I NOSTRI CD. Buon natale in Jazz

a proposito di jazz - i nostri cd

Jesper Bodilsen – “Santa Claus Is Coming To Town” – Up Art Records
santa-clausIl Natale si avvicina e, come ogni anno, sul mercato compaiono produzioni discografiche dedicate a questa festività. Ecco quindi tre album, piuttosto diversi ma accomunati dall’essere dedicati alle canzoni natalizie.
Il primo è il nuovo CD di Jesper Bodilsen, “Santa Claus is Coming to Town”, uscito lo scorso 21 ottobre, su etichetta Up Art Records. Contrabbassista, compositore, arrangiatore e didatta danese, Bodilsen vanta un curriculum di tutto rispetto avendo collaborato con artisti di assoluto livello quali, tanto per citare qualche nome, Enrico Rava, Kasper Villaume, Stefano Bollani, Katrine Madsen, George Colligan, inoltre dal 2003 si è esibito in tutto il mondo con il celebre Danish Trio insieme a Stefano Bollani e al batterista Morten Lund. Adesso ha deciso di mettersi in proprio e in breve tempo ha prodotto due importanti album: del primo , “TID”, abbiamo parlato di recente; il secondo è questo “Santa Claus Is Coming To Town” in cui il contrabbassista si presenta alla testa di un gruppo con Peter Rosendal al piano, Regin Fuhlendorf chitarra, Francesco Calì piano e fisarmonica e Claus Waidtlow al sax con l’aggiunta delle voci di Mads Mathias, Joe Barbieri e la piccola (nove anni) Marie Bodilsen. Il repertorio è scelto con molta oculatezza: niente brani particolarmente celebrati ma canzoni tratte dal mondo natalizio italiano, scandinavo e statunitense. Tutt’altro che casuale anche la scelta delle voci: Mads Mathias è artista di punta della nuova musica danese, e Joe Barbieri è ben noto al pubblico italiano per le sue doti di raffinato e sensibile interprete, li si ascolti rispettivamente, in “Have Yourself A Merry Little Christmas” con in bella evidenza il contrabbasso del leader e la chitarra di Regin Fuhlendorf, e “Quanno nascette Ninno” (versione originale di “Tu scendi dalle stelle”); davvero brava Marie Bodilsen nell’interpretazione del brano tradizionale svedese “På Loftet sidder Nissen” .

Kurt Elling – “The Beautiful Day” – Okeh
the-beautiful-dayDi impianto diverso questo secondo album firmato da Kurt Elling, ovvero da colui che viene considerato una delle personalità più eminenti nel campo del canto jazz maschile: non a caso ha vinto diverse volte i sondaggi delle riviste Down Beat e JazzTimes. Kurt è accompagnato da un gruppo piuttosto numeroso con Stuart Mindeman al piano, Clark Sommers al basso , John McLean alla chitarra (musicisti che erano con lui anche nell’ultimo tour italiano), Jill Kaeding cello, Jim Gailloreto sax soprano, Tito Carrillo tromba, Kendrick Scott batteria, Kalyan Pathak percussioni, Luiza Elling voce. L’album è molto gradevole anche perché l’artista ha avuto l’intelligenza di pescare nel mare magnum delle canzoni natalizie alcune perle che non si ha spesso l’occasione di ascoltare. Così accanto a molti canti tradizionali, figurano, tra gli altri, tre pezzi scritti da Leslie Bricusse per il musical “Scrooge”, uno scoppiettante “This Christmas” di Donny Hathaway dalla chiara impronta soul impreziosito da un convincente assolo di John McLean, il vagamente rockeggiante “Same Old Lang Syne” scritto e cantato da Dan Fogelberg che come singolo ottenne un buon successo nel 1980…fino a giungere a “The Michigan Farm (Cradle Song , op.41/1) una delicata composizione di Edvard Grieg cui Elling ha aggiunto le liriche facendo arrangiare il tutto al fido Mindeman. Ebbene, in tutte queste occasioni Kurt Elling dimostra di aver affrontato l’impresa con grande serietà, abbandonando qualsiasi atteggiamento gigionesco da grande star, di compiacimento del pubblico e cercando così di trasmettere l’intima essenza dei brani. Quasi superfluo aggiungere che la prestazione vocale è ancora una volta di altissimo livello: mai una nota fuori posto, l’intonazione perfetta, l’uso dello strumento sempre aderente alle volontà espressive…in estrema sintesi una grandissima sensibilità musicale.

