CHARLES LLOYD QUARTET Concerto acustico sul cratere del Vesuvio

Una vera e propria icona del jazz sul gran cono del Vesuvio. Dopo il concerto degli Snarky Puppy all’anfiteatro romano di Avella (12 luglio), il secondo ospite internazionale della XXIV edizione del Pomigliano Jazz in Campania sarà il leggendario sassofonista statunitense Charles Lloyd che chiude l’anteprima del festival, prima dei concerti della seconda parte in programma a settembre che vedranno protagonista, tra gli altri, Daniele Sepe con 2 produzioni originali.

Con il suo quartetto, Lloyd si esibirà domenica 28 luglio sulla vetta del vulcano più famoso al mondo, sull’orlo del cratere fino al tramonto. Uno spettacolo di grande impatto e suggestione, in formazione speciale acustica che vedrà esibirsi il contrabbassista Reuben Rogers, il chitarrista Marvin Sewell e il batterista Eric Harland, che per l’occasione userà un corredo minimale di piccole percussioni. Cresciuto sotto l’ala protettiva di musicisti come BB King, Howlin’ Wolf e Johnnie Ace, Charles Lloyd ha portato il suo stile alle vette meditative di John Coltrane. Oggi è un signore che ha superato da poco gli ottant’anni ed ha attraversato in maniera trasversale la storia della musica del ‘900, prestando la sua magistrale bravura anche in formazioni come i Beach Boys, the Doors e Canned Heat, dimostrando di non essere un ortodosso del jazz e di saper guardare in maniera libera alla totalità della musica. Non solo, sotto la sua ala protettiva sono sbocciati musicisti del calibro di Keith Jarrett e Michel Petrucciani, tanto per citare due nomi. E sempre grazie al suo quintetto, Jarrett conobbe il batterista Jack De Johnette, dando poi vita a quel trio che ha influenzato gran parte del jazz moderno. Per dirla con Carlos Santana: “un patrimonio internazionale”.

Tornando al concerto del 28 luglio si tratta di un evento imperdibile che consentirà al pubblico di Pomigliano Jazz di confrontarsi con una delle star della musica afroamericana, in un contesto straordinario.  “Il Vesuvio è un luogo pieno di storia e di misteri della natura – dice Lloyd agli organizzatori del festival campano – Non sappiamo, prima di iniziare, come sarà il nostro concerto. Ma quella storia e quella natura così suggestiva e forte sicuramente ci ispirerà. E credetemi, quando la musica inizierà, scorrerà come un fiume in piena”.

E quel “fiume in piena” è forse l’essenza stessa della musica del quartetto di Lloyd. Al tramonto, con il pubblico assiepato lungo il bordo del cratere, il suo sassofono sarà come una preghiera laica a un demone spento da anni. Un luogo unico, di vita e di morte, senza il quale Napoli non esisterebbe. Non esisterebbe la sua storia, la sua forza, le sue rivoluzioni, la sua irruenza. E anche il pubblico è parte stessa dell’evento musicale. Qui non si applaude, non si può applaudire. Si viene accompagnati in cima dalle guide vulcanologiche lungo una serie di tornanti dai quali c’è un affaccio mozzafiato. Al concerto, acustico, si assiste seduti a terra su cuscini e non saranno consentiti applausi al fine di non disturbare la fauna presente sul cratere, nel suo habitat naturale. I musicisti suoneranno fino al tramonto. Al termine del concerto si ritorna al piazzale sempre accompagnati dalle guide vulcanologiche.

Sempre in primo piano il jazz italiano ad “Iseo Jazz”

 

Da ben ventisette anni il festival “Iseo Jazz” organizza le sue serate e articola il suo spazio sulla musica prodotta in Italia da jazzisti del Bel Paese. Con coerenza, rigore, divulgazione, ricerca gli organizzatori (la direzione artistica è di Maurizio Franco) propongono numerosi progetti speciali e artisti di varie generazioni, fornendo di anno in anno uno spaccato significativo delle ultime tendenze. Non a caso la rassegna si fregia del sottotitolo “La casa del jazz italiano” ed ha il patrocinio di MIDJ (l’associazione Musicisti Italiani di Jazz); in più, da sempre, la programmazione interagisce con un territorio di rara bellezza e suggestione, rinnovando quel rapporto tra musica e “luoghi” (anche nella loro dimensione amministrativa) che caratterizza le migliori rassegne della penisola.

