Gerlando Gatto e “L’altra metà del Jazz” alla Feltrinelli di Roma via Appia

Tutte le foto sono di ADRIANO BELLUCCI


Il nuovo libro di Gerlando Gatto, L’ Altra metà del Jazz, è stato presentato alla Libreria Feltrinelli di Via Appia a Roma. Posti a sedere esauriti, copie del volume esaurite, un parterre non solo di amici e artisti ma anche di curiosi, e a parlare con l’ autore di questo ultimo successo editoriale Claudia Fayenz, giornalista, ed autrice della prefazione, e ben cinque delle protagoniste intervistate: Mariapia De Vito, Antonella Vitale, Ada Montellanico, Marilena Paradisi, cantanti, musiciste. Marcella Carboni, arpista, musicista. Moderatore, Luigi Onori. Presente anche Marina Tuni, ufficio stampa di Euritmica, nonché ispiratrice del titolo di questo interessante volume.

Ada Montellanico

Mariapia De Vito, Marilena Paradisi, Claudia Fayenz

Mariapia De Vito, Claudia Fayenz, Gerlando Gatto, Luigi Onori

Luigi Onori, Antonella Vitale, Ada Montellanico

Nico Morelli

Marina Tuni

Gerlando Gatto, Luigi Onori


Un dibattito vivace, imperniato sui racconti e sulle esperienze di cinque artiste e del loro successo nel Jazz. Quali le difficoltà, se ve ne sono state? Quali le rinunce, se ve ne sono state? Quali le soddisfazioni?
La bellezza di ascoltare quanta passione, determinazione, poesia ci vogliano per scegliere la non facile strada della musica si è materializzata nelle risposte intelligenti e scevre da ogni retorica potenzialmente implicita nel  “lamento di genere” (che spesso relega le donne a minoranza da tutelare a prescindere, come le specie protette dal WWF), delle quali risposte anche io, che non sono musicista ma sono donna che si occupa di Jazz, sono stata grata.
Ci sono certamente pregiudizi. Ma oramai li si guarda con una certa distaccata ironia e li si tramuta in un vantaggio.
La gratitudine va anche a Nico Morelli, pianista, compositore, che rispondendo ad una domanda rivoltagli dallo stesso Gerlando Gatto ha precisato che non ha mai pensato ad una influenza delle donne nel Jazz in quanto donne: è la musica che importa. Un musicista o una musicista sono… musicisti, ed è la musica che conta, al di là del genere.

Ecco altre immagini di un pomeriggio sold out!




ORTACCIO JAZZ FESTIVAL 2018: un fotoreportage

Dovevo seguire ORTACCIO JAZZ dandovene conto con i miei articoli ma all’ultimo ho dovuto rinunciare. Noi di A Proposito di Jazz non rinunciamo però a documentare questo Festival che amiamo particolarmente e abbiamo chiesto al fotografo ADRIANO BELLUCCI di inviarci i suoi scatti: perché come sapete, per noi la musica si ascolta anche guardando. Teniamo molto, oltre che a scrivere, anche a dare una testimonianza visiva alle nostre parole.
Le foto sono bellissime e speriamo vi piaccia provare ad immaginare suoni ed atmosfera a partire da questo reportage fotografico. Buon viaggio.

Lo Staff di ORTACCIO JAZZ FESTIVAL

Piazzetta Ortaccio, 11 Luglio 2018

NTJO – NEW TALENT JAZZ ORCHESTRA

DIRETTA DAL MAESTRO MARIO CORVINI

Piazzetta Ortaccio, 12 Luglio 2018

GIOVANNI GUIDIFABRIZIO BOSSO

“NOT A WHAT” omaggio a Bill Evans
Fabrizio BOSSO tromba
Aaron BURNETT sax tenore
Giovanni GUIDI pianoforte
Dezron DOUGLAS contrabbasso
Joe DYSON batteria

Piazzetta Ortaccio, 13 Luglio 2018

STEFANO DI BATTISTA QUARTET

“PARKER’S MOOD” omaggio a Charlie Parker
Stefano DI BATTISTA, sax
Andrea REA, pianoforte
Daniele SORRENTINO, contrabbasso
Luigi DEL PRETE, batteria
guest WALTER RICCI, voce