Nils Landgren – “Christmas With My Friends V” – ACT 98302
christmas-with-my-friend-vQuesto terzo album dedicato al Natale si inserisce in una storia che parte nel 2006: il trombonista scandinavo Nils Landgren pensò, bene, in quell’anno, di raccogliere accanto a sé alcuni degli amici musicisti e festeggiare il Natale in musica; il concerto venne registrato nella Chiesa di Odensala a Stoccolma e poi pubblicato su CD. Dato il successo di questa prima esperienza, Landgren ha deciso di ripeterla ogni due anni, effettuando un tour natalizio tra la Svezia e la Germania. Queste tournées hanno prodotto altrettanti album tutti premiati con un Germa Jazz Award. Eccoci quindi al quinto CD che presumibilmente otterrà lo stesso successo dei precedenti sia per il messaggio di pace che intende veicolare sia per la qualità della musica. Sulla statura artistica del leader non esistono dubbi, così come per gli altri artisti scelti per questa nuova avventura: i quattro cantanti: Jeanette Kohn, Jessica Pilnäs, Sharon Dyall e Ida Sand, che suona anche il pianoforte, Jonas Knutsson ai sassofoni, Johan Norberg alla chitarra ed Eva Kruse al basso. Ciascuno di questi musicisti ha proposto due brani arrivando così ad una track list piuttosto variegata in cui il Natale è raccontato sotto varie sfaccettature musicali. Tra i brani che ci hanno maggiormente colpiti , l’apertura basata su un brano di Bach ed eseguita in solitaria da Landgren, “Baby It’s Cold Outside” affidato alla voce di Jessica Pilnäs, il traditional “Go Tell It On The Mountains” interpretato con solida partecipazione da Ida Sand e lo strumentale “Seven Stains From Christmas Eve” di Johan Norberg. (altro…)

You’ll See, il nuovo album del pianista Federico Bonifazi registrato negli Stati Uniti

You’ll see” è il nuovo CD del talentuoso pianista e compositore Federico Bonifazi, splendida realtà del panorama jazz italiano, registrato a New York con Eric Alexander al sax tenore, tra i più importanti solisti dell’ultimo decennio; e due mostri sacri del top jazz di tutti i tempi John Webber al contrabbasso e Jimmy Cobballa batteria, musicisti con un enorme sensibilità, esperienza e di fama mondiale.

“You’ll see” nasce come tutte le più belle cose, grazie a degli incontri fortunati, ma anche voluti e cercati. Tutto inizia nel 2014 quando Bonifazi decide di partire oltreoceano per vivere da protagonista la scena jazz Newyorkese. Entra subito in contatto con artisti di fama mondiale che vedono in lui oltre alle doti di pianista e compositore, anche caparbietà e spirito di sacrificio. Ben presto si ritrova a suonare sullo stesso palco con alcuni tra i più importanti jazzisti della scena internazionale e contestualmente a registrare il suo primo album “74th Street” composto da brani originali per l’etichetta danese “SteepleChase Productions” con nomi del calibro di Philip Harper, John Webber, Lorenzo Sandi, Billy Kaye (uscita prevista 2017). Ma è solo l’inizio, perché proprio dagli USA arriva la richiesta di comporre nuovi brani per registrare un nuovo album sempre con John Webber ma questa volta in compagnia di Eric Alexander e il leggendario Jimmy Cobb. «Quando ripresi l’aereo per rientrare la prima volta in Italia – racconta Federico Bonifazi – speravo che l’aereo non precipitasse per poter ritornare e registrare con questi tre grandi musicisti».

Nasce così “You’ll See” (2016) otto tracce frutto dell’estro compositivo del pianista umbro, per la maggior parte composizioni inedite appositamente scritte da Bonifazi per questo cd oltre ad un noto brano di Luigi Tenco, Vedrai Vedrai, totalmente ri-arrangiato e divenuto la “Title track” dell’album.

Molti i richiami alla tradizione jazzistica internazionale da Coltrane a Bill Evans, ma anche alla musica colta con Chopin e Ravel. Bonifazi ha una facilità compositiva che gli permette il giusto equilibrio tra melodie cantabili e una fervida creatività armonica di stile moderno, a volte anche complessa.

