John De Leo special guest Rita Marcotulli, The Winstons special guest Morgan e Rodrigo D’Erasmo e oltre 250 artisti per MArteLive

Il 13 e 14 dicembre torna a Roma MArteLive – lo spettacolo totale: nelle sale del Planet Live Club (ex Alpheus – via del Commercio 36) la grande kermesse con oltre 250 artisti emergenti che si sfideranno nelle 16 discipline artistiche tra musica, teatro, danza, circo contemporaneo, pittura, fotografia, artigianato artistico, graficart, live painting e street-art, proiezioni, installazioni, reading e video-arte.
Tra gli ospiti, grandi nomi come John De Leo, Gio Evan, Bunna, The Winstons feat. Rodrigo D’Erasmo e special guest Morgan.
Grande anteprima dell’eclettica due giorni, mercoledì 12 dicembre alle ore 21, sarà il celebre spettacolo “Pitecus”, una delle opere più acclamate del duo Antonio Rezza e Flavia Mastrella – Leoni d’oro alla Carriera alla Biennale di Venezia 2018.
Il 13 dicembre sul palco del Planet, attesissimo dopo il clamore mediatico delle ultime settimane che ha scatenato la stampa nazionale e richiestissimo dalle maggiori emittenti televisive, sarà il poeta e performer Gio Evan – reduce dal successo del doppio disco MArteLabel “Biglietto di solo ritorno” e con un milione e mezzo di ascolti su Spotify del singolo “A piedi il mondo”. Ribattezzato “Gio Evan” in Argentina da un Hopi, Giovanni Giancaspro è un artista poliedrico, scrittore e poeta, filosofo, umorista, cantautore e artista di strada. Con la performance al MArteLive conclude una grande stagione di successi, per tornare live sul palco dalla primavera 2019.  Dopo il suo live, salirà sul palco la band The Winstons ft. Rodrigo D’Erasmo e special guest Morgan con “Pictures at a Christmas Exhibition”. Power trio basso, batteria, tastiere e voci, la band è composta da tre grandi musicisti della scena italiana: Enrico Gabrielli (Calibro 35/Pj Harvey), Lino Gitto (Ufovalvola) e Roberto Dell’Era (Afterhours), che per il loro concerto al MArteLive dal titolo “Pictures at a Christmas Exhibition” avranno come special guest d’eccezione Morgan e Rodrigo D’Erasmo (violinista degli Afterhours e tutor in compagnia di Agnelli a X Factor). Sul palco suoneranno brani dall’album “Pictures in Exhibition” oltre a nuovi pezzi in esclusiva tratti dal prossimo disco in uscita nella primavera 2019.
Il 14 dicembre grande ospite sarà John De Leo, considerato una delle voci più interessanti del panorama italiano. Artista eclettico, ha partecipato e promosso innumerevoli progetti non strettamente a carattere musicale, collaborando con molti artisti tra cui la pianista Rita Marcotulli che sarà special guest nel suo live sul palco di MArteLive. Ha lavorato, tra gli altri, con Stefano Benni, Teresa De Sio e Metissage, Ambrogio Sparagna, Banco del Mutuo Soccorso, Carlo Lucarelli, Stefano Bollani, Paolo Fresu Quintet, Danilo Rea, Franco Battiato, Enrico Rava, Carmen Consoli, Ivano Fossati, Antonello Salis, Alessandro Bergonzoni, Fabrizio Bosso, Trilok Gurtu, Stewart Copeland e Uri Caine. Co-fondatore dell’ensemble Quintorigo, con cui ha vinto il Premio Tenco nel 1999, ne ha fatto parte dal 1992 al 2004. Sul palco principale del MArtelive si esibirà con un live looping sampler, un karaoke giocattolo e un laringofono insieme al chitarrista Fabrizio Tarroni: uno dei suoi primi connubi musicali, capace di interpretare la sua Gibson semi-acustica anche come una vera e propria percussione, fondendo la sua tecnica originale con le idee e la voce eclettica di De Leo.
Sul palco del 14 dicembre, il ritmo sarà scandito anche dallo spettacolo del noto collettivo cumbiero Istituto Italiano di Cumbia, che ha aggregato Malagiunta (Filo Q e Paquiano) le canzoni di Cacao Mental e Los3Saltos, Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti e alcuni nuovi interpreti.
Il dj set sarà nelle mani di Bunna, fondatore insieme a Madaski degli Africa Unite, una delle realtà più importanti del panorama reggae italiano, e non solo. Nel suo set esplorerà le varie evoluzioni e sfaccettature della cultura musicale giamaicana. Il set di Bunna cade nell’anno in cui il reggae è stato riconosciuto “patrimonio Unesco” ed è organizzato in collaborazione con RUM (Rome Underground Movement).
Tra i protagonisti dell’ultima giornata di MArteLive anche Gianluca Secco, perla nel panorama della musica d’autore italiana e vincitore nel 2016 del Premio Tenco-NuovoImaie per la miglior interpretazione.