Piazzetta Ortaccio, 14 Luglio 2018

GIOVANNI FALZONE QUINTET
“FAR EAST TRIP” omaggio a Duke Ellington

Giovanni FALZONE, tromba
Massimo MARCER, tromba
Massimiliano MILESI, sax
Andrea BARONCHELLI, trombone
Alessandro ROSSI, batteria

Piazzetta Ortaccio, 15 Lugio 2018

FRANCESCO BEARZATTI TRIO
“DEAR JOHN” open letter to Coltrane

Francesco BEARZATTI, sax
Luca COLUSSI, batteria
Benjamin MOUSSAY, pianoforte

 

DANILO REA al CIVITA CASTELLANA FESTIVAL

Le foto sono di LAURA GIROLAMI

Il Civita Castellana Festival arriva alla trentesima edizione con una serie infinita di eventi teatrali, letterari, musicali che il direttore artistico Fabio Galadini ha la cura di scegliere tra i migliori e i più variegati del momento per andare incontro ad un pubblico che sia il più ampio possibile. E ci riesce. E sapete cosa ottiene?
Non che ad ogni serata accorra un pubblico particolare, o di nicchia, che di volta in volta accorra ad assistere al “suo” spettacolo dedicato.
Ma che oltre agli appassionati, accorrano anche i “curiosi” di vari generi, di varie tipologie di evento. Il che si chiama nient’altro che fare cultura anzi, propagare cultura, piantare semi proficui, attivare sensi ed interessi.

Tutte le serate (quelle teatrali, quelle musicali, nonché gli eventi letterari) hanno registrato il sold out.
Io ho assistito (e presentato) un concerto squisitamente Jazzistico: il piano solo di Danilo Rea, a Forte Sangallo.

Forte Sangallo
Sabato 21 luglio 2018
Ore 2130

Danilo Rea piano solo ” Something in Our Way”

Quando si assiste ad un concerto solistico di Danilo Rea bisogna sapere che si partirà da un intento e si arriverà  non si sa dove.
Something in Our Way è un progetto pensato sul repertorio di Beatles e Rolling Stones. Brani leggendari di due gruppi britannici leggendari, percepiti comunemente come rivali, contrari, opposti.
Ma Danilo Rea, nell’intervista che ha preceduto il concerto, specifica che il Jazz, per lui, è partire da materiale che ispiri la creatività, da melodie, da progressioni armoniche che lo colpiscano, per poi dare il via ad un percorso di improvvisazione del tutto nuovo. Ed è per questo che non esiste una scaletta precisa, predeterminata nei suoi concerti: nemmeno in questo piano solo al Forte Sangallo. Location, bisogna sottolineare, veramente suggestiva.


Temi melodici fortemente presenti, e che diventano anelli progressivi di una catena di suggestioni, citazioni, piccoli temi nuovi di zecca estemporanei, e anche la ricerca di armonie tra brani che hanno molti più punti in comune di quanto non ci si aspetti; il pianoforte percorso in tutti i modi possibili, partendo dalla potenza di ottave percussive e accordi pieni che percorrono interi episodi tematici, arrivando alla delicatezza cristallina di arpeggi delicati sulla parte acuta del pianoforte, cromatismi, dinamiche nella gamma dei pianissimo. La cifra stilistica di Rea è questa e anche qualcosa d’altro.
Ad un tratto emerge Let it be, che si tramuta in Somewhere over the rainbow. Cosa c’entrano Beatles e Rolling Stones con Somewhere over the rainbow? Semplicemente uno dei molti approdi di un viaggio immaginario estemporaneo. La melodia si dissolve e di essa rimane la progressione armonica, che si tramuta in un walkin’ bass sopra il quale la mano destra gioca a correre sulla tastiera anche freneticamente, fino a che non si torna a Let it Be, in forma quasi di ballad. And I Love her, dal tema iniziale terso, nitido, piano piano viene espanso, trasposto, fino a tramutarsi in Angie. Angie è resa in modo quasi drammatico, e cangiante: nei primi minuti Rea timbricamente decide di ricostruire l’ atmosfera rock, e persino, credetemi, quasi il timbro inconfondibile della voce di Jagger. Poi trasfigura quella stessa melodia tramutandola in Jazz allo stato puro, almeno fino a quando non appare Motocicletta, di Lucio Battisti, che però da il via a (I can’t get no) Satisfaction. E poi ancora Michelle, Your Song, di Elton John, My Favourite Things, Hey Jude.  Tutto è conclusione e al tempo stesso incipit di qualcosa di altro, tra loop potenti, riff che fanno da ponte tra un brano e l’altro, un suono pieno ed un morigerato uso dei pedali, dinamiche a contrasto, una vena improvvisativa indomabile: queste le caratteristiche di un concerto il cui bis comincia con You can’t always get what you want, che si adagia poi su Mission di Ennio Moricone.

