Un addio a Michiko Hirayama: una delle più importanti voci del ‘900

Se ne è andata il 1 aprile scorso, la grandissima Michiko Hirayama, un personaggio che ha impregnato di sé la musica contemporanea dello scorso secolo: era la più grande interprete di Giacinto Scelsi e credo che non ci sia bisogno di ulteriori parole.

Figlia di due avvocati, Michiko Hirayama nasce a Tokyo il 14 luglio 1923; cresciuta in un ambiente di alto livello culturale, conosce l’importante musicista giapponese Fumio Hayasaka, che fu anche maestro di Toru Takemitsu.

Dopo aver studiato musica all’Università delle arti di Tokyo, nel 1957 si trasferisce in Italia; studia all’Accademia di Santa Cecilia a Roma, all’Accademia Chigiana di Siena e al Mozarteum di Salisburgo. Conosce Domenico Guaccero e soprattutto Giacinto Scelsi, del quale eseguì numerosi lavori, tra cui il ciclo di lieder i Canti del Capricorno a lei dedicati.

Dotata di una vocalità assolutamente particolare (aveva un’estensione vocale di quattro ottave) si dedicò spesso a lavori sperimentali e d’avanguardia.

Siamo ben lieti di pubblicare un ricordo di questa straordinaria interprete ad opera di Marilena Paradisi, una delle migliori vocalist italiane, che con Michiko ha studiato a lungo e ha inciso il bellissimo album di improvvisazione totale per solo due voci “PRELUDE FOR VOICE AND SILENCE” ( Siltaclassics 2011)

ph: Paolo Soriani

L’appuntamento con lei era davvero una festa. Al citofono rispondeva la sua voce squillante, e si apriva la sua porta con lei chinata a cercare  la ciabattina di paglia adatta al tuo piede. All’ingresso ne aveva di tutti i numeri! Era vietato entrare con le scarpe in casa! Ti accomodavi sul suo divanetto vicino al pianoforte, carico di preziose  partiture, mentre lei, sempre elegante e col viso fresco, ti preparava  un te’ giapponese e cercava la sua amata tartaruga, per darle la lattuga. Se aveva tempo, non si cominciava mai la lezione senza una chiacchiera e un te’. Erano così preziose quelle chiacchierate con Michiko Hirayama, una delle più grandi interpreti di Gicinto Scelsi, icona del canto contemporaneo del 900, vocalità eccelsa, inarrivabile livello artistico, voce unica, primitiva, selvaggia e allo stesso tempo consapevole, tagliente, toccante, percussiva, invasiva di qualsiasi resistenza all’ascolto.

Avevo ascoltato per la prima volta I Canti del Capricorno, ed ero rimasta folgorata da quella voce. Quando seppi che viveva a Roma e dava anche lezioni di canto, non ero nella pelle dalla gioia. Volevo conoscerla! Arrivava col te’, si sedeva e iniziavano i suoi affascinanti racconti. Su  Giacinto Scelsi,  il misterioso “ Conte” del piano di sopra, “uno un po’ matto”,  girava questa voce per i salotti romani frequentati dalla giovane Michiko, appena arrivata dal Giappone; uno stravagante, che di notte iniziava a suonare ininterrottamente e per ore la sua “ ondiola”, il che, sicuramente, non era la gioia dei suoi vicini. Ma per una come Michiko, uno che riesce a fare musica improvvisata per tutta la notte non era affatto matto, forse aveva qualcosa di grosso da esprimere, forse era un grande artista da conoscere meglio. E allora lei, dopo la festa al piano  di sotto, fa finta di uscire ma in realtà, sale di sopra e si siede al freddo, davanti alla porta del “ Conte”, ad ascoltare. E finalmente inizia; dapprima note incerte, frammentate, e poi… arriva un’onda di calore, un vortice di bellezza e lei rimane li’, tutta la notte, ad ascoltare. E per più di una notte! Ma questo non è un po’ matto, questo è un genio! Il carpire a sua insaputa il suo inconscio musicale, i suoi segreti… e così lei aveva capito la più profonda, intima natura di Giacinto, ne aveva colto l’essenza, poteva ora interpretare la sua musica, poteva interpretare ,” Ho”,  poteva interpretare “ Khoom” e  i “Canti del Capricorno”, dare vita, con la sua voce, a qualcosa che per Scelsi forse era ancora solo inconscio.  E quella nota sola, quella unica nota intonata, di una pianola abbandonata e devastata dalle stonature, si quell’unica nota suonata da Giacinto in modo quasi ossessivo, cercandone ogni sfumatura, ogni armonico, racchiudeva un mondo, un  mondo di colori e di espressioni differenti, la musica indiana? La microtonalità? Nasce  il “ Concerto su una nota sola” un altro capolavoro.

