“Grado Jazz by Udin&Jazz”: un festival all’insegna dell’ottimismo!

Come preannunciato nelle scorse settimane “Grado Jazz by Udin&Jazz” sarà uno dei pochi festival jazz che avranno luogo nel corso di questa travagliata estate 2020. L’occasione è particolare in quanto si festeggia il trentennale di una manifestazione che ha saputo conquistarsi un posto di rilievo nel pur variegato panorama delle manifestazioni jazzistiche grazie alla costante ricerca di una precisa identità declinata attraverso due precise direttive: musica di alta qualità e grande spazio alle eccellenze locali.

Il festival si terrà dal 28 luglio al primo agosto, nel massimo rispetto delle norme anti-Covid, in compagnia di alcune stelle italiane e un’incursione internazionale d’avanguardia con Michael League & Bill Laurance (Snarky Puppy).

Con questa iniziativa “Euritmica”, che organizza il Festival, vuole rispondere alla necessità, da più parti sollecitata, di considerare la cultura per quello che realmente è, vale a dire un bene necessario e vitale. Già con l’iniziativa JazzAid, Euritmica ha voluto dare un importante segnale di vicinanza agli artisti, per rinnovare anche la consapevolezza che… #JazzWillSaveUs. “Grado Jazz” si inserisce in questa logica fornendo una tangibile speranza dato che i concerti si faranno dal vivo in presenza e in sicurezza. E non ci vogliono certo molte parole per spiegare quanto tutto ciò sia costato agli organizzatori anche in termini economici (distanze, sanificazioni, provvedimenti anti assembramento).
I concerti si svolgeranno nel Parco delle Rose, allestito con uno spazioso palco e centinaia di poltroncine distanziate, con un angolo food&drinks ove si potranno gustare i prodotti enogastronomici del territorio.

Ed ora un rapido sguardo al programma.

Martedì 28 luglio apertura con due concerti. Alle 20 saranno di scena i Quintorigo, con il progetto “Between the Lines”. La serata continua alle 22 con lo straordinario duo di Michael League & Bill Laurance (contrabbasso e pianoforte), anime degli Snarky Puppy (già ascoltati a Grado nella passata edizione).

Mercoledì 29 luglio tocca ad Alex Britti in quartetto, protagonista della scena musicale italiana da molti anni con successi quali “Solo una volta”, “Settemila caffè”, “Mi piaci”.

Alex Britti

Giovedì 30 luglio il duo Musica Nuda, vale a dire Petra Magoni (voce) e Ferruccio Spinetti (contrabbasso); dopo diciassette anni di attività, 1500 concerti in tutta Europa, 11 cd, i due continuano a incantare le platee più diversificate.
Alle 22 una prima assoluta: due grandi donne del jazz italiano per la prima volta insieme, la pianista Rita Marcotulli e Chiara Civello (voce e chitarra), supportate dal violoncello di Marco Decimo.

Venerdì 31 luglio l’immagine più rappresentativa del jazz italiano e grande amico di Udin&Jazz, Paolo Fresu; il trombettista sardo porta a Grado “Re-wanderlust”, progetto composto da vecchie e nuove composizioni dello storico Quintetto, nato nel 1984 (Paolo Fresu, tromba e flicorno; Tino Tracanna, sax tenore e soprano; Roberto Cipelli, pianoforte e Fender Rhodes electric piano; Attilio Zanchi, contrabbasso; Ettore Fioravanti, batteria) cui nell’occasione si aggiunge il giovane trombonista Filippo Vignato.

Paolo Fresu 5et feat Filippo Vignato

Finale in grande stile, sabato 1 agosto con un doppio concerto: alle 20 il quintetto di Francesco Cafiso (sassofonista tra i più rappresentativi del jazz europeo) rende omaggio al genio di Charlie Parker nel centenario dalla nascita, con il progetto “Confirmation” (Francesco Cafiso, sax; Stefano Bagnoli, batteria; Alessandro Presti, tromba; Andrea Pozza, pianoforte; Aldo Zunino, contrabbasso).
A chiudere GradoJazz è il piano solo di Stefano Bollani (ore 22) con il suo nuovo progetto “Piano Variations on Jesus Christ Superstar”: una versione totalmente inedita e interamente strumentale dell’opera rock di Andrew Lloyd Webber che custodisce, come un tesoro, l’originale e che è stata registrata per ECM.