L’IMPATTO SU CHI VI SCRIVE

Un concerto suggestivo, fatto di svolte improvvise, di suoni volutamente ed efficacemente potenti che hanno un impatto molto forte e coinvolgente su chi ascolta. Danilo Rea sa trascinare in un percorso nel quale, partendo dalla melodia, si trovano punti in comune tra mondi musicali, sonori, di genere, completamente diversi tra loro, e su quelli gioca e crea qualcosa di altro ancora. E poiché i punti di arrivo, gli anelli di questa catena musicale, sono brani che fanno parte del nostro dna, per un’ora si corre, ci si riposa, si canta, ci si sente a casa ma allo stesso tempo ci si stupisce, di quei punti in comune di un patrimonio che credevamo così difforme: e non solo Beatles e Rolling Stones, ma anche Morricone, Battisti, Monk e tutti quelli che ho ascoltato al Forte Sangallo ma che è impossibile elencare tutti: un’ora di bella musica dal vivo, un’ora di Jazz.

 

 

Comincia ORTACCIO JAZZ 14′ edizione

E’ al via Ortaccio Jazz, già arrivato alla 14′ edizione. Si parte mercoledì 11 luglio. Noi di A proposito di Jazz abbiamo conosciuto dal vivo questo Festival l’anno scorso: Daniela Floris ha passato tre giorni in mezzo al Jazz, alla gente di Vasanello, ad un paese in fermento, assistendo ad eventi di grande livello organizzati da un gruppo di amici che sono riusciti a creare l’atmosfera giusta, in un posto incantato, e tutti ad ingresso libero.
Il programma di questa nuova edizione è ricchissimo. E vale la pena di affacciarsi su un Festival “alternativo” a quelli patinati e un po’ impersonali dell’estate. Sono i Festival che ci piacciono e che seguiamo volentieri, quelli che danno ossigeno al mondo del Jazz.  Nella piazzetta fervono gli ultimi preparativi

Qui sotto il programma  completo. Date un’occhiata!

ORTACCIO JAZZ 2018

14^ Edizione

11-15 LUGLIO 2018

VASANELLO (VT)

#OJ2018

INGRESSO GRATUITO

 

L’Ortaccio Jazz Festival è ai nastri di partenza. Mercoledì 11 luglio 2018 prenderà il via la quattordicesima edizione che si annuncia, anche quest’anno, densa di appuntamenti interessanti e di buona musica.

La rassegna è organizzata dall’Associazione Culturale “Messico e nuvole” con il patrocinio della Regione Lazio, della Provincia di Viterbo, del Comune di Vasanello e dell’Università Agraria di Vasanello. La manifestazione sarà ad ingresso gratuito e tutte le sere in attesa dei concerti offrirà la possibilità di degustazioni enogastronomiche in Piazzetta OJ nella ormai amatissima Cantina OJ

 

Cinque serate di grande jazz italiano da ascoltare nel cuore del centro storico di Vasanello.

 

PROGRAMMA 2018

11 LUGLIO          NTJO – New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini

12 LUGLIO          NOT A WHAT- FABRIZIO BOSSO GIOVANNI GUIDI

13 LUGLIO          STEFANO DI BATTISTA QUARTET

14 LUGLIO          FAR EAST TRIP – GIOVANNI FALZONE

15 LUGLIO          DEAR JOHN – FRANCESCO BEARZATTI

 

La direzione artistica è lieta di presentare il programma della 14° edizione di Ortaccio Jazz Festival.

SUONARE IL JAZZ. Cinque sere, cinque diversi modi di suonare la tradizione. Cinque diversi interpreti alle prese con autori, stili e generi del passato. Si parte dalle suggestioni musicali di Thelonious Monk, compositore e pianista dalle incredibili doti improvvisative, passando attraverso il confronto con le sonorità orientali della “Far East Suite” di Duke Ellington fino ad arrivare all’omaggio esplicito ed originalissimo ad uno dei più grandi sassofonisti della musica jazz: John Coltrane. Senza dimenticare il confronto con la tradizione melodica europea ed italiana.

