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George Benson

George Benson

Si rinnova per il dodicesimo anno consecutivo l’appuntamento con il Dromos Festival, che anche questa estate propone un ricco calendario di concerti, ma anche mostre, incontri, momenti di approfondimento e riflessione. Così, dal 24 luglio al 15 agosto, tra Oristano e altri centri della provincia – San Vero Milis, Nurachi, Baratili San Pietro, Riola Sardo e Nureci -, transiteranno musicisti del calibro di George Benson, Omar Sosa, Nicola Piovani, Zap Mama, Salif Keita, Ray Lema e James Taylor Quartet, oltre al già annunciato Luciano Ligabue, protagonista dell'”Ichnusa Livefest” all’aeroporto di Fenosu il 7 agosto: uno degli eventi più attesi dell’estate musicale in Sardegna.

Ancora una volta Dromos sceglie di ispirarsi a un tema centrale forte, chiamato a fare da trait d’union tra i vari appuntamenti. E se l’anno passato il festival si riconosceva sotto il titolo “Clandestino”, questa dodicesima edizione, all’insegna di “Cuore di tenebra”, ne è in qualche modo il proseguimento. Perché “se può sembrare irriverente ispirarsi al profetico capolavoro di Joseph Conrad”, spiega il critico d’arte Ivo Serafino Fenu nella sua presentazione di Dromos 2010, “è pur vero che vi è una linea di continuità e una profonda coerenza tra il romanzo e i temi fino ad ora trattati dal festival: il meticciato, l’incontro/scontro tra culture differenti, il ruolo e la mortificazione della donna nei paesi con forti pulsioni autoritarie e, più di recente, la clandestinità”.

Dell’opera conradiana, oltre al titolo e agli spunti tematici, il dodicesimo Dromos prende in prestito anche l”ordito”, intrecciando momenti di diversa natura nel suo ampio cartellone: tavoli tematici per ragionare sulla situazione politica ed economica del continente nero, una mostra fotografica del franco-maliano Alain Turpault (suo lo scatto scelto quest’anno ad immagine del festival) dedicata alla paradossale realtà dei bambini albini africani, e una collettiva che esplora invece le “tenebre” conradiane come “condizione esistenziale dell’uomo occidentale che si rispecchia nei propri incubi e si annichilisce nei propri sensi di colpa”. Perché per Dromos la darkness, prima ancora che una condizione sociale e politica, è una dimensione dell’anima che caratterizza la ricerca umana ed estetica di tanti artisti, africani e non solo.

  • I concerti

Come da tradizione, Dromos è soprattutto musica: grandi artisti e grandi concerti, sedici in tutto in questa edizione. E per il varo del festival, sabato 24 luglio (ore 22) arriva un eccezionale e cosmopolita come Omar Sosa. Nella splendida cornice che Capo Mannu, promontorio sulla costa di San Vero Milis (a una ventina di chilometri da Oristano) il quarantacinquenne jazzista cubano porta le atmosfere di Afreecanos, successo discografico del 2008 con cui Sosa va alla ricerca delle comuni origini africane di diverse culture musicali.

Capo Mannu accoglie anche il secondo concerto di Dromos: domenica 25 luglio (ore 22) arriva Zap Mama, il gruppo capeggiato dalla cantante Marie Daulne, sua storica leader. Di padre belga e madre congolese, la sua musica che fonde atmosfere africane e occidentali, e la sua storia personale con la famiglia vittima delle lotte scoppiate nel suo paese natale nel travagliato periodo post coloniale, sono un perfetto incastro col tema di questa edizione del festival.

Musica internazionale dal respiro davvero globale martedì 27 luglio (ore 22), quando i riflettori di Dromos si trasferiscono a Oristano per illuminare il concerto del grande George Benson, uno degli artisti più attesi dell’intera rassegna. Alla testa della sua band, il leggendario cantante e chitarrista americano, classe 1943, sbarca in Sardegna per una delle due sole tappe italiane del suo tour mondiale, con la promessa di infiammare il palco di Piazza Duomo.

Stessa cornice (e orario di inizio), mercoledì 28 luglio, per un progetto (non solo) musicale integralmente “made in Sardegna”: Il mio funerale è stato un disastro si intitola il recital-concerto Filippo Martinez, che propone una serie di monologhi brevi e fulminanti del regista oristanese, sorretti dalla colonna sonora dal vivo della band cagliaritana L’Armeria dei Briganti e dal coro delle Confraternite di Nurachi.

Ancora un cambio di location, da Oristano alla poco distante Riola Sardo, saluta giovedì 29 luglio (ore 22) Nicola Piovani, autentico alfiere della musica italiana nel mondo. Nel suggestivo scenario del Parco dei Suoni, ricavato nelle cave d’arenaria del paese, oggi dismesse, il maestro romano, pianista e rinomato compositore di colonne sonore, premio Oscar con le musiche de “La vita è bella” di Roberto Benigni, presenta il “Concerto in quintetto”, con cui rilegge in chiave intimista le pagine più significative della sua produzione.

