Su Soundcloud gli At(ti)moSphera con ‘Formentera Dream’

Sono liberamente ascoltabili sulla piattaforma digitale open source
Soundcloud i 12 brani di Formentera Dream (Holly Music/CJC) degli
At(ti)moSphera.
Sono musiche a firma Furfaro dal sound vario (latin, swing, asian e
balcanico) e in acustico, nella maggior parte dei casi legati a testi
poetici di spessore.
L'idea del brano Vento (ma anche la bossa Se) va ascritta a Silvana
Palazzo cosí come l'ispirazione per le parole di Mascherata è dovuta
ad Enzo Stancati. A Giorgio Manacorda, che ha cofirmato Le stelle
sotto terra, si deve l'input originario de Il treno delle 22. Dal
canto suo la poetessa romana Cristiana Lauri ha prodotto il testo
della composizione che dá il titolo ispanico all'album, Formentera
Dream che Livio Minafra ha definito "fra la passacaglia e All The
Things You Are". Periferia è un tributo alla storica rivista di
Pasquale Falco, descrizione, in note e versi, di tante Banlieu senza
tempo. Hey è il monosillabico tema del latin che, negli intenti,
richiama (omaggia) il grande Vasco Rossi mentre Seven Days è il brano
che la vocalist Maria Rosaria Spizzirri ha saputo interpretare alla
Mina di inizio carriera. Effusion (american dream chitarristico fra
Shadows e Metheny) e Tamboura Blues (che guarda al periodo indiano di
George Harrison ma anche alla piu' recente fase etnica di Robert Plant
e Jimmy Page) sono i due pezzi strumentali che l'Autore ha eseguito,
sorretto da una ritmica di base che vede Zio Giù alla chitarra, Franco
Falco al basso e Sergio Cannata alla batteria, imbastendo un disco che
è un estratto aggiornato di un proprio songbook in parte tenuto nel
cassetto in parte fresco di annata. Un disco, prodotto dalla label di
Francesco Sorrenti, che viene chiuso dal suo solo guitar intitolato
Silvia. Altri componenti dell'ottetto, il sassofonista Ernesto
Pianelli e alle percussioni Alessandra Colucci e Michele Palazzo. Per
la cronaca la Holly Music licenzia una seconda produzione pensata in
terra calabra: si tratta dell' Inno di Rende che contiene,
all'interno, anche la versione jazz dei Sing Swing. Direzione
artistica del progetto, Gianni Ephrikian, Los Angeles Music Award
2015.

JazzMI: ovvero le MI..lle facce del jazz!

La prima edizione di JAZZMI era partita l’anno scorso come una scommessa ambiziosa: rappresentare la storia e l’attualità di una musica complessa e in continua evoluzione come il Jazz, invitandone a Milano i protagonisti in un nuovo e grande festival diffuso nella città.

La scommessa è stata vinta, grazie alla partecipazione entusiasta del pubblico che ha riempito teatri, club, sale da concerto, gallerie d’arte e ognuno dei numerosissimi spazi del festival.

Anche la soddisfazione espressa dalle istituzioni, dagli sponsor, dagli operatori, dagli enti coinvolti a vario titolo nella manifestazione, come pure gli attestati ricevuti dagli artisti di fama mondiale presenti nel programma, ha confermato che la strada era quella giusta. Una strada che è appena agli inizi: JAZZMI è un progetto che vuole continuare a crescere e a espandersi nel territorio, dal centro alle periferie.

Questa seconda edizione di JAZZMI offre un programma ricchissimo, ancora più variegato e differenziato nelle proposte. Ci sono musicisti-icona, capiscuola, star indiscusse della storia del Jazz e nuove proposte, artisti emergenti, sperimentatori di nuovi linguaggi.

JAZZMI vuole dare conto di quanto di significativo sta accedendo oggi, in Italia e nel mondo, sotto il dinamico cielo del Jazz, le sue affinità e le sue collisioni con altre musiche e altre forme, le sue infinite influenze e diramazioni.

Ci sono ancora film e documentari inediti, mostre fotografiche, incontri e masterclass con i musicisti, reading, laboratori, residenze e feste di quartiere.

Per JAZZMI sono centrali anche le periferie.

Da sottolineare quest’anno è la presenza di importanti produzioni originali, e il coinvolgimento dei bambini in vari progetti ludici e educativi.

JAZZMI continua a collaborare con le realtà cittadine che si occupano di Jazz tutto l’anno, in una rete di sinergie che rende possibile questi 11 giorni di grande festa del Jazz.