Del resto se, come diceva Bill Evans, il jazz “is not a what, it’s a how” anche Ortaccio, nel suo piccolo, cerca di coglierlo.

DESCRIZIONE DEI CONCERTI

11 LUGLIO NTJO – New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini

Con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

Nel 2018 la New Talents Jazz Orchestra presenta il progetto musicale “Our Monk”, dedicato interamente a Thelonious Monk, artista eclettico e originale, che ha rappresentato la sfera bebop a New York.

Dagli anni ’40 ad oggi le sue composizioni sono tra le più suonate nel repertorio jazz, ma gli arrangiamenti pensati e realizzati ad hoc dai giovani talenti dell’orchestra daranno una propria visione della sua musica fuori dagli schemi strutturali. Il materiale compositivo di Thelonious Monk è il punto di partenza delle composizioni originali realizzate dall’orchestra, che opera trasformando i pattern e i riff originari in opere nuove, così da mantenere una linea stilistica unica, rendendo l’opera fluida e innovativa.

Solista per l’occasione sarà il giovane sassofonista Vittorio Cuculo, cresciuto tra le fila dell’Orchestra e talento ormai riconosciuto a livello nazionale.

La New Talents Jazz Orchestra è una formazione musicale nata nel 2012 sotto la guida del trombonista e arrangiatore Mario Corvini e costituita da 17 giovani talentuosi musicisti provenienti da varie regioni italiane.

Nei sei anni di attività la New Talents Jazz Orchestra ha proposto progetti molto differenti l’uno dall’altro, confrontandosi con il repertorio classico delle orchestre jazz fino ad arrivare alla presentazione di lavori originali. In questo percorso musicale numerose sono state le collaborazioni con musicisti di fama internazionale quale Enrico Pieranunzi, Stefano Di Battista, Roberto Gatto, Maurizio Giammarco, J. Girotto, ecc.

 

12 LUGLIO NOT A WHAT FABRIZIO BOSSO GIOVANNI GUIDI

Fabrizio Bosso, Tromba

Aaron Burnett, Sax Tenore

Giovanni Guidi, Pianoforte

Dezron Douglas, Contrabbasso

Joe Dyson, Batteria

Giovanni Guidi e Fabrizio Bosso hanno percorso strade molto diverse: Guidi pianista per anni alla corte di Enrico Rava, dopo alcune incisioni per CAM Jazz è   approdato alla blasonata etichetta ECM, con cui ha già registrato tre album da leader, Bosso, arrivato ai massimi vertici a livello mondiale del suo strumento, ha inciso da leader per Blue Note, Verve ed ora Warner. I due incontratisi durante la scorsa estate ad Umbria Jazz, dove hanno diviso il palco, l’uno con il quintetto di Enrico Rava e Tomasz Stanko, l’altro con il proprio progetto dedicato a Gillespie “ The Champ” , hanno pensato bene di unire le loro forze in una idea che li potesse spingere a oltrepassare i confini della loro personale ricerca musicale.  Per far ciò hanno voluto che il gruppo fosse completato da tre giovani talenti indiscussi del jazz newyorchese del calibro di Aaron Burnett, sax tenore che sta bruciando le tappe a New York (Wynton Marsalis, Esperanza Spalding, Kurt Rosenwinkel), Dezron Douglas affidabilissimo e propulsivo contrabbassista (Ravi Coltrane, Louis Hayes, Cyrus Chestnut) e Joe Dyson, tra i più richiesti giovani batteristi oggi in circolazione. Il gruppo, che prende spunto per la sua denominazione da una frase del grande Bill Evans “jazz is not a what, it is a how”.