 

Gerlando Gatto

Apre a Roma “The Music Loft”, nuovo punto d’incontro dedicato alla musica

Si chiama “The Music Loft” ed è un grande spazio dedicato interamente alla musica. Situata in via Carlo Conti Rossini 55 a Roma e organizzata come associazione culturale questa nuova struttura, che sarà inaugurata nel prossimo gennaio, mira a proporre la diffusione della musica in generale, prescindendo dai generi, promuovendo l’educazione all’ascolto musicale e permettendo agli appassionati di incontrarsi in un ambiente ideale per godere della musica e poter scambiare esperienze.

Non a caso “The Music Loft” mette a disposizione degli appassionati oltre 40 mila dischi in vinile che possono essere ascoltati in cuffia nei molti punti d’ascolto disseminati nelle varie sale ed eventualmente acquistati, limitatamente ai soci. E sarebbe veramente il caso di riflettere su questo dato: trovare oggi una collezione di tanti album, alcuni davvero storici, è un patrimonio di assoluto valore che viene messo a disposizione di chi voglia profittarne, confinando le finalità di lucro in un ambito del tutto marginale (ma indispensabile in una iniziativa che non gode di alcun finanziamento pubblico)

Il locale dispone di uno spazio per le conferenze, possibilità di proiezione di video e documentari, nonché di una sala d’ascolto di 50 mq dove gli associati potranno ascoltare musica diffusa da un impianto stereo di qualità, in un ambiente confortevole. Durante l’ascolto potranno ammirare la collezione delle locandine originali di alcuni concerti tenuti al Fillmore West di San Francisco alla fine degli anni Sessanta, nonché il grande disegno originale su cartoncino di Miles Davis “Deep Blue”.

L’ambito delle attività che verranno via via sviluppate prevede incontri con giornalisti e musicisti, guide all’ascolto, presentazione di libri, corsi mirati alla conoscenza dei vari generi musicali ed esibizioni acustiche di piccoli gruppi.

L’idea di TML trae spunto dalle esperienze degli anni settanta del loft di Ornette Coleman, situato al 131 di Prince Street, New York e da quello di Charles Mingus, che divennero per un certo periodo un punto di aggregazione importante per le sperimentazione musicale e la diffusione della cultura musicale in genere.

Redazione

Nuova presentazione romana per “L’altra metà del Jazz”, di Gerlando Gatto

Dopo il successo e le due ristampe del primo libro “Gente di Jazz”, ritorna nelle librerie Gerlando Gatto, con “L’altra metà del Jazz”, pubblicato per i tipi di KappaVu / Euritmica Edizioni – Udine. Il volume, dopo l’anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino e diverse presentazioni sul territorio nazionale, arriva nuovamente a Roma, all’Elegance Café Jazz Club (Via Francesco Carletti, 5 info www.elegancecafe.it ).

Sabato 9 novembre 2019 l’opera sarà illustrata alla presenza dell’autore e della giornalista Marina Tuni, in rappresentanza dell’editore, prima della performance di una delle musiciste intervistate: Lara Iacovini (inizio alle ore 21.30); la vocalist presenterà un repertorio tratto dai suoi ultimi lavori discografici, in particolare “Right Together”, l’album realizzato in collaborazione con il grande bassista newyorkese Steve Swallow, sulla cui musica la jazz vocal ha composto i testi.

Gatto è tra i più importanti giornalisti e critici musicali jazz italiani, nonché Direttore Responsabile di questo portale nazionale da lui stesso fondato.

