Se n’è andato Pierino Munari “l’uomo dal polso d’oro”

 

Un altro pezzo di storia della musica italiana è scomparso: il 6 maggio è venuto meno Pierino Munari al secolo Pietro Commonara.

Nato a Frattamaggiore (Napoli) il 9 settembre del 1927,  Pierino, fratello di Gegé, inizia a suonare a 10 anni come attrazione teatrale col padre e i fratelli. Nel 1944 è con varie orchestre della 15a Armata Americana, tappa fondamentale per la sua formazione; non a caso il suo stile si richiama ai grandi virtuosi americani come Shelly Manne e Buddy Rich.

Musicista tra i più versatili nel suo strumento,  partecipa alle più importanti manifestazioni italiane di musica jazz guadagnandosi una solida reputazione sì da essere soprannominato “l’uomo dal polso d’oro”.

A Napoli suona al Circolo Napoletano del Jazz con varie formazioni tra cui quelle di Lucio Reale e Carol Danell. Con Lino Quagliero e Baldo Maestri è, poi, in tournée per l’Italia, dal Quirino di Roma a Portofino. Incide dischi per la “Vis Radio” e “La voce del padrone” con artisti come Sergio Bruni, Peppino Principe e Gloria Cristian e con i Maestri Gino Conte, Carlo Esposito e Angelo Giacomazzi.

Partecipa ai Festival Di Napoli edizioni del 1957,58 e 61.

Si trasferisce a Roma a fine 1959, chiamato dal M° Zurletti per la trasmissione Radiofonica “Campo dei fiori” con Marcello De Martino e Lelio Luttazzi. Seguono altre trasmissioni: “Moderato Swing” con Piero Umiliani, “Nunzio Rotondo Jazz”, “30 anni di Swing” con Lelio Luttazzi (realizzato anche su disco), “Canzoni del palio” con l’orchestra del M° Cinico Angelini.

Diventa subito socio dell’”Unione Musicisti Roma” ed entra a far parte della grande famiglia della R.C.A. Italiana, divenendo uno tra i batteristi più richiesti ed affidabili.

Nel 1960 e 1962 partecipa al Festival di San Remo con l’orchestra del M° Cinico Angelini ed al Festival delle Rose 1964, 1965, 1966 e 1967 organizzato dalla RCA Italiana.

Nel 1964, la Hollywood lo  vuole come suo Testimonial per la sua nuova batteria e, nello stesso anno, partecipa al 1° Cantagiro con la Big Band.

Collabora, poi, con Armando Trovajoli, Nino Rota, Piero Piccioni, Gianni Ferrio, Luis Enriquez Bacalov, Bruno Canfora, Ennio Morricone, Carlo Rustichelli, Roberto Pregadio, Vito e Giovanni Tommaso.

È stato inoltre il batterista della Corrida, nelle edizioni 1985,86 e 87. Ha suonato, poi, con grandi artisti come Domenico Modugno che ha seguito, anche, nelle tournèe all’estero (USA e Canada); Nini Rosso, Gino Marinacci Ensamble, Sestetto Swing di Roma. Negli ultimi anni ha fatto diverse tournée con l’orchestra diretta da Roberto Pregadio.

Ottimo lettore ma allo stesso tempo musicista istintivo, il suo drummimg si è contraddistinto per la grande attenzione posta nel valorizzare le diverse sonorità dello strumento e per l’abilità nell’uso del “rullante” così come evidenziato dalle brillanti esecuzioni da solista nelle colonne sonore originali dei film: “La Battaglia di Algeri” e “Il Buono, il Brutto, il Cattivo” (Ennio Morricone),  “Uomini Contro” (Piero Piccioni),Sette uomini d’oro”, “Riusciranno i nostri eroi” (Armando Trovatoli),Per amare Ofelia” (Ritz Ortolani).

Al suo attivo oltre 500 colonne sonore da Film. Tra i più importanti vanno ricordati: “Papillon” con le musiche di Jerry Goldsmith; “Amarcord”,  “Romeo e Giulietta” (Nino Rota); “Ginger e Fred”  (Nicola Piovani);  “L’ultimo Imperatore”; “Il Padrino Parte terza” di Coppola; “Fumo di Londra”, “Polvere di stelle”, “Finche c’è guerra c’è speranza”,  (Piero Piccioni); “C’era una volta il west,” “Cacciatori di navi”, “C’era una volta in America” (Ennio Morricone); “Matrimonio all’Italiana”, “Una giornata particolare”, “Dramma della Gelosia” (Armando Trovatoli); “Odissea”, “L’armata Brancaleone,”  (Carlo Rustichelli); “Il Sorpasso” (Ritz Ortolani).

