DANILO REA al CIVITA CASTELLANA FESTIVAL

Le foto sono di LAURA GIROLAMI

Il Civita Castellana Festival arriva alla trentesima edizione con una serie infinita di eventi teatrali, letterari, musicali che il direttore artistico Fabio Galadini ha la cura di scegliere tra i migliori e i più variegati del momento per andare incontro ad un pubblico che sia il più ampio possibile. E ci riesce. E sapete cosa ottiene?
Non che ad ogni serata accorra un pubblico particolare, o di nicchia, che di volta in volta accorra ad assistere al “suo” spettacolo dedicato.
Ma che oltre agli appassionati, accorrano anche i “curiosi” di vari generi, di varie tipologie di evento. Il che si chiama nient’altro che fare cultura anzi, propagare cultura, piantare semi proficui, attivare sensi ed interessi.

Tutte le serate (quelle teatrali, quelle musicali, nonché gli eventi letterari) hanno registrato il sold out.
Io ho assistito (e presentato) un concerto squisitamente Jazzistico: il piano solo di Danilo Rea, a Forte Sangallo.

Forte Sangallo
Sabato 21 luglio 2018
Ore 2130

Danilo Rea piano solo ” Something in Our Way”

Quando si assiste ad un concerto solistico di Danilo Rea bisogna sapere che si partirà da un intento e si arriverà  non si sa dove.
Something in Our Way è un progetto pensato sul repertorio di Beatles e Rolling Stones. Brani leggendari di due gruppi britannici leggendari, percepiti comunemente come rivali, contrari, opposti.
Ma Danilo Rea, nell’intervista che ha preceduto il concerto, specifica che il Jazz, per lui, è partire da materiale che ispiri la creatività, da melodie, da progressioni armoniche che lo colpiscano, per poi dare il via ad un percorso di improvvisazione del tutto nuovo. Ed è per questo che non esiste una scaletta precisa, predeterminata nei suoi concerti: nemmeno in questo piano solo al Forte Sangallo. Location, bisogna sottolineare, veramente suggestiva.


Temi melodici fortemente presenti, e che diventano anelli progressivi di una catena di suggestioni, citazioni, piccoli temi nuovi di zecca estemporanei, e anche la ricerca di armonie tra brani che hanno molti più punti in comune di quanto non ci si aspetti; il pianoforte percorso in tutti i modi possibili, partendo dalla potenza di ottave percussive e accordi pieni che percorrono interi episodi tematici, arrivando alla delicatezza cristallina di arpeggi delicati sulla parte acuta del pianoforte, cromatismi, dinamiche nella gamma dei pianissimo. La cifra stilistica di Rea è questa e anche qualcosa d’altro.
Ad un tratto emerge Let it be, che si tramuta in Somewhere over the rainbow. Cosa c’entrano Beatles e Rolling Stones con Somewhere over the rainbow? Semplicemente uno dei molti approdi di un viaggio immaginario estemporaneo. La melodia si dissolve e di essa rimane la progressione armonica, che si tramuta in un walkin’ bass sopra il quale la mano destra gioca a correre sulla tastiera anche freneticamente, fino a che non si torna a Let it Be, in forma quasi di ballad. And I Love her, dal tema iniziale terso, nitido, piano piano viene espanso, trasposto, fino a tramutarsi in Angie. Angie è resa in modo quasi drammatico, e cangiante: nei primi minuti Rea timbricamente decide di ricostruire l’ atmosfera rock, e persino, credetemi, quasi il timbro inconfondibile della voce di Jagger. Poi trasfigura quella stessa melodia tramutandola in Jazz allo stato puro, almeno fino a quando non appare Motocicletta, di Lucio Battisti, che però da il via a (I can’t get no) Satisfaction. E poi ancora Michelle, Your Song, di Elton John, My Favourite Things, Hey Jude.  Tutto è conclusione e al tempo stesso incipit di qualcosa di altro, tra loop potenti, riff che fanno da ponte tra un brano e l’altro, un suono pieno ed un morigerato uso dei pedali, dinamiche a contrasto, una vena improvvisativa indomabile: queste le caratteristiche di un concerto il cui bis comincia con You can’t always get what you want, che si adagia poi su Mission di Ennio Moricone.

