La forza e l’ottimismo dello swing: messaggio o finzione?

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Duecento musicisti, cento ballerini di Lindy Hop, venti concerti con due nuove produzioni e sei in esclusiva, otto recital con posti esauriti. Queste le cifre del 38mo “Roma Jazz Festival”, comunicate nella conferenza stampa finale. In tempo di crisi economica, “Swing e New Deal” è stato il “tema sonoro” declinato tra il Parco della Musica e strutture differenziate e periferiche, con un incontro tra musica ed economia svoltosi all’Università Luiss.

Revival, nuova consapevolezza, atteggiamento consolatorio, ottimismo necessario… tante sono le questioni e le domande che ci si può porre sull’argomento. L’ultima serata del festival (30 novembre, sala Sinopoli) ha dato una sua risposta con l’Orchestra Operaia diretta da Massimo Nunzi ed un nutrito corpo da ballo coreografato e guidato dallo specialista Vincenzo Fesi (coinvolte varie scuole di danza romane). Nunzi ha costruito nel gennaio di quest’anno una nuova big-band riprendendo l’idea dei progetti musicali cooperativi maturati ai tempi della Grande Depressione, ispirandosi a figure come Isham Jones e Glen Grey.

Ha anche radunato e messo all’opera un pool di arrangiatori (ribattezzati The Lone Arrangers): Alberto Buffolano, Damiano la Rocca e Claudio Toldonato che hanno rivelato il loro talento – anche di direttori – nel concerto a tema swing.

L’Orchestra Operaia ha, infatti, proposto una lunga sequenza di brani caratteristici della swing-era, ricreando il sound tipico dell’epoca in un’operazione non facile per tutte le sezioni ed i solisti, dalla alle trombe. Oltre alla bellezza di brani, consegnati da decenni al repertorio, ha funzionato molto bene l’interazione tra musica e ballo che ha ripristinato sul palcoscenico della sala Sinopoli quella funzionale sinergia tipica del jazz fino a tutti gli anni ’40. Vari gruppi di ballerini, guidati dal bravissimo Vincenzo Fesi, hanno dato il giusto spessore coreografico e trasmesso l’entusiasmo contagioso e la creatività che era alla base del Lindy Hop e di altre danze del periodo. Il tutto su brani delle orchestre di Benny Goodman, Woody Herman, Bennie Moten, Count Basie, Duke Ellington (“Concerto For Cootie”), Artie Shaw, Bunny Berigan, Charlie Barnet; ci sono state versioni di come “I Can’t Get Started”, “I’m Gettin’ Sentimental Over You”, “Over the Rainbow”. Nelle frizzanti esecuzioni ci sono stati riferimenti a solisti come Illinois Jacquet, Lionel Hampton, Lester Young, Tommy Dorsey e ad Ella Fitzgerlad, evocata dalla bella voce di Marta Colombo. Ottimi i solisti Luigino Leonardi, Carlo Conti, Alex Tomei, Alessandro Gwis, Pierpaolo Ferroni e la eccellente di Andrea Tofanelli.

Finale in crescendo con “For Dancers Only”, “Jumpin’ at the Woodside” e “C Jam Blues” con Fesi ed i suoi partner scatenati in improvvisazioni di grande suggestione. La forza e l’ottimismo dello swing: messaggio o finzione?

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