Fotoreportage Adriano Bellucci:Jazz italiano per le terre del sisma- Part 2

Ed ecco la seconda parte del fotoreportage di Adriano Bellucci, inviato per A Proposito di Jazz a L’Aquila per seguire “Il Jazz Italiano per le terre del sisma”#jazz4italy2017.
Altri dodici bellissimi scatti per guardare la musica di un importante evento di beneficenza che ha avuto un successo grandissimo.

Ecco alcuni momenti del concerto finale, svoltosi nel piazzale della Basilica di Collemaggio dalle ore 20 in poi!

Mario Biondi

Geppi Cucciari

Gegé Telesforo

Gegé Munari

Paolo Fresu e Geppi Cucciari

Enrico Intra e Marcella Carboni

Dado Moroni e Franco Ambrosetti

Marcello Rosa

Ed ecco qualche scatto realizzato da Adriano in giro per la città.

Tommaso Starace

Street Orchestra di percussioni: Orchestra Bandao

I concerti in piano solo alla Basilica di San Bernardino

 

Gli scatti di Adriano Bellucci da L’Aquila- Jazz italiano per le terre del sisma

Pubblichiamo il bellissimo fotoreportage di Adriano Bellucci, nostro inviato a L’Aquila per l’evento IL JAZZ ITALIANO PER LE TERRE DEL SISMA

#jazz4italy2017 

Cominciamo da due dei palchi assegnati dall’organizzazione ad Adriano.
Dalla scalinata di San Bernardino, Lorenzo Tucci Sparkle Trio.
Domenica 3 settembre, Scalinata di San Bernardino, ore 13

Lorenzo Tucci, batteria
Luca Mannutza, pianoforte
Luca Fattorini, contrabbasso

Lorenzo Tucci

Lorenzo Tucci – Luca Mannutza

Luca Mannutza

Luca Fattorini

Lorenzo Tucci Sparkle Trio

Alle 14 cambio di organico. Sul palco Dirty Six Ensemble!

Claudio Filippini (pianoforte);
Daniele Scannapieco (sax);
Lorenzo Tucci (batteria);
Tommaso Scannapieco (basso);
Gianfranco Campagnoli (tromba);

Claudio Fiippini

Lorenzo Tucci

Daniele Scannapieco – Gianfranco Campagnoli

Tommaso Scannapieco

Lorenzo Tucci – Daniele Scannapieco

 

REPORTAGE MORONI – LA BARBERA – GOMEZ AL LECCO JAZZ FESTIVAL

Dado Moroni, Eddie Gomez, Joe La Barbera

Un altro bellissimo reportage della nostra Daniela Crevena.
Siamo al Lecco Jazz Festival , martedì 11 luglio.
Sul palco un trio pazzesco. Il progetto è “KIND OF BILL”
Loro sono:

Dado Moroni, pianoforte
Eddie Gomez, contrabbasso
Joe La Barbera, batteria

Daniela Crevena era lì per noi e ci racconta con le sue foto un concerto bellissimo. La musica, ve lo diciamo sempre, si ascolta anche guardando. E qui di foto ce ne sono tante, e bellissime.







JAZZITFEST QUINTA EDIZIONE – FELTRE

Questo è il fotoreportage di Carlo Mogavero che, nei momenti di libertà dalla residenza creativa a Palazzo Guarnieri con Daniela Floris, ha scattato per realizzare un racconto per immagini di un evento eccezionale come il JazzitFest. Una Expo del Jazz in cui il lavoro di tutti i volontari concorre all’incontro tra musicisti, artisti e operatori del settore. Dove un’intera città si apre all’accoglienza ospitando nelle proprie case centinaia di persone provenienti da tutta Italia, aprendo bellissimi edifici storici per ospitare le residenze creative e i concerti previsti da un programma fittissimo e variegato.

Luciano Vanni definisce gli ultimi dettagli insieme ai volontari durante la riunione finale la sera prima dell’inaugurazione

Luciano Vanni, una volontaria ascolta le ultime direttive prima dell’apertura

Allestimenti in città: volontari al lavoro

Preparativi e allestimenti

Il sorriso dei volontari

Le tavolate chilometriche di una comunità creatasi in tre soli giorni

L’ufficio organizzativo nella bellissima Piazza Maggiore

Le chiacchiere in piazza: Pasquale Innarella, Francesco Truono

Musicisti con strumenti e passeggini in giro per le vie di Feltre

Gli artisti al JazzitFest di Feltre non sono solo musicisti: ecco Silvia Decet, scultrice, ceramista, al lavoro nel suo bellissimo laboratorio. Anche lei ha aperto la sua casa: Daniela Floris è stata la fortunata ad essere ospitata.

Il Maestro Enrico Intra. E il fotografo Michele Mari in azione

Due artisti della fotografia: da sinistra Paolo Galletta e Francesco Truono

Pianista donna: Cettina Donato

Pianista uomo: Enrico Pieranunzi

Beppe di Benedetto, trombonista

Bruno Marini, sax, Giuseppe Bassi, contrabbasso

Dettaglio

Pasquale Innarella, sassofonista

Giulio Stermieri

 

 

PETER ERSKINE AND THE Dr. UM BAND a Lecco Jazz Festival 2017

Jazz per immagini per i nostri lettori con il ritorno delle bellissime foto di Daniela Crevena. La musica si ascolta anche guardando!