Con l’obiettivo costante di promuovere il talento e i giovani emergenti, oltre ai grandi nomi “Lo Spettacolo Totale” di MArteLive vede protagonisti 250 artisti che si esibiranno ed esporranno contemporaneamente nella 2 giorni al Planet Live Club, suddivisi nelle sezioni artistiche di appartenenza: musica, teatro, danza, circo contemporaneo, pittura, fotografia, artigianato artistico, graficart, live painting e street-art, proiezioni, installazioni, reading e video-arte.

I biglietti, dai €10 ai €12 sono già acquistabili in prevendita sul sito Marteticket.it.

Nato nel 2001 da un’idea del direttore artistico Peppe Casa, MArteLive è realizzato con il contributo della Regione Lazio – Assessorato alle Politiche Culturali. Sin dalla prima edizione, è concepito e pensato come uno spettacolo totale in cui tutte le arti e gli artisti che le rappresentano entrano in una sinergia empatica: MArteLive è il girotondo delle muse, lo scambio tra un linguaggio estetico e l’altro. Tutte le sezioni artistiche sono sapientemente amalgamate tra di loro in un gioco di forze artistiche ed equilibri sinestetici che, serata dopo serata, sala dopo sala, creano emozioni irripetibili nella loro essenza.
Nell’idea originaria di Peppe Casa, l’intento era quello di tessere un filo immaginario per unire armonicamente le singole performance: “A distanza di quindici anni il filo continua a rimanere teso. La differenza di questo format, che è anche la sua forza, è la capacità ad ogni evento di riproporre qualcosa di diverso che incuriosisca il pubblico, offrendo un’esperienza sensoriale unica. La multidisciplinarietà dello spettacolo che presentiamo è estremamente difficile da mettere in pratica, forse il vero successo sta nell’equilibrio tra le arti che si viene a creare; e l’esclusività è riuscire a farlo ogni volta in modo nuovo e sorprendente”.
L’appuntamento di dicembre è solo la prima delle due finali regionali che si terranno su tutto il territorio nazionale, la prima tappa verso la prossima BiennaleMArteLive, prevista per dicembre 2019, che vedrà esibirsi circa 1000 artisti provenienti da tutta Italia, insieme a special guest internazionali.

CONTATTI
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Prevendite su www.marteticket.it  – biglietti da €12 a €10 e sconti per gruppi di 10 persone
Informazioni: info@martelive.it
Ufficio Stampa: Francesco Lo Brutto – tel. 331.4332700 email francesco.lobrutto@martelive.it
Fiorenza Gherardi De Candei – tel. 328.1743236 email fiorenza.gherardi@martelive.it

No More Minimal: Emilio Galante al TrentinoInJazz

Giovedì 29 novembre 2018
ore 21.30
Loco’s Bar
Via Valbusa Grande 7
Rovereto (TN)

EMILIO GALANTE:
NO MORE MINIMAL

Giovedì 29 novembre a Rovereto ultimo appuntamento con Ai confini e oltre, la sezione del TrentinoInJazz 2018 che ha fatto dialogare aree musicali ed extra tra jazz, avanguardie e cinema. Al Loco’s Bar arriva una delle anime del TrentinoInJazz, nonchè uno dei musicisti più interessanti e attivi in Italia nel campo della musica colta ai confini con jazz e rock progressivo: Emilio Galante. I

