#jazz4italy, il Jazz italiano per le terre del sisma. La nuova geografia del terremoto ridisegna la mappa della solidarietà: 4 regioni, 800 musicisti, 100 band e 150 concerti

“Il Jazz italiano per le terre del sisma”, #jazz4italy, iniziativa che riunisce in un progetto comune un pool di enti con capofila il MIBACT, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, la città de L’Aquila, la “Perdonanza Celestiniana” e quest’anno anche i comuni di Amatrice, Scheggino e Camerino, sta per avviare la sua imponente macchina organizzativa. La maratona del jazz, itinerante dal 31 agosto al 3 settembre,  gode del sostegno della SIAE come sponsor principale oltre all’apporto di partner tecnici e alla copertura mediatica della Rai. L’organizzazione è a cura dell’Associazione i-Jazz (che raggruppa ben 50 promoter di  festival in tutta Italia), di MIDJ (associazione dei Musicisti Italiani di Jazz) e della Casa del Jazz di Roma.

Dopo l’enorme riscontro delle due passate edizioni (60.000 spettatori solo nel 2015!) il programma di quest’anno vede la policroma carovana del jazz spostarsi attraversando quattro regioni: Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, seguendo la mappa ridisegnata in base alle scosse che si sono succedute negli ultimi anni nell’Italia Centrale.

Si parte dunque dal borgo di Scheggino, in Valnerina, nella provincia di Perugia, il 31 agosto, poi a Camerino, Macerata, il 1° settembre, proseguendo il viaggio nelle terre colpite dal sisma il 2, con tappa nella martoriata Amatrice (Rieti), per arrivare il 3 a L’Aquila, capoluogo d’Abruzzo. Qui sono attesi quasi 800 musicisti (il numero è ulteriormente lievitato rispetto a quello annunciato il 20 luglio alla conferenza stampa romana, che Luigi Onori ha seguito scrivendone su queste pagine), a formare un centinaio di gruppi (tutti si esibiscono a titolo gratuito) e decine e decine di persone che andranno a comporre l’esercito dello staff, con volontari provenienti da tutta Italia – compresa la scrivente – che contribuiranno alla migliore riuscita di questo significativo evento. Lo scopo è soprattutto quello di portare un messaggio di vicinanza alle popolazioni terremotate da parte di tutto il movimento del jazz. “Un gesto di solidarietà da parte del mondo dello spettacolo che ha il merito di portare l’attenzione sulle comunità che con grande sacrificio e perseveranza stanno ricostruendo il proprio tessuto vitale“, ha dichiarato il Ministro della Cultura Dario Franceschini.

Il cartellone mette quasi paura: sotto la direzione artistica di Paolo Fresu, in stretta collaborazione con il patron di i-Jazz Gianni Pini e la partecipazione amichevole, in veste di presentatrice, dell’attrice Geppi Cucciari, sono infatti previsti più di 100 concerti in una ventina di location cittadine, con inizio già dalle 11 del mattino e sino a notte inoltrata. I fondi raccolti si sommeranno a quelli della passata edizione, che in prima battuta sembrava dovessero essere destinati sempre ad Amatrice ma per la ricostruzione del cinema-teatro Garibaldi (opzione di fatto non percorribile), saranno invece dirottati alla costruzione di un Centro Polifunzionale nel quale opererà la onlus “Io Ci Sono” in stretta collabrazione con i musicisti jazz italiani che, come afferma una nota dell’organizzazione, “daranno vita e respiro alla struttura”.

ph: Pino Ninfa

A L’Aquila la protagonista sarà indubbiamente la musica ma anche lo sport scenderà “letteralmente” in campo con la Nazionale Italiana Jazzisti: il 2 settembre una partita di calcio benefica promuoverà una raccolta di fondi con lo scopo di acquistare strumenti musicali per la banda di Amatrice. La NIJ si scontrerà con la formazione degli AAA (Amici Aquila Amatrice) che sarà capitanata da Raoul Bova e composta da personalità amatriciane e aquilane, nomi dello spettacolo, tra cui il conduttore di Brasil Max De Tomassi, originario di Amatrice, ed ex calciatori. Tra i musicisti, Paolo Fresu, il crooner Walter Ricci, il contrabbassista Dario Rosciglione, il batterista brasiliano Reinaldo Santiago, ovviamente nel ruolo di centravanti!

