ORTACCIO JAZZ FESTIVAL 2018: un fotoreportage

Dovevo seguire ORTACCIO JAZZ dandovene conto con i miei articoli ma all’ultimo ho dovuto rinunciare. Noi di A Proposito di Jazz non rinunciamo però a documentare questo Festival che amiamo particolarmente e abbiamo chiesto al fotografo ADRIANO BELLUCCI di inviarci i suoi scatti: perché come sapete, per noi la musica si ascolta anche guardando. Teniamo molto, oltre che a scrivere, anche a dare una testimonianza visiva alle nostre parole.
Le foto sono bellissime e speriamo vi piaccia provare ad immaginare suoni ed atmosfera a partire da questo reportage fotografico. Buon viaggio.

Lo Staff di ORTACCIO JAZZ FESTIVAL

Piazzetta Ortaccio, 11 Luglio 2018

NTJO – NEW TALENT JAZZ ORCHESTRA

DIRETTA DAL MAESTRO MARIO CORVINI

Piazzetta Ortaccio, 12 Luglio 2018

GIOVANNI GUIDIFABRIZIO BOSSO

“NOT A WHAT” omaggio a Bill Evans
Fabrizio BOSSO tromba
Aaron BURNETT sax tenore
Giovanni GUIDI pianoforte
Dezron DOUGLAS contrabbasso
Joe DYSON batteria

Piazzetta Ortaccio, 13 Luglio 2018

STEFANO DI BATTISTA QUARTET

“PARKER’S MOOD” omaggio a Charlie Parker
Stefano DI BATTISTA, sax
Andrea REA, pianoforte
Daniele SORRENTINO, contrabbasso
Luigi DEL PRETE, batteria
guest WALTER RICCI, voce

Piazzetta Ortaccio, 14 Luglio 2018

GIOVANNI FALZONE QUINTET
“FAR EAST TRIP” omaggio a Duke Ellington

Giovanni FALZONE, tromba
Massimo MARCER, tromba
Massimiliano MILESI, sax
Andrea BARONCHELLI, trombone
Alessandro ROSSI, batteria

Piazzetta Ortaccio, 15 Lugio 2018

FRANCESCO BEARZATTI TRIO
“DEAR JOHN” open letter to Coltrane

Francesco BEARZATTI, sax
Luca COLUSSI, batteria
Benjamin MOUSSAY, pianoforte

 

DANILO REA al CIVITA CASTELLANA FESTIVAL

Le foto sono di LAURA GIROLAMI

Il Civita Castellana Festival arriva alla trentesima edizione con una serie infinita di eventi teatrali, letterari, musicali che il direttore artistico Fabio Galadini ha la cura di scegliere tra i migliori e i più variegati del momento per andare incontro ad un pubblico che sia il più ampio possibile. E ci riesce. E sapete cosa ottiene?
Non che ad ogni serata accorra un pubblico particolare, o di nicchia, che di volta in volta accorra ad assistere al “suo” spettacolo dedicato.
Ma che oltre agli appassionati, accorrano anche i “curiosi” di vari generi, di varie tipologie di evento. Il che si chiama nient’altro che fare cultura anzi, propagare cultura, piantare semi proficui, attivare sensi ed interessi.

Tutte le serate (quelle teatrali, quelle musicali, nonché gli eventi letterari) hanno registrato il sold out.
Io ho assistito (e presentato) un concerto squisitamente Jazzistico: il piano solo di Danilo Rea, a Forte Sangallo.

Forte Sangallo
Sabato 21 luglio 2018
Ore 2130

Danilo Rea piano solo ” Something in Our Way”

Quando si assiste ad un concerto solistico di Danilo Rea bisogna sapere che si partirà da un intento e si arriverà  non si sa dove.
Something in Our Way è un progetto pensato sul repertorio di Beatles e Rolling Stones. Brani leggendari di due gruppi britannici leggendari, percepiti comunemente come rivali, contrari, opposti.
Ma Danilo Rea, nell’intervista che ha preceduto il concerto, specifica che il Jazz, per lui, è partire da materiale che ispiri la creatività, da melodie, da progressioni armoniche che lo colpiscano, per poi dare il via ad un percorso di improvvisazione del tutto nuovo. Ed è per questo che non esiste una scaletta precisa, predeterminata nei suoi concerti: nemmeno in questo piano solo al Forte Sangallo. Location, bisogna sottolineare, veramente suggestiva.


