoga alternativamente con il bandoneon di Daniele di Bonaventura, il basso di Danilo Gallo, la marimba di Massimo Barbiero, i fiati di Achille Succi e il contrabbasso di Miroslav Vitous. In questo “Unbroken Circuit” i due sono impegnati su sette brani di cui due a firma di Fewell mentre gli altri cinque, per quanto attribuiti ad ambedue, sono in realtà improvvisazioni totali. Di qui un continuo cangiare di atmosfere, ora coinvolgenti, ora evocative, ora più aspre al limite del respingente con la prevalenza del rumorismo , in cui si avvertono echi di musiche altre, quelle stesse musiche che ovviamente costituiscono il portato di questi due artisti. Ed è proprio questo il pregio dell’album: i due si confrontano, cercano… e trovano un dialogo fitto, compiuto senza alcunché perdere della loro identità per cui l’italiano mantiene la sua “melodicità” se ci si passa il termine, mentre l’americano è sempre incline alle dissonanze, ad un fraseggio più lineare. Ultima notazione: l’album è corredato da un bel libretto con le foto di due grandi appassionati di jazz, Luca D’agostino (di cui vi abbiamo di recente segnalato il volume dedicato ai 25 anni di Udin&jazz) e Luciano Rossetti.

Francesco Cafiso – “3” – Alfredo LoFaro Produzioni
francesco-cafiso_3_copertina_allmusicitaliaSpettacolosa realizzazione discografica di Francesco Cafiso: un box contenente tre album , “Contemplation”, “La banda” “20 cents per note” . Il cofanetto è disponibile nelle due versioni “Box edition” (tre dischi e un flyer con i link per scaricare video, foto e registrazioni live dell’artista) e “Special edition” autografata (contenente, oltre ai tre album e al flyer, un’originale chiavetta USB con gli spartiti e le basi minus one di tutti i brani, un esclusivo booklet e un voucher “Ospiti d’onore” per un ingresso gratuito ad uno dei concerti 2015-2016). Prodotto da Alfredo Lo Faro per Made in Sicily (edito da Made in Sicily di Eleonora Abbruzzo, distribuito da Artist First), il progetto “3” ha visto Francesco Cafiso impegnato in studio in Italia, a Londra, New York e Los Angeles per ben tre anni, e ha coinvolto molti artisti tra cui 33 membri della prestigiosa London Symphony Orchestra, oltre ai siciliani Mauro Schiavone e Giuseppe Vasapolli (autore della sigla degli Mtv Awards 2013), che hanno affiancato il sassofonista negli arrangiamenti dei brani. Ovviamente, per ciò che ci interessa in questa sede, la bellezza editoriale del progetto poco o nulla significherebbe se non fosse accompagnata dalla valenza della musica che invece c’è, eccome! In effetti Cafiso, oltre che sassofonista oramai di levatura internazionale, si dimostra arrangiatore, orchestratore e compositore di vaglia dal momento che tutti i brani registrati sono frutto della sua fervida inventiva. E, come egli stesso afferma, ben illustrano i diversi aspetti della sua variegata personalità: “la mia spiritualità, il legame con la mia terra, l’indole jazzistica che non mi abbandona mai.” Il primo album,”Contemplation” si fa apprezzare innanzitutto per la qualità delle composizioni: nove brani organizzati in forma di suite con cui Cafiso ha inteso mettere in note il suo pensiero circa la “capacità di non vedere la morte come la fine di qualcosa, ma come l’inizio di qualcos’altro” per cui la musica ha un andamento descrittivo circolare in cui inizio e fine risultano speculari. Il tutto impreziosito dal raffinato impasto timbrico determinato sia dai 33 membri della London Symphony Orchestra sia dai partners di caratura internazionale scelti da Cafiso per affiancare se stesso e il pianista Mauro Schiavone, vale a dire Linda Oh al contrabbasso, Marcus Gilmore alla batteria e Alex Acuña alle percussioni.
Anche nel secondo CD , “La banda”, le composizioni si fanno apprezzare per la loro valenza, in questo caso evidenziata dalla riconoscibilità della linea melodica. E’ il tentativo, ben riuscito di collegare il jazz al sound bandistico e delle marching band, e attraverso di esso alla Sicilia terra in cui la tradizione bandistica è molto forte. E qui il legame con l’intento di Pino Minafra – di cui abbiamo parlato in questa stessa sede – di dare dignità e valore culturale alle bande appare fin troppo evidente nella consapevolezza che tutto il Sud ha qualcosa da dire nel contesto culturale del Paese.
Il terzo album, “20 cents per note”, per ammissione dello stesso Cafiso, è il più jazzistico dei tre; qui ascoltiamo un Cafiso maturo come forse mai in precedenza, un artista che perfettamente consapevole dei propri mezzi espressivi, non si lascia tentare dal virtuosismo ma accarezza ogni singola nota , ogni singolo passaggio.
Ma francamente se ci chiedeste quale dei tre album è migliore, non sapremmo cosa rispondere… se non che tutti e tre meritano la vostra attenzione.

