Gerlando Gatto ospite della trasmissione Riverberi di Radio 1 Rai FVG – ascolta il podcast

Il nostro direttore Gerlando Gatto è stato invitato a presentare il suo libro “L’altra metà del Jazz” (KappaVu / Euritmica Edizioni) alla trasmissione Riverberi di Radio 1 Rai FVG, condotta da Piero Pieri (giornalista e critico musicale), in onda giovedì 28 marzo 2019.

Nel dialogo tra Piero e Gerlando sono emersi alcuni aspetti particolarmente interessanti che hanno permesso di approfondire e conoscere meglio l’opera e le trenta protagoniste intervistate dall’autore, che compongono questo microcosmo all’interno della scena jazz al femminile.

Nel corso della trasmissione, la regia ha proposto l’ascolto di brani di alcune delle musiciste presenti nel libro.

Clicca QUI per ascoltare il podcast della trasmissione.

Buon ascolto!

A Monfalcone una nuova presentazione de L’altra metà del Jazz, il secondo libro di Gerlando Gatto

Dopo il successo delle due ristampe del primo libro #GenteDiJazz, ritorna nelle librerie Gerlando Gatto, con “L’altra metà del jazz”, pubblicato nuovamente per i tipi di KAPPA VU edizioni / Euritmica. Il volume, dopo l’anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino e le presentazioni di Roma, Udine, Milano, Catania, sarà presentato anche alla Libreria Ubik Rinascita Monfalcone, con la partecipazione dell’’autore,di Enrica Bacchia, musicista, vocal coach e scrittrice, di Giancarlo Velliscig, direttore artistico di #Euritmica e… di alcuni ospiti a sorpresa!
Gatto è tra i più importanti giornalisti e critici musicali jazz italiani, nonché Direttore Responsabile del nostro portale nazionale, da lui stesso fondato “A proposito di Jazz”.

Dopo la raccolta di interviste “Gente di Jazz”, dunque, in cui il giornalista ci ha fatto scoprire aspetti artistici ed umani di una nutrita schiera di musicisti, tutti protagonisti in varie edizioni del festival Udin&Jazz, casualmente tutti maschi, questa nuova pubblicazione racchiude una serie di interviste raccolte nel ricchissimo panorama del jazz al femminile nazionale e internazionale.

Donne che amano il jazz, lo vivono e ne fanno territorio in cui esprimere una creatività intensa e spesso dirompente, attraverso scelte anche non facili come affiora chiaramente da molte di queste interviste.
Non solo cantanti, ma molte strumentiste, compositrici, arrangiatrici, vere protagoniste del jazz moderno in cui hanno trovato una loro forte dimensione con personalità, capacità, determinazione e con una profondità che può emergere solo dall’Altra Metà del Jazz. Trenta interviste a personaggi assai noti – e meno noti – tutti accomunati dall’essere donna e, in quanto tali, dall’avere una storia da raccontare, da rivivere assieme al lettore.
La prefazione è a cura della giornalista Rai Claudia Fayenz.

L’ingresso è libero.

Teatro Pasolini Cervignano (ud): il 2019 in musica si apre con Roots&Future di Franco D’Andrea, musicista italiano dell’anno, in trio con D’Agaro e Ottolini

FRANCO D’ANDREA, UNO DEI PIÙ GRANDI PIANISTI CONTEMPORANEI, APRE IL 2019 IN MUSICA DEL TEATRO PASOLINI DI CERVIGNANO DEL FRIULI

Dal jazz-prog dei Perigeo, più di cinquant’anni di musica e un nuovo progetto: Roots&Future, in trio con Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone

Cervignano del Friuli, Teatro Pasolini, giovedì 17 gennaio 2019, ore 21:00 – Nel cartellone della stagione musicale 2018/2019, curata da Euritmica

La stagione musicale 2018/2019 del Teatro Pasolini di Cervignano, curata da Euritmica, entra nel vivo con una serie di quattro concerti di livello assoluto! Si parte giovedì 17 gennaio 2019 (inizio alle 21.00) con un concerto che chiama a raccolta i jazzofili di tutta la regione: Franco D’Andrea, tra i più grandi pianisti contemporanei, già leader dei mitici Perigeo (la band di jazz-prog che ebbe un successo strepitoso negli anni ’70), presenta sul palco del Pasolini il suo recente progetto, Roots&Future, con il friulano Daniele D’Agaro al clarinetto e l’iridescente Mauro Ottolini al trombone. (Info&Biglietti: 0431 370273 – Il giorno del concerto, alla cassa del Teatro, dalle 20:00 – intero € 15 / ridotto € 12 / ridotto giovani e studenti under 26 € 8).

