Al Parco Archeologico dell’Appia Antica il grande jazz tra nomi internazionali e sperimentazione con la rassegna “Dal Tramonto all’Appia: Around Jazz”

Dall’11 settembre al 3 ottobre 2020 l’Appia Antica sarà la direttrice lungo la quale si snoderanno, al crepuscolo e nel silenzio della campagna romana, i dieci appuntamenti della rassegna musicale “Dal Tramonto all’Appia. Around Jazz”. Nel solco di una tradizione ormai consolidata da diversi anni, i siti del Parco Archeologico dell’Appia Antica saranno un’occasione unica per immergersi nella storia e nella bellezza del nostro patrimonio culturale attraverso la magia del jazz, interpretata da grandi protagonisti tra cui Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Gabriele Mirabassi, Roberto Gatto, Javier Girotto e Ramberto Ciammarughi, con ampio spazio a progetti in prima assoluta e alla contemporaneità.
Luoghi di grande suggestione, come il Mausoleo di Cecilia Metella e il Castrum Caetani, il Casale di Santa Maria Nova e l’area archeologica della Villa dei Quintili, ospiteranno all’aperto, e in piena sicurezza, un articolato programma di concerti concepito come un cammino, un viaggio musicale attraverso il tempo.
La rassegna, promossa dal Parco Archeologico dell’Appia Antica – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, con il sostegno della Regione Lazio, nasce da un’idea di Marco Massa, con la direzione artistica di Fabio Giacchetta, produttore musicale e organizzatore di concerti con artisti di levatura internazionale.

I CONCERTI
I 10 concerti in programma si svolgeranno nel corso di otto appuntamenti in luoghi di grande fascino: il Mausoleo di Cecilia Metella, con l’imponente Castrum Caetani e l’affascinante chiesa di San Nicola, accessibili da via Appia Antica 161 ed il Casale di Santa Maria Nova nell’area archeologica della Villa dei Quintili, con ingresso da via Appia Antica 251.
Si inizia venerdì 11 settembre alle ore 19.00 con una prima assoluta sul palco eccezionalmente allestito nello spazio antistante il Mausoleo di Cecilia Metella: si tratta del progetto “Changes” del Nicola Angelucci Quartet special guest Gabriele Mirabassi, internazionalmente riconosciuto come uno dei migliori clarinettisti al mondo. Musica originale alla ricerca di nuovi spazi che il jazz apre unendo vari stili e pensieri, grazie anche alla grande sensibilità musicale di Mirabassi che incontra l’idea ritmico-armonica di Nicola Angelucci, batterista poliedrico che cura gli arrangiamenti a quattro mani con la pianista, cantante e compositrice tedesca Olivia Trummer. Completa la formazione il contrabbassista Luca Bulgarelli.
Sullo stesso palco, sabato 12 settembre due concerti. Alle 18.30 un progetto ispirato da un evento terribile – l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima in Giappone, nel 2011 – che nell’idea e nell’immaginario di Giuseppe Bassi, contrabbassista di grandissima esperienza e sensibilità sociale, vuole rappresentare la capacità dell’essere umano di adattarsi a tutte le situazioni: la musica di “Atomic Bass” con special guest il noto sassofonista argentino Javier Girotto, narra l’allontanamento della popolazione di Fukushima dalle abitazioni colpite dalle radiazioni, fino al ritorno – soprattutto delle generazioni più anziane – scegliendo di convivere con la radioattività della zona pur di non rinunciare a un ritorno alla “normalità” e alle proprie tradizioni. Un progetto toccante, divenuto un album, che Giuseppe Bassi ha realizzato in Giappone insieme ad una giovane e talentuosa pianista, Sumire Kuribaiashi, che a causa dell’emergenza sanitaria in corso non potrà essere ospite di questa rassegna. “Atomic Bass” è divenuto anche un documentario girato in diretta nelle zone colpite, che dimostra come la musica sia un supporto e un traino per ritornare alla vita. La formazione sarà completata dai talentuosi Seby Burgio al pianoforte e Giovanni Scasciamacchia alla batteria.
Sempre sabato 12 settembre alle 20.30, un live con un trio internazionale porterà il pubblico direttamente a New York, dove il jazz è linguaggio e dove la musica fa da cornice al pulsare metropolitano di ogni attimo, grazie alla ritmica del contrabbassista Ameen Saleem, del batterista Greg Hutchinson, insieme al pianista Domenico Sanna che ha sviluppato gran parte del suo percorso artistico tra i grovigli musicali della Grande Mela. Il viaggio nelle pulsazioni di un jazz moderno e attuale si percepisce pienamente grazie al grande interplay fra i tre strumentisti e al linguaggio “suonato” nei club e nelle sale concerto della patria del jazz.
Altra anteprima assoluta, venerdì 18 settembre, per uno degli eventi più attesi di questa rassegna: l’inedito duo del trombettista Paolo Fresu, uno dei massimi esponenti del jazz nazionale e internazionale, e del raffinato pianista e compositore Ramberto Ciammarughi, che insieme arrivano a toccare livelli compositivi unici come uniche sono le loro due anime musicali. Questo incontro sancisce una nuova collaborazione tra due fra i migliori artisti italiani, riconosciuti a livello internazionale come grandi colonne portanti della nostra musica. Il duo terrà due concerti, il primo alle 18.30 e la replica alle 20.30, sul palco del Mausoleo di Cecilia Metella.
Per il quinto concerto della rassegna, sabato 19 settembre, non poteva mancare sul palco di Cecilia Metella il travolgente Perfect Trio di Roberto Gatto, in cui il grande batterista romano -perfettamente supportato dalla ritmica di Pierpaolo Ranieri al basso elettrico e di Alfonso Santimone al pianoforte e synth – esplora la grande musica pop italiana e internazionale in una chiave completamente diversa e con un approccio libero da dogmi musicali, dimostrando la grandissima capacità improvvisativa raggiunta e la perfezione dell’imprevisto. Da qui, “Perfect trio”.
Attesissimo venerdì 25 settembre l’arrivo del celebre trombettista Fabrizio Bosso. Anche in questo caso doppio concerto al Mausoleo di Cecilia Metella – il primo alle 18.30 e la replica alle 20.30 – per un incontro particolarmente interessante tra il poliedrico e virtuoso strumentista e il jazz dalla spiccata matrice europea del Norma Ensemble, in cui si fondono le diverse identità culturali e le personalità dei quattro componenti: il sassofonista Marcello Allulli, il pianista Enrico Zanisi, il contrabbassista Jacopo Ferrazza e il batterista Valerio Vantaggio.
Sabato 26 settembre si terrà il primo dei tre concerti al Casale di Santa Maria Nova nell’area archeologica della Villa dei Quintili: alle 18.30 spazio alla sperimentazione con il duo della cantante Alice Ricciardi e del pianista Pietro Lussu, compagni nel progetto e nella vita, con le sonorità di ricerca del loro album “Catching a Falling Star” in cui si ritrova tutta la sintonia umana e musicale della coppia di artisti. Alle 20.30 salirà sul palco il Blue Note Quartet feat. Daniele Scannapieco, con il grande e carismatico batterista Gegè Munari insieme al pianista Domenico Sanna, al trombettista Francesco Lento e al contrabbassista Vincenzo Florio. La tradizione dello swing e del bebop sono le linee guida di questo gruppo di star del jazz italiano, perfettamente condotte dal maestro di lungo corso Gegè Munari, memoria storica del jazz italiano che non poteva mancare in questa rassegna.
Venerdì 2 ottobre dalle 19.00, il Casale di Santa Maria Nova – nell’area archeologica della Villa del Quintili – ospiterà una grande jam session con alcuni dei musicisti della rassegna e tanti ospiti: un evento speciale dedicato a Marco Massa, ideatore della rassegna scomparso prematuramente. Sarà una delle serate più emozionanti di “Around Jazz”, all’insegna della grande musica e dei grandi valori, per ricordarlo insieme a tutti gli amici e agli artisti che hanno avuto l’onore di conoscerlo.
Un messaggio di speranza che guarda alle sonorità del futuro nel concerto finale della rassegna, sabato 3 ottobre, sul palco della Villa dei Quintili. Protagonista l’Hammond Trio formato da alcuni tra i più interessanti musicisti del panorama jazz italiano: l’hammondista Leonardo Corradi, il contrabbassista Luca Fattorini e il batterista Marco Valeri. Una band dal grande interplay che si fonda intorno all’intrigante sound dell’organo Hammond, terreno fertile per l’improvvisazione.
La loro è una musica che vuole tracciare una strada, così come la via Appia Antica su cui si svolge la manifestazione è traccia del mondo antico, che ancora oggi ci permette di percorrere un viaggio tra memoria e presente.
In caso di maltempo che renda impossibile lo svolgimento dell’evento, il live sarà rinviato alla domenica seguente.
La rassegna
“Around Jazz” nasce da una idea di Marco Massa, dal suo amore per il jazz e dal suo legame con l’Appia Antica. La rassegna si inserisce in una speciale edizione del festival Dal Tramonto all’Appia che il Parco Archeologico ha voluto riproporre anche quest’anno nonostante la difficile situazione internazionale. Dopo la scomparsa dell’amico la direzione artistica è stata affidata a Fabio Giacchetta – profondo conoscitore del jazz, produttore musicale e organizzatore da oltre 30 anni di concerti con artisti internazionali – che con Marco Massa ha ideato Around Jazz. A lui è dedicato l’evento del 2 ottobre con una grande jam session che ospiterà tanti musicisti a lui cari: “Ho pensato a questo programma come se fosse un cammino così come è cammino la meravigliosa Appia Antica e la musica come metafora di un continuo viaggio attraverso il tempo. Proprio per questo il programma si sviluppa in varie direzioni musicali, con filo conduttore il jazz, musica in continua evoluzione e in continua ricerca di se stessa.”