Marco Castelli – “Porti di mare” – Caligola 2196
Porti di mareConoscevamo già bene Marco Castelli per la sua conduzione della BandOrkestra, formazione che ci ha sempre entusiasmato per l’originalità e la freschezza della proposta, valutazioni espresse chiaramente quando ci siam trovati a recensire album della band. Con questo nuovo CD Castelli conferma di essere musicista di vaglia, sassofonista, compositore e arrangiatore che nulla ha da invidiare a personaggi anche più noti. Ben coadiuvato da Alfonso Santimone (piano), Edu Hebling (contrabbasso), Mauro Beggio (batteria) e Andrea Ruggeri (percussioni e batteria), Marco Castelli ci conduce attraverso un viaggio in otto tappe che partendo da “Zanzibar” arriva fino ai “Vespri Siciliani” di Giuseppe Verdi. Otto brani di cui la metà dovuti alla sua penna , brani che nascono dalle impressioni stimolate dal frequente viaggiare in più di 40 Paesi tra Asia, Africa, Americhe e naturalmente Europa, il che , spiega lo stesso Castelli nelle note che accompagnano l’album, comporta una relazione con spazi e atmosfere diverse da quelle abituali. Di qui un repertorio eclettico che rispecchia appieno il titolo: alle atmosfere africane sono riconducibili i tre brani originali ed inediti, vale a dire “Dakar”, “Zanzibar” e “Xela”, mentre all’America Latina si rifanno la bellissima “Alfonsina y el Mar” dell’argentino Ariel Ramirez e, “El Ciego” del messicano Armando Manzanero; un riferimento al rock con “Jockey Full of Bourbon” di Tom Waits e poi l’omaggio ad un grande del jazz quale Jelly Roll Morton e quell’original “Scorribanda” che avevamo già avuto modo di apprezzare nell’ultimo album della BandOrkestra, per chiudere con l’accennata rivisitazione di “Mercè Dilette Amiche” tratta da “I Vespri Siciliani”. Difficile segnalare un brano in particolare anche se, personalmente, ci ha colpiti l’interpretazione di “Alfonsina y el Mar”.

Colombo- Erskine-Oleskiewicz – “Trio Grande” – Crocevia di suoni
Il jazz non conosce confini: è forse questo il contenuto principale di questo album registrato a Los Angeles il 25 e 26 settembre del 2104 e che a nostro avviso rappresenta l’opera migliore finora prodotta dal pianista milanese (classe 1961). Colombo, accompagnato nell’occasione da due stelle di primaria grandezza quali Peter Erskine alla batteria e il polacco Darek Oleskiewicz al contrabbasso, ci offre un saggio delle sue capacità sia compositive sia esecutive. Così l’album si snoda attraverso nove composizioni originali di Colombo (di cui alcune già pubblicate, altre inedite) in cui si avverte chiaramente la sapienza musicale del compositore che conosce assai bene la musica classica e in particolare l’arte del contrappunto, elemento caratterizzante molte parti dell’album. Così non a caso il CD si apre con “Anna Magdalena”, un brano dedicato alla moglie di Bach in cui Colombo coniuga la conoscenza bachiana con un linguaggio prettamente jazzistico… o forse sarebbe più opportuno dire con quel linguaggio così particolare che Colombo si è costruito negli anni e che è il frutto , il compendio , per usare le stesse parole del pianista, “ di tutto quello che hai ascoltato”. Quindi riferimenti, come già detto, alla musica colta… ma anche al flamenco, al bop (“Bah And Boh”), al funky, …e non mancano il ricorso ad un’improvvisazione prettamente jazzistica (“Trio Grande”) e due splendide ballad quali “Jane” in cui si può apprezzare e la maestria di Erskine alle spazzole e la capacità di Oleskiewicz di cesellare suadenti linee melodiche, e la conclusiva “Una ragione in più” caratterizzata da un dolce malinconico andamento. Se Colombo si conferma eccellente pianista, occorre sottolineare anche il ruolo dei suoi partners. Superlativo, come sempre, Peter Erskine il cui drumming contrappuntistico costituisce una delle punte di diamante dell’intero album: lo si ascolti con particolare attenzione in “La mia spalla sinistra”. Dal canto suo Darek Oleskiewicz evidenzia grande versatilità e musicalità sia nella parti in assolo sia nell’accompagnamento che sa fornire ai compagni.