L’attenzione al “ suono, il suono come nota che racchiude mondi misteriosi, se si pone un orecchio che non e’ solo “razionale”, ma un ascolto totale, quasi di tutta la superficie del corpo, quasi di tutta la pelle. Senza il “suono”, inteso in questo modo, non si fa vera musica. E la voce? La voce deve essere una bella voce? E chi dice se una voce è bella o brutta?  “ La voce può anche essere una brutta voce, ma esprimere in quel momento il tutto, l’essenza, essere o non essere di Amleto. La propria identità… la voce come “identità. Ricercare la propria voce come un iniziale flusso di un respiro ventrale, profondo, viscerale, l’ascoltare la propria produzione sonora fino al più nascosto degli armonici, dimenticarti del tuo corpo, e diventare “tu stesso” il suono.

E l’improvvisazione?  La vera essenza dell’improvvisazione, intesa come rapporto strettissimo e profondo tra il mio suono e quello di chi sta improvvisando insieme a me. Quel diventare come un enorme orecchio, teso a cogliere tutto, si, qualsiasi movimento, nel suono degli altri, sia bello sia brutto, e trasformarlo in un input di risposta sonora, che sia presenza pura, io, in quel momento, sono  “assolutamente insieme a te”, e che ti consente di aprire quella porta magica dentro di te, di far uscire “ il tuo flusso  sonoro”. L’improvvisazione come “presenza”.

E inizia la lezione: lei in piedi dietro al pianoforte, tu in piedi di fronte a lei. Sembra un botta e risposta, lei chiede, è esigente, incalza, e tu devi rispondere con un suono non “ giusto”  ma un suono “ vero”. Cerchi, cadi, sbagli, ti rialzi, non ci stai, non va bene, più dentro, stacci più dentro, troppa testa, non pensare, dimenticati di stare qui, non vedo più niente, un fremito, sento come un fulmine che dai piedi, dalla radice, percorre il midollo e esce su dal cranio. Non capisco più niente, che è successo? Quasi quasi mi sento mancare. “Era vera!” – dice lei – “questa nota era vera!!!  Ma è accaduto qualcosa? Si qualcosa di indelebile.

Le  ore sono trascorse velocemente, un tempo dilatato, un tempo umano, mi avvio alla porta un po’ intontita, carica di cose da elaborare, lascio le ciabattine e mi rimetto le mie scarpe, la saluto con un bacio, lei sorridente chiude la porta.

Ciao Michiko grazie per tutto questo… Marilena Paradisi

La redazione di A Proposito di Jazz ringrazia Marilena Paradisi per il suo ricordo e Paolo Soriani per le immagini www.paolosoriani.com

Parte dal Teatro Fontana di Milano il 7 aprile il tour europeo di eMPathia Jazz Duo

L’eMPathia Jazz duo della vocalist Mafalda Minnozzi con il chitarrista newyorchese Paul Ricci, feat. Giovanni Falzone (tromba), sul palco del Teatro Fontana di Milano il 7 aprile 2018 (h 21) – prima data italiana del “Cool Romantics Tour 2018”

Il duo è da poco rientrato da una tournée di oltre due mesi negli Stati Uniti: sold-out in alcuni dei più importanti jazz club del mondo!

Biglietti on line su Vivaticket.it e nelle prevendite collegate / Info e prenotazioni: +39 02 6901 5733 / fontana.teatro@elsinor.net / www.teatrofontana.it

Milano, 13 marzo 2018  – Il Teatro Fontana di Milano ospita, il 7 aprile, la prima data italiana del “Cool Romantics Tour 2018” di eMPathia Jazz Duo, della vocalist Mafalda Minnozzi, ambasciatrice della musica italiana nel mondo e star in Brasile, paese in cui vive da vent’anni, e del chitarrista newyorchese Paul Ricci. Assieme ai due artisti, sul palcoscenico del teatro milanese in un featuring prestigioso, l’eclettico trombettista siciliano Giovanni Falzone, figura di spicco del jazz italiano ed europeo.

