La Svizzera dei giovani, tutt’altro che tradizionalista

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Trio Rusconi (foto Diana Scheunemann)

Trio Rusconi (foto Diana Scheunemann)

Il Trio Rusconi è un trio di giovani musicisti di Zurigo che sta raccogliendo sempre maggiori consensi nell’ ambito del panorama jazzistico europeo. Al pianoforte c’è Stefan Rusconi, al contrabbasso Fabian Gisler, alla Claudio Strueby . La formazione dunque è classica, ma il loro sound di certo non è usuale. Non solo per la presenza di effetti elettronici (che non sarebbero certo di per se una novità), ma per il singolare mix di mondi sonori e anche per la ricchezza di idee nuove dal punto di vista musicale. Al centro della loro poetica il suono: una costante ed estemporanea ricerca emozionale attraverso il suono rende le loro performances molto particolari e molto suggestive.
Daniela Floris li ha intervistati poco prima del loro all’ Auditorium Parco della Musica, nell’ ambito del Roma Jazz Festival 2012 (Visual Jazz), nel quale hanno anche presentato molti brani tratti dal loro ultimo cd “Rusconi Revolution”, edito da Qilin Records.

Floris: Come nasce il vostro trio? Il vostro è un incontro casuale, come a volte avviene tra musicisti tra un concerto e l’ altro, o siete amici già da tempo?
Rusconi Trio: “In realtà siamo fratelli! E’ come se lo fossimo. In realtà ci siamo incontrati dodici anni fa. Claudio e Stefan studiavano jazz insieme, ed insieme partecipavano a molte Jam Sessions . Fabien era già da tempo sulla scena musicale svizzera. Abbiamo chiesto a Fabien di unirsi a noi e così è nato il nostro trio. Tutti comunque proveniamo da Zurigo”.

F: Ci sono ruoli ben definiti all’ interno di questo ensamble o siete intercambiabili? Chi compone, chi arrangia, chi tiene le public relations?
R.T.: “Dal punto di vista organizzativo ed amministrativo abbiamo diviso in modo abbastanza consapevole i vari ruoli e le tante cose da fare. Fabien è quello che coordina tutti i in Svizzera, organizza. Per di più è lui che si occupa di noleggiare le auto! E’ anche il responsabile della vendita dei cd. Stefan controlla in generale tutto ciò che accade riguardo al Trio. Claudio si occupa della parte, importantissima, legata al web ed al nostro sito. Per quanto riguarda la parte artistica invece davvero lavoriamo insieme, ed è divisa in maniera equa. Ognuno può apportare la propria idea musicale e sottoporla agli altri. Non c’è un ruolo definito nella parte artistica e musicale, siamo tutti e tre intercambiabili e necessari”.

F: La vostra musica è strettamente legata all’ aspetto “visuale” in alcuni spettacoli, è così?
R.T.: “Durante i nostri concerti non vanno in onda filmati, o video. Però abbiamo composto musica per film, questo è capitato, con l’ artista Pipilotti Rist. Da un punto di vista invece “percettivo” in molti ci hanno detto che la nostra musica in effetti può essere definita evocativa, e che noi riusciamo suonando a suscitare, evocare immagini in chi ci ascolta”.

F: Probabilmente dunque per fare musica “nuova” occorre avere interessi anche al di fuori della musica. Dove trovate gli stimoli necessari ad essere così creativi?
R.T.: “Le donne, il vino, il cibo…l’ Italia! e poi troviamo l’ ispirazione in… Rusconi Trio. Fabien in particolare ha la passione dell’ arrampicata in montagna”.

F: Siamo abituati ad incontrare Jazzisti da tutta Europa, è meno usuale incontrare ensemble svizzeri. Pensate ci sia un motivo particolare? Come è la Svizzera rispetto alla musica Jazz? C’è fermento o siete un’ eccezione?
R.T.: “C’è molto Jazz in Svizzera, e sicuramente non siamo i soli. Ma forse qui in Italia ne vedete pochi perché per gli artisti svizzeri è probabilmente più facile andare a suonare in Germania. Molti parlano il tedesco. Stefan ad esempio abita stabilmente a Berlino”.