l flautista trentino porta a Rovereto un nuovo progetto ribattezzato No More Minimal, un programma per flauto, tape e video, con musiche di Zack Browning (acido postminimalista americano), di Jacob TV (fantasioso compositore olandese), di Steve Reich (con Vermont Counterpoint, un classico della letteratura minimalista), e dello stesso Galante (Ritmi di Stazione, una rimusicazione di un documentario dei primi anni Trenta sulla Stazione Termini di Roma del regista futurista Corrado D’Errico). Sulle musiche eseguite live, tre video di Fabio D’Ambrosio, milanese per nascita, fotografo e ideatore di altro, per professione. Fonda fahrenheit451 nel 1996 come contesto interdisciplinare, fornendo servizi di consulenza per la comunicazione grafici, fotografici, multimediali. I lavori teatrali, video e cinematografici prodotti da fahrenheit451 con D’ambrosio editore sono progetti in cui i diversi ambiti dell’espressione artistica (letteratura, scultura, pittura, musica e cinema) interagiscono in operazioni pluridisciplinari: nella dialettica dei molteplici codici espressivi l’apporto del fruitore è restituito ad una modalità di partecipazione attiva e sinestesica emancipata dall’abitudine alloppiante al monolinguismo commerciale.

Prossimo appuntamento con il TrentinoInJazz 2018 sabato 1 dicembre: Note di Donne a Trento.

Jazz e critica democratica, al tempo dei social media

“Stiamo uccidendo gli artisti con i social network”, ha dichiarato Vincent Lindon in un’intervista a “Vanity Fair”, misfatto che sarebbe consumato da quel mondo web che costringe lo spettatore ad una visione domestica dei film, per come lamentato dall’attore nell’imminenza dell’uscita di “L’apparizione”, del regista Xavier Giannoli. Concetti trasferibili alla musica?

C’è qualche dubbio, in proposito, constatato come il web, per quanto visto “dal divano”, contribuisca a render noti o famosi diversi artisti ed a mitizzare astri vecchi e nascenti delle sette note (e della celluloide). Sono tanti i musicisti che si giovano dei nuovi media per affermarsi e imporsi. Ci sono poi altri risvolti del cambiamento generato dai social in questo ambito.
Uno è che si sta assistendo ad una mutazione dei ruoli più consolidati. Prendiamo ad esempio quello del critico/giornalista o cultore della materia che dir si voglia.
Jazz, nel caso specifico. A vedere lo scarso spazio assegnatogli su grandi giornali e tv, insomma sui media generalisti, parrebbe un mestiere destinato all’estinzione, come i brontosauri e gli indios dell’Amazzonia. Son sempre più rari i contributi, almeno quelli laboriosi e attenti a cui firme di provata esperienza ci hanno abituati.
Vero è che, in generale, il peso della stampa tradizionale – e quindi delle stesse rassegne stampa dei festival – non è più quello di una volta. Per la concertistica jazz, con la riduzione di contributi e sponsor, prevale la logica del botteghino e, giocoforza, la promozione importa più della riflessione ponderata a fari spenti. E non mancano uffici stampa costretti a diventare “operatori mediatici” per adeguarsi ai tempi che cambiano puntando a far pubblicare un ritaglio del comunicato, una breve, un redazionale o un’intervista prima dell’evento, reale o supposto.

Ma ci sono anche, per spiegare tale trend, specifiche ragioni di contenuto.
A livello di festival una certa ripetitività dei nomi in cartellone ad alcune rassegne (non ispirate alle produzioni originali né rischiosamente innovative) non è che faccia bene alla categoria dei “giornalisti musicali” nel senso che diventa sempre più difficile recensire una performance di un artista accreditato (che si ripeta, ovviamente) del quale si è detto tutto, si conosce ogni piega, lo si venera a priori per cui che senso avrebbe sottoporlo ad un ulteriore giudizio?

E c’è poi una tendenza centrifuga, di una “critica” divenuta città aperta, accessibile, non più roccaforte depositaria delle pronunce di pochi eletti, slegata da linee editoriali.
Fenomeno che non andrebbe visto con sospetto, nel senso che se ci sono degli appassionati i quali, anche tramite il web, si avvicinano e partecipano al mondo della musica afroamericana, non solo con la fruizione passiva, ma anche con l’approfondimento vigile, che siano i benvenuti!  Va precisato, per inciso, che essendo questa una rivista on line va da sé che il giudizio sul web non può di certo essere negativo, nella convinzione che si tratti di uno strumento utile alla democratizzazione del sapere e della cultura, compresa quella musicale. Per quella jazzistica, poi, che è minoritaria, sì, ma ha un’estensione mondiale, l’ausilio della rete è più che vitale come mezzo utile alla circolazione delle informazioni e dell’ascolto sia di documenti storici (quanti 78 giri su youtube!) che alla visione di filmati di concerti anche in contemporanea (che piacere vedere e sentire in diretta fb Al Di Meola mentre si esibisce in U.S.A.!).