La scintillante sapienza creativa di Franco D’Andrea – che ha recentemente vinto, per la dodicesima volta,  il Top Jazz 2018, lo storico riconoscimento assegnato dalla rivista Musica Jazz, come “Musicista italiano dell’anno” e quello per “Disco italiano dell’anno” con Intervals I – è un poliedro tendente alla sfera. L’estensione della sua costante ricerca di un linguaggio personale all’interno della tradizione jazzistica, trova in questo concerto in trio una rappresentazione adamantina, straordinaria panoramica sul suo pensiero musicale libero da manierismi di sorta e costantemente alla ricerca di un’espressività autentica e profonda. Musica di una caparbietà gentile, appuntita, magmatica, scattante e raffinata, innovativa e coerente allo stesso tempo. Mirabilmente in bilico tra Apollo e Dioniso. Intensamente personale, completamente jazz. Tra i brani in repertorio figurano i notissimi Basin Street Blues, Naima, I Got Rhythm e molti altri.

È di certo un trio atipico quello che vede D’Andrea al piano insieme a Daniele D’Agaro al clarinetto e Mauro Ottolini al trombone. “La banda è stata il colore di riferimento del jazz tradizionale, che è la musica che mi ha affascinato ai miei esordi – dichiara Franco D’Andrea – la formazione degli “Hot Five” di Louis Armstrong comprendeva tromba, clarinetto, trombone, piano e batteria o banjo. Questa combinazione di strumenti, per me assolutamente magica, ha ancora molto da offrire anche alla musica jazz dei nostri tempi. Questo trio contiene in sé l’essenza del suono di una banda, nella quale strumenti caratteristici sono sicuramente il clarinetto, in rappresentanza delle ance, e il trombone, per gli ottoni. Il pianoforte in questo contesto può giocare una molteplicità di ruoli grazie alla sua tipica orchestralità. La musica si sviluppa tra riff, poliritmie, contrappunti improvvisati, astrazioni contemporanee e sonorità talvolta ispirate al “jungle style” ellingtoniano”.

La stagione musicale del Pasolini prosegue il 9 febbraio con Marc Ribot e le sue canzoni di resistenza; il chitarrista statunitense, che gravita nell’alveo di John Zorn e collabora con il mitico Tom Waits, è annoverato da parecchi critici tra i top guitar player di tutti i tempi.

La programmazione giungerà al capolinea con i concerti del re dello scat italiano, il poliedrico Gegè Telesforo (22 febbraio) e della North East Ska Jazz Orchestra (26 marzo), che presenta in anteprima il suo nuovo album.

 

Info: www.euritmica.it

euritmica / Via C. Percoto, 2 – 33100 UDINE – Italy / tel. +39 0432 1720214

Ufficio Stampa (Marina Tuni +39 339 4510118 o 345 6968954)

 

 

Ancora una presentazione prestigiosa per “L’altra metà del jazz” il secondo libro di Gerlando Gatto, inserita tra gli eventi del festival JazzMi