“You’ll see” è un album degno di particolare attenzione, concepito e realizzato con forte personalità artistica e con un enorme generosità comunicativa, nel quale Bonifazi regge bene il confronto con i suoi compagni di viaggio che lo assecondano, lo seguono senza mai sovrapporsi, con l’umiltà e la discrezione che solo i grandi artisti posseggono e che rendono questo cd una vera e propria perla nella produzione musicale del pianista umbro.

Il CD “You’ll See” prodotto dall’etichetta “SteepleChase Productions” è disponibile su tutte le piattaforme digitali (ITunes, Amazon, ecc.) e nel classico formato fisico. (altro…)

Andrea Pozza & Mattia Cigalini @ Zingarò Jazz Club, Faenza

Andrea Pozza & Mattia Cigalini
Andrea Pozza. pianoforte
Mattia Cigalini. sassofoni

Mercoledì 7 dicembre 2016. ore 22

Zingarò Jazz Club
Faenza. Via Campidori, 11
web: www.twitter.com/zingarojazzclub

Mercoledì 7 dicembre 2016, lo Zingarò Jazz Club conclude la prima parte della stagione 2016/2017 con il concerto di un duo di assoluto prestigio nel panorama nazionale: il palco del club faentino ospiterà infatti Andrea Pozza e Mattia Cigalini, rispettivamente al pianoforte e al sassofono, in un dialogo musicale di grande classe e spessore intepretativo. Gli i concerti riprenderanno mercoledì 11 gennaio 2017 con il Vince Vallicelli Project. Il concerto avrà inizio alle 22 con ingresso libero.

Un duo consolidato e capace di utilizzare al meglio la grande intesa che naturalmente unisce Andrea Pozza e Mattia Cigalini. Un incontro di alto livello – e, forse, inevitabile – trova senza dubbio terreno fertile nella letteratura degli standard del jazz e si manifesta anche nei brani originali composti dai due musicisti. Mattia Cigalini è, infatti, uno dei più acclamati giovani talenti degli ultimi anni, Andrea Pozza è un pianista di grande esperienza, riconosciuto come uno degli interpreti più solidi dell’intero panorama europeo come testimonia la sua carriera ultraventennale, che l’ha visto suonare e confrontarsi con i massimi jazzisti dei due continenti.

Nel loro incontro si rivela l’ispirazione che entrambi raccolgono dai padri nobili del jazz e si manifesta l’intenzione di sviscerare i linguaggi della tradizione, l’attitudine swing e il senso profondo del bop per arrivare a mostrare la propria voce personale. Una prova che accosta il gusto e l’equilibrio dell’esposizione con una pronfonda cultura jazzistica. (altro…)

Greg Burk Expanding Trio @ Zingarò Jazz Club, Faenza

Greg Burk. pianoforte, Moog
Stefano Senni. contrabbasso
Enzo Carpentieri. batteria

Mercoledì 30 novembre 2016. ore 22

Zingarò Jazz Club
Faenza. Via Campidori, 11
web: www.twitter.com/zingarojazzclub

Mercoledì 30 novembre 2016, lo Zingarò Jazz Club ospita il Greg Burk Expanding Trio con Greg Burk al pianoforte e al Moog, Stefano Senni al contrabasso e Enzo Carpentieri alla batteria. Il concerto avrà inizio alle 22 con ingresso libero.

Greg Burk ha scelto il contrabbassista Stefano Senni e il batterista Enzo Carpentieri, due tra i musicisti più interessanti del panorama italiano, per dare vita ad un trio che si espande verso direzioni espressive meno consuete rispetto alle solite dinamiche del piano trio jazz. La loro collaborazione comincia nel 2011 e, sin da subito, il trio acustico “aumenta” grazie all’inserimento del Moog da parte del pianista e grazie, soprattutto, alla capacità di interplay e di dialogo che i tre fanno nascere sul palco e che utilizza tutte le potenzialità e le sfaccettature contenute nella loro musica. (altro…)