La Minnozzi e Ricci sono reduci da un lungo tour negli Stati Uniti, iniziato a gennaio con un sold-out al leggendario Birdland di NYC ed esibizioni da tutto esaurito in diversi locali culto della musica jazz quali il Mezzrow, il Jazz Forum a New York e il Trumpets di Montclair. Dagli States, il Cool Romantics Tour si trasferisce dunque in Europa, dove è in allestimento un calendario di concerti organizzati dalla Mbm Management di Marco Bisconti; dopo la premiére milanese e la data di Alessandria del 14 aprile, il duo debutterà con il nuovo spettacolo anche in Germania, il 18 aprile a Monaco di Baviera e il 21 a Brema, partecipando alla prestigiosa Jazzahead Clubnight.

Cool Romantics” (Mpi-2017) è il titolo dell’album che sta per essere distribuito in Italia e che completa una trilogia composta da “eMPathia Jazz Duo” (Mpi/Egea 2015), album di esordio del progetto omonimo, cui è seguito “Inside” (Mpi/Onerpm 2016).

In “Cool Romantics” il duo ha raggiunto un perfetto equlibrio di fattori in cui emerge la ricerca dell’essenzialità, grazie ai raffinati arrangiamenti e allo stile peculiare del fingerpicking di Paul Ricci, chitarrista di fama internazionale, e all’approccio estetico-espressivo di Mafalda, intriso da una forte teatralità, che inventa, trasforma, traduce ritmi, timbri e gesti; questa combinazione di elementi crea il linguaggio personale e distintivo di eMPathia.

Sul palco del teatro milanese, situato nel cuore del quartiere Isola e luogo d’incontro delle arti, il duo, supportato dalle preziose sottolineature della tromba del funambolico Giovanni Falzone, musicista di razza dalla personalità prorompente, volteggia tra samba, bossa nova, swing, blues e musica d’autore, firmando inconfondibili interpretazioni che vanno dalla lettura struggente di “Insensatez”, di Antonio Carlos Jobim, al “divertissement” musicale creato in “Via con me” di Paolo Conte e ad una versione piena di temperamento “di Triste sera” di Luigi Tenco.

Mafalda, interprete poliedrica di levatura internazionale, canta nella sua lingua madre, in inglese (“Dindi”, “My shining hour”), in francese (nella rilettura blues di “Nuages” di Django Reinhardt) e in portoghese, sebbene il vero linguaggio di eMPathia sia quello creato dal dialogo tra la sua voce e la chitarra di Paul, le cui linee digradano fino ad accogliere la tromba di Falzone, in un sempre più effuso paesaggio sonoro.

L’incontro tra Mafalda e Paul è avvenuto nel 1996, in Brasile, paese dove lei è famosissima; da allora, ha avuto inizio una parabola artistica sfociata nel loro attuale progetto. La vocalist vanta collaborazioni con Martinho da Vila, Milton Nascimento, Leny Andrade, Toquinho, Guinga, Paulo Moura, Art Hirahara, Jane Duboc, Gene Bertoncini, Gabriele Mirabassi, mentre Ricci ha suonato con Roy Haynes, Kenny Barron, Gary Burton, Sonny Fortune, Bebel Gilberto, Astrud Gilberto, Mino Cinelu, Randy Brecker, Manolo Badrena e il grande Harry Belafonte. Riferendosi alla Minnozzi, il critico musicale Gerlando Gatto ha scritto: “… Mafalda è un artista veramente cosmopolita, che canta in diverse lingue con piena padronanza delle stesse e con estrema disinvoltura … mi viene in mente Caterina Valente …”

 Biglietti on line su Vivaticket.it e nelle prevendite collegate. Info e prenotazioni: +39 02 6901 5733 / fontana.teatro@elsinor.net

 

 

 

Comunicato stampa

Claudia Cantisani, vocalist e compositrice jazz, presenta il suo secondo album al Blue Note di Milano l’8 aprile

BLUE NOTE MILANO : DOMENICA 8 APRILE CLAUDIA CANTISANI PRESENTA IL SUO NUOVO ALBUM

Domenica 8 aprile-ore 21.00- la vocalist e compositrice jazz Claudia Cantisani presenterà nello storico jazz club Blue Note Milano il secondo lavoro discografico, Non inizia bene neanche questo weekend (La Stanza Nascosta Records, 2018), in uscita il prossimo 10 marzo.