Dopo le presentazioni al Salone del Libro di Torino, Udine, Catania e Roma, il secondo volume di Gerlando Gatto “L’altra metà del jazz – Voci di donne nella musica jazz” (KappaVu / Euritmica edizioni) è stato illustrato il 13 novembre a Milano, nell’ambito di “Compagni di viaggio: incontri con gli autori”, nei meravigliosi locali che ospitano la libreria di viaggio del Touring Club Italiano, nella sua storica sede di Corso Italia, nel cuore della città meneghina.
L’evento era inserito nel cartellone del Festival JazzMi, quest’anno quanto mai denso di concerti e appuntamenti (più di 200 in 13 giorni!).
Introdotto dal giornalista Pino Mantarro, ufficio stampa del T.C.I., l’autore ha dialogato con un interlocutore illustre, Claudio Sessa, già direttore di “Musica Jazz”, critico musicale del “Corriere della Sera”, docente di Storia del Jazz, nonché scrittore con all’attivo diverse pubblicazioni (Il marziano del jazz. Vita e musica di Eric Dolphy; Le età del jazz. I contemporanei; Improvviso singolare. Un secolo di jazz).

Tra il numeroso pubblico presente anche alcuni artisti molto noti: il compositore e band leader Dino Betti van der Noot, il sassofonista Claudio Fasoli e il fotografo Roberto Masotti, tra i più prestigiosi fotografi jazz di tutta Europa, cui si è aggiunto verso metà serata un altro importante fotografo, Pino Ninfa.

Sessa, nella sua esposizione iniziale, ha definito Gatto “un lavoratore del jazz” e ha sottolineato il valore particolare di questa raccolta di interviste, integralmente al femminile, soffermandosi sovente sul tema della “differenza di genere” nell’ambiente jazzistico.

Spesso si tratta di stereotipi consolidati, come quando, parlando di musiciste jazz, vi si abbini immediatamente la figura della cantante e quasi mai quella della strumentista. In certi “universi” – il jazz è uno di questi ma anche quello militare, ad esempio – esiste ancor’oggi un pregiudizio molto diffuso e difficile da divellere: la tendenza ad incasellare il jazz suonato dalle donne come se esistesse un modo maschile e un modo femminile di suonarlo. Da questa sorta di postulato, si è scatenata un’interessante discussione alla quale hanno partecipato parecchi spettatori. Io non ho mai pensato alle donne che fanno jazz in termini di genere e il mio giudizio si è sempre e solo basato su canoni di bravura, di capacità tecniche, di espressività, di gusto… insomma, su dei parametri oggettivi, e questo indifferentemente se a suonare, comporre, dirigere sia un maschio o una femmina. Ascoltando i vari interventi mi sono stupita: se nel 2018 si parla ancora di questo, evidentemente il problema non è, come credevo, superato.

La discussione si è ulteriormente ampliata, a seguito della domanda di una spettatrice, sulla matrice primigenia del linguaggio jazzistico e se sia possibile distinguere, al semplice ascolto, il jazz statunitense da quello europeo, quello italiano da quello scandinavo, solo per citare alcuni esempi.

Quasi tutti sono stati concordi nel sostenere la tesi che il jazz è un idioma universale diffusosi ovunque nel mondo, e pur riconoscendo che il suo epicentro era e rimane, per certi aspetti, l’America del Nord, ha saputo integrarsi nelle culture di altri paesi ritagliandosi spazi e sonorità completamente nuovi, tanto da contestualizzarsi, assumendo una precipua forma identitaria.

E’ stato piuttosto difficile per Claudio Sessa riportare il vivace scambio di opinioni sui binari dell’oggetto della presentazione: il bel libro di Gerlando Gatto!

Dopo tanto erudito disquisire (c’era molto da imparare nelle parole di alcuni relatori…) sono finalmente comparse le vere protagoniste di questa opera, da Enrica Bacchia (che Gerlando ha definito come l’esperienza più intensa), a Dora Musumeci, una della pioniere tra le musiciste jazz, parliamo degli anni Cinquanta, che diede del filo da torcere ai colleghi maschi e fu amica personale dell’autore (che si commuove ogni qualvolta se ne parli…), da Dee Dee Bridgewater a Sarah Jane Morris, queste ultime due interviste così diverse tra loro e dalle quali emergono con grande evidenza due diversi approcci: molto professionale e distaccato per la prima, empatico e pieno di calore umano per la seconda. Gatto ha ricordato con affetto anche la vocalist norvegese Radka Toneff, che si tolse la vita a soli 30 anni, per amore… si dice.