JAZZMI ideato e prodotto da Triennale Teatro dell’Arte e Ponderosa Music & Art, in collaborazione con Blue Note Milano, è realizzato grazie al Comune di Milano, Assessorato alla Cultura, con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, main partner INTESA SANPAOLO, partner FLYING BLUE e HAMILTON, sotto la direzione artistica di Luciano Linzi e Titti Santini.

I punti nevralgici dei concerti come lo scorso anno sono Triennale Teatro dell’Arte e il Blue Note. Il Teatro dell’Arte torna a proporsi come luogo dell’incontro creativo tra performing arts – teatro e musica. Uno spazio per le nuove espressioni artistiche, per elaborare nuovi format di relazione tra artisti e pubblico e per sperimentare le nuove alchimie creative della contemporaneità.

Il Blue Note, Jazz club e ristorante aperto dal 2003 parte del network internazionale, è una delle realtà di punta nel panorama jazz mondiale. Nella sua sede di via Borsieri nel quartiere Isola, propone circa 300 spettacoli l’anno, che rappresentano al meglio la varietà e le contaminazioni del Jazz contemporaneo. L’atmosfera tipica del Jazz club ed il contatto ravvicinato con i musicisti completano l’esperienza, rendendo ogni serata al Blue Note un evento unico ed irripetibile.

Triennale Teatro dell’Arte ospiterà una fitta programmazione di concerti, tra gli altri: Lee Konitz, Andrea Motis e Gabriel Royal, Gaetano Liguori IDEA trio (Guest Pasquale Liguori), Shabaka & The Ancestors, Naturally 7, Nels Cline Lovers, Donny McCaslin, Rob Mazurek & Jeff Parker, Ghost Horse, Bill Frisell, Guano Padano, Gavino Murgia, Xamvolo, Gianluca Petrella, Ben L’Oncle Soul con il suo tributo a Sinatra, Mauro Ottolini, Makaya Mc Kraven, Franco D’Andrea, Harold Lopez Nussa e Francesco Bearzatti Tinissima Quartet, oltre a una mostra di fotografie di Pino Ninfa con le improvvisazioni al pianoforte di Enrico Pieranunzi.

La programmazione del Blue Note, prevede i live di: Stacey Kent, Al Di Meola, Mike Stern & Dave Weckl Band, Joe Lovano Classic Quartet, Maria Gadù e Kneebody.

Due grandi firme del panorama Jazz italiano, Stefano Bollani e Paolo Fresu, rispettivamente con due progetti particolari danno lustro alla seconda edizione di JAZZMI: il primo con una serata inedita interamente dedicata a Milano, sua città natale all’Auditorium La Verdi, il secondo accompagnato da Daniele Di Bonaventura, ospitato alla Pirelli HangarBicocca con “Altissima Luce”, un concerto dedicato al Laudario di Cortona, la più antica collezione di musica italiana, per la prima volta a Milano.

Anche per la seconda edizione JAZZMI arriverà in tutta la città, con concerti in importanti sedi come Santeria Social Club, Base Milano, Spirit De Milan e Alcatraz.

Il Teatro dal Verme vedrà esibirsi il pianista Brad Mehldau con Chris Thile, esponente della musica roots americana. Il Conservatorio aprirà le sue porte per il concerto del pianista canadese Chilly Gonzales & Kaiser Quartett che tanto successo ha riscosso in occasione della sua esibizione a Piano City 2017 e al sassofonista Jan Garbarek, in duetto con il versatile percussionista Trilok Gurtu. All’Alcatraz sono attesi i De La Soul, capostipiti del movimento Hip Hop e della Black Music moderna, oltre a Laura Mvula (in collaborazione con Radio Monte Carlo), nuova regina dell’R’n’B e del Soul contemporaneo e Mulatu Astatke con il suo ensemble africano.

Ancora tanti luoghi in programma per i concerti. La Santeria Social Club ospiterà il 3  Novembre il concerto della colorita Sun Ra Arkestra diretta da Marshall Allen e il 7 novembre il magico duo inglese Binker & Moses. Allo Spirit de Milan i nostrani Chicago Stompers con l’indimenticabile Lino Patruno, al Masada il trio Thumbscrew in cui milita Mary Halvarson appena insignita di un Grammy. A Il Mare Culturale Urbano il live della pianista francese Eve Risser, BASE Milano con la festa swing degli Electric Swing Circus e l’eclettico ensemble Abraham Inc. con David Krakauer, Fred Wesley & SoCALLED.