Dopo la raccolta di interviste “Gente di Jazz”, dunque, in cui il giornalista ci ha fatto scoprire aspetti artistici ed umani di una nutrita schiera di musicisti, tutti protagonisti in varie edizioni del festival Udin&Jazz, casualmente tutti maschi, questa nuova pubblicazione racchiude una serie di interviste raccolte nel ricchissimo panorama del jazz al femminile nazionale e internazionale.

Donne che amano il jazz, lo vivono e ne fanno territorio in cui esprimere una creatività intensa e spesso dirompente, attraverso scelte anche non facili come affiora chiaramente da molte di queste interviste.

Non solo cantanti, ma molte strumentiste, compositrici, arrangiatrici, vere protagoniste del jazz moderno in cui hanno trovato una loro forte dimensione con personalità, capacità, determinazione e con una profondità che può emergere solo dall’Altra Metà del Jazz. Trenta interviste a personaggi assai noti – e meno noti – tutti accomunati dall’essere donna e, in quanto tali, dall’avere una storia da raccontare, da rivivere assieme al lettore.

La prefazione è a cura della giornalista Rai Claudia Fayenz e tra le musiciste intervistate, oltre a Lara Iacovini, figurano Dee Dee Bridgewater, Chiara Civello, Rita Marcotulli, Petra Magoni, Sarah Jane Morris, Tiziana Ghiglioni e molte altre; alcune delle interviste non erano mai state pubblicate, come quella a Dora Musumeci, una delle prime pianiste jazz in Italia, scomparsa nel 2004.

Redazione A Proposito di Jazz

 

Luigi Onori: “Il Jazz che spezza le catene”

Il nostro collaboratore Luigi Onori terrà quattro seminari presso la Casa del Jazz sul tema “Il jazz che spezza le catene”. Domenica 13 ottobre il primo appuntamento cui faranno seguito le date del 27 ottobre, domenica, 19 e 24 novembre, ore 11-12,30, biglietto 8 euro (4 per studenti).

Quattro incontri per rileggere la storia afroamericana in musica: dalla rappresentazione della schiavitù alla “centralità africana”.

In particolare domenica 13 sarà esaminata la celeberrima la “Freedom Now Suite” di Max Roach

Il 27 sarà la volta dei “Castles of Ghana” di John Carter

Giovedì 19 novembre sotto la lente di Luigi Onori ci saranno Wynton Marsalis e il suo oratorio: “Blood on the Fields”.

Domenica 24 novembre chiusura con Randy Weston, “The Spirit of our Ancestors”

Francesco Branciamore: dalla batteria al piano solo

Francesco Branciamore si è affermato, nel corso degli ultimi anni, come uno dei più originali e preparati batteristi del pur variegato panorama jazzistico nazionale. Non a caso il suo curriculum è ricco di prestigiosi riconoscimenti e di preziose collaborazioni con artisti di assoluto livello internazionale quali, tanto per fare qualche nome, Lee Konitz, Evan Parker, Barre Philips, Ray Mantilla, Keith Tippet, Pier Favre, Paul Rutherford, Michel Godard,  Enrico Rava, Gianluigi Trovesi, Enrico Intra, Eugenio Colombo, Paolo Fresu… Senza trascurare le numerose musiche scritte per spettacoli teatrali e cinematografici nonché i tanti album registrati a partire dal 1987.

Insomma quel che si dice un artista maturo, completo, capace di esprimersi compiutamente. Eppure questa dimensione evidentemente stava stretta all’artista siciliano che, abbandonata l’oramai comoda veste di drummer, fa il gran salto e si presenta al pubblico e alla critica cambiando strumento: eccolo quindi incidere in piano solo «Aspiciens pulchritudinem» per la Caligola.

In repertorio nove pezzi, tutti scritti da Francesco, di durata variabile dal minuti e mezzo a tre minuti, con una ottima presa di suono che esalta lo splendido Steinway a disposizione dell’artista.

Nove brani ispirati dalle parole di Charlie Haden sull’essenza della musica riportate nella copertina dell’album “Voglio allontanare le persone dalla bruttezza e dalla tristezza che ci circondano ogni giorno e portare musica bella e profonda a quante più persone posso”.