Temi melodici fortemente presenti, e che diventano anelli progressivi di una catena di suggestioni, citazioni, piccoli temi nuovi di zecca estemporanei, e anche la ricerca di armonie tra brani che hanno molti più punti in comune di quanto non ci si aspetti; il pianoforte percorso in tutti i modi possibili, partendo dalla potenza di ottave percussive e accordi pieni che percorrono interi episodi tematici, arrivando alla delicatezza cristallina di arpeggi delicati sulla parte acuta del pianoforte, cromatismi, dinamiche nella gamma dei pianissimo. La cifra stilistica di Rea è questa e anche qualcosa d’altro.
Ad un tratto emerge Let it be, che si tramuta in Somewhere over the rainbow. Cosa c’entrano Beatles e Rolling Stones con Somewhere over the rainbow? Semplicemente uno dei molti approdi di un viaggio immaginario estemporaneo. La melodia si dissolve e di essa rimane la progressione armonica, che si tramuta in un walkin’ bass sopra il quale la mano destra gioca a correre sulla tastiera anche freneticamente, fino a che non si torna a Let it Be, in forma quasi di ballad. And I Love her, dal tema iniziale terso, nitido, piano piano viene espanso, trasposto, fino a tramutarsi in Angie. Angie è resa in modo quasi drammatico, e cangiante: nei primi minuti Rea timbricamente decide di ricostruire l’ atmosfera rock, e persino, credetemi, quasi il timbro inconfondibile della voce di Jagger. Poi trasfigura quella stessa melodia tramutandola in Jazz allo stato puro, almeno fino a quando non appare Motocicletta, di Lucio Battisti, che però da il via a (I can’t get no) Satisfaction. E poi ancora Michelle, Your Song, di Elton John, My Favourite Things, Hey Jude.  Tutto è conclusione e al tempo stesso incipit di qualcosa di altro, tra loop potenti, riff che fanno da ponte tra un brano e l’altro, un suono pieno ed un morigerato uso dei pedali, dinamiche a contrasto, una vena improvvisativa indomabile: queste le caratteristiche di un concerto il cui bis comincia con You can’t always get what you want, che si adagia poi su Mission di Ennio Moricone.

L’IMPATTO SU CHI VI SCRIVE

Un concerto suggestivo, fatto di svolte improvvise, di suoni volutamente ed efficacemente potenti che hanno un impatto molto forte e coinvolgente su chi ascolta. Danilo Rea sa trascinare in un percorso nel quale, partendo dalla melodia, si trovano punti in comune tra mondi musicali, sonori, di genere, completamente diversi tra loro, e su quelli gioca e crea qualcosa di altro ancora. E poiché i punti di arrivo, gli anelli di questa catena musicale, sono brani che fanno parte del nostro dna, per un’ora si corre, ci si riposa, si canta, ci si sente a casa ma allo stesso tempo ci si stupisce, di quei punti in comune di un patrimonio che credevamo così difforme: e non solo Beatles e Rolling Stones, ma anche Morricone, Battisti, Monk e tutti quelli che ho ascoltato al Forte Sangallo ma che è impossibile elencare tutti: un’ora di bella musica dal vivo, un’ora di Jazz.