Alla domanda su quali siano i criteri che lo guidano verso la scelta delle musiciste da intervistare, Gatto ha risposto in modo semplice e diretto: “avendo la fortuna di poter scrivere di jazz per pura passione, l’unico criterio è di confrontarmi con gli artisti che più mi piacciono, quelli che musicalmente mi trasmettono qualcosa.”  (Gerlando è laureato in giurisprudenza e ha fatto per anni il giornalista professionista, specializzato in economia. N.d.A.)

Marina Tuni

 

Muore a 49 anni il trombettista texano Roy Hargrove, musicista-simbolo del rinnovamento del jazz

“È con il cuore greve che annunciamo la scomparsa del grande Roy Anthony Hargrove, all’età di 49 anni, a New York la scorsa notte (la notte del 2 novembre NdA), per un arresto cardiaco a causa delle complicazioni della sua coraggiosa battaglia contro la malattia renale”, scrive su Facebook Larry Clothier, suo manager e amico.

La prima volta che mi capitò di sentire la tromba di Roy Hargrove fu nel 2002. L’album era un tributo a Davis e Coltrane (e quello, onestamente, fu il motivo primario che mi spinse ad ascoltarlo); registrato dal vivo in Canada nel 2001, venne pubblicato l’anno dopo con il titolo “Directions in Music: Live at Massey Hall”. Naturalmente, i nomi di Herbie Hancock e di Michael Brecker fecero da traino ma ebbero il merito di farmi scoprire uno tra i trombettisti coevi che avrei amato di più, insieme a Dave Douglas.

Quel disco valse loro ben due Grammy: uno come miglior album jazz strumentale e l’altro come miglior solo nel brano “My ship”, il cui autore della parte musicale è Kurt Weill. Questo pezzo è sempre presente nelle mie playlist, lo trovo perfetto nel suo trasognato lirismo, nella sua trascinante carica interpretativa e il suono del flicorno di Roy è morbido, brillante, unico… ogni tentativo di collegarlo ad altri trombettisti del passato risulta praticamente impossibile.

Da lì, ho iniziato a seguirlo, anche andando a ritroso nel tempo. L’ho ritrovato spesso protagonista in diverse edizioni di Umbria Jazz – anche in questa del 2018 – sia con la sua core-band RH Factor, dalle diverse anime R&B, soul, hip-hop e funky, sia con il suo quintetto più tradizionale.

A proposito di questo quintetto, che vedeva Roy Hargrove, alla tromba e flicorno, Justin Robinson, al sax alto e flauto, Gerald Clayton, al piano, Danton Boller al basso e Montez Coleman, alla batteria, un collettivo di musicisti jazz di alto livello ispirato dall’hard-bop degli anni sessanta, quelli, per intenderci, dei Jazz Messengers di Art Blakey, nel periodo in cui vi suonava un altro mito della tromba: Freddie Hubbard, c’è un altro disco che è entrato nelle profondità della mia anima musicale, si tratta di “Earfood”, uscito nel 2008. Qui Hargrove si immerge nuovamente alla sorgente della sua esplorazione musicale che, tuttavia, non significa un ritorno al passato ma un abbinare la sua profonda conoscenza del jazz più tradizionale alla sua infinita genialità e alla sua indiscutibile  modernità.

C’è in questo disco una versione di Mr. Clean (incommensurabile composizione di Hubbard, indimenticabile nell’incisione del 1970 con Joe Henderson, al sax, George Benson alla chitarra, Herbie Hancock alle tastiere, Ron Carter, al basso e Jack DeJohnette, alla batteria… massima concentrazione di mostri sacri del jazz!) dove il riff di matrice R&B è un miracolo di interplay tra tromba e sax, dove l’ottimo pianismo di Clayton, con i suoi brevi e incisivi assolo, mostra di aver fatto propri gli insegnamenti del miglior Herbie Hancock, dove in ogni nota circola la linfa evolutiva del jazz modale.

