A Proposito di Jazz si stringe con affetto all’amica Donatella Luttazzi

Il direttore Gerlando Gatto, assieme alla redazione di A Proposito di Jazz, si stringe con affetto all’amica Donatella Luttazzi porgendole le più sentite condoglianze per il grave lutto che l’ha colpita. Sabato, dopo una lunga e dolorosa malattia, si è spento a Roma suo marito, lo scrittore e commediografo Gilles Fallot.
Per quanti volessero portare un saluto, nella giornata di oggi, lunedì 7 agosto, sarà possibile farlo alla camera mortuaria del Gemelli, dalle 13.30 alle 14.30.

Udin&Jazz 2017: la Prefettura di Udine revoca l’autorizzazione per il concerto di Cojaniz alla Caserma Cavarzerani

L’associazione culturale Euritmica ha annunciato il trasferimento in Corte Palazzo Morpurgo del concerto di Claudio Cojaniz & Second Time, originariamente previsto alla ex Caserma Cavarzerani e spostato a causa di una comunicazione giunta dal Prefetto di Udine, dott. Vittorio Zappalorto, nella quale, pur esprimendo il proprio dispiacere, data la valenza della pregevole iniziativa, si vede costretto a revocare l’autorizzazione già concessa in ragione dell’imminente arrivo, presso la struttura di accoglienza, di un consistente numero di immigrati provenienti dai noti e recentissimI sbarchi sulle coste italiane.

La nuova location del concerto è quindi la Corte di Palazzo Morpurgo, dove venerdì 7 Luglio, con inizio alle ore 18.00 e ad ingresso libero, il pianista friulano presenterà il suo nuovo progetto dal titolo “Sound of Africa”.

Il Presidente di Euritmica, Giancarlo Velliscig, dichiara di essere particolarmente dispiaciuto e di volersi impegnare per cercare quanto prima una nuova possibilità per realizzare il progetto di un concerto all’interno della struttura.

 

UDINE&JAZZ 2017 #ETHNOSHOCK: COME IL JAZZ OLTREPASSA LE BARRIERE SOCIALI

Venerdì 7 Luglio, all’interno della Caserma Cavarzerani di Udine, si terrà uno dei concerti della  ventisettesima edizione del festival Udin&Jazz, organizzato dall’Associazione Culturale Euritmica a cura del direttore artistico Giancarlo Velliscig.

Il sottotitolo scelto per connotare il festival (Udin&Jazz è una delle poche rassegne in Italia a sviluppare il suo programma attorno ad un tema specifico) è #ethnoshock!, laddove la componente etnica ha in primis una valenza musicale e culturale… ma non soltanto. La questione ha anche dei risvolti di tipo sociale e politico, a livello locale come nazionale, e Udin&Jazz, forte della consapevolezza che un dialogo aperto tra popoli e culture diverse – specialmente attraverso i linguaggi dell’arte e della musica – sia l’unica via per una convivenza pacifica, nonché uno strumento potente di conoscenza, ha fortemente voluto realizzare questo evento eccezionale, facendo entrare per la prima volta i cittadini di Udine all’interno della struttura.

Qui, il pianista Claudio Cojaniz presenterà, con il suo quartetto “Second Time” il suo recente progetto intitolato “Songs for Africa” (Caligola Records). L’obiettivo artistico del compositore è quello di portare il Jazz e la musica Africana, a lungo apprezzata studiata e vissuta dall‘artista, ad un nuovo punto d’incontro, come sottolinea Cojaniz parlando del progetto: “Non rifà il verso a questa grande e variegata cultura, non c’è nessuna invasione: con rispetto, invece, ne trae fonte d’ispirazione e la reinterpreta”.

La formazione del quartetto è composta da Claudio Cojaniz, al pianoforte, Alessandro Turchet al contrabbasso, Luca Colussi alla batteria e Luca Grizzo alle percussioni e voce. Dalla scelta di questa formazione è decisamente possibile speculare su come il protagonista effettivo dei brani sarà il ritmo e il tempo, ovvero il forte punto in comune che il Jazz e la musica africana condividono. Aggiunge inoltre il compositore, come la musica sarà un vero e proprio viaggio “tra nenie materne ed infantili, evocazioni di blues astrali e danze rituali” dimostrando quanto forte sia la matrice africana ad ispirare il Jazz.

