Mauro De Federicis e Vale & The Varlet allo Zingarò Jazz Club di Faenza

Lo Zingarò Jazz Club presenta, mercoledì primo novembre 2017, un appuntamento doppio: Guitar Solo Live Experience è il titolo della prima parte della serata, con il chitarrista Mauro De Federicis che presenta Smile, il suo disco in solo; a seguire, il duo Vale & The Varlet formato da Valentina Paggio al pianoforte, alla voce e alla batteria elettronica e Valeria Sturba al violino, al theremin e all’elettronica. La serata è ad ingresso libero con inizio alle 22.

Con Guitar Solo Live Experience, Mauro De Federicis affronta il terreno del concerto in solo: il chitarrista traccia in questo modo un panorama delle sue esperienze, del suo modo di intendere il jazz e del suo stile espressivo. L’improvvisazione diventa perciò il filo conduttore per legare tra loro le piccole miniature scelte da Mauro De Federicis: un percorso formato da brani originali e da temi di autori come Charlie Chaplin, Heitor Villa-Lobos, Chico Buarque e Thelonious Monk, un messaggio positivo sintetizzato dal titolo scelto per il progetto, Smile.

La dimensione essenziale e ridotta del solo consente a De Federicis di mettere a disposizione degli ascoltatori una voce versatile, sempre riconoscibile e arricchita dalle collaborazioni con artisti diversi – tra gli altri Milva, Giorgio Albertazzi, Dee Dee Bridgewater, Paolo Fresu, Bob Mintzer, Fabio Concato, Fabrizio Bosso e Marco Tamburini. (altro…)

JazzMI: ovvero le MI..lle facce del jazz!

La prima edizione di JAZZMI era partita l’anno scorso come una scommessa ambiziosa: rappresentare la storia e l’attualità di una musica complessa e in continua evoluzione come il Jazz, invitandone a Milano i protagonisti in un nuovo e grande festival diffuso nella città.

La scommessa è stata vinta, grazie alla partecipazione entusiasta del pubblico che ha riempito teatri, club, sale da concerto, gallerie d’arte e ognuno dei numerosissimi spazi del festival.

Anche la soddisfazione espressa dalle istituzioni, dagli sponsor, dagli operatori, dagli enti coinvolti a vario titolo nella manifestazione, come pure gli attestati ricevuti dagli artisti di fama mondiale presenti nel programma, ha confermato che la strada era quella giusta. Una strada che è appena agli inizi: JAZZMI è un progetto che vuole continuare a crescere e a espandersi nel territorio, dal centro alle periferie.

Questa seconda edizione di JAZZMI offre un programma ricchissimo, ancora più variegato e differenziato nelle proposte. Ci sono musicisti-icona, capiscuola, star indiscusse della storia del Jazz e nuove proposte, artisti emergenti, sperimentatori di nuovi linguaggi.

JAZZMI vuole dare conto di quanto di significativo sta accedendo oggi, in Italia e nel mondo, sotto il dinamico cielo del Jazz, le sue affinità e le sue collisioni con altre musiche e altre forme, le sue infinite influenze e diramazioni.

Ci sono ancora film e documentari inediti, mostre fotografiche, incontri e masterclass con i musicisti, reading, laboratori, residenze e feste di quartiere.

Per JAZZMI sono centrali anche le periferie.

Da sottolineare quest’anno è la presenza di importanti produzioni originali, e il coinvolgimento dei bambini in vari progetti ludici e educativi.

JAZZMI continua a collaborare con le realtà cittadine che si occupano di Jazz tutto l’anno, in una rete di sinergie che rende possibile questi 11 giorni di grande festa del Jazz.

JAZZMI ideato e prodotto da Triennale Teatro dell’Arte e Ponderosa Music & Art, in collaborazione con Blue Note Milano, è realizzato grazie al Comune di Milano, Assessorato alla Cultura, con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, main partner INTESA SANPAOLO, partner FLYING BLUE e HAMILTON, sotto la direzione artistica di Luciano Linzi e Titti Santini.