Nella lunga maratona musicale, il jazz italiano è sicuramente ben rappresentato, con nomi di assoluto livello. La guest star sarà indubbiamente Mario Biondi ma ci saranno moltissimi musicisti di spicco come Franco Ambrosetti e Dado Moroni, Enrico Intra, Gegè Telesforo, Glauco Venier, Rosario Bonaccorso, Gabriele Coen, la vocalist Diana Torto, i Solis String 4et,  Roberto Magris, Remo Anzovino&Roy Paci e moltissimi altri… citare tutti sarebbe nobile ma in questi spazi impossibile. Facciamo comunque nostra la dichiarazione di Paolo Fresu, anima dell’iniziativa: “avremo artisti da tutta Italia, di generi, età, ispirazioni diverse, tutti con il nome scritto con gli stessi caratteri, perché siamo tutti uguali” e, aggiungiamo noi, tutti accomunati dallo stesso spirito di solidarietà e vicinanza alle genti del centro Italia, attraverso il linguaggio di pace del jazz.

Questo il link dove è possibile visualizzare il programma completo di ciascuna giornata:

https://issuu.com/italiajazz/docs/jazz4italy2017_programma_hd_ok

Al portale di ItaliaJazz le news e info costantemente aggiornate:

http://www.italiajazz.it/notizie/760?language=it

 

GLB Sound Jazz Festival a San Giorgio di Nogaro (Ud) dal 1° al 3 settembre con Villa Dora JPEG: jazz, poesia, esperienza, giovani

Lo scorso anno, dopo aver seguito la prima edizione di GLB Sound Jazz a San Giorgio di Nogaro (Udine) ho scritto: “il festival che mancava, dove non mancano le idee!”. Mi riferivo alla riuscita (non sempre accade…) contaminazione artistica tra la musica jazz, le arti visive e la poesia che, nel caso di questo festival, offre al pubblico una grande quantità di interessanti spunti e stimoli.

Il Festival, che si svolge dal 1° al 3 settembre, si è aperto con un’anteprima il 10 agosto a Lignano, con Giorgia Sallustio e Roberto Cecchetto in duo e proseguirà il 26 agosto al Città Fiera di Torreano di Martignacco con Chiara di Gleria e Mattia Romano, sempre in duo, per approdare il primo settembre a San Giorgio di Nogaro. Qui la musica, la fotografia e la poesia hanno trovato una splendida dimora nella neoclassica Villa Dora, luogo dove è nata una Casa della Poesia che custodisce il fondo Luciano Morandini, poeta, autore di prosa, critico, giornalista (nato a San Giorgio di Nogaro), uomo di cultura tra i più importanti del dopoguerra in Friuli.

Dopo il successo ottenuto nella scorsa edizione e con la voglia di migliorare sempre, quest’anno il festival, organizzato dall’associazione SanGiorgio2020 e con la direzione artistica di GLB Sound, eccellenza friulana nell’amplificazione della chitarra, si arricchisce anche del nuovo prodotto turistico partecipato Villa Dora.jpeg.

Villa Dora, il “contenitore” appunto, è il cuore culturale e letterario, vivo e pulsante, oltre ad essere l’edificio storico di maggior pregio della Bassa Friulana. J.p.e.g, acronimo che sta per Jazz Poesia Esperienza e Giovani, esprime il carattere digitale e multimediale del festival e la volontà di raccogliere intorno a se un pubblico sempre più giovane.

Il Jazz, punto nodale del festival che da sempre fa propri i linguaggi della contaminazione, si colorerà di mille sfaccettature culturali.

La Poesia, in primis, per San Giorgio di Nogaro sinonimo del già citato Luciano Morandini. Saranno a lui dedicate la conferenza di apertura del festival, il concerto di Stefano Battaglia ed Elsa Martin (2 settembre), che nel loro splendido progetto dedicato ai poeti friulani hanno voluto inserire anche delle liriche di Morandini, una cena con reading e anche la bella iniziativa notturna “A lume di poesia”, nonché una mostra fotografica ricca di suoi ritratti.

Il Jazz vedrà protagonisti però anche altri illustri ospiti del panorama regionale ed internazionale. Da Daniele Di Bonaventura e Pysz (01 settembre) al giovane ed interessantissimo Irie Trio (01 settembre) fino alla splendida voce di Letizia Felluga, accompagnata dal chitarrista Gaetano Valli e da Alessandro Turchet al contrabbasso (02 settembre).