Trio Rusconi (foto Diana Scheunemann)

Trio Rusconi (foto Diana Scheunemann)

F: La vostra musica quanto ha assorbito del vostro Paese, in senso lato e non solo come suoni?
R.T.: “Pensiamo certamente che ci sia molto del nostro Paese, siamo svizzeri è la nostra realtà. Ma adesso si viaggia molto di più , molto più velocemente, si hanno continui contatti con altri musicisti. Si è a stretto contatto con molte realtà. Dunque ne consegue un mix di suggestioni. Del nostro Paese rimane molto come base, ma non si può parlare certamente ad esempio di influenza della musica “folk”. Ciò che trapela di esso nella nostra musica non ha niente a che vedere con l’ immagine turistica “da cartolina”. La realtà è molto diversa. Proprio ieri ad Amburgo un giornalista ad esempio ha definito la Svizzera un paese tendenzialmente “conservatore” e si stupiva che la nostra musica invece fosse così nuova. Noi siamo una generazione giovane e ai festival incontriamo giovani di tutti i Paesi, da Parigi, Londra, Berlino e dunque facciamo musica nuova, in quanto nuova generazione giovane. Nonostante la Svizzera sia ritenuta un paese molto tradizionalista, il che non è esatto”.

F: C’è un artista con il quale vorreste collaborare?
R.T.: “Lo abbiamo appena fatto, abbiamo collaborato con il chitarrista Fred Frith. Spesso pensiamo a collaborazioni, ma queste devono avere molta attinenza con ciò che noi facciamo. Collaboriamo anche con artisti di campi diversi da quello musicale, ad esempio da poco abbiamo lavorato appunto con l’ artista grafica, fotografa e film maker Pipilotti Rist. E’ stato un lavoro che ci è piaciuto moltissimo”.

F: C’è un artista o un genere invece diametralmente opposto a voi, come linguaggio, e che sentite particolarmente lontano?
R.T.: “E’ una buona domanda! Non ci avevamo mai pensato. Probabilmente certi tipi di musica house molto cheap, molto commerciali che si sentono sempre di più in radio attualmente. In realtà tutta la musica troppo commerciale. Non ci piacciono gli artisti che usano l’ arte per arricchirsi. Quando c’è tanto danaro che gira è difficile rimanere artisti puri, è impossibile avere come vero fine la musica”.

F: Cosa intendete quando dite di mettere il suono al centro del vostro lavoro? Non è forse questa una caratteristica della musica?
T.R.: “Certo che il suono è musica. Molti artisti però assumono come prioritario l’ aspetto tecnico virtuosistico, come se fossero in un circo, per suscitare un ammirato stupore rivolto verso l’ abilità tecnica. Per noi la musica ha altri aspetti fondamentali che travalicano quello puramente spettacolare. In ogni nostro concerto noi diamo al pubblico ciò che in quel momento sentiamo profondamente. E per comunicare usiamo il suono, quel suono deve creare una comunicazione ed una scossa emotiva”.

Stefan: “Quando io suono in maniera molto complicata e tecnica mi sento distaccato da ciò che sto facendo. Quando è così vuol dire che per me non è una giornata buona, ed emozionalmente non sto dando molto”.

T.R.: “La nostra musica in se è semplice, ma noi cerchiamo di dare molto attraverso il suono. Bisogna studiare molto, provare molto, ma al momento di suonare in pubblico per noi è molto importante improvvisare e creare emozioni. L’ improvvisazione e la ricerca del suono per noi sono fondamentali”.

F: Cosa pensate abbia fatto scattare la scintilla tra voi e il pubblico?
T.R.: “Ti facciamo un esempio. Ieri abbiamo fatto un concerto ad Amburgo, ed è accaduto che il pubblico era come se facesse parte della musica che facevamo. Hanno captato tutte le nostre emozioni e ci è sembrato che proprio ne facessero parte. Non è stato suonare per loro, è stato suonare con loro. Si è instaurato un vero e proprio legame, emotivo e mentale. Questo probabilmente è ciò che per fortuna ci accade la maggior parte delle volte”.

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