Molte sono le storie che si potrebbero raccontare sul “giovane leone Hargrove”, scoperto in una scuola di musica di Dallas da Wynton Marsalis; si potrebbero ricordare i nomi dei grandi musicisti con i quali ha suonato, oltre ai già citati Hancock e Brecker, da Steve Coleman a Oscar Peterson, da Roy Haynes a Dave Brubeck e, più di recente Erykah Badu, Marcus Miller, Angelique Kidjo; si potrebbe dire che la sua musica ha illuminato la strada di parecchi giovani che, grazie a lui, si sono avvicinati ad uno strumento complesso da padroneggiare, come la tromba. Tutto questo, però, è cronaca… già detta, ovunque e da tutti.

Noi abbiamo voluto ricordarlo cercando di entrare nella sua visione della musica, la stessa che ebbe, prima di lui, Miles Davis, entrambi artisti dal talento immenso, pionieri audaci e sognatori… quel tanto che basta a fare la differenza per reclamare, a pieno titolo, un posto nel gotha dei geni musicali del nostro tempo.

Marina Tuni

Forlì Open Music – FOM III edizione Note al Presente – 13 e 14 ottobre 2018 Chiesa San Giacomo Piazza Guido da Montefeltro – Forlì

Nuove date per il Forlì Open Music – FOM, la due giorni di grandi concerti dal respiro internazionale, in programma quest’anno il 13 e 14 ottobre 2018, presso la suggestiva Chiesa San Giacomo a Forlì. Una rassegna unica nel suo genere grazie alla diversità dei linguaggi musicali proposti, in cui la musica della tradizione storica viene a intrecciarsi con quella del presente, in un’azione progettuale dalla forte connotazione divulgativa.

Dopo il successo delle passate edizioni che hanno visto sul palco artisti del calibro di Evan Parker (2015), Fire! Orchestra (2016) e Rob Mazurek (2017), il terzo Forlì Open Music presenterà un cartellone composto da sette proposte di assoluto livello artistico con prestigiosi nomi della musica internazionale, tutto come sempre a ingresso gratuito: dallo straordinario duo formato da Enrico Pace e Igor Roma (data unica in Italia) al grande Irvine Arditti (in esclusiva); dal mitico trio dei DKV (data unica in Italia) al meraviglioso duo composto da  Yannis Kyriakides & Andy Moor (in esclusiva); fino ai leggendari The Necks (data unica in Italia) e alla chiusura con Open Border, un progetto  appositamente commissionato in prima mondiale e in esclusiva, che vedrà sul palco due esponenti tra i più rilevanti della musica contemporanea, Gianni Trovalusci e Luigi Ceccarelli e due dei più noti esponenti della musica jazz attuale, Hamid Drake e Ken Vandermark. Completa il cartellone l’Open Day delle scuole musicali di Forlì.

Filo conduttore di questa terza edizione il tema del presente, inteso, nel linguaggio musicale, sia come “qui e ora” con tutte le varie declinazioni della composizione istantanea, sia come espressione del vivere oggi, attraverso opere scritte nel XX e XXI secolo, immerse nel contesto contemporaneo per essenza o tematiche. Un percorso che intende metter in contatto chi ascolta con idee sonore, visioni innovatrici sorprendenti, condizioni musicali del presente mai comuni e stereotipate.

La terza edizione di Forlì Open Music è organizzata dal Comune di Forlì in collaborazione con i Musei di San Domenico, l’associazione culturale Area Sismica e Elisabetta Righini.

Di seguito il programma della due giorni nel dettaglio. Il Forlì Open Music si aprirà con il concerto a due pianoforti di Enrico Pace e Igor Roma, due fuoriclasse di rilievo internazionale, raramente presenti con concerti in Italia, e con un repertorio sorprendente, di raro ascolto, che spazia da Claude Debussy a Gustav Holst.