Si diceva che GLB Sound Jazz Festival è anche arte e fotografia: nella giornata del primo settembre saranno infatti inaugurate le mostre fotografiche di Luca A. d’Agostino e Luca Valenta (entrambi fotografi di Phocus Agency), dell’artista visiva, illustratrice e grafica Magda Tavcar (in collaborazione con Juliet Art Magazine) e l’installazione del creative coder Enrico Viola.

Non mancheranno i momenti di approfondimento con delle pregevoli ed interessanti conferenze: la presentazione del Lola project (la nuova frontiera della Musica a distanza, progetto nato in collaborazione fra il Conservatorio Tartini di Trieste ed il Consortium GARR) e le due conferenze dedicate all’architettura, “Gli anni d’oro: una nuova generazione di architetti” e “L’architettura dei giovani Valle: dalla bottega di Provino agli Stati Uniti” (in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Udine).

Impossibile dimenticarsi dei più piccoli e delle famiglie: sarà il CEDIM ad occuparsi di loro con un bel laboratorio musicale nella due giorni di Villa Dora.

Infine, gli organizzatori hanno pensato anche ad un altro dei piaceri della vita: il gusto, proponendo degli stand enogastronomici ricchi di prodotti locali e menù dedicati al festival stesso.

In coda al GLB Sound Jazz Festival, per consolidare la viva collaborazione con ulteriori associazioni del territorio e della regione, una ulteriore giornata dedicata a cultura e musica con un intervento di street art, in collaborazione con l’associazione In Iuvene Spess, la presentazione del libro “Anomia. Pensieri in libertà”di Rita-Maria La Boria e, in serata, i concerti di Loris Venier (scuola di musica The Groove Factory) e dei gruppi Bobby Shy & The Killers e Simply the Blues (Associazione Musicale Demetrio Stratos).

Tutti gli eventi e spettacoli sono ad ingresso gratuito e la manifestazione si svolgerà anche in caso di pioggia.

Info su www.glbsound.com/jazzfestival/
Scarica il programma completo in PDF: http://bit.ly/2hqx5as

Melodia, ricerca, follia: questo il focus che caratterizza il ritorno alle origini del Talos Festival. A Ruvo di Puglia (Bari) dal 3 al 10 settembre

Erasmo da Rotterdam diceva che la follia è capace di prolungare la giovinezza. Figuriamoci quali miracoli può fare se la si accosta alla musica e alla ricerca, che tengono accesa la mente! Al Talos Festival 2017, dal 3 al 10 settembre a Ruvo di Puglia (Bari), melodia, ricerca, follia sono gli elementi che caratterizzano l’intero programma di una delle manifestazioni più apprezzate e conosciute a livello nazionale e internazionale, ideata e diretta dal trombettista e compositore Pino Minafra.

Nel centro storico della bella cittadina pugliese, adagiata tra uliveti e vigneti, si alterneranno circa 500 ospiti, tra cui Michel Godard, John Surman, Peppe Barra, Ihab Radwan, Ernst Reijseger, Faraualla, Roberto Ottaviano, Canzoniere Grecanico Salentino, Eugenio Colombo, Dario Cecchini, Evan Parker, Michel Portal, Vincent Peirani, Nicola Pisani, Livio Minafra, l’Orchestra Sinfonica della città Metropolitana di Bari; inoltre Il Talos Festival propone anche quest’anno un articolato programma dedicato al fenomeno culturale della banda con concerti, produzioni originali, presentazioni di dischi, masterclass. Tra gli eventi collaterali anche le mostre fotografiche di Enzo Paparella e Raffaele Puce e una proiezione a cura di Michele Pinto. Grande novità di questa edizione è l’incontro tra musica e danza contemporanea, con le coreografie curate da Giulio De Leo e dalla Compagnia Menhir per regalare un carattere multidisciplinare nella progettualità già ricca del festival.

Il Talos Festival nasce nel 1993 dall’idea del Maestro Pino Minafra, jazzista di fama mondiale e docente di tromba presso il conservatorio Piccinni di Bari, con l’intento di creare un meltin pot nel quale i suoni della tradizione pugliese, mediterranea ed europea si incontrano in una feconda contaminazione multiculturale; di fatto realtà di un’Europa sempre più grande e unita pur nelle sue diversità. Da subito si realizza una forte sinergia con l’Amministrazione Comunale di Ruvo, che sostiene la manifestazione, dimostrando una grande apertura e sensibilità.