 

 

Randy Weston Un maestro che non ha rivali

 

Al Roma Jazz Festival (Casa del Jazz, 19 luglio, ore 21), il pianista-compositore afroamericano Randy Weston si presenta con il suo quintetto, gli African Rhythms. E’ un gruppo formato da musicisti con cui vanta una lunga collaborazione ed una profonda empatia: Neil Clarke (percussioni e trombone), Alex Blake (contrabbasso), T.K. Blue (sax alto) e Billy Harper al sax tenore, con cui aveva già suonato in duo il 19 maggio scorso a Vicenza. Sull’esibizione del duo al teatro Olimpico vicentino (per il Vicenza Jazz Festival) i nostri lettori hanno potuto seguire un ampio reportage di Daniela Floris, con foto di Daniela Crevena.

Randy Weston, dopo Roma, sarà al jazz festival di Nizza (21 luglio) e con la stessa formazione che suona in Europa (meno Harper) si è già esibito di recente a New York (il 7 luglio, al Jamaica Performing Arts Center). In maggio, sempre nella Big Apple, ha ricevuto l’importante “Founders Award” dall’istituzione “The Jazz Gallery. Where the Future Is Present”; tra i “titolati” anche Eddie Palmieri, Terrilyne Carrington e Bruce Gordon. Il pianista – instancabile – ha, peraltro, da pochissimo editato (etichetta Africanrhythms) un doppio cd: “Sound”, trentanove tracce, soprattutto dal vivo, in cui suona in solitudine. Sta, peraltro, scrivendo un libro che si chiamerà “African Spirituality”.

Il recital romano del 19 luglio è davvero imperdibile, perché il pianista afroamericano è da tempo assente dalla scena romana e perché, a novantadue anni, Randy Weston è ancora straordinario nel proporre il suo originale jazz, una sintesi sublime e unica tra Africa ed Afroamerica. Un “maestro” che non ha rivali.

Nelle immagini di Pino Ninfa lo spirito del jazz

 

 

 

L’immagine-simbolo è uno struggente “Porgy and Bess” sudafricano in cui dominano le ombre, un violoncello ed una figura di donna. Si parla di “Jazz Spirit”, la più recente delle mostre del fotografo Pino Ninfa (sponsorizzata dalla Olympus), tenutasi dal 5 al 30 giugno al Centro Culturale di Milano, uno spazio altamente funzionale in pieno centro meneghino. Come spesso accade nelle iniziative di Ninfa, la mostra è stata accompagnate da varie performance e incontri: “Sulle strade della musica” con Enrico Intra al pianoforte e gli scatti del fotografo (5 giugno); “Nel sogno del racconto. La città come palcoscenico” con Claudio Fasoli al sax soprano e le foto dei partecipanti al workshop, più una conversazione tra il jazzista ed il musicologo Maurizio Franco (12/6); “Fra sacro e profano. Le feste religiose in Italia e nel mondo” con la tromba di Giovanni Falzone e la batteria di Alessandro Rossi, arricchite dall’uso dell’elettronica e dall’interazione con le foto di A. Safina, E.Resmini, L.Rossetti, R.Iurato, M. Pasini, I.Adversi, C.e S.Onofri e dello stesso Ninfa (15/6); a concludere gli “eventi speciali” un incontro tra Luciano Linzi (direttore artistico di “JazzMi”) ed Enrico Stefanelli (direttore del “Photolux Festival”) su “Fotografare il jazz: Racconto e resoconto. Usi possibili per la committenza” (19/5).