Filippo Cosentino – “L’Astronauta” – ERL 1506
l'astronautaEcco l’ultimo lavoro di un chitarrista di cui non era difficile prevedere una prestigiosa carriera. In effetti dopo “Lanes” (2010) e “Human Being” (2013) questo terzo CD conferma appieno le ottime impressioni che avevamo avuto ascoltando i citati album. Cosentino si ripresenta alla testa di un quartetto di lusso con Antonio Zambrini al pianoforte, Jesper Bodilsen al contrabbasso e Andrea Marcelli alla batteria e certifica – se ci si consente il termine – di essere artista oramai maturo, perfettamente consapevole dei propri mezzi espressivi e soprattutto in grado di prefissarsi un risultato e di raggiungerlo. Così abbiamo ritrovato quella predilezione per linee melodiche lunghe e coinvolgenti che aveva caratterizzato le precedenti opere e soprattutto quell’ampiezza dell’universo sonoro cui il chitarrista fa esplicito riferimento e che resta una delle chiavi di volta del suo stile. In effetti, come dichiarato dallo stesso Cosentino, nello scrivere musica egli evoca colori, “gusti, odori, immagini che hanno fatto e fanno parte dei miei interessi culturali e così, avendo avuto la fortuna di frequentare i repertori di svariati generi musicali – jazz, pop, rock, blues- non devo per forza ragionare a compartimenti stagni”. Di qui una musica estremamente variegata che si snoda attraverso le invenzioni melodiche del chitarrista passando da composizioni con chiare influenze medio-orientali (“Mediterranean Clouds”) a ballads con suadenti melodie (“Inside the blue”, “L’astronauta”, e “Seven Days) nel solco della musica jazz europea, a pezzi come “Nessie” di cui lo stesso Cosentino esplicita l’influenza americana ma non mainstream, fino a composizioni con una certa impronta free (“More than times” e “Momento”), quest’ultima scritta da tutto il quartetto. Il tutto eseguito da un combo che si intende alla perfezione grazie anche alla maestria di Zambrini, Bodilsen e Marcelli che non scopriamo certo oggi come eccellenti jazzisti.

Rosario Di Rosa Trio – “Pop Corn Reflections” – NAU 2015
popcornreflectionsMusica non omogenea ma di sicuro interesse quella presentata dal trio del pianista Rosario Di Rosa con Paolo Dassi al contrabbasso e Riccardo Tosi alla batteria. Musica non omogenea, si diceva: in effetti l’album, attraverso nove brani originali, presenta un andamento altalenante che costituisce, paradossalmente, un pregio anziché un difetto in quanto evidenzia come il trio sappia ben adattarsi a diverse atmosfere. L’album inizia, dunque, con il gruppo che sembra assolutamente lontano da qualsivoglia riferimento melodico; i tre seguono altre piste, si interessano d’altro, si interessano di creare particolari effetti timbrici – grazie anche ad un uso parco e sapiente dell’elettronica – , di sviluppare il discorso partendo da micro-cellule soprattutto ritmiche, e di inserire il tutto in un contesto fortemente percussivo in cui anche il pianoforte viene utilizzato coerentemente all’obiettivo. Poi , dopo qualche brano, si scopre che il trio è anche capace di disegnare, seppure non in modo esplicito, belle linee melodiche che attraggono l’ascoltatore . Così si procede per qualche minuto…ma quando si ha la sensazione che l’atmosfera sia decisamente cambiata, ecco un’altra virata e il ritorno ad una musica più dura, spigolosa, ancora una volta fortemente percussiva: insomma un universo sonoro magistralmente disegnato dal pianista siciliano che dimostra di aver assimilato tanto bene
gli insegnamenti di Steve Reich e di Arnold Schönberg sì da ricreare un linguaggio del tutto personale ed affascinante. (altro…)