Questi elementi hanno fatto nascere in Puglia un festival/laboratorio internazionale di grande spessore qualitativo e progettuale, che si è svolto ininterrottamente dal 1993 sino al 2008.

La direzione artistica, dal 1993 al 2000 e nel 2004 è stata del Maestro Minafra, mentre sino al 2008 tale ruolo è stato ricoperto da altri musicisti che, modificando la ratio alla base del progetto ne hanno comportato una modifica del presupposto fondante il festival e con una conseguente riduzione dell’attenzione del pubblico europeo e nazionale. L’Amministrazione Comunale, detentrice del marchio depositato “Talos Festival”, ha inteso quindi riavviare e rilanciare tale prodotto culturale di elevato prestigio internazionale riaffidando la direzione artistica al Maestro Minafra e ripristinandone il filone primigenio della produzione progettuale legata all’attualità. Caratteristica che peraltro antesignanamente ha contribuito a far nascere moltissimi festival jazz in molti comuni pugliesi.

L’obiettivo principale della ripresa è dunque non solo rimettere in continuità la manifestazione riportandola agli antichi fasti ma anche di legare la presenza di jazzisti di spessore internazionale al territorio e alle sue espressioni. Scelta cardine, non a caso, è l’idea di puntare il tema del festival sulla BANDA: la storia musicale più rappresentativa del Sud.

Il festival, organizzato come detto dal Comune di Ruvo di Puglia, gode della collaborazione di una ricca rete di partner che si sono incontrati intorno alla co-progettazione di un importante percorso di rilancio pluriennale del progetto Talos e della sua governance. Ci saranno dunque il Conservatorio di Musica Niccolò Piccinni di Bari, l’Associazione Culturale Terra Gialla, l’Associazione Menhir con l’omonima compagnia di danza contemporanea diretta da Giulio de Leo e la cooperativa Doc Servizi. Fondamentale poi il supporto di Camera di Commercio di Bari, Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Confcommercio Ascom di Ruvo di Puglia, Orchestra Sinfonica della Città Metropolitana di Bari e Itel Telecomunicazioni; la collaborazione del Forum GiovanIdee, della rete Ruvo Solidale, dell’associazione Proloco di Ruvo di Puglia e degli sponsor Tipografia De Biase, Cantina di Ruvo di Puglia, Talos Viaggi e Hotel Pineta.

Talos Festival è diviso, come da tradizione, in due sezioni: un’anteprima (dal 3 al 6 settembre) dedicata alle esperienze che si sono formate all’interno di istituzioni culturali, conservatori, scuole e molto altro e il Festival internazionale (dal 7 al 10) con grandi ospiti di respiro nazionale ed internazionale e alcune produzioni originali realizzate espressamente per il Talos che dimostrano il ruolo di ecletticità, poliedricità e innovazione che la banda può svolgere nel panorama musicale in tutto il mondo.

Info e programma completo: www.talosfestival.it

Gente di Jazz, il libro di Gerlando Gatto, sarà presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino il 18 maggio

La redazione di A Proposito di Jazz ha il piacere di annunciare l’uscita del libro “Gente di Jazz” – interviste e personaggi dentro un festival jazz – (edizioni KappaVu/Euritmica), scritto dal nostro direttore Gerlando Gatto. Il volume contiene la prefazione del celebre trombettista sardo (grande amico di Udin&Jazz), Paolo Fresu, la postfazione del filosofo e intellettuale friulano Fabio Turchini e le immagini del fotografo Luca d’Agostino.

L’opera sarà presentata in anteprima al Salone del Libro di Torino, nello stand della Regione Friuli Venezia Giulia (Pad. 1 – stand B33), giovedì 18 maggio, alle 18:30; interverranno l’autore, il direttore artistico di Udin&Jazz, (la XXVII edizione sarà illustrata nel corso dell’incontro) Giancarlo Velliscig e il giornalista di Rai Radio 1, Max De Tomassi, conduttore delle seguitissime trasmissioni “Brasil”, musica e cultura dal Brasile contemporaneo e “Suoni e Culture dal Mondo”, partner del festival udinese.