Seguo il lavoro di Pino Ninfa da parecchio tempo e la sua attività non cessa di sorprendermi perché è una costante ricerca. Rispetto alla mostra del novembre 2017 al “Roma Jazz Festival”, l’esposizione milanese è avvantaggiata da uno spazio più adatto, meno dispersivo, con un’ottima illuminazione che ha consentito un efficace montaggio delle quarantatré foto, di cui nove in grande formato, tutte in bianco e nero. Ninfa ha una serie di scatti “caposaldo” che propone da tempo, immagini funzionali e simboliche rispetto alla sua estetica del racconto-resoconto; le serie esposte, però, mutano profondamente nella loro sequenza e si arricchiscono sempre di nuove fotografie. Ho registrato, tra le altre, un Luca Aquino al Vicenza Jazz Festival del 2017, il duo Paolo Fresu e Bebo Ferra in concerto dentro al carcere di massima sicurezza di Nuoro (2012), la Banda De Muro al festival “Time in Jazz” (2016), Max De Aloe ed Antonio Zambrini a “Jazz per l’Aquila” (2015), “Jazz for Kids” al “Liebnitz Jazz Fest” (2016), un’incredibile foto del pianista Gonzalo Rubalcaba al teatro Olimpico di Vicenza (2017) in cui Ninfa riesce a catturare e a fissare tutta l’energia dell’artista e a farne un ritratto dai caratteri barocchi. Splendida anche la doppia immagine di Michel Portal (“Piacenza Jazz Fest” 2017) come una foto che risale al 2005 largamente inedita: si è ai “Suoni per le Dolomiti”, nell’altopiano di Folgaria, e davanti ad una struttura bellica della prima guerra mondiale (Forte Sommo Alto) c’è la tastiera del pianoforte che suonerà Stefano Bollani che è stata smontata per una revisione tecnica. L’accostamento tra l’austero edificio e la tastiera genera un cortocircuito iconico fortissimo e – oltre a rappresentare in modo simbolico e poetico la filosofia della rassegna sonora – genera idee e tensioni narrative immediate. Di grande suggestione anche la foto di Enrico Intra all’ex-grattacielo Pirelli che suona il piano dominando Milano (“Piano City”, 2015) come lo scatto torinese in cui il progetto “Sonic Genome” di Anthony Braxton si ritaglia uno spazio nel museo egizio.

Persone, paesaggi, musicisti, luoghi, strumenti, materia e architetture si incontrano nel gioco delle luci e delle ombre; la macchina fotografica di Pino Ninfa riesce a catturare lo “spirito del jazz” in modo polifonico e poliedrico, regalando al visitatore tante tracce su cui incamminarsi e attraverso cui ricercare.

Luigi Onori

Comincia ORTACCIO JAZZ 14′ edizione

E’ al via Ortaccio Jazz, già arrivato alla 14′ edizione. Si parte mercoledì 11 luglio. Noi di A proposito di Jazz abbiamo conosciuto dal vivo questo Festival l’anno scorso: Daniela Floris ha passato tre giorni in mezzo al Jazz, alla gente di Vasanello, ad un paese in fermento, assistendo ad eventi di grande livello organizzati da un gruppo di amici che sono riusciti a creare l’atmosfera giusta, in un posto incantato, e tutti ad ingresso libero.
Il programma di questa nuova edizione è ricchissimo. E vale la pena di affacciarsi su un Festival “alternativo” a quelli patinati e un po’ impersonali dell’estate. Sono i Festival che ci piacciono e che seguiamo volentieri, quelli che danno ossigeno al mondo del Jazz.  Nella piazzetta fervono gli ultimi preparativi

Qui sotto il programma  completo. Date un’occhiata!

ORTACCIO JAZZ 2018

14^ Edizione

11-15 LUGLIO 2018

VASANELLO (VT)

#OJ2018

INGRESSO GRATUITO

 

L’Ortaccio Jazz Festival è ai nastri di partenza. Mercoledì 11 luglio 2018 prenderà il via la quattordicesima edizione che si annuncia, anche quest’anno, densa di appuntamenti interessanti e di buona musica.

La rassegna è organizzata dall’Associazione Culturale “Messico e nuvole” con il patrocinio della Regione Lazio, della Provincia di Viterbo, del Comune di Vasanello e dell’Università Agraria di Vasanello. La manifestazione sarà ad ingresso gratuito e tutte le sere in attesa dei concerti offrirà la possibilità di degustazioni enogastronomiche in Piazzetta OJ nella ormai amatissima Cantina OJ

 

Cinque serate di grande jazz italiano da ascoltare nel cuore del centro storico di Vasanello.