I grandi del Jazz nelle foto di Jean-Pierre Leloir

chet-baker-by-leloir

Bel progetto che sicuramente interesserà tutti gli appassionati di jazz, in particolare quanti amano le foto: stiamo parlando del catalogo di fotografie inedite dei grandi del jazz ad opera di Jean-Pierre Leloir .
Appassionato di musica sin dall’adolescenza Leloir (1931-2010) inizia a scattare fotografie per pubblicazioni come Jazz Magazine, L’Express e Le Nouvel Observateur, appena ventenne. Nell’arco della sua carriera, ha immortalato molti dei musicisti jazz che hanno visitato Parigi o hanno fatto della capitale francese la loro casa fra il 1950 e gli anni ’60, tra cui Louis Armstrong, Chet Baker, Sydney Bechet, Art Blakey, Donald Byrd, John Coltrane, Miles Davis, Duke Ellington, Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Charles Mingus e Lester Young. Le molteplici fotografie utilizzate in questa splendida raccolta sono state accuratamente selezionate dall’immenso catalogo di Leloir. Molte delle immagini non erano mai state pubblicate prima in nessun formato. (altro…)

Moncalieri Jazz Festival 19′ edizione

img_3968

Report di Daniela Floris
Foto di Carlo Mogavero (cliccare su ogni foto per ingrandire)

Ogni tanto noi di A proposito di Jazz ci spostiamo da Roma e andiamo a sentire concerti in giro per l’Italia: veniamo a contatto così direttamente con realtà culturali importanti, tra cui Festival che oramai fanno parte di un panorama consolidato e sono diventati per il pubblico – non solo locale – e per gli artisti – anche internazionali – veri e propri punti di riferimento, appuntamenti molto attesi di cui si interessano media a tutti i livelli.
Uno di questi è il Moncalieri Jazz Festival, arrivato alla 19’ edizione, il cui successo è certamente dovuto alla strenua passione del direttore artistico Ugo Viola.
Strenua perché come in altri casi con cui siamo venuti a contatto e di cui vi abbiamo spesso parlato su questo sito, ha sfidato e sfida tutte le difficoltà (molte) dovute a molteplici fattori, non ultima la crisi economica che si protrae oramai da anni abbattendosi naturalmente anche sulle manifestazioni culturali. E che si tramuta essa stessa in una crisi culturale.
Arrivare a scavallare 19 anni di impegno su tutti i fronti significa avere forza, creatività, capacità anche manageriali e soprattutto ottimismo e anche un po’ di abnegazione. E a volte anche rimetterci quattrini di propria tasca.
La passione, e quel pizzico dell’”essere visionari” dona a questi eventi sempre un’atmosfera particolare, che è quella che va al di là dell’essersi accaparrati un artista ad un buon prezzo, o del margine più o meno ampio di guadagno che si riesce a spuntare: è l’emozione di chi organizza (direttori artistici, associazioni, volontari) che dona quel qualcosa in più, sia che poi partecipino le istituzioni o solo gli sponsor faticosamente cercati e trovati per poter andare in scena.
Ho visto questa atmosfera ad Alba, ad Atina, ad Ivrea, a Formia, a Cassino, a Laigueglia, e in tante altre realtà ed ora l’ho visto anche a Moncalieri.

Detto questo, sono arrivata a Festival quasi concluso ed ho assistito alle due serate finali: in realtà l’apertura dei giochi era stata il 29 ottobre, con la oramai celebre “notte nera”, arrivata al suo decennale: concerti gratuiti in piazza, eventi collaterali, una vera festa in piazza che mi è dispiaciuto sinceramente perdere. Ma c’era Carlo Mogavero: ecco alcune foto che mostrano il clima di questo evento che ha avuto un grande successo. Protagonisti del doppio concerto Gegè Telesforo 5tet e Horacio El Negro Hernandez con il suo progetto Italuba Quartet. La Marchin’ Band Route 99 ha girato swingando per le vie della città.

 

Gli eventi sono proseguiti per tutta la settimana successiva tra concerti in vari luoghi della città e workshop anche nelle scuole, e persino proiezioni di film.

Il festival vero e proprio è cominciato venerdì 11 novembre con il concerto “Dallo Spiritual al Gospel”, protagonista lo “Spiritual Trio” di Fabrizio Bosso alla tromba, Alberto Marsico all’organo, Alessandro Minetto alla batteria, con special guest Walter Ricci (voce) e il Sunshine Gospel Choir diretto da Alex Negro. Concerto applauditissimo e Fonderie Teatrali Limoni sold out: su questa splendida location vale la pena spendere qualche parola, perché è uno di quei posti magici recuperati con gusto e sapienza valorizzandone gli elementi architettonici con quella lungimiranza un po’ visionaria che permette di pensarli come altro e di non vederli andare in rovina. E’ così che una ex fonderia di ghisa, alluminio e bronzo, chiusa negli anni 70 è stata già dagli anni 90 recuperata come Teatro ma anche spazio per la produzione Teatrale e per l’allestimento di mostre.
Vi documentiamo il concerto di Spiritual Trio ancora con le foto di Carlo Mogavero