Emanuele Cisi al TAG di Roma per la rassegna “Turbìne Musicali”

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Roma, 18 dicembre, Tevere Art Gallery (TAG)

Emanuele Cisi, Sax tenore
Andrea Rea, pianoforte
Vincenzo Florio, contrabbasso
Adam Pache, batteria

La foto che ritrae Emanuele Cisi è di Daniela Crevena

Emanuele Cisi presenta a Roma il suo nuovo cd “Clear Days, Windy Nights”, edito da Abeat Record, e registrato quasi al volo a Milano dopo un magico incontro con il pianista statunitense Eric Reed: un jazz senza mezzi termini, ma anche uno stile molto personale che e’ proprio di questo sassofonista tra i nostri piu’ apprezzati all’ estero: uno dei pochi ad esportare la propria musica oltreoceano con indiscusso successo.
Il concerto si e’ svolto al TAG di Roma, nell’ ambito della bella rassegna “Turbìne Musicali”,  e ha visto accanto a Cisi Andrea Rea al pianoforte, Vincenzo Florio al contrabbassso e Adam Pache alla batteria. Contemporaneamente alla performance musicale si poteva seguire su schermo luminoso quella artistica del fumettista e disegnatore Lucio Villani, giovane di talento che ha realizzato in diretta alcune delle sue illustrazioni più suggestive.

Il quartetto di Emanuele Cisi ha mostrato fin da subito un affiatamento notevole, tenendo oltretutto conto che Andrea Rea si trovava a sostituire Eric Reed. Ma il Jazz è Jazz e se i musicisti sanno il fatto loro, gli incontri subitanei non sono che una fonte di ulteriore ispirazione estemporanea. E durante tutto il concerto infatti la musica è stata densa di spunti reciprocamente fecondi, in un infittirsi di dinamiche variegate, di contrasti efficaci tra volumi giustapposti, di groove indiscusso complessivo (complice la batteria esplosiva ma sempre elegante di Pache) ed individuale.  I brani in scaletta, quasi tutti tratti dal nuovo cd (edito da Abeatrecords), sia originali di Emanuele Cisi che provenienti dalla grande tradizione jazzistica, sono improntati su una bella varietà di atmosfera, che è un ottimo “trampolino” per definire la versatilità di questi musicisti sia dal punto di vista del quartetto in sé che da quello individuale.
E così se il brano che apre il primo set, Juta’s walk, è swing allo stato puro, altalenante tra tempi ternari e quaternari, “The Silver House” invece fluttua su una sonorità orientaleggiante, in cui il sax di Cisi indugia su seconde aumentate e note lunghe, mentre la batteria di Pache disegna un crescendo continuo molto “afro”. Andrea Rea mostra un tocco deciso e una propensione all’ improvvisazione ricca di idee e spunti che confluiscono, sempre e comunque, nella scelta del gruppo del produrre un suono armonico e “unico”, in cui prevalga il singolo solo al momento degli assoli. Il contrabbasso in questo senso sa essere generosamente dedito ad ostinati “bordone” che reggano la struttura improvvisativa o le parti squisitamente “scritte” ma anche proficuamente intento a disegnare linee melodico ritmiche fondamentali allo svolgersi irresistibilmente dinamico dei brani.
Nelle ballad ( “Song for Iolanda”, ad esempio) si ascoltano giri armonici attraenti perché intellegibili e godibili: eppure il loro ascendere e discendere non è affatto scontato, ed è funzionale al sottolineare melodie morbide.
Non mancano episodi “latin” (bellissima la resa di “On a clear day), in cui la tecnica e l’ energia del sax di Cisi escono ancora di più allo scoperto, e in cui si apprezza la grande sintonia tra sassofono e batteria, ma è bello anche ascoltare “My foolish heart”, affrescata in maniera suggestiva dagli arpeggi colmi di tenera tensione del pianoforte di Rea, e chiusa dal sax solo. E se parliamo di standard, “The end of a love affair” sposta di nuovo il termometro sull’ adrenalina pura di un’ esecuzione vigorosa e vitale.
Insomma, Emanuele Cisi ancora una volta non smentisce la sua fama di Jazzista in continuo fermento creativo.