Fedele al mood swingante e jazzy, che è il suo marchio di fabbrica, Cantisani proporrà al Blue Note alcuni brani del precedente Storie d’amore non troppo riuscite (Crocevia di Suoni Records, 2014) e del recentissimo Non inizia bene neanche questo weekend (La Stanza Nascosta Records, 2018); non mancherà qualche incursione nei repertori di Conte e Caputo, particolarmente congeniali all’artista, e una personalissima versione della kurtweilliana Mack the knife, già interpretata- tra gli altri- da Ella Fitzgerald, Mina e Marianne Faithfull.

​Cantisani tratta la materia sonora con libertà, trasfondendola- parafrasando Sergio Caputo- in un felicissimo Pop, jazz and love, che vive di incastri perfetti tra ricerca lessicale e melodia catchy, allure rétro e nuova modernità.

ll canzoniere di Claudia Cantisani si pone in una ideale linea di continuità con quella canzone jazzata- la definizione è di Pierluigi Siciliani- che è fiorita nel Belpaese negli anni ’30,’40 (Natalino Otto, Rodolfo De Angelis, Odoardo Spadaro, Fred Buscaglione, Renato Carosone, Virgilio Savona, Lelio Luttazzi, Tata Giacobetti) e che ha conosciuto negli anni una fortuna e uno sviluppo crescenti, delineando quasi un filone espressivo autonomo, caratterizzato dalla progressiva accentuazione – ad esempio con Paolo Conte e Vinicio Capossela, per citarne solo alcuni-della vis cantautorale dell’intreccio.

Immune dall’estetica patinata di certo jazz al femminile-stucchevole nell’esasperazione virtuosistica-la vocalità ludica ed evocativa di Claudia Cantisani, antidiva per eccellenza, disegna, con padronanza e ironia, scenari di irresistibile, autentica levità, intrisi di disimpegno solo apparente (Dimenticare il flamenco) e citazionismo dichiarato (si ascoltino gli incipit de Il mio vecchio coupé e L’entusiasta), vagheggiamento passatista e sberleffo giocoso.

Claudia Cantisani (voce e armonica) sarà accompagnata sul palco da: Felice Del Vecchio-pianoforte / Tony Arco-batteria / Valerio Della Fonte -contrabbasso / Felice Clemente- sax e clarinetto / Andrea Baronchelli- trombone

Ospiti: Franco Finocchiaro-contrabbasso / Antonello Fiamma-chitarra / Martino Pellegrini-violino

Tutte le informazioni sull’evento qui: www.bluenotemilano.com/evento/concerto-claudia-cantisani-8-aprile-2018-milano/

Comunicato stampa

 

Il Trio Mirabassi/Di Modugno/Balducci per l’Anteprima della 31esima edizione del Gezziamoci

 

Non si è mai fermata l’organizzazione dell’Onyx Jazz Club, che torna con la sua rassegna “Gezziamoci. Il Jazz Festival di Basilicata” giunta alla trentunesima edizione. Il festival più longevo del sud Italia ritorna con un concerto anteprima della parte primaverile il 27 marzo 2018 a Casa Cava con il Trio Mirabassi/Di Modugno/Balducci.

Con Gabriele Mirabassi al clarinetto, Nando Di Modugno alla chitarra classica e Pierluigi Balducci al basso elettrico, il palco di Casa Cava, la casa del jazz materano targato Onyx Jazz Club, si anima di mille suoni e colori. Il trio si caratterizza per una spiccata componente melodica e per un forte legame con l’identità italiana e mediterranea, sapendo cogliere la forte connessione fra pugliesità/mediterraneità e un magico Sud America che le rotte dei nostri emigranti hanno reso molto più vicino a noi di quanto si pensi. Un trio che ‘scava nel territorio di origine, e nelle sue melodie ancestrali’ e insieme sa mirabilmente fondere queste ultime ad un’America latina popolata di italiani nomadi e migranti, lì approdati e in un perenne “senso forse vano di sospensione”.