Il valore di questa idea del pianista non poteva che essere promossa ed espressa al suo meglio se non in uno dei luoghi che, ad oggi, può considerarsi come massima possibilità di incontro tra culture, la base che da vita al progetto stesso: si tratta della già citata Caserma Cavarzerani, centro di accoglienza spesso al centro di accese polemiche, che ospita oltre 500 profughi, prevalentemente afghani e pakistani ed anche provenienti da vari stati che hanno come denominatore comune l’essere attraversati da guerre e da regimi militari.

L’incontro non è dunque soltanto occasione di condivisione interculturale di una passione verso la musica Jazz, bensì, per i cittadini, sarà un’occasione per conoscere da vicino il tanto citato “diverso„ che a molti ancora oggi fa paura, non per sua natura ma proprio per le scarse opportunità conviviali che potrebbero rappresentare un punto di contatto e di conoscenza reciproca.

Contesto più azzeccato non poteva essere scelto per esprimere questa volontà sociale: la musica, ma in generale l’arte, come detto, è risaputo essere il grande veicolo che avvicina e fa dialogare le persone.

Il messaggio è quindi di apertura e controcorrente, come d’altronde la musica Jazz ha storicamente sempre cercato di fare negli anni, un linguaggio artistico che ha notoriamente rotto molte barriere.

(MT&AF)

I NOSTRI CD

Rosario Di Rosa – “Composition And Reactions” – Deep Voice Records.

L’ album Composition e Reactions (Deep Voice Records) di Rosario Di Rosa, in solo pianistico, presenta essenzialmente un’unica opera che si “sfasa”in 12 cosidette Reactions.
Nasce nel solco del precedente già maturo Pop Corn Reflection (NAU) in un percorso artistico i cui riferimenti stilistici arrivavano a Steve Reich e Schoenberg.
Stavolta il jazzista offre una versione ulteriormente aggiornata della propria musica.
Nella struttura d’insieme affiora una certa affinità con le arti visive, le tecniche grafiche nell’uso di forme e colori per il gusto di “rappresentare” spazi e figure, nel definirne i passaggi.
E c’è poi una dichiarata apertura agli effetti elettronici e un recupero del datato MIDI. In dettaglio le Reactions sono 12 frammenti liberi della Composition n.26, questa, si, scritta, non improvvisata.
Ognuna di esse ha una propria specifica caratterizzazione. Si comincia con Variation e Morphing ovvero trasformazione dei lineamenti iniziali in quelli del tutto nuovi del punto d’arrivo. La successiva, e suggestiva Phasing e’ l’attuazione per gradi della cellula sonora selezionata attraverso sequenze di tipo minimalista laddove Density, giocando su “l’interdipendenza dei vari parametri musicali” (Harrington), percorre in lungo e largo una tastiera che pare non pesata.
La Reaction n. 4, Spaces, è la più onirica, gravida di silenzi astrali. Seguono, appesi/sospesi nel pentagramma, Intervals, in due takes, il primo dei quali a momenti si adagia melodicamente liberandosi dal senso di tensione che li contrassegna.
La n. 6, Tuning, e’ il ritorno alla culla tonale dopo varie scorribande fuori dal seminato. E se nella n. 7, Sampling And Loops, sopravviene la techné di una voce metallica che comprime le note del pianoforte, in Strings lo strumento ritorna percussione pura. Di Rosa espone poi in Clusters grappoli di note grumose del ricorrente sapore monkiano reso contemporaneo che in Textures rivela trame di puro tessuto non tappezzeria musicale.
Lo (s)compositore insomma assembla e sfaccetta, anatomizza e ricuce, spostandosi dal concreto all’astratto mosso da un impulso espressivo forte. Verificando dinamicamente come alla azione (compositiva) possa corrispondere una reazione (improvvisativa).