Ed in effetti ascoltando l’album si avverte una precisa sensazione: il desiderio dell’artista di lasciarsi trascinare dalle emozioni, di camminare ad occhi chiusi sulla strada suggerita dagli stati d’animo del momento. Di qui un’atmosfera soffusa, profondamente intimista; di qui un pianismo oserei dire delicato, senza alcuno sfoggio di tecnica, ma funzionale all’espressività; di qui una ricerca della linea melodica che caratterizza tutti i brani, alcuni soffusi da una evidente melanconia (“Saudade”).

Particolarmente apprezzato, da parte del vostro cronista, il pezzo dedicato al trio EST del compianto Esbjörn Svensson (“Thinking to EST”).

Questa nuova impresa di Francesco Branciamore sarà presentata il 20 settembre nella sala concerti dello splendido Palazzo Nicolaci di Noto, a metà novembre presso la Libreria Feltrinelli di Messina e quindi all’Auditorium della sede Rai di Palermo.

Gerlando Gatto

 

 

Dino Betti van der Noot presenta “Two Ships In The Night”

Il 18 settembre 2019, ore 20,45, appuntamento da non perdere al Teatro Franco Parenti, di Milano. In programma uno dei massimi esponenti del jazz italiano, Dino Betti van der Noot, che con la sua orchestra presenterà la sua ultima creatura “Two Ships In The Night” (Audissea Records).

Dino Betti è un artista assolutamente anomalo: ad onta della non giovanissima età, conserva una straordinaria freschezza che lo porta a comporre ed arrangiare quasi senza soluzione di continuità sì da poter presentare, anno dopo anno, un nuovo album che puntualmente scala le vette della classifica di gradimento sia del pubblico sia della critica.

Per questa nuova realizzazione, Dino Betti ha assemblato una big band comprendente Gianpiero LoBello, Alberto Mandarini, Mario Mariotti, Paolo De Ceglie, trombe; Luca Begonia, Stefano Calcagno, Enrico Allavena, Gianfranco Marchesi, tromboni; Sandro Cerino, Andrea Ciceri, Giulio Visibelli, Rudi Manzoli, Gilberto Tarocco, ance; Luca Gusella, vibrafono; Emanuele Parrini, violino; Niccolò Cattaneo, pianoforte; Filippo Rinaldo, tastiere; Vincenzo Zitello, arpa bardica; Gianluca Alberti, basso elettrico; Stefano Bertoli, batteria; Tiziano Tononi, percussioni; Federico Sanesi, tabla. Ed è proprio con questa formazione che si esibirà nel teatro milanese.

Rimandando un esame approfondito dell’album ad una intervista con lo stesso artista che pubblicheremo quanto prima, in questa sede è tuttavia necessario – per quei quattro o cinque lettori che ancora non lo conoscono – spendere qualche altra parola su Dino Betti van der Noot. Dino non è uno strumentista ma un raffinato compositore e arrangiatore. La sua musica non è certo facilissima: sofisticata ma allo stesso tempo capace di attrarre e coinvolgere con il suo lirismo, presenta i tratti caratteristici di una musica attuale che trascende qualsivoglia barriera. Certo, siamo nel campo del jazz, ma il linguaggio di Betti va ben al di là evidenziando input che provengono da musiche altre. Non a caso in oltre trent’anni di attività ha avuto modo di lavorare con grandi artisti di estrazione diversificata quali, tanto per fare qualche nome, Franco Ambrosetti, Paul Bley, Mark Egan, Bill Evans, Mitchel Forman, David Friedman, Donald Harrison, Carmen Lundy, Don Moye, Paul Motian, Giancarlo Schiaffini, Steve Swallow, John Taylor, Gianluigi Trovesi.

Il concerto al Teatro Franco Parenti costituisce perciò un appuntamento con una fra le personalità più singolari della musica italiana contemporanea. Sarà una carrellata lungo quarant’anni di pagine capaci di coinvolgere musicisti e pubblico in un dialogo intenso, trascinante.

Gerlando Gatto