 

13 LUGLIO STEFANO DI BATTISTA QUARTET

Stefano Di Battista, sax alto e soprano

Andrea Rea, pianoforte

Daniele Sorrentino, basso

Luigi Del Prete, batteria

Torna a Ortaccio Jazz Festival uno dei più importanti sassofonisti della scena italiana ed internazionale. Stefano di Battista con il suo quartetto, ripercorrerà le tappe della sua carriera attraverso il repertorio dei suoi best-of! Il concerto è proprio da non perdere! Di Battista nasce a Roma da una famiglia di musicisti ed appassionati di musica. Ha iniziato a studiare il sassofono all’età di 13 anni in una banda di un piccolo quartiere, composta principalmente da ragazzini. E’ qui che, fino all’età di 16 anni, Stefano ha sperimentato quella che sarebbe diventata una delle qualità essenziali della sua musica: l’allegria. Durante questo periodo ha due incontri decisivi che lo indirizzano verso la sua vocazione: scopre il jazz, innamorandosi del suono “acidulo” di Art Pepper (“…immediatamente volevo suonare in quel modo… fu l’inizio della mia passione”) e incontra l’uomo che diventerà il suo mentore, il leggendario alto sassofonista Massimo Urbani (“lui era un mostro, suonava senza conoscere cosa venisse dopo. Istintivamente.”). La sua strada è ormai segnata: Stefano sarà un musicista jazz. Viaggerà in lungo e largo in Italia e nel mondo portando la sua musica e diventando uno dei musicisti di jazz italiani più famosi al mondo.

14 LUGLIO GIOVANNI FALZONE FAR EAST TRIP

Giovanni Falzone, tromba e arrangiamenti

Massimo Marcer, tromba

Massimiliano Milesi, sax tenore e baritono

Andrea Baronchelli, trombone e tuba

Alessandro Rossi, batteria

Giovanni Falzone, uno dei più interessanti e creativi trombettisti europei rilegge la Far East Suite di Duke Ellington accostando 4 brani della suite originale -Tourist Point Of View; Blue Bird Of Delhi; Blue Pepper; Amad – ad altrettante sue composizioni originali concepite e scritte come omaggio al pensiero musicale del Duca. Ne viene fuori un mix intrigante di old & new jazz con esplosioni di lontano oriente. Facendo un lavoro di ricerca compositiva convenzionale e non, Falzone ha cercato di miscelare il jazz con tutte le forme di scrittura e improvvisazione che durante il XX Secolo si sono avvicendate. Le composizioni sono caratterizzate da una forte componente ritmica e melodica, attraverso la quale il gruppo muove l’intero quadro sonoro. Fanno parte di questo progetto musicisti capaci e attenti con i quali il Leader ha instaurato un rapporto di complicità ed intesa musicale, grazie soprattutto alla loro sensibilità e capacità di muoversi in diversi contesti creativi.

 

15 LUGLIO FRANCESCO BEARZATTI DEAR JOHN

Francesco Bearzatti | sassofoni

Luca Colussi | batteria

Benjamin Moussay | tastiere, fender rhodes

Dopo la morte di John Coltrane, avvenuta il 17 luglio 1967, il mondo della musica si è come tutto sintonizzato sul suo stile del periodo di mezzo: quello del quartetto modale, il più accessibile ed euforico, profondamente legato a un’ispirazione spirituale.

Questo stile è diventato parte del linguaggio jazzistico ed è spesso ridotto a pura formula. E’ per questo che per MetJazz 2017 Francesco Bearzatti (1966) ha immaginato questo omaggio a John Coltrane. Perché Bearzatti viene stilisticamente da un mondo piuttosto lontano e vive un diverso rapporto tra la musica e valori civili. Eppure come sax tenore non può non fare i conti con Coltrane, con la sua energia, con l’alta aspirazione spirituale, con la lucida apertura di ricerca. Per questo l’omaggio di Bearzatti non può che essere personale ed eccentrico, fin dalla scelta della formazione, un trio rhythm’n’blues (il sound con cui Coltrane è maturato). Ci sono tutte le premesse per affrontare una pagina nuova su Coltrane.
Francesco Bearzatti ci ha abituato ad aspettarci l’imprevisto. Nel corso della sua carriera, ogni nuovo progetto ha costruito immagini inaspettate e sorprendenti: Thelonious Monk mescolato al rock’n’roll, una suite dedicata alla fotografa Tina Modotti, il sax che viene filtrato dall’elettronica fino a trasformarsi in una chitarra elettrica. Stavolta, ha scelto di rendere omaggio a John Coltrane, a cinquant’anni dalla morte, ma lo ha fatto a modo suo, scrivendo una lettera aperta al grande sassofonista. La formazione è un trio sax-batteria-Fender, che richiama le sonorità del soul-jazz e del rhythm’n’blues: quelle, guarda caso, con cui Coltrane esordì e crebbe, prima di lanciarsi nell’esplorazione introspettiva della musica e dello spirito. Lo accompagnano il batterista Luca Colussi e il tastierista francese Benjamin Moussay, un artista abituato a incrociare mondi sonori diversi, dal jazz alla classica, fino al rock e all’elettronica.