Federica Gennai, Filippo Cosentino – “Come Hell Or High Water” – Naked Tapes 01
C’e’ modo e modo di combinare e disporre corde e corde vocali, nel jazz.
Petra Magoni si fa accompagnare da Ferruccio Spinetti al contrabbasso. Claudio Lodati non disdegna loop ed elettronica creativa nel seguire la voce di Rossella Cangini. Il melodizzare di Patty è armonizzato dalla chitarra di Tuck così come il bel canto, fra etno e classica, di Noa trova nella chitarra di Gil Dor una piattaformasonora che è un riferimento più che costante. E c’è chi, come Filippo Cosentino, nel seguire volute ed evoluzioni canore, alterna diverse soluzioni di strumento, orientando così ovviamente la prospettiva musicale.
Assieme alla vocalist Federica Gennai annovera nel proprio armamentario sonoro sia chitarra acustica sia elettrica sia, spesso con funzione di “basso armonico”, la chitarra baritona. La cantante, come del resto lui stesso, si serve spesso di effettistica, ma il dato saliente della loro ricerca sonora sono i colori variopinti della timbrica da una parte, dall’altra un ondeggiare fra atmosfere mediterranee e climi musicali tipici del jazz contemporaneo europeo in un comporre del tutto originale.
Nel cd Naked Tapers 01 intitolato Come Hell Or High Water la proposta dei due musicisti evidenzia in modo abbastanza nitido la propria dimensione ispirativa. Beninteso, fra i brani eseguiti si ritrovano Avalanche di Leonard Cohen e Footprints di Wayne Shorter quasi come due fari del folk-blues e dei ’60s jazzistici a cui guardare e riprendere con rispetto e partecipazione. Ma ecco la musica popolare, la propria, in senso strettamente culturale, affiorare in Tramuntanedda (il chitarrista piemontese ha origini siculo-calabre) brano che, ne siamo sicuri, sarà stato fra i più apprezzati nei suoi tour estivi fra Centroeuropa ed Asia per l’abile coniugare linee melodiche southern con improvvisazioni su base spanish. Peraltro ogni brano in scaletta ha una propria connotazione ben definita. Loneliness per il tema trattato della solitudine “nel cuore della terra” affrontato consuadente poesia dalla Gennai. E se No Solution Re Solution è ancora un meditare, essenziale e spoglio, che si adagia su reverberi di arpeggi come stesi sotto la luce solare e Lullaby in Blue è viaggiointrospettivo… bifronte insomma dai due poli, a Baritona e Crescendo, un nome un programma, segue Every Moment Is A Gift (SongFor Paola) con quello strano sapore di istantaneo come il momento in cui il pezzo è nato. Resalio ha un attacco che ricorda Non dire No diBattisti ma è solo un’impressione; lo sviluppo prende una piega bluesy che si trasforma strada facendo, strato per strato di accordi.
Infine il brano che da il titolo all’album è un rientro in quella confidenziale intimità che costituisce la principale cifra stilistica del progetto discografico del duo. Meglio dire della Coppia, per sinergia, musicale e interpersonale.
Umberto Tricca – “Moksha Pulse” – Workin’ Label

