Danilo Gallo e Marco Colonna: l’improvvisazione sensoriale

Foto di Paolo De Francesco

Blutopia store
Venerdì 6 ottobre, ore 20

Danilo Gallo, basso elettrico ed effetti
Marco Colonna, clarinetti e sassofono

In questo blog abbiamo sempre avuto l’abitudine di svicolare ogni tanto dai canali tradizionali per andare a curiosare in spazi “alternativi” dove spesso avvengono incontri musicali atipici, fuori dagli schemi, anche da parte di musicisti già affermati che abbiamo già ascoltato in situazioni o luoghi più istituzionali, pur nella loro indiscussa carica creativa innovativa.
Capita così che vengo a sapere che al Blutopia, piccolo negozio di vinili, cd e anche libri musicali al Pigneto, quartiere multietnico, culturalmente fervido e “giovane” di Roma, ad un orario insolito per la musica, le 20, suoneranno Danilo Gallo, bassista e contrabbassista e Marco Colonna, clarinettista: entrambi compositori, entrambi sperimentatori, entrambi jazzisti, soprattutto nel senso di improvvisatori.
E così decido di andare.
Il Blutopia è uno di quei negozietti eroici, preziosi, a di fuori dei circuiti soliti, che è bello che esistano, in quartieri così vivaci, e che non esitano ad aprirsi alla musica creando minuscoli spazi scenici estremamente suggestivi per piccole compagini di artisti: in questo caso un duo.
Improvvisazione pura, per un’ora abbondante di musica.
Le improvvisazioni non sono tutte uguali, ve ne sono innumerevoli tipi. Proprio in quanto improvvisazioni, si dirà, questo è ovvio. Alcune agiscono su strutture rigide predeterminate e da quelle partono per arrivare alla fase creativa vera e propria. Altre insistono sul virtuosismo dei componenti del gruppo. Altre su un dialogo serrato tra i musicisti che si scambiano e si alternano negli assoli. Non se ne può esaurire in un articolo l’infinita varietà. Né mi interessa stilare la storia dell’improvvisazione nel Jazz di cui sono pieni saggi e manuali.
Di certo c’è un tipo di improvvisazione che definirei quasi “sensoriale”, sì lo so il termine è improprio probabilmente, che mira a costruire estemporaneamente atmosfere evocative. Gli stessi musicisti diventano quasi dei sognatori, e si divincolano da ogni schema per avviare una ricerca profondamente emotiva di un suono “altro”, di un percorso completamente avulso da qualsiasi paletto rigidamente predisposto.
Nel piccolo negozio, tramutatosi in spazio scenico fuori dal tempo, Danilo Gallo e Marco Colonna hanno scelto questo tipo di performance: un flusso pressoché continuo di suono. Un suggestivo susseguirsi di svolte improvvise guidate dal basso di Danilo Gallo, magari con ostinati moltiplicati dai pedali, che diventano feconda base creativa, o anche dalle note inaspettate del registro alto del sax baritono di Marco Colonna, che interagisce con gli arpeggi morbidi del basso che gli fanno da scenario.


Un succedersi irresistibile di suggestioni, in cui anche gli improvvisi silenzi diventano suono: non lo interrompono, piuttosto ne amplificano il successivo materializzarsi con le note lunghe, e ricche di preziose dinamiche, del clarinetto.
Ad un certo punto può capitare di ascoltare i rintocchi di un pendolo. Ma anche il magma denso, ribollente del basso che fa quasi tremare, e che tramuta chi ascolta in cassa di risonanza. E su quel magma di cui tu stesso stai risuonando, si stagliano e si imprimono le circonvoluzioni del clarinetto.
Frasi spezzate inducono a risposte spezzate che però accelerano e si fondono progressivamente una all’altra diventando linee continue. Uno spunto ritmico diventa base portante di tutt’altro. Ogni episodio è preludio del prossimo episodio ed epilogo del precedente.
Non esiste un ambito tonale definito, non esistono rassicuranti progressioni di accordi già note su cui appoggiarsi. Eppure l’atmosfera non è ostica né ardua o respingente: è tutto casomai molto avvolgente.
Una linea di basso reiterata non la si percepisce come ripetitiva, perché provoca una tensione pulsante. Un plettro sfregato nella porzione estrema delle corde diventa un suono di campanelli quasi magico, prima di approdare in lande placide, laghi sonori, in cui lo strumento a fiato produce un suono naturale, al di là della musica.


Danilo Gallo e Marco Colonna hanno inventato, concepito, suonato per un’ora e forse di più onde in tempesta alternate ad un dondolio ipnotico di armonie e timbri inusuali, frutto di una ricerca continua ma spontanea, immediata. Niente di strategico o di preventivato: eppure all’ascolto tutto appare come se non ci fossero altre possibilità di risoluzione, tanto tutto si percepisce come inusuale, di certo, ma molto, molto vicino alla perfezione.