Elettrika versus Batterika: due eventi in uno per infinita musica

 

Quest’ anno il direttore artistico Lucrezio De Seta, e con lui Mirella Murri e Augusto Cherubini, ha voluto unire due rassegne creando un vero e proprio festival della batteria e delle chitarre e del  basso elettrico, e non solo: gia’ sintetizzando cosi’ semplicemente “Elettrika versus Batterika” sono consapevole di aver minimizzato un evento che e’ diventato francamente imperdibile, non solo per chitarristi, bassisti e batteristi, ma per i musicisti e gli appassionati in generale, oltre che naturalmente per gli operatori del settore.
L’ SGM center diventa infatti un vero e proprio punto importante di aggregazione, una fucina pulsante di incontri, idee, occasioni, che si svolgono davanti a palchi in cui si ascolta buona musica, workshop di musicisti importanti, stand espositivi delle migliore aziende e dei migliori artigiani su piazza, insomma un vero e proprio parco divertimenti per chi la musica ama farla, ascoltarla, e viverla.
Impossibile elencare qui tutti gli eventi svoltisi in due giorni: io sono passata per due pomeriggi e ho visto dimostrazioni, incontri, ho parlato con espositori vari, con i direttori di riviste prestigiose quali ad esempio “Drumset Magazine”, ho comprato un bellissimo Cajon parlando a lungo con l’ artigiano che lo ha costruito, ho visto strumenti a percussione, decine di tipi di piatti e di batterie, ascoltato il suono di bassi e chitarre elettriche percependone finalmente le differenze con la consapevolezza nuova che deriva dalla spiegazione di un esperto, che sia un liutaio, un costruttore o un musicista.
In poche ore ho ascoltato il concerto di Bassvoice Project di Silvia Barba e Pippo Matino, sempre piu’ affiatati  nell’ interpretare in maniera originale e personalissima brani molto amati quali quelli di Lucio Dalla, o Ivano Fossati, o Cindy Lauper, ma anche accattivanti pezzi originali, come “Manchi”, in cui vince la continua ricerca timbrica nell’intreccio tra una voce potente  e un basso riconosciuto tra in migliori non solo in Italia: un duo minimale nell’ organico ma di certo non nella resa piena, “rotonda”, completa, sia armonicamente che ritmicamente.
Ho ascoltato anche il quartetto swingante della vocalist Sara Della Porta, accompagnata da un trio d’eccezione: Daniele Cordisco alla chitarra, Gregory Hutchinson alla batteria, Andrea Romanazzo al contrabbasso, puro Jazz nello spazio della scuola di musica “Ottava”.
E ancora il Mamo Trio, ovvero Egidio Marchitelli alla chitarra elettrica, Massimo Moriconi al basso elettrico e Pasquale Angelini alla batteria, un concerto elettrizzante, e non e’ un gioco di parole: groove, pulsazioni, energia, standard come Night in Tunisia, o Bye Bye  Blackbird, o Caravan resi con fantasia improvvisativa, trovate espressive infinite, dinamiche raffinate, resa ritmica eccellente, contrasti dinamici, perfetto bilanciamento del trio, assoli interessanti. Un bel viaggio tra rock, jazz e funky .
E poi un workshop lluminante,del batterista Leonardo De Lorenzo, che attraverso i suoi assoli ha spiegato quale studio, quale progetto, ci sia dietro la costruzione di un solo, destrutturandolo in cellule ritmiche che improvvisamente diventano intellegibili in tutta la loro complessita’: e svela come dietro ad ogni progressione ritmica ci possa essere addirittura la riproduzione tematica di un tema quale Oleo, o di come si possa ripartire un 7/8 tra i vari elementi della batteria in modo che esso risulti all’ ascolto “morbidamente” asimmetrico. E di quanto sia importante l’ accordatura in uno strumento potenzialmente deflagrante come la batteria, e dell’ importanza della scelta giusta delle bacchette.
Il programma e’ stato ben piu’ vasto di quanto io vi abbia descritto: tantissimi i concerti, tantissimi i workshop.
Il consiglio e’ quello di non perdervi la prossima edizione: ne vale veramente la pena.