 

TESSERA SOCIO ORTACCIO JAZZ FESTIVAL

Vuoi diventare socio di OJ Festival? Anche quest’anno hai la meravigliosa opportunità di sottoscrivere la tessera SOCIO SOSTENITORE e vivere il festival in prima fila! Nelle due versioni GOLD (50 euro) e SILVER (20 euro) avrai diritto ad una consumazione gratis per sera. In più, per chi sottoscrive la tessera GOLD, anche uno sconto del 50% sull’acquisto della maglietta e un posto in prima fila per tutti i concerti. [PER AVERLA] Ti aspettiamo il mercoledì e il sabato presso l’ufficio “Informa Turismo” di via Roma a Vasanello.

Puoi anche prenotare la tessera inviando un messaggio a info@ojfestival.it oppure, con un SMS, ai numeri: 335 7533476 e 3342556798 e ritirarla la sera dei concerti al banco bar della piazza.

 

CANTINA OJ

 

 

Tutte le sere, prima dell’inizio dei concerti, si può comodamente cenare alla Cantina OJ. Aperta esclusivamente solo durante i giorni del festival. Piatti tipici della tradizione, alimenti a Km 0 e vino delle migliori cantine della zona.

Anche quest’anno il menù presenta delle grandi novità: oltre al piatto OJ che ormai è un must della Cantina (salumi, verdure grigliate, formaggi freschi e stagionati) si potranno gustare anche:

 

  • Prosciutto e melone
  • Friselle con pomodorini e mozzarella di bufala
  • Fieno al ragù
  • Farro con pomodori, olive e rucola
  • Cous Cous di verdure
  • Zuppa di moscardini
  • Porchetta
  • Fricciolose
  • Dolci secchi

 

CONTATTI

Associazione Culturale “Messico e nuvole”

Via G. Marconi, 46 – 01030 VASANELLO (VT)

mail: info@ojfestival.it – masterclass@ojfestival.it

web: www.ojfestival.it

info e prenotazioni: 335 7533476

 

#OJ2018
📍 Tutti i concerti sono gratuiti
📍 Kids friendly
📍 Cena con #CantinaOJ

 

INFO POINT
Vasanello Città > http://bit.ly/2qEcxOH
Come Arrivare > http://bit.ly/2qEcxOH
ORTACCIO JAZZ ☎ 348 5739663
tutti i Concerti http://bit.ly/OJConcert
Sito Web > http://ojfestival.it/
OJ Storia > http://bit.ly/2q0kPwh
Instagram > ortacciojazzfestival
Twitter > ojfestival

Facebook > ortacciojazz

#socialmediamusic by Social PopUp
cristiana.piraino@gmail.com

+39 3384772469

 

ALBA JAZZ 12 Edizione – La serata finale con AJF All Star Band

Tutte le foto del concerto sono di CARLO MOGAVERO

Le serate finali di Alba Jazz sono sempre una festa:  Fabio Barbero e l’Associazione Amici di Alba Jazz puntano per tradizione ad un jazz di alto livello come qualità della proposta che sia anche ad elevato coinvolgimento del pubblico in piazza, che finisce sempre per festeggiare insieme ai musicisti e agli organizzatori. D’altronde Alba Jazz è davvero la festa di tutta una città, che è coinvolta dal primo all’ultimo giorno non solo nei concerti, ma nell’organizzazione, nei preparativi, che si svolgono sotto gli occhi di tutti. Gli artisti entrano per un giorno o due nel tessuto vitale quotidiano, si entra in ansia e si controlla il meteo per attivare il piano di emergenza in caso di pioggia, si sistemano le sedie in piazza,  non si può certo parlare di un “dietro le quinte” invisibile. Tutti, in un certo senso, partecipano, anche solo guardando, chiedendo, parlando con gli artisti durante i sound check: la serata finale è davvero di tutta la città.