I punti nevralgici dei concerti come lo scorso anno sono Triennale Teatro dell’Arte e il Blue Note. Il Teatro dell’Arte torna a proporsi come luogo dell’incontro creativo tra performing arts – teatro e musica. Uno spazio per le nuove espressioni artistiche, per elaborare nuovi format di relazione tra artisti e pubblico e per sperimentare le nuove alchimie creative della contemporaneità.

Il Blue Note, Jazz club e ristorante aperto dal 2003 parte del network internazionale, è una delle realtà di punta nel panorama jazz mondiale. Nella sua sede di via Borsieri nel quartiere Isola, propone circa 300 spettacoli l’anno, che rappresentano al meglio la varietà e le contaminazioni del Jazz contemporaneo. L’atmosfera tipica del Jazz club ed il contatto ravvicinato con i musicisti completano l’esperienza, rendendo ogni serata al Blue Note un evento unico ed irripetibile.

Triennale Teatro dell’Arte ospiterà una fitta programmazione di concerti, tra gli altri: Lee Konitz, Andrea Motis e Gabriel Royal, Gaetano Liguori IDEA trio (Guest Pasquale Liguori), Shabaka & The Ancestors, Naturally 7, Nels Cline Lovers, Donny McCaslin, Rob Mazurek & Jeff Parker, Ghost Horse, Bill Frisell, Guano Padano, Gavino Murgia, Xamvolo, Gianluca Petrella, Ben L’Oncle Soul con il suo tributo a Sinatra, Mauro Ottolini, Makaya Mc Kraven, Franco D’Andrea, Harold Lopez Nussa e Francesco Bearzatti Tinissima Quartet, oltre a una mostra di fotografie di Pino Ninfa con le improvvisazioni al pianoforte di Enrico Pieranunzi.

La programmazione del Blue Note, prevede i live di: Stacey Kent, Al Di Meola, Mike Stern & Dave Weckl Band, Joe Lovano Classic Quartet, Maria Gadù e Kneebody.

Due grandi firme del panorama Jazz italiano, Stefano Bollani e Paolo Fresu, rispettivamente con due progetti particolari danno lustro alla seconda edizione di JAZZMI: il primo con una serata inedita interamente dedicata a Milano, sua città natale all’Auditorium La Verdi, il secondo accompagnato da Daniele Di Bonaventura, ospitato alla Pirelli HangarBicocca con “Altissima Luce”, un concerto dedicato al Laudario di Cortona, la più antica collezione di musica italiana, per la prima volta a Milano.

Anche per la seconda edizione JAZZMI arriverà in tutta la città, con concerti in importanti sedi come Santeria Social Club, Base Milano, Spirit De Milan e Alcatraz.

Il Teatro dal Verme vedrà esibirsi il pianista Brad Mehldau con Chris Thile, esponente della musica roots americana. Il Conservatorio aprirà le sue porte per il concerto del pianista canadese Chilly Gonzales & Kaiser Quartett che tanto successo ha riscosso in occasione della sua esibizione a Piano City 2017 e al sassofonista Jan Garbarek, in duetto con il versatile percussionista Trilok Gurtu. All’Alcatraz sono attesi i De La Soul, capostipiti del movimento Hip Hop e della Black Music moderna, oltre a Laura Mvula (in collaborazione con Radio Monte Carlo), nuova regina dell’R’n’B e del Soul contemporaneo e Mulatu Astatke con il suo ensemble africano.

Ancora tanti luoghi in programma per i concerti. La Santeria Social Club ospiterà il 3  Novembre il concerto della colorita Sun Ra Arkestra diretta da Marshall Allen e il 7 novembre il magico duo inglese Binker & Moses. Allo Spirit de Milan i nostrani Chicago Stompers con l’indimenticabile Lino Patruno, al Masada il trio Thumbscrew in cui milita Mary Halvarson appena insignita di un Grammy. A Il Mare Culturale Urbano il live della pianista francese Eve Risser, BASE Milano con la festa swing degli Electric Swing Circus e l’eclettico ensemble Abraham Inc. con David Krakauer, Fred Wesley & SoCALLED.

Jazzdo.it

JAZZDO.IT è il nuovo progetto del festival realizzato con il contributo di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori. Un progetto unico in Italia, rivolto a tutti i componenti della filiera del Jazz quali artisti, etichette discografiche, festival, editori, media, operatori, associazioni, professionisti, studiosi e appassionati.