 

PROGRAMMA 2018

11 LUGLIO          NTJO – New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini

12 LUGLIO          NOT A WHAT- FABRIZIO BOSSO GIOVANNI GUIDI

13 LUGLIO          STEFANO DI BATTISTA QUARTET

14 LUGLIO          FAR EAST TRIP – GIOVANNI FALZONE

15 LUGLIO          DEAR JOHN – FRANCESCO BEARZATTI

 

La direzione artistica è lieta di presentare il programma della 14° edizione di Ortaccio Jazz Festival.

SUONARE IL JAZZ. Cinque sere, cinque diversi modi di suonare la tradizione. Cinque diversi interpreti alle prese con autori, stili e generi del passato. Si parte dalle suggestioni musicali di Thelonious Monk, compositore e pianista dalle incredibili doti improvvisative, passando attraverso il confronto con le sonorità orientali della “Far East Suite” di Duke Ellington fino ad arrivare all’omaggio esplicito ed originalissimo ad uno dei più grandi sassofonisti della musica jazz: John Coltrane. Senza dimenticare il confronto con la tradizione melodica europea ed italiana.

Del resto se, come diceva Bill Evans, il jazz “is not a what, it’s a how” anche Ortaccio, nel suo piccolo, cerca di coglierlo.

DESCRIZIONE DEI CONCERTI

11 LUGLIO NTJO – New Talents Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini

Con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

Nel 2018 la New Talents Jazz Orchestra presenta il progetto musicale “Our Monk”, dedicato interamente a Thelonious Monk, artista eclettico e originale, che ha rappresentato la sfera bebop a New York.

Dagli anni ’40 ad oggi le sue composizioni sono tra le più suonate nel repertorio jazz, ma gli arrangiamenti pensati e realizzati ad hoc dai giovani talenti dell’orchestra daranno una propria visione della sua musica fuori dagli schemi strutturali. Il materiale compositivo di Thelonious Monk è il punto di partenza delle composizioni originali realizzate dall’orchestra, che opera trasformando i pattern e i riff originari in opere nuove, così da mantenere una linea stilistica unica, rendendo l’opera fluida e innovativa.

Solista per l’occasione sarà il giovane sassofonista Vittorio Cuculo, cresciuto tra le fila dell’Orchestra e talento ormai riconosciuto a livello nazionale.

La New Talents Jazz Orchestra è una formazione musicale nata nel 2012 sotto la guida del trombonista e arrangiatore Mario Corvini e costituita da 17 giovani talentuosi musicisti provenienti da varie regioni italiane.

Nei sei anni di attività la New Talents Jazz Orchestra ha proposto progetti molto differenti l’uno dall’altro, confrontandosi con il repertorio classico delle orchestre jazz fino ad arrivare alla presentazione di lavori originali. In questo percorso musicale numerose sono state le collaborazioni con musicisti di fama internazionale quale Enrico Pieranunzi, Stefano Di Battista, Roberto Gatto, Maurizio Giammarco, J. Girotto, ecc.

 