Curioso il titolo del disco di esordio del chitarrista Umberto Tricca, Moksha Pulse, edito da Workin’ Label e distribuito da I.R.D.   Moksha, in sanscrito, significa liberazione, emancipazione, affrancamento dalle limitazioni. E la cosa ci può stare, col jazz, visto che anche l’Asia, oltre l’afroamericanità, può rivendicare vicinanze con questo tipo di musica. Pensiamo all’improvvisazione della musica indiana tradizionale. E già nell’intro dell’album, Slow Passacaglia, il chitarrista appare slegato da contorni e margini canonici occidentali.
Non si pensi a influssi etnici spinti alla Remember Shakti per intenderci. Gli strumentisti che lo accompagnano, Achille Succi (sax, clarinetto basso), Giacomo Petrucci (sax baritono), Nazareno Caputo (vibrafono), Gabriele Rampi Ungar (contrabbasso) e Bernardo Guerra (batteria) producono con lui un magma sonoro che afferisce a modalità più di jazz contemporaneo che parajazz o metafolk che dir si voglia.
Pulse, l’altro termine del titolo, non c’entra con i Pink Floyd ne’ con Roger Waters. Nessuna parentela rock (semmai la 6 corde pare richiamare a volte certa sgorgante limpidezza accordale di Larry Coryell). Pulse è il polso, il battito, semplicemente. Seguendolo il sestetto si prodiga in una ricerca di gruppo consistente nell’interfacciare linguaggi musicali anche eterogenei nelle 6 composizioni del chitarrista (la settima, Lude, e’ dell’indiano Vijay Iyer). E se Jhumara Tal pare riecheggiare Sue’s Changes di Mingus, contrattempi ostinati e complesse sincopi contrassegnano in stile Metrics di Steve Coleman il brano che da titolo all’album. Che poi, nell’incedere inventivo si allarga, scopre spazi nuovi, si diversifica. Empty Sky, ballad legata idealmente a Burning in Varanasi, ha un attacco scofieldiano che lascia insinuare, come un serpente dal cesto, l’alto sax di Succi, sorretto da vibrafono e double bass, musica allo statu nascenti dalle estreme radici est/ovest.
Chango Rebel ha per finire una lenta struttura ciclica con un crescendo che deborda in una caleidoscopica poliritmicità afrocubana, con relativa esplosione della sezione ritmica.
L’opera prima di Tricca, sia come compositore che leader, si presenta insomma come un buon viatico verso i prossimi lavori, si spera sempre a 360 gradi di latitudine geomusicale.

 

 

NOVADI’ alle Rane Di Testaccio stasera

Nascerà sempre nuova musica fino a quando ci saranno artisti un po’ visionari che sapranno immaginare, ma anche realizzare, le infinite possibilità che i loro strumenti e le esperienze vissute riescono ad ispirargli.
Fabrizio Cardosa (compositore, suonatore di viola da gamba, bassista) ha avuto l’intuizione di unire tre mondi sonori completamente diversi tra loro: la sonorità barocca della viola da gamba, quella popolare e tradizionale dell’organetto, e quella classica – ma non solo – del clarinetto. A questo inusuale Trio ha voluto mescolare una voce femminile. E persino il basso elettrico.
Da questa immaginifica mescolanza nasce NOVADI’, ovvero una musica completamente nuova, fatta di suoni antichi, colti o tradizionali, utilizzati sapientemente per creare brani originali o affascinanti reinterpretazioni di musica popolare o antica. Non un puzzle di suoni già noti, ma una realtà sonora a se stante, da godersi in tutto il suo prezioso carico di freschezza creativa.
NOVADI’ sono Fabrizio Cardosa (viola da gamba e basso elettrico), Fiore Benigni (organetto), Paolo Rocca (clarinetto e clarinetto basso) e Patrizia Rotonda (voce). 

L’allegra battaglia tra musiche popolari e accademiche, tra acustiche ed elettriche, tra temperamenti di vari nord e vari sud, perenne tenzone che già tanti capolavori lasciò sul campo nei secoli, oggi deve annoverare una nuova aggressiva guarnigione di mercenari; quattro vecchi soldati che conoscono vari terreni di battaglia, utilizzano strumenti che raramente si erano incontrati e sono affamati di bottini che possano scaturire in termini di ritmi, melodie, sensazioni da questo scontro millenario.

Potrete ascoltare i NOVADI’ stasera, venerdì 19 maggio 2017 alle Rane di Testaccio alle 21.30 ! L’occasione ci sembra davvero da non perdere.

Se n’è andato Pierino Munari “l’uomo dal polso d’oro”

 

Un altro pezzo di storia della musica italiana è scomparso: il 6 maggio è venuto meno Pierino Munari al secolo Pietro Commonara.

Nato a Frattamaggiore (Napoli) il 9 settembre del 1927,  Pierino, fratello di Gegé, inizia a suonare a 10 anni come attrazione teatrale col padre e i fratelli. Nel 1944 è con varie orchestre della 15a Armata Americana, tappa fondamentale per la sua formazione; non a caso il suo stile si richiama ai grandi virtuosi americani come Shelly Manne e Buddy Rich.