L’IMPATTO SU CHI VI SCRIVE

Un concerto suggestivo, fatto di svolte improvvise, di suoni volutamente ed efficacemente potenti che hanno un impatto molto forte e coinvolgente su chi ascolta. Danilo Rea sa trascinare in un percorso nel quale, partendo dalla melodia, si trovano punti in comune tra mondi musicali, sonori, di genere, completamente diversi tra loro, e su quelli gioca e crea qualcosa di altro ancora. E poiché i punti di arrivo, gli anelli di questa catena musicale, sono brani che fanno parte del nostro dna, per un’ora si corre, ci si riposa, si canta, ci si sente a casa ma allo stesso tempo ci si stupisce, di quei punti in comune di un patrimonio che credevamo così difforme: e non solo Beatles e Rolling Stones, ma anche Morricone, Battisti, Monk e tutti quelli che ho ascoltato al Forte Sangallo ma che è impossibile elencare tutti: un’ora di bella musica dal vivo, un’ora di Jazz.

 

 

Corinaldo Jazz Festival 2018 – venti anni di grande jazz

L'immagine può contenere: una o più persone e testo

Venti anni di grande attività per il Corinaldo Jazz: un compleanno importante da non perdere quest’anno in uno dei borghi più belli d’Italia! Due i concerti per questa ventesima edizione, il 5 e il 7 di agosto nella splendida cornice della Piazza Il Terreno. L’inizio dei concerti è fissato per le 21.45 e, come tradizione vuole, saranno seguiti dalle jam session ai 9 Tarocchi.
Apriranno la rassegna gli YELLOWJACKETS domenica 5 agosto. Quattordici album alle spalle, oltre un milione di copie vendute, centinaia di concerti in tutto il mondo per gli Yellowjackets che sono la più longeva e creativa fusion band del panorama musicale. E non solo per un fatto di continuità anagrafica (il gruppo esiste dal 1977), quanto per una esplosiva spinta a sperimentare continuamente linguaggi, fusioni e contaminazioni e a rivedere il proprio orizzonte espressivo alla luce di nuove acquisizioni stilistiche. E’ stato l’ingresso del sassofonista, arrangiatore e compositore Bob Mintzer a far compiere agli Yellowjackets il definitivo salto di qualità da eccellente band di fusion al perfetto ingranaggio di jazz elettro-acustico. Il loro sound e il loro stesso nome sono oggi molto più di un marchio di fabbrica: attraverso l’evoluzione della loro musica, rappresentano piuttosto un certificato di garanzia. Jazz e fusion acustica si fondono con grandissima raffinatezza in un sound compatto e preciso, con spazi, forme e dimensioni disegnati senza fatica da musicisti di calibro mondiale.
Martedì 7 agosto, a conclusione di questa breve ma intensa edizione, sarà la volta di uno dei migliori altosassofonisti di tutti i tempi: KENNY GARRETT. Nei suoi trenta anni di brillante carriera, Kenny Garrett è divenuto uno dei principali altosassofonisti della sua generazione e il più imitato al mondo. Dall’esordio con la Duke Ellington Orchestra e dalle collaborazioni con Freddie Hubbard, Woody Shaw, Art Blakey & The Jazz Messengers e Miles Davis, Garrett ha sempre apportato il suono vigoroso, melodico e inconfondibile del suo sax alto. Nella stagione 2008-2009 ha suonato nel supergruppo di Chick Corea e John McLaughlin “Five Peace Band” e ha inciso il disco che si è aggiudicato il Grammy Award nel 2010. Con l’album “Seeds From The Underground” (2012), Garrett presenta un quartetto rigorosamente acustico e un ritorno allo straight-ahead, che mette in risalto le sue straordinarie doti musicali. In Germania si aggiudica dagli Echo Awards il premio “Best International JazzSaxophone Performance”. Con l’ultimo album “Pushing the World Away” riceve la nomination ai Grammy come “Best Jazz Instrumental Album”. A luglio 2016 è uscito il nuovo album “Do Your Dance” che già dal titolo segnala la volontà di Garrett di continuare a far divertire il suo pubblico.