“Iseo Jazz” inizia il 7 luglio a Palazzolo sull’Oglio (Palazzo comunale) con il trio del pianista Donatello D’Attoma (con Alberto Fidone ed Enrico Morello); completa la serata un progetto speciale intitolato “Il jazz a Milano negli anni cinquanta e sessanta”, epoca e repertorio proposto da Paolo Recchia, Andrea Dulbecco e Nicola Angelucci (sax, vibrafono, batteria).

Il 9 si prosegue a Sale Marasino (chiesa di San Giacomo di Maspiano) con un solo piano di Michele Di Toro, ispirato alle musiche di Nat Cole, George Shearing, Herbie Nichols e Lennie Tristano; anche questo è un progetto speciale della rassegna. Il 10 ci si sposta nell’Azienda Agricola Barone Pizzini (a Provaglio d’Iseo) per uno dei momenti clou del festival: “L’importanza di chiamarsi Enrico”, ovvero solo, duo e trio con i pianisti Enrico Intra ed Enrico Pieranunzi ed il trombettista-flicornista Enrico Rava (sempre progetto speciale dei “Iseo Jazz).

Le serate dell’11 e del 12 propongono le nuove generazioni di jazzisti: nella prima si approda ad Iseo (Sagrato della Pieve di Sant’Andrea) per il Francesco Diodati Trio (Laila Martial, Stefano Tamborrino) ed il Tony Arco Quartetto (Greg Burk, Sandro Cerino, Mauro Battisti) in “Colors of the soul”. Il 12 l’appuntamento è a Pratico (Parco delle erbe danzanti) per l’eversivo trio del trombonista Filippo Vignato (Yannick Lestra, Attila Gyarfas) arricchito dall’eclettica vocalist Marta Raviglia; la serata si completa con Simone Graziano, Francesco Ponticelli ed Enrico Morello.

Il fine settimana conclusivo è tutto ad Iseo e vede artisti di notevole caratura ed esperienza. Sabato 13 al Lido di Sassabanek c’è la Riccardo Fassi Florence Pocket Orchestra; Fassi (piano, composizione, direzione) coinvolge i fiatisti Mirco Rubegni, Stefano Scalzi, Nico Gori e Dario Cecchini e la sezione ritmica composta da Guido Zorn e Bernardo Guerra. Nello stesso spazio si esibisce il gruppo Double Cut guidato da Tino Tracanna, con il “doppio” sassofonista Massimiliamo Milesi e i ritmi Giulio Corini e Filippo Sala. Domenica 14 il gran finale si sposta al Sagrato della Pieve di Sant’Andrea dove riceveranno il “Premio Iseo” alla carriera il contrabbassista-compositore Giovanni Tommaso ed il critico musicale e storico del jazz (in particolare italiano) (nonché nostro validissimo collaboratore) Luigi Onori; Onori anticiperà al pubblico i contenuti del suo libro sul Perigeo, in uscita per Stampa Alternativa in novembre. Tommaso si esibirà in trio con Claudio Filippini ed Alessandro Paternesi. Ultimo concerto per l’Emanuele Cisi Quartet (Dino Rubino, Rosario Bonaccorso, Adam Pache) che omaggerà l’arte sassofonistica di Prez in “No Eyes – Looking at Lester Young”.

