Enzo Pietropaoli 4tet “Yatra”

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Enzo Pietropaoli, contrabbasso
Julien Oliver Mazzariello,
Fulvio SIgurtà, tromba
,

A piazza Savona tutti i posti a sedere sono presi, e molta gente assiste al concerto in piedi, rompendo il silenzio solo con gli applausi più belli alla fine dei brani, o tra un solo e l’ altro.
Ma che strano modo è di iniziare un articolo questo?
E’ importante invece, perché il 6 giugno è una serata connotata da un evento calcistico che fa pensare ad organizzatori e musicisti che chi verrà in piazza ad assistere al concerto sarà un pubblico sparuto e distratto: Juventus Barcellona, finale di Champions fa pensare che, va beh, la serata è andata. “Non me la sono sentita di annullare, decido di rischiare, il Festival va avanti” mi dice Fabio Barbero. E lui e l’ associazione Alba Jazz hanno ragione a non cancellare un’ ora e mezzo di musica, che è la vera vincitrice di questa serata estiva (oltre che il Barcellona, of course).
Il quartetto di Pietropaoli suona un Jazz che, semplicemente, è bello ascoltare. E’ tessuto nelle sue parti scritte, obbligate,  con una complessa ricchezza di arrangiamenti che all’ ascolto risultano avvolgenti, morbidi, di respiro, con una benefica trasparenza di intento che fa bene a chi ascolta. Questo essere cristallini, questa immediatezza dolce, elegante, che è tutt’ altro che “esile”, vive del suo risultare, in fondo, come  una sorta di “apparizione sonora” in cui riconoscersi, ascoltando, è coinvolgente e a volte addirittura toccante.
Il merito è di ognuno dei musicisti ma anche del quartetto come “individuo unico” sul palco.
Pietropaoli sa come accordare i suoni che nascono da quattro personalità molto spiccate (compresa la propria), riuscendo dunque ad armonizzare la musica in maniera che non saprei come definire se non con l’ aggettivo “luminosa”. Egli per primo con il suo contrabbasso che racconta, evoca, chiama gli interventi degli altri, ed è pronto anche a farsi da parte in una continua ricerca dell’ equilibrio tra i suoni che è poi la caratteristica di questo quartetto. In cui ognuno porta tutto se stesso ma è anche pronto a rinunciare a un po’ di se stesso per dar vita a quell’ individuo unico di cui accennavo prima.
Julian Oliver Mazzariello è di una bravura disarmante: ha una passionalità stralunata quando suona, riesce con la tecnica a rendere intellegibile ed emotivamente percepibile tutta la gioia e l’emozione che prova nel suonare, tocca mille note ma ognuna di esse (negli  arpeggi sospesi, o negli accordi ricchissimi e percussivi, o negli spunti tematici della mano destra, dal tocco pulito ed intenso) si dipana chiarissima nel suo senso compiuto in relazione a tutte le altre.  Sigurtà è forte del suo personale e poetico suono flautato, centrato nelle dinamiche delicate di intensi pianissimo, ma sa anche (e durante questo concerto lo ha dimostrato più volte) lanciarsi in assolo di tutt’ altro registro, tarati in volumi più alti e dal timbro drammatico ed intenso se la poetica del brano lo richiede, e non sono affatto “starati” dalla sua cifra stilistica, anzi: in “Gracias a la Vida”, che parte dal contrabbasso, dolcemente, sommessamente, si arriva da quel suggestivo soffiato iniziale ad un assolo lacerante della tromba di emozionante bellezza.
Paternesi con la sua batteria sa accarezzare momenti di quasi silenzio e anche decidere quale debba essere il sapore del progressivo intensificarsi che connota quasi ogni pezzo. Ha un modo di interpretare il suo strumento aperto ad ogni possibilità, reinventandosi in ogni momento ed sottolineando correttamente l’ atmosfera di brani quasi tutti costruiti su una circolarità che vede un inizio, uno svolgersi ed un finale che torna all’ inizio, e che nel placarsi riporta ad una quiete benefica e piena.  Garbo, allegria, leggerezza, intensità, gusto del suono in tutte le sue gamme dinamiche.
Ecco perché a piazza Savona ci sono stati tutti gli applausi che ci sono stati sabato, e perché della Champions League si  è parlato non prima che della fine del concerto.

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