L’ingresso ai concerti è acquistabile esclusivamente in prevendita su TICKET ITALIA (https://ticketitalia.com/concerti/around-jazz). L’organizzazione metterà comunque a disposizione un dispositivo elettronico sul luogo dell’evento per consentire un eventuale acquisto in autonomia dei biglietti fino a qualche minuto prima dell’inizio concerto. Per favorire i più giovani e gli studenti iscritti a scuole musicali il Parco Archeologico dell’Appia Antica riserva un ingresso ridotto a €6 per gli under 18 e per gli iscritti a Conservatori statali e Istituti Superiori di Studi Musicali.

Biglietto unico €12
Ridotti €6 (under 18 e iscritti a Conservatori statali di musica e Istituti Superiori di Studi Musicali)
Carnet 10 concerti intero €90 – ridotto €50
Carnet 5 concerti intero €50 – ridotto €25
Carnet 2 concerti per le date con due spettacoli intero €20 – ridotto €10.

L’ingresso è subordinato alla misurazione della temperatura corporea, che dovrà essere inferiore a 37.5 °C. Per accedere alle location è necessario indossare la mascherina, coprendo naso e bocca e mantenere una adeguata distanza interpersonale.

Come arrivare
Mausoleo di Cecilia Metella – Castrum Caetani in via Appia Antica 161: raggiungibile in auto o con la Metro A (Arco di Travertino) e poi autobus 660 oppure 118 dal centro di Roma.
Casale di Santa Maria Nova nell’area archeologica della Villa dei Quintili in via Appia Antica 251: raggiungibile in auto o con la Metro A (Colli Albani) e poi autobus 664 oppure 118 dal centro di Roma.

Info e contatti
www.parcoarcheologicoappiaantica.it
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TWITTER https://twitter.com/archeoappia

Ufficio Stampa “Around Jazz”
Fiorenza Gherardi De Candei
tel. +39 328.1743236 info@fiorenzagherardi.com

Ufficio comunicazione e promozione
Parco Archeologico Appia Antica
Lorenza Campanella
tel.+39 333.6157024
pa-appia.comunicazione@beniculturali.it

“Re: Connections”: il ritorno in Italia nell’album del contrabbassista Paolo Benedettini

E’ una delle leggende viventi del jazz, Ron Carter, a scrivere dettagliatamente -brano per brano – le liner notes di “Re: Connections”, l’album del grande contrabbassista Paolo Benedettini, rientrato da qualche anno in Italia dopo una lunga permanenza a New York, dove è stato membro stabile del trio del compianto batterista Jimmy Cobb insieme al pianista Tadataka Unno, collaborando con molti altri artisti tra cui Harold Mabern, Joe Magnarelli, Joe Farnsworth, Eric Reed, e per le tournée europee con Joe Farnsworth, Eric Alexander e David Hazeltine.