Jazzdo.it

JAZZDO.IT è il nuovo progetto del festival realizzato con il contributo di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori. Un progetto unico in Italia, rivolto a tutti i componenti della filiera del Jazz quali artisti, etichette discografiche, festival, editori, media, operatori, associazioni, professionisti, studiosi e appassionati.

Ci saranno convegni, showcase, conferenze, incontri e masterclass con artisti e operatori del settore, tutti dedicati all’approfondimento dei temi e delle istanze del Jazz, dalla produzione discografica al live, dalla didattica all’export. L’intento è quello di creare un ambiente comune di alto profilo internazionale dove le associazioni di categoria, gli operatori e le istituzioni possano ritrovarsi, dialogare e insieme elaborare progetti per la diffusione del Jazz italiano all’estero, dando vita a collaborazioni e partnership internazionali, sull’esempio dei più virtuosi modelli europei, che saranno presenti.

Crediamo che anche questo sia uno dei compiti ineludibili di un grande festival Jazz contemporaneo proiettato al futuro, quale JAZZMI aspira a essere.

Il cuore di JAZZDO.IT si svilupperà da venerdì 10 a domenica 12 novembre nella cornice di Triennale Teatro Dell’Arte, ma durante tutto JAZZMI diversi saranno i momenti di approfondimento dedicati ai professionisti e agli amanti del Jazz.

Danilo Gallo e Marco Colonna: l’improvvisazione sensoriale

Foto di Paolo De Francesco

Blutopia store
Venerdì 6 ottobre, ore 20

Danilo Gallo, basso elettrico ed effetti
Marco Colonna, clarinetti e sassofono

In questo blog abbiamo sempre avuto l’abitudine di svicolare ogni tanto dai canali tradizionali per andare a curiosare in spazi “alternativi” dove spesso avvengono incontri musicali atipici, fuori dagli schemi, anche da parte di musicisti già affermati che abbiamo già ascoltato in situazioni o luoghi più istituzionali, pur nella loro indiscussa carica creativa innovativa.
Capita così che vengo a sapere che al Blutopia, piccolo negozio di vinili, cd e anche libri musicali al Pigneto, quartiere multietnico, culturalmente fervido e “giovane” di Roma, ad un orario insolito per la musica, le 20, suoneranno Danilo Gallo, bassista e contrabbassista e Marco Colonna, clarinettista: entrambi compositori, entrambi sperimentatori, entrambi jazzisti, soprattutto nel senso di improvvisatori.
E così decido di andare.
Il Blutopia è uno di quei negozietti eroici, preziosi, a di fuori dei circuiti soliti, che è bello che esistano, in quartieri così vivaci, e che non esitano ad aprirsi alla musica creando minuscoli spazi scenici estremamente suggestivi per piccole compagini di artisti: in questo caso un duo.
Improvvisazione pura, per un’ora abbondante di musica.
Le improvvisazioni non sono tutte uguali, ve ne sono innumerevoli tipi. Proprio in quanto improvvisazioni, si dirà, questo è ovvio. Alcune agiscono su strutture rigide predeterminate e da quelle partono per arrivare alla fase creativa vera e propria. Altre insistono sul virtuosismo dei componenti del gruppo. Altre su un dialogo serrato tra i musicisti che si scambiano e si alternano negli assoli. Non se ne può esaurire in un articolo l’infinita varietà. Né mi interessa stilare la storia dell’improvvisazione nel Jazz di cui sono pieni saggi e manuali.
Di certo c’è un tipo di improvvisazione che definirei quasi “sensoriale”, sì lo so il termine è improprio probabilmente, che mira a costruire estemporaneamente atmosfere evocative. Gli stessi musicisti diventano quasi dei sognatori, e si divincolano da ogni schema per avviare una ricerca profondamente emotiva di un suono “altro”, di un percorso completamente avulso da qualsiasi paletto rigidamente predisposto.
Nel piccolo negozio, tramutatosi in spazio scenico fuori dal tempo, Danilo Gallo e Marco Colonna hanno scelto questo tipo di performance: un flusso pressoché continuo di suono. Un suggestivo susseguirsi di svolte improvvise guidate dal basso di Danilo Gallo, magari con ostinati moltiplicati dai pedali, che diventano feconda base creativa, o anche dalle note inaspettate del registro alto del sax baritono di Marco Colonna, che interagisce con gli arpeggi morbidi del basso che gli fanno da scenario.