Sono arrivata a Moncalieri il sabato per assistere alle due serate finali. Il tema della serata di sabato era ““Nuovi e Vecchi Talenti” . Ma non vi immaginate una gara muscolare tra categorie in contrasto. Ancora una volta piuttosto si dimostra come il Jazz, sia in ogni caso un genere musicale vivo, multiforme, se chi lo suona ha energia creativa e comunicativa.
Il nuovo talento che Ugo Viola ha voluto a Moncalieri Jazz è stato Fabio Giachino, che ha suonato in piano solo in un concerto suggestivo ed applauditissimo.

Moncalieri Jazz Festival
Fonderie Teatrali Limone
Sabato 12 novembre, ore 21

Fabio Giachino (piano solo)

Su questo sito abbiamo parlato molto di questo giovane pianista che sta crescendo rapidamente, facendosi oramai conoscere anche fuori Italia come talento creativo del pianoforte.
Una tecnica ineccepibile totalmente finalizzata ad una notevole forza espressiva, swing, energia, cultura musicale e dunque un linguaggio tematico, armonico, ritmico infinitamente vario ed efficace, Giachino ha mostrato quanto possa essere intenso e tutt’altro che monocorde un concerto in piano solo.
Una scaletta ben congegnata che ha toccato brani classici come “It could happen to you” ma anche molti brani originali, a partire da un “Balancing Dreams” (titolo del suo ultimo cd) dal tema melodico incantevole, in 6/8,  che non è solo una ninna nanna ma una sorta di sogno che si anima e che prende progressivamente forza ed intensità: da un suono inizialmente sfumato dal pedale tonale, si arriva ad una specie di concretizzarsi espressivo, fatto di cascate velocissime di note sgranate e perfettamente percepibili nella loro totalità, accordi più percussivi, ottave parallele potenti che progressivamente tornano a concludere su dinamiche dolci e di nuovo sfumate, una specie di finire, del sogno, nel sonno.
Giachino ha mostrato ancora una volta di possedere un tocco personalissimo, un pianismo lirico ma anche ricco, corposo. Di amare i contrasti tra episodi introspettivi, intimi, e altri dal pathos più esplicito, sempre garantendo una benefica profusione di varianti armoniche, timbriche e persino stilistiche.  Un musicista originale, maturo, premiato a Moncalieri Jazz da un pubblico entusiasta.

I vecchi talenti che lo hanno seguito sul palco sono stati musicisti – mito del Jazz americano, concentrati nel supergruppo “The Cookers”

Ore 22

The Cookers

David Weiss, tromba,
Eddie Henderson, tromba
Craig Handy, sax alto
Billy Harper, sax tenore
Cecil McBee, contrabbasso
Billy Hart, batteria.
Antonio Faraò , pianoforte (sostituisce George Cable)

Se vi immaginate un Jazz stantìo perché suonato da un gruppo comprendente anche musicisti in là con gli anni vi sbagliate di grosso: Billy Hart alla batteria ha regalato un groove pazzesco. Cecil McBee con il suo contrabbasso ha strutturato con vigore brani tutt’altro che scontati e ritriti. Billy Harper con il suo sax tenore ha ricamato assoli intensi. La sezione fiati, supportata dalla batteria granitica di Hart si è esibita in obbligati perfetti. Antonio Faraò è apparso perfettamente integrato nel sestetto dando ulteriore impulso creativo alla sezione ritmica e ha improvvisato con il suo stile personalissimo che lo ha reso uno dei pianisti italiani più conosciuti al mondo.
Composizioni originali e qualche standard, quello dei “Cookers” è stato un concerto dalle variegate soluzioni espressive, dalle dinamiche curatissime, dallo spessore sonoro sempre cangiante tra momenti al minimo dell’organico ad altri in cui l’ensemble si ricostituiva in un insieme potente ed energico (specialmente nelle parti scritte, ma anche nelle improvvisazioni collettive).
Nelle ballad non sono mancati episodi in cui la sezione fiati è diventata una morbida ed intensa sezione ritmico – armonica per supportare assoli dai fraseggi pregevoli (Henderson e Weiss con le loro trombe e Craig Handy, infinitamente creativo al suo sax alto), e anche momenti in trio in cui Faraò, Hart e McBee hanno fatto sfoggio di un Jazz coinvolgente, raffinato e sapiente: sapiente è il termine giusto, perché completo di tutto ciò che un trio jazzistico necessita per essere definito tale, a partire da un interplay notevolissimo. Non è mancato il blues, costruito sulla struttura classica ma tutt’altro che “già sentito”, per i continui stop carichi di tensione, per gli assoli anche virtuosistici (come quello di Craig Handy con fiato continuo), per l’energia innegabile di un gruppo coeso e che si diverte da morire a suonare.
Alla fine del concerto nessuno credo abbia più pensato all’età di Cecil McBee e di Billy Hart: si è applaudito un eccellente Jazz.