In Italia ha collaborato con Dave Liebman, Steve Grossman, nelle formazioni di Piero Odorici con molti special guest tra cui Eddie Henderson, George Cables, Ronnie Mathews, Curtis Fuller, Eliot Zigmund. Tra le prime sinergie importanti quella con i gruppi di Tom Kirkpatrick, Gianni Cazzola e soprattutto con Bobby Durham, suo primo mentore, in una formazione completata da Massimo Faraò al piano, accompagnando grandi musicisti come Archie Shepp, Benny Golson e Hal Singer.
Per anni ha fatto parte del Nicola Conte Jazz Combo nelle tournée mondiali, e ha suonato nei gruppi di Ronnie Cuber, Joel Frahm, Jesse Davis, Bud Shank, Steve Gut, Mark Sherman.
Tornato stabilmente nella sua Pisa nel 2018, Paolo Benedettini porta con sé e continua a coltivare una lunga carriera di collaborazioni illustri con cui si è esibito in tutto il mondo, e incisioni con le più prestigiose etichette discografiche tra cui Blue Note Records, Impulse! Records, EmArcy Records, Verve Records.
Per il disco “Re: Connections”, che descrive proprio il ritorno e la riconnessione con il suo Paese d’origine, l’Italia, Benedettini ha scelto due musicisti con cui ha condiviso una grande parte della sua carriera iniziale: il chitarrista Marco Bovi e il pianista Nico Menci.

Suo insegnante sia alla prestigiosa Juilliard School che privatamente, Ron Carter è stato per Benedettini un vero e proprio mentore: “Capitava spesso che, oltre alle lezioni settimanali, mi trovassi ad accompagnarlo a ai vari soundcheck, a recording session o prove varie, oltre a frequentare la sua casa in occasione di festività o momenti musicali, sempre disponibile a condividere le sue opinioni e i suoi punti di vista rispetto alla musica, per me una grande opportunità di crescita.”

Tra i brani più apprezzati del disco da Ron Carter spicca “Chovendo Na Roseira”, uno standard brasiliano di Jobim: “Mi sono sorpreso a riascoltare più volte la loro versione, apprezzandola ogni volta di più.”

Sempre nelle liner notes, Ron Carter scrive: “Il “Coro a bocca chiusa” della “Madama Butterfly di Puccini, è suonato dal trio da una meravigliosa angolazione, piena di rispetto e ammirazione.” Difatti, un altro elemento ricorrente nel repertorio del trio sono le idee provenienti dalla musica lirica: in questo album sono presenti anche “Entr’acte I”, derivato dalla Carmen di Bizet, e una composizione originale “Modes From D.G.” ispirata da una successione di accordi presenti nella Overture del Don Giovanni di Mozart.
Paolo Benedettini: “Per un periodo la lirica è diventata per me quasi un’ossessione, come se mi consentisse di riappropriarmi di una sfera di percezione emotiva che sentivo radicata profondamente nella mia cultura di origine e che per qualche misterioso motivo avevo fino ad allora trascurato.”
La tracklist completa di “Re: Connections”: “Intro”, “Modes from D.G.”, “Love Walked In” (G. Gershwin), “Bruno’s Lines”, “Coro a bocca chiusa” (da Madama Butterfly di G. Puccini), “I Concentrate on You” (C. Porter), “Hindsight”, “Fantasy in D”, “Martha’s Prize” (C. Walton), “Entr’acte I” (dalla Carmen di G. Bizet), “Chovendo Na Roseira” (A.C. Jobim), “For Toddlers Only” (R. Carter).
L’album è disponibile nei maggiori digital stores e piattaforme streaming tra cui Spotify https://bit.ly/SPOTIFYreconnections e iTunes https://bit.ly/ITUNESreconnections.

CONTATTI
Paolo Benedettini FB https://www.facebook.com/paolo.benedettini.3
Paolo Benedettini IG https://www.instagram.com/paolobenedettini/
Ufficio Stampa: Fiorenza Gherardi De Candei – tel. 328.1743236 info@fiorenzagherardi.com www.fiorenzagherardi.com

Una cervogia tiepida alla tua salute, Ezio…

La prima volta che sentii parlare di Ezio Bosso fu nel 2003. Dopo aver letto il bellissimo romanzo “Io non ho paura” di Niccolò Ammanniti, in cui il tema della solidarietà tra esseri umani è l’essenza, uscì il film omonimo di Gabriele Salvatores.
Mi piacque il film e apprezzai molto la colonna sonora; andai quindi a cercare chi ne fosse l’autore e quali gli esecutori.
Il nome Ezio Bosso non mi disse granché, conoscevo, invece, il Quartetto D’Archi di Torino, che suonò le “14 danze diatoniche per bambini” e le composizioni brevi originali, mentre l“Andante dal concerto in Sib maggiore per violino ed archi” di Vivaldi fu eseguito dall’Orchestra di Madrid (violino solista Giacomo Agazzini del 4etto d’Archi di Torino); entrambi gli ensemble diretti da Bosso.

Ezio Bosso – Villa Manin – Ud – ph Domenico Mimmo Dragotti

Nel 2016, guardando il Festival di Sanremo, abbinai finalmente quel nome ad una faccia e ad un corpo: un Ezio Bosso, visibilmente emozionato, fece un’apparizione che colpì e commosse l’Italia intera, presentando la sua musica al pianoforte e mettendo a nudo le sue fragilità, la sua malattia, senza paura di mostrarsi.
Ebbene, come poche altre volte nella mia vita, ricordo di aver provato una strana sensazione, non proprio positiva, in controtendenza rispetto all’acclamante pensiero “unico” generale… si trattava di un pregiudizio, sebbene in quel momento non l’avessi catalogato come tale.
Me ne vergogno un po’, ora, avendo in seguito conosciuto personalmente Ezio, però so che la mia mente fu attraversata da un pensiero… “ma questo, non sarà mica un altro che sfrutta la sua malattia per fare audience?”. Lo so, è un pensiero orribile, i pregiudizi lo sono tout court… e infatti è strano, perché io so di non essere “quel” tipo di persona, né di avere “quel” tipo di forma mentis…
Accantonai tutto ma qualche giorno dopo, il direttore artistico di Euritmica, associazione culturale per la quale curo l’ufficio stampa, mi chiese se avessi visto Bosso a Sanremo perché lui, molto prima di quel passaggio televisivo, aveva fissato una data in Teatro a Udine, per il 10 maggio 2016.
Ad Aprile, Bosso venne in Friuli Venezia Giulia, al Teatro Rossetti di Trieste; decisi di andarci; ascoltarlo dal vivo mi sarebbe servito per scrivere un articolo e per il mio lavoro di ufficio stampa per la nostra data.
Entrai nel bellissimo Teatro triestino, dal soffitto di cielo, conscia di essere prevenuta nei confronti del musicista piemontese.
Ne uscii completamente trasformata…
Il concerto iniziò con “Following a Bird”, lo stesso brano che avevo ascoltato a Sanremo e, canzone dopo canzone ma soprattutto parola dopo parola, compresi quanto avessi sbagliato nel mio superficiale giudizio su Ezio.
Mi sono letteralmente persa con lui, in una delle sue stanze, ascoltandolo mentre parlava della sua visione del verbo perdere: «ho smesso di soffrire quando ho cominciato a perdere tempo. Diamo sempre un’accezione negativa al verbo “perdere”, ma non è così: sono da perdere più le cose buone che quelle cattive. Perdete più che potete».