Enrico Pace è vincitore del primo premio al concorso pianistico internazionale Franz Liszt di Urtecht, svolge carriera solistica con alcune delle più prestigiose orchestre del mondo, come la Royal Orchestra del Concertgebow, la BBC Philarmonic Orchestra, l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, la MDR Sinfonieorchester di Lipsia, la Camerata Salzburg, l’Orchestra Filarmonica di Varsavia. La sua registrazione per la Decca delle Sonate di Beethoven per violino e pianoforte, insieme a Leonida Kavakos, ha ricevuto il Premio Abbiati della critica italiana. Igor Roma, anch’egli vincitore del primo premio al concorso Liszt di Utrecht, svolge attività concertistica in tutto il mondo. Ha collaborato con prestigiose orchestre internazionali quali la Filarmonica di Rotterdam, la Filarmonica Olandese, la Amsterdam Sinfonietta, la Filarmonica di Arnhem, la Franz Liszt Chamber Orchestra, l’Orchestra Sinfonica di Bilbao, l’Orchestra Nazionale di Madrid, l’Orchestra Sinfonica di Stavanger, l’Orchestra Sinfonica Nazionale Irlandese, l’Orchestra Filarmonica Nazionale Ungherese, la Sinfonica “Giuseppe Verdi” di Milano, la New World Symphony Orchestra di Miami Beach e l’Orchestra Filarmonica di Hong Kong.

A seguire salirà sul palco Irvine Arditti, universalmente riconosciuto come il più grande interprete vivente di musica contemporanea. Centinaia di composizioni per quartetto d’archi e per musica da camera sono state scritte per lui e per l’ensemble da lui creato, l’altrettanto famoso Arditti Quartet.  Molte di queste opere hanno lasciato un segno nel repertorio del ventesimo secolo e hanno dato a Irvine Arditti un posto fisso nella storia della musica. Le prime mondiali di compositori come Ades, Andriessen, Aperghis, Birtwistle, Britten, Cage, Carter, Denisov, Dufourt, Dusapin, Fedele, Ferneyhough, Francesconi, Gubaidulina, Guerrero, Harvey, Hosokawa, Kagel, Kurtag, Lachenmann, Ligeti, Maderna, Manoury, Nancarrow, Reynolds, Rihm, Scelsi, Sciarrino, Stockhausen, Xenakis e moltissimi altri, valgono più di qualsiasi descrizione della vastità ed ecletticità del repertorio di Arditti. Sterminata la discografia, che include attualmente più di 200 CD. L’archivio completo delle sue opere è ospitato dalla Fondazione Sacher di Basilea, in Svizzera.

La prima sera si chiuderà con i DKV, una delle formazioni più famose ed eccitanti, composta da vere e proprie leggende del jazz attuale: Ken Vandermark, Hamid Drake e Kent Kessler, che, singolarmente, hanno ridisegnato le traiettorie della musica attuale e che assieme hanno dato una aurea mitologica a questo trio. Vandermark, vincitore del prestigioso MacArthur prize, è un gigante del sassofono ed è stato definito dalla critica statunitense “essenziale per chiunque sia interessato alla continua evoluzione della musica creativa”. Drake è una superstar della percussione jazz, avendo suonato con musicisti del calibro di Herbie Hancock, Wayne Shorter, Archie Shepp, Pharoah Sanders, Malachi Thompson, David Murray, Bill Laswell, Misha Mengelberg, Peter Brotzmann, William Parker e tantissimi altri.

Il giorno successivo vi sarà la bellissima esperienza dell’Open Day delle scuole musicali di Forlì, un progetto che coinvolge e fonde in formazioni diverse gli studenti dell’Istituto Masini e del Liceo Musicale Statale.

La ricerca di incroci non convenzionali non poteva non portare sul palco del FOM l’incredibile duo Kyriakides & Moor, composto dal sempre avventuroso Andy Moor, noto sia per far parte dei The Ex, Dog Faced Hermanns o Kletka Redsia e per le sue innumerevoli incursioni in spazi sempre nuovi come i recenti Lean Left; e da Yannis Kyriakides, compositore definito come “fondamentale della nostra epoca”, non solo nell’ambito della classica contemporanea, ma anche in quello delle arti visive e come esploratore di combinazioni di pratiche tradizionali con i media digitali. Sono accomunati anche da un’urgenza espressiva che li ha portati a essere molto prolifici, seppur su traiettorie diverse tra loro, con migliaia di concerti e innumerevoli collaborazioni per Moor e oltre novanta composizioni per Kyriakides, che è anche direttore artistico dell’Ensemble MAE e docente al conservatorio de L’Aia.