Nel 1972 registra con Gato Barbieri il disco Ultimo tango a Parigi (United Artists UAS -29440-cd 066670).

 

Nicola Puglielli tra standards e originals

 

Cari amici,

ci risiamo… o meglio ci ritentiamo. Martedì 7 febbraio riprendono le guide all’ascolto con Nicola Puglielli e la sua chitarra.

Quanti mi seguono, ricorderanno forse l’esperienza delle “Guide all’ascolto” che per alcuni anni ho condotto alla Casa del Jazz con buon successo.

Adesso, purtroppo, alla Casa del Jazz, per motivi prettamente economici, non è possibile ripetere queste esperienze per cui mi son dato da fare per trovare altri luoghi idonei. Qualche tempo fa, da un piccolo teatro mi era stata offerta la possibilità di organizzare una serata dedicata all’importanza della chitarra nella storia del jazz con il grande chitarrista Nicola Mingo; la serata andò bene e c’erano tutte le premesse per andare avanti ma non se n’è fatto alcunché dato che i gestori del locale si dimostrarono, per usare un eufemismo, poco gentili.

Adesso ho trovato un altro spazio particolarmente idoneo, con una bella sala che sembra fatta apposta per ospitare eventi musicali e altre salette che possono accogliere quanti alla musica non sono interessati: si tratta delle “Officine San Giovanni”, site in Largo Brindisi, 25.

Il primo appuntamento, come accennato in apertura, è fissato per martedì 7 febbraio dalle ore 19 alle 20,30. Protagonista la chitarra solo di Nicola Puglielli che presenterà un repertorio in cui accanto a noti standards quali “Nostalgia in Times Square” di Charles Mingus e “Django” di John Lewis figurano composizioni originali dello stesso Puglielli.

La passione di Puglielli per la chitarra e per il jazz inizia già negli anni settanta, quando frequenta i mitici locali romani come il “Music Inn” ove si fa le ossa suonando con grandi musicisti italiani come Massimo Urbani e Giovanni Tommaso. Più tardi si dedica intensamente allo studio del jazz, della chitarra classica e dell’arrangiamento sotto la guida di Gerardo Iacoucci. Sulla sua strada incontra jazzisti come Kirk Lightsey, Tony Scott, Steve Grossman e Philip Catherine, ma collabora anche con importanti compositori come Nicola Piovani e con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma.

Molte e variegate le esperienze in sala di registrazione con artisti quali Gerardo Iacoucci, Luis Bacalov, Manuel De Sica,  Germano Mazzochetti, Miriam Meghnagi, Gianfranco Reverberi, Lilli Greco, Nicola Piovani.

Come compositore ha ottenuto diversi riconoscimenti in concorsi internazionali come il Carrefour Mondial de la Guitare in Martinica con “In The Middle”. Ha composto le musiche di “Viva Ingrid!”, regia di Alessandro Rossellini, presentato al Festival del Cinema di Venezia del 2015.

Due i CD a suo nome: il primo, “In the Middle”, è stato prodotto nei 2000 dall’etichetta tedesca Jardis ed ha suscitato grande interesse da parte della critica che definisce Puglielli “una nuova stella della chitarra jazz” (Akustik Gitarre, Germania) e “una sorpresa per chi aveva dimenticato la chitarra acustica” (All about Jazz, Italia). Il secondo è “Viaggio ConCorde” pubblicato dalla III Millennio.

Nel 2013, per il Bicentenario Verdiano, ha realizzato due progetti, divenuti CD,  di elaborazione di musiche verdiane: “I Trovatori”, rilettura swing di arie del Trovatore inciso dal gruppo “Hot Club de Zazz” e “Play Verdi” (interpretazione jazzistica dei Preludi di alcune opere) registrato dal “Play Verdi Quartet”.

L’Huffington Post dice di lui che è un arrangiatore capace di “captare l’anima” del grande compositore.

Ha insegnato Chitarra Jazz nei Conservatori di Frosinone, Roma e Perugia.

Raffaela Siniscalchi presenta il suo progetto “Waitin 4 Waits” a Le Colline del Jazz

I tanti appassionati di Tom Waits leggendario cantautore statunitense e icona indiscussa dal punto di vista artistico potranno riassaporare la poetica waitsiana, attraverso la performance di Raffaela Siniscalchi ed il suo Quartetto, al prossimo appuntamento de “Le Colline del Jazz” domenica 31 luglio alle 21 presso la Masseria Mazzei a Rossano Calabro. Non è facile districarsi tra brani che Waits, si è sempre cucito addosso, che ha fatto vibrare attraverso quella sua voce così caratteristica, segno distintivo di una vita di eccessi “calibrati” come se, cantando, regalasse agli altri una sorta di pozione magica.