Ma la figura dell’esperto, in questo panorama mutante, allora risulta appannata?
Guardiamo ai dischi di jazz. Capita che ne vengano pubblicati senza le liner notes di un addetto ai “lavori”. La cosa non è scandalosa. Quanti libri escono senza prefazione? Siamo lì. Non è detto, avrà pensato l’editore, che il lettore, l’ascoltatore nel caso degli album, debba esser accompagnato per forza nel suo approccio al disco da un “tecnico”. Idea che non fa una grinza. Sarà più autonomo nell’auto/orientamento e nell’apprezzamento. Un tutor di se stesso. E poi se vorrà potrà approfondire altrove, magari sulle riviste specializzate cartacee o web, o sui social. Ed è qui il punto principale del discorso. È lì che potrà trasformarsi a sua volta in giurato popolare che sentenzia a base di like, di cittadino che conquistata la Bastiglia culturale occupata da un’élite, potrà finalmente sfornare pensieri, limare stime, compilare il riquadro “scrivi la tua recensione”. Più saranno le condivisioni, a vario titolo, e più il disco, il concerto, ma la cosa vale anche per altri prodotti artistici (cinematografici, letterari, pittorici etc.) sarà da intendersi “contattato” dai nuovi digitors, e quindi acquisire popolarità e, forse, prestigio. Il numero è potenza, diceva qualcuno. Ancor più vero, in quest’era massmediale in cui Shazam ha “rubato” il posto ad orecchi sopraffini perché in grado di decifrare da poche note il titolo di un brano. Intendiamoci. È positivo che la libertà di critica sia sdoganata, diffusa sui social dove basta un pollice alto o un pollice verso a decretare se il gladiatore che si cimenta nell’arena artistica debba essere osannato o divorato. L’artista che si espone al pubblico è consapevole del rischio che corre e ciò lo sprona a migliorarsi e a dare il meglio. Tutto ciò è positivo specie se significa maggiore partecipazione e attenzione anche nel caso del jazz.

Lo sarebbe meno se prevalesse l’idea che solo il Verbo collettivo fosse il Dogma. Lo scontro, su queste premesse, sarebbe duro per i critici, decimati dallo sfoltimento degli spazi disponibili al jazz, per l’impari confronto, tipo Termopili, contro le flotte e le frotte dei persiani in avanzata (l’apparato di comunicazione massiva che sostiene e premia non certo generi ancora di nicchia come il jazz). E ridotti anche da un ricambio generazionale che procede con lentezza. La speranza è che la riserva indiana sia in qualche modo protetta dai nuovi fondamentalismi. Anche perché la coesistenza è possibile, c’è spazio per tutti, dal mainstream alla controinformazione. E’ la libertà dell’informazione, bellezza, la bellezza dell’informazione a 360 gradi. Tanto più vasta quanto meno imbavagliata.

In conclusione.  C’era un paesino il cui assessore alla cultura fungeva anche da direttore artistico della locale rassegna jazz. Ecco. È quello che, parlando del nostrano jazz journalism, bisognerebbe evitare: la confusione dei ruoli. Nel presupposto che il commentatore jazz sia uno stakeholder, un portatore di interesse, culturale più che economico, che opera da una data postazione mediatica. Ma non è una cosa social, non necessariamente, senza per questo essere antisocial, anzi di norma partecipando alla vita della rete, leggendo, consultando, confrontandosi, postandovi immagini, foto, notizie…oltretutto il web gli fornisce il termometro degli umori e degli amori verso questa musica.

In politica si sbatte il tweet in prima pagina. Nel caso in esame non sarebbe possibile. Il jazz non guadagna in genere la ribalta della cronaca. Ma ci può stare l’aspirazione a rivendicare per chi lo analizza, e senza accampare difese corporative, un livello sindacale minimo di rispetto delle competenze quando si “mette in vetrina” la propria mercanzia professionale di fronte alla platea degli interessati; nella quale, c’è da giurarlo, potrebbe sempre annidarsi chi è pronto al crucifige ed a fare mucchio selvaggio a colpi di click.