12 LUGLIO NOT A WHAT FABRIZIO BOSSO GIOVANNI GUIDI

Fabrizio Bosso, Tromba

Aaron Burnett, Sax Tenore

Giovanni Guidi, Pianoforte

Dezron Douglas, Contrabbasso

Joe Dyson, Batteria

Giovanni Guidi e Fabrizio Bosso hanno percorso strade molto diverse: Guidi pianista per anni alla corte di Enrico Rava, dopo alcune incisioni per CAM Jazz è   approdato alla blasonata etichetta ECM, con cui ha già registrato tre album da leader, Bosso, arrivato ai massimi vertici a livello mondiale del suo strumento, ha inciso da leader per Blue Note, Verve ed ora Warner. I due incontratisi durante la scorsa estate ad Umbria Jazz, dove hanno diviso il palco, l’uno con il quintetto di Enrico Rava e Tomasz Stanko, l’altro con il proprio progetto dedicato a Gillespie “ The Champ” , hanno pensato bene di unire le loro forze in una idea che li potesse spingere a oltrepassare i confini della loro personale ricerca musicale.  Per far ciò hanno voluto che il gruppo fosse completato da tre giovani talenti indiscussi del jazz newyorchese del calibro di Aaron Burnett, sax tenore che sta bruciando le tappe a New York (Wynton Marsalis, Esperanza Spalding, Kurt Rosenwinkel), Dezron Douglas affidabilissimo e propulsivo contrabbassista (Ravi Coltrane, Louis Hayes, Cyrus Chestnut) e Joe Dyson, tra i più richiesti giovani batteristi oggi in circolazione. Il gruppo, che prende spunto per la sua denominazione da una frase del grande Bill Evans “jazz is not a what, it is a how”.

 

13 LUGLIO STEFANO DI BATTISTA QUARTET

Stefano Di Battista, sax alto e soprano

Andrea Rea, pianoforte

Daniele Sorrentino, basso

Luigi Del Prete, batteria

Torna a Ortaccio Jazz Festival uno dei più importanti sassofonisti della scena italiana ed internazionale. Stefano di Battista con il suo quartetto, ripercorrerà le tappe della sua carriera attraverso il repertorio dei suoi best-of! Il concerto è proprio da non perdere! Di Battista nasce a Roma da una famiglia di musicisti ed appassionati di musica. Ha iniziato a studiare il sassofono all’età di 13 anni in una banda di un piccolo quartiere, composta principalmente da ragazzini. E’ qui che, fino all’età di 16 anni, Stefano ha sperimentato quella che sarebbe diventata una delle qualità essenziali della sua musica: l’allegria. Durante questo periodo ha due incontri decisivi che lo indirizzano verso la sua vocazione: scopre il jazz, innamorandosi del suono “acidulo” di Art Pepper (“…immediatamente volevo suonare in quel modo… fu l’inizio della mia passione”) e incontra l’uomo che diventerà il suo mentore, il leggendario alto sassofonista Massimo Urbani (“lui era un mostro, suonava senza conoscere cosa venisse dopo. Istintivamente.”). La sua strada è ormai segnata: Stefano sarà un musicista jazz. Viaggerà in lungo e largo in Italia e nel mondo portando la sua musica e diventando uno dei musicisti di jazz italiani più famosi al mondo.

14 LUGLIO GIOVANNI FALZONE FAR EAST TRIP

Giovanni Falzone, tromba e arrangiamenti

Massimo Marcer, tromba

Massimiliano Milesi, sax tenore e baritono

Andrea Baronchelli, trombone e tuba

Alessandro Rossi, batteria

Giovanni Falzone, uno dei più interessanti e creativi trombettisti europei rilegge la Far East Suite di Duke Ellington accostando 4 brani della suite originale -Tourist Point Of View; Blue Bird Of Delhi; Blue Pepper; Amad – ad altrettante sue composizioni originali concepite e scritte come omaggio al pensiero musicale del Duca. Ne viene fuori un mix intrigante di old & new jazz con esplosioni di lontano oriente. Facendo un lavoro di ricerca compositiva convenzionale e non, Falzone ha cercato di miscelare il jazz con tutte le forme di scrittura e improvvisazione che durante il XX Secolo si sono avvicendate. Le composizioni sono caratterizzate da una forte componente ritmica e melodica, attraverso la quale il gruppo muove l’intero quadro sonoro. Fanno parte di questo progetto musicisti capaci e attenti con i quali il Leader ha instaurato un rapporto di complicità ed intesa musicale, grazie soprattutto alla loro sensibilità e capacità di muoversi in diversi contesti creativi.

 

15 LUGLIO FRANCESCO BEARZATTI DEAR JOHN

Francesco Bearzatti | sassofoni

Luca Colussi | batteria

Benjamin Moussay | tastiere, fender rhodes

Dopo la morte di John Coltrane, avvenuta il 17 luglio 1967, il mondo della musica si è come tutto sintonizzato sul suo stile del periodo di mezzo: quello del quartetto modale, il più accessibile ed euforico, profondamente legato a un’ispirazione spirituale.