Mi sono persa mentre raccontava, a suo modo, la storia d’amore tra lo “sfigato” e malaticcio Chopin e Georges Sand, scrittrice spregiudicata, amata da diversi uomini di cultura della sua epoca (le donne che scrivono – e che sanno amare – sono pericolose…); persa tra i versi della sua (e anche mia) poetessa preferita, Emily Dickinson, che trascorse la sua vita osservando il mondo da una stanza, i cui poemi Ezio declamava faticosamente ma con un’intensità che mai avevo ascoltato prima… irrimediabilmente perduta nel cogitabondo tributo al maestro John Cage con “In a Landscape” e la celeberrima “4’33”, ricordando il suo incontro reale con il maestro che studiò a lungo la stanza anecoica (dove il silenzio si può ascoltare), avvenuto al Consevatorio, a Torino, quand’era poco più che un bambino. Cage lo difese dalle aggressioni verbali – e non solo – di un insegnante: “A me sembra molto bravo. – disse Cage al docente – “Perché grida?”
Poi arrivò il concerto di Udine, al Teatro Nuovo. Non avemmo neppure il tempo di avviare le prevendite: sold-out in 48 ore!
Il 10 maggio 2016, conobbi Ezio di persona, in una stanza del teatro molto cara agli artisti, il camerino. Era attorniato dalle persone del suo staff più stretto, Annamaria, Nepal (non chiedetemi il perché di quel nome…) molto protettive nei suoi confronti, forse il giusto.

Ezio Bosso – Teatro Nuovo Giovanni da Udine – ph Domenico Mimmo Dragotti

Il Friuli è patria di vini eccellenti ma a Ezio la birra piaceva di più.
A parte la Dickinson, trovammo un altro punto in comune. Mio marito ed io le birre le produciamo artigianalmente in casa! Ricordo che fu molto interessato all’argomento.
Il concerto fu magnifico, al solito. Ezio si arrabbiò con una sua fan, diciamo… esuberante… che nonostante il divieto, scattò delle foto durante l’esibizione… con il flash!
Alla fine si andò tutti a cena ed iniziammo a parlare, scoprendo altri suoi aspetti; dell’uomo, più che del musicista. Era appassionato dei Monty Python, ci fu quasi una gara di citazioni! Credo la vinsero il direttore artistico, Giancarlo, e i suoi figli. Poi, parlando ancora di birre, io citai Asterix e la cervogia… calda, dissi. Lui mi corresse subito, ridendo: “No, Marina, era tiepida!”
Già… aveva ragione. Andammo a dormire alle 4 del mattino.

Ezio, Rita ed io – Udine, 10 maggio 2016

Ci furono altri concerti da noi organizzati, si era creata un’amicizia, non sempre accade con gli artisti, anzi quasi mai… c’era una grande sintonia e lui in Friuli ci veniva volentieri.
A giugno dello stesso anno, il 2016, chiuse il Festival Internazionale Udin&Jazz, sempre curato da noi, in uno scenografico Castello di Udine, davanti a migliaia di persone che vidi uscire commosse… lui riusciva a portarti in altre dimensioni…
Altra cena… finita a notte fonda.

Ezio Bosso e Giancarlo Velliscig – Udin&Jazz 2016 – ph Alice BL Durigatto Phocus Agency

Poi, a febbraio del 2017, al Verdi di Pordenone: ci abbracciò ad uno ad uno al suo arrivo…
Un altro tutto esaurito… un’altra delle sue magie, anzi maghezzi, come li chiamo io in forma dialettale! Sul mio profilo Instagram pubblicai una sua foto mentre, seduto di fronte a me, alla Vecia Osteria del Moro, sempre con quel suo dolcissimo sorriso sulle labbra, mangiava con grande appetito, bevendo… birra… ça va sans dire!
Scrissi nel post: “S” di Sanremo. Voi. Noi a Pordenone con Ezio Bosso e le sue “S”: Suonare, Steinway and Sons (il suo fratellone!), Standingovation, Sony, Sorridere, Sfamarsi, Sorseggiare, SauvignonCabernet (noi!), Sbadigliare, Sbaciucchiarsi, Salutare #comesenoncifosseundomani #davidromano #reljalukic #grazie #fvglive #fvg #musica #notenuove #euritmica.

Ezio – Pordenone

Il concerto pordenonese “Music For Weather Elements” non era un piano solo ma un trio, con David Romano, al violino e Relja Lukic, al violoncello, una rivisitazione per pianoforte e archi dei suoi brani, riscritti per questa formazione in occasione della firma di un contratto pluriennale in esclusiva con Sony Classical.
L’ultima volta fu sempre nel 2017, a fine luglio, l’unico recital piano solo che Ezio tenne quell’anno, nella meravigliosa Villa Manin, dimora dogale, di Passariano di Codroipo, c’era Annamaria ed anche i suoi cani, basset hound, mi pare.
“Ti trovo davvero molto bene, migliorato rispetto a Pordenone – gli dissi – “come se la tua malattia ti stesse concedendo una tregua”. Mi abbracciò. I suoi abbracci erano avvolgenti e coinvolgenti…

Ezio Bosso – Villa Manin – Codroipo (UD) – ph Domenico Mimmo Dragotti

Ennesima “nottolata”, sotto una delle barchesse della Villa, dove è ospitato il ristorante.
Ci salutammo quasi all’alba, con la promessa di rivederci per altri concerti.
La mattina dopo, il 1 agosto, lui scrisse e pubblicò sulla sua pagina Facebook queste parole:
“Udine-Codroipo… Ancora una volta, attraversammo ancora stanze, attraverso la stanchezza e il dolore di una tristezza. Attraversati dall’affetto che vibra di dolcezza, affetto sonante, affetto risuonante, in un suono che si allarga e attraversa il tempo. E resta indelebile, come la nostalgia della stanza incontrata, di sorrisi, di gentilezza a cui (ormai) appartieni. Riempi per un attimo ogni pezzo mancante e come ogni attimo… lascialo infinito. Grazie Udine”
Poco dopo lui divenne direttore artistico del Teatro Verdi di Trieste… pian pianino smise di suonare, continuando a comporre e soprattutto a dirigere.