Un succedersi irresistibile di suggestioni, in cui anche gli improvvisi silenzi diventano suono: non lo interrompono, piuttosto ne amplificano il successivo materializzarsi con le note lunghe, e ricche di preziose dinamiche, del clarinetto.
Ad un certo punto può capitare di ascoltare i rintocchi di un pendolo. Ma anche il magma denso, ribollente del basso che fa quasi tremare, e che tramuta chi ascolta in cassa di risonanza. E su quel magma di cui tu stesso stai risuonando, si stagliano e si imprimono le circonvoluzioni del clarinetto.
Frasi spezzate inducono a risposte spezzate che però accelerano e si fondono progressivamente una all’altra diventando linee continue. Uno spunto ritmico diventa base portante di tutt’altro. Ogni episodio è preludio del prossimo episodio ed epilogo del precedente.
Non esiste un ambito tonale definito, non esistono rassicuranti progressioni di accordi già note su cui appoggiarsi. Eppure l’atmosfera non è ostica né ardua o respingente: è tutto casomai molto avvolgente.
Una linea di basso reiterata non la si percepisce come ripetitiva, perché provoca una tensione pulsante. Un plettro sfregato nella porzione estrema delle corde diventa un suono di campanelli quasi magico, prima di approdare in lande placide, laghi sonori, in cui lo strumento a fiato produce un suono naturale, al di là della musica.


Danilo Gallo e Marco Colonna hanno inventato, concepito, suonato per un’ora e forse di più onde in tempesta alternate ad un dondolio ipnotico di armonie e timbri inusuali, frutto di una ricerca continua ma spontanea, immediata. Niente di strategico o di preventivato: eppure all’ascolto tutto appare come se non ci fossero altre possibilità di risoluzione, tanto tutto si percepisce come inusuale, di certo, ma molto, molto vicino alla perfezione.

Andate in giro. Sia negli Auditorium, che nei Jazz Club prestigiosi, che nei piccoli spazi scenici inaspettati come il Bluetopia. La bella musica, di ogni tipo,  si può annidare ovunque.

Fresu – Di Bonaventura- Ensemble Mare Balticum. “Archaeo Hits”

Un fotoreportage bellissimo realizzato per noi da Adriano Bellucci la sera del concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 3 ottobre.

Al pari del progetto europeo a cui è collegato e alla mostra ArchaeoMusica che approda ad ottobre Parco regionale dell’Appia antica, di cui inaugura idealmente l’allestimento romano, il concerto Archaeo Hits strappa al silenzio che sembrava averle inghiottite per sempre alcune delle musiche più antiche che si possano immaginare, “ricostruendole” anche mediante la libertà espressiva e le prassi improvvisative del jazz. Un viaggio molto indietro e (anche) avanti nel tempo – in un certo senso, oltre il tempo – che conduce a orizzonti sonori non sempre contemplati dalla storia della musica ufficiale né pienamente indagati dall’archeologia classica. Un modo inedito, ispirato e informato, di interpretare i primi metodi di notazione musicale di cui si ha certezza, adottati nella Grecia classica e successivamente dai Romani, di far risuonare le canzoni delle saghe tradizionali scandinave risalenti alla Viking Age insieme alle prime laude italiane, ripescate da preziosi manoscritti pre-rinascimentali con lo spirito di rigore e avventura che ha sempre guidato sui rispettivi sentieri artistici Paolo Fresu, Daniele di Bonaventura e i virtuosi svedesi dell’Ensemble Mare Balticum.

Come sapete qui a “A proposito di Jazz” siamo fermamente convinti che la musica si possa anche immaginarla ed ascoltarla guardandola. Ecco questo suggestivo concerto in 15 scatti per voi.

ARCHAEO HITS
Paolo Fresu tromba, flicorno
Daniele di Bonaventura bandoneon
Aino Lund Lavoipierre voce, percussioni
Ute Goedecke voce, arpa medievale, recorder
Per Mattsson strumenti ad arco medievali
Stefan Wikström sackbut, percussion

 

Gente di Jazz di Gerlando Gatto (ed. KappaVu / Euritmica) presentato alla Feltrinelli di Roma

Seconda ristampa per “Gente di Jazz” il libro di Gerlando Gatto e in ottobre due importanti presentazioni a Roma e a Napoli

Noi della redazione di A Proposito di Jazz siamo particolarmente felici di annunciare la seconda ristampa del libro “Gente di Jazz” – interviste e personaggi dentro un festival jazz – (edizioni KappaVu/Euritmica, 2017), scritto dal nostro direttore Gerlando Gatto. Il volume, che contiene la prefazione di Paolo Fresu, celebre trombettista sardo e grande amico di Udin&Jazz, la postfazione del filosofo e intellettuale friulano Fabio Turchini e le immagini del fotografo Luca d’Agostino, sarà presentato, dopo l’anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino a maggio, nelle città di Roma e Napoli.