In questa dodicesima edizione a salire sul palco è un quintetto di eccellenze che hanno calcato il palco di piazza Michele Ferrero, in momenti diversi, e che Fabio Barbero definisce amici di Alba.

Domenica 10 giugno
Piazza Michele Ferrero, ore 21:30

Alba Jazz Friends
Fabio Giachino, pianoforte
Flavio Boltro, tromba
Mattia Cigalini, sax
Furio Di Castri, contrabbasso
Enzo Zirilli, batteria


Come potete vedere da questa foto di Carlo Mogavero la piazza è gremita. E l’aspettativa è altissima. Un pubblico così si aspetta di divertirsi con il Jazz. Non è una cosa tanto banale: il Jazz spesso è percepito come musica intellettuale, per pochi, difficile, ermetica.
E’ scontato forse dire che non è così. La serata finale di Alba Jazz lo ha confermato: un’ora e mezzo di musica trascinante, fatta di intro sospese seguite da scambi avvincenti tra sax e tromba, intrecci intensi, strettissimi eppure chiari come l’acqua tra pianoforte e batteria,  ma anche assoli impeccabili di musicisti che si divertono suonando, ed è per questo che divertono.




Nemmeno un ammiccamento strappa applausi: solo musica, ballad armonicamente interessanti rette da un contrabbasso delicato e potente allo stesso tempo, swing a mille all’ora e loop adrenalinici che nascono naturalmente dal dialogo ( lo vogliamo chiamare interplay? ) tra i musicisti, e che si riversano sul pubblico trasmettendo energia : The Wind Up di Jarrett, ad esempio.

L’impatto su chi vi scrive? Ho ascoltato un bellissimo concerto, mi sono divertita, mi è piaciuto il repertorio vario, mai monocorde, forte di brani originali e standard tra i più interessanti, da parte di un gruppo coeso ed energico. Volevo partecipare ad una festa e ho avuto la festa finale di un Festival costruito con passione per un anno. Come dico sempre alla fine di una edizione di Alba Jazz, mentre voi leggete la mia recensione (tardiva lo so), Fabio Barbero e l’Associazione Amici di Alba Jazz stanno già lavorando alla prossima edizione. Il Jazz vive anche della passione di chi lo ama! Dei musicisti, degli appassionati, e del pubblico. Viva il Jazz.









ALBA JAZZ 12′ Edizione: The Art of Quartet

Tutte le foto sono di DANIELA CREVENA

Il sabato, terzo giorno di Festival, è destinato tradizionalmente qui ad Alba alla “serata evento”, se così si può dire, e comincia sempre nel pomeriggio con la marchin’ band che fa ballare tutta la città. E’ un appuntamento, quello con P – Funkin Band irrinunciabile, contagioso, che crea l’atmosfera giusta e coinvolge anche chi il Jazz non lo segue, non lo conosce, e non lo aveva preventivato nella sua giornata.

Il concerto obiettivamente più atteso è quello previsto alle 21:30 in piazza Michele Ferrero, che vede protagonisti The Art of the Quartet, ovvero Kenny Werner, Peter Erskine, Benjamin Koppel e Johannes Weidenmuller.
La sera è fresca e tersa, la piazza gremita e il direttore artistico Fabio Barbero piuttosto emozionato annuncia l’inizio del concerto.

The Art of the Quartet

Kenny Werner, pianoforte
Benjamin Koppel, sax
Johannes Weidenmuller, contrabbasso
e
Peter Erskine, batteria


Il concerto si apre con Iago, di Werner. Un brano fluido, in forma di bossa, imperniato sul dialogo gentile tra sax e piano, in cui la batteria è essenziale, morbida, il flusso sonoro uniforme. L’assolo di batteria di Erskine avviene soltanto sul rullante, da sommesso si intensifica fino a tornare alla bossa iniziale.