Andate in giro. Sia negli Auditorium, che nei Jazz Club prestigiosi, che nei piccoli spazi scenici inaspettati come il Bluetopia. La bella musica, di ogni tipo,  si può annidare ovunque.

Fresu – Di Bonaventura- Ensemble Mare Balticum. “Archaeo Hits”

Un fotoreportage bellissimo realizzato per noi da Adriano Bellucci la sera del concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 3 ottobre.

Al pari del progetto europeo a cui è collegato e alla mostra ArchaeoMusica che approda ad ottobre Parco regionale dell’Appia antica, di cui inaugura idealmente l’allestimento romano, il concerto Archaeo Hits strappa al silenzio che sembrava averle inghiottite per sempre alcune delle musiche più antiche che si possano immaginare, “ricostruendole” anche mediante la libertà espressiva e le prassi improvvisative del jazz. Un viaggio molto indietro e (anche) avanti nel tempo – in un certo senso, oltre il tempo – che conduce a orizzonti sonori non sempre contemplati dalla storia della musica ufficiale né pienamente indagati dall’archeologia classica. Un modo inedito, ispirato e informato, di interpretare i primi metodi di notazione musicale di cui si ha certezza, adottati nella Grecia classica e successivamente dai Romani, di far risuonare le canzoni delle saghe tradizionali scandinave risalenti alla Viking Age insieme alle prime laude italiane, ripescate da preziosi manoscritti pre-rinascimentali con lo spirito di rigore e avventura che ha sempre guidato sui rispettivi sentieri artistici Paolo Fresu, Daniele di Bonaventura e i virtuosi svedesi dell’Ensemble Mare Balticum.

Come sapete qui a “A proposito di Jazz” siamo fermamente convinti che la musica si possa anche immaginarla ed ascoltarla guardandola. Ecco questo suggestivo concerto in 15 scatti per voi.

ARCHAEO HITS
Paolo Fresu tromba, flicorno
Daniele di Bonaventura bandoneon
Aino Lund Lavoipierre voce, percussioni
Ute Goedecke voce, arpa medievale, recorder
Per Mattsson strumenti ad arco medievali
Stefan Wikström sackbut, percussion

 

Un(Folk)ettable Two di Nico Morelli all’Auditorium Parco della Musica

Foto di Adriano Bellucci

Roma, 14 settembre, ore 21
Sala Teatro Studio Luigi Borgna

Un(Folk)ettable two

Nico Morelli, pianoforte
Camillo Pace, contrabbasso
Mimmo Campanale, batteria
Davide Berardi, voce e chitarra
Barbara Eramo, voce
Paolo Innarella, sax soprano

Il Jazz ospita la pizzica, anzi no. La pizzica ospita il Jazz: si incontrano in campo neutro e si avvicendano prendendosi per mano e rimanendo ognuno ben saldo nel proprio mondo. Non “contaminazione”, piuttosto il coesistere di due generi che per contrasto esaltano reciprocamente bellezza e la forza dei punti in comune.
Nico Morelli è un jazzista, italiano, che vive e suona a Parigi oramai da un po’. Nico Morelli è anche pugliese di origine, un pugliese che con  “Un(Folk)ettable two edito da Cristal Records e Puglia Sounds, decide per la seconda volta di riappropriarsi delle proprie origini e di esprimersi attraverso due linguaggi apparentemente lontani e così profondamente radicati in lui: il Jazz, appunto, e la musica tradizionale della sua Puglia.

Per realizzare questo progetto un po’ visionario sceglie di avere con sé musicisti pugliesi: decisione importante, visto il risultato della performance percettibilmente autentica, dal punto di vista squisitamente emotivo. Pianoforte, contrabbasso, batteria, voci e l’incursione, una sola purtroppo, di Paolo Innarella con il suo sax soprano, un vero cameo, lirico come non mai, e un’energia notevole del gruppo dal primo all’ultimo minuto.
E’ proprio il contrabbasso che introduce la pizzica, percuotendo ritmicamente le corde con l’archetto: è una specie di evocazione suggestiva che apre il concerto, fino a quando il suono non si riempie anche di accordi del pianoforte e del groove della batteria.

