Intervista con la celebre vocalist considerata nel suo Paese stella di primaria grandezza

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Emma, come è affettuosamente chiamata in Finlandia Emma Salokoski (Helsinki 1976), è artista poco conosciuta nel resto dell’Europa ma amatissima nel suo Paese e in tutta la Scandinavia. Artista versatile, affronta con estrema disinvoltura un repertorio assai vasto che va dal jazz alla bossa nova, dal pop alle canzoni per bambini.

Il tutto porto attraverso un linguaggio semplice ma non banale sorretto da approfonditi studi che l’hanno qualificata, altresì, come eccellente didatta nel campo della tecnica vocale. E dato che il pubblico italiano poco la conosce, vale la pena spendere qualche parola sulla sua formazione artistica. Emma studia viola ‘’ dagli undici ai diciotto anni dopo di ché si trasferisce in Svezia per studiare teatro musicale ed in effetti le sue prima esperienze professionali le fa proprio in questo tipo di spettacolo. Tornata in patria, studia canto jazz e nel 1999 fonda il gruppo ‘Quintessence’ che debutta, discograficamente parlando, nel 2001 con l’EP ‘White Light”, seguito l’anno dopo da un vero LP ‘Talk Less Listen More’ per la Texicalli Records. In questo stesso periodo Emma costituisce un proprio trio che, tempo dopo, diventa quintetto; il successo arriva nel 2005 con la pubblicazione dell’album ‘Kaksi Mannerta’ che entra tra i ‘Top Five’ degli album finlandesi. Non a caso sempre nel 2005 la Salokoski vince il premio come Miglior Artista Donna dell’anno nell’ambito degli Emma Awards (Ethnic Multicultural Media Awards). Nel 2015 è pubblicato un ulteriore album, “Kiellettyjä Asioita” In questi ultimi anni, Emma ha vieppiù rafforzato il ruolo di primaria protagonista della scena musicale finlandese al di là di qualsivoglia etichetta, come lei stessa conferma nel corso dell’intervista che qui di seguito pubblichiamo.

 

-La sua arte canora si estrinseca su vari terreni, anche assai diversificati tra di loro. Sostanzialmente lei si considera una vocalist jazz?

“E’ difficile rispondere a questa domanda perché io stessa ho sempre cercato di non restringere la mia nell’ambito di una casella ben precisa. Nella mia vita artistica ho sempre cantato un sacco di cose, dalle canzoni per bambini alla bossa nova, dal pop  al jazz influenzato dalla folk music. Ad esempio anche quando sono stata invitata a Festival di Jazz, come il Kaamos Jazz Festival,  ho presentato un programma molto più vicino alla cantautorale piuttosto che al jazz ed è quindi curioso il fatto che mi chiamino in questi festival, probabilmente perché il mio genere è troppo difficile da definire per i finlandesi. Tanto difficile che normalmente mi considerano cantante jazz anche se non lo sono in senso stretto”.

 

-Lei ha viaggiato molto nel corso della sua carriera. Quanto ha influito tutto ciò sulla sua musica?

“Si ho viaggiato molto ma in questi ultimi tempi meno di prima anche perché, nella mia carriera, ho sempre privilegiato la musica finlandese. Il mio pubblico è soprattutto finlandese. Però sono apprezzata anche in Giappone. Mio marito, Olavi Louhivuori, è un batterista jazz che dovrebbe essere conosciuto anche dal pubblico italiano in quanto sta lavorando con Claudio Filippini (in effetti molti gli album pubblicati in Italia in cui figura questo eccellente batterista n.d.r.); ebbene quando lui ha effettuato una tournée in Giappone per suonare il suo jazz mi ha raccontato di aver ascoltato la mia musica, in finlandese, in qualche bar, ristorante non ricordo con esattezza dove. Credo sia stato divertente ascoltare una bossa nova tradotta in finlandese in un bar del Giappone. Quindi evidentemente c’è una parte di pubblico a cui piace la mia musica anche lì. Comunque al momento non intendo andare all’estero”.