Si prosegue con una formazione che si è guadagnata ormai il titolo di ‘leggendaria’, il trio australiano The Necks, che quest’anno festeggia i trent’anni di attività, composto da Chris Abrahams, Lloyd Swanton, Tony Buck. In un recente, lungo articolo comparso sul New York Times, lo scrittore Geoff Dyer li ha definiti “il più grande trio della terra”. Il seguito e il culto di cui sono da tempo circondati sono giustificati dal risultato di un paziente e costante lavoro di ricerca che i tre musicisti hanno svolto a partire da una formula convenzionale, quella jazzistica del piano trio, che è stata, con tanto metodo quanto intuito, smontata e riassemblata fino a divenire tutt’altro dall’idea di partenza.

La chiusura è affidata a un evento che illuminerà questa terza edizione, Open Border, un progetto appositamente commissionato, in prima mondiale e in esclusiva, che vedrà sul palco due esponenti tra i più rilevanti della musica contemporanea, Gianni Trovalusci e Luigi Ceccarelli e due dei più noti esponenti della musica jazz attuale, Hamid Drake e Ken Vandermark, già membri dei DKV.

Trovalusci, flautista e performer, interprete di un centinaio di opere di autori contemporanei, come Sylvano Bussotti, Alvin Curran, Hubert Howe e tanti altri, ha tenuto concerti in tutto il mondo, dal NYCEMF New York City Electroacoustic Music Festival all’Ars Electronica – BrucknerHaus di Linz, dal Neue Alte Musik di Colonia all’Estonian Music Days a Tallinn. Il suo tratto artistico lo ha portato a frequentare mostri sacri di diversi ambiti, come Roscoe Mitchell, che gli ha dedicato un brano per flauto solo, Fabrizio Ottaviucci, Soo Yeon Lyuh e David Ryan.

Stella luminosa del panorama della musica contemporanea italiana, il percorso di Luigi Ceccarelli parte dal Conservatorio di Pesaro, dove si dedica alla composizione musicale con le tecnologie elettroacustiche. Alla fine degli anni ’70 incontra Achille Perilli e Lucia Latour, con i quali approfondisce il rapporto tra musica, arti visive e danza. Da allora la sua attività si svolge parallelamente sia nel campo della musica elettroacustica, sia nel teatro musicale, inteso nelle sue forme più disparate. Ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti internazionali tra cui il premio OPUS del Conseil Québécois de la Musique; l’Euphonie d’Or al Concorso dell’IMEB di Bourges; il Premio UBU, premio della critica italiana dello spettacolo, per la prima volta assegnato a un musicista; e l’Honorary Mention al concorso Ars Elettronica di Linz. Le sue opere sono state inoltre selezionate dall’International Computer Music Conference in sette diverse edizioni.

Questa unione deriva dall’urgenza avvertita da più parti di avvicinare l’ambito della musica etichettata come “colta”, che guarda, già a partire dalla seconda metà del ‘900, alle possibilità offerte dalla composizione istantanea, all’ambito del free jazz, sempre più vicino agli stilemi della musica contemporanea strutturata. Questa fusione può avvenire solo attraverso le sensibilità più alte possibili che il panorama mondiale può offrire e questo evento segnerà una traccia indelebile sul percorso che si seguirà da qui in avanti.

PROGRAMMA

Sabato 13 ottobre  

20.30     Enrico Pace-Igor Roma (data unica in Italia)

21.45     Irvine Arditti (GB) (in esclusiva)

22.30     DKV (USA) (data unica in Italia)

Domenica 14 ottobre

15.00     Open Day Istituti Musicali Forlì

17.30     Yannis Kyriakides & Andy Moor (GR, GB) (in esclusiva)

18.15     The Necks (AUS) (data unica in Italia)

19.15      Open Border (ITA, USA)

Luigi Ceccarelli, Gianni Trovalusci, Hamid Drake, Ken Vandermark

(prima mondiale – in esclusiva)

 

Ufficio Stampa

Michela Giorgini – mob +39 339 8717927 – giorginimichela@gmail.com