“Gente di Jazz” raccoglie una serie di interviste e dialoghi tra il direttore, infaticabile divulgatore della musica jazz e un gruppo di musicisti che, in epoche anche molto diverse, hanno partecipato al Festival Udin&Jazz.

Il filo che lega gli artisti intervistati è quindi l’essersi esibiti a questa manifestazione, ed è grazie alla loro autorevolezza e influenza nella scena del jazz internazionale che si è costituito in Friuli Venezia Giulia un avamposto culturale e artistico, divenuto un luogo privilegiato di incontro e sviluppo di approcci musicali.

Le domande e gli approfondimenti proposti da Gerlando dei diversi aspetti, sia umani sia artistici, di questi musicisti contribuiscono a disegnare un quadro della ricchezza insita nel mondo del jazz, attuale e del passato, e della infinita gamma di personalità e di genialità dei protagonisti che ne compongono il variegato mosaico.

Il libro, che sarà presentato anche nel corso di Udin&Jazz, che si svolgerà a Udine dal 30 giugno al 13 luglio,  sarà a breve disponibile in tutte le librerie e online sul sito della casa editrice Kappavu http://shop.kappavu.it/

 

Napoli Jazz Fest 2017: la nostra intervista al direttore artistico, Michele Solipano

Archiviata la terza edizione di Napoli Jazz Fest, la rassegna organizzata dall’Associazione Culturale Napoli Jazz Club, con la collaborazione dell’Assessorato comunale alla Cultura e con il Maggio dei Monumenti, svoltasi dal 4 al 7 maggio, alla quale ho partecipato come inviata della nostra testata.

A Napoli ho avuto l’occasione di fare una chiacchierata con il direttore artistico del Festival, Michele Solipano, instancabile promotore della musica e di eventi culturali e grande appassionato di jazz.

Questa è l’intervista che mi ha rilasciato.

D – Napoli Jazz Fest: da settembre, com’era in origine, anticipato a maggio. La scelta è associabile unicamente alla concomitanza con il Maggio dei Monumenti, rassegna culturale molto amata dai napoletani e dai turisti, o la decisione è maturata anche per altre considerazioni?

R – Si, diciamo che abbiamo approfittato di questo rifiorire di fermento turistico nella città di Napoli per associare il Napoli Jazz Fest al Maggio dei Monumenti, allo scopo di poter far conoscere meglio alcune delle più importanti testimonianze culturali presenti nel centro storico.

D – Il Napoli Jazz Fest è alla sua terza edizione, prima di parlare del futuro, mi racconta un po’ del vostro passato, sempre legato al Napoli Jazz Club?

R – Diciamo che il Napoli Jazz Fest è l’ultima nata tra le rassegne che ogni  anno proponiamo, in particolare, nella stagione invernale, ci occupiamo di realizzare il Napoli Jazz Winter, giunto nel 2017 alla sua undicesima edizione,  mentre nel periodo giugno/luglio ci occupiamo di un vero e proprio festival, che realizziamo ormai da 10 anni presso la Piazza D’Armi di Castel S.Elmo e denominato appunto S. ELMO ESTATE.

D – Le faccio una domanda che è un po’ una provocazione: leggo nel comunicato stampa che riparte la collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli. Dove e perché si era perso questo importante – e credo ineludibile – sostegno, fondamentale se si vogliono proporre progetti artistici qualitativamente all’altezza di una grande città quale è Napoli, che può rinascere soprattutto grazie ad un’offerta culturale adeguata?

R – Diciamo che dopo un serie di  disavventure di carattere organizzativo, patite nelle passate edizioni, quest’anno abbiamo deciso di riprendere la collaborazione approfittando anche della macchina organizzativa messa a disposizione dal Comune di Napoli per il “Maggio dei Monumenti”.

D – Lei è da molti anni il direttore artistico del Napoli Jazz Club ed è anche un infaticabile animatore culturale. Le sue scelte seguono una linea precisa o si lascia guidare dall’istinto? Insomma, quali sono i canoni su cui si basa per selezionare gli artisti che propone nelle sue iniziative?

