John Surman, icona del jazz moderno, a Tricesimo per Note Nuove 12

Tra le icone del “jazz moderno” un posto di rilievo lo occupa certamente John Surman, sassofonista e compositore visionario e immaginifico. Purtroppo, negli ultimi tempi, è diventato piuttosto difficile ascoltarlo in concerto vuoi per l’età non più verde (è nato a Tavistock, Regno Unito, nel 1944) vuoi per l’inevitabile stanchezza di una carriera condotta sempre ai massimi livelli.

Di qui l’importanza di ogni sua performance, l’interesse che accompagna ogni sua comparsa sulle scene jazzistiche.

Ebbene Surman sarà in Italia il 15 marzo, al Teatro Garzoni di Tricesimo (Udine) nell’ambito di Note Nuove 12, la rassegna giunta alla sua dodicesima edizione per la direzione artistica di Giancarlo Velliscig di Euritmica (www.euritmica.it), con il sostegno della Regione FVG e del Comune di Tricesimo.

In programma la presentazione del suo nuovo progetto “Invisible Threads” (pubblicato dalla prestigiosa ECM), in trio con Nelson Ayres al pianoforte e Rob Waring al vibrafono, marimba.

Non occorrono, quindi, molte parole per evidenziare l’importanza dell’appuntamento; comunque per quei quattro-cinque lettori che ancora non conoscessero bene la statura dell’artista inglese, sarà sufficiente aggiungere che John Surman è tra i più autorevoli e innovativi sassofonisti contemporanei, un musicista che ha definito il ruolo del sassofono nella musica moderna, riuscendo a fondere alcuni degli stilemi del jazz moderno con una sensibilità tutta inglese. E gli “Invisible Threads“ del n uovo progetto sono, per l’appunto, quei fili invisibili che per lui rappresentano semplicemente la musica, una forza in grado di unire mondi apparentemente lontani per stili di vita e cultura. Una musica che è probabilmente l’unico linguaggio che può essere inteso da tutti gli uomini al di là di qualsivoglia barriera di lingua, di religione, di sesso. Non a caso nell’arco della sua carriera, l’artista ha perseguito un obiettivo ben preciso: inventare uno stile personalissimo, in cui far convivere sperimentazioni, improvvisazione, free-jazz ma anche il folk della sua terra, la musica antica e l’elettronica. E per evidenziare come tale obiettivo sia stato magistralmente centrato basti ricordare alcuni dei suoi album più famosi, come “The Road to Saint Ives” e  “Saltash Bells”.

Venendo al trio attuale, Surman ha incontrato il pianista Nelson Ayres – noto agli appassionati del jazz brasiliano per le sue collaborazioni con Airto Moreira, Milton Nascimento e Banda Pau Brasil – mentre era in tour in Sud America. A Oslo, ha invece conosciuto Rob Waring, vibrafonista statunitense trasferitosi in Norvegia (recentemente ascoltato su ECM con Mats Eilertsen). Da questi incontri nasce dunque questo entusiasmante progetto, che mette in evidenza ancora una volta l’inesauribile vena compositiva di Surman e la sua freschezza interpretativa.

Gerlando Gatto

 

Il jazz italiano di Adriano Mazzoletti in edicola con il Corsera e la Gazzetta dello Sport

Oggi, 28 febbraio, in allegato al Corriere della Sera e alla Gazzetta dello Sport al prezzo di 9.90 € è in distribuzione il volume di Adriano Mazzoletti “Il Jazz in Italia – Antenati e pionieri”.

Le opere di Adriano Mazzoletti dedicati al jazz italiano rimangono a oggi un caposaldo nella storia culturale e musicale del nostro Paese: un lavoro documentario di portata monumentale, condotto per anni con passione e rigore. Pubblicato in origine da EDT in due volumi (Vol. 1: dalle origini alle grandi orchestre, 2004, e Vol. 2: dallo swing agli anni sessanta, 2010), il lavoro di Mazzoletti viene ora riproposto in sei volumi come parte della Storia del jazz, in edicola – come si accennava –  con Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport.

La collana “La storia del jazz” raccoglie, con un’uscita settimanale fino al 4 aprile 2019, i sei libri di Gunther Schuller dedicati allo sviluppo del jazz, e il lavoro di Adriano Mazzoletti sul jazz italiano, per un totale di dodici uscite.

 

Equilibrio Festival all’insegna dei Paesi Nordici

 

I cinque Paesi del Nord Europa uniscono i loro sforzi e nasce così l’edizione 2019 di Equilibrio Festival, la manifestazione dedicata alla danza contemporanea ospitata ogni anno dall’Auditorium Parco della Musica di Roma e significativamente sottotitolata questa volta “Aurora boreale a Roma”.