Ingresso € 15

In caso di maltempo i concerti si terranno presso il Teatro Goldoni di Corinaldo.
Per informazioni www.corinaldojazz.com
Tel :071 67782 int 236 (Ufficio Turismo)
Cell : 329 4295102
Email :roundjazz@gmail.com

 

Inside Jazz Quartet e Nilza Costa al TrentinoInJazz 2018

TRENTINOINJAZZ 2018
e
Valli del Noce Jazz
presentano:

Venerdì 20 luglio 2018
ore 21:00
Cortile di Palazzo Parisi
Via Roma 24
Denno (TN)

In caso di pioggia: Teatro Comunale

INSIDE JAZZ QUARTET

Sabato 21 luglio 2018
ore 21:00
Santuario di S. Romedio
Sanzeno (TN)

In caso di pioggia: Casa de Gentili

NILZA NASCIMENTO COSTA

Ingresso gratuito

Uno splendido fine settimana nelle Valli del Noce con due ottimi concerti: il programma del TrentinoInJazz 2018 è sempre sorprendente, venerdì 20 e sabato 21 luglio ospita due appuntamenti imperdibili, che caratterizzano fortemente il cartellone di questa nuova edizione. Parliamo di Inside Jazz Quartet e Nilza Nascimento Costa!

Venerdì 20 luglio, Denno. Un ensemble come Inside Jazz Quartet non ha certo bisogno di presentazioni: Tino Tracanna (Sassofoni), Massimo Colombo (Pianoforte), Attilio Zanchi (Contrabbasso) e Tommaso Bradascio (Batteria) sono quattro personalità fondamentali per il jazz nostrano ed europeo, sia per il proprio percorso personale che per le numerose collaborazioni incrociate negli anni. Il nuovo album Four By Four (Abeat Records) è un tributo ad alcuni fra i più importanti compositori jazz del Novecento: Billy Strayhorn, Charles Mingus, Dave Holland e Kenny Wheeler, omaggiati con due pezzi scelti da ogni membro del quartetto e con un brano originale a testa, ispirato allo stile di questi grandi maestri. Inside Jazz Quartet abolisce il tradizionale concetto di leader e sideman e favorisce l’agire dei singoli in modo completamente equiparato: interagiscono fra di loro come non mai, un interplay naturale e fluido con scambi di frasi ritmiche e armoniche che si ripetono come cercarsi l’un l’altro, il tutto come fosse un unico vedere, sentire, abbracciare la forza del jazz su un’unica strada.

Sabato 21 luglio, San Romedio. Dal Brasile arriva Nilza Nascimento Costa, una voce profonda e scura, nata vicino al mare di Ondina a Salvador de Bahia con il cuore che pulsa per l’Africa. E’ cresciuta in una città brasiliana fortemente influenzata dalle tradizioni “africane” presenti nel Candomblé, nella Capoeira, nel Samba Duro, nel Maculelé e nelle Cantigas de roda. Musiche ispirate ai ritmi e alle danze sacre del Candomblé mescolate sapientemente alle sonorità della cultura popolare brasiliana e lusofona, dove si insinuano con libertà contaminazioni di rock, blues, reggae, jazz. I suoi testi sono in portoghese, yorubà (lingua dialettale dell’Africa nord-occidentale, approdata nei campi di lavoro brasiliani negli anni dello schiavismo) e italiano. Con lei Massimo Zaniboni (sassofono), Daniele Santimone (chitarra), Roberto Rossi (batteria).

Prossimo appuntamento con il TrentinoInJazz 2018 domenica 22 luglio: Big Band Giovanile Alto Adige e Helga Plankensteiner & Revensch al Lago di Tovel (TN), Dolomiti Jazz Quintet a Pozza di Fassa (TN).