R – Va detto che di tutte e tre le rassegne io mi occupo sia della parte artistica sia di gran parte della macchina organizzativa, diciamo che il filo conduttore parte dalla ricerca e realizzazione di progetti originali e/o in qualche caso quasi inediti, unito alla possibilità di coinvolgere il più possibile le realtà musicali napoletane presenti sul territorio e alla ricerca e valorizzazione di location di particolare pregio artistico, storico e ed architettonico presenti della città di Napoli come il Maschio Angioino, il Cortile di San Domenico Maggiore, Castel S.Elmo, il centro culturale Domus Ars e da quest’anno anche la Basilica di  San Giovanni Maggiore, ove stiamo contribuendo, con una parte degli incassi, al restauro dell’organo del 1890 presente nella Basilica.

D – Napoli Jazz Fest riparte anche dal centro storico e questo non significa soltanto rendere nuovamente fruibile un patrimonio artistico e culturale dimenticato, o semplicemente trascurato, ma anche ritrovare la memoria dei luoghi, di quello che hanno rappresentato nel passato, lo dobbiamo alle nuove generazioni, non crede? E noi appassionati dobbiamo anche trovare il modo di far conoscere ai giovani i linguaggi del jazz, muovendo le giuste leve e creando gli stimoli più vicini al loro sentire. In questo senso, ho notato che lei, oltre al jazz declinato al femminile con la Civello e la Serio, ha puntato anche sulle nuove proposte, dando spazio ai talenti emergenti. Mi riferisco alla Big Band degli studenti del Liceo Margherita di Savoia, in concerto sabato 6 maggio. Una scelta coraggiosa…

R – Si, una scelta coraggiosa, se vuoi dettata dalla necessita di promuovere il più possibile i talenti musicali napoletani ma anche dalla necessita di cominciare a ricostruire un pubblico di appassionati, che col passare degli anni diventava sempre più raro ed in età avanzata, favorendo così una sorta di  ricambio generazionale… Senza contare il fatto che mi sono divertito tantissimo a partecipare alle prove di questo spettacolo, particolarmente piacevole, grazie alla felice scelta dei brani e degli arrangiamenti in chiave jazz-swing, che lo rendono molto intrigante.

D – Ha già delineato nella sua mente la formula dell’edizione invernale di Napoli Jazz?

R – L’undicesima edizione del Napoli Jazz Winter si completerà con un’altra serie di concerti nel periodo di ottobre, novembre e dicembre del 2017, mentre è in cantiere la 10 °edizione di S. ELMO ESTATE che quest’anno vedrà esibirsi, nella spettacolare location della Piazza D’Armi di Castel S. Elmo, artisti del calibro di Niccolò Fabi, Joe Barbieri, Mario Venuti, Remo Anzovino, Greta Panettieri e i Camera Soul, Christian McBride, Chihiro Yamanaka, Diane Schuur e anche un omaggio di un nutrito gruppo di artisti napoletani al compianto Mario Musella, nel periodo di Luglio del 2017.

per le immagini del concerto di Elisabetta Serio 4et feat Javier Girotto si ringraziano i fotografi Sonia Ritondale e Alessandro Catocci

Napoli Jazz Fest: tutte le sfumature della passione nella terza edizione del festival, dedicato al contrabbassista Rino Zurzolo

Di ritorno da Napoli, con gli occhi intrisi di bellezza e con le orecchie dove ancora rieccheggiano miriadi di suoni, mi accingo a scrivere della terza edizione del Napoli Jazz Fest, svoltosi dal 4 al 7 maggio nel cuore del Centro Storico e nel nome di Rino Zurzolo, lo storico contrabbassista di Pino Daniele scomparso di recente, al quale anche A Proposito di Jazz ha tributato un affettuoso omaggio. La rassegna è organizzata dall’associazione culturale Napoli Jazz Club, per la direzione artistica di Michele Solipano (nei prossimi giorni pubblicheremo l’intervista che mi ha rilasciato), con la collaborazione dell’Assessorato comunale alla Cultura e del “Maggio dei Monumenti”, il cui filo conduttore tesse affettuose trame di memoria che attraversano la città, tutte dedicate ad uno dei suoi figli più illustri: Totò, nel cinquantesimo anniversario della morte.

Nel mio articolo di presentazione del Festival ho scritto che Napoli è musica e la musica è Napoli. Niente di più vero. A Napoli la musica è ovunque, la si respira in ogni vicolo ed è proprio attraversando questi quartieri, brulicanti di vita e di creatività, che giungo alla Basilica di S. Giovanni Maggiore, chiesa monumentale risalente al VI secolo e restituita alla comunità partenopea, dopo varie vicissitudini, nel 2012.

