Il concerto sabato 12 maggio a Roma nella “Sala delle donne”

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Oggi le modalità di fruizione della musica sono molteplici e differenziate a seconda del genere. Così per la musica classica e per la lirica l’ascolto diretto in teatro conserva un suo pubblico. Per la pop e il jazz il discorso è completamente diverso.

Si va sempre più affermando la cosiddetta ‘musica liquida’, cioè quella musica che scaricata direttamente dalla rete si ascolta sul computer senza alcun bisogno di supporto sia esso CD, lp o cassetta. Come ho avuto modo di affermare diverse volte, personalmente non frequento questo tipo di ascolto dal momento che la resa sonora è quanto meno discutibile. Certo, esistono delle apparecchiature che migliorano, e di molto, il suono ma sono ancora molto care.

Di qui la mia preferenza per i concerti e i classici supporti: innanzitutto gli lp e poi i cd.

C’è comunque un’altra modalità di presentare la musica che, se ben condotta, ottiene risultati straordinari e molto coinvolgenti: accompagnare la musica live con proiezioni sia di filmati sia di foto. Un esempio esauriente si è avuto sabato 12 maggio con l’evento organizzato presso la Sala delle Donne, dove il musicista Marco Testoni e il fotografo Andrea Bigiarini, con gli artisti internazionali del New Era Museum, hanno proposto MAJE, una vera e propria Mobile Art Opera.

In buona sostanza mentre Marco Testoni – handpan, tastiere e live electronics – e Simone Salza – sax e clarinetto – propongono un jazz spesso incentrato sull’improvvisazione, sulle pareti della sala e sui due grandi pannelli posti all’ingresso e alla fine della stessa, scorrono una serie di immagini tutt’altro che casuali, realizzate con supporti digitali mobili, smartphone e tablet.

Si tratta di circa 600 opere fotografiche, suddivise in atti, per stati d’animo del soggetto ripreso, proiettate ad alta definizione e tratte dalla mostra Impossible Humans: una scelta dei migliori ritratti contemporanei realizzati dagli iPhoneografi del New Era Museum di Andrea Bigiarini, selezionati da una giuria di fotografi internazionali composta da Andrea Bigiarini (Italia), Cadu Lemos (Brasile), Manuela Matos Monteiro (Portogallo), Joanne Carter (UK), Linda Hollier (Emirati Arabi), Lee Atwell (Usa), Nettie Edwards (UK), Sukru Mehmet Omur (Turchia). Di qui un connubio interessante, a tratti trascinante, in cui la spettacolarità delle immagini che avvolgono lo spettatore si coniuga alla perfezione con una musica che interpreta al meglio quanto si vede sugli schermi: uno scambio di sensazioni, di emozioni che evidenzia come, in coerenza con quanto accennato in apertura, esistono ancora frontiere da esplorare per una fruizione musicale che non sia banale.

Certo, affinché eventi del genere abbiano successo, occorre che siano soddisfatte almeno tre condizioni: che l’allestimento sia curato al meglio (spazi adatti, luci, ambiente accogliente), che la qualità delle immagini sia superlativa ad onta degli apparecchi usati, che la musica sia di assoluto spessore. Ebbene, tutte e tre le condizioni sono state rispettate.

In chiusura concedetemi di spendere qualche ulteriore parola sui musicisti. Marco Testoni è personaggio ben noto agli appassionati di jazz dal momento che, tra l’altro, guida il Pollock Project, di cui ho personalmente recensito un album su queste stese colonne. Artista preparato, innovativo, è in grado di far ricorso ad un misurato uso dell’elettronica cui si contrappone il sound degli strumenti acustici, a disegnare un puzzle dove si inseriscono, senza problema alcuno, le pause che i due musicisti si ritagliano, lasciando fluttuare la musica preregistrata. Così il flusso sonoro si mantiene costante, ora onirico ore incalzante, ora fortemente percussivo a soddisfare le esigenze sia di chi ama sonorità più moderne, più caratterizzate dall’elettronica, sia di chi preferisce il jazz più canonico, grazie soprattutto alle sortite solistiche di Simone Salza, sassofonista che avevamo imparato ad apprezzare nel già citato Pollock Project.

In definitiva una serata interessante all’insegna della … ma anche della buona musica.

Gerlando Gatto

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