Domenica 13 novembre
Fonderie Teatrali Limone

AZIZA
Dave Holland (contrabbasso)

Chris Potter (sax)
Lionel Loueke (chitarra)
Eric Harland (batteria).

“I Giganti del Jazz” il tema del concerto finale di Moncalieri Jazz Festival.
Ed in effetti questo gruppo stellare, con Dave Holland come leader non ha deluso l’aspettativa che un tema così impegnativo e altisonante aveva creato nel pubblico. Anche stavolta, comprensibilmente, teatro sold out. Musica a livelli stratosferici.

 

Si capisce da subito che questo concerto sarà tutt’altro che musicalmente prevedibile: si parte da piccoli rumori, battiti che si aggregano man mano coagulandosi e progressivamente intensificandosi in un funky irresistibile. Il suono corposo del contrabbasso di Dave Holland emerge quasi subito in un assolo, uno di quegli assoli cui ci ha abituati da sempre e ai quali in realtà siamo tutt’altro che abituati. E da subito emerge la batteria di Eric Harland, star della serata insieme ad Holland: veramente un musicista prodigioso, dalla tecnica spaziale, capace di essere generosamente sobrio (nei momenti in cui serve al quartetto un contributo di semplice ma efficace accompagnamento) ma anche elegantemente esplosivo, senza mai, mai diventare eccessivo, nemmeno negli assoli più potenti e creativi.
La sintonia tra Dave Holland e Eric Harland è stata una caratteristica fondante di questo concerto che non a caso ha entusiasmato il pubblico, nonostante non fosse certo un Jazz di “intrattenimento”. Un Jazz complesso ma di impatto immediato, che ha strappato applausi senza alcun ammiccamento o gigioneria. A turno i musicisti diventano elemento trainante del gruppo partendo dalle proprie improvvisazioni: la chitarra di Lionel Loueke, ad esempio, che con un fraseggio sempre più incalzante dà l’impulso alla batteria di Harland, accordata con le pelli tesissime e dagli attacchi irresistibilmente netti. A sua volta la batteria diventa raccordo e base del brano successivo, coinvolgendo il contrabbasso che pone le basi del brano con un pattern reiterato che poi diventa tema melodico preso al volo e sviluppato dal sax di Chris Potter.
Non ci si ferma quasi mai eppure questa forma in suite non annoia, non stanca, non è mai monotona o piatta. Dave Holland suona il contrabbasso divertendosi un mondo, raccontando un mondo musicale pieno di spunti, ricordi, è morbido ed energico contemporaneamente. Si riconosce un accenno di “But not for me” ma è solo una piccola tappa di quel viaggio, come un piccolo punto di riferimento regalato a chi ascolta, e poi si riparte tra improvvisazioni di sax, exploit possenti di batteria, raffinati fraseggi di chitarra.
Le gamme dinamiche, ritmiche, armoniche, timbriche sono tante, giustapposte a contrasto o sfumate in progressione dal minimo al massimo, e però sempre calibrate in un dialogo complessivo armonico e serrato.
Il concerto si conclude nell’ entusiasmo del pubblico e nella gioia aperta del direttore artistico Ugo Viola, giustamente fiero di aver portato musicisti di questo calibro al suo Moncalieri Jazz Festival. Che già da ora si sta preparando per il suo ventennale, previsto l’anno prossimo. La musica, la cultura, in queste realtà piene di passione hanno ancora una speranza di risorgere.