Un ricordo dell’amico sassofonista Stefano Maltese

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Keith Tippett non è più fra noi. Mi sembra impossibile. Sapete com’è, crediamo di essere immortali e che lo siano anche tutti i nostri cari e tutte le cose che fanno parte della nostra vita. Poi succede e si rimane sgomenti, ed è difficile capire veramente cosa accade. Cosicché adesso io non dovrei più suonare con Keith? Niente più concerti e dischi da incidere? Nessun altro dopo concerto bevendo birra insieme? Nessuna confidenza da sussurrare con pudore? Niente più risate che attraversano il silenzio della notte come fulmini improvvisi? No, non riesco a credere che tutto questo e tanto altro non potrà più ripetersi. Pensieri e ricordi affollano velocemente la mia mente.

Keith Tippett e Stefano Maltese

A Keith le ripetizioni piacevano: gli piaceva ripetere serie di note fin quando non erano più singole note ma un unico blocco che viveva di vita propria, staccandosi dalla realtà circostante per divenire flusso e vortice, porta verso altre dimensioni. Si avvicinava al pianoforte come se dovesse officiare un rito sacro, appendeva dei sonagli e predisponeva alcuni oggetti che avrebbe usato all’interno del pianoforte, evocando suoni ancestrali e immaginifici. Quasi sempre iniziava lentamente, come se non volesse profanare il silenzio che si crea prima dell’inizio di un concerto, come un bambino che entra in punta di piedi in un luogo sacro. Spesso il pomeriggio del giorno del concerto l’ho visto esercitarsi energicamente e a lungo, a volte suonando di Bach con impeto e padronanza inimmaginabili. Ma gli piacevano anche le ripetizioni verbali, aveva delle frasi che amava ripetere come mantra: “Possa la non diventare mai un altro modo per far soldi”; “La vita è dura e alla fine si deve anche morire”; Mi piace tutta la tranne il country”; “È l’oscurità che ci permette di vedere la luce”.

Keith Tippett e Stefano Maltese

Keith era un grande musicista ma era anche un uomo gentile, affettuoso, attento, generoso. Una volta mi raccontò di un viaggio in inverno per raggiungere una cittadina inglese dove avrebbe dovuto tenere un solo. Lungo la strada le condizioni climatiche peggiorarono notevolmente, c’era neve dappertutto e quando arrivò trovò solo un ragazzo seduto in prima fila ad aspettare. A causa del maltempo non arrivò altro pubblico, ma Keith decise di suonare comunque: “Quel ragazzo aveva sfidato la bufera per essere lì, quindi io dovevo suonare!”, mi disse. E lo fece.
Keith Tippett amava allo stesso modo sia improvvisare che comporre. Il piano solo e il gruppo Mujician (gruppo straordinario, con Paul Dunmall, Paul Rogers e Tony Levin) erano le situazioni privilegiate della musica improvvisata, ma era disponibile anche verso altre situazioni. Verso la metà degli anni ’90 lo coinvolsi in un quartetto con Evan Parker, Antonio Moncada e me stesso: credo che Keith ed Evan non avessero mai suonato insieme prima di allora. Insieme realizzammo un disco per la Splasc(h) registrato dal vivo: “Double Mirror”. Il Tippett compositore ha scritto musica per svariati organici, creando nel 1970 la mitica orchestra Centipede – cinquanta musicisti, centopiedi – incidendo il notevole Septober Energy, prodotto da Robert Fripp, il leader dei King Crimson.

Ieri molte testate giornalistiche hanno titolato: “Addio all’icona del jazz rock che lavorò con i King Crimson”. Ecco, questo a Keith non sarebbe piaciuto per niente. Ogni volta che abbiamo suonato insieme ha sempre mostrato grande disappunto nel leggere che i giornali presentando il concerto scrivevano della sua collaborazione con i King Crimson. Mi diceva: “Sono stato con loro meno di due anni e poi per tutta la vita ho suonato altro ma scrivono sempre questa storia come se fosse la cosa più importante.” Infatti, Keith ha tenuto innumerevoli concerti, ha registrato dischi che sono fondamentali, ha creato gruppi e ha collaborato con musicisti notevoli provenienti da svariati contesti: l’elenco sarebbe enorme, ma bisogna ricordare almeno le collaborazioni con Elton Dean, Nick Evans, Mongezi Feza, Dudu Pukwana, Harry Miller, Mark Charig, Robert Wyatt, Louis Moholo, Stan Tracey, e per averne un’idea più completa basta fare un giro nel web.
Fra i dischi, oltre a quelli già citati, vorrei ricordare almeno Dedicated to You But You Weren’t Listening, Blueprint, Frames (Music for an Imaginary Film), Mujician, Une Croix Dans L’Ocean,     The Unholy Rain Dancer, Couple In Spirit, Ark, Supernova, Colors Fulfilled. Vorrei ricordare anche “The Lion Is Dreaming”, l’album che abbiamo inciso insieme nel 2007. Entrammo in studio senza aver provato i pezzi che avevo preparato – tranne uno che avevamo suonato in concerto il giorno prima – e suonammo i pezzi con grande partecipazione emotiva e fra i miei dischi è decisamente uno di quelli che preferisco. Keith suona magnificamente, e per dare un’idea di quale fosse il nostro rapporto di amicizia posso dire che il pezzo che dà il titolo al disco è dedicato a mio figlio Leonardo (che era nato tre mesi prima di questa registrazione), e l’unico assolo del pezzo lo suona Keith: ero sicuro che la sua sensibilità gli permettesse di interpretare la mia composizione con la delicata poesia di cui era capace.
E poi c’è un’altra cosa forte nella vita di Keith: il suo grande amore (assolutamente ricambiato) per Julie, sua moglie, la compagna della sua vita. Si conobbero nel 1969, quando Keith fu chiamato per scrivere degli arrangiamenti per un disco di Julie che ai tempi era ancora Driscoll, notevole e celebre cantante dall’impronta decisamente soul. Ebbene, si sposarono nel 1970 e da allora sono rimasti sempre insieme, compagni nella vita e nella musica formando una vera “couple in spirit”. Anche Julie è una persona speciale, e sono onorato di averla conosciuta e di aver suonato con lei. Quando eravamo in giro non c’era una volta in cui Keith non parlasse di lei. Una volta restammo insieme più di una settimana per un workshop, e infine arrivò anche Julie per un concerto: ricordo l’emozione di Keith nell’attesa del suo arrivo, come se stesse per incontrarla per la prima volta.
Keith Tippett era un grande musicista e un uomo integro che nella sua vita non è mai sceso a compromessi: ci lascia una grande eredità musicale, umana e spirituale.

Dedicated to You, But You Weren’t Listening (1971)

https://youtu.be/Wg2vuM3jD1U

Centipede – Septober Energy, Part 4 (Unite for Every Nation)

https://youtu.be/dmbLATlmF_w

Ovary Lodge (Keith Tippett-Julie Tippetts-Harry Miller-Frank Perry)

https://youtu.be/crjIGfj8XyM

Enter Alloy Exit Rust (Maltese-Moncada-Parker-Tippett) Excerpt from Double Mirror Live at the Labirinti Sonori Festival 1995 – Noto (Siracusa) August 31, 1995 Stefano Maltese – soprano sax Evan Parker – soprano sax Keith Tippett – piano Antonio Moncada – drums & percussion

https://youtu.be/C7-byclGD78

The Lion Is Dreaming (feat. Keith Tippett)

https://youtu.be/1SQpRXOru7Y

Stefano Maltese

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