Ci saranno convegni, showcase, conferenze, incontri e masterclass con artisti e operatori del settore, tutti dedicati all’approfondimento dei temi e delle istanze del Jazz, dalla produzione discografica al live, dalla didattica all’export. L’intento è quello di creare un ambiente comune di alto profilo internazionale dove le associazioni di categoria, gli operatori e le istituzioni possano ritrovarsi, dialogare e insieme elaborare progetti per la diffusione del Jazz italiano all’estero, dando vita a collaborazioni e partnership internazionali, sull’esempio dei più virtuosi modelli europei, che saranno presenti.

Crediamo che anche questo sia uno dei compiti ineludibili di un grande festival Jazz contemporaneo proiettato al futuro, quale JAZZMI aspira a essere.

Il cuore di JAZZDO.IT si svilupperà da venerdì 10 a domenica 12 novembre nella cornice di Triennale Teatro Dell’Arte, ma durante tutto JAZZMI diversi saranno i momenti di approfondimento dedicati ai professionisti e agli amanti del Jazz.

“JAZZ & WINE OF PEACE”, PRIME DUE GIORNATE CON STEVE COLEMAN E IL TRIO AARSET-RABBIA-PETRELLA

Il trio Eivind Aarset – Michele Rabbia – Gianluca Petrella in esclusiva italiana il 24 ottobre (ore 20.30) al Castello di Rubbia a Savogna di Isonzo (GO) e Steve Coleman and Five Elements in anteprima italiana il 25 ottobre (ore 21.30) al Teatro Comunale di Cormòns (GO): sono i primi due grandi eventi che apriranno la XX edizione di “Jazz & Wine of Peace”, il festival ideato da Circolo Controtempo che ogni anno accoglie tra Cormòns (GO), i vigneti, le cantine e gli splendidi paesaggi del Collio italiano e sloveno alcuni tra i più grandi jazzisti internazionali.
Il 24 ottobre, prima del concerto, presentazione del CD del ventennale “Connessioni. Vent’anni di Jazz & Wine”. Il 25 ottobre, prima del live di Coleman, brindisi di apertura e presentazione del libro “Sconfini. Vent’anni di Jazz & Wine of of Peace”. (altro…)

Il Premio Internazionale a Castelfidardo: quando la fisarmonica la fa da padrona

Entusiasmante, coinvolgente l’atmosfera che si respira a Castelfidardo durante la settimana in cui si svolge l’annuale Premio Internazionale della Fisarmonica (PIF), esplicitamente riconosciuto come uno dei più importanti concorsi in ambito internazionale. Ed in effetti Castelfidardo è conosciuta in tutto il mondo proprio per la sua produzione di tali strumenti: è in questa cittadina delle Marche, in provincia di Ancona che nel 1864 ad opera di Paolo Soprani viene riprodotto uno strumento che anticipa in qualche modo la moderna fisarmonica; da quel momento, Castelfidardo diviene la “patria della fisarmonica” in Italia da tutti unanimemente riconosciuta.

A Castelfidardo, musica da ogni dove, in ogni strada, in ogni vicolo, in ogni angolo… mentre nei luoghi deputati i giovani si affrontano a colpi di mantice per conquistare gli ambiti riconoscimenti. Per un amante della fisarmonica come il sottoscritto, è stata una vera goduria non solo ascoltare tanti eccellenti strumentisti, ma avere la possibilità di visitare lo splendido museo storico la cui collezione è composta da circa 350 esemplari tutti diversi tra loro, molti dei quali “pezzi unici” provenienti da ventidue Paesi diversi. Alle pareti, oltre ad una interessantissima documentazione fotografica dal 1890 al 1970, sono collocate opere di artisti quali Marc Chagall, Tonino Guerra, Silvia Bugari, Rodolfo Gasparri e fedeli riproduzioni pittoriche di Giovanni Boldini, Fernand Leger, Gino Severini. Dislocate inoltre nelle varie sale, opere di scultura di Stefano Pigini, Franco Campanari, Edgardo Mugnoz. Tra le curiosità una lettera di Federico Fellini, il primo disco registrato con la fisarmonica da Pietro Deiro, la partitura originale di “Adios Nonino” di Astor Piazzolla. Tra le altre curiosità che ho avuto modo di vedere, la fisarmonica più grande del mondo, una “creatura” alta 253 cm, larga 190 cm, pesante circa 250 kg, che può essere essere realmente suonata grazie al supporto costruito a mano, come ogni suo componente, da Giancarlo Francenella felicemente coadiuvato da moglie e figlie.