La rassegna, giunta alla sua terza edizione, è stata presentata alla stampa lunedì 4 febbraio con gli interventi del vicesindaco di Roma Capitale Luca Bergamo, del Presidente della Fondazione Musica per Roma Aurelio Regina, dell’AD José R. Dosal, del direttore artistico di Equilibrio Festival Roger Salas e degli ambasciatori Robert Rydberg (Svezia), Janne Taalas (Finlandia), Erik Vilstrup Lorenzen (Danimarca), Kristján Andri Stefánsson (Islanda), e Margit F. Tveiten (Norvegia).

Dopo le edizioni passate consacrate alla Francia e alla Germania, la Fondazione Musica per Roma presenta un esperimento in grande scala da cui è scaturito un cartellone ampio e vario che non si concentra esclusivamente sull’oggetto principale del festival – la danza – ma anche su ciò che la circonda, la rende popolare e la differenzia dalle altre arti visive e performative in ambito globale.

Il programma si articola, perciò, su una serie di iniziative di alto livello predisposte dai Paesi Nordici (Danimarca, Finlandia, Islanda Norvegia, Svezia). In particolare dal 10 al 26 febbraio andranno in scena alcune delle compagnie più importanti dei citati Paesi : MATS EK (Svezia), ZERO VISIBILITY CORP. / Ina Christel Johannessen (Norvegia), PONTUS LIDBERG & DANISH DANCE THEATRE (Svezia/Danimarca), ALPO AALTOKOSKI COMPANY (Finlandia), HALLGRIM HANSEGÅRD (Norvegia), CULLBERGBALETTEN (Svezia). Inoltre è in programma un concerto del PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble diretto da Tonino Battista che eseguirà “Maa” (1991) di Kaija Saariaho (Finlandia).

In apertura si accennava al sottotitolo della manifestazione, “Aurora boreale a Roma”, e c’è un perché ben preciso. Nel 1859, ben 160 anni fa, il cielo di Roma ospitò lo spettacolo eccezionale di una vera e propria aurora boreale, frutto di una tempesta solare la più potente mai registrata. Questa tempesta è nota anche come Evento di Carrington perché descritta e studiata dall’astronomo inglese Richard Carrington, il primo a osservarla e a comprenderne il perché. Ebbene, adesso nel 2019, Roma potrà tornare a godere di questo straordinario spettacolo grazie al live streaming dell’Aurora

Boreale che verrà proiettata sulla cupola della sala Sinopoli in diretta dalla Lapponia.

E, data la natura di questo sito, dedicato prevalentemente alla musica, ci sia consentito di chiudere con una menzione particolare per il concerto che domenica 17 febbraio vedrà impegnato il PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble, diretto da Tonino Battista, nell’esecuzione di “Maa” della compositrice finlandese Kaija Saariaho, Kaija è un elemento di spicco nell’ambito di un gruppo di compositori e interpreti finnici che stanno avendo un’influenza a livello mondiale. “Maa” è stata coreografata da Carolyn Carlson in seguito a una commissione della Finnish National Opera ed è stata eseguita per la prima volta il 31 Ottobre 1991 ad Helsinki. Il titolo significa “terra” e la partitura si fonda sull’idea di metamorfosi e di transizioni da un’idea all’altra. L’approccio lavorativo non è stato all’insegna della cooperazione tra

le due artiste, avendo le stesse lasciato che le rispettive personalità creatrici si incontrassero per innescare tensioni e sintesi.  Nella sua prima rappresentazione negli Stati Uniti, le coreografie sono state realizzate da Luca Veggetti. La partitura di “Maa” viene eseguita anche nella versione da concerto, senza la danza. Equilibrio Festival ha scelto proprio questa formula eleggendola a paradigma per testimoniare il ruolo fondamentale della musica nelle coreografie, tale che uno degli eventi in cartellone nel Festival sia dedicato a questa performance musicale assoluta.

 

Festa in onore dei giovani jazzisti italiani

Lunedì 18 febbraio alle ore 21, presso il Teatro Studio Borgna dell’Auditorium Parco
della Musica di Roma serata conclusiva del progetto AIR (Artisti in Residenza).
La manifestazione, che sarà presentata da Paolo Fresu, Ada Montellanico e Simone
Graziano, vedrà l’esibizione dei venti musicisti che hanno preso parte al progetto.
AIR, infatti, è stato un programma di residenze internazionali che ha coinvolto 20
giovani musicisti italiani under 30 per tutto l’arco del 2018, i quali hanno trascorso
dalle 4 alle 6 settimane di esperienza formativa nelle sedi degli Istituti Italiani di
Cultura nel mondo. Tutte le esperienze verranno raccontate in occasione della serata
di festa.