Amedeo Furfaro

Un ricordo di Giuseppe Barazzetta, scomparso a Milano il 28 ottobre

“All’amico jazzistico d’annata con swing”.

Con queste poche, semplici parole Giuseppe Barazzetta mi regalava il suo ultimo libro “Una vita in quattro quarti”, un’autobiografia edita da Siena Jazz in occasione del trentennale della sua fondazione Parole, come dicevo, semplici, prive di retorica, così com’era l’uomo Barazzetta, semplice, privo di retorica, ma ricco di umanità, doti che lo avevano fatto apprezzare da tanti anche al di fuori della ristretta cerchia del jazz.

Così la sua scomparsa, seppure non del tutto inattesa data l’età (era nato a Milano nel 1921), ha comunque velato di tristezza l’animo di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo. In effetti “Pip”, come lo chiamavano gli amici, è stato personaggio importante sulla scena jazzistica.

Personalmente lo avevo conosciuto abbastanza bene nei primissimi anni ’80 quando curavo l’ufficio stampa del “Barga Festival” e Giuseppe, assieme alla cara Nuccia sua inseparabile compagna, mi gratificava della sua presenza. Ed erano lunghe discussioni sull’importanza della musica, sul ruolo del jazz italiano, sulle molte vicende che l’avevano visto protagonista in prima persona. Barazzetta fu tra i primi a studiare il jazz italiano come testimoniato dalla prima discografia per l’appunto sul «Jazz inciso in Italia» pubblicata nel 1960.

Fra i maggiori collaboratori della rivista «Musica Jazz», legò il suo nome alla fondazione Siena Jazz e fu amico di molti grandi della storia del jazz tra cui Mingus, Coltrane, Armstrong, Benny Goodman, Duke Ellington, Tony Scott e Lee Konitz. Al riguardo ricordo una serata a Barga in cui alcuni giovani musicisti discutevano se il nome corretto di Mingus fosse Charles o Charlie; Barazzetta intervenne con una parola definitiva: il nome era Charles e non c’era alcun dubbio dal momento che egli conosceva il contrabbassista fin dal 1962 quando era consulente discografico presso la Bluebelle Records.

E di questi aneddoti è ricca l’autobiografia cui prima si faceva riferimento che racchiude una vita intera dedicata al jazz: le collaborazioni con importanti quotidiani, le corrispondenze dall’Italia con Melody Maker, le collaborazioni con emittenti radio pubbliche e private, l’attività di produttore di collane discografiche per importanti editori, l’organizzazione di Festival e concerti… tanto per citare alcuni dei settori in cui Barazzetta si era distinto grazie alla sua cultura umanistica e a quella profonda sensibilità con cui esprimeva le sue idee e si rapportava anche con chi non la pensava allo stesso modo.

Insomma un gentiluomo d’altri tempi, uno spirito che riuscì a mantenersi libero, indipendente e coerente, al di là delle mode e delle tendenze del momento, di cui sentiremo la mancanza specie in una realtà come quella odierna in cui il tifo fa spesso premio sulla ragione.

Gerlando Gatto

Ai nastri di partenza JAZZMI 2018: dal 1 al 13 novembre a Milano

Terza edizione per il festival JAZZMI che punta a consolidare il successo ottenuto nei suoi primi due anni di vita, e a confermare una formula che ha raccolto il consenso unanime di pubblico e critica. Jazz quindi, sempre nella sua accezione più ampia, ovvero Jazz raccontato, narrato, vissuto, proiettato, fotografato, suonato, gustato, cantato, divulgato, spiegato, letto, urlato, sognato, declinato, partecipato, condiviso.

Storia, attualità, futuro di questo genere musicale in perenne movimento, fatto di integrazione tra culture diverse, accogliente, ospitale, universale e atto a rappresentare al meglio il nostro tempo.

Ad aprire l’edizione 2018 sarà l’ART ENSEMBLE OF CHICAGO, leggendaria formazione dell’avanguardia chicagoana, che inizia così a festeggiare i 50 anni di attività e carriera. Una scelta fortemente simbolica. “GREAT BLACK MUSIC-ANCIENT TO THE FUTURE” è, infatti, il loro slogan per definire un approccio che agli organizzatori di JAZZMI è stato da sempre modello e ispirazione.