Ma adesso, dopo questi inevitabili richiami di carattere cultural-turistici, veniamo alla gara vera e propria. Quest’anno, dietro esplicita richiesta di Renzo Ruggieri, musicista che non ha certo bisogno di ulteriori presentazioni, è stata reintrodotta la categoria Jazz a dirigere la cui giuria è stato chiamato il sottoscritto unitamente a Samuele Garofali eccellente trombettista, Simone Zanchini fisarmonicista tra i più spericolati sperimentatori, Marc Berthoumieux fisarmonicista e compositore tra i più quotati in quel di Francia e Giovanni Mirabassi pianista che proprio oltr’Alpe si è costruita una solida e meritata reputazione.

Ai nastri di partenza cinque formazioni: due provenienti dall’Italia e tre rispettivamente dalla Francia, dalla Polonia e dalla Bielorussia. Ad esclusione del trio francese “Sasusi” costituito da artisti di strada indubbiamente molto bravi ma assolutamente fuori contesto, gli altri gruppi hanno presentato tutti un livello più che accettabile. Il primo premio è andato al trio del polacco Arek Czernysz; già conosciuto e apprezzato nel suo Paese, Arek ha evidenziato una tecnica più che matura con buone doti improvvisative e quindi buona conoscenza del linguaggio jazzistico; ottima l’intesa con gli altri due compagni di strada. Unico neo, se così lo si può definire, una scarsa presenza scenica che, comunque, potrà essere acquisita con l’esperienza.

Al secondo posto un altro Trio, questa volta bielorusso, guidato dal fisarmonicista Anatoly Taran; anche in questo caso bella tecnica, ottima padronanza dello strumento, perfetta empatia fra i tre… solo che il polacco si è fatto preferire per una più spiccata propensione ad improvvisare e quindi per una maggiore aderenza all’espressione jazzistica.

Al terzo posto il trio italiano formato da Antonino De Luca fisarmonica, Massimo Manzi batteria e Emanuele Di Teodoro al contrabbasso; la formazione non ha certo sfigurato di fronte agli altri gruppi e non a caso a De Luca è andato un premio speciale della critica quale miglior solista.

Quarto il Giuseppe Di Falco Jazz Ensemble che nonostante una performance attanagliata dall’emozione, ha ricevuto, grazie alla bontà dei suoi arrangiamenti, un altro premio speciale costituito dalla possibilità di esibirsi in un concerto ad hoc.

Momenti di grande commozione la serata finale al Teatro Astra quando è stato chiamato sul palco il grandissimo Peppino Principe che proprio lo stesso giorno ha compiuto 90 anni; a questo eccezionale fisarmonicista, che per tanti anni si è sobbarcato quasi da solo il compito di non far scivolare in un colpevole oblio la fisarmonica, è stata conferita l’onorificenza di “ambasciatore della fisarmonica”. Dopo la premiazione dei vincitori delle categorie jazz e varieté, sono saliti sul palco Marc Berthoumieux e Giovanni Mirabassi per un concerto che meglio non avrebbe potuto chiudere la manifestazione; i due, oltre ad essere eccellenti strumentisti, hanno sviluppato nel tempo una pregevole intesa che li porta ad esibirsi su standard molto, molto elevati.

Gerlando Gatto

 

“JAZZ IS MY RELIGION”

Una delle caratteristiche del “Roma Jazz Festival” è che, contrariamente ad altre manifestazioni del genere, ogni anno si articola su un tema diverso alla ricerca di una sorta di fil rouge che possa in qualche modo unire i vari concerti.

Il tema scelto per quest’anno è allo stesso tempo di estrema attualità ma quanto mai impegnativo: la religione. Un tema oggi divisorio ma che inevitabilmente fa parte della vita di tutti noi e quindi anche del mondo del jazz.