L’Africa, con le sue contraddizioni e le sue ferite aperte, quasi interamente inferte dal “nostro” mondo europeo e occidentale, torna protagonista assoluta nei successivi quattro appuntamenti di Dromos.

Venerdì 30 luglio (ore 22), all’Arena Peppetto Pau di Nurachi – a una manciata di chilometri dal capoluogo arborense – arriva il grande cantante maliano Salif Keita. In tutta la sua carriera, il sessantunenne jazzista ha sempre costruito ponti tra le radici musicali africane e le tradizioni europee e nord americane, alla ricerca ostinata di un dialogo tra culture, nonostante una vita mai facile e la discendenza dalla casa reale del Mali. Duramente discriminato per il suo albinismo (tema su cui è impegnata oggi una fondazione da lui creata), ha anche dovuto fare i conti con l’esilio, prima in Costa d’Avorio, poi in Francia, in seguito a disordini scoppiati nel suo paese.

Altro grande conoscitore dei problemi dell’Africa è Giobbe Covatta, comico di razza e testimonial dell’AMREF, la Fondazione Africana per la Medicina e la Ricerca. A lui Dromos sabato 31 luglio affida una brusca virata nella satira, ma anche un invito alla riflessione, portato ovviamente alla maniera dell’attore napoletano (ma tarantino di nascita): cioè a suon di battute fulminanti e, talvolta, clamorosamente amare con cui Covatta affronta il difficile rapporto tra mondo occidentale e continente nero. Sarà questo il tema affrontato anche nel suo spettacolo nel Parco dei Suoni di Riola Sardo (ore 22), che propone estratti di “Trenta”, dedicato agli articoli (30 appunto) della Dichiarazione universale dei diritti umani, e di “Melanina e varechina”, un titolo che, con un pizzico di ironia, si allaccia perfettamente al tema dell’albinismo che ricorre più volte nella filosofia di Dromos 2010.

Domenica primo agosto il festival si trasferisce nella piazza di Baratili San Pietro, piccolo centro a breve distanza da Oristano, per il concerto di Ray Lema alla guida della sua Saka Saka Orchestra. (inizio ore 22.30). Il pianista nato nel 1946 nella Repubblica Congo (quando ancora si chiamava Zaire) esplora da sempre una possibile “natura complementare” tra musica africana e occidentale, come nell’album–manifesto “Kinshasa-Washington DC-Paris”, datato 1983.

È una voce femminile a chiudere questo poker di appuntamenti “africani” a Dromos. Lunedì 2 agosto (ore 22) nell’Arena Peppetto Pau di Nurachi approda il quartetto di Dobet Gnahoré, giovane cantante ivoriana, astro nascente della musica africana. Nella sua esibizione, nella quale al canto unisce i movimenti della danza e le sonorità delle percussioni, Dobet esegue i suoi pezzi in differenti lingue africane, oltre che in francese e in inglese.
Ichnusa Livefest

Venerdì 7 agosto è il giorno di Ligabue, protagonista assoluto dell’Ichnusa Livefest all’Aeroporto di Fenosu ed evento speciale di questa edizione di Dromos. Il rocker di Correggio sbarca per l’unica tappa in Sardegna del tour “Ligabue Stadi 2010” con cui in tutta l’estate toccherà le più importanti città italiane, da Roma a Milano, da Torino a Palermo, con numerosi “sold out” già realizzati in prevendita. Il concerto di Ligabue è naturalmente l’evento clou della serata, ma, sul megapalco a “impatto zero” per l’ambiente allestito all’Aeroporto, gli amplificatori cominceranno a sparare musica fin dalle 15.30. Ad aprire e rendere ancora più ricca questa vera e propria festa della musica, i concerti di alcune fra le più rappresentative band sarde, Tazenda, Cordas et Cannas, L’Armeria dei Briganti, Sikitikis e Train to roots, oltre al cameo di un’autentica icona della musica tradizionale sarda, il grande virtuoso delle launeddas Luigi Lai.
Mamma Blues

Ferragosto più Dromos uguale Mamma Blues. Puntualmente, anche in questa edizione del festival, a Nureci si rinnova la tre giorni dedicata alla “musica del diavolo”. Venerdì 13 agosto alle 22 a invadere la Piazza Centrale del paese nella Marmilla sarà l’inconfondibile blues con influenze Tuareg del chitarrista e cantante franco-algerino Amar Sundy. La sera successiva (sabato 14) l’apertura è affidata invece al leggendario James Taylor Quartet, la rinomata formazione in arrivo dal Regno Unito con la sua miscela esplosiva di soul, funk, e R’n’B, trascinata come sempre dal sound impareggiabile dell’ Hammond del suo leader. La sera di Ferragosto, riflettori puntati infine sulla newyorkese Dana Fuchs, cantante, compositrice e anche attrice, da molti considerata l’erede di Janis Joplin, tanto da essere chiamata a farla rivivere a Broadway nel musical “Love Janis”, dedicato all’indimenticabile icona del rock scomparsa quarant’anni fa.