Il “fratellone” Steinway & Sons Gran Coda di Ezio a Villa Manin

Il mio direttore artistico l’aveva sentito qualche settimana fa, voleva portarlo nuovamente in Friuli Venezia Giulia, quest’estate, con la sua Europe Philharmonic Orchestra, qualora le misure di contenimento del virus Covid-19 avessero funzionato e permesso lo svolgimento di concerti…
Ero felice per questo… speravo tanto si potesse.
Invece… “A volte le parole non bastano, ma resta il sorriso, quel respirare insieme, quel sogno ininterrotto in ogni respiro, in un riposo cercato e uno forzato. Quel sogno in ogni nota, quel sogno di vivere ancora perché resta ogni afflato, e ogni affetto trovato. Perché le cose che restano sono quelle che trovi… quelle che cerchi…”
Una cervogia tiepida alla tua salute, maestro…

Marina Tuni

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Nicola Mingo, chitarrista

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Nicola Mingo, chitarra – foto Fabrizio Sodani

-Come sta vivendo queste giornate?
“Beh, sono a casa ormai dal 4 marzo, ultimo giorno in cui sono regolarmente andato ad insegnare musica nella Scuola dove lavoro abitualmente. Che dire? Restare a casa è la condizione necessaria per tutti per cercare di uscire dalla Pandemia. Non è facile vivere l’isolamento per tutti noi e, nel caso specifico, noi Musicisti ed artisti in generale, abituati al contatto diretto con il pubblico e la gente, soffriamo particolarmente la condizione di reclusione. Nonostante ciò, cerco di reagire mantenendo un contatto diretto con il pubblico e con tutti gli appassionati di Jazz e della mia Musica attraverso i Social: Facebook You Tube ecc. Organizzo dirette e video party con miei home concerts, invitando i followers e gli appassionati per stare in compagnia e far ascoltare la mia musica. Il vantaggio dei social è che ti mettono in contatto con tutto il mondo e consentono la comunicazione diretta con musicisti ed appassionati da ogni parte del mondo”.

-Come ha influito tutto ciò sul suo lavoro? Pensa che in futuro sarà lo stesso?
“Questa situazione ha sicuramente influito in modo negativo sul mio lavoro per vari motivi. Il primo è di ordine pratico. Le scuole di Musica dove insegno sono chiuse e, seppure organizzano lezioni online, non è la stessa cosa, in quanto nella didattica a distanza viene a mancare il contatto diretto con gli allievi. In secondo luogo, siamo stati tutti penalizzati dalla cancellazione di date e soprattutto dei Tour di promozione, nella fattispecie del mio nuovo lavoro discografico “Blues Travel” (Alfa Music), che avrebbe dovuto essere presentato in varie Manifestazioni e Festival estivi che, allo stato attuale, non si sa se potranno svolgersi regolarmente”.

Come riesce a sbarcare il lunario?
“Come per molte categorie, anche e soprattutto per gli artisti, è un difficile periodo perché non abbiamo, nella maggior parte dei casi, entrate fisse. Nonostante ciò, un po’ mettendo da parte qualcosa negli anni di lavoro, un po’ grazie alle lezioni e a qualche introito dalla Siae per concerti e vendite di dischi si va avanti così. Non ci è dato sapere, allo stato attuale, per quanto tempo ancora”.

Vive da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Sono sposato dal lontano 1993 e vivo felicemente con mia moglie. Mia figlia, laureata in psicologia, non vive più con noi, ma col suo compagno ed ha una sua attività lavorativa. Indubbiamente questo Tsunami si è presentato all’improvviso e mi ritengo fortunato della convivenza con mia moglie perché credo che in buona compagnia (detto alla Catalano) sia molto meglio che vivere la Pandemia da solo e in solitudine”.

-Pensa che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Sì, credo che questo brusco arresto del ritmo frenetico della società a livello mondiale ci abbia un attimo messo tutti in standby e forse ci abbia dato la possibilità di riflettere e valutare cosa è realmente importante e necessario e cosa no”.

– Crede che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“Credo nel valore terapeutico e comunicativo della musica, e questo è stato il Leitmotiv della mia scelta a suo tempo ossia comunicare attraverso la mia musica. Quindi sono ben contento quando nel pieno di una diretta social la gente mi ringrazia e scrive frasi tipo “Ci voleva proprio”, “Ci aiuta a star meglio” ecc ecc”.

– Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“La Musica tutto sommato può rappresentare una fede! la Fede nel Bello, nell’Estetica e nella Comunicazione. Altra possibilità è la Fede religiosa vera e propria! Ma credo che bisogna, oltre che sperare, soprattutto agire ognuno nel proprio campo e con le proprie possibilità”.

– Quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“Beh, al Primo Flash Mob sono stato uno dei primi musicisti ad aderire e con piacere suonare in diretta dalla finestra di casa mia FRATELLI D’ITALIA! Era un brutto momento e non si era capito ancora bene cosa stesse accadendo; questo primo flashmob è stato molto sentito da parte di tutti noi e credo fosse giusto così. Nei giorni successivi, però, non ho più aderito al flashmob, divenuto ormai una routine anche un po’ fuori luogo, dal momento che alle ore 18 si sentiva in tv il bollettino delle vittime giornaliere da Covid 19”.

– È soddisfatto di come si stanno muovendo i Vostri organismi di rappresentanza?
“Se per organismi di rappresentanza musicale intendiamo Midj, Jazzit, la petizione su change.org e tutta l’informazione della comunità jazzistica, sto dando loro il mio pieno appoggio a tutte le iniziative”.

-Se avesse la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederebbe?
“Non credo che in una situazione di emergenza totale da Pandemia Mondiale mi riceverebbero in qualità di artista e nella fattispecie Musicista di Jazz! Ciononostante ci sarebbero tante cose da dire ma non credo che questo sia il momento appropriato”.

-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Su You Tube c’è tutto il MEGLIO del jazz mondiale e di ogni epoca, Coltrane, Parker,Rollins, Wes Montgomery, Clifford Brown etc. Ma se volete sostenere il Jazz, e nella fattispecie la mia musica, sarebbe molto gradita, e non costa nulla, l’iscrizione al mio canale You Tube dove do la possibilità di ascoltare integralmente tutta la mia produzione discografica ed in particolare l’ultimo lavoro, “BLUES TRAVEL”,registrato in compagnia di Giorgio Rosciglione, Gege’ Munari e Andrea Rea, CD già ottimamente recensito proprio su questa autorevole rubrica da Gerlando Gatto. Insomma restiamo in contatto tutti e soprattutto gli artisti, gli operatori del settore, i manager e facciamo RETE in Rete! Ecco questa è la chiave di Lettura del Futuro per me”.