Il progetto AIR, ideato e progettato da MIDJ, è stato promosso e reso possibile grazie
al contributo economico di SIAE Società Italiana degli Autori ed Editori, sostenuto
dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
nonché da Europe Jazz Network, associazione che coordina e promuove oltre 130
festival europei di jazz e musica contemporanea.
Come si accennava siamo dunque alla tappa finale di un viaggio che ha portato
lontano tutti: i venti musicisti vincitori, Midj – l’associazione Musicisti Italiani di Jazz
che lo ha ideato e progettato, SIAE che lo ha sostenuto, il pubblico che lo ha seguito e
incoraggiato. Un viaggio che è iniziato nel dicembre del 2017, con il sorteggio delle
destinazioni per i musicisti che avevano vinto il bando AIR – Artisti in Residenza –, e
che ha preso vita, corpo, libertà e sogni per tutto l’arco del 2018 spaziando da
Bangkok a Toronto, da Stoccolma ad Addis Abeba. Un giro del mondo in meno di
365 giorni grazie alla musica dei giovani talenti italiani che ha fatto nascere splendide
opportunità, concerti e collaborazioni virtuose; gli stessi musicisti il 18 febbraio 2019
avranno la possibilità di raccontarsi e raccontare la propria esperienza all’Auditorium
Parco della Musica di Roma, durante una serata (inizio alle ore 21) che siglerà la
conclusione ideale di tutto il percorso, una festa per loro stessi e per la musica italiana
e che lancerà la nuova edizione Air 2019-2020.
A presenziare e animare la serata saranno presenti Paolo Fresu, Ada Montellanico,
Simone Graziano (presidente di MIdJ) e i musicisti del direttivo: Marcello Allulli,
Romina Capitani, Claudio Carboni, Claudio Fasoli, Alessandro Fedrigo, Simone
Graziano, Lucia Ianniello, Antonio Ribatti e Gianni Taglialatela.
Ma cos’è stato in pratica il progetto AIR?
L’attribuzione di venti residenze di artista destinate ai giovani jazzisti italiani di
un’età compresa tra i 18 e i 30 anni, i quali hanno trascorso all’estero, in
collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura e delle Ambasciate, un periodo
variabile dalle quattro alle sei settimane. Il bando che si rivolgeva ai musicisti
provenienti da tutta Italia ha avuto
un grande successo in termini di partecipazione, facendo riscontrare un livello
generale molto alto e quindi un duro lavoro da parte delle commissioni di MIdJ che li
hanno selezionati.

I capolavori del jazz Verve rivivono in una collana di vinili 33 giri

 

“A Love Supreme” di John Coltrane è un album che tutti gli appassionati di musica dovrebbero possedere ed aver ascoltato più di una volta e ciò a prescindere dal genere che si predilige. In effetti quella di Coltrane è un’opera straordinaria, uno di quei capolavori che illuminano tutta un’esistenza, un’opera che illustra meglio di mille parole la tensione spirituale di un artista.

Ebbene, è proprio con “A Love Supreme” che Hachette lancia la collezione “I capolavori del jazz in vinile”, una collana di vinili da 180 g., che raccoglie le voci e la musica delle leggende di “Verve Music Group”, ossia di quella leggendaria etichetta discografica statunitense specializzata in jazz, fondata nel 1956 dal produttore discografico e impresario Norman Granz.

Così gli appassionati vecchi e nuovi avranno la possibilità di accedere ad opere che hanno davvero scritto la storia del jazz: dall’inarrivabile “Summertime” di Gershwin interpretato da Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, al lirismo tormentato di Chet Baker a Parigi, dalle sperimentazioni armoniche dell’innovatore Gil Evans, al voluttuoso sound di Stan Getz, da Dizzy Gillespie e lo spirito del be-bop, alla regina del canto jazz, Billie Holiday…

Il tutto impreziosito da ristampe perfette nella purezza e nella resa sonora ma anche nelle piccole, emozionanti imperfezioni” del sound. Protette nella loro custodia a busta, identica in ogni dettaglio alla veste grafica della prima edizione. Ad “accompagnare” il disco, un fascicolo con la guida all’ascolto dei brani, la storia dell’album, gli aneddoti e la biografia dell’artista. Fattori, questi da non trascurare e che anzi rappresentano un valore aggiunto dal momento che la parte “scritta” è curata da uno dei massimi esperti del settore quale Marco Giorgi che “A proposito di Jazz” è lieto di annoverare tra i propri collaboratori.

Alla prima uscita dedicata a John Coltrane faranno seguito altre 39 pubblicazioni tra cui “Porgy & Bess” nella storica interpretazione di Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, uno “Chet Baker Quartet” del 1955, “Out Of The Cool” di Gill Evans, “West Coast Jazz” con Stan Getz e Shelly Manne, “The Greatest Trumpet Of Them All” con l’ottetto di Dizzy Gillespie featuring Benny Golson.