Il progetto, “Waiting 4 Waits”, è stato ideato da Raffaela Siniscalchi, che ha all’attivo una carriera di grande lustro, considerato che ha fatto parte per più di dieci anni della “Compagnia della Luna” del Maestro Nicola Piovani col quale ha registrato cd e Dvd. Nel febbraio 2012 ha avuto l’onore di registrare con il Maestro Ennio Morricone per la colonna sonora del film “La Migliore Offerta” di Giuseppe Tornatore vincitore di sei David di Donatello e sei Nastri D’Argento. Nel 2015 sempre col Maestro Morricone ha cantato, insieme alla Roma Sinfonietta, nella colonna sonora del film francese “En mai fait ce qu’il te plait” del regista Christian Carion.

Accanto alle esperienze teatrali abbina, da oltre vent’anni, l’attività di cantante jazz ed etno-jazz che ha svolto affiancando l’esperienza dei live con la registrazione con prestigiosi nomi del panorama jazzistico italiano come Roberto Gatto, Danilo Rea, Paolo Fresu, Gianluigi Trovesi, Bruno Tommaso, Paolo Damiani, Antonello Salis, Gabriele Mirabassi e Michele Rabbia.

Insieme alla Siniscalchi, la sera del 31 Luglio, a Rossano ci saranno Giovanna Famulari, violoncellista di grande caratura artistica e bravissima nel condurre il senso “armonico” dei pezzi, Andrea Colella al contrabbasso, e Massimo Antonietti alla chitarra. Violoncello, contrabbasso e chitarra acustica, sono il tappeto armonico e ritmico sul quale si poggia la voce della Siniscalchi, mentre racconta Waits, a modo suo, traducendo e raccontando pezzi di canzoni, interpretandole prima a parole parlate e poi cantando, riempite di dettagli raffinati, come alcuni moduli scat.

Serata dunque da non perdere, durante la quale la Siniscalchi, insieme al suo pubblico, intraprenderà un viaggio nel mondo della canzone di Tom Waits, addentrandosi tra note e parole, ricercandone l’essenza, facendola diventare una tentazione irresistibile, per chi ama Tom Waits. Filo conduttore dell’intera rassegna il jazz contaminato dai generi musicali più assonanti. Quasi superfluo ricordare che tutte le serate saranno arricchite dalle elaborazioni delle cucine della Masseria Mazzei.

Per info e prenotazioni info@masseriamazzei.it  335.5366452 339.6090941

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Tributi ai “mostri sacri” del genere, artisti d’eccezione e varietà di linguaggi nelle cinque serate de LE COLLINE DEL JAZZ

LE COLLINE DEL JAZZ, la rassegna che unisce cene e musiche d’autore sulle colline rossanesi, presso la Masseria Mazzei, offre da sempre un cartellone vario, che punta a proporre un viaggio nel mondo internazionale del jazz, attraverso tributi ai grandi che hanno fatto la storia del genere, o rivisitazioni in chiave jazz di classici anche del mondo della musica leggera italiana, o seguendo percorsi modulati verso sonorità affini e di comune matrice. Il tutto collegato da una coerenza di fondo, tale da costruire, tassello dopo tassello, un percorso organico sia all’interno della singola edizione, sia tra le diverse edizioni, oramai ben sei, che negli anni si sono succedute.

E’ secondo questa linea che anche per l’edizione 2016, pertanto, si sono scelti i protagonisti delle cinque serate, che si apriranno proprio con un tributo a quella che viene da alcuni definita la più grande interprete brasiliana di tutti i tempi, negli anni in cui la bossa nova ha avuto il suo massimo sviluppo e la sua diffusione: ELIS REGINA. A rendere l’omaggio, fondendo talentuosa improvvisazione jazzistica, con gli arrangiamenti originali, scritti e pensati dallo stesso quartetto dell’artista americana, un quartetto di matrice calabro-siciliana: gli AGORA TA’.

Il 31 luglio sarà la volta del quartetto che accompagna RAFFAELA SINISCALCHI 4ET, cantante jazz con una carriera di grande lustro, che, accanto alle collaborazioni con Danilo Rea, Roberto Gatto ed altri nomi di primo piano del panorama jazz italiano, vanta la pluriennale partecipazione alla “Compagnia della Luna” del Maestro Nicola Piovani e ripetute esperienze artistiche con il Maestro Ennio Morricone. Anche questo concerto si propone come tributo ad un’indiscussa icona artistica del ‘900, il leggendario cantautore statunitense TOM WAITS.