“Il JAZZ è la mia religione”, proclamava con orgoglio il poeta afroamericano Ted Joans. In effetti, jazz e religione hanno avuto uno stretto rapporto fin da tempi non sospetti, se è vero che tra le fonti di questa musica ci sono il blues (notoriamente “musica del diavolo”) e il gospel, che invece sarebbe la musica di Dio. Senonché, guarda caso, molti jazzisti della prima ora li praticavano entrambi.

New Orleans, del resto, era un mosaico di etnie e religioni: i bianchi anglosassoni protestanti, gli schiavi che accanto al culto dei padroni continuavano a praticare gli ancestrali riti africani, i creoli che conservavano il cattolicesimo dei loro antenati francesi. E poi gli italoamericani (tanti dei loro nomi figurano tra quelli dei primi jazzisti), anch’essi cattolici, e le grandi comunità ebraiche, originarie dell’Europa orientale e della Russia, dalle quali usciranno innumerevoli jazzisti, come Benny Goodman (celebre la sua versione del canto yiddish Bei mir bist du schoen, incisa nel 1938), Artie Shaw, Stan Getz, Lee Lonitz, Dave Liebman.

Con il passare del tempo, la situazione non è cambiata molto, anzi si è persino complicata. Negli anni Quaranta e Cinquanta, molti jazzisti cominciarono a convertirsi all’Islam, spesso cambiando anche nome: e così Frederick Russell Jones divenne Ahmad Jamal, Dollar Brand si trasformò in Abdullah Ibrahim e Art Blakey assunse il nome di Abdullah ibn Buhaina. Il grande trombettista Dizzy Gillespie era di fede Bahá’í, l’ebreo Steve Lacy studiava il taoismo, l’italoamericano Tony Scott (vero nome: Anthony Sciacca) si interessò allo Zen, gli afroamericani Herbie Hancock e Wayne Shorter sono notoriamente di fede buddhista, l’italoamericano Chick Corea è un adepto di Scientology e Keith Jarrett segue le teorie mistico-filosofiche di G.I. Gurdjieff.

Vi è persino un filone di musica sacra nel jazz. La pianista Mary Lou Williams, dopo la conversione al cattolicesimo, scrisse una Messa e vari altri lavori di ispirazione religiosa, così come fece più tardi il suo collega Dave Brubeck, anch’egli convertitosi alla religione cattolica. Duke Ellington, nell’ultima parte della sua carriera, si dedicò alla scrittura di due “Sacred Concerts”, originalissima fusione di jazz e musica sacra. Più di recente, Wynton Marsalis ha modellato il suo disco del 1994 “In This House, On This Morning” sui riti delle chiese battiste afroamericane.

E come non menzionare il capolavoro di John Coltrane, “A Love supreme”? Un vero e proprio inno all’amore divino, che si conclude con una maestosa preghiera all’Altissimo, salmodiata dal sassofono. Del resto, lo stesso Coltrane è un esempio di come, nel jazz, le religioni si mescolino senza problemi: la sua prima moglie Naima era musulmana e la seconda, Alice, una seguace di Sai Baba e una studiosa dei testi vedici; egli stesso, cresciuto nella fede metodista, si interessò profondamente alle religioni orientali e oggi esiste persino una chiesa che lo venera come santo.

Oggi il panorama è più variegato che mai: il sassofonista John Zorn e il pianista Anthony Coleman hanno fatto dell’ebraicità un loro vessillo, il contrabbassista israeliano Avishai Cohen ha reinterpretato canti sefarditi, il cantante Kurt Elling ha addirittura un passato di studente in teologia, il pianista cubano Omar Sosa si ispira ai culti della Santeria, per non parlare dei tanti musicisti jazz che ormai arrivano dai più remoti angoli dell’Asia o del Sud America portando con sé le proprie credenze religiose.

Ciò non ha impedito ai jazzisti di convivere pacificamente gli uni con gli altri. Anzi, in questo scenario multiforme, il jazz è sempre stato un vero e proprio collante fra religioni e culture diverse. Basti pensare a musicisti come Albert Ayler, Pharoah Sanders, Kalaparusha Maurice McIntyre, che nei loro dischi hanno più volte celebrato il sincretismo religioso.