 

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Enrico Rava, trombettista

Intervista raccolta da Gerlando Gatto

Enrico Rava, trombettista – ph Luca d’Agostino

-Come stai vivendo queste giornate?
“Poiché non posso uscire, perché data l’età sono un bersaglio favorito del virus…”
-A chi lo dici…
“Ecco, sto in casa, non metto neanche il naso fuori e cerco di passare le giornate nel modo più piacevole possibile: improvviso sui dischi di Miles, di Chet… leggo moltissimo, ascolto un sacco di musica e così riscopro delle cose che magari non ascoltavo da 30 anni. Ad esempio sto ascoltando molti dischi di Armstrong… molta vecchia roba mia che non ricordavo nemmeno di aver fatto. Insomma, come ti dicevo, cerco di trascorrere il tempo nel modo più piacevole possibile e quindi, in casa, questo periodo lo sto vivendo bene anche se questa situazione mi preoccupa immensamente. Il fatto più grave è l’incertezza: non si sa niente, non si capisce nulla e questo tende a darti una grossa depressione che cerco di vincere facendo delle cose, rimanendo attivo. Su questo problema si innesta il fatto che io a marzo avrei dovuto essere operato ad un’anca, che mi fa molto male; ti assicuro che soprattutto quando cammino il dolore è davvero tanto; invece hanno bloccato tutto e ancora oggi non so quando sarà possibile operarmi, cosa che ovviamente non mi rende particolarmente felice”.

Come ha influito tutto ciò sul tuo lavoro? Pensi che in futuro sarà lo stesso?
“Ho dovuto cancellare tutto; avevo un sacco di cose da fare incluso un tour con Joe Lovano in Italia e all’estero. Teoricamente tutti questi concerti sono stati rimandati, ma fino a quando? Come ti dicevo l’incertezza è la cosa peggiore di questo momento: non si sa nulla, non si riesce a prevedere quando e come tutto potrà ricominciare, navighiamo a vista. Se si ricomincerà entro un tempo ragionevole ma non ci sarà ancora il vaccino i concerti non si svolgeranno come in passato, si dovrà rispettare la distanza di sicurezza, teatri da mille persone ne potranno contenere trecento, i viaggi… non so. Io ho già detto al mio agente che fino a quando il virus non verrà debellato definitivamente grazie al vaccino, io andrò a suonare solo nei luoghi che potrò raggiungere in macchina senza dover prendere treni, aerei… non voglio rischiare”.

-Quindi in questo periodo stai vivendo attingendo alle tue riserve…
“Sì, per fortuna questo è l’ultimo dei problemi in quanto se alla mia età dovessi avere dei problemi economici significherebbe che avrei sprecato la mia vita. Invece non l’ho sprecata. Quindi, a meno che non affondi il Paese tutto, da questo punto di vista sono tranquillo. Ma, scherzi a parte, il problema c’è ed è grave; bisognerà vedere cosa succederà in quanto la botta all’economia sarà fortissima”.

-Vivi da solo o con qualcuno? E quanto ciò risulta importante?
“Io vivo con mia moglie e siamo una coppia di quelle che stanno bene insieme; lei mi coccola, mi fa dei pranzetti buonissimi…certo ci soffre anche un po’ perché lei ha una ventina di anni meno di me, quindi avrebbe voglia di uscire, di correre, di camminare ma non lo può fare perché ha paura, rientrando, di portare in casa il virus. Quindi non esce neanche lei, ma per fortuna siamo in due, come ti dicevo e stiamo bene assieme… In questo momento mia moglie mi sta guardando dicendo “non è vero” e invece sì che è vero. La spesa ce la portano… si tira avanti”.

Pensi che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
“Non te lo so proprio dire. Sicuramente cambieranno molte cose. Tra parentesi non è che prima fosse il “Nirvana”, però era sicuramente meglio di adesso. Io penso, anzi sono sicurissimo di questo per esperienza, che gli uomini non cambiano, uno è come è e rimane tale qualunque cosa succeda. Non penso che si uscirà da questa storia con tutti che ci vogliamo più bene, che ci capiamo di più, manco per niente. Una cosa assurda, ad esempio, è che proprio adesso c’è qualcuno che truffa sulle mascherine. In un momento in cui il senso comune vorrebbe che tutti cercassimo di non danneggiarci a vicenda, c’è gente che pensa solo al proprio tornaconto personale. Quindi non credo che possa migliorare qualcosa”.

-Sono assolutamente d’accordo con te. Credi che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?
“Assolutamente sì. A chi la ama sicuramente, ma non a tutto il mondo in quanto c’è gente che è refrattaria alla musica. Anche se tu vedi un teatro pieno, o un festival con quarantamila persone in realtà la percentuale di quanti ricevono qualcosa da ciò che ascoltano è molto, molto bassa. C’è moltissima gente a cui la musica dice poco o nulla. Ripeto: a chi la ama, la musica rappresenta un fattore importantissimo. Ad esempio, per quanto mi riguarda, la musica mi aiuta moltissimo a superare questi momenti: come ti dicevo sto ascoltando tantissima roba, mi fa bene; in più sto ascoltando cose che non sentivo da tempo, come Stravinsky, che non rientra tra le mie attività più frequenti…intendiamoci, mi piace molto la musica classica ma di solito ascolto altre cose. Invece, in questi giorni, dato il molto tempo a disposizione, mi sto dedicando anche ad altri tipi di ascolto. Poi vedo moltissimi film, ho una buona collezione di DVD con film meravigliosi dagli anni trenta ad oggi quindi con il proiettore o con il computer me li guardo. Tra l’altro ho preso i DVD di questa serie televisiva che si chiama “L’amica geniale” – a proposito io non ho la televisione oramai da trent’anni – che ho trovato veramente eccellente, un lavoro ben fatto… sto leggendo un libro sull’analisi critica di tutto il lavoro di Visconti. Ho riletto Zola dopo circa trent’anni… insomma è tempo di fare cose che normalmente non fai”.

-Se non la musica a cosa ci si può affidare?
“A sé stessi, a quello che ci interessa, che ci piace. Noi che amiamo profondamente qualcosa, ad esempio la musica, ma anche altre cose come la letteratura, il cinema, siamo dei privilegiati, in quanto da tutto ciò ricaviamo un piacere reale, che ci aiuta a vivere. Ma tu pensa a quelli che sono costretti a stare in casa, senza alcuno di questi interessi, sicuramente daranno fuori di testa. Certo, poi, anche noi “privilegiati”, se per un attimo ci assentiamo da questi “piaceri” e torniamo alla realtà, c’è davvero da angustiarsi perché la situazione è grave, drammatica in quanto, come ho detto più volte, non si sa bene come e quando ne usciremo. Io ho due case, una a Milano e una qui a mare; per fortuna quando è scoppiato il fattaccio, io ero al mare e quindi sono stato costretto a fermarmi qui, altrimenti a Milano la situazione sarebbe stata molto ma molto più pesante. Questa è una cittadina di 30.000 abitanti quindi tutto è più facile”.