Si passerà poi la prima domenica di agosto al progetto MINA IN JAZZ, un’originale rilettura dei più famosi successi della star cremonese, sapientemente accostati seguendo un percorso puramente emozionale, a cura del ROMA JAZZ 5tet: un progetto ricco di inventiva e originalità, che questo inverno ha riscosso grande successo all’Auditorium della capitale. (altro…)

La tromba di Fabrizio Bosso, il sax argentino di Javier Girotto e il pianoforte di Massimo Giuseppe Bianchi protagonisti a Musica a Rima 2016

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Giunge alla tredicesima edizione la rassegna musicale estiva “Musica a Rima”, organizzata dall’Associazione Turistica Pro Loco di Rima.
Rima è un piccolo paese di origine Walser ai piedi del Monte Rosa, in Valsesia, ed è una frazione del bellissimo comune di Rima San Giuseppe (VC), situato a ben 1417 metri di altitudine.

Questa stagione musicale, che in ogni edizione ha ottenuto un grande successo sia di critica che di pubblico, ha ospitato negli anni passati musicisti jazz come Enrico Pieranunzi, Fabrizio Bosso, Rosario Giuliani, Luciano Biondini, il pianista americano Jed Distler, Rita Marcotulli, Paolo Damiani, Paolino Dalla Porta, Bebo Ferra, Guido Manusardi, Sandro Gibellini, Pietro Tonolo, Peo Alfonsi e musicisti classici come Cristina Dancila, Antonio Ballista, Massimo Giuseppe Bianchi, l’orchestra d’archi Interpreti Italiani e altri ancora.

Ogni anno numerosi appassionati si ritrovano qui accomunati dalla passione per la montagna ma, soprattutto, da quella per la grande musica della quale la rassegna “Musica a Rima” è un’assoluta garanzia da tanti anni ormai.

Il programma completo prevede:
Domenica 7 agosto, concerto di musica classica con Massimo Giuseppe Bianchi al pianoforte
In programma: L. van Beethoven Sonata Op.13 “Patetica” R. Schumann Papillons Op. 2
 F. Chopin Scherzo n. 3 Op. 39 R. Schumann Carnaval Op. 9

Domenica 14 agosto, concerto jazz con il grande sassofonista argentino Javier Girotto e Claudio Farinone alla chitarra classica e baritono

Domenica 21 agosto concerto jazz con Fabrizio Bosso, premiato nel 2009 e 2010 come miglior trombettista jazz nel “Top jazz” , il premio della critica nazionale annualmente indetto dalla rivista “Musica Jazz”; al suo fianco suonerà il giovane e talentuoso pianista anglo-italiano Julian Oliver Mazzariello

I concerti si terranno nella Chiesa Parrocchiale di Rima con inizio alle ore 17.30 e ingresso a 10 euro. Ingresso gratuito ai minori di 16 anni.
L’organizzazione intende ringraziare sin d’ora gli sponsor che hanno aderito all’iniziativa ed in particolar modo la Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, sponsor principale.
Per qualsiasi informazione telefonare al numero 345 8095160 oppure scrivere a prolocorima@gmail.com
www.prolocorima.it

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I nostri CD. Tutti suonano Verdi

I NOSTRI CD

Le incursioni di jazzisti in territorio classico-sinfonico sono sempre state molteplici; meno numerose quelle nell’ambito della musica lirica. Ciò, probabilmente, perché il melodramma trae origine da poche realtà culturali ben identificate tra cui il nostro Paese. In quest’ambito Giuseppe Verdi rappresenta un’icona intoccabile, la sua musica una sorta di mausoleo in cui è arduo addentrarsi senza avere alle spalle una precisa cognizione di ciò che la sua musica ha rappresentato per tutto un popolo. Probabilmente è anche per questo che solo pochi jazzisti stranieri si sono cimentati con la sua musica (ricordiamo il “Coro di zingari” dal Trovatore rivisitato da Glenn Miller, Uri Caine che dedica la sua attenzione all’Otello e il sassofonista e leader Bo van de Graaf alle prese con l’Aida e , come fa rilevare Valentina Pettinelli andando più indietro nel tempo, in un titolo di King Oliver del 1923 compare un’ampia sequenza della Vergine degli Angeli dalla Forza del Destino di Verdi). Il discorso cambia completamente quando ci si riporta dentro i nostri confini ove troviamo molti jazzisti che si sono presi la briga di rivisitare le partiture verdiane. Da menzionare, tra gli altri, Marco Gotti, Danilo Rea, Salvatore Bonafede, Max De Aloe, Gianluigi Trovesi, Furio Di Castri in duo con Antonello Salis, Roberto Bonati, Massimo Faraò, Attilio Zanchi, Marco Castelli … Di recente sono usciti due CD dedicati a Verdi, ambedue di eccellente fattura nella loro diversità.