Questo stile è diventato parte del linguaggio jazzistico ed è spesso ridotto a pura formula. E’ per questo che per MetJazz 2017 Francesco Bearzatti (1966) ha immaginato questo omaggio a John Coltrane. Perché Bearzatti viene stilisticamente da un mondo piuttosto lontano e vive un diverso rapporto tra la musica e valori civili. Eppure come sax tenore non può non fare i conti con Coltrane, con la sua energia, con l’alta aspirazione spirituale, con la lucida apertura di ricerca. Per questo l’omaggio di Bearzatti non può che essere personale ed eccentrico, fin dalla scelta della formazione, un trio rhythm’n’blues (il sound con cui Coltrane è maturato). Ci sono tutte le premesse per affrontare una pagina nuova su Coltrane.
Francesco Bearzatti ci ha abituato ad aspettarci l’imprevisto. Nel corso della sua carriera, ogni nuovo progetto ha costruito immagini inaspettate e sorprendenti: Thelonious Monk mescolato al rock’n’roll, una suite dedicata alla fotografa Tina Modotti, il sax che viene filtrato dall’elettronica fino a trasformarsi in una chitarra elettrica. Stavolta, ha scelto di rendere omaggio a John Coltrane, a cinquant’anni dalla morte, ma lo ha fatto a modo suo, scrivendo una lettera aperta al grande sassofonista. La formazione è un trio sax-batteria-Fender, che richiama le sonorità del soul-jazz e del rhythm’n’blues: quelle, guarda caso, con cui Coltrane esordì e crebbe, prima di lanciarsi nell’esplorazione introspettiva della musica e dello spirito. Lo accompagnano il batterista Luca Colussi e il tastierista francese Benjamin Moussay, un artista abituato a incrociare mondi sonori diversi, dal jazz alla classica, fino al rock e all’elettronica.

 

TESSERA SOCIO ORTACCIO JAZZ FESTIVAL

Vuoi diventare socio di OJ Festival? Anche quest’anno hai la meravigliosa opportunità di sottoscrivere la tessera SOCIO SOSTENITORE e vivere il festival in prima fila! Nelle due versioni GOLD (50 euro) e SILVER (20 euro) avrai diritto ad una consumazione gratis per sera. In più, per chi sottoscrive la tessera GOLD, anche uno sconto del 50% sull’acquisto della maglietta e un posto in prima fila per tutti i concerti. [PER AVERLA] Ti aspettiamo il mercoledì e il sabato presso l’ufficio “Informa Turismo” di via Roma a Vasanello.

Puoi anche prenotare la tessera inviando un messaggio a info@ojfestival.it oppure, con un SMS, ai numeri: 335 7533476 e 3342556798 e ritirarla la sera dei concerti al banco bar della piazza.

 

CANTINA OJ

 

 

Tutte le sere, prima dell’inizio dei concerti, si può comodamente cenare alla Cantina OJ. Aperta esclusivamente solo durante i giorni del festival. Piatti tipici della tradizione, alimenti a Km 0 e vino delle migliori cantine della zona.

Anche quest’anno il menù presenta delle grandi novità: oltre al piatto OJ che ormai è un must della Cantina (salumi, verdure grigliate, formaggi freschi e stagionati) si potranno gustare anche:

 

  • Prosciutto e melone
  • Friselle con pomodorini e mozzarella di bufala
  • Fieno al ragù
  • Farro con pomodori, olive e rucola
  • Cous Cous di verdure
  • Zuppa di moscardini
  • Porchetta
  • Fricciolose
  • Dolci secchi

 

CONTATTI

Associazione Culturale “Messico e nuvole”

Via G. Marconi, 46 – 01030 VASANELLO (VT)

mail: info@ojfestival.it – masterclass@ojfestival.it

web: www.ojfestival.it

info e prenotazioni: 335 7533476

 