JAZZMI ideato e prodotto da Triennale di Milano, Triennale Teatro dell’Arte e Ponderosa Music & Art, in collaborazione con Blue Note Milano, realizzato grazie al Comune di Milano – Assessorato alla Cultura, con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, main partner INTESA SANPAOLO, partner HAMILTON WATCH e FLYING BLUE di AIR FRANCE e KLM, si svolge sotto la direzione artistica di Luciano Linzi e Titti Santini.

Il palcoscenico del Teatro Dell’Arte sarà per il terzo anno la base di partenza del festival per esplorare la città. Qui si esibiranno grandi nomi del Jazz e in particolare nuovi talenti di tutto il mondo; si potranno approfondire le storie del Jazz attraverso conferenze spettacolo e si articoleranno le giornate della seconda edizione di JAZZDOIT, ideato per riunire gli operatori e il pubblico intorno a tavoli di lavoro per scambiare idee su temi culturali, economici ed estetici”, dice Severino Salvemini, presidente del Triennale Teatro dell’Arte.

Dalla Triennale JAZZMI si allargherà coinvolgendo Teatro dal Verme, Sala della Balla del Castello Sforzesco, Palazzina Appiani e Pinacoteca di Brera (con un’apertura straordinaria dedicata al festival) per arrivare così al secondo cuore pulsante del festival, Blue Note Milano, con tante novità ed importanti ritorni.

JAZZMI diventa anche un’occasione unica per vivere i quartieri della città fuori dal centro, zone periferiche che offrono la possibilità di ascoltare Jazz in luoghi simbolici. Nei weekend sono articolati quattro percorsi dalla mattina alla sera che permettono, di concerto in concerto, di esplorare le diverse anime di Milano: Quarto Oggiaro, Niguarda e Dergano fra biblioteche, bocciofile, bunker e scuole. Ma anche beni sequestrati alle mafie, una chiesetta in un parco, mulini e due palestre fra Chiaravalle, Corvetto e via Padova grazie alle collaborazioni avviate con LaCittàIntorno, il progetto triennale promosso da Fondazione Cariplo per favorire il benessere e la qualità della vita nelle nostre città e in particolare nelle aree più fragili in esse presenti.

Al Triennale Teatro dell’Arte si terrà una fitta programmazione di concerti nazionali ed internazionali: Art Ensemble Of Chicago, (il concerto sarà aperto da un reading di Paolo Rossi) Kamaal Williams, James Senese e Napoli Centrale, Judi Jackson, Paolino Dalla Porta, Artchipel Orchestra, Camille Bertault, Abdullah Ibrahim, Bireli Lagrene, Yazz Ahmed, Madeleine Peyroux, Azul, Gianni Coscia e Daniele Di Bonaventura, Antonio Sanchez, Imogen Heap, Enrico Rava feat Joe Lovano, Colin Stetson, Jason Moran, Marquis Hill Blacktet.

La programmazione del Blue Note prevede i live di: Nnenna Freelon, Victor Wooten Trio, Aziza Quartet, Steve Kuhn Trio, John Scofield, Bill Frisell, Ron Carter, Chiara Civello, Christian Sands Trio e Yellow Jackets.

Anche quest’anno in cartellone abbiamo esponenti storici del panorama Jazz italiano, Paolo Conte al Teatro Arcimboldi in una serata celebrativa per i Cinquant’anni di Azzurro, Stefano Bollani con il suo nuovo progetto dedicato al Brasile (Que Bom) e Paolo Fresu & Lars Danielsson, alla Sala Verdi del Conservatorio.

Anche per la terza edizione JAZZMI arriverà in tutta la città, con concerti in importanti sedi come Santeria Social Club, Base Milano, Alcatraz e una nuova prestigiosa location, il Teatro Gerolamo, spesso definito come la “Piccola Scala” i cui protagonisti in tre serate saranno Enrico Intra, Alberto Tafuri e Mario Rusca.

Il Teatro dal Verme vedrà esibirsi un duo d’eccezione composto da John Zorn, figura chiave della musica contemporanea in coppia con l’eclettico Bill Laswell.

Il Conservatorio aprirà le sue porte anche per il concerto del pianista Chick Corea; mentre all’Alcatraz è atteso Maceo Parker, capostipite del movimento Funk formatosi alla scuola di James Brown.

Sempre tanti luoghi in programma per i concerti: la Santeria Social Club ospiterà il 10 novembre il concerto dell’eclettico quartetto britannico dei Portico Quartet mentre all’Arci Biko sono attesi Hailu Mergia, polistrumentista autore di un raffinato e coinvolgente Ethio-Jazz e il batterista Yussuf Dayes, capace di fondere Jazz, Hip Hop ed elettronica.