Gilson Silveira in concerto al TrentinoInJazz

TRENTINOINJAZZ 2018
e
Valli del Noce Jazz
presentano:

Mercoledì 18 luglio 2018
ore 21:00
Piazza Padre Eusebio Chini
Segno (TN)

In caso di pioggia: Museo Padre Kino

GILSON SILVEIRA TRIO

ingresso gratuito

Proseguono gli appuntamenti dal vivo del TrentinoInJazz 2018 nelle Valli del Noce, stavolta con un focus – in verità mai assente nella lunga storia della programmazione del festival – sulla musica brasiliana, con un autentico asso: Gilson Silveira! A Segno (TN) si presenta in trio con il pianista Sergio Di Gennaro e il bassista Eddy Gaulein-Stef. Ad eccezione di qualche brano di Hermeto Pascoal, Thelonious Monk e Roberto Taufic, il trio propone composizione proprie che, per senso di appartenenza culturale, uniscono il linguaggio ritmico e melodico del Brasile alle cadenze armoniche e alla libertà di improvvisazione del jazz, un arrangiamento a sei mani consapevole che un concerto non è mai uguale al precedente.

Percussionista di Ipoema, nello stato del Minas Gerais, Gilson Silveira si è stabilito da molti anni in Italia, ha collaborato con moltissimi artisti italiani e star internazionali del calibro di Anna Torroja e Miguel Bosé, ha all’attivo anche collaborazioni con Chico Buarque di Hollanda e José Neto, con cantanti come Titane, Maurizio Tizumba, Marcos Buzana e tanti altri. In Europa ha lavorato fra gli altri con Marcella Bella, Franco Mussida, Tullio De Piscopo, Dom Um Romao, Giobbe Covatta, Flavio Boltro, Sergio Caputo, José Feliciano, Laura Fedele, Pitura Freska, Linea C, Mau Mau, Massimo Colombo.

Prossimo appuntamento con il TrentinoInJazz 2018 giovedì 19 luglio: Fabio Rossato a Sanzeno (TN), Leburn Maddox a Moena (TN).

Tiziano Bianchi in concerto al TrentinoInJazz 2018

TRENTINOINJAZZ 2018
e
Valli del Noce Jazz
presentano:

Martedì 17 luglio 2018
ore 21:00
Corte del Nuovo Polo Culturale
Via Damiano Chiesa, 45 (ex Macello)
Mezzolombardo (TN)

In caso di pioggia: Cinema-Teatro S.Pietro

TIZIANO BIANCHI SEXTET: ‘NOW AND THEN’

ingresso gratuito

Appuntamento speciale, il secondo, per la sezione Valli del Noce del TrentinoInJazz 2018, che approda a Mezzolombardo (TN) martedì 17 luglio con il concerto di Tiziano Bianchi e il suo sestetto. Al centro della performance Now And Then, il disco d’esordio del trombettista reggiano, pubblicato nel 2016, prodotto dal Tiger Okoshi, e impreziosito dalla voce di Giovanni Lindo Ferretti. L’album viene distribuito in Italia da Irma Records e in Giappone da Pony Canyon: qui le due piu’ importanti testate jazzistiche, ‘Jazz Life’ e ‘Jazz Japan’, gli dedicano ampio spazio. In Italia, il video del brano ‘Now and then’, con la partecipazione di Giovanni Lindo Ferretti, viene pubblicato in esclusiva sulla pagina di ‘Repubblica’.

Bianchi ha suonato e collaborato con importanti artisti tra cui Vinicio Capossela, Cesare Cremonini, Mara Redeghieri, Stefano Cisco Bellotti, Julie’s Haircut e altri, ha tenuto tour e concerti in importanti Festival e club in Italia, Stati Uniti, Europa e India. Insieme al trombettista a Mezzolombardo ci saranno Enrico Ferri (violoncello), Silvia Sciolla (violoncello), Claudio Vignali (pianoforte), Matteo Zucconi (contrabbasso), Marco Frattini (batteria).

Prossimo appuntamento con il TrentinoInJazz 2018 mercoledì 18 luglio: Gilson Silveira a Segno (TN).