E a chiudere ciascuna serata di Mamma Blues, a partire dalle 24, ancora musica dal vivo con artisti e gruppi della scena isolana: dalla Blues Band del cagliaritano Franco Montalbano (venerdì 13), all’one-man-band del sassarese Francesco Piu (domenca 15), passando per una blues session (sabato 14).
Mostre, incontri e laboratori

Ma Dromos non è solo musica. Nel calendario del Festival sono diversi i momenti dedicati alla riflessione e a sviluppare il tema della manifestazione, “Cuore di tenebra”. Il primo momento di approfondimento è lunedì 26 (ore 19) con l’inaugurazione della mostra Albinos di Alain Turpault, allestita al Foro Boario di Oristano. Con i suoi scatti, il fotografo francese racconta la difficile condizione delle persone affette da albinismo in Africa attraverso quattordici bellissimi ritratti. Immagini che “evocano tutta la bellezza e soprattutto la fragilità di bambini e adolescenti albini”, come scrive Laura Serani, curatrice della mostra, ma anche direttrice artistica di “Rencontres de Bamako”, la Biennale africana della fotografia, che firma la produzione dell’esposizione. Quello dell’albinismo è un tema che Turpault affronta da anni (collaborando con la già citata Fondazione Salif Keita) proprio a Bamako, la più popolosa città del Mali, dove il fotografo ha realizzato il suo reportage e dove la questione dell’albinismo è meno drammatica che altrove, ma pregiudizi ed esclusione sono comunque presenti.

Sempre lunedì 26 ma alle 21.30 negli spazi dell’Asilo Sant’Antonio di Oristano, gli stessi Alain Turpault e Laura Serani insieme allo scrittore Marcello Fois, alla direttrice del Museo Man di Nuoro Cristiana Collu, al filosofo Vinicio Busacchi e all’operatrice dell’OSVIC (Organismo Sardo di Volontariato Internazionale Cristiano) Paola Gaidano, metteranno a confronto idee, riflessioni e provocazioni nel dibattito intitolato non a caso “Cuore di tenebra”, coordinato dal critico d’arte Ivo Serafino Fenu.

A cura di Askos Arte è l’altra mostra fotografica, “Cuori di tenebra”, che si inaugura a Nurachi venerdì 30 luglio alle 19,30. Il centro storico del paesino farà da cornice a undici scatti di altrettanti artisti – Stefano Bonazzi, Giusy Calia, Franco Casu, Elisabetta Falqui, Matteo Farolfi, Massimo Festi, Roberta Filippelli, Salvatore Ligios, Michele Mereu, Giuseppe Rado e Francesca Randi – chiamati a interpretare il “lato oscuro” di una contemporaneità malata, la darkness conradiana al di là dell’Africa, la condizione esistenziale dell’uomo occidentale che si rispecchia nei propri incubi e si annichilisce nei propri sensi di colpa.

A riannodare i fili di culture lontane, ma che spesso si sono già intrecciate nella Storia, penserà anche “Tam Tam”, un laboratorio di lettura sulla fiaba africana rivolto ai bambini dai 7 ai 12 anni, in programma sempre a Nurachi – nel Museo Peppeto Pau – sabato 31 luglio a partire dalle 17. A curare il seminario, incentrato sulla figura di Giufà, personaggio delle favole che si incontra nelle tradizioni maghrebine e arabe, ma anche ebraiche e dell’Italia meridionale, sono gli operatori dell’O.S.V.I.C (Organismo Sardo di Volontariato Internazionale Cristiano), organizzazione non governativa che realizza progetti di sviluppo nei Sud del mondo ma che opera anche in Italia e in Sardegna.

Un programma ricco e dal respiro internazionale, dunque, caratterizza anche questa dodicesima edizione di Dromos: un impegno organizzativo che l’omonima associazione culturale affronta con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna (Assessorato allo Spettacolo e Attività Culturali, Assessorato al Turismo e Assessorato all’Agricoltura), della Provincia di Oristano (Presidenza e Assessorato alla Cultura), dei Comuni di Oristano, San Vero Milis, Nurachi, Baratili San Pietro, Riola Sardo e Nureci, della Fondazione Banco di Sardegna, e con la collaborazione de “Les Rencontres de Bamako”, di Askos Arte, Altrimari, della Sogeaor e di Contini Vernaccia.

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