 

Acquaphonica giovedì 30 al Blutopia di Roma

BLUTOPIA&SATELLITE presentano giovedì 30 “ACQUAPHONICA” con  Federica Colangelo piano / composizioni, Michele Tino sax alto e tenore, Marco Zenini contrabbasso e Ermanno Baron batteria

“Acquaphonica” è un progetto della pianista e compositrice Federica Colangelo. Il progetto inizia nel 2010 durante gli anni di residenza nei Paesi Bassi dell’artista. Dopo i suoi studi di pianoforte classico presso la Royal School of Music of London, nel 2004 Federica Colangelo si trasferisce nei Paesi Bassi, dove si diplomerà in pianoforte Jazz e conseguirà il Master in Composizione Contemporanea. In quest’ ambiente, grazie all’influenza diretta di Otto Ketting, Jeroen d’Hoe, Ned McGowan e Amina Figarova, nasce per l’artista una nuova parentesi artistica in bilico tra Jazz e musica Classica, tra musica improvvisata e musica scritta. In seguito, per circa un anno, viaggerà tra Amsterdam e Parigi, dove prenderà lezioni private con il pianista e compositore francese Benoit Delbeq. La pianista inizia quindi nel 2010 il progetto Acquaphonica e nel 2012 pubblica il primo disco, PRIVATE ENEMY, e a Settembre 2016, appena rientrata in Italia, il secondo. (Chiaroscuro per Alfamusic). Il quartetto ha tenuto concerti in Italia, Paesi Bassi Germania, Polonia e Bulgaria.

Il progetto Lumina sabato 23 marzo alla Casa del Jazz di Roma

L’ideatore di Lumină è Paolo Fresu, in qualità di musicista, compositore e produttore discografico. La notazione che sembra scontata è invece importante in quanto è stato Fresu a pensare integralmente il progetto e a scegliere i cinque musicisti che ne fanno parte (Carla Casarano alla voce, Leila Shirvani al violoncello, Marco Bardoscia al contrabbasso, William Greco al pianoforte, Emanuele Maniscalco alla batteria e alle percussioni) dando “luce” così ad un nuovo gruppo originale.

Il progetto, che continua a ricevere sempre più consensi dalla critica per il disco pubblicato per l’etichetta Tǔk Music e dopo aver riscosso un successo trasversale nel tour del 2018, torna a calcare i palchi italiani con 4 speciali concerti a marzo 2019 di cui uno a Roma, sabato 23, alla Casa del Jazz.

L’idea base che ha mosso il suo artefice scaturisce dalla voglia di concepire un’intera opera intorno al tema della Luce. Luce declinata in dieci composizioni musicali diverse dove ognuna ha appunto il titolo “Luce” nelle diverse lingue del mondo ma “Luce” anche in senso letterario; infatti quattro testi originali sullo stesso tema, scritti da Erri De Luca, Lella Costa, Marcello Fois e Flavio Soriga, fanno parte del progetto oltre ad una poesia di Emily Dickinson. Due di questi (Lella Costa per “Luce” composta da William Greco e Emily Dickinson per “Light” composta da Marco Bardoscia) sono anche espressi in forma canzone e interpretati dalla voce di Carla Casarano.

I significati da estrapolare dal progetto sono diversi. Da una parte proseguire nell’opera di scoperta dei giovani talenti che Fresu porta avanti da alcuni anni. Dall’altra, quella di lavorare sul ‘concept’ sia visivo sia sonoro della Luce intesa come vita e come fonte di ispirazione creativa e poetica. Un ulteriore “input” è rappresentato dalla volontà di proseguire nel percorso di crescita del jazz italiano suggerendo percorsi nuovi ed originali e portando per mano i musicisti verso nuove esperienze nazionali ed internazionali. In ultimo, quella di creare un progetto completamente nuovo (sintetizzabile nella sorta di logo “Il lirismo della Luce, che si fa suono “) ideato e pensato da Fresu che vuole proporre un innovativo connubio fra diverse territorialità musicali contemporanee unendo filoni pop, classici e di quel “new jazz” italiano made in Puglia che sta dando lustro al panorama musicale internazionale di oggi.

Lumină è risultato progetto vincitore del Bando Sillumina – SIAE e ricordiamo che i concerti sono organizzati con il sostegno di MiBAC e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

Redazione