Nelle immagini di Pino Ninfa lo spirito del jazz

 

 

 

L’immagine-simbolo è uno struggente “Porgy and Bess” sudafricano in cui dominano le ombre, un violoncello ed una figura di donna. Si parla di “Jazz Spirit”, la più recente delle mostre del fotografo Pino Ninfa (sponsorizzata dalla Olympus), tenutasi dal 5 al 30 giugno al Centro Culturale di Milano, uno spazio altamente funzionale in pieno centro meneghino. Come spesso accade nelle iniziative di Ninfa, la mostra è stata accompagnate da varie performance e incontri: “Sulle strade della musica” con Enrico Intra al pianoforte e gli scatti del fotografo (5 giugno); “Nel sogno del racconto. La città come palcoscenico” con Claudio Fasoli al sax soprano e le foto dei partecipanti al workshop, più una conversazione tra il jazzista ed il musicologo Maurizio Franco (12/6); “Fra sacro e profano. Le feste religiose in Italia e nel mondo” con la tromba di Giovanni Falzone e la batteria di Alessandro Rossi, arricchite dall’uso dell’elettronica e dall’interazione con le foto di A. Safina, E.Resmini, L.Rossetti, R.Iurato, M. Pasini, I.Adversi, C.e S.Onofri e dello stesso Ninfa (15/6); a concludere gli “eventi speciali” un incontro tra Luciano Linzi (direttore artistico di “JazzMi”) ed Enrico Stefanelli (direttore del “Photolux Festival”) su “Fotografare il jazz: Racconto e resoconto. Usi possibili per la committenza” (19/5).

Seguo il lavoro di Pino Ninfa da parecchio tempo e la sua attività non cessa di sorprendermi perché è una costante ricerca. Rispetto alla mostra del novembre 2017 al “Roma Jazz Festival”, l’esposizione milanese è avvantaggiata da uno spazio più adatto, meno dispersivo, con un’ottima illuminazione che ha consentito un efficace montaggio delle quarantatré foto, di cui nove in grande formato, tutte in bianco e nero. Ninfa ha una serie di scatti “caposaldo” che propone da tempo, immagini funzionali e simboliche rispetto alla sua estetica del racconto-resoconto; le serie esposte, però, mutano profondamente nella loro sequenza e si arricchiscono sempre di nuove fotografie. Ho registrato, tra le altre, un Luca Aquino al Vicenza Jazz Festival del 2017, il duo Paolo Fresu e Bebo Ferra in concerto dentro al carcere di massima sicurezza di Nuoro (2012), la Banda De Muro al festival “Time in Jazz” (2016), Max De Aloe ed Antonio Zambrini a “Jazz per l’Aquila” (2015), “Jazz for Kids” al “Liebnitz Jazz Fest” (2016), un’incredibile foto del pianista Gonzalo Rubalcaba al teatro Olimpico di Vicenza (2017) in cui Ninfa riesce a catturare e a fissare tutta l’energia dell’artista e a farne un ritratto dai caratteri barocchi. Splendida anche la doppia immagine di Michel Portal (“Piacenza Jazz Fest” 2017) come una foto che risale al 2005 largamente inedita: si è ai “Suoni per le Dolomiti”, nell’altopiano di Folgaria, e davanti ad una struttura bellica della prima guerra mondiale (Forte Sommo Alto) c’è la tastiera del pianoforte che suonerà Stefano Bollani che è stata smontata per una revisione tecnica. L’accostamento tra l’austero edificio e la tastiera genera un cortocircuito iconico fortissimo e – oltre a rappresentare in modo simbolico e poetico la filosofia della rassegna sonora – genera idee e tensioni narrative immediate. Di grande suggestione anche la foto di Enrico Intra all’ex-grattacielo Pirelli che suona il piano dominando Milano (“Piano City”, 2015) come lo scatto torinese in cui il progetto “Sonic Genome” di Anthony Braxton si ritaglia uno spazio nel museo egizio.

Persone, paesaggi, musicisti, luoghi, strumenti, materia e architetture si incontrano nel gioco delle luci e delle ombre; la macchina fotografica di Pino Ninfa riesce a catturare lo “spirito del jazz” in modo polifonico e poliedrico, regalando al visitatore tante tracce su cui incamminarsi e attraverso cui ricercare.

Luigi Onori