Anche nel 2018 l’Onyx Jazz Club si conferma un’associazione fatta di persone che per passione operano e realizzano un festival dalla durata annuale con una stagione invernale ed estiva. Con uno sguardo sempre attento all’Europa e al ruolo che Matera ricoprirà nel 2019, il Gezziamoci continua ad investire nella cultura e nella musica. Un pensiero che accompagna l’Onyx Jazz Club da oltre trent’anni.

L’Onyx Jazz Club ringrazia Nicola Andrulli per l’ideazione grafica della Trentunesima edizione del Gezziamoci.

 

Enrico Pieranunzi torna al Village Vanguard

 

Enrico Pieranunzi si esibirà al Village Vanguard di New York dal 10 al 15 aprile 2018. Pieranunzi sarà in trio con Scott Colley al contrabbasso e Clarence Penn alla batteria e presenterà brani dal disco “New Spring”, sempre registrato al Vanguard nel 2015 ed uscito l’anno successivo.

E’ l’ottava volta, dopo il primo invito personale ricevuto da Lorraine Gordon nel 2010, che il pianista salirà sul palco del leggendario locale a forma di diamante aperto da Max Gordon nel 1935 al 178 Seventh Avenue South di Manhattan dove si sono registrati capitoli fondamentali della storia del jazz. E’ sufficiente sfogliare la gallery sul sito del locale per rimanere impressionati dalla quantità di capolavori che sono stati relizzati al Village Vanguard: tra questi spiccano registrazioni di Sonny Rollins, Bill Evans, John Coltrane, Keith Jarrett, Wynton Marsalis, Bill Frisell e  Brad Mehldau, solo per citare alcuni dei più importanti.

Ma questa serie di concerti non è l’unico record di Pieranunzi, che infatti è il primo ed unico artista italiano, e terzo europeo dopo i pianisti francesi Martial Solal e Michel Petrucciani, ad essersi esibito come leader e ad aver registrato dischi dal vivo al Village Vanguard. Sono ben tre gli album: ”Live at the Village Vanguard” del 2010 (pubblicato da Cam Jazz nel 2013), con il compianto Paul Motian alla batteria e Marc Johnson al contrabbasso, il suddetto “New Spring” del 2015 (pubblicato da CAM Jazz nel 2016)  e che ha ottenuto 4 stelle e ½ sulla bibbia del jazz Downbeat, ed un terzo registrato nel 2016 in quintetto con Diego Urcola (tromba e trombone), Seamus Blake (sax tenore), Ben Street (contrabbasso) e Adam Cruz (batteria) e non ancora pubblicato.

Pianista, compositore, arrangiatore Pieranunzi è tra i più noti ed apprezzati protagonisti della scena jazzistica internazionale. Ha registrato più di 70 CD a suo nome spaziando dal piano solo al quintetto e collaborando, in concerto o in studio d’incisione, con Chet Baker, Lee Konitz, Paul Motian, Charlie Haden, Chris Potter, Marc Johnson, Joey Baron.

Si è esibito sui palcoscenici dei principali Paesi europei, in Sud America, in Giappone, e, numerose volte, negli Stati Uniti.

Tra i numerosi riconoscimenti per la sua attività musicale le tre affermazioni (1989, 2003, 2008) come miglior musicista italiano nell’annuale referendum “Top Jazz” della rivista “Musica Jazz”, il  “Django d’Or” francese 1997   come miglior musicista europeo, l’Echo Jazz Award 2014  in Germania come “Best International Piano Player” e  il  premio “Una vita per il jazz” assegnatogli ancora nel  2014 dalla rivista Musica Jazz.

Nel 2009 il musicologo e giornalista francese Ludovic Florin ha presentato alla Sorbona come sua tesi di Dottorato un ampio scritto dedicato al linguaggio musicale del pianista italiano.

Parecchie sue composizioni sono diventate veri e propri standard suonati e registrati da musicisti di tutto il mondo.  Tra queste ‘Night Bird’, ‘Don’t forget the poet’, ‘Les Amants’, ‘Fellini’s Waltz’, ‘Je ne sais quoi’, ‘Coralie’. Alcune di esse sono state pubblicate nei prestigiosi “New Real Book” statunitensi.