 

-Lei è nello stesso tempo vocalist, compositrice, attrice. In quali panni si sente più a suo agio?

“Io ho iniziato la mia carriera nel musical, dopo di che ho avuto piccoli ruoli in alcuni film. E per diversi anni non ho più recitato. Adesso sto scrivendo musica per un teatro musicale e per un coro che dirigo. Comunque per rispondere alla sua domanda, mi piace fare di tutto, mi piace diversificare il mio lavoro, mi piace essere cantante, compositrice, attrice quando ci riesco. Sono quel tipo di persona che non ama fare una sola cosa, che non vuole annoiarsi con ciò che fa. Ogni tanto ho bisogno di rinfrescare le mie idee; probabilmente imparerei di più se facessi le cose più a lungo, se dedicassi più tempo ad una cosa sola ma, come già detto, mi piace variare, è nella mia indole.  Quando ho iniziato a occuparmi di musica, dapprima sono stata presa dalla bossa nova, quindi dalla musica folkloristica finlandese dopo di ché ho inciso il mio primo disco jazz in svedese. Adesso sono impegnata a scrivere le mie canzoni e a dirigere un coro, attività che mi appassiona e che mi è indispensabile per la mia creatività”

 

-Come avviene il suo processo compositivo?

“In realtà mai mi sono considerata una compositrice a tutto tondo. E’ vero, ho cominciato a scrivere canzoni: ho avuto, altresì, modo di scrivere una nuova musica per il coro ma ancora non ho piena fiducia di poter scrivere una canzone completamente da sola, parole e musica. Così c’è qualcuno che mi aiuta per la progressione degli accordi o per disegnare la linea melodica, anche perché quando faccio da sola commetto ancora qualche errore.  Sto approfondendo il tema della . Comunque, a questo punto della mia vita, realmente non m’importa tanto se le mie canzoni suonano un po’ impacciate, scrivo con lo stesso spirito di un bambino.  Io sono solo una principiante nel campo della ”.

 

-Lei è anche una quotata didatta. Cosa può dirci circa questa attività?

“Io resto soprattutto una cantante, ma insegnare può essere molto interessante e anche divertente. E’ interessante sottolineare come, adesso che io insegno, riesco a capire molto meglio ciò che i miei maestri volevano comunicarmi, trasmettermi. Ho sempre cercato, quando insegno, di instaurare un clima gioioso, di divertimento: non c’è alcun bisogno, per studiare canto, di essere musoni e seriosi. Ciò non significa che si debba essere tutti d’accordo; ci sono vari modi di fare bene le cose: alle volte si instaurano delle discussioni anche accese e a me piace creare una sorta di ponte tra le varie posizioni sì da giungere ad un punto di sintesi”.

 

-E’ possibile in Finlandia vivere dignitosamente cantando qualcosa di diverso dalla pop-music?

“E’ molto, molto difficile. Io sono stata molto fortunata in quanto ho potuto fare una carriera rapida e fruttuosa, ho incontrato i musicisti giusti con cui collaborare, ho potuto varare dei progetti che hanno interessato un buon numero di persone. Come dicevo è molto difficile; io ci sono riuscita ma sono stata fortunata. Ci sono molti miei colleghi, talentuosi, che purtroppo non hanno avuto la stessa fortuna. ”.

 

-Ha un sogno musicale?

“Ho un sacco di sogni ma ho un po’ di paura a disegnare in modo chiaro un quadro dei miei desideri in quanto se elaboro un’idea ben precisa, allora devo assolutamente raggiungerla. So che a molte gente piace avere sempre un obiettivo preciso da raggiungere. A me no, perché se mi pongo un obiettivo e non lo raggiungo ci resto molto male, se invece lo raggiungo può anche darsi che si riveli diverso da come me l’aspettavo. Per il momento cerco di restare concentrata su ciò che faccio e resto ovviamente aperta a qualsivoglia ispirazione”.

 

 

 

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