Entro nell’imponente Basilica per seguire il concerto inaugurale di NJF, giovedì 4 maggio, quello del quartetto della pianista Elisabetta Serio featuring Javier Girotto, valente sassofonista e compositore argentino. Mi accolgono le note di Take Five di Brubeck e sorrido, pensando alla contrapposizione tra la loquela poetica ed estetica del jazz – il profano – e quella complessa e rituale della liturgia religiosa – il sacro!

Mentre la platea si riempie, in prima fila noto il chitarrista Antonio Onorato e alla mia sinistra quel che rimane dello splendido organo Giovanni Galasso del 1890, al cui restauro verrà destinata una parte dell’incasso.

Alle 21.35 sale sul palco Elisabetta Serio, accompagnata da Marco De Tilla al contrabbasso e da Leonardo De Lorenzo alla batteria. La Serio dedica, con grande commozione, il suo concerto a Zurzolo, con cui, spiega, ha avuto il piacere di suonare per 10 anni e grazie al quale ha conosciuto Pino Daniele, entrambi musicisti fondamentali nel suo percorso artistico, al pari delle collaborazioni con i grandi del neapolitan power, come James Senese, Tullio De Piscopo ed Enzo Gragnianello.

Il concerto inizia con “Flou”, una composizione inedita che entrerà nel nuovo album della pianista napoletana, “Liquido”. Il brano si apre con una morbida intro affidata al pianoforte, che ci regala la bella immagine di un’ispiratissima Elisabetta che suona con gli occhi chiusi. Il contrabbasso disegna una linea tersa, quasi sussurrata, giocata sul registro grave, mentre il batterista esegue delicate ed eleganti fioriture ritmiche con le spazzole.

“Il cielo sotto di me” è uno dei brani di “16”, il secondo lavoro della Serio dopo la riuscitissima opera prima “April”, e in questo brano, dalla melodia struggente, si aggiunge al trio anche Javier Girotto.

L’argentino, fondatore degli Aires Tango, suona il suo strumento, per tutto il concerto, con una sfrenata passione, muovendosi sulle note come se volesse instillare la vita al sax… i suoi assolo sono dei veri e propri happening all’interno delle esecuzioni. Javier si alza e si abbassa con un gioco di gambe che enfatizza l’emissione dei suoni, fugge via con note impossibili, stoppa la musica con il ginocchio sollevato (alla Ian Anderson!)… sensazionale!

“April” brano che da il nome all’album, esordisce con un tempo lento che prende subito corpo e vivacità grazie ad uno spunto tematico pulsante e fortemente ritmato, che ben si addice alla verve solistica di Girotto.  Elisabetta e Javier, che suona sia il soprano sia il flauto andino, si guardano spesso e si sorridono durante l’esecuzione di questo brano, la gioia di suonare assieme li unisce in un abbraccio musicale.

In scaletta anche lo standard di Sidney Bechet,  “Si tu vois ma mère” e “Brad”, una dedica speciale al pianista Brad Mehldau, composta da Elisabetta Serio. La partenopea e l’argentino giocano sul palco alla ricerca di nuove sonorità; Javier inserisce la campana del sax dentro alla cassa del pianoforte, suonando corti fraseggi che provocano la vibrazione delle corde, creando così un terzo strumento che ha una gamma di suoni che si propaga in ogni direzione, grazie anche alla riverberazione naturale dovuta alla conformazione architettonica e acustica della Chiesa. “Fil rouge”, composizione originale tratta da “April”, è un brano di grande impatto evocativo che evidenzia il profondo feeling che lega  i componenti del gruppo e dove la batteria di De Lorenzo esprime un groove coinvolgente.

La vincitrice del Premio Massimo Urbani 2016, Emilia Zamuner, sale sul palco, chiamata dalla Serio, per eseguire Afrika, brano composto dalla stessa pianista, con le parole di Giulia Rosa, e interpretata anche da Sarah Jane Morris. La Zamuner è una portatrice sana di energia (sempre che ce ne fosse stato bisogno!) e la sua voce è calda e ricca di sfumature ambrate.