#OJ2018
📍 Tutti i concerti sono gratuiti
📍 Kids friendly
📍 Cena con #CantinaOJ

 

INFO POINT
Vasanello Città > http://bit.ly/2qEcxOH
Come Arrivare > http://bit.ly/2qEcxOH
ORTACCIO JAZZ ☎ 348 5739663
tutti i Concerti http://bit.ly/OJConcert
Sito Web > http://ojfestival.it/
OJ Storia > http://bit.ly/2q0kPwh
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ALBA JAZZ 12 Edizione – La serata finale con AJF All Star Band

Tutte le foto del concerto sono di CARLO MOGAVERO

Le serate finali di Alba Jazz sono sempre una festa:  Fabio Barbero e l’Associazione Amici di Alba Jazz puntano per tradizione ad un jazz di alto livello come qualità della proposta che sia anche ad elevato coinvolgimento del pubblico in piazza, che finisce sempre per festeggiare insieme ai musicisti e agli organizzatori. D’altronde Alba Jazz è davvero la festa di tutta una città, che è coinvolta dal primo all’ultimo giorno non solo nei concerti, ma nell’organizzazione, nei preparativi, che si svolgono sotto gli occhi di tutti. Gli artisti entrano per un giorno o due nel tessuto vitale quotidiano, si entra in ansia e si controlla il meteo per attivare il piano di emergenza in caso di pioggia, si sistemano le sedie in piazza,  non si può certo parlare di un “dietro le quinte” invisibile. Tutti, in un certo senso, partecipano, anche solo guardando, chiedendo, parlando con gli artisti durante i sound check: la serata finale è davvero di tutta la città.

In questa dodicesima edizione a salire sul palco è un quintetto di eccellenze che hanno calcato il palco di piazza Michele Ferrero, in momenti diversi, e che Fabio Barbero definisce amici di Alba.

Domenica 10 giugno
Piazza Michele Ferrero, ore 21:30

Alba Jazz Friends
Fabio Giachino, pianoforte
Flavio Boltro, tromba
Mattia Cigalini, sax
Furio Di Castri, contrabbasso
Enzo Zirilli, batteria


Come potete vedere da questa foto di Carlo Mogavero la piazza è gremita. E l’aspettativa è altissima. Un pubblico così si aspetta di divertirsi con il Jazz. Non è una cosa tanto banale: il Jazz spesso è percepito come musica intellettuale, per pochi, difficile, ermetica.
E’ scontato forse dire che non è così. La serata finale di Alba Jazz lo ha confermato: un’ora e mezzo di musica trascinante, fatta di intro sospese seguite da scambi avvincenti tra sax e tromba, intrecci intensi, strettissimi eppure chiari come l’acqua tra pianoforte e batteria,  ma anche assoli impeccabili di musicisti che si divertono suonando, ed è per questo che divertono.




Nemmeno un ammiccamento strappa applausi: solo musica, ballad armonicamente interessanti rette da un contrabbasso delicato e potente allo stesso tempo, swing a mille all’ora e loop adrenalinici che nascono naturalmente dal dialogo ( lo vogliamo chiamare interplay? ) tra i musicisti, e che si riversano sul pubblico trasmettendo energia : The Wind Up di Jarrett, ad esempio.

L’impatto su chi vi scrive? Ho ascoltato un bellissimo concerto, mi sono divertita, mi è piaciuto il repertorio vario, mai monocorde, forte di brani originali e standard tra i più interessanti, da parte di un gruppo coeso ed energico. Volevo partecipare ad una festa e ho avuto la festa finale di un Festival costruito con passione per un anno. Come dico sempre alla fine di una edizione di Alba Jazz, mentre voi leggete la mia recensione (tardiva lo so), Fabio Barbero e l’Associazione Amici di Alba Jazz stanno già lavorando alla prossima edizione. Il Jazz vive anche della passione di chi lo ama! Dei musicisti, degli appassionati, e del pubblico. Viva il Jazz.