Lo scat d’autore di Michelle Hendricks

Michelle Hendricks

di Amedeo Furfaro – Il vocalese e’ di gruppo, prendete i Manhattan Trasfer, o Lambert Hendricks and Ross. Ma è anche di singoli singers… Ella Fitzgerald, tanto per fare un nome. E in campo maschile ecco nella mente ricorrere appunto il cognome Hendricks, quello del mitico Jon. E’ per questo che un concerto con a capo sua figlia Michele può garantire un ghiotto assaporamento di scat d’autore.
Siamo a Castiglione Cosentino, su un colle adagiato in riva a Crati, e la rassegna e’ Jazz da Gustare, direttrice artistica Maria Letizia Mayera’.
Si diceva della Hendricks. Il genoma, anzi il janoma, in caso di figli d’arte jazzistica, e’ quello. E il pubblico sa di non sbagliare accorrendo al Teatro Il Piccolo. Belcanto jazz … Da gustare alle 21, prima del collettivo After Hours alle 23, gentilmente offerto dalla Casa. Un aperitivo musicale rinforzato a base di vocalese: note con appiccicati gorgoglii, borboglii, lamenti, vocalizzi sillabati in un ‘ escursione aereiforme di fonemi in libertà. (altro…)

Raffaela Siniscalchi Quartet dal vivo all’Auditorium

Saranno le canzoni del leggendario cantautore USA protagoniste del concerto della cantante romana Raffaela Siniscalchi, lunedì 21 dicembre all’Auditorium Parco della Musica.
Per Raffaela Siniscalchi interpretare una canzone di Tom Waits è un viaggio straordinario pieno di scoperte, un addentrarsi tra le note e le parole cercandone l’essenza. L’artista ha scelto di entrare dentro ogni brano di Waits come si entra in un Luna-Park quando si è piccoli, per scoprire una parte di sé forse dimenticata. La spinta primaria è che Tom Waits, considerato uno dei più grandi cantastorie del ‘900, intimamente è una sorta di porta magica come lo specchio di Alice: passare attraverso le sue parole e le sue note, porta in un mondo altro nel quale si scoprono aspetti nascosti della musica; una tentazione quasi irresistibile per chi ha un amore sconfinato per il blues, il jazz e la poesia.
Raffaela Siniscalchi è una delle piu’ interessanti ed eclettiche voci del panorama italiano attiva come cantante ed attrice dalla fine degli anni’80. Ha fatto parte per più di dieci anni della “Compagnia della Luna” del Maestro Nicola Piovani col quale ha registrato cd e dvd e nel febbraio 2012 ha avuto l’onore di registrare con il Maestro Ennio Morricone per la colonna sonora del film “La Migliore Offerta” di Giuseppe Tornatore vincitore di sei David di Donatello e sei Nastri D’Argento. Nel 2015 sempre col Maestro Morricone ha cantato, insieme alla Roma Sinfonietta, ne la colonna sonora del film francese “En mai fait ce qu’il te plait” del regista Christian Carion. Accanto alle esperienze teatrali abbina, da oltre vent’anni, l’attivita’ di cantante jazz ed etno-jazz che ha svolto affiancando l’esperienza dei live con la registrazione con prestigiosi nomi del panorama jazzistico italiano come Roberto Gatto, Danilo Rea, Paolo Fresu , Gianluigi Trovesi, Bruno Tommaso, Paolo Damiani,Antonello Salis, Gabriele Mirabassi e Michele Rabbia.
Durante la serata la Siniscalchi interpreterà alcune delle più belle canzoni di Tom Waits, anticipando i brani del suo album “Waitin’4Waits” di prossima pubblicazione.
Sul palco Raffaela Siniscalchi (voce), Giovanna Famulari (violoncello), Massimo Antonietti (chitarra) e
Andrea Colella (contrabbasso). Special guest Simone Alessandrini (sax e clarinetto).

Lunedì 21 dicembre
Ore 21
Auditorium Parco della Musica – sala Teatro Studio Borgna
Viale Pietro De Coubertin, 30 – Roma
Ingresso Euro 15
Infoline 0680241281