Oggi, il jazz si è staccato dalla sua patria d’origine, gli Stati Uniti, e ha cominciato a vagare per il mondo, trasformandosi in una lingua franca, parlata da musicisti di tutto il pianeta. In un clima politico come quello attuale, lacerato da conflitti etnico-religiosi, c’è più che mai bisogno di un simile esperanto comune, che aiuti a superare barriere ideologiche e politiche in nome di una comune spiritualità: quella della musica.

Partendo da queste premesse, il Festival presenta artisti di svariata estrazione come potrete leggere nel programma che qui di seguito pubblichiamo. Ciò non ci esime, comunque, dal segnalarvi gli appuntamenti che riteniamo particolarmente importanti.

L’apertura, il 5 novembre, è riservata a due artisti di fama mondiale come il pianista Chick Corea e il batterista Steve Gadd che con il loro sestetto si esibiranno all’Auditorium Parco della Musica. Il 7 novembre all’Alcazar altro appuntamento da non perdere con la nuova stella della musica cubana Daymé Arocena. L’8 tutti al Museo Ebraico per ascoltare il nuovo progetto “Sephirot” del sassofonista e clarinettista Gabriele Coen; il 12 ancora all’Auditorium per incontrare il padre dell’Ethio-Jazz Mulate Astatke con la sua musica speziata di colori tanto africani quanto latini. Il 13, sempre all’Auditorium, un musicista da scoprire: Adam Ben Ezra, che si esibirà in splendida solitudine alla voce, al contrabbasso e al pianoforte.

IL 17 presso la Chiesa di San Tolentino una delle nuove stelle del piano-jazz, Tigran Hamasyan. Il 20 ancora all’Auditorium un omaggio a Thelonious Monk firmato da quattro straordinari pianisti quali Kenny Barron, Dado Moroni, Cyrus Chestnut, Danny Grisset.

Tra gli italiani da segnalare il 9 novembre all’Auditorium l’omaggio ad Ella Fitzgerald da parte di Simona Molinari con il suo quartetto “rinforzato” dal trombone di Mauro Ottolini; il 15, sempre all’Auditorium, la splendida Lydian Soun Orchestra di Riccardo Brazzale in un programma dedicato a Dizzy Gillespie con la partecipazione di Jeremy Pelt, trombettista tra i più acclamati del momento; il 21, presso la sacrestia dei Borromini, il piano solo di Giovanni Guidi; il 24 al Pantheon Dimitri Grechi Espinoza con il suo progetto in solo “Oreb”. Il 26 e 27, uno dopo l’altro, all’Auditorium, due delle punte di diamante del jazz italiano ed europeo quali Fabrizio Bosso e Tino Tracanna. Il 29 ancora all’Auditorium il trio di Roberto Gatto nell’omaggio a John Coltrane. Il concerto di chiusura, il 30 novembre, naturalmente all’Auditorium, è affidato alla “New Talents Jazz Orchestra” diretta da Mario Corvini e al Coro del Conservatorio di Santa Cecilia diretto da Carla Marcotulli impegnati a riproporre i “Sacri Concerti” di Ellington, ovvero quelle musiche che lo stesso compositore reputava le più impegnative e significative che gli avesse scritto.

ROMA JAZZ FESTIVAL 2017 – PROGRAMMA

5 NOVEMBRE / AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA S. CECILIA ore 21:00

CHICK COREA e STEVE GADD SEXTET

7 NOVEMBRE / ALCAZAR ore 22:30

DAYMÉ AROCENA QUARTE Prima italiana

8 NOVEMBRE / MUSEO EBRAICO ore 21:00

GABRIELE COEN QUINTET “Sephirot”

9 NOVEMBRE / AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA SINOPOLI ore 21:00

OMAGGIO A ELLA FITZGERALD

SIMONA MOLINARI QUARTET Feat. MAURO OTTOLINI “Loving Ella”

11 NOVEMBRE / CASA DEL JAZZ ore 21:00

SWING VALLEY BAND “Swing is my Religion”

