Lo spettacolo sarà in giro per l’Italia a partire dall’11 marzo

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La quale chiave di volta per spezzare le catene con cui un’esistenza precostituita ci tiene legati ai nostri ruoli: questo il significato più profondo de “la Regina Dada” , il nuovo spettacolo teatrale di Stefano Bollani e Valentina Cenni presentato al Teatro Eliseo il primo marzo scorso e che a partire dall’11 marzo sarà in giro per l’Italia (al Teatro Eliseo dal 29 marzo al 3 aprile).
Prima di sottoporsi al fuoco di fila delle domande, Stefano si è seduto al e ha intonato un original che, ha spiegato, sarà contenuto nello spettacolo.
Spettacolo che ha avuto una lunga gestazione: «Pensavamo da tanto tempo a questo progetto – racconta Bollani -. Abbiamo debuttato un anno e mezzo fa al Mittelfest. Ora però lo spettacolo è cambiato: è meno punitivo nei confronti del pubblico. Prima c’erano un’attrice e ballerina e un musicista che non si faceva vedere e non suonava. Ora in scena c’è il pianoforte a coda e io suono. Con Valentina ci siamo divisi i ruoli. Lei è una Regina giovanissima che scappa dalla reggia e si rifugia di notte dal suo maestro di musica. Deve fuggire da una gabbia dove non riesce ad espandersi. Occorre quindi abdicare per trovare se stessa. La musica non è una colonna sonora, io suono di tutto, da De Falla (Danza del fuoco) sino a canzoni».
Insomma, per uscire dalle gabbie esistenziali, occorre destrutturare tutto, e qui è palese il riferimento al dadaismo che propugnava l’assoluta libertà espressiva dell’artista: “la Regina – conferma Valentina Cenni splendida attrice e danzatrice, compagna di Bollani sulla scena così come nella vita – abdica al suo ruolo di potere perché crede che la definizione possa ingabbiarci. Vuole essere arbitra della propria vita, creare la sua realtà, rompere con i ruoli, gli obblighi, le convenzioni. Il ruolo la ingabbia, come la paura della morte che impedisce di vivere”. E proprio alla paura della morte si riferisce una considerazione contenuta, non a caso, nel comunicato di presentazione dello spettacolo: «sin da quando sono nato, penso alla morte. Poi cresco e continuo a temerla. Ne parlo continuamente, passo il tempo ad averne paura e a cercare di evitarla. Ci penso così tanto, alla morte, ma così tanto che alla fine mi convinco davvero che devo morire… e finisce che muoio”.
Di qui l’esigenza di cambiare, di raggiungere il cuore delle cose, e in questo senso la musica può rivestire un ruolo di primaria importanza in quanto elimina la parola che crea disaccordi. E probabilmente anche per questo Stefano chiude l’incontro sedendosi ancora al e interpretando De Falla.
Ma c’è un interrogativo che rimane sospeso: sono riusciti Bollani e la Cenni a trovare quel linguaggio personale alla cui ricerca l’attrice ha fatto cenno durante la conferenza stampa?
Ovviamente per rispondere a questa domanda, bisognerebbe vedere lo spettacolo, cosa che ci proponiamo di fare, comunque è indubbio che le premesse ci sono tutte: il tema, di carattere universale, è oggi, forse più che in altri tempi, di drammatica attualità. La regina scappa dalla sua reggia e si rifugia dal maestro di musica perché non intende accettare il ruolo di potere in cui si sente costretta; è un ruolo che le tocca per eredità dinastica, ma lei lo vive come una gabbia. Quante volte, nella nostra vita, ci è capitato di voler evadere dalla realtà che ci circonda senza però averne il coraggio perché legati ai nostri ruoli? E soprattutto quante volte abbiamo visto un potente che abdica al proprio potere per sentirsi più libero? Sostanzialmente mai ; ora se tutti ci comportassimo in questo modo sarebbe l’estinzione: per fortuna ci sono gli eretici, sopravviviamo grazie agli eretici, gente che la pensa diversamente. E come non essere d’accordo su questa considerazione contenuta anch’essa nella presentazione dello spettacolo?

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