I ritmi cambiano quasi improvvisamente e si viene trascinati nel Jazz, nell’improvvisazione, nello swing.
Da questo inizio incalzante fino al termine del concerto si oscilla di continuo dalla musica tradizionale al Jazz con una particolarità: lo stacco da una all’altra non crea traumi, non provoca scossoni: a stupire è la naturalezza con cui i due generi si avvicendano, trascinando chi ascolta in un flusso continuo di ritmi ed armonie cangianti, eppure mai in contrasto netto tra loro.
La pizzica è lo spunto per arrivare al Jazz. Il Jazz è lo spunto per tornare alla pizzica. La pizzica può essere anche in 5/4 e il jazz può avere la scansione ritmica della pizzica. Senza mischiarsi, ma scambiandosi suggestioni reciproche che vanno a permeare un tessuto sonoro ricco, connotato dal sommarsi di episodi colmi di pathos. Un pathos a volte garantito dalle due bellissime voci di Barbara Eramo e Davide Berardi, splendidi interpreti di questa musica così legata alle loro stesse origini, altre dal drumming multiforme e trascinante di Mimmo Campanale altre ancora del contrabbasso vivido, espressivo, basilare di Camillo Pace.


Il garante del flusso di questa bella performance che è quasi anche un flusso narrativo è Nico Morelli, che firma i brani, li riempie di vitalità e di vita vissuta e li materializza in un pianoforte che diventa di volta in volta (non vi paia strano) anche organetto, o  tamburello, persino, ma anche elemento fondamentale di un notevolissimo trio Jazzistico.


Ascoltare Un(Folk)ettable rivela che il Jazz e la Pizzica non sono mondi poi così distanti. Che è benefico, ad ascoltare un tale scorrere di suoni, scoprire punti in comune coltivando le differenze. Un messaggio importante al di là della musica e che arriva alla mente ed al cuore d’istinto, solamente ascoltando: l’unione di due culture, di due mondi lontani è possibile ed è una ricchezza. Un pensiero a cui se non arriviamo con il raziocinio possiamo arrivare con la musica. E gli applausi entusiasti alla fine del concerto lo hanno dimostrato.

Fotoreportage Adriano Bellucci:Jazz italiano per le terre del sisma- Part 2

Ed ecco la seconda parte del fotoreportage di Adriano Bellucci, inviato per A Proposito di Jazz a L’Aquila per seguire “Il Jazz Italiano per le terre del sisma”#jazz4italy2017.
Altri dodici bellissimi scatti per guardare la musica di un importante evento di beneficenza che ha avuto un successo grandissimo.

Ecco alcuni momenti del concerto finale, svoltosi nel piazzale della Basilica di Collemaggio dalle ore 20 in poi!

Mario Biondi

Geppi Cucciari

Gegé Telesforo

Gegé Munari

Paolo Fresu e Geppi Cucciari

Enrico Intra e Marcella Carboni

Dado Moroni e Franco Ambrosetti

Marcello Rosa

Ed ecco qualche scatto realizzato da Adriano in giro per la città.

Tommaso Starace

Street Orchestra di percussioni: Orchestra Bandao

I concerti in piano solo alla Basilica di San Bernardino

 

Gli scatti di Adriano Bellucci da L’Aquila- Jazz italiano per le terre del sisma

Pubblichiamo il bellissimo fotoreportage di Adriano Bellucci, nostro inviato a L’Aquila per l’evento IL JAZZ ITALIANO PER LE TERRE DEL SISMA

#jazz4italy2017 

Cominciamo da due dei palchi assegnati dall’organizzazione ad Adriano.
Dalla scalinata di San Bernardino, Lorenzo Tucci Sparkle Trio.
Domenica 3 settembre, Scalinata di San Bernardino, ore 13

Lorenzo Tucci, batteria
Luca Mannutza, pianoforte
Luca Fattorini, contrabbasso

Lorenzo Tucci

Lorenzo Tucci – Luca Mannutza

Luca Mannutza

Luca Fattorini

Lorenzo Tucci Sparkle Trio

Alle 14 cambio di organico. Sul palco Dirty Six Ensemble!

Claudio Filippini (pianoforte);
Daniele Scannapieco (sax);
Lorenzo Tucci (batteria);
Tommaso Scannapieco (basso);
Gianfranco Campagnoli (tromba);

Claudio Fiippini

Lorenzo Tucci

Daniele Scannapieco – Gianfranco Campagnoli

Tommaso Scannapieco

Lorenzo Tucci – Daniele Scannapieco

 

REPORTAGE MORONI – LA BARBERA – GOMEZ AL LECCO JAZZ FESTIVAL

Dado Moroni, Eddie Gomez, Joe La Barbera

Un altro bellissimo reportage della nostra Daniela Crevena.
Siamo al Lecco Jazz Festival , martedì 11 luglio.
Sul palco un trio pazzesco. Il progetto è “KIND OF BILL”
Loro sono:

Dado Moroni, pianoforte
Eddie Gomez, contrabbasso
Joe La Barbera, batteria

Daniela Crevena era lì per noi e ci racconta con le sue foto un concerto bellissimo. La musica, ve lo diciamo sempre, si ascolta anche guardando. E qui di foto ce ne sono tante, e bellissime.