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Saba

MARTEDÌ 23 MARZO AL TEATRO STUYDIO DELL’AUDITORIUM

a tema quello di martedì 23 marzo al Teatro Studio dell’Auditorium: sul palco una sorta di internazionale della musica con la italo-somala Saba Anglana accompagnata da Tatè Nsogan chitarra e percussioni (Camerun), Salvio Vassallo e tastiere (Napoli), Cheikh Fail kora e djembè (Senegal) e Martino Roberts basso (italo-americano di estrazione parigina).
Concerto a tema, dicevamo, in quanto la serata era incentrata sulla presentazione del nuovo album della cantautrice significativamente intitolato “Biyo” termine che rimanda al greco Bios ossia vita, ma che in somalo significa acqua. E proprio lunedì 22 si è svolta la giornata mondiale dell’acqua istituita dalle Nazioni Unite, con il contributo determinante dell’ Amref (African Medical and Research Foundation), partner morale del progetto discografico, per ribadire attraverso la musica che l’Acqua è vita e che rendere universalmente accessibile tale risorsa è un doveroso atto d’amore.
La serata parte subito bene con un brano dedicato ai tanti figli di genitori provenienti da Pesi diversi, figli che stentano a trovare una loro precisa identità sentendosi ovunque stranieri; di qui una legittima domanda: quali i territori in cui sentirsi finalmente a cosa propria? Saba risponde :”nei territori della musica, in quei territori in cui, se lo si vuole, è possibile abbattere qualsivoglia steccato”. E fin dalle prime battute la cantante mette sul tappeto le molte carte a disposizione: una splendida voce, potente, intonata, suadente con punte di inusitata duttilità che specie nel vibrato richiamano Amii Stewart; una bella presenza scenica con movenze felpate sempre in perfetta coerenza con il canto; una notevole forza interpretativa impreziosita da alcune modalità canore che non fanno certo parte della cultura europea. In effetti Saba nata a Mogadiscio , in Somalia, da madre etiope e padre italiano, oramai da tempo si dedica con impegno allo studio della musica africana, per non disperdere del tutto quelle radici che ancora oggi la legano fortemente alla terra della madre. E così nel suo canto Saba mescola l’aramaico, l’italiano, il somalo, l’inglese in una miscela che risulta suggestiva ed originale.
Tornando al concerto di martedì, lo stesso entra nel vivo con un brano eccellente dedicato per l’appunto all’acqua, elemento vitale e di primaria importanza per quelle terre come la Somalia, in cui l’acqua esiste ma non ci sono le risorse per portarla in superficie. Ma l’acqua, da elemento vitale, può trasformarsi in qualcosa di oscuro, imperscrutabile: ecco quindi Saba impegnata in uno struggente pezzo dedicato ai tanti emigrati che partono dalle sponde africane su improbabili barconi per raggiungere l’Italia, sogno che per molti di loro resterà un’utopia, inghiottiti per sempre dalle acque del Mediterraneo…E via di questo passo per una narrazione in musica contrassegnata da un contesto sonoro di chiara impronta afro con un forte impianto percussivo e ritmi sempre incalzanti che alle volte richiamano sonorità proprie del R&B e del soul.
Insomma ci sono tutte le premesse perché Saba diventi un’interprete di primaria importanza nell’ambito di quella rinnovata world-music che sembra essersi definitivamente allontanata dalle ibridazioni senza senso degli anni scorsi.

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