Cinzia Tedesco – “Verdi’s Mood” – Sony Classical
Verdi's moodL’album in oggetto vede protagonista la vocalist Cinzia Tedesco attorniata da un gruppo di eccellenti musicisti quali Stefano Sabatini al piano, Luca Pirozzi al contrabbasso, Giovanna Famulari al violoncello e Pietro Iodice alla batteria. In scaletta alcune delle melodie più note del compositore da “La donna è mobile” (dal Rigoletto) a “Tacea la notte placida” (da Il Trovatore), da “Addio del passato” e “Amami Alfredo” ( ambedue da La Traviata), a “Va, Pensiero” (dal Nabucco), da “Mercé dilette amiche” (dai Vespri Siciliani) a chiudere con la toccante “Ave Maria” (dall’Otello) e “Sempre libera” (ancora da La Traviata). Insomma un repertorio da far tremare le vene dei polsi a chiunque: ebbene il quintetto l’ha affrontato con grande umiltà, partecipazione e intelligenza guidati dalla capacità di Sabatini di arrangiare partiture ben lontane dal jazz. In effetti Stefano si va sempre più imponendo alla generale attenzione come uno degli arrangiatori più originali della scena nazionale soprattutto per saper volgere in chiave jazzistica brani nati in contesti del tutto diversi. Ne avevamo già avuto una prova con quell’ “Essenze Jazz” di Eduardo De Crescenzo di cui vi abbiamo riparlato poco tempo fa; adesso ne abbiamo l’ennesima conferma con questo album in cui la sfida è stata ancora più difficile. Sfida vinta alla grande dal momento che i brani del “Cigno di Busseto”, così come vestiti da Sabatini, sono stati interpretati magnificamente dalla vocalist alla sua migliore prestazione: la Tedesco è infatti riuscita perfettamente a piegare i suoi notevoli mezzi vocali alle necessità dell’interpretazione nulla concedendo alla spettacolarità e cercando di rimanere fedele allo spirito originario. E al riguardo bisogna evidenziare come l’impresa sia stata resa possibile dall’intero gruppo che, oltre ad avvalersi dei già citati arrangiamenti di Sabatini, ha potuto contare sulla maestria strumentale dei singoli con la sezione ritmica impegnata a tessere il giusto impianto timbrico-cromatico impreziosito dagli assolo della Famulari.

Play Vardi 4tet – “Play Verdi” – Terre Sommerse edizioni
Play VerdiDi impianto completamento diverso questo secondo CD significativamente sottotitolato “Un viaggio tra i Preludi del Grande Maestro”. Le opere prese in considerazione sono “Aida”, “Luisa Miller”, “Ernani”, “Macbeth”, “Attila”, “Simon Boccanegra”, “Stiffelio”, “Un ballo in maschera”, “La forza del destino”, “La traviata”. Il quartetto con Andrea Pace al sax tenore, Nicola Puglielli alla chitarra, Piero Simoncini al contrabbasso e Massimo D’Agostino alla batteria, ha scelto di misurarsi con le partiture verdiane seguendo un approccio diversificato: così, in qualche caso (leggi Attila) si è preferito rispettare il tema, in altri brani si è cercata una jazzificazione della melodia, in altri ancora si è intervenuto sul ritmo cercando, comunque, come afferma Andrea Pace, di “rispettare il più possibile la polifonia e l’impianto verdiani, aprendo, dove si pensava possibile, a delle improvvisazioni”. Ed in effetti l’equilibrio tra pagina scritta e improvvisazione è raggiunto senza sforzo apparente, grazie anche agli arrangiamenti di Pace e di Nicola Puglielli vero ispiratore del progetto. I due si sono mossi nell’ottica di trasformare in standard alcune pagine operistiche, procedimento, questo, adottato in passato dal jazz con brani tratti dal musical. Una fatica, quindi, ardua, complessa, una fatica che presuppone da un lato una grande conoscenza del materiale tematico, dall’altro una vera, genuina passione per questa musica; non a caso l’album risulta ben curato in ogni singola parte con il quartetto che si muove con competenza e affiatamento. Tutti e quattro i musicisti riescono ad esprimere appieno le proprie potenzialità transitando, con disinvoltura, da un’atmosfera all’altra senza che l’album perda in omogeneità e coerenza. Così l’ascolto risulta godibile dalla prima all’ultima nota. (altro…)