Il finale è irresistibile con il pubblico a scandire una “Smells like teen spirit”, l’anthem dei Nirvana, la band di Seattle di Kurt Cobain, spogliata dagli orpelli rockettari e rivestita di un linguaggio crossover tendente al jazz. Non c’è niente da dire, quando una canzone è bella lo è a prescindere da qualsiasi approccio o intenzione si usi per eseguirla ed io amo la versione originale di Cobain esattamente come amo le sue rivisitazioni, di Brad Mehldau e Joshua Redman, di Patti Smith e di Elisabetta Serio.

Un divertente gioco di parole chiude la serata: “come bis facciamo tris”, dice Elisabetta (che sarebbe “Trees”… ed è inserito nel secondo disco “16”), aprendoti il cuore con la sua musica ma anche con quel suo splendido sorriso e con la sua spontanea, quasi fanciullesca semplicità. L’incontro con Javier Girotto crea nuovi spazi di bellezza e di creatività.

Il 5 maggio, sempre alla Basilica di San Giovanni, completamente sold-out, Chiara Civello, cantautrice romana che ha avuto l’onore di comporre con Burt Bacharach e di cantare con Al Jarreau (uno su tutti),   presenta il suo nuovo progetto discografico cinematico “Eclipse” (Sony Music), il cui titolo è ispirato ad una poesia di Emily Dickinson. Si tratta del suo sesto album, che arriva a tre anni da “Canzoni” e dopo aver scalato, nel 2005, le classifiche mondiali con “Last Quarter Moon”, pubblicato dalla prestigiosa etichetta americana Verve Records.

Si comincia con “Come vanno le cose”, preceduta da un cinguettio di uccelli molto naturale (merito di Marc Collin dei Nouvelle Vague, produttore dell’album, registrato tra Parigi, Rio e New York) che si espande tra le volte della basilica. Chiara Civello, in un outfit total red e chitarra, ha un modo elegante e sensuale di interpretare le canzoni, che portano firme autoriali importanti come quelle di Bianconi, Di Martino, Kaballà e Donà ed hanno come denominatore comune il cinema.

Chiara, alla chitarra, piano e voce, è accompagnata da Tommaso Cappellato alla batteria e dal giovane polistrumentista siciliano Seby Burgio. I tre musicisti propongono un set decisamente minimal, seppure connotato da una notevole ricchezza sonora, dove le atmosfere spaziano dalla disco all’elettronica spinta, senza dimenticare la musica brasiliana, grande passione della Civello, e la grande tradizione melodica italiana, il tutto declinato in un linguaggio jazz contemporaneo.

Nel corso della performance ho ascoltato la bellissima “Cuore in tasca”, scritta da Antonio Di Martino, “Sambarilove”, dal titolo calembouresco cantato in coro da tutto il pubblico, un ballereccio “sambalanço” composto assieme a Rubinho Jacobina e, verso il finale, “Um Dia”, creata in portoghese con il chitarrista brasiliano Pedro Sa.

Piccola nota a parte per la cover di “Parole Parole” dove il canto, ai limiti dell’essenzialità con qualche etereo e incantevole vocalizzo, è contrapposto ad un arrangiamento di organi elettrici anni Settanta.

Divertente la versione di “El Negro Zumbón”, samba scritta da Armando Trovajoli per il film “Anna” di Lattuada, sulle cui note ballava un’ammiccante Silvana Mangano e venerdì anche una provocante Chiara Civello!

Il concerto termina con un bis di quelli che pesano, per quello che hanno rappresentato nella storia della musica. Sto parlando della struggente “The windmills of your mind”, che Michel Legrand scrisse ispirandosi ad una sinfonia di Mozart e che Paolo Jannacci tradusse per il padre Enzo in “I Mulini dei ricordi”

Chiara la interpreta con grande pathos e la sua voce calda e cangiante emerge per pienezza e profondità, anche nel registro basso… “come cerchi dentro un cerchio, nei mulini dei ricordi…”

Ho aperto l’articolo parlando della bellezza che s’è insediata dentro me dopo questo viaggio… ne custodisco il sapore nella memoria e mi sembra perfetto chiuderlo con le parole di Emily Dickinson, ispiratrice di Chiara Civello ma anche mio imprescindibile ed essenziale punto di riferimento:

La Bellezza – non si crea – È. / La insegui, e si dilegua. / Non la insegui, e si insedia.

A Proposito di Jazz desidera ringraziare i fotografi: Alessandro Catocci e Spectrafoto (Elisabetta Serio) e Antonio Siringo (Chiara Civello) per le immagini a corredo dell’articolo.