Musicista tra i più versatili nel suo strumento,  partecipa alle più importanti manifestazioni italiane di musica jazz guadagnandosi una solida reputazione sì da essere soprannominato “l’uomo dal polso d’oro”.

A Napoli suona al Circolo Napoletano del Jazz con varie formazioni tra cui quelle di Lucio Reale e Carol Danell. Con Lino Quagliero e Baldo Maestri è, poi, in tournée per l’Italia, dal Quirino di Roma a Portofino. Incide dischi per la “Vis Radio” e “La voce del padrone” con artisti come Sergio Bruni, Peppino Principe e Gloria Cristian e con i Maestri Gino Conte, Carlo Esposito e Angelo Giacomazzi.

Partecipa ai Festival Di Napoli edizioni del 1957,58 e 61.

Si trasferisce a Roma a fine 1959, chiamato dal M° Zurletti per la trasmissione Radiofonica “Campo dei fiori” con Marcello De Martino e Lelio Luttazzi. Seguono altre trasmissioni: “Moderato Swing” con Piero Umiliani, “Nunzio Rotondo Jazz”, “30 anni di Swing” con Lelio Luttazzi (realizzato anche su disco), “Canzoni del palio” con l’orchestra del M° Cinico Angelini.

Diventa subito socio dell’”Unione Musicisti Roma” ed entra a far parte della grande famiglia della R.C.A. Italiana, divenendo uno tra i batteristi più richiesti ed affidabili.

Nel 1960 e 1962 partecipa al Festival di San Remo con l’orchestra del M° Cinico Angelini ed al Festival delle Rose 1964, 1965, 1966 e 1967 organizzato dalla RCA Italiana.

Nel 1964, la Hollywood lo  vuole come suo Testimonial per la sua nuova batteria e, nello stesso anno, partecipa al 1° Cantagiro con la Big Band.

Collabora, poi, con Armando Trovajoli, Nino Rota, Piero Piccioni, Gianni Ferrio, Luis Enriquez Bacalov, Bruno Canfora, Ennio Morricone, Carlo Rustichelli, Roberto Pregadio, Vito e Giovanni Tommaso.

È stato inoltre il batterista della Corrida, nelle edizioni 1985,86 e 87. Ha suonato, poi, con grandi artisti come Domenico Modugno che ha seguito, anche, nelle tournèe all’estero (USA e Canada); Nini Rosso, Gino Marinacci Ensamble, Sestetto Swing di Roma. Negli ultimi anni ha fatto diverse tournée con l’orchestra diretta da Roberto Pregadio.

Ottimo lettore ma allo stesso tempo musicista istintivo, il suo drummimg si è contraddistinto per la grande attenzione posta nel valorizzare le diverse sonorità dello strumento e per l’abilità nell’uso del “rullante” così come evidenziato dalle brillanti esecuzioni da solista nelle colonne sonore originali dei film: “La Battaglia di Algeri” e “Il Buono, il Brutto, il Cattivo” (Ennio Morricone),  “Uomini Contro” (Piero Piccioni),Sette uomini d’oro”, “Riusciranno i nostri eroi” (Armando Trovatoli),Per amare Ofelia” (Ritz Ortolani).

Al suo attivo oltre 500 colonne sonore da Film. Tra i più importanti vanno ricordati: “Papillon” con le musiche di Jerry Goldsmith; “Amarcord”,  “Romeo e Giulietta” (Nino Rota); “Ginger e Fred”  (Nicola Piovani);  “L’ultimo Imperatore”; “Il Padrino Parte terza” di Coppola; “Fumo di Londra”, “Polvere di stelle”, “Finche c’è guerra c’è speranza”,  (Piero Piccioni); “C’era una volta il west,” “Cacciatori di navi”, “C’era una volta in America” (Ennio Morricone); “Matrimonio all’Italiana”, “Una giornata particolare”, “Dramma della Gelosia” (Armando Trovatoli); “Odissea”, “L’armata Brancaleone,”  (Carlo Rustichelli); “Il Sorpasso” (Ritz Ortolani).

Nel 1972 registra con Gato Barbieri il disco Ultimo tango a Parigi (United Artists UAS -29440-cd 066670).