Giovedì 12 ottobre, alle 18:00 (ingresso libero) Gerlando Gatto sarà presente alla Feltrinelli Libri&Musica di Largo di Torre Argentina 5/A a Roma, una catena di librerie sempre in prima linea nella divulgazione in toto della cultura. Con lui, a illustrare l’opera, il direttore artistico di Udin&Jazz, Giancarlo Velliscig, i giornalisti e critici musicali Maurizio Favot e Luigi Onori (che scrive anche su questa testata) e i musicisti Maurizio Giammarco e Giancarlo Schiaffini, le cui interviste sono pubblicate all’interno del libro.

Martedì 24 ottobre, Gente di Jazz e il suo autore si spostano a Napoli, nelle sale di Palazzo San Teodoro, un’antica residenza gentilizia, progettata dall’architetto toscano Guglielmo Bechi (lo stesso di Villa Pignatelli), che ha realizzato un’autentica opera d’arte: tre piani in stile neoclassico, dalle intense tonalità cromatiche rosso-pompeiane. La dimora si trova all’inizio della Riviera di Chiaia, la zona residenziale a ridosso del lungomare di Napoli (Riviera di Chiaia 281 – posti limitati; ingressi su invito con lista nominale. Per gli accrediti stampa e gli inviti contattare l’Ufficio Stampa dell’evento +39 339 4510118 o inviare una mail a stampa@euritmica.it ).

Nella città della sirena Parthenope, l’autore dialogherà con il filosofo ed esperto di jazz Marco Restucci (anch’egli autore di un libro, di recente pubblicazione, dal titolo “Dioniso a New Orleans. Nietzsche e il tragico nel jazz”, Albo Versorio), con il già citato Giancarlo Velliscig, nella duplice veste di direttore artistico di Udin&Jazz ed editore (la pubblicazione è edita da KappaVu/Euritmica, Udine) e con il chitarrista Antonio Onorato, anch’egli presente con un’intervista in Gente di Jazz. Antonio, artista di fama internazionale, porterà il suo contributo all’evento anche attraverso alcuni interventi musicali… rigorosamente improvvisati, come nella miglior tradizione del jazz!

“Gente di Jazz” raccoglie una serie di interviste e dialoghi tra il nostro direttore, infaticabile promotore della musica jazz e un gruppo di musicisti che, in epoche anche molto diverse, hanno partecipato al Festival Udin&Jazz; li citiamo, in ordine strettamente casuale: Stefano Bollani, Michel Petrucciani, McCoy Tyner, Danilo Rea, Enrico Pierannunzi, Gonzalo Rubalcaba, Francesco Bearzatti, Giancarlo Schiaffini, Enrico Rava, Claudio Cojaniz, Enzo Favata, Antonio Onorato, Cedar Walton, Joe Zawinul, Franco D’Andrea, Roberto Gatto, Massimo De Mattia, Rosario Bonaccorso, Stefano Battaglia, Mino Cinelu, Claudio Fasoli, Paolo Fresu, Maurizio Giammarco, Martial Solal, Dario Carnovale.

Gerlando, al di là della sua indiscutibile competenza, è persona sensibile e curiosa. Queste peculiarità fanno certamente la differenza nelle sue interviste, particolarità che si nota soprattutto nel taglio dato alle domande che egli rivolge, dove le personalità dei musicisti emergono sia sul piano artistico ma specialmente su quello umano. In Gente di Jazz affiora tutta la bellezza, la genialità, il valore, anche sociale, di questo genere musicale che, non dimentichiamolo, nacque grazie agli schiavi africani deportati negli Stati Uniti e ai loro canti di protesta.

Gente di Jazz è disponibile in tutte le librerie, online sul sito della casa editrice Kappavu http://shop.kappavu.it/  e sui siti di Feltrinelli, Mondadori, Amazon, Unilibro, Hoepli.

Alle presentazioni l’autore sarà ben lieto di personalizzare la vostra copia.