-Dove stai esattamente?
“A Chiavari. In realtà mentre ero qui stavo aspettando una telefonata per il pre-ricovero legato all’operazione di cui ti ho parlato, ma poi tutto si è bloccato e quindi sono rimasto qui”.

-Secondo te quanto c’è di retorica in questi continui richiami all’unità?
“Ad onor del vero non capisco cosa vuol dire nella pratica. Cosa dobbiamo fare? Uscire e cantare tutti assieme…non lo so. Ripeto, in termini pratici non so cosa voglia dire ‘restiamo uniti’. Sì, c’è molto di retorica. Invece sarebbe importante che ci fosse maggiore condivisione tra chi ci governa e l’opposizione; tutti approfittano del Coronavirus per fare campagna elettorale”.

-Sei soddisfatto di come si stanno muovendo i V/si organismi di rappresentanza?
“Non so risponderti. Nel mio campo stanno cercando di dare una mano, ma non so se ci riescono; una cosa che mi preoccupa onestamente è la situazione dei musicisti giovani, ad esempio quelli del mio gruppo. Mi chiedo come facciano a sopravvivere perché non hanno avuto una vita per mettersi nelle condizioni di sicurezza e quindi se non suonano non guadagnano. Questi provvedimenti che hanno varato, ad esempio i 600 euro che fanno ridere i polli anche se sono sempre meglio di un calcio in faccia, non ho capito bene se sono mensili o una tantum. In ogni caso sono solo per chi l’anno scorso ha avuto trenta giorni lavorativi ma per chi conosce il mondo del jazz sa che si tratta di un traguardo molto ma molto difficile da raggiungere. Vorrebbe dire all’incirca tre concerti al mese, regolarmente retribuiti con i relativi contributi, ma non esiste. Questi giovani spesso suonano nei club dove le cose non è che siano particolarmente regolari. Poi, una volta che nei hai diritto, ci si mette di mezzo la burocrazia: io ho un amico, un musicista giovane, che ha passato 24 di fila sul portale INPS prima di riuscire ad avanzare la richiesta. Capisci che così diventa una roba impossibile. Non so se è così dappertutto. Mi risulta, ad esempio, che in Germania è tutto più semplice, i soldi sono già arrivati mentre da noi non si sa bene quando questi soldi arriveranno. D’altro canto bisogna anche dire che mentre il musicista professionista lavora con i turni, le registrazioni e quindi è tutta un’altra cosa, è un lavoratore come gli altri, ha i sindacati e via discorrendo, noi musicisti di jazz siamo su un piano diverso, siamo degli artisti… ad esempio i poeti, non c’è un sindacato dei poeti, non è che facciamo un lavoro di routine, ognuno è diverso dall’altro, uno lavora perché c’è gente che lo vuol sentire… questo per dire che non si può avere una cosa eguale per tutti”.

-Partendo da queste premesse, se avessi la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederesti?
“Non lo so. Se io fossi in grado di avere delle idee in questo campo mi sarei dedicato alla politica. Per chiedere qualcosa bisognerebbe avere innanzitutto contezza che si tratti di qualcosa realizzabile, almeno una infarinatura di come funziona la macchina pubblica”.

-Un’ultima domanda. Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?
“Ne ho tantissimi e qualche volta sul mio Facebook avanzo qualche suggerimento. Ad esempio ho riascoltato un disco di cui non ricordavo l’esistenza, ovvero Dizzy Gillespie che suona Duke Ellington con arrangiamenti di Claire Fisher (“A Portrait of Duke Ellington” – Verve MG-VS-68386 n.d.r.) con un Gillespie in grande spolvero, in uno dei momenti più brillanti della sua carriera, ho riascoltato un paio di dischi che amo moltissimo e che consiglio a tutti, “Armstrong e Ella Fitzgerald”, i tre capolavori di Miles con Gil Evans, e volendo anche il quarto che non è male, “Quiet Night”, poi bisognerebbe risentire Monk…senza trascurare la musica classica… “Il concerto per pianoforte e orchestra in sol maggiore” di Ravel, il cui secondo movimento è a mio avviso una delle cose più belle della storia della musica. Poi c’è una cantante brasiliana meravigliosa, che si chiama Rosa Passos; è fantastica, è una sorta di Joao Gilberto al femminile, veramente molto, molto brava, emozionante. Per quanto riguarda le nostre io consiglierei a tutti di ascoltare i dischi di Barbara Casini che è una cantante strepitosa di musica brasiliana. Barbara, che io ho definito una Mina con gusto, pur avendo tutte le carte in regola, questa straordinaria capacità di colpire direttamente al cuore, in più suona bene la chitarra e compone altrettanto bene, ha però questa incredibile capacità di perdere tutti i treni, non ha mai saputo cogliere l’occasione giusta, occasioni che si presentano se sei fortunato una volta nella vita, difatti non ha minimamente lo spazio che meriterebbe. In questi giorni ho poi il piacere di sentirmi quasi giornalmente con Dino Piana, con il quale siamo amici da circa 60 anni e in quest’ultimo periodo ci siamo ancor più avvicinati, mi sto sentendo spesso anche con Ambrosetti, Franco, che mi ha appena mandato una copia del suo libro, la sua autobiografia con, tra l’altro, bellissime foto; io l’ho consigliato sull’acquisto di uno strumento, lo strumento che io ho adesso e di cui sono molto felice. Poi, ovviamente, ogni tanto sento i ragazzi del gruppo, Morello, Diodati, Giovanni Guidi…”

Gerlando Gatto

 

Il Jazz ai tempi del Coronavirus le nostre interviste: Fabrizio Bosso, trombettista

Foto di CARLO MOGAVERO

Intervista raccolta da Daniela Floris


-Come stai vivendo queste giornate?

Ogni giornata fa storia a sé, non sono mai uguali. Capita che mi alzi veramente girato male, e quindi ci sta pure che non parli per tutto il giorno, e allora mi rifugio un po’ in me stesso. Altri giorni riesco a trovare un po’ di luce, un leggero velo di speranza, quindi penso positivo e faccio più cose. Ondeggio tra questi due stati d’animo .

 

-Come ha influito questa emergenza sul tuo lavoro?

Sicuramente ha influito molto, perché non sono mai stato abituato a stare a casa più di tre o quattro giorni di fila. E’ una nuova vita, praticamente. Spero sia solo una parentesi, perché mi manca il contatto con la gente, come credo manchi a tutti. Oltretutto, cercare di studiare e di tenersi in forma con lo strumento senza avere un obiettivo imminente è molto faticoso.