Al LECCO JAZZ FESTIVAL sul palco Peter Erskine e la sua DR. UM BAND.

Peter Erskine and the Dr. UM Band

Lecco, 27 luglio 2017
Piazza Garibaldi
Ore 21
John Beasley, tastiere
Benjamin Shepherd, basso
Peter Erskine, batteria
Bob Sheppard, sassofono

Peter Erskine

Benjamin Shepherd

Peter Erskine, Bob Sheppard

Peter Erskine

Benjamin Shepherd

Benjamin Shepherd

Benjamin Shepherd

John Beasley

Peter Erskine

Peter Erskine

Benjamin Shepherd

Bob Sheppard

 

Bob Sheppard

Peter Erskine

Peter Erskine

Peter Erskine

 

CIVITAFESTIVAL: la mini rassegna Jazz chiude con Duke Ellington

Foto di Laura Girolami

21 Luglio, Cortile Maggiore Forte Sangallo
Ore 21:30
Giorgio Cuscito & Massimo Pirone Big Fat Band in “ Ellingtoniana”

Trumpets: Massimo Patella, Flavio Patella, Paolo Federici,
Trombones: Palmiro Del brocco,Loredana Marcone anche Vocal, Massimo Cuomo
Sassofoni: Alessio DiGiulio, Giorgio Guarini, Stefano Angeloni,Enrico Guarino,Adriano Piva
Piano: Flavio Bonanno
Contrabbasso: Dario Pimpolari
Batteria: Davide Diana

L’ ultimo concerto di Jazz previsto al CivitaFestival è appropriatamente scelto dal direttore artistico Fabio Galadini all’insegna del Jazz tradizionale.
La scelta cade sulla Big Band di Massimo Pirone, ottimo trombonista e direttore d’orchestra, che porta nel suggestivo palco di Forte Sangallo il progetto Ellingtoniana.
Arrangiamenti originali di Duke. Sezione fiati poderosa. Solisti di classe: Pirone il trombone lo suona con maestria, Giorgio Cuscito è un virtuoso del sassofono, ama lo swing di un amore viscerale e comunica questo suo amore con una gioia contagiosa.

Le musiche sono bellissime: le ha scritte Duke Ellington, che va oltre il Jazz, siamo davanti ad un genio della musica contemporanea. E voi non sapete dopo mille concerti di Jazz, alcuni dei quali basati su progetti nuovissimi, giovani talenti, sperimentazioni, spesso molto belle e coinvolgenti (come avrete letto in questo stesso blog) quanto comunque sia utile, e piacevole, e importante ogni tanto “tornare alle origini”, ascoltando quel Jazz che in fondo era quello che ci ha fatto innamorare… del Jazz.
La “sigla” della Big Fat Band? Take the A Train.
“Eh ma uno l’ha sentita mille volte”…
No, non è così. Di solito evitiamo di ascoltarla dicendo a noi stessi “Take the A Train no, la so a memoria”.
Poi la si ascolta dal vivo, dopo un sacco di tempo che in realtà non capitava, nell’arrangiamento originale di Duke Ellington, e ci si ricorda che è bellissima, che quando la si sente è un balsamo per le orecchie, e, guarda caso, non si può fare a meno di tenere il tempo e di cantarla insieme all’ orchestra!

E così accade quando parte Black and Tan fantasy, che viene suonata con tutti i crismi e con il trombone con la sordina e il sax che ruggisce vibrando nella affascinante tonalità in minore così black. Così accade quando la tromba solista esegue il tema di Concerto for Cootie, scritta per l’amatissimo Cootie Williams. E ancora, così accade, quando partono ballad come Prelude to a Kiss, o Sophisticated Lady, così intense e quasi drammatiche nella voce del sax.

Accade lo stesso con  Pyramid, e la sua introduzione tribale di batteria, e quando i sax baritoni accarezzano il tema di I let a song go out of my heart. E quando parte  It don’t mean a thing, con quell’inconfondibile incalzare swingante e l’orchestrazione pensata così in grande.

E ancora accade così quando si ascolta dalla bella voce di Loredana Marcone (anche trombonista) I got it bad,  e le immortali, geniali melodie costruite con poche note ma arrangiamenti sontuosi di Caravan o C Jam Blues.


Per non parlare dei background perfetti, gli special della sezione fiati dietro al solista, così ricchi di ritmo e dai voicing imponenti, delle dinamiche pensate a settori, della pienezza dello spessore sonoro, della cura compositiva dei dettagli, dei temi melodici che vagano per tutta la tessitura della musica scritta. Insomma, ogni tanto, concedetevi di riascoltare la musica di Duke Ellington dal vivo: ne varrà la pena, sempre. C’è ben altro, in giro, con cui annoiarsi.