Prevista anche una gita fuori porta, al Cine Teatro Nuovo di Varese, (il 10 novembre) con Peppe Servillo e il suo tributo a Lucio Battisti con eccellenti musicisti Jazz.

A Mare Culturale Urbano il live del saxofonista Odet Tzur, per un incontro tra Oriente e Occidente, a BASE Milano la notte di festa del festival il 2 novembre con gli Istanbul Session e Dj Gruff.

Menzione particolare merita “Jazz, Istruzioni per l’uso” una band di sei elementi capitanata da Massimo Nunzi che domenica 4 Novembre, al Conservatorio, ripercorre il passaggio epocale del 1968, anno che tanto ha segnato la cultura e la musica in generale.

Agli “Art Ensemble Of Chicago” protagonisti nella serata di apertura è dedicata la presentazione del libro “Grande Musica Nera”, in cui Paul Steinbeck analizza l’epopea del mitico combo di Chicago. (Triennale di Milano, 1 novembre). E nella sezione dedicata alla presentazione di libri da segnalare che il 13 novembre, presso la libreria e centro nevralgico del Touring Club Italiano, in corso Italia 10, il nostro direttore Gerlando Gatto presenterà il suo ultimo libro “L’altra metà del Jazz – Voci di Donne nella Musica Jazz” edito da Euritmica/Kappavu.

Redazione

Third Stream al TrentinoInJazz

Sonata Islands
presenta:

Sabato 27 ottobre 2018
ore 17.00
Sala Sosat
Via Malpaga
Trento

THIRD STREAM
REAL TIME COMPOSING

Sabato 27 ottobre a Trento un appuntamento speciale con Ai confini e oltre, la sezione del TrentinoInJazz 2018 che ha l’obiettivo di far dialogare aree musicali ed extra tra jazz, avanguardie e cinema. Uno happening speciale perchè evento conclusivo di un breve ma intensissimo workshop su composizione e improvvisazione intitolato Third Stream: Real Time Composing, svoltosi il 25 e 26 ottobre.

Cosa accade quando si improvvisa senza un progetto compositivo o quando si compone perdendo la spontaneità dell’improvvisazione? Third Stream ha proposto una terza possibilità, che coniuga le attitudini immaginative e organizzative del compositore con le competenze sintattico-improvvisative dello strumentista: una sorta di “salto nel vuoto organizzato”, efficace antidoto all’horror vacui, concetto di cui si occupa quest’anno Chi ha paura del Novecento?, rassegna di lezioni-concerto e conferenze alla quale il workshop ha offerto un indispensabile contributo. Progettato da TrentinoJazz in collaborazione con il SUmMit, Laboratorio di Studi Umanistici sugli scambi culturali e con la Mitteleuropa del CeASUm (Centro di Alti Studi Umanistici dell’Università di Trento), Third Stream si è svolto il 25-26 ottobre all’Università di Trento. Hanno partecipato cinque interpreti in residenza a Trento (Massimiliano Milesi, Luca Pissavini, Luca Pedeferri, Alessandro Bianchini, Emilio Galante) e cinque compositori (Galante, Milesi, Pedeferri, Marco Uvietta, Luca Vianini) con progetti fra composizione e improvvisazione elaborati e composti insieme agli strumentisti-improvvisatori. I partecipanti hanno dialogato in una tavola rotonda con esperti del campo della musicologia, del repertorio jazz e della composizione eurocolta (Giordano Montecchi, Giuseppe Segala, Hubert Stuppner).

Il concerto in Sala Sosat consisterà in una no stop (17.00-20.00) in cui verranno presentate le nuove composizioni elaborate durante il workshop e alcuni progetti che coniugano opere di grandi compositori del ‘900 e improvvisazione: si parte alle 17.00 con un progetto dedicato a Olivier Messiaen (partecipano Milesi, Pissavini, Gabriele Boggio Ferraris e Andrea Baronchelli); alle 18.00 un viaggio tra le musiche di Henry Cowell di Luca Pedeferri (insieme all’autore, Fausto Tagliabue, Lello Colombo, Enrico Fagnoni, Mauro Gnecchi, Marco Menaballi); alle 19.00 concerto finale del workshop.