 

-Pensi che nel prossimo futuro sarà lo stesso?

Non so dire cosa cambierà quando ritorneremo a fare la vita di prima. Sicuramente non sarà facile riavviare tutto. La mia unica paura è che quando riapriranno i teatri e i club la gente sarà ancora talmente spaventata da non venire ai concerti.  Poi però vedo la reazione positiva dei nostri fan e del pubblico in generale ai nostri video, che registriamo per tenerci in contatto con loro: mi sembra che il desiderio di tutti sia ritornare prima possibile ad ascoltarci dal vivo, e quindi alla fine ritorno fiducioso.

 

– Come riesci a cavartela senza poter suonare?

Continuo a suonare a casa. Devo dire che in parte anche il dover registrare delle tracce e dei video mi costringe a stare in forma. In questo momento come stimolo mi tengo questo, ma non so quanto possa durare.
Sicuramente c’è il grande desiderio di tornare a suonare: non solo per una questione economica, ma perché noi musicisti ci nutriamo dell’energia del pubblico. Questa è una cosa che mi sta mancando tanto. Ho avuto molte proposte di fare lezione online, c’è anche chi vuole organizzare dei master, ma io non ho mai creduto granché alle lezioni online, anche perché con la tromba non è così semplice: è uno strumento molto fisico, per il quale è importante il contatto con l’allievo, ed è importante che chi approccia lo strumento possa vedere come si respira, e come tu sei impostato. Poi c’è anche il grande limite, per il Jazz, che non si può suonare insieme. Io durante le lezioni lavoro molto con le basi, anche pre-registrate, per improvvisare, e questa cosa non è possibile. Parlando invece dal punto di vista strettamente economico, dato che sono quasi trent’anni che lavoro tantissimo, almeno da quel punto di vista sono “tranquillo”, tra virgolette, appunto.

 

-Vivi da solo o con qualcuno?

Vivo con la mia compagna, Stefania, e mio figlio, Mathias, che ha dieci anni.

 

-E quanto ciò risulta importante?

Il fatto che io sono a casa, e che anche la mia compagna stia sta lavorando in casa è una cosa che ovviamente diventa un po’ pesante, più che altro anche per il tipo di lavoro che fa lei: è giornalista e praticamente sta sul coronavirus per sette o otto ore di fila. Ascoltiamo tutti i notiziari, lei deve speakerare, preparare i servizi, parlando sempre di questo argomento: devo dire che ci sono giorni che si arriva a fine giornata che si è abbastanza esauriti. Però cerchiamo di prenderci i nostri piccoli spazi e riusciamo sempre a superare i momenti più stancanti.

 

-Pensi che questo momento di forzato isolamento ci indurrà a considerare i rapporti umani e professionali sotto una luce diversa?
Spero tanto che questa brutta esperienza non ci allontanerà troppo nei rapporti umani, anche perché, come già dicevo prima, noi musicisti viviamo di questo, ed è tutto uno scambio di energia tra noi e pubblico. Se la gente sarà più lontana, anche la musica si allontanerà. Incrocio le dita e spero che questo non accada.

 

-Credi che la musica possa dare la forza per superare questo terribile momento?

Sono convinto che un aiuto, piccolo o grande che sia, la musica lo può dare. Stiamo vedendo ad esempio la reazione della gente ai video, alle varie iniziative che pubblichiamo online: anche questa cosa bella che abbiamo fatto con Tosca, Joe Barbieri, Sergio Cammariere, Luca Bulgarelli (Il singolo Tu io e domani, i cui proventi sono andati alla Protezione civile, n.d.r. ).  Quando un brano, pubblicato i primi due giorni praticamente solo sulle nostre rispettive pagine facebook, riesce a raccogliere con i download quasi diecimila euro, vuol dire che la gente è attenta e ricettiva. E quindi vuol dire che la musica viene considerata come veicolo importante, anche per superare questo brutto momento.

 

-Se non alla musica a cosa ci si può affidare?

Penso che ognuno si debba affidare a qualcosa in cui crede veramente. Nel mio caso quel qualcosa sono la famiglia e la musica. Purtroppo in questo caso anche io sono semplice spettatore, e quindi dobbiamo solo aspettare e vedere cosa accadrà.

 

-Quale tuo progetto è rimasto incastrato in questa emergenza e vuoi segnalare?

Sono tanti i progetti rimasti incastrati, non mi va di parlare di nessuno in particolare, erano tante cose importanti: concerti, preparazione del disco in quartetto, uscita di due tre dischi sia come leader che come side man. Sotto questo punto di vista è un grande disastro, quindi teniamo duro e speriamo siano progetti soltanto posticipati.


-Mi racconti una tua giornata tipo?

Mi alzo la mattina, preparo la colazione e sto dietro un po’ a mio figlio con le lezioni online, si deve collegare 4 volte al giorno!
Poi studio e cerco di mantenermi in forma con lo strumento. Questo durerà fino a che non mi alzerò una mattina e dirò basta, perché di tenermi in forma non avrò più voglia,  fino a quando non mi diranno quando potrò tornare a suonare.
A parte questo,  sto facendo molti video e registrando un po’ di brani che stiamo montando anche con lo Spiritual Trio (con Alberto Marsico all’organo e Alessandro Minetto, n.d.r.):  registro qualche traccia, devo dire con mille difficoltà. Poi si gioca al mini ping pong che ho comprato proprio per superare questo periodo di clausura forzata.  Alterno queste cose, un po’ sto dietro a Mathias, e quando si può si esce a fare due passi intorno al palazzo.

Se avessi la possibilità di essere ricevuto dal Governo, cosa chiederesti?

Solo di avere tanto buon senso prima di diffondere varie ordinanze, e non solo. Sicuramente lo stanno facendo già, ma chiederei però di pensare bene a tutte, proprio tutte le conseguenze che queste decisioni comportano.


-Hai qualche particolare suggerimento di ascolto per chi ci legge in questo momento?

E’ una cosa troppo soggettiva: consiglio a tutti di ascoltare la musica che ci fa stare più in pace.
Nel mio caso è spesso musica brasiliana. Quando ho bisogno di evadere, di rilassarmi, ascolto musica brasiliana, anche perché le sfumature della musica brasiliana sono tante. Nella maggior parte delle composizioni io trovo malinconia, anche tristezza, ma sempre con un velo di speranza, c’è sempre un ritornello che va in maggiore, o cambia ritmo, e ti dà, appunto, speranza: questo penso sia molto vicino al mio stato d’animo attuale.

Foto di CARLO MOGAVERO