Si procede con Haway. Un latin veloce, in cui Werner al pianoforte esprime tutto il suo potenziale ritmico, oltre che melodico, ripartendoli rispettivamente sulla mano sinistra e sulla mano destra, specialmente durante l’assolo.
Quando si arriva alla Fuga (Fugue) parte il contrabbasso di Weidenmuller, segue la batteria percossa con i mallet ed il tema viene introdotto dal sax di Koppel: il pianoforte lo segue quasi parallelamente, contrappuntisticamente, come avviene nelle fughe: ma la valenza è anche lirica, il tema ha una sua intensità melodica che viene esaltata da un crescendo di intensità in cui prevale il clima generale sugli intrecci tra le voci: Erksine passa alle bacchette, il contrabbasso diventa ribollente, il sax lacerante, fino a quando non si arriva al solo di batteria leggero, quasi un frullio di ali. E’ un brano molto teso, quasi una suite, con sospensioni armoniche, episodi in pianissimo che disgregano il rigoroso disegno del contrappunto per poi ritornarvi.


Sukiyaki è una melodia semplice, dolce, cantabile, che viene presentata da Kenny Werner, cui segue all’unisono il sax. E’ tutto essenziale, il contrabbasso che segna i quarti, la batteria al minimo con le bacchette solo sul charleston ottavi e sedicesimi, il pianoforte che accenna senza affondare: la resa è tutt’altro che volatile, l’intensità notevole, l’effetto inaspettato.
I brani si susseguono uno dopo l’altro con la piazza incantata, in silenzio, ad ascoltare un concerto intenso e allo stesso tempo denso di sottigliezze tutt’altro che “ornamentali”. Fino al bis, Easy to Love di Cole Porter: il tema parte all’unisono tra sax e pianoforte, poi si tramuta nelle frasi spezzate del sax, con il pianoforte che è quasi una eco. La continuità di sottofondo è garantita da Erksine, e il tema riemerge sul walkin bass di Weidenmuller.
Un attimo di silenzio dopo l’ultima nota e la piazza torna a terra con un applauso fragoroso: e anche io.


L’IMPATTO SU CHI VI SCRIVE

Un concerto incantevole, uno di quei concerti in cui i musicisti decidono di stupire il pubblico non con esibizioni muscolari di tecnica (e dire che i numeri li avrebbero), gigioneggiamenti per attrarre l’attenzione, trovate ad effetto per accalappiare la piazza, che, essendo il concerto ad ingresso libero, non è necessariamente esperta o appassionata di Jazz.
La musica di Werner, Erskine, Koppel e Weidenmuller ha letteralmente avviluppato il pubblico con un poetico  sottrarre, scegliere l’essenza, presentare la delicatezza e allo stesso tempo l’intensità in un range di colori scelti per mostrare la bellezza dei particolari con la pennellata quella incisiva, quella unica che però significa, colpisce, emoziona. E che è quella, nelle arti figurative, dei grandi pittori, che scelgono e ti regalano IL tratto che poi innesta una reazione emotiva che ti fa immaginare e sognare il resto: tu partecipi a quell’opera d’arte.
Ognuno di questi musicisti lavora per esaltare ciò che fanno gli altri sul palco.

Devo dire che io amo molto lo strumento batteria. Ascoltare Peter Erskine dal vivo è una esperienza emozionante.
Il suo assolo di batteria su Hawai è uno dei più belli che io abbia ascoltato: cassa, charleston e rullante, dolci, ipnotici, senza strafare ma talmente poetici da attirarti irrimediabilmente per andare a cercare, istintivamente, il segreto di quella attrazione.
“Sembra che stia prendendo un tè” mi dice piano Franco Truscello, il fotografo ufficiale del festival, stupito, come me, da tanta leggerezza: ma non è una leggerezza che abbia valore in sé.  Non c’è una legge per cui nel Jazz abbia valore assoluto la leggerezza. E’ che Erksine ha una tale padronanza (e un tale amore) per il suo strumento, e per i suoni che immagina, da riuscire a fare cose difficilissime facendole sembrare semplici. Non ha bisogno di attirare l’attenzione dicendo “guardate quanto sono bravo” ma la attira dicendo “ascoltate cosa voglio dire con la mia musica. Ascoltate quante cose belle esistono nei suoni, passando da zero a cento per tutte le sfumature possibili”. Ascoltarne i fraseggi, l’andamento, è benefico, è curativo per l’animo.

La batteria è uno strumento facile da suonare… male” mi ha detto una volta un eccellente batterista, Lorenzo Tucci.
Ha ragione. Ed è veramente raro vederla suonata in un modo così poetico, espressivo, emozionante.

Qui sotto il sound check di un concerto memorabile, negli scatti di Daniela Crevena.