12 NOVEMBRE / AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA PETRASSI ore 21:00

MULATU ASTATKE & STEPS AHEAD BAND “Peace and Love Ethio-jazz”

13 NOVEMBREAUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA PETRASSI ore 21:00

ADAM BEN EZRA Solo Tour” – Prima” Assoluta

15 NOVEMBRE / AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, TEATRO STUDIO ore 21:00

OMAGGIO A DIZZY GILLESPIE

LYDIAN SOUND ORCHESTRA Guest star JEREMY PELT

“To Be or not to Bop” – Prima italiana con Jeremy Pelt

17 NOVEMBRE / CHIESA SAN NICOLA DA TOLENTINO ore 20:30

TIGRAN HAMASYAN “An Ancient Observer” – Prima assoluta

18 NOVEMBRE / CASA DEL JAZZ ore 21:00

OMAGGIO A LOUIS ARMSTRONG  – “The Good Book”

THREE BLIND MICE & GUESTS

20 NOVEMBRE / AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA SINOPOLI ore 21:00

OMAGGIO A THELONIUS MONK – Monk by Four by Monk

21 NOVEMBRE / SACRESTIA DEL BORROMINI Via di Santa Maria dell’Anima, 30, ore 18:00

GIOVANNI GUIDI “Planet Earth” piano solo tour – Prima assoluta

22 NOVEMBRE / PANTHEON ore 18:00

DIMITRI GRECHI ESPINOZA “Oreb”

23 NOVEMBRE / AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA PETRASSI ore 21:00

JAZZ E SANTERIA – OMAR SOSA & SECKOU KEITA

“TRASPARENT WATER” – Prima italiana

25 NOVEMBRE / CASA DEL JAZZ ore 21:00

LUCA FILASTRO – “Omaggio a Fats Waller” – Prima assoluta – progetto speciale IMF

25 NOVEMBRE / ALCAZAR ore 22:30

EZRA COLLECTIVE – Prima assoluta

26 NOVEMBRE / AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA PETRASSI ore 21:00

FABRIZIO BOSSO SPIRITUAL TRIO Feat. WALTER RICCI

27 NOVEMBRE / AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA TEATRO STUDIO ore 21:00

TINO TRACANNA – “Double Cut”

28 NOVEMBRE / AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA SINOPOLI ore 21:00

CORY HENRY & THE FUNK APOSTLES  – Prima assoluta

29 NOVEMBRE / AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA TEATRO STUDIO ore 21:00

OMAGGIO A JOHN COLTRANE

FRANCESCO BEARZATTI / ROBERTO GATTO /  BENJAMIN MOUSSAY – “Dear John”

30 NOVEMBRE / AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, SALA PETRASSI ore 21:00

NEW TALENTS JAZZ ORCHESTRA DIRETTA DA MARIO CORVINI

E IL CORO DEL CONSERVATORIO DI SANTA CECILIA CONDOTTO DA CARLA MARCOTULLI

“Duke Ellington’s Sacred Concert” – Prima italiana – una produzione IMF

 

MICHAEL NYMAN APRE LA XIII EDIZIONE DE “IL VOLO DEL JAZZ”: SACILE DIVENTA CAPITALE DEL JAZZ INTERNAZIONALE

Spettatori da nord Italia, Germania, Austria e Slovenia arriveranno alla Fazioli Concert Hall di Sacile (PN) il 21 ottobre per assistere al concerto del grande pianista e compositore Michael Nyman.
È il primo attesissimo appuntamento della XIII edizione del festival Il volo del jazz ideato da Circolo Controtempo di Cormòns, che per più di un mese, fino al 2 dicembre, coinvolgerà il pubblico nelle sue “contaminazioni sonore”, coniugando la classe e l’esperienza delle stelle del jazz mondiale e il talento di giovani promesse del territorio, tra nuove sonorità, avanguardie, sperimentazioni di livello assoluto. Molte delle date in cartellone sono uniche in Italia o in esclusiva per il Triveneto.
Tra i protagonisti anche il grande pianista jazz Brad Mehldau (in duo con Chris Thile), che suonerà nelle grandi capitali mondiali e, in Italia, solo a Milano e Sacile. (altro…)