I “Capolavori del jazz in vinile” sono disponibili in edicola e sul sito https://www.jazzinvinile.it?cmp=APROPOSITODIJAZZ_327; la prima uscita è al prezzo di lancio di € 7,99 oppure è disponibile on-line sul sito sopra citato con l’offerta di 2 uscite a solo € 16,99 e, in più, interessanti regali riservati agli abbonati.

A Siracusa i “Suoni Futuri”

 

Prosegue con successo, presso l’Auditorium Jolly Aretusa Palace Hotel di Siracusa, la seconda edizione di “Suoni Futuri”, diretta da Francesco Branciamore e Raffaele Genovese.

L’apertura, il 28 dicembre scorso, è stata dedicata alla musica di Ted Pease, vincitore di due borse di studio in composizione jazz dal National Endowment of the Arts, che ha progettato l’originale Bachelor of Music major in composizione jazz a Berklee nel 1980. È, altresì, autore di diverse composizioni jazz e arrangiamento di testi che sono stati oggetti di studio per gli studenti di Berklee. Il progetto dei musicisti jazz siciliani ha avuto il preciso scopo di rendere omaggio alla figura del grande didatta e arrangiatore americano con i cui testi anche essi si sono formati negli anni di studio accademico in conservatorio. Il tutto rispettando gli scores originali di Ted Pease, aggiungendo delle linee di arrangiamento per mettere meglio in luce le personalità dei musicisti e caratterizzarne il suono di insieme. A cimentarsi in questa impegnativa prova sono stati Gaetano Cristofaro saxes, Tony Brundo piano, Vincenzo Virgillito contrabbasso e lo stesso Francesco Branciamore batteria.

La rassegna prosegue questa sera 6 gennaio con Emanuele Primavera. Il quintetto, diretto per l’appunto da Primavera alla batteria e composizione, è completato da Alessandro Lanzoni al piano, Alessandro Presti alla tromba (ambedue con alle spalle collaborazioni con noti jazzisti italiani), Nicola Caminiti sax e Carmelo Venuto basso.

Il 2 febbraio sarà la volta del piano solo di Giampiero Locatelli impegnato nel progetto “Gershwin leeward” che rappresenta una tappa importante nella produzione artistica del pianista. In effetti da sempre Locatelli ha manifestato l’interesse per il sound gershwiniano, definito da egli stesso come una delle risorse armonico-melodiche più brillanti di tutto il ‘900. Con questo titolo si intende sottolineare che la musica vera, pur trasfigurandola come se si avvertisse in controluce o “sottovento” (da qui il termine “leeward”), rimane sempre una sincera e intramontabile fonte di ispirazione.

Il 17 marzo due voci del jazz contemporaneo, due generazioni a confronto sotto la lente di un grande jazz: Stefano D’Anna sax e Raffaele Genovese pianoforte. Oltre a condividere questo progetto in duo, Stefano e Raffaele collaborano al progetto del Quartetto di Raffaele Genovese leader e compositore assieme a Marco Vaggi e Tony Arco.

Il 6 aprile sarà la volta di Giancarlo Mazzù chitarra acustica e loops. “Pure Landscapes” è una raccolta di visioni pure, composizioni scritte che hanno una forte radice nella pratica costante dell’improvvisazione. Esprime gli aspetti più intimi del personalissimo rapporto di Mazzù con la chitarra acustica, strumento che l’accompagna dall’età di 5 anni. Una serie di “acquarelli sonori” – afferma lo stesso artista – fra suoni acustici ed elettronici, con influenze che vanno dalle musiche afroamericane al classicismo del primo novecento arricchito da sfumature popolari, disegnati con un approccio improvvisativo ed estemporaneo che ne rende unica ogni esecuzione.

A chiudere il 18 maggio ecco “Quasimodale”, progetto multimediale ideato da Rosalba Lazzarotto su liriche di Salvatore Quasimodo, da lei stessa musicate e interpretate, con incursioni nel teatrodanza e nelle arti visive. L’infanzia dell’artista e compositrice ha da sempre incontrato la sensibilità del maestro d’inchiostro, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959. È questo un anno decisivo per il jazz, data simbolica che vede tra le altre la pubblicazione di “Kind of blue”, progetto musicale di Miles Davis che inaugura la nascita di una corrente del jazz chiamata appunto “modale”, ispiratrice delle musiche e del titolo del progetto. Sul palco, assieme alla Lazzarotto, Luciano Troja pianoforte, Federico Saccà contrabbasso e Francesco Branciamore batteria.