Applaudito concerto della Duke Ellington Orchestra diretta da Tommy James

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Duke Ellington Orchestra

Il 30 Aprile a Roma, alla Sala Sinopoli dell’, in occasione della “giornata mondiale del jazz” promossa dall’UNESCO, un salvifico salto all’indietro: sul palco la Duke Ellington Orchestra diretta da Tommy James in Italia per tre date nell’ambito di una tournée europea.

La storica Orchestra nata negli anni Venti venne diretta dal suo fondatore fino alla morte nel 1974; successivamente dapprima il figlio di Duke, Mercer (anch’egli compositore, arrangiatore e trombettista), e poi il nipote Paul (attualmente produttore cinematografico e sostenitore attivo dell’orchestra) presero in mano le redini della band che ha così continuato ad esibirsi nel panorama internazionale; dal 2010, su diretto invito di Mercer, la conduzione dell’Orchestra è passata nelle mani del pianista Tommy James, in organico dal 1987. Eccellente pianista, arrangiatore e compositore, diplomato in alla Manhattan School of Music, nel corso degli anni James ha lavorato con grandi musicisti quali, tanto per fare qualche nome, Lionel Hampton, Joe Williams, Maureen McGovern, Roy Ayers, Manu Dibango, The Spinners, and the Temptations. Quindi un musicista completo, capace di frequentare con eguale competenza territori jazzistici e musica pop. E non c’è dubbio che questa sua capacità di arrangiatore e conduttore si sia ben sentita durante il concerto di giovedì. In effetti quando si tratta di recensire concerti del genere c’è sempre un equivoco che forse varrebbe la pena sciogliere.

Definire la band “Duke Ellington Orchestra” va forse bene per conferire alla stessa una sorta di identità ma in effetti non è corretto: in realtà si tratta dell’Orchestra di Tommy James che esegue un repertorio ellingtoniano.   tommyjames

La questione non è di lana caprina: la band ha funzionato tanto meglio quanto più gli arrangiamenti si allontanavano dagli originali; ciò perché James è riuscito a mettere su un gruppo rodato, compatto, affiatato, impreziosito anche da buone individualità come quelle del trombettista Kevin Bryan e del sassofonista Mark Gross, perfettamente in grado, quindi, di ben eseguire le pagine ellingtoniane dando loro una veste leggermente diversa. Quando invece gli arrangiamenti erano quasi in toto quelli originali, il paragone con il passato non reggeva.., e come avrebbe potuto data la pratica impossibilità di sostituire grandiosi artisti quali Johnny Hodges, Cootie Williams, Juan Tizol, Russell Procope, Jo Jones, Harry Edison, Barney Bigard, Harry Carney… solo per citare alcuni dei magnifici solisti che nel corso degli anni si sono esibiti con il Duca? Ciò detto il concerto è filato via tra gli applausi del pubblico ed una selezione davvero ben fatta di brani ellingtoniani; l’apertura affidata come di prammatica a “Take the “A” train” veniva seguita da un trittico di brani celeberrimi quali “Cotton Tail”, “The Mooche” e “In a mellowtone”.

E già da queste prime battute, dopo un inizio non brillantissimo, l’orchestra cominciava a muoversi con bella intesa, sfruttando appieno la potenzialità delle sezioni e la buona (anche se non stratosferica) sezione ritmica. Il pubblico rispondeva bene e così Tommy James (davvero difficile capire quel che diceva probabilmente per la posizione in cui ci trovavamo) presentava altri capolavori quali “Black and tan fantasy”, la splendida “Isfahan”, l’immancabile “Satin Doll”, “Caravan”, il sempre suadente “In a Sentimental Mood”, l’ever-green “Mood Indigo” a chiudere tra gli applausi del pubblico che sottolineava con trasporto e competenza i passaggi più entusiasmanti tra cui un ottimo arrangiamento per i cinque sassofoni di “Cotton tail” e un magnifico dialogo a quattro (tromba, trombone, sax e flauto) nella riproposizione di “In a sentimental mood”.

Applausi, quindi, ben meritati anche perché abbiamo avuto l’occasione di riascoltare musica che oggi viene eseguita piuttosto raramente data la solita paura di confrontarsi con gli originali. Paura giustificabile ma non del tutto; la bella musica, come quella di Ellington, per nessuna ragione va abbandonata: basta eseguirla senza avere la presunzione di avvicinare l’originale!

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